La vita di Patty Capitolo 36

di
genere
dominazione

Arrivai all'anfiteatro che lo spettacolo, se così si poteva chiamare la manifestazione messa in scena dagli animatori, era già iniziato. Era quasi pieno. Evidentemente il villaggio si doveva essere riempito nel prosieguo di quella giornata, anche se, come avevano detto i due animatori quel pomeriggio, si trattava per lo più di persone di una certa età. Non mancavano però anche persone più giovani, e io mi sedetti proprio vicino a una coppia di ragazzi di una ventina d'anni. Accavallai le gambe maliziosamente e mi accesi una sigaretta, fingendo indifferenza alle occhiate, alcune sfuggenti, altre invece insistite, che continuavano ad arrivarmi, mentre sul palco c'era la presentazione di tutti gli animatori che ci avrebbero dovuto accompagnare durante quella settimana. Pochi minuti prima che terminasse lo spettacolo me ne andai, e mi sedetti a un tavolo del bar che si trovava proprio a fianco dell'anfiteatro. Non dovetti attendere molto. Due uomini chiesero se ero da sola. Risposi loro che in effetti lo ero e si sedettero vicino a me. Erano due quarantenni, e mi dissero che avevano vinto un importante, a sentir loro, torneo di tennis nella loro città e che, come premio, oltre ad una grossa coppa, c'era anche quella settimana gratis in quel villaggio vacanze. Un po’ quello che era accaduto a me. Mi divertivo. Il fatto che li avessi fatti accomodare aveva dato loro la sensazione che potessi essere una preda piuttosto facile. Mi offrirono da bere, mi fecero diversi complimenti, ma per me finiva la. Non mi entusiasmavano né fisicamente e neanche mentalmente. Erano tutt'altro che stupidi, ma dopo una mezz'ora cominciarono ad annoiarmi. Stavo per chiedere loro di lasciare il mio tavolo quando vidi il ragazzo dello staff, Luca. Aveva un jeans corto e una magliettina nera con una stampa. Si avvicinò sfoderando un bel sorriso.
"Ecco di nuovo la sirena della piscina. Ti è piaciuto lo spettacolo?" mi chiese, alternando lo sguardo sul mio volto e sulle gambe, lasciate volutamente in bella mostra.
"Posso essere sincera? Me ne sono andata prima. Siete tutti simpatici, ma io
amo divertirmi in altre maniere."
Mi chiese se disturbava, visto che ero in compagnia, ma io gli feci cenno di sedersi, con grande disappunto dei due che pensavano di avermi conquistata.
"E come ami divertirti?" mi chiese. Aveva un bel sorriso, era decisamente
carino, ma era un ragazzino. Eppure, per la prima volta nella mia vita, sentivo
un'attrazione considerevole verso un maschio che non fosse Marco.
"Sono tanti i modi per trascorrere una serata divertente. Non trovi?" risposi
sibillina, accompagnando la frase con un sorriso che era tutto un programma.
"Io ne conosco uno", fece uno dei due quarantenni, ma io non mi volsi neanche a guardarlo. Il mio sguardo era tutto per Luca, che sembrava aver perso la sua faccia tosta e si trovava in difficoltà. Mi alzai dicendo ai miei corteggiatori che era giunto il momento che mi ritirassi. Feci un paio di passi e mi rigirai guardando nuovamente il ragazzo, quasi a invitarlo a seguirmi. Luca infatti, scattò in piedi e corse verso di me.
"Aspetta. Non so nemmeno come ti chiami."
"Patrizia, ma tutti mi chiamano Patty."
"Patty, posso dirti che sei uno schianto."
"E tu sei poco più di un ragazzino."
"Ho 22 anni, non gioco più con le biglie da tanti anni, ormai."
Sorrisi maliziosa. “E che altri giochi hai imparato a fare, nel frattempo?”
“Tutti quelli che fanno i grandi.”
Aveva la risposta pronta il ragazzo, anche se quella risposta fu accompagnata da un lieve rossore che non mi sfuggì.
Mi feci seria. "Ho voglia di farmi una passeggiata, Luca. Accompagnami."
Il ragazzo annui e ci dirigemmo verso la spiaggia. Mi raccontò brevemente la sua vita, del fatto che fosse uno studente che si pagava le vacanze facendo l'animatore, mentre io glissai completamente sulla mia. Come spiegargli la mia vita matrimoniale? Camminammo per un po' sul vialetto antistante la spiaggia. Ogni tanto mi guardava facendo finta di osservare altrove, e io trovavo la cosa molto tenera. Lo trovavo abbastanza impacciato. Era piuttosto evidente che fosse un tipo sveglio, e che con una sua coetanea avrebbe saputo come comportarsi, ma io lo stavo mettendo in notevole imbarazzo. Il mio abbigliamento, i miei modi sicuri e spavaldi, la differenza di età, lo stavano mettendo in grossa difficoltà, e gli avevano tolto tutte le sicurezze che aveva. Non riuscivo a spiegarmi il motivo, ma quelle sue difficoltà mi piacevano da morire.
"Ti piaccio, Luca?" gli dissi sfrontata, fermandomi improvvisamente quando mi
resi conto che eravamo arrivati in un angolo del villaggio abbastanza nascosto.
"Dio mio, Patty, a chi non piaceresti? Sei veramente bellissima. Non ho mai
incontrato una donna come te."
Guardai i suoi occhi. Quello sguardo di passione, di desiderio nei miei confronti, era simile a quello che aveva mio marito. Era ciò che cercavo? Forse sì. Presi l'iniziativa, visto che lui si limitava a guardarmi e ad ammirarmi senza fare la prima mossa e lo baciai. Il mio primo bacio dato a un altro uomo da quando conoscevo Marco. Ma mio marito era lontanissimo in quel momento, completamente fuori dai miei pensieri, mentre io mi lasciavo trascinare da quella situazione che mi stava facendo perdere il controllo. Lo presi per mano mentre lui si passava ripetutamente la lingua sulle labbra, quasi ad assaporare di nuovo il mio bacio.
"Ce l'hai una stanza tutta tua?" gli chiesi in modo diretto, e lui accennò di
sì con la testa. Mi condusse nel suo bungalow, fermandoci quasi a ogni passo
per baciarci nuovamente. Entrammo e, per prima cosa, Luca si tolse la maglietta
mettendo in mostra il bel fisico che, comunque, si intravvedeva anche prima. Non ebbi neanche il tempo di rendermi conto dove mi trovassi e di dare un’occhiata all’interno del bungalow in quanto Luca mi balzò praticamente addosso.
Aveva perso ogni timidezza e mi spinse quasi con violenza addosso ad un muro.
"Mi stai facendo impazzire. Ti voglio."
Mi feci togliere il vestito e rotolammo poi sul letto. Gli tolsi il pantaloncino e misi a nudo la sua erezione. Ebbi un attimo di esitazione mentre Luca rovistava in un cassetto per prendere un profilattico. Che stavo facendo? Era giusto? Fu solo un secondo. Sì, lo trovavo giusto. Ero una padrona e potevo fare quello che volevo, e in quel momento volevo scoparmi quel ragazzo. Lo aiutai a mettersi il profilattico. Era la prima volta che ne vedevo uno e, soprattutto, sarebbe stata la prima volta che lo avrei usato, visto che con mio marito non ne avevo mai fatto uso. Non ci furono preliminari. Montò immediatamente su di me e facemmo l'amore. Durò tutto pochi minuti, e poi lo sentii gemere di desiderio. Lo vidi rialzarsi. Era tutto finito, e io non avevo fatto in tempo neanche a scaldarmi. Luca si tolse il profilattico pieno del suo sperma che gettò nel cestino del bagno, mentre io rimasi nuda e pensierosa sul letto per alcuni secondi. Poi mi alzai anch'io. Misi i miei slip dentro la borsa e mi rivestii senza indossarli.
"Aspetta, Patty, non te ne andare."
Scossi la testa. "E' meglio che me ne vada, invece." Ero stizzita e arrabbiata con me stessa.
"Sei delusa? Ero eccitato come un pazzo, e non ce l'ho fatta a resistere. Tu
sei così bella e sensuale che mi hai fatto perdere completamente la ragione.
Ma abbiamo tanto tempo di fronte a noi. Non te ne andare, per favore."
Mi avvicinai a lui e lo accarezzai teneramente. "Non fa niente, non ti preoccupare. Per questa sera, comunque, basta così." Mi infilai i miei sandali e presi la mia borsa.
"Ti rivedrò domani?"
"Il villaggio è piccolo. Scommetto che ci incontreremo di nuovo."
"Intendevo dire se domani tu..."
"Ho capito cosa intendevi. Vedremo", risposi enigmatica, aprendo la porta e
uscendo dal bungalow. Respirai a pieni polmoni l'aria frizzante della sera e
m'incamminai verso il mio residence. Avevo appena tradito mio marito. Pensai che avrei dovuto prendere una decisione nei suoi riguardi. Lasciarlo? Non dirgli niente? Oppure dirgli tutto e vedere la sua reazione? Decisi di rimandare tutto al giorno seguente. In fondo, era ormai notte e la notte mi avrebbe portato
consiglio.

La mattina seguente mio marito mi svegliò per la prima colazione: caffè, latte, fette spalmate di miele e uno yogurt magro. Feci colazione allegramente. Era bella la vita. Era bello avere un uomo da poter gestire a piacimento, e questo mi frenò dal dichiarargli apertamente il mio tradimento. E se lui non avesse accettato che la mia dominazione prendesse una piega così psicologicamente brutale? Malgrado fosse innamorato pazzo di me, quella era un’ipotesi da tenere in considerazione e io, malgrado tutto, non avevo intenzione di privarmi del mio schiavo. La mia intenzione era infatti di proseguire il mio rapporto con lui, visto che mi piaceva troppo avere costantemente e quotidianamente un maschio ai miei piedi ma, nello stesso tempo, non volevo privarmi assolutamente di nulla. Pertanto, dovevo valutare bene la situazione, ma avevo tempo per prendere una decisione. Ripensavo anche a quel tradimento, e non potevo non considerare che si era trattato di ben poca cosa. Tanto per cominciare, era stato sessualmente inappagante. Anzi, lo avevo trovato addirittura irritante. Niente a che vedere con la virilità sconfinata di Marco, e questa era la cosa che più mi aveva fatta incazzare la sera prima, ovvero l'inutilità assoluta di quell’atto sessuale. Quella mattina però vedevo le cose sotto una luce diversa. La sera precedente, dopo esser tornata in camera, avevo le idee confuse e nebulose, mentre al risveglio invece mi sembrava tutto chiaro, compreso il comportamento che avrei dovuto tenere in seguito. Forse la notte mi aveva veramente portato consiglio e ora sapevo esattamente cosa dovevo fare.

Avevo stranamente dormito bene, senza alcun tipo di pentimento. In fondo, ero
una donna dominante. Perché mai mi sarei dovuta pentire di aver fatto una
cosa che mi andava di fare? In quanto a Marco, mi faceva tenerezza, questo si.
Vederlo poi così indaffarato per soddisfarmi, così pronto a esaudire ogni mio desiderio, mi lasciava un po' d'amaro in bocca, ma lui avrebbe dovuto sapere quali erano i rischi che avrebbe corso nel momento in cui mi aveva consacrato come sua padrona assoluta. Avevo deciso perciò di non dirgli niente, per il momento, e quella era ancora l'unica indecisione che avevo. Dopo colazione mi lavai, mi misi il costume, preparai la borsa con i miei soliti oggetti da portarmi appresso e lo lasciai ai suoi lavori. Prima di uscire mi venne vicino, timido e impaurito, così come lo avevo fatto diventare.
"Quando ho finito tutto, posso raggiungerla al mare, mia Signora?"
"Perché no! Ti do il permesso di venire al mare. Ma solo dopo che avrai fatto tutti i tuoi lavori,” acconsentii, prendendolo per il mento. "Inutile dire che se dovessi vedere qualcosa fuori posto passerai anche stasera chiuso qua dentro", aggiunsi, prima di lasciarlo e di dirigermi verso il mare. Gli avevo detto una piccola bugia. Le mie intenzioni erano altre per quella sera, e avrebbe avuto modo di scoprirlo personalmente al momento debito. Erano le 10.30 di mattina e la mia giornata stava per incominciare.
Continua...


scritto il
2026-07-20
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