La vita di Patty Capitolo 23

di
genere
dominazione

Il sabato è sempre stata un giorno speciale per tutti, e io non facevo
certo eccezione alla regola. Per me non era una giornata festiva in quanto la
mattina andavo a lavorare al negozio, ed era anzi la mattinata più stressante e impegnativa della settimana, con un afflusso di clienti praticamente doppio rispetto alla norma, ma il pomeriggio non andavo ad allenarmi in palestra e lo dedicavo completamente a me stessa, in particolare alla mia bellezza. Quindi avevo l'appuntamento con il mio parrucchiere e spesso anche con l'estetista per la pulizia del viso e per la cura delle mie unghie. Ma c'era un'altro motivo per cui era per me una giornata speciale. Il sabato sera, quando rientravamo a casa, potevo finalmente dar sfogo alla mia voglia di fare la lotta con Marco, di batterlo e di fare l'amore con lui nella maniera sontuosa e sfrenata con il quale lo stavamo facendo da quando ero diventata dominante nei suoi confronti. Era agosto e stavamo in vacanza quando lo avevo sconfitto la prima volta, con la conseguenza di accorgermi di quella sensazione particolarmente eccitante che mi avviluppava e mi sconvolgeva durante quei momenti, ed eravamo arrivati a marzo. Sette mesi durante i quali avevo riveduto tutte le mie idee riguardo al sesso. Se fino ad agosto lo avevo ritenuto un piacevole diversivo e un semplice bisogno fisico, da allora era diventato un pensiero quasi costante, a patto naturalmente che si svolgesse nel modo che io preferivo e che ricercavo in continuazione. Ma quello era un sabato molto particolare. Era la prima volta che saremmo rimasti completamente da soli da quando avevo scoperto la vera natura di mio marito. Erano infatti trascorsi solo pochi giorni e, fino a quel momento, erano cambiate ben poche cose rispetto a prima. Certo, avevo preso coscienza di quel nuovo ruolo, ma dovevo ancora prenderci dimestichezza e abitudine. Un conto era dare dei semplici e banali ordini a mio marito, approfittando del fatto che mi ritenessi più forte di lui e, soprattutto, del fatto che lo vedevo innamorato perso di me, stando però bene attenta a non ferirlo psicologicamente e a non esagerare, un altro invece era avere la consapevolezza che questi ordini lui li desiderasse ardentemente e che amasse essere sconfitto da me. C'era una differenza sostanziale nell'approccio che avrei dovuto avere con lui, anche in considerazione del fatto che non avevo certo digerito il comportamento da lui tenuto, e non avevo certo rinunciato alla mia voglia di fargliela pagare. Ma ero anche e soprattutto un po' in tensione in quanto quella sera sapevo che avrei combattuto contro Marco. Lo avevo obbligato a dare tutto sé stesso e, malgrado mi dicessi che l'avrei sconfitto con facilità, sapevo che quasi tutto quello che avevo fatto fino ad allora era frutto dello scarso impegno con il quale mio marito mi aveva affrontato.

In realtà, non avevo ancora fatto programmi per la serata. Da quando le nostre
uscite con gli amici si erano diradate a causa della discussione avuta prima
di capodanno, il sabato sera avevamo preso l'abitudine di andare a cena fuori
noi due da soli, dopo aver lasciato naturalmente le bambine dai nonni, per poi
rientrare in casa abbastanza presto, intorno alle 23, per poter poi dare sfogo
alle nostre pulsioni. Non ero mai stata un animale notturno, tranne quando ero
adolescente, e non amavo tirar tardi solo per fare un certo orario. Anche
prima, quando il sabato sera uscivamo con gli amici, o comunque rimanevamo
tutti insieme a casa di qualcuno, era piuttosto raro che rientrassi dopo la
mezzanotte. In questo mi sentivo tanto Cenerentola. La domenica invece, non
avevamo ancora perso l'abitudine di vederci tutti insieme. In fondo non
avevamo avuto grosse discussioni, ma solo battibecchi, anche se in realtà i problemi tra me e le altre donne non erano scemati del tutto. Problemi che avevo
individuato soprattutto nell'invidia. Mi sentivo, e probabilmente lo ero, di
gran lunga la più bella di tutte, e lo facevo pesare, un po' per mia indole e un po' per vendicarmi del trattamento avuto nel mio periodo di grassezza.
Ma forse quello che le altre ragazze non sopportavano era il rapporto che
c'era tra me e Marco, in particolare del suo comportamento da uomo totalmente
innamorato di me, del fatto che lui sbandierasse in continuazione di aver
sposato la donna dei suoi sogni, dell'orgoglio che nutriva nei miei confronti,
e di tutti quei piccoli elogi di cui mi faceva dono, in contrapposizione con quello che facevano invece gli altri mariti che non lesinavano critiche alle loro mogli, per come cucinavano, per quello che facevano, per come si vestivano e, addirittura, per quello che dicevano. Se poi uno degli uomini, ed era capitato diverse volte, faceva un apprezzamento gentile su di me, dicendo magari alla propria moglie che bel vestito avevo, che begli occhiali mi ero comprata e per quale motivo non si faceva dare dei consigli da me, succedeva il finimondo, con mio grande sadico piacere. Naturalmente, ormai gli uomini avevano imparato la lezione e stavano bene attenti a evitare certe situazioni imbarazzanti. Quindi, non era propriamente un bel modo di uscire con gli amici ma, come ho avuto già modo di dire, quelli per Marco erano molto più di semplici amici, ed era completamente contraccambiato. Pertanto, ritenevo giusto che, almeno una volta a settimana, lui continuasse a vedersi con loro, e io cercavo di evitare spunti per bisticciare con le altre donne, in modo che quell'amicizia non si perdesse del tutto. Quindi la domenica pomeriggio ci vedevamo tutti insieme dopo pranzo. Noi donne lasciavamo i maschietti a vedersi la partita di calcio, e portavamo i nostri rispettivi figli in qualche parco giochi, ci mettevamo sedute a chiacchierare aspettando la fine delle partite in modo che poi i nostri mariti
ci raggiungessero. Altre volte, in special modo nelle domeniche invernali tetre e piovose, con sommo gaudio degli uomini, ce ne andavamo solo noi donne a passare tutto il pomeriggio in qualche centro commerciale lasciandoli a casa. In questo modo, anche noi potevamo finalmente perdere tempo dentro i vari negozi, senza che gli uomini ci rompessero in continuazione. Io, ad esempio, ero una vera fissata per le profumerie, capace di perdere un'ora di tempo girando in estasi per i vari scaffali per poi comprarmi solo un rossetto o una matita per gli occhi. In questo ero sicuramente in sintonia con le altre ragazze, una volta tanto. Per gli uomini questa nostra scelta di andare per centri commerciali era una vera e propria manna. Dopo la partita tiravano fuori le carte e andavano avanti fino a sera e talvolta oltre, costringendoci a comprare delle pizze per cenare. Ho sempre sospettato che alcuni di loro facessero la danza della pioggia il sabato sera, nella speranza che poi la domenica piovesse tutto il giorno, e non essere costretti ad accompagnarci. Insomma, dei fine settimana abbastanza banali, se non fosse stato per il nostro sabato sera dove il nostro ingresso si tramutava in un ring, e mio marito nella vittima sacrificale. Questo per quanto riguarda la stagione invernale, mentre d'estate la situazione era stata fino ad allora un po' più complessa. Noi, ad esempio, avevamo la casa al mare dei miei suoceri quasi sempre disponibile, e io amavo trasferirmi li già dal sabato pomeriggio, magari invitando le altre coppie per tutta la domenica. Molto spesso loro accettavano, ma forse si sentivano in difficoltà a essere sempre invitati senza poter contraccambiare, e ci costringevano moralmente a seguirli in altri luoghi, cosa che a me dava molto fastidio in quanto a casa avevo tutte le comodità, tra cui la possibilità di farci delle ottime cene con la griglia per il barbecue che avevamo nel giardino, mentre in spiaggia, che distava solo poche centinaia di metri dalla casa, avevo l'abbonamento annuale per lettini e ombrellone, qualche vicina molto simpatica, e diverse amichette per le mie bambine. Ma questo accadeva quasi un anno prima, quando ancora non avevo preso coscienza del potere che avevo su mio marito e, sicuramente, l'estate che si stava avvicinando sarebbe stata molto diversa. Intanto, mentre ero immersa in questi pensieri, il parrucchiere aveva terminato la sua opera. Avevo rifatto di nuovo i colpi di sole, ma non avevo tagliato i miei capelli che ormai, da qualche mese, non portavo più a caschetto bensì lunghi fino all'inizio delle spalle. Due ciocche mi scendevano ai lati del viso dandomi un'espressione più sbarazzina e più consona a una giovane donna della mia età. Mi ero già fatta fare le unghie delle mani che però non potevo portare molto lunghe a causa degli sport che facevo, ma che comunque mi piaceva tenere molto curate e di colori sempre diversi. E pensare che, da ragazzina, avevo la brutta abitudine di mangiarmele, e fu solo qualche mese prima del matrimonio che decisi di non farlo più. Non fu affatto facile, era un vizio nel vero senso della parola, tra l’altro bruttissimo da vedere. Mi ricordo che Marco mi dava addirittura degli schiaffi sulle mani ogni qualvolta mi vedeva intenta a rosicchiarmele. Pensai a cosa gli sarebbe accaduto adesso se avesse avuto il coraggio di farlo ancora. Ma quella era un'altra Patty e, soprattutto, quello era un altro Marco. Uscii quindi dal parrucchiere e mi recai a comprare delle calze nuove. Avevo da fare anche altre cose, ma decisi per il momento di ritornare a casa. Erano circa le 19 e dovevo ancora prepararmi. Marco mi accolse facendomi un sacco di complimenti per la mia nuova pettinatura.
Sembrava sincero, e io dovetti ammettere con me stessa che ancora mi faceva
piacere ricevere i suoi complimenti. Forse però non era proprio la considerazione esatta. Se al posto di Marco ci fosse stato un altro uomo, avrei
gradito allo stesso modo? Forse sì, ma cercai di togliermi dalla mente quei
fastidiosi pensieri. Gli avevo dato una punizione e dovevo sincerarmi che quel provvedimento fosse stato eseguito.
"Si, amore mio," mi rispose. "Un tuo ordine, una tua punizione, sono sacri per
me, e non potrei mai disobbedirti." Girai per casa per vedere che tutto fosse a
posto e, in effetti, era tutto pulito, sistemato e in ordine. Pensai tra me
stessa cosa potessi fare per cercare di metterlo in difficoltà. Non ero abituata a dare ordini che esulassero dall'ambito domestico e da quello strettamente personale. Sotto quel punto di vista dovevo migliorare molto e sfruttare maggiormente la mia fantasia. Intanto gli ordinai di andare in profumeria a comprarmi dello struccante per il viso di cui avevo bisogno, e lui
scese di corsa senza farselo ripetere. Io decisi intanto di cambiarmi per la
serata che avevo in programma. Gettai gli abiti che avevo indosso sul letto
alla rinfusa, e indossai una bella mini di renna che avevo preso proprio quella mattina dal mio negozio, abbinandola a una camicetta elasticizzata a body di raso beige che mi aderiva in modo strepitoso ai seni. Nel frattempo, mio marito era ritornato dopo aver comprato le cose di cui avevo bisogno.
"Che stai facendo li impalato come un idiota?" lo apostrofai, mentre mi
Osservava ammirato. "Non vedi che devi sistemare tutte le mie cose? Muoviti e fallo come Dio si deve se non vuoi farmi incazzare. Quando hai finito telefona a
quel ristorantino fuori città dove siamo andati a cenare qualche mese fa.
Hai capito di quale parlo? Dove abbiamo mangiato la carne argentina che c'è
piaciuta tanto. Ho deciso di andare a mangiare lì, ma devi prenotare un tavolo perché altrimenti non troviamo posto."
Con estrema soddisfazione osservai Marco raccogliere docile gli abiti che avevo gettato sul letto, piegarli e sistemarli nel mio armadio, quindi prendere il telefono e prenotare il tavolo. Oh, mio Dio, era fantastico. Io potevo tutto. Potevo ordinargli qualsiasi cosa e lui l'avrebbe fatta.
"Ora vatti a cambiare e cerca di metterti qualcosa che non mi faccia sfigurare", gli intimai. Era un'esagerazione in quanto mio marito poteva considerarsi sicuramente un bell'uomo, sempre curato nell'aspetto, con un fisico asciutto ma possente. Un uomo che aveva sicuramente un certo fascino tra il gentil sesso, malgrado la sua statura non fosse molto elevata.
"Sarà impossibile, amore mio," replicò invece Marco. "qualunque uomo accanto
a te sfigurerebbe."
Dovetti ammettere che ci sapeva fare, e le sue frasi sapevano sempre cogliere nel segno. Sapeva benissimo che ormai adoravo i complimenti per il mio aspetto, e lui non li lesinava affatto, anche se mi rimaneva il dubbio riguardo la totale sincerità delle sue parole.
Nel frattempo, avevo terminato di vestirmi. Avevo messo le calze che avevo appena comprato e un paio di scarpe col tacco 12, proprio quelle che lo facevano impazzire, e mi avvicinai a lui con fare sensuale.
“Ti piaccio così tanto?"
"Da impazzire. Non mi sembra quasi vero di poter essere io il fortunato che
ti sta accanto."
"Il problema è che non mi fido molto del tuo giudizio," replicai, mentre con la
mia bocca sfioravo la sua senza baciarlo. "L'hai detto tu stesso che mi vedi
come una dea solo perche incarno i tuoi desideri repressi per anni. Vediamo se
anche gli altri uomini mi guarderanno stasera. Guarda le mie gambe, sono
lunghe, sono belle non è vero?"
"Sì, molto", sussurrò Marco, quasi in stato di trance.
"E sono quasi completamente scoperte. Guarda, con una gonna qualche centimetro più corta e sarei praticamente nuda. Ti piace che altri uomini possano guardarle? Ti piace che mi desidereranno? Ti eccita il pensiero che mi spoglieranno con gli occhi?" Stavo andando d'istinto, non avevo cercato questa situazione, ma mi stavo rendendo conto che lo stavo tenendo sotto controllo, quasi ipnotizzato dalla mia figura e dalla mia voce, e la cosa non mi dispiaceva affatto. Stavo imparando in quel momento che c'era un'altro modo per avere il controllo totale su un uomo, ed era quello che stavo attuando in quel momento, con una specie di seduzione perversa. Sentivo il respiro di mio marito farsi sempre più affannoso, quasi sicura che fosse anche notevolmente eccitato, anche se non potevo saperlo con certezza. Considerando la sua psicologia, con i miei ordini e con quello che gli stavo facendo in quel momento, mi avrebbe sorpreso se non avesse avuto il suo cazzo sull’attenti. Lui intanto scosse la testa, e io gli sfiorai di nuovo le sue labbra con le mie, quindi mi scansai all'improvviso, facendo ondulare le mie due ciocche di capelli davanti al viso, e gli intimai nuovamente di andarsi a cambiare. Ero sempre più convinta di averlo eccitato, ma quella scenetta aveva avuto lo stesso effetto con me, tanto che pensai se non fosse il caso di restarsene a casa, farmi preparare una bella cenetta, e poi fare quello che desideravo. No, forse era meglio trascorrere una serata piacevole e posticipare tutto al nostro rientro. Inoltre, non stavo mentendo quando dicevo che volevo vedere quanto potessi piacere ad altri uomini. Sapevo di fare un certo effetto sui maschi. Lo sapevo quando ero ragazza e l'avevo riscoperto due anni prima, ma finora l'avevo visto solo come un normale desiderio femminile di essere attraente, un bisogno che scoprivo anche in tante altre donne. Non solo quelle della mia età, ma anche e soprattutto in quelle più grandi di me. Non l'avevo mai considerata una cosa negativa, era semplicemente una voglia molto femminile di piacere. Di solito mi bastava uno sguardo per appagarmi, per sentirmi bella e desiderabile anche al di fuori dell'ambito matrimoniale e, soprattutto, senza secondi fini, ma quella sera sentivo di volere qualcosa di più, anche se non riuscivo ancora a rendermene pienamente conto.
scritto il
2026-06-10
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