La vita di Patty Capitolo 35
di
Davide Sebastiani
genere
dominazione
Arrivai finalmente al residence e notai che Marco era ancora indaffaratissimo nel sistemare le cose. Appena entrata, mi resi subito conto che qualcosa ribolliva dentro di me. Ogni volta che stavo accanto a lui riuscivo a cambiare umore all’improvviso e inspiegabilmente. In quel momento mi sentivo di avere un miscuglio di sensazioni inappagate, e avevo voglia di sfogarmi, e di dimostrargli ulteriormente chi comandasse. Ne avevo bisogno. Lui appena mi vide corse verso di me e si inginocchiò al mio cospetto. Era quello il nuovo modo che gli avevo imposto per salutarmi, e mio marito non si faceva pregare per ottemperare a questo nuovo ordine.
"Accendimi una sigaretta", gli ordinai. Anche quella era diventata una costante dei miei ordini. Un po’ perché avevo letto qualcosa a riguardo, e un po’ perché, effettivamente, vedevo in quel gesto che lui compiva, un atto di sottomissione ben preciso. Marco ovviamente, obbedì prontamente ma, appena lo fece, gli mollai un manrovescio con tutta la mia forza, che cominciava a essere notevole. Mio marito sbandò considerevolmente e si mise una mano in faccia.
"Ma che ho fatto?" frignò.
"Sei peggio di una tartaruga. Guarda ancora che disordine. E io, secondo te,
dovrei vivere in un casino del genere?"
"No, Padrona. Mi perdoni, ma c'erano un mucchio di cose da fare. Sono dovuto
anche andare a fare la spesa, ma fra un po' ho finito."
Avanzai verso di lui. Il tempo in cui fingeva di avere paura era terminato. La sua era diventata paura vera. Soprattutto dopo la lezione durissima della settimana scorsa. Mi supplicò di non picchiarlo, cosa che invece ebbe l’effetto contrario. Ogni suo gesto, ogni sua parola, non facevano altro che accrescere la mia sensazione di superiorità. Come si fa a descrivere ciò che sentivo? Era impressionante e meraviglioso. Lo presi per un braccio e lo sbattei contro il muro.
"Stasera, per punizione, rimarrai chiuso qua dentro, e appena sento una
lamentela, ti prometto che ti rinchiudo per tutta la settimana. E ora spogliati che ti voglio scopare." Non avevo preventivato niente. Le parole uscivano dalla mia bocca senza che riflettessi, ma erano come macigni. Appena terminò di spogliarsi, notai come mio marito fosse già pronto per l’uso. Il suo cazzo eretto svettava prepotentemente, pronto per donarmi quel piacere che pretendevo. Non ne poteva fare a meno, era la sua natura. Più mi comportavo male nei suoi confronti, e più la sua erezione era considerevole. Era il mio giocattolo sessuale. Potevo decidere se, come e quando farglielo venire dritto. E, naturalmente, quella sensazione non faceva altro che accrescere quella sensazione di potere assoluto. Di pari passo, cresceva anche il mio desiderio sessuale. Sembrava che tutti i nostri comportamenti dovessero poi sfociare nel sesso, visto che anch'io non potevo farne a meno dopo averlo trattato in quel modo. Era anche meraviglioso gestire l'atto sessuale vero e proprio. Ero io ormai che prendevo l'iniziativa e quel giorno feci la stessa cosa.
Iniziai a respirare affannosamente per la voglia di sesso, con la voglia di toccarmi. Mi guardai intorno per cercare una posizione diversa dalle solite, poi vidi una sedia. Poteva essere l’ideale per variare.
“Mettiti seduto la sopra”, gli ordinai, la voce fattasi roca.
Lui mi guardò, probabilmente senza comprendere del tutto, ma non osò nemmeno aprire bocca. Si mise seduto e io mi misi sopra di lui, andandogli di fronte. Per lui era una posizione molto scomoda, mentre io potevo muovermi abbastanza disinvoltamente. Non volevo preliminari. Volevo scoparmelo e basta. Anche se ogni tanto, considerando le nostre posizioni, lo baciavo voluttuosamente. In quella posizione potevo sentire perfettamente la sua erezione, e questo contribuì a farmi avere il primo orgasmo quasi immediatamente. Il secondo ci mise alcuni minuti, ma fu straordinario. Anche Marco era ormai allo stremo della resistenza.
“P-Padrona, non resisto più.”, m’implorò. Lo afferrai per il mento. Stavo per dirgli che se lui fosse venuto, lo avrei picchiato. Ma poi riflettei, e decisi di inserire una nuova variante. I due orgasmi non erano stati sufficienti per placare i miei desideri, per lenire l’ossessione per il sesso che mi prendeva in quelle situazioni, ma potevo alternare. Gli diedi quindi la possibilità di venirsene. Ero io a muovermi, ero io a stabilire in che modo dovesse venire, e mi muovevo lentamente, mentre lui sussultava violentemente dentro di me.
Mi alzai, poi gli afferrai la testa per spingerlo in ginocchio.
“Adesso leccamela per bene.”
Ebbe un attimo di smarrimento. Non se l’aspettava. Di solito pretendevo il cunnilingus prima della penetrazione, e in quel momento nella mia vagina non c’erano solo i miei liquidi, ma anche il suo sperma. Non gli diedi nemmeno il tempo di fare una sola mossa. Mi era bastato quel tentennamento per considerare che meritasse una punizione. Lo presi per un braccio e lo feci rialzare, poi glielo torsi violentemente, e infine lo colpii con un pugno. Forte, preciso. Gli lasciai il braccio e lui cadde a terra. Gli misi un piede su quella faccia continuamente martoriata dalle mie percosse.
“Stronzo. Ancora non hai capito che non ti puoi permettere nemmeno un tentennamento.”
Mi baciò il piede. “Pietà, Padrona. Lo faccio.”
“Certo che lo fai”, gli risposi. Gli tolsi il piede e lui si inginocchiò di nuovo al mio cospetto, mi allargò delicatamente le gambe e iniziò a leccarmela con passione e devozione. Ancora una volta mi sentii una divinità. Tutto ciò che volevo, doveva essere un obbligo per lui. La sua lingua continuava a leccare le mie pareti vaginali, e a pulirmela del suo sperma e dei miei umori, che però caddero di nuovo abbondanti quando ebbi l’ennesimo orgasmo. Solo allora mi placai, sentendomi finalmente soddisfatta.
Mi rimisi il costume e gli ordinai di accendermi una sigaretta. Mentre fumavo e lui stava in ginocchio con il portacenere in mano, mi venne da pensare di nuovo al sesso. Eravamo forse nel momento migliore della nostra vita, sessualmente parlando. Ancora abbastanza giovani da essere nel pieno della nostra vigoria, e questo valeva soprattutto per lui, ovviamente, ma anche abbastanza esperti e maturi da poter giocare con la sessualità, cercando posizioni nuove e sensazioni sempre diverse. In questo campo Marco aveva sempre dato la sensazione di avere una fantasia inesauribile, ma ormai anch'io non ero da meno. Non era solo sesso quello che facevamo, ma era la finalizzazione della mia dominazione e, di conseguenza, della sua sottomissione. Sembrava quasi che tutto quello che facevamo prima e dopo, la mia autorità, la mia severità e anche le percosse che lui subiva, ormai diventate giornaliere, fossero indirizzate e fossero programmate per quel momento. Giocavamo con le parole e con la sensualità. A volte, come era capitato in quel momento, quando cioè mi sentivo particolarmente smaniosa e vogliosa, lo prendevo immediatamente, quasi con forza, facendogli male, stringendogli il mento o i polsi, cavalcandolo come se fosse un animale. Altre volte invece, attendevo con pazienza, seducendolo secondo dopo secondo. Mi facevo dire innumerevoli volte quanto fossi bella, quanto fosse innamorato e dipendente da me, quanto terrore avesse al solo pensiero di perdermi. Infine lo prendevo, solo dopo averlo fatto eccitare al punto giusto, quando, in ginocchio, mi chiedeva di fare l'amore perché aveva assoluto bisogno di me, perché non ce la faceva più, e che lui si considerava l'uomo più fortunato del mondo per il solo fatto di vivere accanto a me, figuriamoci poi per fare l'amore. Quale delle due situazioni era la migliore per me? Non avevo preferenze. Adoravo entrambe le facce della medaglia, e la mia scelta era dettata esclusivamente dal mio umore. Quel pomeriggio mi sentivo un fuoco dentro. Aver flirtato con quei due ragazzi, i loro sguardi che mi avevano eccitata notevolmente, avevano fatto sì che fossi tornata da mio marito con un fuoco dentro che lui doveva assolutamente spegnermi. La sua sottomissione aveva fatto il resto. Terminai la sigaretta ma lasciai Marco in ginocchio a massaggiarmi i piedi. Ero stanca, con quella serie di orgasmi che mi avevano veramente stravolta, ma sapevo anche che mi sarei ripresa subito. Mi sarebbe bastato dargli un ordine per sentire di nuovo dentro di me quella smania e quel desiderio di sesso. Pensai anche che forse ero stata una cretina solo a pensare di tradirlo. Un maschio del genere me lo dovevo conservare a vita. Era stato ancora una volta semplicemente splendido, inesauribile, procurandomi orgasmi che mi avevano quasi tramortita. Ero assolutamente sicura che nessun’altra donna, soprattutto quelle sposate come me, riuscissero ad avere una vita sessuale così densa. Qualche confidenza l’avevo avuta nella mia vita, qualche ragazza che si era lasciata andare e che mi aveva raccontato particolari della sua vita intima. La cosa che mi colpì fu che si trattava sempre di racconti negativi, di donne più o meno insoddisfatte del sesso che facevano con il loro compagno. C’era stata anche qualcuna, soprattutto nelle chiacchiere di gruppo, che invece vantava la virilità del proprio compagno ma, chissà perché, le avevo sempre ritenute fasulle, come se fosse un tentativo di mettere in evidenza la felicità del loro rapporto, e di sottolineare il fascino che avevano nei confronti del loro uomo. Anch’io, a suo tempo, avevo confessato qualcosa, lo scarso tempo che avevamo ad esempio, il fatto che le bambine piccole ci impedivano di dedicarci completamente a noi stessi, senza però andare troppo sui particolari. Quando le cose avevano virato verso un altro tipo di rapporto tra me e Marco, avevo scelto invece il silenzio, evidenziando però in altri modi l’effetto che facevo su di lui. Insomma, non c’era bisogno di parole. Marco era perso di me in modo ben visibile, e avrei scommesso che chiunque ci conoscesse, immaginasse il nostro letto come un luogo piuttosto focoso. Ritenevo che il merito fosse soprattutto del nostro rapporto femdom che ci eccitava, in modo anomalo, facendoci vivere quei momenti intimi in quel modo così intenso. Comunque sia, il risultato era straordinario ed ero pienamente soddisfatta.
Mi avviai a fare un'ennesima doccia, non prima di avergli ordinato di farmi trovare la cena pronta. Dovevo prepararmi per la mia serata. Era la prima volta in vita mia, da quando conoscevo Marco, che sarei uscita la sera da sola. In passato l’avevo fatto solo con altre donne, una pizza in compagnia e niente di particolare. L’unica somiglianza semmai, l’avrei potuta trovare con quel giorno a Londra in cui l’avevo chiuso in bagno e me ne ero andata in giro. Ma si trattava di una mattina e la sera, si sa, ha un’altra valenza. Mi si prospettava quindi una serata diversa dal solito, ma non sapevo neanche io quanto diversa sarebbe stata.
Quando terminai di farmi la doccia, mi asciugai i capelli senza stirarli, lasciandomeli al naturale, ovvero leggermente ondulati, in modo che mi dessero il solito effetto bagnato che trovavo molto indicato per il mio viso, mi infilai un pantaloncino e una maglietta, andando poi a cena in veranda. A pochi metri di distanza, altre famigliole cenavano contemporaneamente a noi. Alla nostra destra una coppia con tre bambini piccoli, mentre alla nostra sinistra un'altra coppia con due ragazzini preadolescenti. Notavo il loro stupore nel vedermi seduta a tavola mentre mio marito si occupava di tutto il resto, andando avanti e indietro a ogni mio comando. Se avevo intenzione di attirare l'attenzione, e se volevo stupire esibendo la mia dominazione su mio marito davanti ad altri occhi, potevo ben dire che ci stavo riuscendo in pieno. E il bello doveva ancora arrivare.
Ero veramente affamata quella sera. Avevo fatto un’ora e mezza di sesso sfrenato che mi aveva probabilmente messo un certo languorino allo stomaco, senza contare che a pranzo avevo messo in bocca poco o nulla, e mangiai avidamente tutto quello che mio marito mi aveva preparato. Per cominciare mi portò un’ottima pasta al sugo con pomodorini piccoli tagliati a fettine, lievemente piccante per me mentre lui inondò, come al suo solito, la sua porzione di peperoncino, poi carne di vitello molto tenera che gradii particolarmente, e verdura come contorno. Terminai la cena veramente soddisfatta. Ma quello che mi lasciò ancora più soddisfatta fu il suo modo amorevole e la gioia che vedevo nei suoi occhi nel servirmi. Sapeva che da lì a poco sarei uscita da sola lasciandolo per punizione nel residence, ma evidentemente Marco non poteva fare a meno di gioire nell’essermi utile. Osservavo anche il suo viso ridotto male. Lo stavo massacrando di botte ma, anziché sentirmi in colpa, mi veniva quasi il desiderio di dargliene altre, a rimarcare il mio potere su di lui.
"Tu sistema e pulisci che io mi vado a cambiare per uscire", gli ordinai, appena terminata la cena. Avevo volutamente alzato la voce per farmi sentire dai nostri vicini che infatti sorrisero divertiti, anche se un po' scocciati. Come avrebbero potuto spiegare ai loro figli un comportamento del genere? Me ne andai in camera e aprii l'armadio che Marco aveva provveduto a sistemare. Traboccava di abiti. Mi ero portata l'occorrente per un mese invece che per una settimana. Avevo deciso che quella vacanza sarebbe stata all'insegna della trasgressione e vinsi le mie ultime remore. Indossai un abito celeste di rasatello lucido,
elasticizzato e cortissimo, che mi fasciava in modo splendido. Lo avevo già
sperimentato con Marco con risultati molto soddisfacenti. Indossando abiti del genere, si correva il rischio di superare il limite di sensualità, provocazione ed erotismo, che era quello che mi ero prefissata, per scadere addirittura nell’osceno e nel volgare, oltre naturalmente a essere un invito a nozze per essere aggredite e violentate. Sul secondo punto mi sentivo abbastanza rilassata e tranquilla. A parte il fatto che, se qualcuno avesse osato fare una scemenza del genere, avrei saputo metterlo a posto a forza di botte, ci trovavamo comunque in un tranquillo villaggio vacanze, e un'eventualità del genere mi sentivo di poterla scartare a priori. Per quanto riguardava il primo punto invece, dovetti optare per un trucco poco aggressivo proprio per prendere le distanze da una puttana di strada. In fondo, avevo un bel viso, non c'era nemmeno bisogno di stravolgerlo. Non rinunciai però ad un bel sandalo con un tacco 12 che mi faceva apparire maestosa. Quando mi presentai davanti a Marco, il suo sguardo era tutto un programma.
"Ricordati quello che ti ho detto prima," lo ammonii. "una sola parola e
trascorri il resto della settimana chiuso qua dentro. O forse ancora pensi che sia tutto un gioco?"
"No, Padrona, non lo penso più ormai", mi rispose con un filo di voce. Mi
guardava scuotendo la testa. La sua bella mogliettina lo stava lasciando solo
in camera, vestita che più provocante non si poteva, e lui non poteva fare
niente. Forse in quel preciso momento mio marito ebbe il primo vero pentimento per avermi plagiata. Andava tutto bene, che lo picchiassi anche duramente, che gli avessi tolto la gestione economica, che lo mettessi spesso in punizione, ma mandarmi in giro in quel modo, fasciata in un abito semi trasparente senza di lui al mio fianco, probabilmente non poteva concepirlo neanche lui. Mi sembrava sconvolto. Eppure, non poteva dire niente, e questo mi rendeva felice. Quello era il potere vero. Obbligare una persona a fare ciò che lui non vorrebbe. Ma era quella la vendetta che avevo cercato in quei mesi? Forse sì. O forse non si trattava più neanche di quella, ed ero semplicemente cambiata io. Grazie a lui, oppure per colpa sua, mi sentivo diversa dentro, ed ero pronta ad affrontare il
mondo in modo diverso. Aprii la porta e uscii, mentre i miei tacchi risuonavano sul pavimento. I primi sguardi che si posarono su di me mi fecero subito dimenticare tutte le mie remore. Era una sensazione meravigliosa, che mi faceva sentire viva. Fino ad allora, li avevo sempre vissuti in modo diverso, piacevole ma a volte anche fastidioso. Il compiacimento che stavo provando in quel momento, apparteneva invece a una dimensione differente, carica di erotismo e di sublimazione erotica. Mi sentivo irresistibile, potente, provando quasi le stesse sensazioni che mi faceva provare Marco con la sua sottomissione. Ad aumentare tutte quelle sensazioni, ancheggiavo vistosamente. Un po’ perché quei tacchi a spillo mi obbligavano quasi a farlo, e un po’ per la mia precisa volontà. Stava per iniziare la mia prima serata da sola. Cosa avrei fatto? Non ne avevo idea. Volevo soltanto fare qualcosa di diverso. Era quello il mio obiettivo in quel momento. Niente di più.
Continua...
"Accendimi una sigaretta", gli ordinai. Anche quella era diventata una costante dei miei ordini. Un po’ perché avevo letto qualcosa a riguardo, e un po’ perché, effettivamente, vedevo in quel gesto che lui compiva, un atto di sottomissione ben preciso. Marco ovviamente, obbedì prontamente ma, appena lo fece, gli mollai un manrovescio con tutta la mia forza, che cominciava a essere notevole. Mio marito sbandò considerevolmente e si mise una mano in faccia.
"Ma che ho fatto?" frignò.
"Sei peggio di una tartaruga. Guarda ancora che disordine. E io, secondo te,
dovrei vivere in un casino del genere?"
"No, Padrona. Mi perdoni, ma c'erano un mucchio di cose da fare. Sono dovuto
anche andare a fare la spesa, ma fra un po' ho finito."
Avanzai verso di lui. Il tempo in cui fingeva di avere paura era terminato. La sua era diventata paura vera. Soprattutto dopo la lezione durissima della settimana scorsa. Mi supplicò di non picchiarlo, cosa che invece ebbe l’effetto contrario. Ogni suo gesto, ogni sua parola, non facevano altro che accrescere la mia sensazione di superiorità. Come si fa a descrivere ciò che sentivo? Era impressionante e meraviglioso. Lo presi per un braccio e lo sbattei contro il muro.
"Stasera, per punizione, rimarrai chiuso qua dentro, e appena sento una
lamentela, ti prometto che ti rinchiudo per tutta la settimana. E ora spogliati che ti voglio scopare." Non avevo preventivato niente. Le parole uscivano dalla mia bocca senza che riflettessi, ma erano come macigni. Appena terminò di spogliarsi, notai come mio marito fosse già pronto per l’uso. Il suo cazzo eretto svettava prepotentemente, pronto per donarmi quel piacere che pretendevo. Non ne poteva fare a meno, era la sua natura. Più mi comportavo male nei suoi confronti, e più la sua erezione era considerevole. Era il mio giocattolo sessuale. Potevo decidere se, come e quando farglielo venire dritto. E, naturalmente, quella sensazione non faceva altro che accrescere quella sensazione di potere assoluto. Di pari passo, cresceva anche il mio desiderio sessuale. Sembrava che tutti i nostri comportamenti dovessero poi sfociare nel sesso, visto che anch'io non potevo farne a meno dopo averlo trattato in quel modo. Era anche meraviglioso gestire l'atto sessuale vero e proprio. Ero io ormai che prendevo l'iniziativa e quel giorno feci la stessa cosa.
Iniziai a respirare affannosamente per la voglia di sesso, con la voglia di toccarmi. Mi guardai intorno per cercare una posizione diversa dalle solite, poi vidi una sedia. Poteva essere l’ideale per variare.
“Mettiti seduto la sopra”, gli ordinai, la voce fattasi roca.
Lui mi guardò, probabilmente senza comprendere del tutto, ma non osò nemmeno aprire bocca. Si mise seduto e io mi misi sopra di lui, andandogli di fronte. Per lui era una posizione molto scomoda, mentre io potevo muovermi abbastanza disinvoltamente. Non volevo preliminari. Volevo scoparmelo e basta. Anche se ogni tanto, considerando le nostre posizioni, lo baciavo voluttuosamente. In quella posizione potevo sentire perfettamente la sua erezione, e questo contribuì a farmi avere il primo orgasmo quasi immediatamente. Il secondo ci mise alcuni minuti, ma fu straordinario. Anche Marco era ormai allo stremo della resistenza.
“P-Padrona, non resisto più.”, m’implorò. Lo afferrai per il mento. Stavo per dirgli che se lui fosse venuto, lo avrei picchiato. Ma poi riflettei, e decisi di inserire una nuova variante. I due orgasmi non erano stati sufficienti per placare i miei desideri, per lenire l’ossessione per il sesso che mi prendeva in quelle situazioni, ma potevo alternare. Gli diedi quindi la possibilità di venirsene. Ero io a muovermi, ero io a stabilire in che modo dovesse venire, e mi muovevo lentamente, mentre lui sussultava violentemente dentro di me.
Mi alzai, poi gli afferrai la testa per spingerlo in ginocchio.
“Adesso leccamela per bene.”
Ebbe un attimo di smarrimento. Non se l’aspettava. Di solito pretendevo il cunnilingus prima della penetrazione, e in quel momento nella mia vagina non c’erano solo i miei liquidi, ma anche il suo sperma. Non gli diedi nemmeno il tempo di fare una sola mossa. Mi era bastato quel tentennamento per considerare che meritasse una punizione. Lo presi per un braccio e lo feci rialzare, poi glielo torsi violentemente, e infine lo colpii con un pugno. Forte, preciso. Gli lasciai il braccio e lui cadde a terra. Gli misi un piede su quella faccia continuamente martoriata dalle mie percosse.
“Stronzo. Ancora non hai capito che non ti puoi permettere nemmeno un tentennamento.”
Mi baciò il piede. “Pietà, Padrona. Lo faccio.”
“Certo che lo fai”, gli risposi. Gli tolsi il piede e lui si inginocchiò di nuovo al mio cospetto, mi allargò delicatamente le gambe e iniziò a leccarmela con passione e devozione. Ancora una volta mi sentii una divinità. Tutto ciò che volevo, doveva essere un obbligo per lui. La sua lingua continuava a leccare le mie pareti vaginali, e a pulirmela del suo sperma e dei miei umori, che però caddero di nuovo abbondanti quando ebbi l’ennesimo orgasmo. Solo allora mi placai, sentendomi finalmente soddisfatta.
Mi rimisi il costume e gli ordinai di accendermi una sigaretta. Mentre fumavo e lui stava in ginocchio con il portacenere in mano, mi venne da pensare di nuovo al sesso. Eravamo forse nel momento migliore della nostra vita, sessualmente parlando. Ancora abbastanza giovani da essere nel pieno della nostra vigoria, e questo valeva soprattutto per lui, ovviamente, ma anche abbastanza esperti e maturi da poter giocare con la sessualità, cercando posizioni nuove e sensazioni sempre diverse. In questo campo Marco aveva sempre dato la sensazione di avere una fantasia inesauribile, ma ormai anch'io non ero da meno. Non era solo sesso quello che facevamo, ma era la finalizzazione della mia dominazione e, di conseguenza, della sua sottomissione. Sembrava quasi che tutto quello che facevamo prima e dopo, la mia autorità, la mia severità e anche le percosse che lui subiva, ormai diventate giornaliere, fossero indirizzate e fossero programmate per quel momento. Giocavamo con le parole e con la sensualità. A volte, come era capitato in quel momento, quando cioè mi sentivo particolarmente smaniosa e vogliosa, lo prendevo immediatamente, quasi con forza, facendogli male, stringendogli il mento o i polsi, cavalcandolo come se fosse un animale. Altre volte invece, attendevo con pazienza, seducendolo secondo dopo secondo. Mi facevo dire innumerevoli volte quanto fossi bella, quanto fosse innamorato e dipendente da me, quanto terrore avesse al solo pensiero di perdermi. Infine lo prendevo, solo dopo averlo fatto eccitare al punto giusto, quando, in ginocchio, mi chiedeva di fare l'amore perché aveva assoluto bisogno di me, perché non ce la faceva più, e che lui si considerava l'uomo più fortunato del mondo per il solo fatto di vivere accanto a me, figuriamoci poi per fare l'amore. Quale delle due situazioni era la migliore per me? Non avevo preferenze. Adoravo entrambe le facce della medaglia, e la mia scelta era dettata esclusivamente dal mio umore. Quel pomeriggio mi sentivo un fuoco dentro. Aver flirtato con quei due ragazzi, i loro sguardi che mi avevano eccitata notevolmente, avevano fatto sì che fossi tornata da mio marito con un fuoco dentro che lui doveva assolutamente spegnermi. La sua sottomissione aveva fatto il resto. Terminai la sigaretta ma lasciai Marco in ginocchio a massaggiarmi i piedi. Ero stanca, con quella serie di orgasmi che mi avevano veramente stravolta, ma sapevo anche che mi sarei ripresa subito. Mi sarebbe bastato dargli un ordine per sentire di nuovo dentro di me quella smania e quel desiderio di sesso. Pensai anche che forse ero stata una cretina solo a pensare di tradirlo. Un maschio del genere me lo dovevo conservare a vita. Era stato ancora una volta semplicemente splendido, inesauribile, procurandomi orgasmi che mi avevano quasi tramortita. Ero assolutamente sicura che nessun’altra donna, soprattutto quelle sposate come me, riuscissero ad avere una vita sessuale così densa. Qualche confidenza l’avevo avuta nella mia vita, qualche ragazza che si era lasciata andare e che mi aveva raccontato particolari della sua vita intima. La cosa che mi colpì fu che si trattava sempre di racconti negativi, di donne più o meno insoddisfatte del sesso che facevano con il loro compagno. C’era stata anche qualcuna, soprattutto nelle chiacchiere di gruppo, che invece vantava la virilità del proprio compagno ma, chissà perché, le avevo sempre ritenute fasulle, come se fosse un tentativo di mettere in evidenza la felicità del loro rapporto, e di sottolineare il fascino che avevano nei confronti del loro uomo. Anch’io, a suo tempo, avevo confessato qualcosa, lo scarso tempo che avevamo ad esempio, il fatto che le bambine piccole ci impedivano di dedicarci completamente a noi stessi, senza però andare troppo sui particolari. Quando le cose avevano virato verso un altro tipo di rapporto tra me e Marco, avevo scelto invece il silenzio, evidenziando però in altri modi l’effetto che facevo su di lui. Insomma, non c’era bisogno di parole. Marco era perso di me in modo ben visibile, e avrei scommesso che chiunque ci conoscesse, immaginasse il nostro letto come un luogo piuttosto focoso. Ritenevo che il merito fosse soprattutto del nostro rapporto femdom che ci eccitava, in modo anomalo, facendoci vivere quei momenti intimi in quel modo così intenso. Comunque sia, il risultato era straordinario ed ero pienamente soddisfatta.
Mi avviai a fare un'ennesima doccia, non prima di avergli ordinato di farmi trovare la cena pronta. Dovevo prepararmi per la mia serata. Era la prima volta in vita mia, da quando conoscevo Marco, che sarei uscita la sera da sola. In passato l’avevo fatto solo con altre donne, una pizza in compagnia e niente di particolare. L’unica somiglianza semmai, l’avrei potuta trovare con quel giorno a Londra in cui l’avevo chiuso in bagno e me ne ero andata in giro. Ma si trattava di una mattina e la sera, si sa, ha un’altra valenza. Mi si prospettava quindi una serata diversa dal solito, ma non sapevo neanche io quanto diversa sarebbe stata.
Quando terminai di farmi la doccia, mi asciugai i capelli senza stirarli, lasciandomeli al naturale, ovvero leggermente ondulati, in modo che mi dessero il solito effetto bagnato che trovavo molto indicato per il mio viso, mi infilai un pantaloncino e una maglietta, andando poi a cena in veranda. A pochi metri di distanza, altre famigliole cenavano contemporaneamente a noi. Alla nostra destra una coppia con tre bambini piccoli, mentre alla nostra sinistra un'altra coppia con due ragazzini preadolescenti. Notavo il loro stupore nel vedermi seduta a tavola mentre mio marito si occupava di tutto il resto, andando avanti e indietro a ogni mio comando. Se avevo intenzione di attirare l'attenzione, e se volevo stupire esibendo la mia dominazione su mio marito davanti ad altri occhi, potevo ben dire che ci stavo riuscendo in pieno. E il bello doveva ancora arrivare.
Ero veramente affamata quella sera. Avevo fatto un’ora e mezza di sesso sfrenato che mi aveva probabilmente messo un certo languorino allo stomaco, senza contare che a pranzo avevo messo in bocca poco o nulla, e mangiai avidamente tutto quello che mio marito mi aveva preparato. Per cominciare mi portò un’ottima pasta al sugo con pomodorini piccoli tagliati a fettine, lievemente piccante per me mentre lui inondò, come al suo solito, la sua porzione di peperoncino, poi carne di vitello molto tenera che gradii particolarmente, e verdura come contorno. Terminai la cena veramente soddisfatta. Ma quello che mi lasciò ancora più soddisfatta fu il suo modo amorevole e la gioia che vedevo nei suoi occhi nel servirmi. Sapeva che da lì a poco sarei uscita da sola lasciandolo per punizione nel residence, ma evidentemente Marco non poteva fare a meno di gioire nell’essermi utile. Osservavo anche il suo viso ridotto male. Lo stavo massacrando di botte ma, anziché sentirmi in colpa, mi veniva quasi il desiderio di dargliene altre, a rimarcare il mio potere su di lui.
"Tu sistema e pulisci che io mi vado a cambiare per uscire", gli ordinai, appena terminata la cena. Avevo volutamente alzato la voce per farmi sentire dai nostri vicini che infatti sorrisero divertiti, anche se un po' scocciati. Come avrebbero potuto spiegare ai loro figli un comportamento del genere? Me ne andai in camera e aprii l'armadio che Marco aveva provveduto a sistemare. Traboccava di abiti. Mi ero portata l'occorrente per un mese invece che per una settimana. Avevo deciso che quella vacanza sarebbe stata all'insegna della trasgressione e vinsi le mie ultime remore. Indossai un abito celeste di rasatello lucido,
elasticizzato e cortissimo, che mi fasciava in modo splendido. Lo avevo già
sperimentato con Marco con risultati molto soddisfacenti. Indossando abiti del genere, si correva il rischio di superare il limite di sensualità, provocazione ed erotismo, che era quello che mi ero prefissata, per scadere addirittura nell’osceno e nel volgare, oltre naturalmente a essere un invito a nozze per essere aggredite e violentate. Sul secondo punto mi sentivo abbastanza rilassata e tranquilla. A parte il fatto che, se qualcuno avesse osato fare una scemenza del genere, avrei saputo metterlo a posto a forza di botte, ci trovavamo comunque in un tranquillo villaggio vacanze, e un'eventualità del genere mi sentivo di poterla scartare a priori. Per quanto riguardava il primo punto invece, dovetti optare per un trucco poco aggressivo proprio per prendere le distanze da una puttana di strada. In fondo, avevo un bel viso, non c'era nemmeno bisogno di stravolgerlo. Non rinunciai però ad un bel sandalo con un tacco 12 che mi faceva apparire maestosa. Quando mi presentai davanti a Marco, il suo sguardo era tutto un programma.
"Ricordati quello che ti ho detto prima," lo ammonii. "una sola parola e
trascorri il resto della settimana chiuso qua dentro. O forse ancora pensi che sia tutto un gioco?"
"No, Padrona, non lo penso più ormai", mi rispose con un filo di voce. Mi
guardava scuotendo la testa. La sua bella mogliettina lo stava lasciando solo
in camera, vestita che più provocante non si poteva, e lui non poteva fare
niente. Forse in quel preciso momento mio marito ebbe il primo vero pentimento per avermi plagiata. Andava tutto bene, che lo picchiassi anche duramente, che gli avessi tolto la gestione economica, che lo mettessi spesso in punizione, ma mandarmi in giro in quel modo, fasciata in un abito semi trasparente senza di lui al mio fianco, probabilmente non poteva concepirlo neanche lui. Mi sembrava sconvolto. Eppure, non poteva dire niente, e questo mi rendeva felice. Quello era il potere vero. Obbligare una persona a fare ciò che lui non vorrebbe. Ma era quella la vendetta che avevo cercato in quei mesi? Forse sì. O forse non si trattava più neanche di quella, ed ero semplicemente cambiata io. Grazie a lui, oppure per colpa sua, mi sentivo diversa dentro, ed ero pronta ad affrontare il
mondo in modo diverso. Aprii la porta e uscii, mentre i miei tacchi risuonavano sul pavimento. I primi sguardi che si posarono su di me mi fecero subito dimenticare tutte le mie remore. Era una sensazione meravigliosa, che mi faceva sentire viva. Fino ad allora, li avevo sempre vissuti in modo diverso, piacevole ma a volte anche fastidioso. Il compiacimento che stavo provando in quel momento, apparteneva invece a una dimensione differente, carica di erotismo e di sublimazione erotica. Mi sentivo irresistibile, potente, provando quasi le stesse sensazioni che mi faceva provare Marco con la sua sottomissione. Ad aumentare tutte quelle sensazioni, ancheggiavo vistosamente. Un po’ perché quei tacchi a spillo mi obbligavano quasi a farlo, e un po’ per la mia precisa volontà. Stava per iniziare la mia prima serata da sola. Cosa avrei fatto? Non ne avevo idea. Volevo soltanto fare qualcosa di diverso. Era quello il mio obiettivo in quel momento. Niente di più.
Continua...
1
voti
voti
valutazione
10
10
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Per sempre Quarto episodio
Commenti dei lettori al racconto erotico