Sabina, la vacca tettona, si racconta: posseduta al mare, l’inizio
di
Federico&Sabina
genere
dominazione
Sono ormai passati due anni da quando mi sono diplomata, non sono ancora riuscita a trovare un lavoro se non lavoretti parziali come bidella supplente in qualche scuola privata o periodi come animatrice o baby sitter …
Da poco sto insieme ad Antonio, un imbranato con gli occhiali spessi, che forse mi ha sedotto perche’ mi ha fatto la corte in modo completamente diverso da tutti gli altri, non in modo bestiale attratto dalle mie tettone ma quasi indifferente al mio corpo prorompente. Antonio, pero’, non e’ particolarmente attivo dal punto di vista sessuale, e’ molto timido e pieno di blocchi psicologici e religiosi sul sesso … sostiene persino che si puo’ fare sesso solo dopo essersi sposati, altrimenti si compie peccato.
Beh, comunque mi ha invitato a passare con lui tre settimane di vacanza al mare, paga tutto lui ed ho accettato, magari riesco a convincerlo finalmente a scopare; sinora, con difficoltà, solo pompini ho potuto fargli e lui, solo due volte, mi ha toccato con le mani in mezzo alle gambe, ma al buio che non voleva vedere e aveva il terrore dei propri desideri.
E’ passata la prima settimana, il posto e’ bellissimo ma non sono ancora riuscita a convincerlo a fare sesso, anche se lo vedo barcollare.
Io sono sempre piu’ eccitata perche’ continuamente sento gli sguardi e le voglie di tutti i maschi che mi divorano, e ogni singolo sguardo è come una scarica elettrica che mi attraversa il corpo.
Spesso non nascondono i loro commenti osceni e vedendo che Antonio non reagisce diventano ancora piu’ volgari nell’apostrofarmi, senza accorgersi, forse, che mi eccito a sentirmi trattata cosi’, che mi eccito a sentirmi desiderata …
Stiamo camminando sulla spiaggia, indosso un vestitino di seta bianca, così aderente da sembrare una seconda pelle, con una scollatura che scende quasi fino all'ombelico.
Le mie tettone, enormi e pesanti, quasi scoppiano compresse dal tessuto, oscillando a ogni mio passo e attirando l'attenzione di chiunque incroci il mio cammino, anche perche’ sotto non ho nulla, ed in trasparenza lo si vede attraverso il sottile tessuto. Adoro questo potere, adoro scatenare e sentire l'eccitazione animale degli uomini per me, vedere i loro cazzi che si gonfiano sotto i pantaloncini mentre mi fissano le tettone, questo mi fa bagnare tantissimo e vergognosamente in mezzo alle gambe, impregnando il microscopico perizoma che e’ l’unica cosa che indosso sotto il vestito.
Accanto a me c'è Antonio, il mio fidanzato, un povero illuso. Penso che è un uomo buono, religioso, ma così imbranato e timido che a letto ancora non esiste. Sembra non accorgersi di quello che sto provocando nei maschi che incrociamo, o fa finta di nulla quando sente i loro commenti osceni e volgari. Mi tocca con una delicatezza che all’inizio era strana e mi incuriosiva ma adesso quasi mi annoia, come se fossi una bambola di porcellana, mentre io vorrei essere presa a schiaffi, brutalizzata, violentata animalescamente, e piu’ percepisco le voglie animali nei vari uomini che incrociamo piu’ ho voglia.
Mentre camminiamo verso il bar della spiaggia, sento il suo braccio leggermente appoggiato alla mia schiena, ignaro che tutta la mia carne, tutto il mio corpo, stia praticamente urlando al mondo che non desidera altro che essere posseduta bestialmente. Mi vergogno tantissimo di questo mio desiderio incontrollabile ma allo stesso tempo più mi vergogno più il desiderio aumenta, quasi che la vergogna sia la sua benzina.
Mi sistemo il vestitino, troppo piccolo, di seta bianco di due taglie più piccole che mi strizza le tettone enormi fino a farle sporgere oscenamente, a malapena coprendo le aureole dei capezzoli, i bottoni sulla pancia che resistono appena ma sembrano potersi strappare da un momento all’altro, la stoffa tesa come una seconda pelle sudata sotto il sole afoso della spiaggia. Mi guardo giù, vedo la profonda scollatura che mostra la carne bianca e abbondante, e sento un brivido di eccitazione, non solo di vergogna. Voglio essere guardata. Voglio che i maschi sbavino per queste tettone che ho.
Arriviamo al bar, dove l'aria è densa di salsedine e odore di fritto. Dietro il bancone
c'è lui: il proprietario. Un vecchio porco, un ciccione sudaticcio con la pelle unta e una
canottiera sporca che lascia intravedere un ventre enorme e flaccido. Puzza di tabacco
vecchio e sudore rancido, un odore forte, quasi animale, che dovrebbe disgustarmi. Ma, mentre ordino da bere, sento i suoi occhi piccoli e perversi incollati alle mie tettone. Non finge nemmeno di essere educato; mi guarda come se volesse strapparmi i vestiti di dosso e divorarmi. Mi sento preda, osservata, quasi nuda sotto il suo sguardo
animale. Dal primo giorno che siamo qui mi guarda in questo modo osceno e volgare, sempre; ed io, giorno dopo giorno, senza neanche rendermene conto all'inizio, mi sono vestita sempre più provocante per lui, per eccitarlo sempre di più.
Antonio mi parla accanto, la sua voce esitante che si perde nel rumore di sottofondo
-"Sabina, ho pensato... forse stasera potremmo mangiare quel pesce, al ristorante con la tenda a righe..."
Si gratta la nuca, imbranato, mentre il suo sguardo evita il mio décolleté esplosivo. Non si accorge di nulla. Non si accorge del vecchio lardoso dietro il bancone del bar che ci osserva, le mani tremanti, il labbro umido di bava.
Continuo a sistemarmi il vestito troppo piccolo, spingendo le tettone ancora più in fuori, sentendo i capezzoli indurirsi sotto la stoffa sottile. Il gestore si muove, lentamente, sguscia tra i tavolini con la sua pancia prominente che ondeggia, il suo sguardo lubrico inchiodato sulle mie tettone strizzate.
Mentre mi porge il drink, con un movimento rapido e furtivo, mi infila un pezzo di
carta spiegazzata nella mano, stringendo per un istante le mie dita con la sua pelle
ruvida e umida. Non dice una parola, ma il suo sorriso bagnato di saliva mi fa venire i
brividi.
E’ stato un contatto lurido e breve, qualcosa nel palmo della mia mano. Non guardo subito. Aspetto che si allontani con quel passo pesante, l'odore di sudore e birra che lascia dietro di sé.
Stringo la carta oscena nel pugno chiuso, sento la sua superficie ruvida contro la pelle, e il cuore mi batte forte.
Aspetto che il mio fidanzato si distragga per aprire il foglio spiegazzato.
La carta è ruvida, macchiata di qualcosa di appiccicoso, e l'odore di sudore del vecchio mi sale alle narici prima ancora che legga.
Leggo le parole scritte con una grafia grossolana e volgare
"Puttana con le tettone da vacca,"
inizia, e il cuore mi balza in gola,
"ti meriti di essere scopata come una cagna per il crimine di avere queste tettone così oscene. Stasera vieni a casa mia, trovati una scusa per quel coglione del tuo fidanzato, e ti farò male alle tettone col mio cazzone fino a farti piangere."
Sento un sussulto violento nel basso ventre. Il disgusto è immediato: l'idea di quel vecchio sporco e puzzolente che mi tocca mi fa quasi venire la nausea. Ma contemporaneamente, un'ondata di eccitazione brutale mi travolge.
Continuo a leggere con respiro diventato affannoso
“Troia, quelle tue tettone oscene sono un insulto a ogni uomo. Mi fanno impazzire, mi fanno venire il cazzo duro come il marmo. Devi essere punita per come ti mostri. Ti aspetto per scoparti in ogni buco, per usarti come una puttana e torturarti quelle tette enormi finché non implorerai pietà. Il mio cazzone è pazzo di te e non vedo l'ora di distruggerti"
La carta sta tremando nella mia mano. Il respiro si è fatto corto, rotto. La mia mente urla di strapparla, di fare la doccia e dimenticare quell'uomo grasso e puzzolente che ogni mattina mi fissa le tettone mentre prepara i caffè. Il maiale sudato con le unghie nere e l'alito di vino. Mi fa schifo. È disgustoso. Però…
Stringo istintivamente le cosce, sentendo la fica bagnarsi all'istante, il caldo umido che si espande tra le gambe sotto il vestito troppo piccolo. Sento il tessuto del perizoma fradicio di me. Le parole mi colpiscono come schiaffi, e ogni insulto mi eccita di più. Leggo di nuovo "cazzone", "tettone da punire", "troia", è, senza rendermene conto, mi pizzico il capezzolo teso attraverso la stoffa sottile, stringendolo tra le unghie fino a farmi male.
Sento un sussulto violento nel basso ventre. Il sussulto per un attimo mi fa rientrare in me, il senso di disgusto è immediato: l'idea di quel vecchio sporco e puzzolente che mi tocca mi fa quasi venire la nausea. Ma contemporaneamente, un'ondata di eccitazione brutale mi travolge. Essere chiamata "troia", essere ordinata di sottomettermi a un uomo che mi considera solo un pezzo di carne da usare e violentare, è esattamente ciò che il mio corpo desidera. La mia mente mi sta urlando che è sbagliato, che è degradante, ma tutto il mio corpo, tutta la mia carne, sta reagendo in modo opposto. La mia figa è ormai un fiume di desiderio, pulsando violentemente contro il sottile tessuto fradicio del perizoma.
Antonio intanto è tornato con due coni gelato, mi osserva preoccupato con quella sua maglietta stropicciata, quegli occhiali che scivolano sul naso, dicendo con voce preoccupata e amorevole
-"Sabina, amore, tutto bene? Sei tutta rossa."
-"Tutto bene" rispondo con una voce che non mi sembrava la mia "Solo... caldo"
Passo il resto del pomeriggio in uno stato di trance, di confusione, combattendo tra la razionalità e l'istinto. Guardo il mio fidanzato che parla di cose banali, e provo quasi del disprezzo per la sua purezza. Io non voglio la purezza; voglio la sporcizia. Voglio sentire l'odore di quel vecchio porco addosso, voglio che mi tratti male, che mi possieda senza chiedere permesso, che mi faccia sentire l'unica cosa che conta in quel momento: un buco da riempire per soddisfare ogni sua voglia.
Man mano che passa il tempo tutta la mia razionalità è travolta da pensieri e desideri
di essere già tra le sue braccia grosse e sudate, pronta a essere punita in ogni centimetro della mia pelle … ho i capezzoli sempre piu’ turgidi che oscenamente spingono sotto il sottile tessuto, sono tutta bagnata, sudata, accaldata, agitata …
Antonio si preoccupa a vedermi cosi’ e in modo premuroso mi chiede
-”Amore, sei sicura di stare bene?”
“Coglione” penso tra me e me, “non si accorge di nulla. Non si accorge di me che tremo di eccitazione per un altro uomo”. Stringo forte tra le mani la lettera e decido di presentarmi a casa del vecchio porco questa sera. Con un filo di voce tremante gli rispondo
-”Tesoro, sono agitata per una mia amica, si e’ lasciata col fidanzato ed e’ molto giu’. Mi ha scritto prima che e’ qui vicino e dovrei stasera andare da lei a tirarla un po’ su … vorrei venire a cena con te ma mi sento un po’ in colpa per la mia amica”
Lui si gratta la nuca, imbranato, rispondendomi amorevolmente
-"Ah, certo, va bene, e’ senz’altro piu’ importante che le dai un po’ di supporto, non ti preoccupare ci vediamo quando torni, vado a cena da solo e poi ti aspetto a casa e non ti preoccupare se devi fare tardi, dalle tutto il sostegno di cui ha bisogno … magari solo avvisami ogni tanto se devi fare tardi cosi’ non mi preoccupo … ti voglio veramente bene amore mio."
A casa mi faccio una doccia intensa, mi devo piu’ volte trattenermi dal toccarmi, mi sento eccitata come una corda di violino, le mie mani che mi accarezzano per lavarmi mi fanno impazzire, ho il fuoco dentro … mi depilo completamente … mi trucco occhi e labbra in modo vistoso, mi sento una puttana dentro … e poi … e poi devo vestirmi …
Sono davanti allo specchio, mi guardo, indosso un mini abito in maglia a coste bianco, così aderente da sembrare dipinto sul mio corpo. Il tessuto elasticizzato fatica a contenere le curve esplosive del mio seno enorme, teso al limite lungo una fila di piccoli bottoni sul davanti. I passanti di tessuto sono tirati allo stremo, deformati dalla pressione, e i bottoni centrali sembravano sul punto di saltare e strapparsi da un momento all'altro a ogni mio respiro profondo. Sotto le tettone sono libere, oscenamente libere, nessun reggiseno. La scollatura profonda che si crea tra i primi bottoni lasciati aperti incornicia il décolleté esplosivo, dove una catenina d'oro sottile scivola proprio in mezzo alle mie tettone.
Il vestito mi fascia strettissima la vita sottile, creando un contrasto netto e sensuale con i miei fianchi pieni. Il taglio cortissimo dell'orlo, che si ferma a metà coscia, lascia scoperte le gambe mie ambrate per l’abbronzatura, esaltate da un paio di sandali a listini dorati con un tacco vertiginoso. A ogni mio passo, la tensione del tessuto e dei bottoni accompagna il movimento provocante delle mie forme oscenamente volgari … si mi sento proprio una puttana …
Esco dal bagno, Antonio mi vede ed impallidisce, ha un soprassalto, riesce appena a balbettare
-”Sa … Sabina … m … ma amore … ma co … come ti sei vestita? … fo … forse … sei un po’ tro … troppo pro … provocante … a … amore …”
Sorrido soddisfatta e rispondo
-”Tesoro, ma ti piaccio?”
Deve respirare a lungo prima di riuscire a rispondere, con fatica, sempre balbettando
-”S … si … s … sei … be … bellissima … ti aspetto … st … stai a … attenta … ti aspe … aspetto qui … ti aspetto … a … amore …”
Gli do un bacio sulla sua fronte sudata ed esco, sculettando davanti a lui …
[P.S.: per commenti federicoesabina@hotmail.it oppure https://federicoesabina.wixsite.com/sabina]
Da poco sto insieme ad Antonio, un imbranato con gli occhiali spessi, che forse mi ha sedotto perche’ mi ha fatto la corte in modo completamente diverso da tutti gli altri, non in modo bestiale attratto dalle mie tettone ma quasi indifferente al mio corpo prorompente. Antonio, pero’, non e’ particolarmente attivo dal punto di vista sessuale, e’ molto timido e pieno di blocchi psicologici e religiosi sul sesso … sostiene persino che si puo’ fare sesso solo dopo essersi sposati, altrimenti si compie peccato.
Beh, comunque mi ha invitato a passare con lui tre settimane di vacanza al mare, paga tutto lui ed ho accettato, magari riesco a convincerlo finalmente a scopare; sinora, con difficoltà, solo pompini ho potuto fargli e lui, solo due volte, mi ha toccato con le mani in mezzo alle gambe, ma al buio che non voleva vedere e aveva il terrore dei propri desideri.
E’ passata la prima settimana, il posto e’ bellissimo ma non sono ancora riuscita a convincerlo a fare sesso, anche se lo vedo barcollare.
Io sono sempre piu’ eccitata perche’ continuamente sento gli sguardi e le voglie di tutti i maschi che mi divorano, e ogni singolo sguardo è come una scarica elettrica che mi attraversa il corpo.
Spesso non nascondono i loro commenti osceni e vedendo che Antonio non reagisce diventano ancora piu’ volgari nell’apostrofarmi, senza accorgersi, forse, che mi eccito a sentirmi trattata cosi’, che mi eccito a sentirmi desiderata …
Stiamo camminando sulla spiaggia, indosso un vestitino di seta bianca, così aderente da sembrare una seconda pelle, con una scollatura che scende quasi fino all'ombelico.
Le mie tettone, enormi e pesanti, quasi scoppiano compresse dal tessuto, oscillando a ogni mio passo e attirando l'attenzione di chiunque incroci il mio cammino, anche perche’ sotto non ho nulla, ed in trasparenza lo si vede attraverso il sottile tessuto. Adoro questo potere, adoro scatenare e sentire l'eccitazione animale degli uomini per me, vedere i loro cazzi che si gonfiano sotto i pantaloncini mentre mi fissano le tettone, questo mi fa bagnare tantissimo e vergognosamente in mezzo alle gambe, impregnando il microscopico perizoma che e’ l’unica cosa che indosso sotto il vestito.
Accanto a me c'è Antonio, il mio fidanzato, un povero illuso. Penso che è un uomo buono, religioso, ma così imbranato e timido che a letto ancora non esiste. Sembra non accorgersi di quello che sto provocando nei maschi che incrociamo, o fa finta di nulla quando sente i loro commenti osceni e volgari. Mi tocca con una delicatezza che all’inizio era strana e mi incuriosiva ma adesso quasi mi annoia, come se fossi una bambola di porcellana, mentre io vorrei essere presa a schiaffi, brutalizzata, violentata animalescamente, e piu’ percepisco le voglie animali nei vari uomini che incrociamo piu’ ho voglia.
Mentre camminiamo verso il bar della spiaggia, sento il suo braccio leggermente appoggiato alla mia schiena, ignaro che tutta la mia carne, tutto il mio corpo, stia praticamente urlando al mondo che non desidera altro che essere posseduta bestialmente. Mi vergogno tantissimo di questo mio desiderio incontrollabile ma allo stesso tempo più mi vergogno più il desiderio aumenta, quasi che la vergogna sia la sua benzina.
Mi sistemo il vestitino, troppo piccolo, di seta bianco di due taglie più piccole che mi strizza le tettone enormi fino a farle sporgere oscenamente, a malapena coprendo le aureole dei capezzoli, i bottoni sulla pancia che resistono appena ma sembrano potersi strappare da un momento all’altro, la stoffa tesa come una seconda pelle sudata sotto il sole afoso della spiaggia. Mi guardo giù, vedo la profonda scollatura che mostra la carne bianca e abbondante, e sento un brivido di eccitazione, non solo di vergogna. Voglio essere guardata. Voglio che i maschi sbavino per queste tettone che ho.
Arriviamo al bar, dove l'aria è densa di salsedine e odore di fritto. Dietro il bancone
c'è lui: il proprietario. Un vecchio porco, un ciccione sudaticcio con la pelle unta e una
canottiera sporca che lascia intravedere un ventre enorme e flaccido. Puzza di tabacco
vecchio e sudore rancido, un odore forte, quasi animale, che dovrebbe disgustarmi. Ma, mentre ordino da bere, sento i suoi occhi piccoli e perversi incollati alle mie tettone. Non finge nemmeno di essere educato; mi guarda come se volesse strapparmi i vestiti di dosso e divorarmi. Mi sento preda, osservata, quasi nuda sotto il suo sguardo
animale. Dal primo giorno che siamo qui mi guarda in questo modo osceno e volgare, sempre; ed io, giorno dopo giorno, senza neanche rendermene conto all'inizio, mi sono vestita sempre più provocante per lui, per eccitarlo sempre di più.
Antonio mi parla accanto, la sua voce esitante che si perde nel rumore di sottofondo
-"Sabina, ho pensato... forse stasera potremmo mangiare quel pesce, al ristorante con la tenda a righe..."
Si gratta la nuca, imbranato, mentre il suo sguardo evita il mio décolleté esplosivo. Non si accorge di nulla. Non si accorge del vecchio lardoso dietro il bancone del bar che ci osserva, le mani tremanti, il labbro umido di bava.
Continuo a sistemarmi il vestito troppo piccolo, spingendo le tettone ancora più in fuori, sentendo i capezzoli indurirsi sotto la stoffa sottile. Il gestore si muove, lentamente, sguscia tra i tavolini con la sua pancia prominente che ondeggia, il suo sguardo lubrico inchiodato sulle mie tettone strizzate.
Mentre mi porge il drink, con un movimento rapido e furtivo, mi infila un pezzo di
carta spiegazzata nella mano, stringendo per un istante le mie dita con la sua pelle
ruvida e umida. Non dice una parola, ma il suo sorriso bagnato di saliva mi fa venire i
brividi.
E’ stato un contatto lurido e breve, qualcosa nel palmo della mia mano. Non guardo subito. Aspetto che si allontani con quel passo pesante, l'odore di sudore e birra che lascia dietro di sé.
Stringo la carta oscena nel pugno chiuso, sento la sua superficie ruvida contro la pelle, e il cuore mi batte forte.
Aspetto che il mio fidanzato si distragga per aprire il foglio spiegazzato.
La carta è ruvida, macchiata di qualcosa di appiccicoso, e l'odore di sudore del vecchio mi sale alle narici prima ancora che legga.
Leggo le parole scritte con una grafia grossolana e volgare
"Puttana con le tettone da vacca,"
inizia, e il cuore mi balza in gola,
"ti meriti di essere scopata come una cagna per il crimine di avere queste tettone così oscene. Stasera vieni a casa mia, trovati una scusa per quel coglione del tuo fidanzato, e ti farò male alle tettone col mio cazzone fino a farti piangere."
Sento un sussulto violento nel basso ventre. Il disgusto è immediato: l'idea di quel vecchio sporco e puzzolente che mi tocca mi fa quasi venire la nausea. Ma contemporaneamente, un'ondata di eccitazione brutale mi travolge.
Continuo a leggere con respiro diventato affannoso
“Troia, quelle tue tettone oscene sono un insulto a ogni uomo. Mi fanno impazzire, mi fanno venire il cazzo duro come il marmo. Devi essere punita per come ti mostri. Ti aspetto per scoparti in ogni buco, per usarti come una puttana e torturarti quelle tette enormi finché non implorerai pietà. Il mio cazzone è pazzo di te e non vedo l'ora di distruggerti"
La carta sta tremando nella mia mano. Il respiro si è fatto corto, rotto. La mia mente urla di strapparla, di fare la doccia e dimenticare quell'uomo grasso e puzzolente che ogni mattina mi fissa le tettone mentre prepara i caffè. Il maiale sudato con le unghie nere e l'alito di vino. Mi fa schifo. È disgustoso. Però…
Stringo istintivamente le cosce, sentendo la fica bagnarsi all'istante, il caldo umido che si espande tra le gambe sotto il vestito troppo piccolo. Sento il tessuto del perizoma fradicio di me. Le parole mi colpiscono come schiaffi, e ogni insulto mi eccita di più. Leggo di nuovo "cazzone", "tettone da punire", "troia", è, senza rendermene conto, mi pizzico il capezzolo teso attraverso la stoffa sottile, stringendolo tra le unghie fino a farmi male.
Sento un sussulto violento nel basso ventre. Il sussulto per un attimo mi fa rientrare in me, il senso di disgusto è immediato: l'idea di quel vecchio sporco e puzzolente che mi tocca mi fa quasi venire la nausea. Ma contemporaneamente, un'ondata di eccitazione brutale mi travolge. Essere chiamata "troia", essere ordinata di sottomettermi a un uomo che mi considera solo un pezzo di carne da usare e violentare, è esattamente ciò che il mio corpo desidera. La mia mente mi sta urlando che è sbagliato, che è degradante, ma tutto il mio corpo, tutta la mia carne, sta reagendo in modo opposto. La mia figa è ormai un fiume di desiderio, pulsando violentemente contro il sottile tessuto fradicio del perizoma.
Antonio intanto è tornato con due coni gelato, mi osserva preoccupato con quella sua maglietta stropicciata, quegli occhiali che scivolano sul naso, dicendo con voce preoccupata e amorevole
-"Sabina, amore, tutto bene? Sei tutta rossa."
-"Tutto bene" rispondo con una voce che non mi sembrava la mia "Solo... caldo"
Passo il resto del pomeriggio in uno stato di trance, di confusione, combattendo tra la razionalità e l'istinto. Guardo il mio fidanzato che parla di cose banali, e provo quasi del disprezzo per la sua purezza. Io non voglio la purezza; voglio la sporcizia. Voglio sentire l'odore di quel vecchio porco addosso, voglio che mi tratti male, che mi possieda senza chiedere permesso, che mi faccia sentire l'unica cosa che conta in quel momento: un buco da riempire per soddisfare ogni sua voglia.
Man mano che passa il tempo tutta la mia razionalità è travolta da pensieri e desideri
di essere già tra le sue braccia grosse e sudate, pronta a essere punita in ogni centimetro della mia pelle … ho i capezzoli sempre piu’ turgidi che oscenamente spingono sotto il sottile tessuto, sono tutta bagnata, sudata, accaldata, agitata …
Antonio si preoccupa a vedermi cosi’ e in modo premuroso mi chiede
-”Amore, sei sicura di stare bene?”
“Coglione” penso tra me e me, “non si accorge di nulla. Non si accorge di me che tremo di eccitazione per un altro uomo”. Stringo forte tra le mani la lettera e decido di presentarmi a casa del vecchio porco questa sera. Con un filo di voce tremante gli rispondo
-”Tesoro, sono agitata per una mia amica, si e’ lasciata col fidanzato ed e’ molto giu’. Mi ha scritto prima che e’ qui vicino e dovrei stasera andare da lei a tirarla un po’ su … vorrei venire a cena con te ma mi sento un po’ in colpa per la mia amica”
Lui si gratta la nuca, imbranato, rispondendomi amorevolmente
-"Ah, certo, va bene, e’ senz’altro piu’ importante che le dai un po’ di supporto, non ti preoccupare ci vediamo quando torni, vado a cena da solo e poi ti aspetto a casa e non ti preoccupare se devi fare tardi, dalle tutto il sostegno di cui ha bisogno … magari solo avvisami ogni tanto se devi fare tardi cosi’ non mi preoccupo … ti voglio veramente bene amore mio."
A casa mi faccio una doccia intensa, mi devo piu’ volte trattenermi dal toccarmi, mi sento eccitata come una corda di violino, le mie mani che mi accarezzano per lavarmi mi fanno impazzire, ho il fuoco dentro … mi depilo completamente … mi trucco occhi e labbra in modo vistoso, mi sento una puttana dentro … e poi … e poi devo vestirmi …
Sono davanti allo specchio, mi guardo, indosso un mini abito in maglia a coste bianco, così aderente da sembrare dipinto sul mio corpo. Il tessuto elasticizzato fatica a contenere le curve esplosive del mio seno enorme, teso al limite lungo una fila di piccoli bottoni sul davanti. I passanti di tessuto sono tirati allo stremo, deformati dalla pressione, e i bottoni centrali sembravano sul punto di saltare e strapparsi da un momento all'altro a ogni mio respiro profondo. Sotto le tettone sono libere, oscenamente libere, nessun reggiseno. La scollatura profonda che si crea tra i primi bottoni lasciati aperti incornicia il décolleté esplosivo, dove una catenina d'oro sottile scivola proprio in mezzo alle mie tettone.
Il vestito mi fascia strettissima la vita sottile, creando un contrasto netto e sensuale con i miei fianchi pieni. Il taglio cortissimo dell'orlo, che si ferma a metà coscia, lascia scoperte le gambe mie ambrate per l’abbronzatura, esaltate da un paio di sandali a listini dorati con un tacco vertiginoso. A ogni mio passo, la tensione del tessuto e dei bottoni accompagna il movimento provocante delle mie forme oscenamente volgari … si mi sento proprio una puttana …
Esco dal bagno, Antonio mi vede ed impallidisce, ha un soprassalto, riesce appena a balbettare
-”Sa … Sabina … m … ma amore … ma co … come ti sei vestita? … fo … forse … sei un po’ tro … troppo pro … provocante … a … amore …”
Sorrido soddisfatta e rispondo
-”Tesoro, ma ti piaccio?”
Deve respirare a lungo prima di riuscire a rispondere, con fatica, sempre balbettando
-”S … si … s … sei … be … bellissima … ti aspetto … st … stai a … attenta … ti aspe … aspetto qui … ti aspetto … a … amore …”
Gli do un bacio sulla sua fronte sudata ed esco, sculettando davanti a lui …
[P.S.: per commenti federicoesabina@hotmail.it oppure https://federicoesabina.wixsite.com/sabina]
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