Per sempre primo episodio
di
Davide Sebastiani
genere
sentimentali
Primo episodio
Il mio nome è Bradford Kaplan e sono un detective della squadra omicidi di Wichita, nel Kansas. E sono molto bravo a scoprire chi si è macchiato di omicidio. Beh, più che bravo posso dire che ho un segreto che mi permette di scoprire gli assassini. In realtà, di segreti ne ho almeno un paio che condivido con la donna della mia vita, la bellissima dottoressa Sarah Lazar. Ci siamo conosciuti al college ed è stato un colpo di fulmine. Almeno da parte mia. E non poteva essere altrimenti. Alta, bella, con lunghi capelli biondi che contornavano un delizioso ovale, e con un fisico da sballo. La corteggiai per alcuni mesi, e alla fine Sarah decise che quel corteggiamento poteva concludersi perché anche lei si era innamorata di me. Beh, modestia a parte, non sono male nemmeno io, e forse Sarah accettò proprio perché vedeva che c’erano altre ragazze che non avrebbero disdegnato la mia compagnia. D’altronde, sono alto 1.83, con un fisico atletico che mi aveva fatto diventare il quarterback della nostra squadra di football, e con un volto maschio che non era indifferente all’altra metà del cielo. Ma io ho avuto occhi soltanto per lei, per la mia Sarah. Siamo praticamente cresciuti insieme, e crescendo abbiamo compreso che non era solo l’amore a renderci uniti. Avevamo altre cose che ci rendevano una coppia speciale, a cominciare da uno strano modo di fare sesso. E già, il sesso. L’ho sempre desiderata immensamente, ma poi, quando un po’ per caso abbiamo iniziato a diversificare i nostri approcci sessuali, ho capito che io sono semplicemente succube di lei, della giovane donna che, oltre ad essere la ragazza che a breve sposerò, è diventata la mia dolce e, al contempo, severa padrona. Sì, padrona. Ce l’avete presente quelle cose che la gente giudica strane, la dominazione, la sottomissione, le fruste? Ebbene, a noi piacciono da impazzire, e il sesso è diventato ancor più bello di quello che facevamo da coppia normale. E’ questo il primo segreto che condivido con Sarah. Sono il suo ragazzo, fra poco sarò suo marito ma, soprattutto, sono il suo schiavo. Le obbedisco, mi inginocchio ai suoi piedi e glieli bacio delicatamente, mi faccio frustare e persino penetrare con il suo strap-on, cucino per lei e la servo come una principessa. E più subisco tutto ciò e più l’adoro. C’è qualcosa di magico tra noi, qualcosa che va ben oltre un rapporto tra padrona e schiavo o tra due innamorati. Siamo semplicemente fatti l’uno per l’altra. Sarah ha trovato la sua vera dimensione nell’essere una dominatrice, e io l’ho trovata diventando il suo sottomesso. Ma abbiamo anche momenti dolcissimi di tenerezza assoluta che assumono una dimensione ancor più intensa proprio per questa condivisione. E già. Chi pensa che un rapporto di dominazione e sottomissione come il nostro sia solo una lunga serie di pratiche dolorose e umilianti è completamente fuori strada. Sarah mi ama, e nella maggior parte dei casi siamo una coppia come tante altre, e lei ha bisogno della mia protezione. Beh insomma… E’ una giovane donna realizzata e completamente autonoma, ma a volte sente il bisogno di accoccolarsi a me cercando tenerezze che io sono sempre disposto a darle a piene mani, con mia grande soddisfazione. Ma quando entra nei panni di padrona… Guai solo ad alzare la testa senza il suo permesso o, peggio ancora, a disobbedirle. E io le ho ormai riconosciuto questa autorità che la manda completamente fuori di testa.
Ma dicevo dei miei segreti. Ce n’è un altro che non è meno importante del fatto che io sono lo schiavo di Sarah. E soprattutto è molto più strano. Direi unico perché non mi risulta che ci siano altri esseri viventi che parlano coi morti. Sì, avete capito bene, io parlo con le persone morte, soprattutto con quelle che hanno avuto una morte violenta. Beh, non solo ci parlo, ma ci interagisco, le posso toccare, e loro cercano di aiutarmi a trovare il loro assassino. E questo è il motivo del mio grande successo che mi ha portato ad essere il detective con più assassini messi dietro le sbarre a nemmeno trent’anni. Beh, non crediate che quando incontro i morti mi dicano nome, cognome e indirizzo di chi li ha uccisi. Non funziona così. I morti sono spesso confusi e, soprattutto, non hanno la cognizione del tempo. A volte non si rendono nemmeno conto di essere stati uccisi, e quando lo capiscono pensano che la loro morte risalga al giorno precedente, mentre possono essere trascorsi anche dei mesi. E, soprattutto, raramente ricordano chi li ha uccisi e come è accaduto il delitto. Ed ecco che entra in scena l’abile investigatore che deve riunire i tasselli e deve fare in modo che il morto ricordi. Diciamo che ho un bel vantaggio rispetto ai miei colleghi ma un po’ di bravura ce la metto anch’io. E, a proposito dei miei colleghi, pagherebbero per conoscere il mio segreto, ma posso soltanto dire loro che ho ottimi informatori sparsi in tutti gli ambienti di Wichita. E sono costretti a crederci. Ovviamente, l’ho detto a Sarah. Non le nascondo nulla, e mi sembrava giusto confidarmi con la ragazza che amo. Non è stato facile convincerla, e all’inizio pensava che mi mancasse qualche rotella, ma poi l’evidenza dei fatti ha fatto sì che mi credesse. A volte, considerando che lavora all’ospedale di Wichita dove alcune volte sono ricoverate le vittime, prima di esalare l’ultimo respiro ovviamente, mi ha addirittura dato una mano nello scoprire il passato dei morti sui quali stavo investigando.
Ecco, adesso conoscete tutti i miei segreti inconfessabili. Ma non crediate che per questa strana dote che mi porto appresso fin da quando ero bambino, la mia vita si sia stravolta. Sono un ragazzo normale che cerca di aiutare la sua comunità facendo il poliziotto, e non ho una personalità tormentata come farebbe supporre questa mia dote particolare. E che cerca di godersi la vita come ho intenzione di fare stasera. Mi appresto infatti ad andare a prendere la mia meravigliosa padrona per portarla a cena fuori. Sperando poi nella sua magnanimità quando torneremo a casa, quella casa che stiamo arredando, e che ci accoglierà quando saremo sposati, ma che dividiamo già da alcuni mesi. In realtà conviviamo già da diversi anni, ma abbiamo comprato il nostro nido d’amore solo sei mesi fa. Un grosso sacrificio economico da parte di entrambi, ma cosa contano i soldi di fronte alla felicità di avere una casa tutta nostra?
Mi avvio pertanto verso il Wichita Hospital a prendere la mia… La mia tutto. La mia padrona, la mia fidanzata, la mia futura moglie, la mia confidente, la mia migliore amica, la donna che amo e che desidero ogni giorno di più.
L’ospedale è pieno di gente come al solito, purtroppo, e io cammino veloce verso l’ascensore che mi porterà al secondo piano dove c’è il reparto di ortopedia. E già, Sarah non è soltanto bellissima, ma è anche una brillante ortopedica che sta scalando rapidamente le gerarchie della piramide ospedaliera. Ha detto che vuole diventare il primario del reparto, e ci riuscirà sicuramente perché quando si mette in testa una cosa non c’è nulla che la possa far recedere. Eccola la piccola stanza dove mi sta aspettando. Non devo bussare perché la porta è semi aperta e ho la visione di lei col suo camice immacolato.
“Entra e chiudi la porta.” Obbedisco e mi inginocchio ai suoi piedi.
“Eccomi, Mistress.”
Mi mette una scarpa sotto il mento. “Bacia, schiavo.”
Lo faccio. Adoro sottomettermi a Sarah. Chissà perché. E pensare che non avevo mai avuto istinti sottomessi, ma con lei… E’ scattato qualcosa. Qualcosa che mi pervade tutto il corpo e la mente. Sì, certo, c’è molto di sessuale perché anche l’eccitazione fisica, oltre a quella psicologica, è enorme, ma a distanza di diversi anni per me è ancora misterioso il motivo per cui adoro questa situazione. Mi fa cenno di rialzarmi e vedo che si toglie il camice. Oh mio Dio quanto è bella! Ha raccolto i suoi capelli biondi facendo scendere due ciocche ai lati del viso, ed è già vestita per la serata che intendiamo trascorrere. Ha una camicetta bianca maliziosamente sbottonata che mette in evidenza i suoi meravigliosi seni, e una gonna leggermente sopra al ginocchio per evidenziare le sue lunghe e tornite gambe. E quelle décolleté tacco 12 che ho appena baciato come atto di sottomissione. Mi sorride, mi ordina di alzarmi, ma poi mi arriva un ceffone.
“Perché?” le chiedo, ignorando il motivo per quello schiaffo improvviso, e mi domando se ho fatto qualcosa che non ha gradito, o è stato un atto per ribadire il suo potere
“Perché mi andava di dartelo,” mi risponde, allargando le sue splendide labbra in un sorriso, confermando così i miei sospetti. “E soprattutto perché ho notato poco ardore quando mi hai baciato le mie scarpe. Stasera, quando torneremo a casa dovrai essere punito, non credi?”
“Se è quello che vuoi, Mistress, allora è giusto.” Chino la testa. Non mi interessa il motivo per il quale mi punirà e che è apparentemente banale. Quello che conta per me è fare ciò che mi dice e accettarne le conseguenze. E in questo tipo di rapporto bisogna avere quella fantasia che a Sarah non manca di sicuro, e se si è appigliata a questo pur di infliggermi una punizione significa che lei sente il bisogno di entrare nei panni di dominatrice. Proprio come io sento il desiderio di entrare in quello del suo docile sottomesso.
“Oh, sì che è giusto. E’ giusto perché l’ho deciso io.”
Adoro questo suo modo di fare. Sembra nata per dominare. E’ calma, sicura del suo potere nei miei confronti, e io posso solo ritenermi l’uomo più fortunato al mondo per essere ai suoi comandi e per essere il suo ragazzo e futuro marito. Vedo che prende un leggero soprabito appeso al portaabiti e se lo mette addosso.
“Dai andiamo! Ci manca soltanto che qualcuno venga a curiosare qui dentro e ti veda in ginocchio. Rimandiamo tutto al rientro a casa. A proposito, hai contattato il tipo che ci deve portare le tende?”
“Sì, Mistress. Ha detto che ci vogliono almeno altre due settimane perché ha molto lavoro.”
Fa una smorfia di disapprovazione. “Cavolo, Brad, fra un mese ci sposiamo e la casa è ancora in alto mare.” Ha iniziato a parlare con me non più come padrona ma come fidanzata, e questa è una delle caratteristiche del nostro rapporto che amo di più, passando dal rapporto padrona/schiavo a quello di una normale coppia con i problemi giornalieri da affrontare. Non abbiamo momenti prefissati, e forse proprio il fatto di dovermi sottomettere a lei anche nei momenti di quotidianità, rende questo nostro rapporto intriso di dolce magia.
“Abbiamo la cucina e la camera da letto. Per adesso è più che sufficiente”, le dico, facendola sorridere.
“Già, ma vorrei entrare nella mia casa come signora Kaplan e vedere che tutto sia a posto.”
“Lo sarà. E non vedo l’ora di vederti con l’abito bianco. Sarai la più bella delle spose.”
“Vieni di fronte a me, Bradford Kaplan.”
“Ai tuoi ordini, Mistress Sarah.”
Mi afferra per il collo e mi bacia. “Ti amo, schiavo.”
“E io amo te, Mistress Sarah.”
“Dai, andiamo a cena”, mi dice, appendendo il suo camice bianco e uscendo dalla stanzetta. Dopo pochi minuti siamo in macchina in direzione del ristorante. Mentre guido vedo che lei si sta rifacendo il trucco, ma il mio sguardo è soprattutto direzionato sulle sue gambe ricoperte da sensuali calze di seta scure che sono generosamente in mostra. Si accorge del mio sguardo.
“Pensa a guidare. Avrai tutto il tempo di ammirarmi”, mi rimprovera.
“Non ce la faccio. Quelle gambe sono una calamita per i miei occhi.”
“Solo le gambe?” mi chiede maliziosa.
“Le gambe, il seno, il viso, tutto di te mi piac.e”
“Pure tu non sei male. Ma non ti ci abituare ai complimenti. Non è normale che una padrona dica al suo schiavo che è un bel ragazzo.”
“Lo può dire la fidanzata all’uomo che sta per sposare.”
Sorride maliziosamente. “Vedremo. Ne parleremo a casa perché adesso ho una gran fame. Non ho messo in bocca niente a pranzo, e non vedo l’ora di sedermi al tavolo che hai prenotato.”
Annuisco. Anche io sono nelle stesse condizioni di Sarah. A pranzo ho mangiato appena un sandwich perché ero impegnato nel lavoro, e ho intenzione di rifarmi a cena. Siamo arrivati e parcheggio la mia auto proprio dinanzi al ristorante. Poco più in là c’è un centro commerciale ancora aperto, anche se a quest’ora appare semivuoto. E’ un giorno feriale e anche il locale non è completo, ma comunque, per evitare brutte sorprese, ho prenotato un tavolo per due. Faccio entrare prima la mia padrona e futura sposa. Mi aspetta una piacevolissima serata con la donna che amo.
Fine primo episodio
Il mio nome è Bradford Kaplan e sono un detective della squadra omicidi di Wichita, nel Kansas. E sono molto bravo a scoprire chi si è macchiato di omicidio. Beh, più che bravo posso dire che ho un segreto che mi permette di scoprire gli assassini. In realtà, di segreti ne ho almeno un paio che condivido con la donna della mia vita, la bellissima dottoressa Sarah Lazar. Ci siamo conosciuti al college ed è stato un colpo di fulmine. Almeno da parte mia. E non poteva essere altrimenti. Alta, bella, con lunghi capelli biondi che contornavano un delizioso ovale, e con un fisico da sballo. La corteggiai per alcuni mesi, e alla fine Sarah decise che quel corteggiamento poteva concludersi perché anche lei si era innamorata di me. Beh, modestia a parte, non sono male nemmeno io, e forse Sarah accettò proprio perché vedeva che c’erano altre ragazze che non avrebbero disdegnato la mia compagnia. D’altronde, sono alto 1.83, con un fisico atletico che mi aveva fatto diventare il quarterback della nostra squadra di football, e con un volto maschio che non era indifferente all’altra metà del cielo. Ma io ho avuto occhi soltanto per lei, per la mia Sarah. Siamo praticamente cresciuti insieme, e crescendo abbiamo compreso che non era solo l’amore a renderci uniti. Avevamo altre cose che ci rendevano una coppia speciale, a cominciare da uno strano modo di fare sesso. E già, il sesso. L’ho sempre desiderata immensamente, ma poi, quando un po’ per caso abbiamo iniziato a diversificare i nostri approcci sessuali, ho capito che io sono semplicemente succube di lei, della giovane donna che, oltre ad essere la ragazza che a breve sposerò, è diventata la mia dolce e, al contempo, severa padrona. Sì, padrona. Ce l’avete presente quelle cose che la gente giudica strane, la dominazione, la sottomissione, le fruste? Ebbene, a noi piacciono da impazzire, e il sesso è diventato ancor più bello di quello che facevamo da coppia normale. E’ questo il primo segreto che condivido con Sarah. Sono il suo ragazzo, fra poco sarò suo marito ma, soprattutto, sono il suo schiavo. Le obbedisco, mi inginocchio ai suoi piedi e glieli bacio delicatamente, mi faccio frustare e persino penetrare con il suo strap-on, cucino per lei e la servo come una principessa. E più subisco tutto ciò e più l’adoro. C’è qualcosa di magico tra noi, qualcosa che va ben oltre un rapporto tra padrona e schiavo o tra due innamorati. Siamo semplicemente fatti l’uno per l’altra. Sarah ha trovato la sua vera dimensione nell’essere una dominatrice, e io l’ho trovata diventando il suo sottomesso. Ma abbiamo anche momenti dolcissimi di tenerezza assoluta che assumono una dimensione ancor più intensa proprio per questa condivisione. E già. Chi pensa che un rapporto di dominazione e sottomissione come il nostro sia solo una lunga serie di pratiche dolorose e umilianti è completamente fuori strada. Sarah mi ama, e nella maggior parte dei casi siamo una coppia come tante altre, e lei ha bisogno della mia protezione. Beh insomma… E’ una giovane donna realizzata e completamente autonoma, ma a volte sente il bisogno di accoccolarsi a me cercando tenerezze che io sono sempre disposto a darle a piene mani, con mia grande soddisfazione. Ma quando entra nei panni di padrona… Guai solo ad alzare la testa senza il suo permesso o, peggio ancora, a disobbedirle. E io le ho ormai riconosciuto questa autorità che la manda completamente fuori di testa.
Ma dicevo dei miei segreti. Ce n’è un altro che non è meno importante del fatto che io sono lo schiavo di Sarah. E soprattutto è molto più strano. Direi unico perché non mi risulta che ci siano altri esseri viventi che parlano coi morti. Sì, avete capito bene, io parlo con le persone morte, soprattutto con quelle che hanno avuto una morte violenta. Beh, non solo ci parlo, ma ci interagisco, le posso toccare, e loro cercano di aiutarmi a trovare il loro assassino. E questo è il motivo del mio grande successo che mi ha portato ad essere il detective con più assassini messi dietro le sbarre a nemmeno trent’anni. Beh, non crediate che quando incontro i morti mi dicano nome, cognome e indirizzo di chi li ha uccisi. Non funziona così. I morti sono spesso confusi e, soprattutto, non hanno la cognizione del tempo. A volte non si rendono nemmeno conto di essere stati uccisi, e quando lo capiscono pensano che la loro morte risalga al giorno precedente, mentre possono essere trascorsi anche dei mesi. E, soprattutto, raramente ricordano chi li ha uccisi e come è accaduto il delitto. Ed ecco che entra in scena l’abile investigatore che deve riunire i tasselli e deve fare in modo che il morto ricordi. Diciamo che ho un bel vantaggio rispetto ai miei colleghi ma un po’ di bravura ce la metto anch’io. E, a proposito dei miei colleghi, pagherebbero per conoscere il mio segreto, ma posso soltanto dire loro che ho ottimi informatori sparsi in tutti gli ambienti di Wichita. E sono costretti a crederci. Ovviamente, l’ho detto a Sarah. Non le nascondo nulla, e mi sembrava giusto confidarmi con la ragazza che amo. Non è stato facile convincerla, e all’inizio pensava che mi mancasse qualche rotella, ma poi l’evidenza dei fatti ha fatto sì che mi credesse. A volte, considerando che lavora all’ospedale di Wichita dove alcune volte sono ricoverate le vittime, prima di esalare l’ultimo respiro ovviamente, mi ha addirittura dato una mano nello scoprire il passato dei morti sui quali stavo investigando.
Ecco, adesso conoscete tutti i miei segreti inconfessabili. Ma non crediate che per questa strana dote che mi porto appresso fin da quando ero bambino, la mia vita si sia stravolta. Sono un ragazzo normale che cerca di aiutare la sua comunità facendo il poliziotto, e non ho una personalità tormentata come farebbe supporre questa mia dote particolare. E che cerca di godersi la vita come ho intenzione di fare stasera. Mi appresto infatti ad andare a prendere la mia meravigliosa padrona per portarla a cena fuori. Sperando poi nella sua magnanimità quando torneremo a casa, quella casa che stiamo arredando, e che ci accoglierà quando saremo sposati, ma che dividiamo già da alcuni mesi. In realtà conviviamo già da diversi anni, ma abbiamo comprato il nostro nido d’amore solo sei mesi fa. Un grosso sacrificio economico da parte di entrambi, ma cosa contano i soldi di fronte alla felicità di avere una casa tutta nostra?
Mi avvio pertanto verso il Wichita Hospital a prendere la mia… La mia tutto. La mia padrona, la mia fidanzata, la mia futura moglie, la mia confidente, la mia migliore amica, la donna che amo e che desidero ogni giorno di più.
L’ospedale è pieno di gente come al solito, purtroppo, e io cammino veloce verso l’ascensore che mi porterà al secondo piano dove c’è il reparto di ortopedia. E già, Sarah non è soltanto bellissima, ma è anche una brillante ortopedica che sta scalando rapidamente le gerarchie della piramide ospedaliera. Ha detto che vuole diventare il primario del reparto, e ci riuscirà sicuramente perché quando si mette in testa una cosa non c’è nulla che la possa far recedere. Eccola la piccola stanza dove mi sta aspettando. Non devo bussare perché la porta è semi aperta e ho la visione di lei col suo camice immacolato.
“Entra e chiudi la porta.” Obbedisco e mi inginocchio ai suoi piedi.
“Eccomi, Mistress.”
Mi mette una scarpa sotto il mento. “Bacia, schiavo.”
Lo faccio. Adoro sottomettermi a Sarah. Chissà perché. E pensare che non avevo mai avuto istinti sottomessi, ma con lei… E’ scattato qualcosa. Qualcosa che mi pervade tutto il corpo e la mente. Sì, certo, c’è molto di sessuale perché anche l’eccitazione fisica, oltre a quella psicologica, è enorme, ma a distanza di diversi anni per me è ancora misterioso il motivo per cui adoro questa situazione. Mi fa cenno di rialzarmi e vedo che si toglie il camice. Oh mio Dio quanto è bella! Ha raccolto i suoi capelli biondi facendo scendere due ciocche ai lati del viso, ed è già vestita per la serata che intendiamo trascorrere. Ha una camicetta bianca maliziosamente sbottonata che mette in evidenza i suoi meravigliosi seni, e una gonna leggermente sopra al ginocchio per evidenziare le sue lunghe e tornite gambe. E quelle décolleté tacco 12 che ho appena baciato come atto di sottomissione. Mi sorride, mi ordina di alzarmi, ma poi mi arriva un ceffone.
“Perché?” le chiedo, ignorando il motivo per quello schiaffo improvviso, e mi domando se ho fatto qualcosa che non ha gradito, o è stato un atto per ribadire il suo potere
“Perché mi andava di dartelo,” mi risponde, allargando le sue splendide labbra in un sorriso, confermando così i miei sospetti. “E soprattutto perché ho notato poco ardore quando mi hai baciato le mie scarpe. Stasera, quando torneremo a casa dovrai essere punito, non credi?”
“Se è quello che vuoi, Mistress, allora è giusto.” Chino la testa. Non mi interessa il motivo per il quale mi punirà e che è apparentemente banale. Quello che conta per me è fare ciò che mi dice e accettarne le conseguenze. E in questo tipo di rapporto bisogna avere quella fantasia che a Sarah non manca di sicuro, e se si è appigliata a questo pur di infliggermi una punizione significa che lei sente il bisogno di entrare nei panni di dominatrice. Proprio come io sento il desiderio di entrare in quello del suo docile sottomesso.
“Oh, sì che è giusto. E’ giusto perché l’ho deciso io.”
Adoro questo suo modo di fare. Sembra nata per dominare. E’ calma, sicura del suo potere nei miei confronti, e io posso solo ritenermi l’uomo più fortunato al mondo per essere ai suoi comandi e per essere il suo ragazzo e futuro marito. Vedo che prende un leggero soprabito appeso al portaabiti e se lo mette addosso.
“Dai andiamo! Ci manca soltanto che qualcuno venga a curiosare qui dentro e ti veda in ginocchio. Rimandiamo tutto al rientro a casa. A proposito, hai contattato il tipo che ci deve portare le tende?”
“Sì, Mistress. Ha detto che ci vogliono almeno altre due settimane perché ha molto lavoro.”
Fa una smorfia di disapprovazione. “Cavolo, Brad, fra un mese ci sposiamo e la casa è ancora in alto mare.” Ha iniziato a parlare con me non più come padrona ma come fidanzata, e questa è una delle caratteristiche del nostro rapporto che amo di più, passando dal rapporto padrona/schiavo a quello di una normale coppia con i problemi giornalieri da affrontare. Non abbiamo momenti prefissati, e forse proprio il fatto di dovermi sottomettere a lei anche nei momenti di quotidianità, rende questo nostro rapporto intriso di dolce magia.
“Abbiamo la cucina e la camera da letto. Per adesso è più che sufficiente”, le dico, facendola sorridere.
“Già, ma vorrei entrare nella mia casa come signora Kaplan e vedere che tutto sia a posto.”
“Lo sarà. E non vedo l’ora di vederti con l’abito bianco. Sarai la più bella delle spose.”
“Vieni di fronte a me, Bradford Kaplan.”
“Ai tuoi ordini, Mistress Sarah.”
Mi afferra per il collo e mi bacia. “Ti amo, schiavo.”
“E io amo te, Mistress Sarah.”
“Dai, andiamo a cena”, mi dice, appendendo il suo camice bianco e uscendo dalla stanzetta. Dopo pochi minuti siamo in macchina in direzione del ristorante. Mentre guido vedo che lei si sta rifacendo il trucco, ma il mio sguardo è soprattutto direzionato sulle sue gambe ricoperte da sensuali calze di seta scure che sono generosamente in mostra. Si accorge del mio sguardo.
“Pensa a guidare. Avrai tutto il tempo di ammirarmi”, mi rimprovera.
“Non ce la faccio. Quelle gambe sono una calamita per i miei occhi.”
“Solo le gambe?” mi chiede maliziosa.
“Le gambe, il seno, il viso, tutto di te mi piac.e”
“Pure tu non sei male. Ma non ti ci abituare ai complimenti. Non è normale che una padrona dica al suo schiavo che è un bel ragazzo.”
“Lo può dire la fidanzata all’uomo che sta per sposare.”
Sorride maliziosamente. “Vedremo. Ne parleremo a casa perché adesso ho una gran fame. Non ho messo in bocca niente a pranzo, e non vedo l’ora di sedermi al tavolo che hai prenotato.”
Annuisco. Anche io sono nelle stesse condizioni di Sarah. A pranzo ho mangiato appena un sandwich perché ero impegnato nel lavoro, e ho intenzione di rifarmi a cena. Siamo arrivati e parcheggio la mia auto proprio dinanzi al ristorante. Poco più in là c’è un centro commerciale ancora aperto, anche se a quest’ora appare semivuoto. E’ un giorno feriale e anche il locale non è completo, ma comunque, per evitare brutte sorprese, ho prenotato un tavolo per due. Faccio entrare prima la mia padrona e futura sposa. Mi aspetta una piacevolissima serata con la donna che amo.
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