Il caldo, sporco pomeriggio di una matura troia
di
lucen warrant
genere
corna
Aveva quel genere di presenza che modificava l’aria senza volerlo. Sandra aveva sessantadue anni. Nel nostro gruppo era la più giovane. Gli altri gravitavano tutti intorno ai settanta e, accanto a loro, sembrava appartenere a un’altra stagione della vita. Il corpo ancora armonioso, il sorriso luminoso e quella naturalezza che non aveva mai ceduto alla tentazione di rincorrere il tempo con artifici estetici attiravano gli sguardi senza che lei facesse nulla per cercarli.
Nick lavorava al beach bar di Punta Pizzo. Era di Lecce, studiava a Milano e d’estate tornava a casa per servire caffè, granite e spritz ai turisti. All’inizio fu soltanto un ragazzo gentile. Poi cominciai a notare qualcosa. Ogni volta che Sandra passava davanti al bancone, interrompeva per un istante ciò che stava facendo. Lei ricambiava con un sorriso appena accennato, una parola in più, uno sguardo che durava un secondo oltre la semplice cortesia. Nulla di compromettente. Solo quei dettagli minuscoli che, dopo una vita insieme, un marito impara a riconoscere.
Fu allora che iniziai a guardare Sandra attraverso gli occhi di Nick. Mi bastava seguire la direzione del suo sguardo. Seduta sulla sabbia, con il mare alle spalle, sembrava appartenere perfettamente a quel paesaggio. Il sole accarezzava la pelle ambrata e il bikini bordeaux accompagnava le morbidezze del suo corpo con una naturalezza quasi disarmante, sembrava assecondarne le forme più che contenerle. Il sole disegnava morbide ombre lungo la scollatura, mentre il respiro lento faceva appena cambiare l’equilibrio di quelle curve, con una grazia inconsapevole. Generoso. Pieno. Naturale. Non aveva nulla della perfezione costruita delle fotografie patinate. Era il décolleté di una donna vera, ancora pienamente femminile, che il costume non tentava né di esibire né di nascondere. Sandra ne era consapevole. Non ostentava il proprio corpo, ma non sentiva neppure il bisogno di difenderlo dagli sguardi. Tutt’ora continuava a essere una donna che gli uomini guardavano. E, ne ero convinto, anche qualche donna. Ma non era soltanto questione di procacità, ma il modo in cui abitava quel corpo. La naturalezza con cui rideva, si sistemava una ciocca di capelli, incrociava le gambe sulla sabbia o si alzava per raggiungere il mare. Cercai Nick. Lo trovai dietro il bancone. Parlava con una coppia di turisti, ma gli bastava un attimo di distrazione perché gli occhi tornassero a Sandra. Non era insolenza. Era lo stupore di chi scopre un dettaglio che continua a sorprenderlo. Lo sguardo scivolava sul bikini bordeaux, indugiava sul décolleté, poi si ritraeva quasi con pudore, come se avesse paura di essere scoperto. I loro sguardi si incrociavano. Non flirtavano. Si studiavano. La distanza d’età non li separava. Li incuriosiva e li attirava.
Poi arrivò il giorno della gita in barca. Sandra era stata la prima ad aderire. La mattina della partenza, invece, rinunciò. Disse che non si sentiva bene. Non insistetti. Ma non le credetti del tutto.
Fu allora, in barca — sordo alle risate degli amici —, che la mia fantasia prese il sopravvento. Li immaginai quasi nello stesso momento. Nick che finiva il turno con un’alacrità insolita, asciugando il bancone velocemente, mentre il villaggio si ritirava nei bungalow nella vampa del primo pomeriggio.
Sandra che rientrava al bungalow, dopo un o sguardo incrociato con Nick con un libro sotto il braccio, il passo tranquillo e il cuore in subbuglio. Le cicale coprivano li silenzio sospeso delle ore più calde.Vidi Nick indugiare davanti al vialetto dei bungalow. Aveva l’espressione di chi sta per commettere un’imprudenza, qualcosa di proibito ma fortemente desiderato Sandra era sulla soglia. Lo salutò con lo stesso sorriso che gli regalava ogni mattina. Per un istante rimasero immobili, separati soltanto da pochi passi. Nessuno dei due sembrava avere fretta. Fu Sandra a rompere l’esitazione.
— Se ti va… c’è un po’ d’ombra qui —. Disse soltanto questo.e si scostò appena dalla porta. Nick entrò. La persiana tornò lentamente al suo posto. Ormai esisteva solo la voglia di lei di lasciarsi andare e di lui di dare corpo a quel desiderio che lo travolgeva.
Nick la guardò ancora. Prima il viso. Poi il corpo. E soprattutto quel seno che aveva osservato tante volte da lontano e che adesso gli appariva improvvisamente vicino, reale, quasi impossibile da ignorare. Sandra invitante, dischiuse le labbra, chiuse gli occhi. Come se avesse capito perfettamente dove fosse arrivata la fantasia di quel ragazzo. E non avesse nessuna intenzione di fermarla.
Sandra era una fiamma. Gli bruciava la pelle, la bocca, l’anima. Il suo corpo sotto di lui non era solo bello: era vivo, sporco, potente. Il sudore ci colava lungo la schiena, si raccoglieva tra i seni, si incollava all’incavo delle sue ginocchia. Lei ansimava, apriva la bocca, sbavava piacere. Le sue dita lo graffiavano, scavavano addosso, cercavano sangue. E lui dava tutto.
Si aggrappava al culo con forza e lo guidava:
— Più dentro…porco…sì… fammi male… fammelo tutto, questo cazzo duro come non mi capitava da tempo… voglio sentirti nelle viscere.
Glielo concesse. Affondò senza misura, senza grazia. Lei si contorse sotto Nick, urlò come una bestia, lo guardò con gli occhi ardenti di piacere. Gemeva e godeva, la bocca sporca, i capelli fradici, le cosce che sbattevano contro, la figa in fiamme. E poi, per un istante, Sandra ebbe una sensazione che credeva perduta da decenni. Una paura antica. Quella che aveva conosciuto da ragazza, quando dopo un rapporto bastava un pensiero per trasformare il piacere in un improvviso conto dei giorni, delle date, delle conseguenze. La possibilità di una gravidanza aveva allora avuto qualcosa di enorme, quasi vertiginoso. Adesso quella paura era irrazionale, anacronistica. A sessantadue anni apparteneva a un’altra donna, a un’altra vita. Eppure il corpo sembrava ricordare prima della ragione. Per qualche secondo si sentì nuovamente giovane. Non più la Sandra che conosceva il proprio corpo e il proprio tempo, ma quella ragazza che, dopo essersi lasciata andare, rimaneva sveglia nel buio contando mentalmente i giorni del calendario. La sensazione passò quasi subito. Rimase però qualcosa di più difficile da definire: la consapevolezza di aver riaperto, per una volta, una porta che credeva chiusa per sempre.
E poi, all’improvviso, si girò: i glutei alti, il buco rosa scuro pulsante esposto, la figa grondante che stillava sulla coscia. Si voltò appena, lo guardò sconcia da sotto, con una voce rotta:
— Lo voglio lì. Dov’è più stretto… Dov’è più vero Inginocchiato dietro di lei, le accarezzò lentamente le natiche. Erano carnose, compatte, calde. Nick le divaricò con le mani, con lentezza. Il suo ano era perfetto: teso, pulsante, umido. Odorava di sesso e di voglia trattenuta. Si chinò, lo leccò. Sandra lanciò un guaito, poi abbassò la testa tra le braccia.
— Sì… lì… nel culo, falla tua, questa vecchia troia… ficcamelo su… voglio che mi apri e allaghi dappertutto.
Le infilò la lingua dentro, e sentì il suo corpo tremare. Spalancava quel buco come se lo desiderasse da una vita. Lo voleva sentire violato, dilatato, conquistato. Le ci infilò un dito, poi due. Lei gemeva, si toccava la figa con furia.
— Schiantami… rompi tutto, bastardo…
Quando glielo mise dentro d’un colpo, lei urlò. Un urlo lungo, roco, un misto di dolore e sollievo. Il cazzo spingeva nel suo intestino con urgenza feroce. Ogni affondo faceva schioccare i glutei di Sandra contro il suo ventre.
— Così… continua… fammelo con rabbia, sottomettimi, umiliami!
Glielo diede forte, fortissimo. Fino a che non la sentì urlare e venire, tutta insieme, in una cascata calda che gli bagnò i testicoli.
Si accasciarono, sudati, stremati, le lenzuola intrise di odori e liquidi. Nick la la vide da dietro: una dea lussuriosa sfatta, il culo violato, le cosce tremanti, i piedi eleganti e abbronzati languidamente abbandonati.
Lei lo accarezzava, gli baciava le labbra, le spalle, il petto. Ma non aveva ancora finito. Si alzò, nuda, con i capelli spettinati e la figa ancora gonfia. Lo guardò con un sorriso da gatta:
— Adesso tocca a me. Tu stai giù, bravo ragazzo. Lasciati fare…
Gli afferrò il cazzo, subito duro, lo leccò come se fosse un gelato; succhiava con voracità, lo lavorava con la lingua, guardandolo insolente mentre lo ingoiava tutto, fino in gola. Poi si sedette sul suo petto, scivolò avanti, gli posizionò la figa calda e bagnata in faccia.
— Bevimi, bello. Ho ancora voglia…
Lo fece. Le infilava la lingua dentro, la succhiava, la faceva tremare ancora. Sandra si sollevò un poco, e senza dir nulla… gli pisciò addosso. Un getto caldo, salato, improvviso, tra il suo petto e la bocca. Lo colse di sorpresa, ma non protestò: era in adorazione.
— Non dire niente. È il mio modo di marchiarti. Ora sei mio.
Gli prese la testa e la spinse di nuovo tra le gambe dove il sapore era selvatico e il piacere disumano. Per la prima volta da molto tempo Sandra poté sentirsi guardata non come una donna che aveva una storia alle spalle, ma come una donna desiderata adesso. E immaginavo che quella consapevolezza la sorprendesse quasi quanto il piacere che le aveva procurato. Non era soltanto il piacere di essere presa da un uomo così giovane. Era il suo corpo che, contro ogni previsione, tornava a chiedere attenzione. Il calore, il respiro corto, la pelle sensibile, quella sensazione quasi dimenticata di avere voglia. Voglia di un cazzo giovane, forse. Voglia di sentirsi ancora figa, desiderabile, viva, anche troia. Il suo corpo sembrava ricordare all’improvviso emozioni, timori che lei credeva ormai appartenessero a un’altra stagione della vita. Un calore improvviso, il respiro che si spezzava, il cuore accelerato, quella tensione crescente che trasformava ogni carezza in una scossa. Era donna ancora capace di perdere e far perdere il controllo. E forse era proprio questo a emozionarla. In quel momento la differenza d’età non esisteva più come distanza ma era diventata parte stessa della trasgressione, del piacere osceno, di scoprire che il proprio corpo poteva ancora rispondere con una forza che lei stessa non ricordava. E mentre lasciava che quella sensazione la attraversasse, per un istante non pensò né al tempo né a me. C’era soltanto quel presente, imprevisto e proibito.
Nick viveva altro. Per lui Sandra era stata per giorni una presenza quasi irraggiungibile: la donna elegante e sicura che vedeva passare tra gli amici più anziani, quella del bikini bordeaux, del sorriso che sembrava sapere più di quanto dicesse. Adesso quella distanza era improvvisamente caduta. Nella mia fantasia si sentiva investito da una fortuna sproporzionata alla sua giovane età. Come un soldato ammesso, per una notte, nelle stanze della propria regina. Non soltanto perché Sandra era più grande di lui, ma perché era proprio quella donna, quella che aveva desiderato da lontano senza credere davvero che potesse accadere. Ma sotto quella fantasia quasi cavalleresca ce n’era un’altra, molto più semplice e carnale. Quelle grosse mammelle che per giorni aveva desiderato, ora fra le sue mani e i suoi denti. Quelle cosce di miele che aveva visto muoversi sulla sabbia. Quel corpo maturo, morbido e pieno, che adesso non era più un’immagine da contemplare a distanza, ma una donna vera, vicina, calda. E forse era proprio questo a compiacerlo: la regina poteva essere un’immagine, ma il corpo di Sandra era terribilmente reale. E lei, guardandolo, capiva tutto. Non sorrideva più soltanto per incoraggiarlo. Sorrideva perché quella situazione stava restituendo qualcosa anche a lei: la vertigine di sentirsi nuovamente inesperta, un po’ imprudente.
La mia mente superò un altro limite.
Non mi bastava più pensare che Sandra avesse desiderato Nick. Volevo immaginarla sporca di desiderio, irriconoscibile rispetto alla donna che conoscevo io. Volevo sapere se con quel ragazzo avesse perso ogni prudenza, se avesse riso, ansimato, detto cose che con me non avrebbe mai detto. E soprattutto volevo immaginare Nick consapevole di essere con la moglie di un altro uomo. Quel pensiero mi umiliava. E mi attirava. La mia fantasia diventava quasi cattiva. Mi vedevo escluso, vecchio, impotente davanti a un ragazzo che aveva tutta la spavalderia della sua età. E immaginavo Sandra accorgersene, capirlo, quasi compiacersene. Non volevo più essere il marito che interrompeva la scena. Volevo essere quello che restava nell’ombra e guardava. Quello che scopriva, attraverso gli occhi di Nick, quanto sua moglie potesse essere ancora desiderabile e quanto poco gli appartenesse davvero. Era questo il pensiero più sporco: non perderla, ma vederla scegliere per un istante qualcun altro. E mentre la barca tornava verso la costa, mi accorsi che quella fantasia mi aveva ormai preso alla gola.
Quando tornammo, notai subito una cosa. Le lenzuola del bungalow erano di un altro colore.
— Le ho fatte cambiare —, disse Sandra distrattamente.
Poi la vidi allontanarsi. Camminava con un’andatura appena incerta, quasi traballante. Come se portasse dentro di sé una memoria ancora palpitante.
Mi fermai a guardarla. Un lampo. Nessuna prova. Soltanto due dettagli: le lenzuola cambiate e quel passo stranamente esitante.
Nick lavorava al beach bar di Punta Pizzo. Era di Lecce, studiava a Milano e d’estate tornava a casa per servire caffè, granite e spritz ai turisti. All’inizio fu soltanto un ragazzo gentile. Poi cominciai a notare qualcosa. Ogni volta che Sandra passava davanti al bancone, interrompeva per un istante ciò che stava facendo. Lei ricambiava con un sorriso appena accennato, una parola in più, uno sguardo che durava un secondo oltre la semplice cortesia. Nulla di compromettente. Solo quei dettagli minuscoli che, dopo una vita insieme, un marito impara a riconoscere.
Fu allora che iniziai a guardare Sandra attraverso gli occhi di Nick. Mi bastava seguire la direzione del suo sguardo. Seduta sulla sabbia, con il mare alle spalle, sembrava appartenere perfettamente a quel paesaggio. Il sole accarezzava la pelle ambrata e il bikini bordeaux accompagnava le morbidezze del suo corpo con una naturalezza quasi disarmante, sembrava assecondarne le forme più che contenerle. Il sole disegnava morbide ombre lungo la scollatura, mentre il respiro lento faceva appena cambiare l’equilibrio di quelle curve, con una grazia inconsapevole. Generoso. Pieno. Naturale. Non aveva nulla della perfezione costruita delle fotografie patinate. Era il décolleté di una donna vera, ancora pienamente femminile, che il costume non tentava né di esibire né di nascondere. Sandra ne era consapevole. Non ostentava il proprio corpo, ma non sentiva neppure il bisogno di difenderlo dagli sguardi. Tutt’ora continuava a essere una donna che gli uomini guardavano. E, ne ero convinto, anche qualche donna. Ma non era soltanto questione di procacità, ma il modo in cui abitava quel corpo. La naturalezza con cui rideva, si sistemava una ciocca di capelli, incrociava le gambe sulla sabbia o si alzava per raggiungere il mare. Cercai Nick. Lo trovai dietro il bancone. Parlava con una coppia di turisti, ma gli bastava un attimo di distrazione perché gli occhi tornassero a Sandra. Non era insolenza. Era lo stupore di chi scopre un dettaglio che continua a sorprenderlo. Lo sguardo scivolava sul bikini bordeaux, indugiava sul décolleté, poi si ritraeva quasi con pudore, come se avesse paura di essere scoperto. I loro sguardi si incrociavano. Non flirtavano. Si studiavano. La distanza d’età non li separava. Li incuriosiva e li attirava.
Poi arrivò il giorno della gita in barca. Sandra era stata la prima ad aderire. La mattina della partenza, invece, rinunciò. Disse che non si sentiva bene. Non insistetti. Ma non le credetti del tutto.
Fu allora, in barca — sordo alle risate degli amici —, che la mia fantasia prese il sopravvento. Li immaginai quasi nello stesso momento. Nick che finiva il turno con un’alacrità insolita, asciugando il bancone velocemente, mentre il villaggio si ritirava nei bungalow nella vampa del primo pomeriggio.
Sandra che rientrava al bungalow, dopo un o sguardo incrociato con Nick con un libro sotto il braccio, il passo tranquillo e il cuore in subbuglio. Le cicale coprivano li silenzio sospeso delle ore più calde.Vidi Nick indugiare davanti al vialetto dei bungalow. Aveva l’espressione di chi sta per commettere un’imprudenza, qualcosa di proibito ma fortemente desiderato Sandra era sulla soglia. Lo salutò con lo stesso sorriso che gli regalava ogni mattina. Per un istante rimasero immobili, separati soltanto da pochi passi. Nessuno dei due sembrava avere fretta. Fu Sandra a rompere l’esitazione.
— Se ti va… c’è un po’ d’ombra qui —. Disse soltanto questo.e si scostò appena dalla porta. Nick entrò. La persiana tornò lentamente al suo posto. Ormai esisteva solo la voglia di lei di lasciarsi andare e di lui di dare corpo a quel desiderio che lo travolgeva.
Nick la guardò ancora. Prima il viso. Poi il corpo. E soprattutto quel seno che aveva osservato tante volte da lontano e che adesso gli appariva improvvisamente vicino, reale, quasi impossibile da ignorare. Sandra invitante, dischiuse le labbra, chiuse gli occhi. Come se avesse capito perfettamente dove fosse arrivata la fantasia di quel ragazzo. E non avesse nessuna intenzione di fermarla.
Sandra era una fiamma. Gli bruciava la pelle, la bocca, l’anima. Il suo corpo sotto di lui non era solo bello: era vivo, sporco, potente. Il sudore ci colava lungo la schiena, si raccoglieva tra i seni, si incollava all’incavo delle sue ginocchia. Lei ansimava, apriva la bocca, sbavava piacere. Le sue dita lo graffiavano, scavavano addosso, cercavano sangue. E lui dava tutto.
Si aggrappava al culo con forza e lo guidava:
— Più dentro…porco…sì… fammi male… fammelo tutto, questo cazzo duro come non mi capitava da tempo… voglio sentirti nelle viscere.
Glielo concesse. Affondò senza misura, senza grazia. Lei si contorse sotto Nick, urlò come una bestia, lo guardò con gli occhi ardenti di piacere. Gemeva e godeva, la bocca sporca, i capelli fradici, le cosce che sbattevano contro, la figa in fiamme. E poi, per un istante, Sandra ebbe una sensazione che credeva perduta da decenni. Una paura antica. Quella che aveva conosciuto da ragazza, quando dopo un rapporto bastava un pensiero per trasformare il piacere in un improvviso conto dei giorni, delle date, delle conseguenze. La possibilità di una gravidanza aveva allora avuto qualcosa di enorme, quasi vertiginoso. Adesso quella paura era irrazionale, anacronistica. A sessantadue anni apparteneva a un’altra donna, a un’altra vita. Eppure il corpo sembrava ricordare prima della ragione. Per qualche secondo si sentì nuovamente giovane. Non più la Sandra che conosceva il proprio corpo e il proprio tempo, ma quella ragazza che, dopo essersi lasciata andare, rimaneva sveglia nel buio contando mentalmente i giorni del calendario. La sensazione passò quasi subito. Rimase però qualcosa di più difficile da definire: la consapevolezza di aver riaperto, per una volta, una porta che credeva chiusa per sempre.
E poi, all’improvviso, si girò: i glutei alti, il buco rosa scuro pulsante esposto, la figa grondante che stillava sulla coscia. Si voltò appena, lo guardò sconcia da sotto, con una voce rotta:
— Lo voglio lì. Dov’è più stretto… Dov’è più vero Inginocchiato dietro di lei, le accarezzò lentamente le natiche. Erano carnose, compatte, calde. Nick le divaricò con le mani, con lentezza. Il suo ano era perfetto: teso, pulsante, umido. Odorava di sesso e di voglia trattenuta. Si chinò, lo leccò. Sandra lanciò un guaito, poi abbassò la testa tra le braccia.
— Sì… lì… nel culo, falla tua, questa vecchia troia… ficcamelo su… voglio che mi apri e allaghi dappertutto.
Le infilò la lingua dentro, e sentì il suo corpo tremare. Spalancava quel buco come se lo desiderasse da una vita. Lo voleva sentire violato, dilatato, conquistato. Le ci infilò un dito, poi due. Lei gemeva, si toccava la figa con furia.
— Schiantami… rompi tutto, bastardo…
Quando glielo mise dentro d’un colpo, lei urlò. Un urlo lungo, roco, un misto di dolore e sollievo. Il cazzo spingeva nel suo intestino con urgenza feroce. Ogni affondo faceva schioccare i glutei di Sandra contro il suo ventre.
— Così… continua… fammelo con rabbia, sottomettimi, umiliami!
Glielo diede forte, fortissimo. Fino a che non la sentì urlare e venire, tutta insieme, in una cascata calda che gli bagnò i testicoli.
Si accasciarono, sudati, stremati, le lenzuola intrise di odori e liquidi. Nick la la vide da dietro: una dea lussuriosa sfatta, il culo violato, le cosce tremanti, i piedi eleganti e abbronzati languidamente abbandonati.
Lei lo accarezzava, gli baciava le labbra, le spalle, il petto. Ma non aveva ancora finito. Si alzò, nuda, con i capelli spettinati e la figa ancora gonfia. Lo guardò con un sorriso da gatta:
— Adesso tocca a me. Tu stai giù, bravo ragazzo. Lasciati fare…
Gli afferrò il cazzo, subito duro, lo leccò come se fosse un gelato; succhiava con voracità, lo lavorava con la lingua, guardandolo insolente mentre lo ingoiava tutto, fino in gola. Poi si sedette sul suo petto, scivolò avanti, gli posizionò la figa calda e bagnata in faccia.
— Bevimi, bello. Ho ancora voglia…
Lo fece. Le infilava la lingua dentro, la succhiava, la faceva tremare ancora. Sandra si sollevò un poco, e senza dir nulla… gli pisciò addosso. Un getto caldo, salato, improvviso, tra il suo petto e la bocca. Lo colse di sorpresa, ma non protestò: era in adorazione.
— Non dire niente. È il mio modo di marchiarti. Ora sei mio.
Gli prese la testa e la spinse di nuovo tra le gambe dove il sapore era selvatico e il piacere disumano. Per la prima volta da molto tempo Sandra poté sentirsi guardata non come una donna che aveva una storia alle spalle, ma come una donna desiderata adesso. E immaginavo che quella consapevolezza la sorprendesse quasi quanto il piacere che le aveva procurato. Non era soltanto il piacere di essere presa da un uomo così giovane. Era il suo corpo che, contro ogni previsione, tornava a chiedere attenzione. Il calore, il respiro corto, la pelle sensibile, quella sensazione quasi dimenticata di avere voglia. Voglia di un cazzo giovane, forse. Voglia di sentirsi ancora figa, desiderabile, viva, anche troia. Il suo corpo sembrava ricordare all’improvviso emozioni, timori che lei credeva ormai appartenessero a un’altra stagione della vita. Un calore improvviso, il respiro che si spezzava, il cuore accelerato, quella tensione crescente che trasformava ogni carezza in una scossa. Era donna ancora capace di perdere e far perdere il controllo. E forse era proprio questo a emozionarla. In quel momento la differenza d’età non esisteva più come distanza ma era diventata parte stessa della trasgressione, del piacere osceno, di scoprire che il proprio corpo poteva ancora rispondere con una forza che lei stessa non ricordava. E mentre lasciava che quella sensazione la attraversasse, per un istante non pensò né al tempo né a me. C’era soltanto quel presente, imprevisto e proibito.
Nick viveva altro. Per lui Sandra era stata per giorni una presenza quasi irraggiungibile: la donna elegante e sicura che vedeva passare tra gli amici più anziani, quella del bikini bordeaux, del sorriso che sembrava sapere più di quanto dicesse. Adesso quella distanza era improvvisamente caduta. Nella mia fantasia si sentiva investito da una fortuna sproporzionata alla sua giovane età. Come un soldato ammesso, per una notte, nelle stanze della propria regina. Non soltanto perché Sandra era più grande di lui, ma perché era proprio quella donna, quella che aveva desiderato da lontano senza credere davvero che potesse accadere. Ma sotto quella fantasia quasi cavalleresca ce n’era un’altra, molto più semplice e carnale. Quelle grosse mammelle che per giorni aveva desiderato, ora fra le sue mani e i suoi denti. Quelle cosce di miele che aveva visto muoversi sulla sabbia. Quel corpo maturo, morbido e pieno, che adesso non era più un’immagine da contemplare a distanza, ma una donna vera, vicina, calda. E forse era proprio questo a compiacerlo: la regina poteva essere un’immagine, ma il corpo di Sandra era terribilmente reale. E lei, guardandolo, capiva tutto. Non sorrideva più soltanto per incoraggiarlo. Sorrideva perché quella situazione stava restituendo qualcosa anche a lei: la vertigine di sentirsi nuovamente inesperta, un po’ imprudente.
La mia mente superò un altro limite.
Non mi bastava più pensare che Sandra avesse desiderato Nick. Volevo immaginarla sporca di desiderio, irriconoscibile rispetto alla donna che conoscevo io. Volevo sapere se con quel ragazzo avesse perso ogni prudenza, se avesse riso, ansimato, detto cose che con me non avrebbe mai detto. E soprattutto volevo immaginare Nick consapevole di essere con la moglie di un altro uomo. Quel pensiero mi umiliava. E mi attirava. La mia fantasia diventava quasi cattiva. Mi vedevo escluso, vecchio, impotente davanti a un ragazzo che aveva tutta la spavalderia della sua età. E immaginavo Sandra accorgersene, capirlo, quasi compiacersene. Non volevo più essere il marito che interrompeva la scena. Volevo essere quello che restava nell’ombra e guardava. Quello che scopriva, attraverso gli occhi di Nick, quanto sua moglie potesse essere ancora desiderabile e quanto poco gli appartenesse davvero. Era questo il pensiero più sporco: non perderla, ma vederla scegliere per un istante qualcun altro. E mentre la barca tornava verso la costa, mi accorsi che quella fantasia mi aveva ormai preso alla gola.
Quando tornammo, notai subito una cosa. Le lenzuola del bungalow erano di un altro colore.
— Le ho fatte cambiare —, disse Sandra distrattamente.
Poi la vidi allontanarsi. Camminava con un’andatura appena incerta, quasi traballante. Come se portasse dentro di sé una memoria ancora palpitante.
Mi fermai a guardarla. Un lampo. Nessuna prova. Soltanto due dettagli: le lenzuola cambiate e quel passo stranamente esitante.
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