Per sempre Quinto episodio
di
Davide Sebastiani
genere
sentimentali
Margaret Sommers abita poco lontano dalla casa dei Callagher, a un paio di isolati di distanza. Dovrò usare tutte le cautele del caso perché interrogare i genitori di una persona deceduta è una delle cose più dolorose che un poliziotto debba compiere. Per fortuna, la donna è in casa ed è lei che mi viene ad aprire. Quando la porta si apre, ripeto sia il saluto che la presentazione che ho fatto con la Callagher
“Buon pomeriggio, signora Sommers. Sono il detective Bradford Kaplan della polizia di Wichita. Posso parlare con lei?”
Mi guarda ma è uno sguardo spento. Non è brutta, ma è evidente come abbia perso completamente l’interesse per il suo aspetto fisico. E’ minuta, alta circa 1.65, coi capelli castani raccolti e senza un filo di trucco. Dovrebbe avere sui 45 anni ma è difficile dare un’età a una donna che si sta lasciando andare.
“Avete qualche novità sulla morte di mia figlia?” mi dice dopo alcuni istanti. E adesso cosa le rispondo? Che ho parlato con sua figlia morta? Mi prenderebbe per pazzo.
“Abbiamo una pista, signora” le rispondo infatti, rimanendo sul vago.
“Venga, detective, entri pure.” Mi fa cenno di seguirla e mi guardo intorno. La casa non è certo lussuosa, ma sicuramente denota dignità e pulizia. Mi conduce in una stanza che sembra una specie di santuario con numerose foto di Jennifer che la ritraggono sorridente con la madre, con la sorella e con varie amiche e amici “Questa era la sua stanza. Era bellissima.” mi dice, cercando inutilmente di asciugarsi una lacrima che non riesce però a fermare.
“Sì, molto bella”, confermo, guardandomi intorno. Sembra la classica stanza di una ragazza di quell’età, con alcuni poster di divi della musica e del cinema e senza alcuna anomalie o stranezze. Sono sempre più convinto che Jennifer fosse una ragazza come tante altre.
“Beh, venga, mi segua”, mi dice dopo alcuni istanti. Vedo che ci dirigiamo in cucina e, appena arrivati, mi fa segno di mettermi seduto.
“Le spiace se parliamo qui in cucina e non nel salone? La cucina mi dà la sensazione di un ambiente raccolto, vissuto, e io ho bisogno… di questo tipo di sensazioni.”
“La comprendo, signora Sommers.”
“Mi chiami Maggie, la prego.”
Annuisco. “Ok, Maggie, veniamo a noi. Lei si è fatta un’idea sulla morte di sua figlia?”
“Sono due mesi che ci penso, da quella maledetta sera, e non sono riuscita a capire la motivazione. Jenny era benvoluta da tutti.”
“Lei si confidava con sua figlia? Era a conoscenza di qualche suo segreto? Di solito le figlie adolescenti hanno uno stretto legame con la propria madre.”
“Io… Non è così facile, detective. Io ho dovuto fare da madre e da padre per Jenny e Lorraine. A volte sono stata un po’ dura ma dovevo lavorare, avevo una casa e due figlie, e non sempre sono stata una madre presente. Ma solo Dio sa quanto amassi Jenny e quanto ami Lorraine”
“Maggie, nessuno sta mettendo in dubbio il suo amore per le sue figlie. La capisco sa. E quindi, lei non era d’accordo con il flirt che sua figlia aveva con Peter?”
Scuote la testa vigorosamente. “No. Io sarei stata contenta. Peter è un bravo ragazzo, ma Jenny non me l’ha mai detto che aveva una storia con lui. E’ questo che mi fa sentire male. Se lei me lo avesse confidato, forse Peter sarebbe venuto a prenderla e insieme a lui non sarebbe accaduto nulla. E invece aveva timore di confidarmi le sue cose.”
Scuoto la testa. Il mio istinto mi dice che sarebbe andata ben diversamente. “Non è proprio così, signora Sommers. Jenny voleva soltanto attendere ed essere sicura dei propri sentimenti. Lei aveva intenzione di dirglielo. Me lo ha detto Peter.”
Si asciuga le lacrime col dorso della mano ma, nello stesso tempo, un sorriso si forma sul suo viso.
“Davvero? Allora si fidava di me?”
“Ma certo. Non si addossi colpe che non ha, Maggie. Inoltre, se Peter fosse venuto a prendere sua figlia, probabilmente anche il ragazzo avrebbe fatto una brutta fine. Ora però devo farle alcune domande particolari. Vorrei che mi rispondesse sinceramente.”
“Mi dica pure.”
“Quali sono i suoi rapporti con il padre di Jenny?”
“Quasi nulli. Non ci siamo lasciati in amicizia. Lo vedo una volta al mese quando mi porta i soldi per il mantenimento delle ragazze, e ne approfitta per vederle e portarle a cena.”
“Il suo ex marito aveva rapporti con qualche malavitoso?”
Allarga le braccia per lo stupore. “Cosa? Ma no, è da escludere. E’ uno stronzo, ma non ha certo le palle per fare cose del genere. Ma perché mi chiede una cosa del genere?”
“Perché la povera Jenny è stata uccisa con un colpo al cuore. Un metodo da professionisti, e siccome la vita di sua figlia era specchiata, è possibile che chi l’ha uccisa volesse far pagare qualcosa al padre. O a lei, Maggie.”
“No, detective Kaplan, lei è fuori strada. Nessuno di noi ha mai avuto contatti con qualcuno della malavita.”
“D’accordo, Maggie. Mi fiderò della sua parola.”
“Insomma, ci sono delle novità oppure tutto è rimasto come prima?”
“Ci sono delle piccole novità. Il modo in cui è stata uccisa Jenny ci fa pensare che possa entrarci la malavita. Probabilmente, Jenny deve essere venuta a conoscenza di qualcosa che non avrebbe dovuto sentire e potrebbero averle teso una trappola. Stiamo indagando all’interno della malavita di Wichita, ed ecco perché cercavo di capire se lei o il suo ex avevate qualcosa a che fare con qualche personaggio losco della città.”
“No, mi creda, né io e né suo padre c’entriamo niente in questa faccenda. Però ciò che mi ha appena detto è vero. Jenny è stata…”
“Giustiziata. Sua figlia era in qualche modo venuta a conoscenza di qualcosa di grosso”, concludo, lasciandola di stucco.
La vecchia fabbrica abbandonata non è lontana dalla casa dei due ragazzi, e questo spiega anche il motivo per cui era stata scelta dalla coppia per andare a fare sesso. Si tratta di un enorme capannone in disuso le cui vetrate sono per lo più rotte. Ho letto che una grossa azienda l’aveva comprato per ristrutturarlo, ma il delitto che è stato commesso ha frenato l’inizio dei lavori. Prima di scendere però faccio un colpo di telefono a un mio collega.
“Ciao, Gary, sono Kaplan.”
“Ciao, Brad, dimmi.”
“Ho bisogno di informazioni su due persone. Si tratta di Margaret Sommers e del suo ex marito John Mallory. Vorrei che tu scoprissi se questi due possono aver avuto contatti con la malavita organizzata, se ad esempio avevano contratto debiti o cose del genere.” L’agente Gary O’Rourke sospira. “Permetti una parol,a Kaplan?”
“Certo, dimmi pure.”
“Hai informatori che ti danno notizie apparentemente assurde su omicidi, notizie che poi si rivelano sempre esatte, e hai bisogno di me per avere notizie? I tuoi informatori non sono in grado?” L’ha detto con tono ironico ma sorvolo su quella facile ironia.
“Non è così facile, lo sai. Io ho bisogno di notizie su quei due e, se le dovessi chiedere ai miei informatori c’è la possibilità che queste notizie vengano stravolte.”
Lo sento sogghignare, ma poi il tono della sua voce torna ad essere professionale.
“Ok, vedrò quello che riesco a scoprire e te lo faccio sapere.”
“D’accordo. Grazie Gary, ci sentiamo dopo.”
Scendo dalla macchina e mi guardo intorno. Il luogo è isolato. La povera Jenny non aveva nessuna speranza di farla franca. Non poteva fuggire da nessuna parte e comunque è stata colta all’improvviso visto che le hanno sparato al cuore. Oppure, presa, bloccata e poi giustiziata. Spero che sia giusta la prima ipotesi almeno non si è resa conto di dover morire. Il capannone è ancora delimitato dal nastro che la polizia ha messo quando ha investigato sull’omicidio ma io lo oltrepasso. La porta è aperta e mi rendo conto che non c’è nessun tipo di impedimento per entrare. La serratura non esiste e chiunque avrebbe potuto entrare qui dentro. C’è molta polvere, un paio di tavoli e alcune sedie mezze rotte. C’è un ufficio al primo piano, anche quello coi vetri in parte rotti. Ho letto che la scientifica ha trovato innumerevoli impronte mischiate una all’altra e quindi inutilizzabili sia all’interno dell’ufficio che nel capannone. Quel poco che c’è è in disordine. Alcuni faldoni vuoti gettati in terra, ad esempio. Proprio come nelle fotografie scattate dalla scientifica che ho a mia volta scaricato sul mio telefono. Le controllo per verificare se ci sono stati spostamenti. No, niente del genere. Dopo la polizia non è entrato nessuno. Chi ha trovato Jennifer qui dentro? Qualcuno che stava pianificando un furto? Mi sembra la soluzione più probabile ma impossibile venirne a capo se Jennifer non mi aiuterà. Solo lei può far luce sul proprio omicidio.
“Buon pomeriggio, signora Sommers. Sono il detective Bradford Kaplan della polizia di Wichita. Posso parlare con lei?”
Mi guarda ma è uno sguardo spento. Non è brutta, ma è evidente come abbia perso completamente l’interesse per il suo aspetto fisico. E’ minuta, alta circa 1.65, coi capelli castani raccolti e senza un filo di trucco. Dovrebbe avere sui 45 anni ma è difficile dare un’età a una donna che si sta lasciando andare.
“Avete qualche novità sulla morte di mia figlia?” mi dice dopo alcuni istanti. E adesso cosa le rispondo? Che ho parlato con sua figlia morta? Mi prenderebbe per pazzo.
“Abbiamo una pista, signora” le rispondo infatti, rimanendo sul vago.
“Venga, detective, entri pure.” Mi fa cenno di seguirla e mi guardo intorno. La casa non è certo lussuosa, ma sicuramente denota dignità e pulizia. Mi conduce in una stanza che sembra una specie di santuario con numerose foto di Jennifer che la ritraggono sorridente con la madre, con la sorella e con varie amiche e amici “Questa era la sua stanza. Era bellissima.” mi dice, cercando inutilmente di asciugarsi una lacrima che non riesce però a fermare.
“Sì, molto bella”, confermo, guardandomi intorno. Sembra la classica stanza di una ragazza di quell’età, con alcuni poster di divi della musica e del cinema e senza alcuna anomalie o stranezze. Sono sempre più convinto che Jennifer fosse una ragazza come tante altre.
“Beh, venga, mi segua”, mi dice dopo alcuni istanti. Vedo che ci dirigiamo in cucina e, appena arrivati, mi fa segno di mettermi seduto.
“Le spiace se parliamo qui in cucina e non nel salone? La cucina mi dà la sensazione di un ambiente raccolto, vissuto, e io ho bisogno… di questo tipo di sensazioni.”
“La comprendo, signora Sommers.”
“Mi chiami Maggie, la prego.”
Annuisco. “Ok, Maggie, veniamo a noi. Lei si è fatta un’idea sulla morte di sua figlia?”
“Sono due mesi che ci penso, da quella maledetta sera, e non sono riuscita a capire la motivazione. Jenny era benvoluta da tutti.”
“Lei si confidava con sua figlia? Era a conoscenza di qualche suo segreto? Di solito le figlie adolescenti hanno uno stretto legame con la propria madre.”
“Io… Non è così facile, detective. Io ho dovuto fare da madre e da padre per Jenny e Lorraine. A volte sono stata un po’ dura ma dovevo lavorare, avevo una casa e due figlie, e non sempre sono stata una madre presente. Ma solo Dio sa quanto amassi Jenny e quanto ami Lorraine”
“Maggie, nessuno sta mettendo in dubbio il suo amore per le sue figlie. La capisco sa. E quindi, lei non era d’accordo con il flirt che sua figlia aveva con Peter?”
Scuote la testa vigorosamente. “No. Io sarei stata contenta. Peter è un bravo ragazzo, ma Jenny non me l’ha mai detto che aveva una storia con lui. E’ questo che mi fa sentire male. Se lei me lo avesse confidato, forse Peter sarebbe venuto a prenderla e insieme a lui non sarebbe accaduto nulla. E invece aveva timore di confidarmi le sue cose.”
Scuoto la testa. Il mio istinto mi dice che sarebbe andata ben diversamente. “Non è proprio così, signora Sommers. Jenny voleva soltanto attendere ed essere sicura dei propri sentimenti. Lei aveva intenzione di dirglielo. Me lo ha detto Peter.”
Si asciuga le lacrime col dorso della mano ma, nello stesso tempo, un sorriso si forma sul suo viso.
“Davvero? Allora si fidava di me?”
“Ma certo. Non si addossi colpe che non ha, Maggie. Inoltre, se Peter fosse venuto a prendere sua figlia, probabilmente anche il ragazzo avrebbe fatto una brutta fine. Ora però devo farle alcune domande particolari. Vorrei che mi rispondesse sinceramente.”
“Mi dica pure.”
“Quali sono i suoi rapporti con il padre di Jenny?”
“Quasi nulli. Non ci siamo lasciati in amicizia. Lo vedo una volta al mese quando mi porta i soldi per il mantenimento delle ragazze, e ne approfitta per vederle e portarle a cena.”
“Il suo ex marito aveva rapporti con qualche malavitoso?”
Allarga le braccia per lo stupore. “Cosa? Ma no, è da escludere. E’ uno stronzo, ma non ha certo le palle per fare cose del genere. Ma perché mi chiede una cosa del genere?”
“Perché la povera Jenny è stata uccisa con un colpo al cuore. Un metodo da professionisti, e siccome la vita di sua figlia era specchiata, è possibile che chi l’ha uccisa volesse far pagare qualcosa al padre. O a lei, Maggie.”
“No, detective Kaplan, lei è fuori strada. Nessuno di noi ha mai avuto contatti con qualcuno della malavita.”
“D’accordo, Maggie. Mi fiderò della sua parola.”
“Insomma, ci sono delle novità oppure tutto è rimasto come prima?”
“Ci sono delle piccole novità. Il modo in cui è stata uccisa Jenny ci fa pensare che possa entrarci la malavita. Probabilmente, Jenny deve essere venuta a conoscenza di qualcosa che non avrebbe dovuto sentire e potrebbero averle teso una trappola. Stiamo indagando all’interno della malavita di Wichita, ed ecco perché cercavo di capire se lei o il suo ex avevate qualcosa a che fare con qualche personaggio losco della città.”
“No, mi creda, né io e né suo padre c’entriamo niente in questa faccenda. Però ciò che mi ha appena detto è vero. Jenny è stata…”
“Giustiziata. Sua figlia era in qualche modo venuta a conoscenza di qualcosa di grosso”, concludo, lasciandola di stucco.
La vecchia fabbrica abbandonata non è lontana dalla casa dei due ragazzi, e questo spiega anche il motivo per cui era stata scelta dalla coppia per andare a fare sesso. Si tratta di un enorme capannone in disuso le cui vetrate sono per lo più rotte. Ho letto che una grossa azienda l’aveva comprato per ristrutturarlo, ma il delitto che è stato commesso ha frenato l’inizio dei lavori. Prima di scendere però faccio un colpo di telefono a un mio collega.
“Ciao, Gary, sono Kaplan.”
“Ciao, Brad, dimmi.”
“Ho bisogno di informazioni su due persone. Si tratta di Margaret Sommers e del suo ex marito John Mallory. Vorrei che tu scoprissi se questi due possono aver avuto contatti con la malavita organizzata, se ad esempio avevano contratto debiti o cose del genere.” L’agente Gary O’Rourke sospira. “Permetti una parol,a Kaplan?”
“Certo, dimmi pure.”
“Hai informatori che ti danno notizie apparentemente assurde su omicidi, notizie che poi si rivelano sempre esatte, e hai bisogno di me per avere notizie? I tuoi informatori non sono in grado?” L’ha detto con tono ironico ma sorvolo su quella facile ironia.
“Non è così facile, lo sai. Io ho bisogno di notizie su quei due e, se le dovessi chiedere ai miei informatori c’è la possibilità che queste notizie vengano stravolte.”
Lo sento sogghignare, ma poi il tono della sua voce torna ad essere professionale.
“Ok, vedrò quello che riesco a scoprire e te lo faccio sapere.”
“D’accordo. Grazie Gary, ci sentiamo dopo.”
Scendo dalla macchina e mi guardo intorno. Il luogo è isolato. La povera Jenny non aveva nessuna speranza di farla franca. Non poteva fuggire da nessuna parte e comunque è stata colta all’improvviso visto che le hanno sparato al cuore. Oppure, presa, bloccata e poi giustiziata. Spero che sia giusta la prima ipotesi almeno non si è resa conto di dover morire. Il capannone è ancora delimitato dal nastro che la polizia ha messo quando ha investigato sull’omicidio ma io lo oltrepasso. La porta è aperta e mi rendo conto che non c’è nessun tipo di impedimento per entrare. La serratura non esiste e chiunque avrebbe potuto entrare qui dentro. C’è molta polvere, un paio di tavoli e alcune sedie mezze rotte. C’è un ufficio al primo piano, anche quello coi vetri in parte rotti. Ho letto che la scientifica ha trovato innumerevoli impronte mischiate una all’altra e quindi inutilizzabili sia all’interno dell’ufficio che nel capannone. Quel poco che c’è è in disordine. Alcuni faldoni vuoti gettati in terra, ad esempio. Proprio come nelle fotografie scattate dalla scientifica che ho a mia volta scaricato sul mio telefono. Le controllo per verificare se ci sono stati spostamenti. No, niente del genere. Dopo la polizia non è entrato nessuno. Chi ha trovato Jennifer qui dentro? Qualcuno che stava pianificando un furto? Mi sembra la soluzione più probabile ma impossibile venirne a capo se Jennifer non mi aiuterà. Solo lei può far luce sul proprio omicidio.
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