La vita di Patty Capitolo 34
di
Davide Sebastiani
genere
dominazione
Mentre Marco guidava verso la meta della nostra vacanza, io cantavo a
squarciagola le canzoni di Vasco Rossi, le cui note uscivano fuori dallo stereo, con i piedi sul cruscotto.
Mi ero tolta le ciabattine e tirato il sedile tutto indietro per stare più
comoda, vista la notevole lunghezza delle mie leve, tra l'altro completamente
scoperte. Indossavo infatti un pantaloncino di jeans molto corto e scosciato, sopra il quale avevo abbinato una semplice canotta verde acquamarina. Ci eravamo alzati molto presto, alle cinque di mattina. Il viaggio era lungo, quasi dieci ore, e speravo di arrivare almeno per l'ora di pranzo o poco dopo. Dopo circa un paio d'ore di viaggio spensi lo stereo per cercare di riposarmi un po', ma fu inutile in quanto mi venivano in mente un mucchio di cose riguardo il comportamento che avrei voluto tenere durante quella settimana. Uno riguardava, tanto per cambiare, il mio abbigliamento. Mi ero portata in valigia tantissime cose che, per i vari motivi più volte spiegati, non indossavo mai nella quotidianità, ma che invece adoravo mettermi nell'approssimarsi dei rapporti intimi con mio marito. Avevo deciso di indossarli finalmente anche al di fuori delle quattro mura domestiche. Non avevo detto ancora niente a Marco di questa mia intenzione. Non certo ovviamente per timore di qualche sua reazione, considerando la mia posizione di assoluto predominio, ma proprio per pregustare la sua faccia nel momento in cui mi avesse vista vestita in quel modo. Sempre che ne avessi avuto il coraggio, cosa di cui ancora dubitavo un pochino. Era proprio questa fissazione il motivo principale dei miei pensieri. Perché sentivo questo bisogno smisurato di mettermi in mostra? Di farmi vedere dagli altri uomini? Su questo avevo una mia teoria molto personale. Mi ero fatta l'idea, e ne sono convinta tuttora a tanti anni di distanza, che ogni donna senta il bisogno di piacere anche al di fuori della relazione che intrattiene, ma non ha il coraggio di manifestare apertamente le proprie idee, nascondendosi dietro i soliti paraventi. Noi donne ci vestiamo, ci trucchiamo e ci comportiamo per piacere anche agli altri, e non solo al proprio compagno, è inutile nasconderlo. Altrimenti ci faremmo belle solo quando è presente lui e non ci metteremmo in casa certi pigiamoni che sono l'antitesi della seduzione e della femminilità. La verità è che abbiamo sempre avuto timore dei pregiudizi, e di passare quindi per puttane, complice una certa educazione sessista radicata da secoli di sottomissione al maschio dominante. Questo non voleva assolutamente dire che, potenzialmente, noi donne fossimo tutte di facili costumi, pronte ad andare col primo venuto, ma soltanto che la voglia di apparire è invece insita in ognuna di noi, fa parte proprio dell'essere donna, solo che, per i più disparati motivi, rimane bloccata al nostro interno. Io stessa, pur avendo rovesciato i ruoli di predominanza, ancora avevo parecchie remore. Per motivi di lavoro cercavo sempre di essere presentabile, ma non osavo mai più di tanto. Un po' di civetteria, un pizzico di sensualità, ma senza esagerare. Fino a quel momento erano infatti rare le mie apparizioni sopra le righe. Lo avevo fatto a capodanno, serata però adatta a trasgredire, tanto che non fui la sola a farlo, e poche altre volte. Concludendo insomma, cercavo certezze sul mio aspetto fisico, e sapere che mio marito impazziva letteralmente per me non mi bastava più. Sapevo di piacere anche agli altri uomini, ma semplicemente come può piacere una normale donna attraente. Qualche sguardo, qualche ammiccamento, qualcuno che magari ci provava e ai quali mi ero sempre negata, così come la mia educazione e la mia condizione di moglie mi avevano quasi obbligata. Ma negli ultimi tempi, da quando cioè mio marito aveva fatto outing con me, mi ero accorta che cominciavo a volere qualcosa di più. Non avevo proprio la voglia di tradirlo, ma iniziavo a
provare piacere nell'accettare i complimenti degli altri uomini. Anzi, spesso ero proprio io a cercarli, muovendomi in un determinato modo, ancheggiando ad esempio, e mi ero resa conto che il mio desiderio era di ritrovare anche negli
altri uomini lo stesso sguardo che vedevo negli occhi di mio marito e, per averlo, ero pronta ad abbandonare i panni della brava ragazza per vestire quelli della famme fatale. Ma per farlo avevo ovviamente bisogno di un certo tipo di abbigliamento. Ragionamento non proprio da moglie per bene. E pensare che fino a quel momento ero stata solo con mio marito e non avevo mai conosciuto sessualmente altri maschi. Prima di conoscere Marco avevo avuto altri ragazzi, ma erano state storie poco impegnative e, soprattutto, scarse di contatti fisici approfonditi. Il massimo che avevo concesso era stato di farmi toccare il seno, che tra l'altro avevo anche piuttosto scarso all'epoca, al contrario di quello che possedevo allora che era ormai abbastanza rigoglioso. Due di loro li avevo soddisfatti con la mia mano, ma non ricordavo neanche più come ce l’avessero. Questa piccola parentesi giovanile serve per spiegare come fossi sempre stata abbastanza pudica o, comunque, non certo un'esaltata del sesso. Pertanto, quella sensazione che si stava impadronendo di me non riuscivo ancora ad accettarla completamente. Il fatto era che la dominazione che effettuavo su mio marito in modo sempre più duro e a volte anche spietato, aveva in realtà cambiato anche tutti gli altri miei comportamenti, regalando una sicurezza in me stessa e una voglia di trasgredire che prima non avevo. Più inserivo nuovi tasselli nella mia dominazione, più aumentavano quasi automaticamente tutti gli altri desideri. L'ultimo cambiamento tra di noi era stato quello di obbligarlo a cedermi lo scettro del potere economico della famiglia. Lo avevo ottenuto malgrado il suo parere contrario, cosa che era costata a Marco la più dura lezione della sua ancor fresca vita di marito sottomesso. Ancora dovevamo sistemare molte cose, in fondo era meno di una settimana che avevo instaurato quell'obbligo, ma avevo trovato molto divertente dargli la piccola paghetta settimanale, necessaria a malapena per la colazione e il giornale. Avevo deciso che non gli avrei fatto mancare nulla, ma per qualunque cosa avrebbe dovuto chiedere a me, naturalmente con le dovute maniere. Ero sicura che sarebbe stato molto piacevole per me gestire la sua vita in maniera totale. Avrebbe dovuto chiedermi il permesso per qualunque cosa facesse, rafforzando in tal modo la mia dominazione che stava diventando assoluta. Non era un gioco nel quale inserire certe pratiche, la maggior parte delle quali mi lasciavano completamente indifferente. Io volevo essere, e ormai lo ero diventata, una dominatrice nella vita reale. Ed era quello forse il motivo della mia eccitazione quasi perenne. Quella settimana che ci apprestavamo a vivere mi serviva anche per definire in modo decisivo i contorni del nostro rapporto, iniziando proprio dal suo approccio nei miei confronti. Lo avevo avvisato che avrei preteso che fosse docile e obbediente anche davanti ad altre persone, purché queste non fossero nostri conoscenti, e la prima avvisaglia di quello che sarebbe accaduto in seguito avvenne proprio quella mattina, quando ci fermammo per fare colazione in un bar lungo l'autostrada. A casa avevamo preso solo un caffellatte, com'era del resto nostra abitudine, e dopo un paio d'ore sentivo lo stomaco lamentarsi. Di solito stavo molto attenta nella scelta dei cibi, a cominciare proprio dalla colazione. Se avevo tempo mi facevo preparare da Marco alcune fette biscottate spalmate di miele, e mi portavo al lavoro alcuni biscotti magri per consolidare le mie proteine. In quel caso, al bar prendevo solo un paio di caffè durante la mattinata, ai quali aggiungevo solo uno yogurt magro. Altre volte invece, ma cercavo di non farla diventare un'abitudine, potevo anche prendermi un cornetto integrale al posto delle fette biscottate. Per quella vacanza avevo però deciso di stare meno attenta alla dieta proteica e vitaminica datami da Daniele. Mi allenavo talmente intensamente che bruciavo tutte le calorie che ingurgitavo. Pertanto, per quella settimana avevo intenzione di lasciarmi andare un pochino. Senza però esagerare. Il mio fisico mi era costato una montagna di sacrifici e non volevo che potessi rovinarmelo per mangiare come un camionista. Marco parcheggiò l'auto e ci incamminammo verso il bar. Entrati, mi rivolsi in modo burbero a mio marito.
"Tu cosa vuoi per colazione?”
"Un cappuccino e un cornetto, Signora." Ci pensai alcuni secondi poi mi
rivolsi a lui sorridendo, ma con un tono che non ammetteva repliche.
"Niente cornetto per te. Se hai fame ci sono i biscotti integrali che ho
portato da casa."
"Si, Signora. Certo, come vuole lei.”
Mi rivolsi poi alla cassiera. Avevo parlato volutamente in modo da farmi capire da lei e dalle altre persone che ci erano vicini e, fregandomene del fatto che sorridesse sotto i baffi, feci l'ordinazione e pagai. Dopo aver fatto colazione ci fu un altro momento particolare, completamente differente dal primo. Tanto quello lo avevo preparato dentro di me, tanto questo fu imprevisto. Per uscire dovemmo fare un lungo giro, preparato appositamente dalla direzione dell’autogrill per indurre a tentazioni. Si trattava del market che conduceva a una seconda cassa e poi all’uscita. Noi però non comprammo nulla, visto che di nulla avevo bisogno ma, arrivati davanti alla cassa, Marco mi guardò con quell’aria da cucciolo dolce che a volte riusciva a intenerirmi ancora.
“Signora, posso comprarmi delle gomme da masticare?” Presa alla sprovvista annuii, ma poi, mentre Marco stava tirando fuori i soldi, quei pochi che gli avevo dato per la settimana, lo scansai.
“Ci penso io, Marco. Tanto le voglio comprare anche per me.” Lui mi fece posto. Io comprai le gomme per tutti e due e gliene consegnai un pacchetto.
“Grazie, Signora”, fece, appena usciti dal bar, neanche gli avessi comprato chissà cosa.
“Di niente”, risposi, dandogli un leggero bacio sulla bocca. Quelle scenette stupide, fatte davanti a una decina di persone, avevano in realtà alcuni significati ben precisi. Tanto per cominciare mi ero eccitata, e avrei scommesso qualsiasi cifra che anche mio marito in quel momento ce l’aveva bello duro, considerando la sua mentalità. Questo significava che eravamo diventati due esibizionisti che avevano bisogno anche di pubblico per poter vivere completamente la propria vita, e che le quattro mura di casa non ci bastavano più. Almeno personalmente sentivo questa esigenza necessaria al completamento della mia dominazione. Non mi sarei comportata in quella maniera davanti a persone che conoscevo neanche per tutto l'oro del mondo, ma farlo davanti ad estranei, a gente che sicuramente non avrei più rivisto in vita mia, era decisamente eccitante e divertente. Quelle persone che si meravigliavano, che ridevano, che erano rimaste scioccate dal nostro comportamento, erano quindi il nostro pubblico. A pensarci bene non si trattava neanche di una finzione, ma del nostro comportamento reale. Un comportamento che si stava estendendo anche in altri ambienti. Un altro fattore essenziale era che, pagare il conto, anche sciocchezze come potevano essere una colazione o delle gomme da masticare, mi dava un ulteriore potere su mio marito. Mi ero informata su internet, che era la mia unica risorsa e unica fonte a cui attingere, e avevo constatato come, anche su quel fatto, fossi piuttosto anomala. Le altre padrone, sia quelle che lo facevano per lavoro, sia quelle che lo avevano scelto come stile di vita, ammesso naturalmente che quello che leggevo corrispondesse a verità, preferivano esattamente l'opposto, ovvero farsi accompagnare e farsi offrire tutto ciò di cui avevano bisogno. Io lo trovavo invece piuttosto meschino. Non era di soldi che avevo bisogno, ma di potere. Il denaro era sempre stato considerato per gli uomini come un mezzo per sottomettere la donna alla propria volontà, esaudendone i capricci, mentre io avevo deciso di accrescere la mia dominazione su Marco costringendolo ad avere bisogno di me anche dal lato puramente economico, oltre ad averlo già fatto sul piano fisico, affettivo e sessuale. Quello era l'unico modo in cui vedevo possibile instaurare una dominazione nell'ambito familiare: completa e totale. Mi chiedevo spesso se ci fossero, da qualche altra parte, donne come me, capaci di sottomettere il proprio marito nel modo in cui stavo facendo io, e uno dei miei più grandi desideri sarebbe stato quello di poterle conoscere, proprio per confrontare le mie caratteristiche con le loro. Il secondo momento poi, quello in cui gli avevo pagato le gomme, aveva una caratteristica particolare che avevo già riscontrato la settimana precedente, quando eravamo andati a mangiare il gelato e a passeggiare. Mi piaceva non solo punirlo, ma anche premiarlo. Anche i momenti dolci e teneri avevano ora un sapore diverso, un sapore appunto dominante. Ero io insomma che mi occupavo di lui. Ero io che me ne prendevo cura. Non certo come facevo prima, da moglie crocerossina, ma da essere superiore. Dovevo sviscerare meglio quella sensazione ancora troppo confusa dentro di me, ma cominciavo già ad avere le idee chiare su parecchie cose. In meno di tre mesi i miei progressi erano stati comunque considerevoli. Essere una moglie dominante, come avevo deciso di essere io, era tutt’altro che semplice, e implicava una serie di responsabilità enormi, ma avevo tempo per affinarmi e migliorarmi, e quella vacanza mi sarebbe servita proprio per quello. Risalimmo comunque in auto e proseguimmo il viaggio. Avevamo davanti a noi ancora tante ore prima di arrivare alla meta. Arrivammo infatti che era già passata da un pezzo l'ora di pranzo. Avevamo fatto appena uno spuntino durante il viaggio, riproponendomi poi di fare una cena leggermente più sostanziosa una volta arrivati al residence.
Espletate le formalità al nostro arrivo, prendemmo possesso del nostro residence. Era molto carino e spazioso, con due belle camere, una veranda all'esterno dove poter eventualmente mangiare e, naturalmente, quella che avrebbe dovuto essere il regno incontrastato di mio marito: la cucina, o meglio, l'angolo cottura. Mentre lui iniziava la sua opera di pulizia e sistemazione, io mi andai a fare una doccia. Quando uscii indossai il costume, se di costume si poteva parlare. Si trattava di uno di quei bikini che avevo comprato per l’occasione, un due pezzi marrone, un colore che ben si abbinava alla mia pelle, con lo slip sgambatissimo, un triangolino che copriva a malapena le mie parti intime davanti, lasciandomi quasi completamente il sedere in bella vista. Il classico filo interdentale protagonista di tante foto di gossip con le varie starlette come protagoniste. Il reggiseno era anch'esso striminzito, con un'asola dorata proprio al centro, in modo da far risaltare la netta divisione che avevo in mezzo ai seni. Per indossare un costume del genere ci voleva un fisico perfetto senza un grammo di cellulite, una depilazione quasi completa e, soprattutto, molto coraggio. Io sentivo, molto immodestamente, di possedere interamente le prime due caratteristiche, e stavo lavorando con me stessa per ottenere anche la terza. Mi truccai leggermente usando solo del mascara waterproof e gloss neutro. Quando fui pronta, notai Marco quasi inebetito a guardarmi. Sapevamo entrambi che non poteva e non doveva dirmi niente. Alla prima obiezione lo avrei picchiato senza pietà, proprio come avevo fatto la settimana scorsa. I segni del resto, erano ancora ben visibili sul suo volto, e faticavano a rimarginarsi perché gli schiaffi erano praticamente quotidiani. Misi alcuni oggetti, tra cui un pareo, nella mia borsa da mare, indossai ai piedi delle ciabattine con un tacco di pochi centimetri, e mi avvicinai a lui, conscia della mia assoluta superiorità.
"Io vado in piscina. Al mio ritorno voglio trovare tutto sistemato", gli dissi
Laconicamente.
"Si, Padrona", rispose mio marito.
Sorrisi. Volevo provocarlo. "Cosa c'è? Qualche problema per il mio costume?"
"Soffrirò di gelosia, Signora. Tutti la guarderanno, ma se è questo che lei
vuole, io non posso obiettare."
"Esatto! Tu non puoi obiettare. In quanto al fatto di essere guardata, è proprio quello che voglio. A più tardi, Marco." Feci dietrofront mettendo il mio bel sederino sotto i suoi occhi, raccolsi la borsa e uscii. Feci un grosso sospiro. Un conto era pensare di comportarsi in un certo modo, un altro era poi mettere in pratica quell'idea. Non ero mai andata in giro in quella maniera, soprattutto da sola, e ancora mi sentivo un po' in difficoltà. Dovevo prima prendere confidenza io stessa con il mio nuovo ruolo. A casa e con mio marito non avevo più nessun problema ma, evidentemente, dovevo vincere le ultime remore che ancora possedevo. Indossai perciò il pareo che almeno mi permetteva di essere un pochino più a mio agio e un po' meno esposta, e m'incamminai quindi verso la piscina, ma soprattutto mi stavo incamminando alla conquista di qualcosa che ancora non sapevo bene neanche io cosa fosse.
Conoscevo bene quel villaggio vacanze, avendoci trascorso due settimane la
scorsa estate, e sapevo perfettamente come muovermi. La prima cosa che notai fu la pochissima gente che c’era in giro. Un po' dipendeva dal periodo di bassa
stagione, un po' per il fatto che fosse sabato. Quello era infatti il giorno di
ricambio dei turisti, ma ne fui contenta. Meno gente avrei incontrato e meglio
sarebbe stato. Era meglio fare un passo alla volta. Anche la piscina era abbastanza vuota. Presi possesso di un lettino e mi sdraiai. Mi accesi una
sigaretta, presi un libro dalla borsa e, dopo essermi cosparsa di creme, mi diedi alla lettura.
Ero così intenta a leggere che non mi accorsi dei due ragazzi che mi guardavano sorridendo. Me ne resi conto solo quando sentii la voce di uno dei due.
"Finalmente la visione di una bella ragazza."
Mi abbassai gli occhiali e tolsi lo sguardo dal libro. Erano appunto due ragazzi, vestiti entrambi con un pantaloncino da mare e con una maglietta con su scritto . Era quindi ovvio che dovevano appartenere allo staff di animazione del villaggio. Il primo era uno spilungone con i capelli lunghi, bruttino ma dall'aria comunque simpatica. L'altro era decisamente un bel ragazzetto. Non doveva essere molto grande, intorno ai vent'anni, ma decisamente carino, con un fisico notevole. Alto forse leggermente più di me, di poco oltre il metro e ottanta, scuro di carnagione, bei capelli neri anche se mal pettinati, un viso attraente e un sorriso simpatico stampato in volto.
"Prego?" feci io, fingendo di non aver capito.
"Volevo dire che sei la prima bella ragazza che incontriamo al villaggio. In
questo periodo vengono tutti pensionati. Sembra che l'abbiano vietato ai
minori. Speriamo che i nuovi arrivi di questa settimana abbiano qualche anno
di meno, e la tua presenza promette bene. Io comunque sono Luca e lui è Matteo
e siamo gli animatori di contatto."
"Bene, Luca e Matteo. Mio marito si chiama Marco. Ci manca un Giovanni per
fare i quattro evangelisti", dissi sorridendo. Le battute di solito non erano il mio forte, ma quella mi sembrava decente, e ben si adattava alla situazione. Luca, quello più carino. si mise le mani nei capelli.
"Oh no. Esiste anche un marito, dunque. Che delusione! Ma come fa un marito a
lasciar sola uno splendore del genere?" Sorrisi di nuovo. Erano battute trite
e banali. Dette da uno che non mi piaceva, lo avrei mandato signorilmente a
quel paese e mi sarei rimessa a leggere come se niente fosse. Ma quel Luca, anche se era poco più di un ragazzo, mi piaceva decisamente. Agii senza neanche rifletterci sopra. Non avevo certo intenzione di portarmelo a letto, ma volevo giocare con lui. D'altronde, avevo deciso di farmi notare, e quella era l'occasione giusta. Mi alzai facendo finta di nulla, poi mi chinai dando loro le spalle, fingendo di sistemare qualcosa dentro la mia borsa, mostrando in quel modo generosamente il mio sedere che, con quel costume, era praticamente nudo. Quando mi voltai erano ambedue a bocca aperta.
"Che c'è, ragazzi? Sembra che non avete mai visto una donna.”
“Una come te mai. Sei una modella per caso? O qualcosa di simile?” Era stato ancora Luca a parlare. Una modella? Magari! Oddio, non che mi sentissi inferiore a quelle che sculettavano su una passerella. Anzi, per dirla tutta, pensavo di avere un corpo molto più bello, con quei giusti chili in più rispetto alle indossatrici troppo magre e scheletriche, a mio parere. Sorrisi comunque a quel complimento
“No, ragazzi. Siete completamente fuori strada. Non sono una modella e neanche qualcosa di simile. Quelle sono tutte anoressiche. Io invece sono piuttosto in carne.”
“Messa al punto giusto però”, insistette stavolta Matteo.
“Ma veramente sei sposata? Sei così giovane…” proseguì Luca.
“E si, esiste anche un marito. E anche da diversi anni. Sono meno giovane di quanto immaginiate. Mi dispiace per voi, ma dovrete dirottare le vostre attenzioni da qualche altra parte, magari con qualcuna della vostra età. Ora, se volete scusarmi, avrei intenzione di farmi un bagno", dissi loro, scansando lievemente Matteo che mi ostruiva la strada per la piscina, e camminando verso di essa nel modo più sensuale che conoscessi. Arrivata al bordo mi voltai verso di loro, notando che stavano ancora là, sempre con la bocca aperta. Sorrisi ai due e li salutai con la mano, quindi mi voltai di nuovo ed entrai in piscina con molta delicatezza. Dentro di me ero euforica. Erano bastati un paio di ancheggiamenti, uno slippino un po' particolare, e quei due erano rimasti senza fiato. Mi domandavo cosa avrebbero potuto fare, anzi, cosa avrei potuto far fare a Luca, che era quello che mi interessava. Era questo ciò che cercavo? Cosa volevo fare con quel ragazzo? Non ci sarebbe voluta certo una grossa abilità seduttiva per portarmelo a letto. Un ragazzo di quell’età, probabilmente alla costante ricerca di avventure, sarebbe stata una preda sin troppo facile per una come me, ma lo sarebbe stata anche per qualunque giovane donna carina. In quel momento mi sentivo di escludere un'eventualità del genere. E allora? Cosa cercavo esattamente? Non sapevo come rispondere a quel quesito che mi ponevo, e mi feci un paio di vasche nuotando e cercando di rilassarmi. Dopo quella nuotata tornai a sdraiarmi sul lettino. Era inutile nasconderlo a me stessa, ma mi piaceva quello che avevo appena fatto. In fondo, mi sentivo completamente libera da ogni vincolo con Marco, e non avevo alcun obbligo nei suoi confronti. O forse ne avevo ancora? Potevo considerarlo ancora come il mio uomo? Io ero la sua padrona, la sua moglie padrona, e potevo fare qualunque cosa. O dovevo comunque pormi dei limiti? E un eventuale tradimento era da considerarsi come parte essenziale del nostro particolare rapporto? Oppure rappresentava un qualcosa in più, un qualcosa che esulava dai nuovi ruoli che ci eravamo ritagliati? Decisi di non pensarci troppo. In quel momento avevo ancora troppi scrupoli per poter valutare la situazione con obbiettività. Un conto era quello di provocare, di attirare l'attenzione maschile, un altro era quello di fare sesso con un altro uomo. Mi rimisi a leggere e dopo una mezz'ora circa decisi di tornare in camera. Stavolta, per la strada di ritorno, non mi misi il pareo, e camminai con sicurezza, con il sedere quasi completamente in vista.
Forse, inconsciamente, pretendevo tutte quelle sensazioni che, per un milione di
motivi, non avevo potuto avere da ragazza. Avevo conosciuto Marco che avevo 17
anni, mi ero sposata troppo presto, avevo avuto figli che ero ancora io stessa
una bambina, troppe cose non avevo avuto nella mia vita, e quindi forse sentivo
il bisogno di rifarmi, di riprendermi con gli interessi. O forse, più semplicemente, tutto quel potere che avevo conquistato su mio marito mi stava facendo perdere la testa? Erano probabilmente esatte ambedue le risposte che mi ero data.
Erano comunque poche ore che ero arrivata in quel villaggio vacanze e avevo già la sensazione che quella vacanza sarebbe stata notevolmente interessante. In quel momento, mentre sculettavo sensualmente in direzione del residence, non avevo però la più pallida idea di quanto quella vacanza avrebbe cambiato la mia vita.
Continua...
squarciagola le canzoni di Vasco Rossi, le cui note uscivano fuori dallo stereo, con i piedi sul cruscotto.
Mi ero tolta le ciabattine e tirato il sedile tutto indietro per stare più
comoda, vista la notevole lunghezza delle mie leve, tra l'altro completamente
scoperte. Indossavo infatti un pantaloncino di jeans molto corto e scosciato, sopra il quale avevo abbinato una semplice canotta verde acquamarina. Ci eravamo alzati molto presto, alle cinque di mattina. Il viaggio era lungo, quasi dieci ore, e speravo di arrivare almeno per l'ora di pranzo o poco dopo. Dopo circa un paio d'ore di viaggio spensi lo stereo per cercare di riposarmi un po', ma fu inutile in quanto mi venivano in mente un mucchio di cose riguardo il comportamento che avrei voluto tenere durante quella settimana. Uno riguardava, tanto per cambiare, il mio abbigliamento. Mi ero portata in valigia tantissime cose che, per i vari motivi più volte spiegati, non indossavo mai nella quotidianità, ma che invece adoravo mettermi nell'approssimarsi dei rapporti intimi con mio marito. Avevo deciso di indossarli finalmente anche al di fuori delle quattro mura domestiche. Non avevo detto ancora niente a Marco di questa mia intenzione. Non certo ovviamente per timore di qualche sua reazione, considerando la mia posizione di assoluto predominio, ma proprio per pregustare la sua faccia nel momento in cui mi avesse vista vestita in quel modo. Sempre che ne avessi avuto il coraggio, cosa di cui ancora dubitavo un pochino. Era proprio questa fissazione il motivo principale dei miei pensieri. Perché sentivo questo bisogno smisurato di mettermi in mostra? Di farmi vedere dagli altri uomini? Su questo avevo una mia teoria molto personale. Mi ero fatta l'idea, e ne sono convinta tuttora a tanti anni di distanza, che ogni donna senta il bisogno di piacere anche al di fuori della relazione che intrattiene, ma non ha il coraggio di manifestare apertamente le proprie idee, nascondendosi dietro i soliti paraventi. Noi donne ci vestiamo, ci trucchiamo e ci comportiamo per piacere anche agli altri, e non solo al proprio compagno, è inutile nasconderlo. Altrimenti ci faremmo belle solo quando è presente lui e non ci metteremmo in casa certi pigiamoni che sono l'antitesi della seduzione e della femminilità. La verità è che abbiamo sempre avuto timore dei pregiudizi, e di passare quindi per puttane, complice una certa educazione sessista radicata da secoli di sottomissione al maschio dominante. Questo non voleva assolutamente dire che, potenzialmente, noi donne fossimo tutte di facili costumi, pronte ad andare col primo venuto, ma soltanto che la voglia di apparire è invece insita in ognuna di noi, fa parte proprio dell'essere donna, solo che, per i più disparati motivi, rimane bloccata al nostro interno. Io stessa, pur avendo rovesciato i ruoli di predominanza, ancora avevo parecchie remore. Per motivi di lavoro cercavo sempre di essere presentabile, ma non osavo mai più di tanto. Un po' di civetteria, un pizzico di sensualità, ma senza esagerare. Fino a quel momento erano infatti rare le mie apparizioni sopra le righe. Lo avevo fatto a capodanno, serata però adatta a trasgredire, tanto che non fui la sola a farlo, e poche altre volte. Concludendo insomma, cercavo certezze sul mio aspetto fisico, e sapere che mio marito impazziva letteralmente per me non mi bastava più. Sapevo di piacere anche agli altri uomini, ma semplicemente come può piacere una normale donna attraente. Qualche sguardo, qualche ammiccamento, qualcuno che magari ci provava e ai quali mi ero sempre negata, così come la mia educazione e la mia condizione di moglie mi avevano quasi obbligata. Ma negli ultimi tempi, da quando cioè mio marito aveva fatto outing con me, mi ero accorta che cominciavo a volere qualcosa di più. Non avevo proprio la voglia di tradirlo, ma iniziavo a
provare piacere nell'accettare i complimenti degli altri uomini. Anzi, spesso ero proprio io a cercarli, muovendomi in un determinato modo, ancheggiando ad esempio, e mi ero resa conto che il mio desiderio era di ritrovare anche negli
altri uomini lo stesso sguardo che vedevo negli occhi di mio marito e, per averlo, ero pronta ad abbandonare i panni della brava ragazza per vestire quelli della famme fatale. Ma per farlo avevo ovviamente bisogno di un certo tipo di abbigliamento. Ragionamento non proprio da moglie per bene. E pensare che fino a quel momento ero stata solo con mio marito e non avevo mai conosciuto sessualmente altri maschi. Prima di conoscere Marco avevo avuto altri ragazzi, ma erano state storie poco impegnative e, soprattutto, scarse di contatti fisici approfonditi. Il massimo che avevo concesso era stato di farmi toccare il seno, che tra l'altro avevo anche piuttosto scarso all'epoca, al contrario di quello che possedevo allora che era ormai abbastanza rigoglioso. Due di loro li avevo soddisfatti con la mia mano, ma non ricordavo neanche più come ce l’avessero. Questa piccola parentesi giovanile serve per spiegare come fossi sempre stata abbastanza pudica o, comunque, non certo un'esaltata del sesso. Pertanto, quella sensazione che si stava impadronendo di me non riuscivo ancora ad accettarla completamente. Il fatto era che la dominazione che effettuavo su mio marito in modo sempre più duro e a volte anche spietato, aveva in realtà cambiato anche tutti gli altri miei comportamenti, regalando una sicurezza in me stessa e una voglia di trasgredire che prima non avevo. Più inserivo nuovi tasselli nella mia dominazione, più aumentavano quasi automaticamente tutti gli altri desideri. L'ultimo cambiamento tra di noi era stato quello di obbligarlo a cedermi lo scettro del potere economico della famiglia. Lo avevo ottenuto malgrado il suo parere contrario, cosa che era costata a Marco la più dura lezione della sua ancor fresca vita di marito sottomesso. Ancora dovevamo sistemare molte cose, in fondo era meno di una settimana che avevo instaurato quell'obbligo, ma avevo trovato molto divertente dargli la piccola paghetta settimanale, necessaria a malapena per la colazione e il giornale. Avevo deciso che non gli avrei fatto mancare nulla, ma per qualunque cosa avrebbe dovuto chiedere a me, naturalmente con le dovute maniere. Ero sicura che sarebbe stato molto piacevole per me gestire la sua vita in maniera totale. Avrebbe dovuto chiedermi il permesso per qualunque cosa facesse, rafforzando in tal modo la mia dominazione che stava diventando assoluta. Non era un gioco nel quale inserire certe pratiche, la maggior parte delle quali mi lasciavano completamente indifferente. Io volevo essere, e ormai lo ero diventata, una dominatrice nella vita reale. Ed era quello forse il motivo della mia eccitazione quasi perenne. Quella settimana che ci apprestavamo a vivere mi serviva anche per definire in modo decisivo i contorni del nostro rapporto, iniziando proprio dal suo approccio nei miei confronti. Lo avevo avvisato che avrei preteso che fosse docile e obbediente anche davanti ad altre persone, purché queste non fossero nostri conoscenti, e la prima avvisaglia di quello che sarebbe accaduto in seguito avvenne proprio quella mattina, quando ci fermammo per fare colazione in un bar lungo l'autostrada. A casa avevamo preso solo un caffellatte, com'era del resto nostra abitudine, e dopo un paio d'ore sentivo lo stomaco lamentarsi. Di solito stavo molto attenta nella scelta dei cibi, a cominciare proprio dalla colazione. Se avevo tempo mi facevo preparare da Marco alcune fette biscottate spalmate di miele, e mi portavo al lavoro alcuni biscotti magri per consolidare le mie proteine. In quel caso, al bar prendevo solo un paio di caffè durante la mattinata, ai quali aggiungevo solo uno yogurt magro. Altre volte invece, ma cercavo di non farla diventare un'abitudine, potevo anche prendermi un cornetto integrale al posto delle fette biscottate. Per quella vacanza avevo però deciso di stare meno attenta alla dieta proteica e vitaminica datami da Daniele. Mi allenavo talmente intensamente che bruciavo tutte le calorie che ingurgitavo. Pertanto, per quella settimana avevo intenzione di lasciarmi andare un pochino. Senza però esagerare. Il mio fisico mi era costato una montagna di sacrifici e non volevo che potessi rovinarmelo per mangiare come un camionista. Marco parcheggiò l'auto e ci incamminammo verso il bar. Entrati, mi rivolsi in modo burbero a mio marito.
"Tu cosa vuoi per colazione?”
"Un cappuccino e un cornetto, Signora." Ci pensai alcuni secondi poi mi
rivolsi a lui sorridendo, ma con un tono che non ammetteva repliche.
"Niente cornetto per te. Se hai fame ci sono i biscotti integrali che ho
portato da casa."
"Si, Signora. Certo, come vuole lei.”
Mi rivolsi poi alla cassiera. Avevo parlato volutamente in modo da farmi capire da lei e dalle altre persone che ci erano vicini e, fregandomene del fatto che sorridesse sotto i baffi, feci l'ordinazione e pagai. Dopo aver fatto colazione ci fu un altro momento particolare, completamente differente dal primo. Tanto quello lo avevo preparato dentro di me, tanto questo fu imprevisto. Per uscire dovemmo fare un lungo giro, preparato appositamente dalla direzione dell’autogrill per indurre a tentazioni. Si trattava del market che conduceva a una seconda cassa e poi all’uscita. Noi però non comprammo nulla, visto che di nulla avevo bisogno ma, arrivati davanti alla cassa, Marco mi guardò con quell’aria da cucciolo dolce che a volte riusciva a intenerirmi ancora.
“Signora, posso comprarmi delle gomme da masticare?” Presa alla sprovvista annuii, ma poi, mentre Marco stava tirando fuori i soldi, quei pochi che gli avevo dato per la settimana, lo scansai.
“Ci penso io, Marco. Tanto le voglio comprare anche per me.” Lui mi fece posto. Io comprai le gomme per tutti e due e gliene consegnai un pacchetto.
“Grazie, Signora”, fece, appena usciti dal bar, neanche gli avessi comprato chissà cosa.
“Di niente”, risposi, dandogli un leggero bacio sulla bocca. Quelle scenette stupide, fatte davanti a una decina di persone, avevano in realtà alcuni significati ben precisi. Tanto per cominciare mi ero eccitata, e avrei scommesso qualsiasi cifra che anche mio marito in quel momento ce l’aveva bello duro, considerando la sua mentalità. Questo significava che eravamo diventati due esibizionisti che avevano bisogno anche di pubblico per poter vivere completamente la propria vita, e che le quattro mura di casa non ci bastavano più. Almeno personalmente sentivo questa esigenza necessaria al completamento della mia dominazione. Non mi sarei comportata in quella maniera davanti a persone che conoscevo neanche per tutto l'oro del mondo, ma farlo davanti ad estranei, a gente che sicuramente non avrei più rivisto in vita mia, era decisamente eccitante e divertente. Quelle persone che si meravigliavano, che ridevano, che erano rimaste scioccate dal nostro comportamento, erano quindi il nostro pubblico. A pensarci bene non si trattava neanche di una finzione, ma del nostro comportamento reale. Un comportamento che si stava estendendo anche in altri ambienti. Un altro fattore essenziale era che, pagare il conto, anche sciocchezze come potevano essere una colazione o delle gomme da masticare, mi dava un ulteriore potere su mio marito. Mi ero informata su internet, che era la mia unica risorsa e unica fonte a cui attingere, e avevo constatato come, anche su quel fatto, fossi piuttosto anomala. Le altre padrone, sia quelle che lo facevano per lavoro, sia quelle che lo avevano scelto come stile di vita, ammesso naturalmente che quello che leggevo corrispondesse a verità, preferivano esattamente l'opposto, ovvero farsi accompagnare e farsi offrire tutto ciò di cui avevano bisogno. Io lo trovavo invece piuttosto meschino. Non era di soldi che avevo bisogno, ma di potere. Il denaro era sempre stato considerato per gli uomini come un mezzo per sottomettere la donna alla propria volontà, esaudendone i capricci, mentre io avevo deciso di accrescere la mia dominazione su Marco costringendolo ad avere bisogno di me anche dal lato puramente economico, oltre ad averlo già fatto sul piano fisico, affettivo e sessuale. Quello era l'unico modo in cui vedevo possibile instaurare una dominazione nell'ambito familiare: completa e totale. Mi chiedevo spesso se ci fossero, da qualche altra parte, donne come me, capaci di sottomettere il proprio marito nel modo in cui stavo facendo io, e uno dei miei più grandi desideri sarebbe stato quello di poterle conoscere, proprio per confrontare le mie caratteristiche con le loro. Il secondo momento poi, quello in cui gli avevo pagato le gomme, aveva una caratteristica particolare che avevo già riscontrato la settimana precedente, quando eravamo andati a mangiare il gelato e a passeggiare. Mi piaceva non solo punirlo, ma anche premiarlo. Anche i momenti dolci e teneri avevano ora un sapore diverso, un sapore appunto dominante. Ero io insomma che mi occupavo di lui. Ero io che me ne prendevo cura. Non certo come facevo prima, da moglie crocerossina, ma da essere superiore. Dovevo sviscerare meglio quella sensazione ancora troppo confusa dentro di me, ma cominciavo già ad avere le idee chiare su parecchie cose. In meno di tre mesi i miei progressi erano stati comunque considerevoli. Essere una moglie dominante, come avevo deciso di essere io, era tutt’altro che semplice, e implicava una serie di responsabilità enormi, ma avevo tempo per affinarmi e migliorarmi, e quella vacanza mi sarebbe servita proprio per quello. Risalimmo comunque in auto e proseguimmo il viaggio. Avevamo davanti a noi ancora tante ore prima di arrivare alla meta. Arrivammo infatti che era già passata da un pezzo l'ora di pranzo. Avevamo fatto appena uno spuntino durante il viaggio, riproponendomi poi di fare una cena leggermente più sostanziosa una volta arrivati al residence.
Espletate le formalità al nostro arrivo, prendemmo possesso del nostro residence. Era molto carino e spazioso, con due belle camere, una veranda all'esterno dove poter eventualmente mangiare e, naturalmente, quella che avrebbe dovuto essere il regno incontrastato di mio marito: la cucina, o meglio, l'angolo cottura. Mentre lui iniziava la sua opera di pulizia e sistemazione, io mi andai a fare una doccia. Quando uscii indossai il costume, se di costume si poteva parlare. Si trattava di uno di quei bikini che avevo comprato per l’occasione, un due pezzi marrone, un colore che ben si abbinava alla mia pelle, con lo slip sgambatissimo, un triangolino che copriva a malapena le mie parti intime davanti, lasciandomi quasi completamente il sedere in bella vista. Il classico filo interdentale protagonista di tante foto di gossip con le varie starlette come protagoniste. Il reggiseno era anch'esso striminzito, con un'asola dorata proprio al centro, in modo da far risaltare la netta divisione che avevo in mezzo ai seni. Per indossare un costume del genere ci voleva un fisico perfetto senza un grammo di cellulite, una depilazione quasi completa e, soprattutto, molto coraggio. Io sentivo, molto immodestamente, di possedere interamente le prime due caratteristiche, e stavo lavorando con me stessa per ottenere anche la terza. Mi truccai leggermente usando solo del mascara waterproof e gloss neutro. Quando fui pronta, notai Marco quasi inebetito a guardarmi. Sapevamo entrambi che non poteva e non doveva dirmi niente. Alla prima obiezione lo avrei picchiato senza pietà, proprio come avevo fatto la settimana scorsa. I segni del resto, erano ancora ben visibili sul suo volto, e faticavano a rimarginarsi perché gli schiaffi erano praticamente quotidiani. Misi alcuni oggetti, tra cui un pareo, nella mia borsa da mare, indossai ai piedi delle ciabattine con un tacco di pochi centimetri, e mi avvicinai a lui, conscia della mia assoluta superiorità.
"Io vado in piscina. Al mio ritorno voglio trovare tutto sistemato", gli dissi
Laconicamente.
"Si, Padrona", rispose mio marito.
Sorrisi. Volevo provocarlo. "Cosa c'è? Qualche problema per il mio costume?"
"Soffrirò di gelosia, Signora. Tutti la guarderanno, ma se è questo che lei
vuole, io non posso obiettare."
"Esatto! Tu non puoi obiettare. In quanto al fatto di essere guardata, è proprio quello che voglio. A più tardi, Marco." Feci dietrofront mettendo il mio bel sederino sotto i suoi occhi, raccolsi la borsa e uscii. Feci un grosso sospiro. Un conto era pensare di comportarsi in un certo modo, un altro era poi mettere in pratica quell'idea. Non ero mai andata in giro in quella maniera, soprattutto da sola, e ancora mi sentivo un po' in difficoltà. Dovevo prima prendere confidenza io stessa con il mio nuovo ruolo. A casa e con mio marito non avevo più nessun problema ma, evidentemente, dovevo vincere le ultime remore che ancora possedevo. Indossai perciò il pareo che almeno mi permetteva di essere un pochino più a mio agio e un po' meno esposta, e m'incamminai quindi verso la piscina, ma soprattutto mi stavo incamminando alla conquista di qualcosa che ancora non sapevo bene neanche io cosa fosse.
Conoscevo bene quel villaggio vacanze, avendoci trascorso due settimane la
scorsa estate, e sapevo perfettamente come muovermi. La prima cosa che notai fu la pochissima gente che c’era in giro. Un po' dipendeva dal periodo di bassa
stagione, un po' per il fatto che fosse sabato. Quello era infatti il giorno di
ricambio dei turisti, ma ne fui contenta. Meno gente avrei incontrato e meglio
sarebbe stato. Era meglio fare un passo alla volta. Anche la piscina era abbastanza vuota. Presi possesso di un lettino e mi sdraiai. Mi accesi una
sigaretta, presi un libro dalla borsa e, dopo essermi cosparsa di creme, mi diedi alla lettura.
Ero così intenta a leggere che non mi accorsi dei due ragazzi che mi guardavano sorridendo. Me ne resi conto solo quando sentii la voce di uno dei due.
"Finalmente la visione di una bella ragazza."
Mi abbassai gli occhiali e tolsi lo sguardo dal libro. Erano appunto due ragazzi, vestiti entrambi con un pantaloncino da mare e con una maglietta con su scritto . Era quindi ovvio che dovevano appartenere allo staff di animazione del villaggio. Il primo era uno spilungone con i capelli lunghi, bruttino ma dall'aria comunque simpatica. L'altro era decisamente un bel ragazzetto. Non doveva essere molto grande, intorno ai vent'anni, ma decisamente carino, con un fisico notevole. Alto forse leggermente più di me, di poco oltre il metro e ottanta, scuro di carnagione, bei capelli neri anche se mal pettinati, un viso attraente e un sorriso simpatico stampato in volto.
"Prego?" feci io, fingendo di non aver capito.
"Volevo dire che sei la prima bella ragazza che incontriamo al villaggio. In
questo periodo vengono tutti pensionati. Sembra che l'abbiano vietato ai
minori. Speriamo che i nuovi arrivi di questa settimana abbiano qualche anno
di meno, e la tua presenza promette bene. Io comunque sono Luca e lui è Matteo
e siamo gli animatori di contatto."
"Bene, Luca e Matteo. Mio marito si chiama Marco. Ci manca un Giovanni per
fare i quattro evangelisti", dissi sorridendo. Le battute di solito non erano il mio forte, ma quella mi sembrava decente, e ben si adattava alla situazione. Luca, quello più carino. si mise le mani nei capelli.
"Oh no. Esiste anche un marito, dunque. Che delusione! Ma come fa un marito a
lasciar sola uno splendore del genere?" Sorrisi di nuovo. Erano battute trite
e banali. Dette da uno che non mi piaceva, lo avrei mandato signorilmente a
quel paese e mi sarei rimessa a leggere come se niente fosse. Ma quel Luca, anche se era poco più di un ragazzo, mi piaceva decisamente. Agii senza neanche rifletterci sopra. Non avevo certo intenzione di portarmelo a letto, ma volevo giocare con lui. D'altronde, avevo deciso di farmi notare, e quella era l'occasione giusta. Mi alzai facendo finta di nulla, poi mi chinai dando loro le spalle, fingendo di sistemare qualcosa dentro la mia borsa, mostrando in quel modo generosamente il mio sedere che, con quel costume, era praticamente nudo. Quando mi voltai erano ambedue a bocca aperta.
"Che c'è, ragazzi? Sembra che non avete mai visto una donna.”
“Una come te mai. Sei una modella per caso? O qualcosa di simile?” Era stato ancora Luca a parlare. Una modella? Magari! Oddio, non che mi sentissi inferiore a quelle che sculettavano su una passerella. Anzi, per dirla tutta, pensavo di avere un corpo molto più bello, con quei giusti chili in più rispetto alle indossatrici troppo magre e scheletriche, a mio parere. Sorrisi comunque a quel complimento
“No, ragazzi. Siete completamente fuori strada. Non sono una modella e neanche qualcosa di simile. Quelle sono tutte anoressiche. Io invece sono piuttosto in carne.”
“Messa al punto giusto però”, insistette stavolta Matteo.
“Ma veramente sei sposata? Sei così giovane…” proseguì Luca.
“E si, esiste anche un marito. E anche da diversi anni. Sono meno giovane di quanto immaginiate. Mi dispiace per voi, ma dovrete dirottare le vostre attenzioni da qualche altra parte, magari con qualcuna della vostra età. Ora, se volete scusarmi, avrei intenzione di farmi un bagno", dissi loro, scansando lievemente Matteo che mi ostruiva la strada per la piscina, e camminando verso di essa nel modo più sensuale che conoscessi. Arrivata al bordo mi voltai verso di loro, notando che stavano ancora là, sempre con la bocca aperta. Sorrisi ai due e li salutai con la mano, quindi mi voltai di nuovo ed entrai in piscina con molta delicatezza. Dentro di me ero euforica. Erano bastati un paio di ancheggiamenti, uno slippino un po' particolare, e quei due erano rimasti senza fiato. Mi domandavo cosa avrebbero potuto fare, anzi, cosa avrei potuto far fare a Luca, che era quello che mi interessava. Era questo ciò che cercavo? Cosa volevo fare con quel ragazzo? Non ci sarebbe voluta certo una grossa abilità seduttiva per portarmelo a letto. Un ragazzo di quell’età, probabilmente alla costante ricerca di avventure, sarebbe stata una preda sin troppo facile per una come me, ma lo sarebbe stata anche per qualunque giovane donna carina. In quel momento mi sentivo di escludere un'eventualità del genere. E allora? Cosa cercavo esattamente? Non sapevo come rispondere a quel quesito che mi ponevo, e mi feci un paio di vasche nuotando e cercando di rilassarmi. Dopo quella nuotata tornai a sdraiarmi sul lettino. Era inutile nasconderlo a me stessa, ma mi piaceva quello che avevo appena fatto. In fondo, mi sentivo completamente libera da ogni vincolo con Marco, e non avevo alcun obbligo nei suoi confronti. O forse ne avevo ancora? Potevo considerarlo ancora come il mio uomo? Io ero la sua padrona, la sua moglie padrona, e potevo fare qualunque cosa. O dovevo comunque pormi dei limiti? E un eventuale tradimento era da considerarsi come parte essenziale del nostro particolare rapporto? Oppure rappresentava un qualcosa in più, un qualcosa che esulava dai nuovi ruoli che ci eravamo ritagliati? Decisi di non pensarci troppo. In quel momento avevo ancora troppi scrupoli per poter valutare la situazione con obbiettività. Un conto era quello di provocare, di attirare l'attenzione maschile, un altro era quello di fare sesso con un altro uomo. Mi rimisi a leggere e dopo una mezz'ora circa decisi di tornare in camera. Stavolta, per la strada di ritorno, non mi misi il pareo, e camminai con sicurezza, con il sedere quasi completamente in vista.
Forse, inconsciamente, pretendevo tutte quelle sensazioni che, per un milione di
motivi, non avevo potuto avere da ragazza. Avevo conosciuto Marco che avevo 17
anni, mi ero sposata troppo presto, avevo avuto figli che ero ancora io stessa
una bambina, troppe cose non avevo avuto nella mia vita, e quindi forse sentivo
il bisogno di rifarmi, di riprendermi con gli interessi. O forse, più semplicemente, tutto quel potere che avevo conquistato su mio marito mi stava facendo perdere la testa? Erano probabilmente esatte ambedue le risposte che mi ero data.
Erano comunque poche ore che ero arrivata in quel villaggio vacanze e avevo già la sensazione che quella vacanza sarebbe stata notevolmente interessante. In quel momento, mentre sculettavo sensualmente in direzione del residence, non avevo però la più pallida idea di quanto quella vacanza avrebbe cambiato la mia vita.
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