La vita di Patty Capitolo 22

di
genere
dominazione

Finito il lavoro feci quello che facevo tutti gli altri giorni. Andai in
palestra e, subito dopo, mi recai a casa. Marco mi venne ad aprire mettendo in
evidenza quella sua solita aria adorante che usava in quei momenti. Aveva
ancora la faccia gonfia per le percosse ricevute il giorno precedente. Il naso
sembrava essersi ristabilito, ma il labbro era più gonfio di prima, e anche
l'occhio sinistro aveva un colorito bluastro, quasi sicuramente a causa degli schiaffi ricevuti.
"Amore mio, quanto mi sei mancata! E' tutto il giorno che sto pensando a
questo momento, al momento in cui ti avrei rivista. Fra mezz'ora è pronta la
cena, tesoro. Ti ho preparato il pollo proprio come piace a te. Vuoi che nel
frattempo ti faccia un massaggino?"
Freddamente gli risposi di no perché volevo andare dalle bambine. Un'accoglienza del genere avrebbe sciolto anche un ghiacciolo ma, in quel momento, la trovai piuttosto melensa e fastidiosa. Forse dovevo abituarmi alla nuova realtà, o forse ero ancora scossa e piena di rancore. Fatto sta che me ne andai in camera delle bambine intente a vedere la televisione. Erano due giorni che non le vedevo e avevo il bisogno fisico di toccarle, di baciarle, di giocare con loro e di sentirmele strette a me.
Giocai con loro, facendomi raccontare in che modo avevano trascorso la
giornata, la scuola, i compiti, fino a che mio marito mi venne a chiamare
avvertendomi che la cena era pronta. Le bambine avevano già cenato e le
lasciai di nuovo da sole a vedere la televisione, facendomi promettere però
che l'avrebbero spenta entro mezz'ora per andare a dormire, e io mi ritrovai
da sola con Marco. Il pollo che mi aveva preparato era in effetti uno dei miei
piatti preferiti, ma lo lasciai raffreddare per alcuni istanti.
"Ti hanno chiesto qualcosa al lavoro su come ti sei fatto le ferite in
faccia?" esordii.
"Sì, certo! Io ho glissato e ho detto che mi sono alzato durante la notte per
andare in bagno e che sono andato a sbattere addosso ad una porta. Non so se
ci hanno creduto e non m'importa niente, ma se tu vuoi che io racconti la
verità, lo farò."
Scossi la testa. "No, non è quello che voglio, va bene così. Ma adesso ho ancora alcune domande da porti. Inutile dire che se dovessi scoprire anche una sola menzogna, tu con me hai chiuso per sempre. Sono stata abbastanza chiara?"
"Si, amore. Non ci sarà mai più una menzogna da parte mia. Però quello che avevo da dirti te l'ho detto ieri sera. Non ho più alcun segreto."
"Quindi, ricapitolando, tu ami avere al tuo fianco una moglie dominante. E'
giusto?"
"Sì! Il mio desiderio è quello di poter fare tutto quello che tu vuoi. Tu per me sei una dea. Non per modo di dire. Ti vedo proprio come una persona di livello superiore, ed è per questo che voglio dedicarmi io anche a tutte le faccende domestiche. Una dea non si deve abbassare a questo."
"D'accordo. Quindi tu non ami alcun altro tipo di vessazioni. Che so, essere
legato, torturato, oppure farsi fare la pipì addosso, cose di questo genere, per intenderci." Erano situazioni del tutto normali in un rapporto BDSM, ma a me non dicevano nulla. Per me dominare era dare ordini e basta, pretendendo che venissero rispettati alla lettera perché… ero superiore. Ma non per gioco, bensì nella realtà.
"Assolutamente no!” rispose mio marito senza nemmeno rifletterci. “E' chiaro però che io dovrò rimettermi ai tuoi desideri. Sei tu quella che deciderai cosa io debba fare e cosa invece non posso. Se tu dovessi decidere di frustarmi, o di farmi bere la tua urina, io dovrò accettare in silenzio, anche se non sono fantasie che ho mai avuto nella mia vita. Quello che per me è importante è obbedirti. Qualunque cosa tu dovessi decidere. Inoltre, io vorrei poterti chiedere il permesso per fare qualunque cosa. Se tu me lo dovessi concedere, bene, altrimenti sarò comunque felice per averti obbedito. Al di là dei miei stessi desideri."
"Bene, perché questo è proprio quello che ho intenzione di fare. Visto che ho deciso di diventare la tua padrona, voglio esserlo per davvero, non per finta. Ma toglimi un'ultima curiosità. Tu mi vedi veramente bella?"
"Oh, mio Dio, sì che ti vedo bella."
"Quello che intendevo dire è un'altra cosa. Se io fossi soltanto tua moglie
e non la tua padrona, mi vedresti bella allo stesso modo?"
Lo vidi riflettere per alcuni istanti. "Io credo di sì. Cioè, tu sei una gran bella donna. Questo non è soggettivo ma oggettivo. E sono sicuro che ne sei al corrente perfettamente. Ma, in effetti, quando facciamo le lotte, quando mi dai degli ordini, quando ti trasformi nella mia padrona, diventi ai miei occhi qualcosa di straordinario. Io non so spiegarmelo, così come non mi spiego tante altre cose. So che è così, ma non so il perché."
"Quindi, non mi vedresti più bella ancora se io mettessi su un bel po' di
muscoli, tipo quelle che fanno i concorsi di body building?"
Sgranò gli occhi. Non si attendeva quella mia domanda." No, veramente. Per me sei perfetta così come sei. Io non ho la passione per le donne muscolose, ma per quelle forti, ho la passione per te, per quello che sei diventata e per quello che potresti diventare se solo tu lo volessi. Ma perché mi fai una domanda del genere? Avresti voglia per caso di diventare come loro?"
Sorrisi senza rispondergli, iniziando a mangiare il mio pollo. Ero soddisfatta delle sue risposte. Era incredibile come i suoi gusti collimavano perfettamente con quello che piaceva a me.

Terminata la cena mi gustai la scena di Marco che riassettava la casa mentre
io mi leggevo un libro. Non era male in fondo la vita della moglie dominante,
anzi la potevo considerare il massimo per una donna. Al termine dei suoi
lavori domestici mi alzai per controllare che avesse fatto tutto nel modo
giusto. Sembravo uno di quei sergenti che vanno a sincerarsi che i soldati
abbiano pulito la caserma seguendo i suoi ordini. Controllai per bene. La casa
era in effetti pulita, e io stessa, quando ero una casalinga perfetta, non
avrei saputo fare di meglio. Passai poi a controllare le stoviglie. Sembrava che tutto fosse a posto, ma poi vidi una teglia che era stata pulita frettolosamente. Esultai dentro di me, cercando di pensare immediatamente a come avrei potuto punirlo. Marco non aveva molti vizi. Non beveva e non fumava, ma amava molto il calcio e gli sport motoristici, ed era capace di alzarsi di notte solo per vedere le prove di un Gran Premio. Avevo quindi trovato la sua punizione.
"Questo secondo te è il modo di pulire?" feci a Marco, prendendolo per il
collo e mettendogli la teglia mal pulita sotto gli occhi.
"Mi dispiace. Non so come sia potuto accadere. Ti giuro che non l'ho fatto
apposta. Ti ho promesso che non avrei più fatto certe cose. E’ stata soltanto disattenzione. Ora la pulisco di nuovo, amore", rispose mio marito, abbassando nello stesso tempo gli occhi, come se non riuscisse a sopportare il mio sguardo severo. Non potevo fare nulla di eclatante, le bambine si erano appena
addormentate nella loro camera, e parlavamo a voce piuttosto bassa. Lo presi
comunque per il braccio.
"Quando ci sarà il prossimo Gran Premio? Non dirmi stronzate perché tanto
verrei a scoprire la verità", lo interrogai in modo perentorio.
"Di automobilismo o di motociclismo?"
Rimasi un tantino titubante. Non erano sport che seguivo e che mi appassionavano. Io amavo naturalmente la pallavolo, il basket, l’atletica, e ovviamente quelli che praticavo con così grande profitto negli ultimi due anni: la kick-boxing, il judo e la pesistica. A dir la verità, mi era anche capitato di vedere in televisione le partite di calcio più importanti della Nazionale, ma non potevo certo considerarmi un’appassionata di calcio.
"Il primo che capita, non ha importanza", risposi infine.
"Domenica prossima all'ora di pranzo ci sarà il Gran Premio di motociclismo,
e sabato invece ci saranno le prove."
"Bene! Tu non potrai vedere né uno né l'altro. Questa sarà la mia punizione
per non aver svolto i tuoi lavori in modo perfetto. E' inutile dire che se
dovessi accorgermi che avrai disatteso i miei ordini, appena saremo da soli ti
darò una lezione che non dimenticherai. E stavolta non mi fermerò. Sono
stata abbastanza chiara?"
Mio marito abbassò nuovamente la testa. Era di fronte a me, e io tenevo ancora saldamente il suo braccio con la mia mano, anche se non glielo stringevo. Era però una presa che esprimeva controllo e potere.
"Si, Patty, farò quello che mi hai ordinato. E' colpa mia, ho meritato la
punizione, e io ti obbedirò."
Lasciai il suo braccio. Sentivo di nuovo quella sensazione di potere assalirmi completamente, e la voglia di sesso pervadermi.
Era incredibile quello che mi accadeva in quei frangenti. Lasciai Marco a
pulire di nuovo la teglia e mi recai in camera da letto. Iniziai a spogliarmi. Mentre lo facevo le mie mani indugiavano sul mio corpo, mi toccavo i seni, i fianchi, fino a indugiare sulle mie parti più intime. Mi stavo bagnando, e dovetti quasi violentarmi per non fare autoerotismo. Non avevo mai usato giocattoli erotici, ma se li avessi avuti non sarei riuscita a non usarli. Già mi vedevo sopra mio marito, con il suo membro eretto che mi desiderava, e io che montavo sopra di lui e mi impalavo. Mio marito? La verità era che avevo bisogno di un uomo, di un cazzo da usare a mio piacimento e per il mio godimento. Dovevo attendere qualche minuto e far sbollire i miei desideri in attesa di Marco. Ero rimasta solo in reggiseno e mutandine e mi guardai allo specchio. Mi piacevo, il mio corpo sembrava non avere difetti e la pancia, che tanto mi aveva fatto soffrire, era diventata incredibilmente piatta. Le spalle erano un po' più larghe a causa dei pesi che sollevavo, ma niente di particolarmente eclatante. Inoltre, potevo tranquillamente affermare che il mio volto aveva ancora la stessa freschezza di un'adolescente. Dovevo compiere ancora 29 anni ed ero nel momento migliore forse della mia vita. Ero ancora giovanissima, ma avevo anche il fascino di una donna matura, e pensai che avrei voluto fermare il tempo in quel preciso istante. Sorrisi compiaciuta e, senza mettermi la camicia da notte, mi misi sotto le coperte attendendo che Marco tornasse. Appena lo fece, pochi minuti dopo, gli feci cenno di chiudere la porta e gli ordinai di venire immediatamente vicino a me. Non potevamo fare l'amore come le altre volte, e fummo costretti a rimanere quasi in silenzio per non svegliare le bambine, ma la voglia che avevamo entrambi era incredibile. Avevo scoperto il farmaco ideale per far aumentare la voglia nelle donne. Signore mie, prendete un uomo, costringetelo a fare quello che voi volete, e il vostro desiderio aumenterà a dismisura. Ovviamente, non potevo sapere se una cosa del genere avrebbe potuto funzionare anche su altre donne, ma in me aveva un effetto pazzesco. Mi misi sopra di lui. Era quella la posizione che preferivo, come se in quel modo io fossi più dominante. O forse perché in quella posizione riuscivo a sentirlo ancora di più. Il suo cazzo rispose a meraviglia ed era duro come sempre. Certo, mancava quella voglia animalesca che mi prendeva dopo averlo dominato, ma non era sesso di serie B. Tutt’altro. Forse anche perché Marco era tutto dedito al mio piacere. Aveva cominciato baciandomi tutte le mie zone erogene per passare poi a una deliziosa leccata di fica. Stavolta senza che gliel’avessi ordinata, come se ormai fosse ben conscio che il cunnilingus stesse diventando molto importante per me. Fu proprio la sua lingua a darmi il primo orgasmo. Ma un solo orgasmo non mi bastava più. Ne volevo altri. Li pretendevo, e per fortuna l’eccitazione di mio marito era ciò di cui avevo bisogno.
Ero quindi io a dirigere l’amplesso. Mi muovevo secondo i miei desideri, pretendevo che mi toccasse, che mi baciasse, che leccasse i miei capezzoli, e il risultato fu ancora una volta devastante, anche se non raggiunse i picchi del sesso dopo la dominazione. Ma ormai la mia dominazione aleggiava sempre tra di noi, e quindi anche il mio piacere era quasi al massimo.
Quando terminammo mi alzai ed andai in cucina per fumare la mia solita
sigaretta del dopo sesso. Non era stato, per ovvi motivi, come l'ultima volta,
quando facemmo l'amore in cucina, quando avevo avuto un orgasmo talmente potente da sporcare addirittura il pavimento. Ci eravamo dovuti controllare molto, ma era stato comunque molto soddisfacente. Altrettanto soddisfacente era stato
rendermi conto che ormai potevo qualsiasi cosa su mio marito. Non sapevo se
lui, accettando il mio ordine, lo avesse fatto a malincuore, visto il suo
amore per il motociclismo, oppure ne avesse goduto a causa della sua condizione
di sottomesso, ma sicuramente io avevo avuto un fremito nel dargli quella
punizione. Sì, era una sciocchezza, ma avevo goduto nel punirlo, e questo mi
faceva pensare che, quella appena data, sarebbe stata soltanto la prima di una lunga serie di costrizioni alle quali lo avrei obbligato. Dopo essere andata in
bagno a pulirmi tornai in camera. Dovevo dargli la notizia che avevo prenotato
alcuni giorni da soli a Londra per Pasqua. Avrei dovuto dirglielo ieri, ma
tutti quegli avvenimenti me lo avevano fatto passare di testa. Avevo anche
pensato di buttarli al secchio quei biglietti, ma poi avevo pensato che
qualunque cosa facessi, la facevo per me e non per lui. Il fatto che anche
Marco godesse della stessa situazione nella quale godevo io, potevo definirlo un
danno collaterale.
"Dopo la punizione, credo che sto per darti un premio. Non te lo meriti
affatto, considerando quello che mi hai fatto, e se pensi che questo significa
che io ti abbia completamente perdonato, sei fuori strada. Il fatto è che ho
già pagato il viaggio e non mi va di buttare i soldi. Passeremo Pasqua a
Londra, io e te da soli. Ma ti avverto, dammi solo un motivo e partirò da sola. E non credere che lo dica tanto per dire. Intesi?"
Marco esultò ebbro di gioia. "Intesi, amore mio. Non mi sembra vero. Ti prometto che cercherò di meritarmi questo viaggio con te. Io e te da soli a Londra, sarà indimenticabile."
Si, quel viaggio sarebbe rimasto impresso nella mia memoria anche per un particolare. Ma intanto stava per terminare il . In quel giorno avevo imparato molte cose, avevo dato la mia prima punizione a mio marito, che l'aveva accettata come se fosse un prezioso regalo da parte mia, ma della mia vendetta neanche l'ombra. Sembrava, in effetti, che lo stessi premiando, dandogli ordini, punizioni e, dulcis in fundo, facendogli fare l'amore con me. Senza contare il viaggio a Londra. Per il momento pensai che poteva anche andar bene così. Ma solo per il momento. Dovevo ancora metabolizzare il mio ruolo di dominatrice, e dovevo studiare per comprendere meglio cosa volessi e come poter sfruttare quel potere. Ma ciò che avevo fatto fino a quel momento mi soddisfaceva enormemente. Mi girai dalla parte opposta rispetto a dove dormiva Marco e chiusi gli occhi. Sì, le cose stavano funzionando alla grande, ma ancora dovevo migliorare. Soprattutto, nella lotta. Sapevo di essere già allora più forte di Marco, ma dovevo fare di più. Non avevamo fruste, manette o altri oggetti del genere. Tantomeno c’erano piedi da fargli leccare come per i feticisti. La mia superiorità fisica era alla base della mia dominazione, e per essere realmente all’interno del ruolo, dovevo meritarmelo. Feci un respiro profondo mentre il sonno prendeva possesso di tutto il mio corpo. Il mio obiettivo era quindi quello di migliorarmi proprio dal punto di vista fisico, diventando più brava e più forte. E quello fu l’ultimo pensiero prima di cadere tra le braccia di Morfeo.

Continua...





scritto il
2026-06-07
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