Il giardiniere: Sabina, la vacca tettona, cornifica il marito
di
Federico&Sabina
genere
corna
La camera da letto era immersa in un silenzio pesante, rotto solo dal respiro regolare di Sabina. Antonio era sveglio, immobile, mentre la guardava dormire al suo fianco. La luce fioca della luna filtrava dalle tende, accarezzando la pelle pallida e i capelli rossi sparsi sul cuscino come fiamme spente. Sabina era completamente nuda, e il suo corpo era un’offesa alla ragione: due tettone enormi, pesanti e prorompenti, che si schiacciavano contro il materasso, i capezzoli scuri che spuntavano orgogliosi. Era una bomba di sesso, un monumento all'oscenità che Antonio aveva sempre desiderato possedere in esclusiva, esibendola come un trofeo per alimentare il proprio ego, pur morendo di gelosia ogni volta che un altro uomo le fissava il seno.
Con il cuore che batteva all'impazzata, Antonio allungò la mano e aprì il computer, accendendo lo schermo che illuminò il suo volto teso. Inserì la chiavetta USB dove aveva salvato le email segrete di Sabina che quel pomeriggio casualmente aveva trovato. Il respiro gli si mozzò in gola mentre apriva il primo messaggio inviato all'amica d'infanzia. Le parole di Sabina erano crude, volgari, prive di qualsiasi filtro. Leggeva mentre guardava quel corpo perfetto accanto a lui, rendendosi conto che quella creatura angelica nascondeva un'insaziabile fame di sporcizia.
Nell'email, Sabina raccontava di un pomeriggio torrido, mentre curava l'orto. Descriveva il giardiniere del vicino, un uomo rozzo, con le mani callose e la pelle bruciata dal sole. "Era un animale, Antonio non ne aveva idea," scriveva Sabina, usando termini che fecero sussultare il marito. Il giardiniere l'aveva fissata per ore, commentando a voce alta quanto fossero oscene quelle tettone che quasi esplodevano dal top aderente che indossava. Le aveva detto che voleva morderle, che voleva usarla come un giocattolo, che quella carne prorompente era fatta solo per essere presa a schiaffi e scopata a fondo.
Antonio sentì un brivido di orrore e un'improvvisa, violenta scarica di piacere tra le gambe. Leggeva che Sabina, invece di indignarsi, era rimasta paralizzata dall'eccitazione. Più l'uomo era volgare, più lei sentiva l'umidità scivolare tra le cosce. "Mi sono avvicinata a lui e l'odore di maschio sudato mi ha fatto impazzire," confessava Sabina nell'email. "Sapeva di terra, di fatica e di sesso. Era l'odore di un uomo che non voleva corteggiarmi, ma che voleva solo fottermi come una troia."
Il racconto diventava sempre più brutale. Sabina descriveva come avesse preso l'uomo per il collo, guidandolo verso un angolo riparato del giardino. Il giardiniere non aveva perso tempo: l'aveva sbattuta contro il muro di pietra, strappandole i vestiti con una violenza che l'aveva fatta gemere di piacere. "Mi ha afferrato quelle tette enormi, stringendole così forte da lasciarmi i segni, mentre mi urlava quanto fossi una puttana formosa," scriveva Sabina con un dettaglio grafico che rendeva la scena quasi tangibile.
Antonio leggeva, ipnotizzato, mentre il suo cazzo pulsava prepotentemente nei pantaloni. L'umiliazione di sapere che sua moglie era stata posseduta da un lurido operaio si mescolava a un'eccitazione morbosa. Sabina descriveva come il giardiniere l'avesse sollevata, costringendola a sentire il suo cazzo duro e sporco di sudore contro la sua fica bagnata. L'aveva penetrata con un colpo secco, brutale, senza alcuna dolcezza, spingendo a fondo in un ritmo animalesco che le aveva tolto il fiato.
"Mi scopava come se volesse rompermi in due, ogni spinta era un colpo di martello," continuava l'email. "Sapevo che mi stava usando solo per il mio corpo, che vedeva in me solo un buco da riempire e due tettone da spremere, e questo mi faceva godere più di ogni altra cosa. Gridavo mentre lui mi sbatteva il culo contro il muro, sentendo il suo sudore colare su di me, mescolandosi al mio."
Antonio chiuse gli occhi per un istante, immaginando la scena: sua moglie, la sua perfetta e sexy Sabina, ridotta a un oggetto di piacere per un estraneo, mentre godeva di ogni singola sberla e di ogni spinta violenta. Si sentiva piccolo, tradito, ma allo stesso tempo più eccitato di quanto non lo fosse mai stato con lei. Guardò di nuovo Sabina, che si era mossa nel sonno, esponendo ancora di più il seno enorme. Il contrasto tra la sua apparente innocenza e la depravazione descritta in quelle righe era insopportabile e irresistibile.
Antonio strinse gli occhi, cercando di mettere a fuoco le parole che scorrevano sullo schermo mentre il respiro gli si faceva più affannoso. Il cuore gli martellava contro le costole, un misto di rabbia, vergogna e un desiderio oscuro che lo faceva fremere. Sabina, ancora avvolta nel sonno, sembrava un'innocente statua di carne, ma le sue parole stavano dipingendo un quadro di depravazione che lo faceva sentire sia piccolo che incredibilmente eccitato.
«…e quando finalmente è arrivato l'orgasmo, non è stato niente di quello che ho mai provato con Antonio», scriveva Sabina alla sua amica, e le lettere sembravano pulsare sullo schermo come un invito. «È stato un'onda di calore che mi ha invaso dal ventre, un fuoco che si è diffuso fino alle punte dei piedi, facendo vibrare ogni fibra del mio corpo. Ho sentito il mio interno contrarsi in spasmi così profondi che ho temuto di spezzarmi, eppure ogni contrazione mi ha portato più lontano, più in alto, come se stessi volando sopra il mio stesso piacere. Non ho mai gridato così forte, non ho mai tremato così tanto, nemmeno quando feci l'amore la prima volta con Antonio con quella tenerezza che ormai mi sembra una carezza da bambina.»
Antonio deglutì a fatica, la mano che stringeva il mouse tremava leggermente. Le immagini della moglie che si contorceva sotto le spinte violente del giardiniere si sovrapponevano al ricordo dei loro incontri più teneri, e la contraddizione lo faceva impazzire. Sentì il proprio membro indurirsi ulteriormente, una pressione dolorosa che lo spingeva a voler afferrare qualcosa, a sfogare quella fame che le parole di Sabina stavano alimentando.
«Poi, mentre ancora gemevo, lui ha affondato le dita dentro di me», proseguì la mail, e Antonio poté quasi sentire lo schiocco umido delle dita che si addentravano nella fica fradicia. «Le ha mosse con una rudezza che mi ha fatto sobbalzare, poi le ha estratte, rigide e lucide del suo sperma caldo, e le ha portate direttamente alle mie labbra.» Un brivido gli percorse la schiena nel leggere quelle parole; poteva quasi assaporare il sapore metallico e dolce dello sperma misto ai suoi umori, la consistenza densa che si attaccava alla lingua.
Sabina descriveva poi come il giardiniere, con un ghigno bestiale, le avesse ordinato di leccare quelle dita sporche. «Mi ha detto: ‘Succhia, troia, pulisci bene le mie dita, voglio sentire il tuo gusto di puttana mentre mi lecchi lo sperma dal pollice.’» Antonio chiuse gli occhi per un attimo, immaginando la scena: la testa di Sabina reclinata, la lingua che avvolgeva le dita callose dell'uomo, il suo respiro affannato mentre il sapore forte e salato riempiva la sua bocca. Sentì un fremito di invidia e di eccitazione allo stesso tempo; la vista di sua moglie così sottomessa, così avida di quel sapore proibito, lo faceva sentire sia umiliato che incredibilmente eccitato.
Il racconto proseguì con un ordine ancora più umiliante. «Dopo che ho finito di leccare le dita, lui mi ha afferrato i capelli, mi ha trascinata giù finché non sono stata in ginocchio davanti al suo cazzo ancora pulsante.» Antonio sentì il proprio membro pulsare in sintonia con quella scena, la visuale di Sabina in ginocchio, le labbra strette attorno a un membro sudato e ancora grondante di sperma, lo faceva quasi venire soltanto al pensiero. «Mi ha detto: ‘Adesso puliscimi bene, puttana. Voglio vedere la tua lingua scorrere su ogni centimetro, voglio che il mio cazzo brilli grazie alla tua bocca.’» Le parole di Sabina erano intrise di un piacere perverso: «Ho iniziato a leccare dalla base, risalendo lungo l'asta, sentendo il sapore amaro del suo sperma mescolato al mio stesso gusto, ogni passata di lingua era una scossa che mi faceva gemere. Lui mi insultava, mi chiamava ‘cagna’, ‘vacca da monta’, mentre il suo cazzo si induriva ancora di più sotto la mia bocca, e io, invece di fermarmi, ho accelerato, volendo farlo esplodere nuovamente dentro di me.»
Antonio sentì una vampata di calore attraversargli il viso mentre leggeva quelle righe. Il suo respiro divenne corto, affannoso, come se stesse realmente assistendo a quella scena. Il pensiero di Sabina così totalmente presa, così desiderosa di essere usata e umiliata, lo fece fremere. La gelosia si mescolava a una eccitazione viscosa, quasi dolorosa, che lo spingeva a voler afferrare il suo stesso membro e strofinarlo contro il lenzuolo, immaginando la lingua di Sabina che avvolgeva il cazzo del giardiniere, il rumore succhioso, i gemiti soffocati, lo sperma che colava dalle labbra della moglie.
«Quando finalmente ha estratto l'ultimo gocciolamento dal suo cazzo», scrisse Sabina, «mi ha guardato negli occhi e ha detto: ‘Sei davvero una puttana nata, tesoro. Ora vai a lavarti la bocca, ma ricorda che il mio sapore resterà sempre su di te.’» Antonio sentì un brivido gelido percorrergli la schiena, seguito immediatamente da un'ondata di calore che lo avvolse dalle punte dei piedi al cranio. Il suo membro, ormai dolorosamente teso, sembrava voler esplodere per la tensione accumulata.
Chiuse la mail con un tremito che non era solo di rabbia, ma anche di una strana, perversa ammirazione per la capacità di Sabina di abbandonarsi così completamente al piacere brutale. Riaprì gli occhi e guardò nuovamente il corpo nudo della moglie accanto a lui. Il seno enorme si alzava e abbassava con il respiro regolare, i capezzoli scuri erano duri, quasi a sfidarlo. Sentì il desiderio di svegliarla, di farle sentire il suo stesso desiderio, di farle capire che sapeva, che aveva letto ogni parola oscena, e che nonostante tutto, voleva ancora possederla, voleva sentirla gemere sotto di lui mentre lei, forse, ricordava ancora il sapore di quel sconosciuto.
Con la mano tremante, Antonio spostò lentamente il lenzuolo, esponendo ulteriormente il corpo di Sabina, pronto a trasformare la lettura di quelle parole in un nuovo atto di possesso, mescolando il dolore della scoperta al fuoco della sua stessa eccitazione, ma non lo fece.
[P.S.: per commenti federicoesabina@hotmail.it oppure https://federicoesabina.wixsite.com/sabina]
Con il cuore che batteva all'impazzata, Antonio allungò la mano e aprì il computer, accendendo lo schermo che illuminò il suo volto teso. Inserì la chiavetta USB dove aveva salvato le email segrete di Sabina che quel pomeriggio casualmente aveva trovato. Il respiro gli si mozzò in gola mentre apriva il primo messaggio inviato all'amica d'infanzia. Le parole di Sabina erano crude, volgari, prive di qualsiasi filtro. Leggeva mentre guardava quel corpo perfetto accanto a lui, rendendosi conto che quella creatura angelica nascondeva un'insaziabile fame di sporcizia.
Nell'email, Sabina raccontava di un pomeriggio torrido, mentre curava l'orto. Descriveva il giardiniere del vicino, un uomo rozzo, con le mani callose e la pelle bruciata dal sole. "Era un animale, Antonio non ne aveva idea," scriveva Sabina, usando termini che fecero sussultare il marito. Il giardiniere l'aveva fissata per ore, commentando a voce alta quanto fossero oscene quelle tettone che quasi esplodevano dal top aderente che indossava. Le aveva detto che voleva morderle, che voleva usarla come un giocattolo, che quella carne prorompente era fatta solo per essere presa a schiaffi e scopata a fondo.
Antonio sentì un brivido di orrore e un'improvvisa, violenta scarica di piacere tra le gambe. Leggeva che Sabina, invece di indignarsi, era rimasta paralizzata dall'eccitazione. Più l'uomo era volgare, più lei sentiva l'umidità scivolare tra le cosce. "Mi sono avvicinata a lui e l'odore di maschio sudato mi ha fatto impazzire," confessava Sabina nell'email. "Sapeva di terra, di fatica e di sesso. Era l'odore di un uomo che non voleva corteggiarmi, ma che voleva solo fottermi come una troia."
Il racconto diventava sempre più brutale. Sabina descriveva come avesse preso l'uomo per il collo, guidandolo verso un angolo riparato del giardino. Il giardiniere non aveva perso tempo: l'aveva sbattuta contro il muro di pietra, strappandole i vestiti con una violenza che l'aveva fatta gemere di piacere. "Mi ha afferrato quelle tette enormi, stringendole così forte da lasciarmi i segni, mentre mi urlava quanto fossi una puttana formosa," scriveva Sabina con un dettaglio grafico che rendeva la scena quasi tangibile.
Antonio leggeva, ipnotizzato, mentre il suo cazzo pulsava prepotentemente nei pantaloni. L'umiliazione di sapere che sua moglie era stata posseduta da un lurido operaio si mescolava a un'eccitazione morbosa. Sabina descriveva come il giardiniere l'avesse sollevata, costringendola a sentire il suo cazzo duro e sporco di sudore contro la sua fica bagnata. L'aveva penetrata con un colpo secco, brutale, senza alcuna dolcezza, spingendo a fondo in un ritmo animalesco che le aveva tolto il fiato.
"Mi scopava come se volesse rompermi in due, ogni spinta era un colpo di martello," continuava l'email. "Sapevo che mi stava usando solo per il mio corpo, che vedeva in me solo un buco da riempire e due tettone da spremere, e questo mi faceva godere più di ogni altra cosa. Gridavo mentre lui mi sbatteva il culo contro il muro, sentendo il suo sudore colare su di me, mescolandosi al mio."
Antonio chiuse gli occhi per un istante, immaginando la scena: sua moglie, la sua perfetta e sexy Sabina, ridotta a un oggetto di piacere per un estraneo, mentre godeva di ogni singola sberla e di ogni spinta violenta. Si sentiva piccolo, tradito, ma allo stesso tempo più eccitato di quanto non lo fosse mai stato con lei. Guardò di nuovo Sabina, che si era mossa nel sonno, esponendo ancora di più il seno enorme. Il contrasto tra la sua apparente innocenza e la depravazione descritta in quelle righe era insopportabile e irresistibile.
Antonio strinse gli occhi, cercando di mettere a fuoco le parole che scorrevano sullo schermo mentre il respiro gli si faceva più affannoso. Il cuore gli martellava contro le costole, un misto di rabbia, vergogna e un desiderio oscuro che lo faceva fremere. Sabina, ancora avvolta nel sonno, sembrava un'innocente statua di carne, ma le sue parole stavano dipingendo un quadro di depravazione che lo faceva sentire sia piccolo che incredibilmente eccitato.
«…e quando finalmente è arrivato l'orgasmo, non è stato niente di quello che ho mai provato con Antonio», scriveva Sabina alla sua amica, e le lettere sembravano pulsare sullo schermo come un invito. «È stato un'onda di calore che mi ha invaso dal ventre, un fuoco che si è diffuso fino alle punte dei piedi, facendo vibrare ogni fibra del mio corpo. Ho sentito il mio interno contrarsi in spasmi così profondi che ho temuto di spezzarmi, eppure ogni contrazione mi ha portato più lontano, più in alto, come se stessi volando sopra il mio stesso piacere. Non ho mai gridato così forte, non ho mai tremato così tanto, nemmeno quando feci l'amore la prima volta con Antonio con quella tenerezza che ormai mi sembra una carezza da bambina.»
Antonio deglutì a fatica, la mano che stringeva il mouse tremava leggermente. Le immagini della moglie che si contorceva sotto le spinte violente del giardiniere si sovrapponevano al ricordo dei loro incontri più teneri, e la contraddizione lo faceva impazzire. Sentì il proprio membro indurirsi ulteriormente, una pressione dolorosa che lo spingeva a voler afferrare qualcosa, a sfogare quella fame che le parole di Sabina stavano alimentando.
«Poi, mentre ancora gemevo, lui ha affondato le dita dentro di me», proseguì la mail, e Antonio poté quasi sentire lo schiocco umido delle dita che si addentravano nella fica fradicia. «Le ha mosse con una rudezza che mi ha fatto sobbalzare, poi le ha estratte, rigide e lucide del suo sperma caldo, e le ha portate direttamente alle mie labbra.» Un brivido gli percorse la schiena nel leggere quelle parole; poteva quasi assaporare il sapore metallico e dolce dello sperma misto ai suoi umori, la consistenza densa che si attaccava alla lingua.
Sabina descriveva poi come il giardiniere, con un ghigno bestiale, le avesse ordinato di leccare quelle dita sporche. «Mi ha detto: ‘Succhia, troia, pulisci bene le mie dita, voglio sentire il tuo gusto di puttana mentre mi lecchi lo sperma dal pollice.’» Antonio chiuse gli occhi per un attimo, immaginando la scena: la testa di Sabina reclinata, la lingua che avvolgeva le dita callose dell'uomo, il suo respiro affannato mentre il sapore forte e salato riempiva la sua bocca. Sentì un fremito di invidia e di eccitazione allo stesso tempo; la vista di sua moglie così sottomessa, così avida di quel sapore proibito, lo faceva sentire sia umiliato che incredibilmente eccitato.
Il racconto proseguì con un ordine ancora più umiliante. «Dopo che ho finito di leccare le dita, lui mi ha afferrato i capelli, mi ha trascinata giù finché non sono stata in ginocchio davanti al suo cazzo ancora pulsante.» Antonio sentì il proprio membro pulsare in sintonia con quella scena, la visuale di Sabina in ginocchio, le labbra strette attorno a un membro sudato e ancora grondante di sperma, lo faceva quasi venire soltanto al pensiero. «Mi ha detto: ‘Adesso puliscimi bene, puttana. Voglio vedere la tua lingua scorrere su ogni centimetro, voglio che il mio cazzo brilli grazie alla tua bocca.’» Le parole di Sabina erano intrise di un piacere perverso: «Ho iniziato a leccare dalla base, risalendo lungo l'asta, sentendo il sapore amaro del suo sperma mescolato al mio stesso gusto, ogni passata di lingua era una scossa che mi faceva gemere. Lui mi insultava, mi chiamava ‘cagna’, ‘vacca da monta’, mentre il suo cazzo si induriva ancora di più sotto la mia bocca, e io, invece di fermarmi, ho accelerato, volendo farlo esplodere nuovamente dentro di me.»
Antonio sentì una vampata di calore attraversargli il viso mentre leggeva quelle righe. Il suo respiro divenne corto, affannoso, come se stesse realmente assistendo a quella scena. Il pensiero di Sabina così totalmente presa, così desiderosa di essere usata e umiliata, lo fece fremere. La gelosia si mescolava a una eccitazione viscosa, quasi dolorosa, che lo spingeva a voler afferrare il suo stesso membro e strofinarlo contro il lenzuolo, immaginando la lingua di Sabina che avvolgeva il cazzo del giardiniere, il rumore succhioso, i gemiti soffocati, lo sperma che colava dalle labbra della moglie.
«Quando finalmente ha estratto l'ultimo gocciolamento dal suo cazzo», scrisse Sabina, «mi ha guardato negli occhi e ha detto: ‘Sei davvero una puttana nata, tesoro. Ora vai a lavarti la bocca, ma ricorda che il mio sapore resterà sempre su di te.’» Antonio sentì un brivido gelido percorrergli la schiena, seguito immediatamente da un'ondata di calore che lo avvolse dalle punte dei piedi al cranio. Il suo membro, ormai dolorosamente teso, sembrava voler esplodere per la tensione accumulata.
Chiuse la mail con un tremito che non era solo di rabbia, ma anche di una strana, perversa ammirazione per la capacità di Sabina di abbandonarsi così completamente al piacere brutale. Riaprì gli occhi e guardò nuovamente il corpo nudo della moglie accanto a lui. Il seno enorme si alzava e abbassava con il respiro regolare, i capezzoli scuri erano duri, quasi a sfidarlo. Sentì il desiderio di svegliarla, di farle sentire il suo stesso desiderio, di farle capire che sapeva, che aveva letto ogni parola oscena, e che nonostante tutto, voleva ancora possederla, voleva sentirla gemere sotto di lui mentre lei, forse, ricordava ancora il sapore di quel sconosciuto.
Con la mano tremante, Antonio spostò lentamente il lenzuolo, esponendo ulteriormente il corpo di Sabina, pronto a trasformare la lettura di quelle parole in un nuovo atto di possesso, mescolando il dolore della scoperta al fuoco della sua stessa eccitazione, ma non lo fece.
[P.S.: per commenti federicoesabina@hotmail.it oppure https://federicoesabina.wixsite.com/sabina]
2
voti
voti
valutazione
10
10
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Sabina, la vacca tettona, e i tre negroni sudati
Commenti dei lettori al racconto erotico