Per sempre Terzo episodio
di
Davide Sebastiani
genere
sentimentali
Mi sono svegliato prima del solito stamattina. La mia bella Sarah era ancora mezza addormentata quando le ho portato la prima colazione a letto, gesto che lei ha gradito particolarmente gettandomi le braccia al collo e baciandomi con passione. Le ho detto che prima di andare al lavoro ho intenzione di cercare quella misteriosa ragazza e sono sceso. L’aria del mattino è incredibilmente tiepida, finalmente. L’inverno ormai è alle spalle mentre la primavera sta bussando intensamente, forse in lieve anticipo rispetto alla norma. Guido in direzione del ristorante dove ieri l’ho vista, cercando di riflettere. Se non parlo con lei e se non la faccio ricordare è difficile che possa scoprire cosa le sia successo. Il luogo dove ieri sera l’ho intravista è ancora quasi completamente deserto visto l’orario molto mattiniero. Si tratta di una piazza molto grande dove c’è il ristorante dove abbiamo cenato io e Sarah e sulla destra, rispetto al mio punto di vista, c’è il centro commerciale. Lascio la macchina e scendo, sperando che le mie doti si mettano subito in azione, e anche questa volta non mi deludono. La annuso come un cane da tartufo, la percepisco e la trovo, ma appena mi vede scappa di nuovo. Stavolta però non mi faccio trovare impreparato e, grazie alle mie lunghe leve, la rincorro e la afferro in un batter d’occhio.
“Ferma ti prego. Non voglio farti del male.”
Lei cerca di divincolarsi. “Come fai a vedermi e a toccarmi?”
Mi guardo intorno. Alcune persone iniziano la loro giornata, ed è meglio non dare troppo nell’occhio. Potrebbero vedere un pazzo che parla da solo e afferra l'aria. La trascino quindi verso un posto più isolato.
“Non lo so, ma so che posso farlo.”
Mi guarda. “Sono morta, vero?”
“Purtroppo si”, le confermo.
Alcune lacrime cominciano a solcare il suo bel visetto. Ciononostante sembra essersi calmata e le lascio il braccio.
“Solo te puoi vedermi? La donna che prima era con te non può farlo?” Ha detto "prima" e non "ieri" in quanto, come tutte le persone morte, non ha assolutamente la cognizione del tempo trascorso.
“No, posso farlo solo io. Ti ricordi come ti chiami e come sei morta?”
Scuote la testa. “No, sono confusa. Mi ricordo solo che conosco questi posti. Devo esserci stata.”
“Questo significa che sei di Wichita. Ascolta, io sono un poliziotto e riesco a parlare con le persone che sono morte di morte violenta. Non so perché ma mi succede soltanto con le persone che sono state assassinate e il cui assassino non è stato scoperto. Sfrutto questa dote per aiutare le persone come te ad avere giustizia cercando di catturare il loro assassino. Vorrei indagare sul tuo omicidio e darti la giustizia e la pace che meriti, ma ho bisogno di aiuto e della tua collaborazione.”
“Io… Io vorrei ma non ricordo niente.”
E’ completamente nel panico e l’accarezzo dolcemente. “Non ti preoccupare, è una cosa normale. Io farò le prime indagini, e quando scoprirò come ti chiami e come sei morta, vedrai che i ricordi pian piano verranno a galla. Succede sempre così. Vedrai che ne verremo a capo.”
Annuisce speranzosa
“Perché tu puoi vedermi?” mi chiede, cambiando completamente tono. Sembra un po’ più tranquilla. “E come mai hai questo dono?” aggiunge poi.
“Non so perché ci riesco, ma so che posso farlo. Comunque, non posso solo vederti. Io posso anche toccarti, come hai potuto vedere quando ti ho afferrata.”
Annuisce e un lieve sorriso si forma sul suo volto. Adesso sembra più a suo agio. Non è facile parlare coi morti. La prima cosa da fare è tranquillizzarli, e ho la sensazione che con questa ragazza io sia riuscito nel mio intento anche se, ovviamente, continua a essere agitata.
“E’ stato strano essere toccata”, mi dice.
Le sorrido anche io per tranquillizzarla sempre di più. “ Dammi la mano.” Le tendo la mia mano e lei a sua volta avvicina la sua. L’afferro e gliela stringo delicatamente. Vedo il suo sorriso allargarsi e la cosa mi riempie di gioia.
“Oh, mio Dio, è meraviglioso. Non mi ricordavo che fosse così bello il calore umano,” mi dice. “Non riuscivo più a toccare nulla di ciò che vedevo, e sembrava che gli oggetti mi scivolassero dalle mani-”
“ Lo so ma con me è diverso. Tu puoi toccarmi e puoi toccare gli oggetti che appartengono a me. Guarda, afferra il mio telefonino.” Tiro fuori il mio telefono cellulare e lei lo prende. Chi vedesse la scena osserverebbe un telefono cellulare fluttuare nel vuoto. “Visto? So che accade ma non so il perché. E’ un dono miracoloso che solo io posseggo.”
“Ma perché sono qui e non sono dove dovrei essere? Dove sono tutte le persone che muoiono?”
Sospiro. “Nessuno lo sa. Credo che la tua anima sia insofferente e non riesci ad andare con gli altri. E quindi ti è stata data la possibilità di chiedere giustizia. E io posso aiutarti.”
“E come puoi aiutarmi? E chi sei?”
“Sono un investigatore della polizia di Wichita, e il mio nome è Bradford Kaplan. Ascoltami, non sei la prima persona morta che incontro e le altre… Beh, ho fatto in modo che il loro assassino fosse consegnato alla giustizia. Evidentemente, quello è il mio compito, e vorrei farlo anche con te”
“Cosa dovrò fare allora?” mi chiede. E’ ancora tesa, e non potrebbe essere altrimenti.
“Non puoi fare niente a parte cercare di ricordarti quello che è successo. Io farò le prime indagini, e con quello che scoprirò cercheremo di farti tornare la memoria in modo poi che tu mi possa aiutare a catturare chi ti ha fatto questo. Domani sera io verrò qui e tu dovrai fare in modo di esserci. Non ti allontanare troppo da questa zona. Io percepirò la tua presenza e parleremo di nuovo.”
“Puoi percepire la mia presenza?”
“Se sei nei paraggi sì. Fidati di me, ti prego, e non fuggire di nuovo.”
“Non scapperò, te lo giuro. E… Aiutami, ti prego.”
L’accarezzo per rassicurarla. “Ti aiuterò, ma per farlo ho bisogno che tu aiuti me. Io ti porterò a ricordare il momento della tua morte, ma tu dovrai sforzarti e non sarà facile. Sembrerà che la tua mente stia per scoppiare ma dovrai andare avanti.”
La vedo mentre alza le spalle. “Tanto sono morta. Non vedo cosa mi potrebbe accadere di peggio.”
“Potrebbe accadere che il tuo assassino la faccia franca. Io vorrei che lui subisse la sua giusta punizione. E tu?” Vedo che alza lo sguardo in cielo e poi lo riporta verso di me.
“ Lo voglio anche io.”
L’abbraccio
“E io ne sono felice. Ascolta, io adesso devo andare al lavoro, ma verrò domani a parlare di nuovo con te. Ricordati domani di farti trovare in zona e ti metterò al corrente di quello che ho scoperto.”
“Domani?” Già, il tempo per i morti non ha il valore che ha per noi.
“So che per te è difficile. Il tempo e lo spazio per… Per quelli come te sono difficile da calcolare. Sai riconoscere il posto dove ci troviamo?” Mi guarda e il suo volto assume una strana espressione corrucciata tipica degli adolescenti.
“Certo che lo so riconoscere. Quello è un centro commerciale e dall’altra parte c’è un ristorante.”
“Perfetto. Non ti devi allontanare da questo luogo per nessun motivo, altrimenti per me sarà difficile ritrovarti. Me lo prometti?”
“Ok, te lo prometto. E tu prometti che tornerai?”
Le prendo le mani e gliele stringo forte.
“Non mancherei per niente al mondo”, le rispondo sorridendole. La lascio, anche se vorrei continuare a stare con lei, ma il lavoro mi attende. E soprattutto devo capire chi era questa ragazza.
Continua...
“Ferma ti prego. Non voglio farti del male.”
Lei cerca di divincolarsi. “Come fai a vedermi e a toccarmi?”
Mi guardo intorno. Alcune persone iniziano la loro giornata, ed è meglio non dare troppo nell’occhio. Potrebbero vedere un pazzo che parla da solo e afferra l'aria. La trascino quindi verso un posto più isolato.
“Non lo so, ma so che posso farlo.”
Mi guarda. “Sono morta, vero?”
“Purtroppo si”, le confermo.
Alcune lacrime cominciano a solcare il suo bel visetto. Ciononostante sembra essersi calmata e le lascio il braccio.
“Solo te puoi vedermi? La donna che prima era con te non può farlo?” Ha detto "prima" e non "ieri" in quanto, come tutte le persone morte, non ha assolutamente la cognizione del tempo trascorso.
“No, posso farlo solo io. Ti ricordi come ti chiami e come sei morta?”
Scuote la testa. “No, sono confusa. Mi ricordo solo che conosco questi posti. Devo esserci stata.”
“Questo significa che sei di Wichita. Ascolta, io sono un poliziotto e riesco a parlare con le persone che sono morte di morte violenta. Non so perché ma mi succede soltanto con le persone che sono state assassinate e il cui assassino non è stato scoperto. Sfrutto questa dote per aiutare le persone come te ad avere giustizia cercando di catturare il loro assassino. Vorrei indagare sul tuo omicidio e darti la giustizia e la pace che meriti, ma ho bisogno di aiuto e della tua collaborazione.”
“Io… Io vorrei ma non ricordo niente.”
E’ completamente nel panico e l’accarezzo dolcemente. “Non ti preoccupare, è una cosa normale. Io farò le prime indagini, e quando scoprirò come ti chiami e come sei morta, vedrai che i ricordi pian piano verranno a galla. Succede sempre così. Vedrai che ne verremo a capo.”
Annuisce speranzosa
“Perché tu puoi vedermi?” mi chiede, cambiando completamente tono. Sembra un po’ più tranquilla. “E come mai hai questo dono?” aggiunge poi.
“Non so perché ci riesco, ma so che posso farlo. Comunque, non posso solo vederti. Io posso anche toccarti, come hai potuto vedere quando ti ho afferrata.”
Annuisce e un lieve sorriso si forma sul suo volto. Adesso sembra più a suo agio. Non è facile parlare coi morti. La prima cosa da fare è tranquillizzarli, e ho la sensazione che con questa ragazza io sia riuscito nel mio intento anche se, ovviamente, continua a essere agitata.
“E’ stato strano essere toccata”, mi dice.
Le sorrido anche io per tranquillizzarla sempre di più. “ Dammi la mano.” Le tendo la mia mano e lei a sua volta avvicina la sua. L’afferro e gliela stringo delicatamente. Vedo il suo sorriso allargarsi e la cosa mi riempie di gioia.
“Oh, mio Dio, è meraviglioso. Non mi ricordavo che fosse così bello il calore umano,” mi dice. “Non riuscivo più a toccare nulla di ciò che vedevo, e sembrava che gli oggetti mi scivolassero dalle mani-”
“ Lo so ma con me è diverso. Tu puoi toccarmi e puoi toccare gli oggetti che appartengono a me. Guarda, afferra il mio telefonino.” Tiro fuori il mio telefono cellulare e lei lo prende. Chi vedesse la scena osserverebbe un telefono cellulare fluttuare nel vuoto. “Visto? So che accade ma non so il perché. E’ un dono miracoloso che solo io posseggo.”
“Ma perché sono qui e non sono dove dovrei essere? Dove sono tutte le persone che muoiono?”
Sospiro. “Nessuno lo sa. Credo che la tua anima sia insofferente e non riesci ad andare con gli altri. E quindi ti è stata data la possibilità di chiedere giustizia. E io posso aiutarti.”
“E come puoi aiutarmi? E chi sei?”
“Sono un investigatore della polizia di Wichita, e il mio nome è Bradford Kaplan. Ascoltami, non sei la prima persona morta che incontro e le altre… Beh, ho fatto in modo che il loro assassino fosse consegnato alla giustizia. Evidentemente, quello è il mio compito, e vorrei farlo anche con te”
“Cosa dovrò fare allora?” mi chiede. E’ ancora tesa, e non potrebbe essere altrimenti.
“Non puoi fare niente a parte cercare di ricordarti quello che è successo. Io farò le prime indagini, e con quello che scoprirò cercheremo di farti tornare la memoria in modo poi che tu mi possa aiutare a catturare chi ti ha fatto questo. Domani sera io verrò qui e tu dovrai fare in modo di esserci. Non ti allontanare troppo da questa zona. Io percepirò la tua presenza e parleremo di nuovo.”
“Puoi percepire la mia presenza?”
“Se sei nei paraggi sì. Fidati di me, ti prego, e non fuggire di nuovo.”
“Non scapperò, te lo giuro. E… Aiutami, ti prego.”
L’accarezzo per rassicurarla. “Ti aiuterò, ma per farlo ho bisogno che tu aiuti me. Io ti porterò a ricordare il momento della tua morte, ma tu dovrai sforzarti e non sarà facile. Sembrerà che la tua mente stia per scoppiare ma dovrai andare avanti.”
La vedo mentre alza le spalle. “Tanto sono morta. Non vedo cosa mi potrebbe accadere di peggio.”
“Potrebbe accadere che il tuo assassino la faccia franca. Io vorrei che lui subisse la sua giusta punizione. E tu?” Vedo che alza lo sguardo in cielo e poi lo riporta verso di me.
“ Lo voglio anche io.”
L’abbraccio
“E io ne sono felice. Ascolta, io adesso devo andare al lavoro, ma verrò domani a parlare di nuovo con te. Ricordati domani di farti trovare in zona e ti metterò al corrente di quello che ho scoperto.”
“Domani?” Già, il tempo per i morti non ha il valore che ha per noi.
“So che per te è difficile. Il tempo e lo spazio per… Per quelli come te sono difficile da calcolare. Sai riconoscere il posto dove ci troviamo?” Mi guarda e il suo volto assume una strana espressione corrucciata tipica degli adolescenti.
“Certo che lo so riconoscere. Quello è un centro commerciale e dall’altra parte c’è un ristorante.”
“Perfetto. Non ti devi allontanare da questo luogo per nessun motivo, altrimenti per me sarà difficile ritrovarti. Me lo prometti?”
“Ok, te lo prometto. E tu prometti che tornerai?”
Le prendo le mani e gliele stringo forte.
“Non mancherei per niente al mondo”, le rispondo sorridendole. La lascio, anche se vorrei continuare a stare con lei, ma il lavoro mi attende. E soprattutto devo capire chi era questa ragazza.
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