Per sempre Sesto episodio
di
Davide Sebastiani
genere
sentimentali
La sento. Come un segugio che segue le tracce grazie al suo olfatto, io percepisco la presenza dei morti. Sono nello stesso luogo dove l’ho incontrata la prima volta, ovvero davanti al ristorante dove sono andato il giorno precedente con Sarah. Mi guardo intorno e infine la vedo. Mi viene incontro docilmente, e questo dimostra che adesso ha fiducia in me. E’ molto importante instaurare un rapporto di piena fiducia con i morti che sono molto fragili psicologicamente.
“Mettiamoci dentro la mia macchina, altrimenti chi mi dovesse vedere penserà che sono un pazzo che sta parlando con le ombre.” Faccio strada alla ragazza e pochi secondi dopo me la ritrovo accanto a me all’interno della vettura.
“Hai scoperto chi sono?” esordisce, tradendo com il suo tono il malessere della mancanza di ricordi.
“Sì. Ti chiami Jennifer Mallory. Ti dice niente questo nome?” Osservo il suo volto. Sta cercando di ricordare, ma non è facile. Però vedo il suo volto illuminarsi.
“Io… Sì, qualcosa. Oh sì, io mi chiamo Jenny. Oh, mio Dio, ne sono sicura, me lo ricordo.”
Sospiro soddisfatto. “Perfetto! Vedrai che adesso ricorderai anche tutto il resto. E il nome Peter Callagher ti dice qualcosa?” Il suo sguardo sembra perso nel vuoto, ma poi qualcosa si illumina sul suo volto ancora troppo fanciullesco.
“Peter… Io… Lui era il mio ragazzo. Sì, certo, Peter.”
Esulto. Sta andando alla grande, ma il cammino che la poeterà a ricordare tutto è ancora lungo.
“Bravissima, Jenny. Avanti, cos'altro ricordi?”
“Io… “ Sta riflettendo, sta cercando di ricordare, e so che si tratta di uno sforzo immane. Ma poi un sorriso sul suo volto adolescenziale mi fa comprendere che alcuni ricordi sono arrivati. “Peter è il ragazzo che amo. Ne sono sicura anche se non ricordo il suo volto.” Prendo il mio cellulare. Cerco la foto di Peter che era tra gli indagati e gliela mostro.
“Eccolo. Lui è Peter.” Sta a bocca aperta nel tentativo di collegare quel volto ai suoi pochi ricordi.
“E’ carino, e per qualche strano mistero so che è la persona che amo, ma non mi viene in mente altro.”
“Concentrati. So che ce la puoi fare. Cosa ricordi?”
“Mia madre. Sì lei si chiama…”
“Si chiama Margaret, ma tutti la chiamano Maggie.”
“Sì, è mia madre. E poi c’è… Mi ricordo una ragazzina. No, non è più una ragazzina ma un’adolescente.”
“Si tratta di Lorraine, tua sorella.”
Ancora una volta il suo viso si illumina. “Sì, Lorraine. Comincio a ricordare qualcosa, ma sono ancora molto confusa.”
“Tranquilla, hai fatto dei passi da gigante stasera. Vedrai che ricorderai tutto e mi dirai chi ti ha sparato. Adesso ti porto nel luogo dove… Dove ti hanno uccisa, e vediamo se ti ricordi qualcos'altro.”
Scuote la testa. E’ evidente il suo timore. “ Non voglio andarci, ho paura.”
L’accarezzo. “Ci sono io. Coraggio, Jenny, cerchiamo di scoprire chi ti ha fatto questo. E per farlo dobbiamo assolutamente andare in quel luogo. Ricordati che non può più succederti niente. Adesso voglio che tu sia coraggiosa. Ok?”
Annuisce con poca enfasi. “Ci proverò.”
“Sono sicuro che ce la farai. Sei una ragazza forte e coraggiosa.”
Metto in moto e mi avvio in direzione del capannone dove hanno sparato a questa povera ragazza. Malgrado l’abbia convinta, è ancora titubante. Sente qualcosa, un’energia negativa che la avvolge man mano che ci avviciniamo al luogo dove è stata uccisa, ma che probabilmente non riesce a decifrare. Almeno è quello che mi hanno spiegato le vittime con le quali ho interagito fino ad ora. Il luogo del delitto le destabilizza ulteriormente, ma è un ottimo rimedio per la loro memoria. E infatti si vede che è terrorizzata. Mi guarda e balbetta.
“Io… Io ricordo questo posto-”
“Brava, Jenny. Adesso entriamo e tu mi dirai cosa ricordi.”
“No, no, non sono entrata.”
“Sei sicura?”
“Io stavo qui sulla porta. Ne sono certa.”
“Perché non entravi?”
“Avevo sentito dei rumori.”
Sono in fibrillazione. Sta lentamente ricordando, ma devo continuare a essere paziente e soprattutto attento a non destabilizzarla.
“Ti ricordi che stavi aspettando Peter?” So che tutte queste domande la stanno sconvolgend,o ma devo andare avanti. I suoi ricordi sono essenziali e senza di essi io non posso fare nulla.
“Non lo so, sono confusa.”
Le afferro il braccio e cerco di rassicurarla. “Stai andando alla grande. Concentrati e prendi tutto il tempo che ti serve. Non c’è fretta. E cerca di rimanere calma.”
Vedo che annuisce. “C’erano dei rumori e io avevo paura. Sì, adesso ricordo. Avevo lasciato la macchina proprio dove l’hai lasciata tu. Ero scesa. No, prima mi ero controllata allo specchio. Volevo essere bellissima perché stavo per incontrare Peter. Poi, mentre stavo aprendo la porta del capannone ho sentito dei rumori. No, non erano dei rumori.”
“Cos’erano allora?” La osservo. E’ chiaro come i ricordi le stiano tornando ed è concentrata al massimo. E’ uno sforzo tremendo per lei.
“Erano delle voci”, riesce a dirmi, dopo diversi secondi di riflessione.
“Voci maschili?”
“Sì.”
“Quante erano?”
Scuote la testa. “Non lo so. Due, forse tre.”
“Ricordi cosa dicevano?”
“No. E poi l’ho visto. Ho visto un uomo che apriva la porta e aveva una pistola in mano. Oddio, è lui che mi ha uccisa.”
Scoppia a piangere e l’abbraccio. E’ fredda ma non ha importanza. Solo io posso darle un po’ di calore umano.
“Sei stata bravissima, Jenny. Ricordi il suo volto?”
“No, l’ho visto solo per un secondo.”
“Ok, per oggi è inutile insistere. Domani ci riproveremo.”
“Adesso ricordo chi sono. La mia vita, mia madre, mia sorella, Peter.”
“E’ sempre così. Molto spesso basta un nome e i ricordi pian piano affluiscono nella mente. Adesso devi solo ricordare che cosa hai sentito e cosa hai visto nel capannone, e io potrò mettere quei bastardi dietro le sbarre per tutta la loro maledetta vita.”
“Come sta mia madre? E Peter?”
“Ho incontrato entrambi poche ore fa. Peter è molto affranto. Ti amava, Jenny. E tua madre… Lo puoi immaginare da sola. La sua sofferenza è enorme.”
“Puoi dir loro che li amavo? E che li amerò per sempre?”
“Lo farò. Ma adesso tu dovrai concentrarti sul momento dell’omicidio. Stai ricordando tutta la tua vita, ma hai ancora un blocco per quanto riguarda ciò che è accaduto in questa vecchia fabbrica abbandonata.”
“Ci proverò. Voglio riuscirci anche se ho ancora la mente confusa. Non mi ricordo nemmeno come ti chiami.”
“Mi chiamo Bradford Kaplan, ma puoi chiamarmi Brad.”
“Ok, Brad, proverò a concentrarmi su quei momenti. Fino a poco tempo fa mi sembrava di impazzire col fatto che non ricordavo nemmeno chi fossi, ma adesso che ho fatto luce nei miei ricordi mi sembra di star meglio.”
“Perfetto. Se ti può consolare sappi che succede sempre così. Adesso ti riaccompagno nel punto dove ci siamo incontrati. Per stare lì, quel posto deve avere qualche significato. Forse il centro commerciale che sta lì vicino. Può avere un significato per te quel posto?”
“Non credo. Non ricordo di esserci mai stata.”
“Eppure quel posto deve avere un significato. E’ lontano sia da dove abitavi che dalla scuola che frequentavi.”
“Conosco la zona, ci sono passata diverse volte.”
“Wichita non è Los Angeles. La nostra è una piccola città, e mi pare abbastanza normale che tu ci sia passata alcune volte. Devi però sapere che i morti… Insomma, niente è lasciato al caso, e se tu dopo la tua morte hai scelto di stare qui significa che vuoi lanciare un messaggio. Dovremo scoprire di cosa si tratta”, concludo, afferrandole la mano per stringergliela dolcemente. Un lieve sorriso si forma sulla sua bocca. Un sorriso che mi fa stare meglio. Ma per star veramente bene, devo comprendere cosa c'è sotto l'omicidio di questa giovane ragazza.
Continua...
“Mettiamoci dentro la mia macchina, altrimenti chi mi dovesse vedere penserà che sono un pazzo che sta parlando con le ombre.” Faccio strada alla ragazza e pochi secondi dopo me la ritrovo accanto a me all’interno della vettura.
“Hai scoperto chi sono?” esordisce, tradendo com il suo tono il malessere della mancanza di ricordi.
“Sì. Ti chiami Jennifer Mallory. Ti dice niente questo nome?” Osservo il suo volto. Sta cercando di ricordare, ma non è facile. Però vedo il suo volto illuminarsi.
“Io… Sì, qualcosa. Oh sì, io mi chiamo Jenny. Oh, mio Dio, ne sono sicura, me lo ricordo.”
Sospiro soddisfatto. “Perfetto! Vedrai che adesso ricorderai anche tutto il resto. E il nome Peter Callagher ti dice qualcosa?” Il suo sguardo sembra perso nel vuoto, ma poi qualcosa si illumina sul suo volto ancora troppo fanciullesco.
“Peter… Io… Lui era il mio ragazzo. Sì, certo, Peter.”
Esulto. Sta andando alla grande, ma il cammino che la poeterà a ricordare tutto è ancora lungo.
“Bravissima, Jenny. Avanti, cos'altro ricordi?”
“Io… “ Sta riflettendo, sta cercando di ricordare, e so che si tratta di uno sforzo immane. Ma poi un sorriso sul suo volto adolescenziale mi fa comprendere che alcuni ricordi sono arrivati. “Peter è il ragazzo che amo. Ne sono sicura anche se non ricordo il suo volto.” Prendo il mio cellulare. Cerco la foto di Peter che era tra gli indagati e gliela mostro.
“Eccolo. Lui è Peter.” Sta a bocca aperta nel tentativo di collegare quel volto ai suoi pochi ricordi.
“E’ carino, e per qualche strano mistero so che è la persona che amo, ma non mi viene in mente altro.”
“Concentrati. So che ce la puoi fare. Cosa ricordi?”
“Mia madre. Sì lei si chiama…”
“Si chiama Margaret, ma tutti la chiamano Maggie.”
“Sì, è mia madre. E poi c’è… Mi ricordo una ragazzina. No, non è più una ragazzina ma un’adolescente.”
“Si tratta di Lorraine, tua sorella.”
Ancora una volta il suo viso si illumina. “Sì, Lorraine. Comincio a ricordare qualcosa, ma sono ancora molto confusa.”
“Tranquilla, hai fatto dei passi da gigante stasera. Vedrai che ricorderai tutto e mi dirai chi ti ha sparato. Adesso ti porto nel luogo dove… Dove ti hanno uccisa, e vediamo se ti ricordi qualcos'altro.”
Scuote la testa. E’ evidente il suo timore. “ Non voglio andarci, ho paura.”
L’accarezzo. “Ci sono io. Coraggio, Jenny, cerchiamo di scoprire chi ti ha fatto questo. E per farlo dobbiamo assolutamente andare in quel luogo. Ricordati che non può più succederti niente. Adesso voglio che tu sia coraggiosa. Ok?”
Annuisce con poca enfasi. “Ci proverò.”
“Sono sicuro che ce la farai. Sei una ragazza forte e coraggiosa.”
Metto in moto e mi avvio in direzione del capannone dove hanno sparato a questa povera ragazza. Malgrado l’abbia convinta, è ancora titubante. Sente qualcosa, un’energia negativa che la avvolge man mano che ci avviciniamo al luogo dove è stata uccisa, ma che probabilmente non riesce a decifrare. Almeno è quello che mi hanno spiegato le vittime con le quali ho interagito fino ad ora. Il luogo del delitto le destabilizza ulteriormente, ma è un ottimo rimedio per la loro memoria. E infatti si vede che è terrorizzata. Mi guarda e balbetta.
“Io… Io ricordo questo posto-”
“Brava, Jenny. Adesso entriamo e tu mi dirai cosa ricordi.”
“No, no, non sono entrata.”
“Sei sicura?”
“Io stavo qui sulla porta. Ne sono certa.”
“Perché non entravi?”
“Avevo sentito dei rumori.”
Sono in fibrillazione. Sta lentamente ricordando, ma devo continuare a essere paziente e soprattutto attento a non destabilizzarla.
“Ti ricordi che stavi aspettando Peter?” So che tutte queste domande la stanno sconvolgend,o ma devo andare avanti. I suoi ricordi sono essenziali e senza di essi io non posso fare nulla.
“Non lo so, sono confusa.”
Le afferro il braccio e cerco di rassicurarla. “Stai andando alla grande. Concentrati e prendi tutto il tempo che ti serve. Non c’è fretta. E cerca di rimanere calma.”
Vedo che annuisce. “C’erano dei rumori e io avevo paura. Sì, adesso ricordo. Avevo lasciato la macchina proprio dove l’hai lasciata tu. Ero scesa. No, prima mi ero controllata allo specchio. Volevo essere bellissima perché stavo per incontrare Peter. Poi, mentre stavo aprendo la porta del capannone ho sentito dei rumori. No, non erano dei rumori.”
“Cos’erano allora?” La osservo. E’ chiaro come i ricordi le stiano tornando ed è concentrata al massimo. E’ uno sforzo tremendo per lei.
“Erano delle voci”, riesce a dirmi, dopo diversi secondi di riflessione.
“Voci maschili?”
“Sì.”
“Quante erano?”
Scuote la testa. “Non lo so. Due, forse tre.”
“Ricordi cosa dicevano?”
“No. E poi l’ho visto. Ho visto un uomo che apriva la porta e aveva una pistola in mano. Oddio, è lui che mi ha uccisa.”
Scoppia a piangere e l’abbraccio. E’ fredda ma non ha importanza. Solo io posso darle un po’ di calore umano.
“Sei stata bravissima, Jenny. Ricordi il suo volto?”
“No, l’ho visto solo per un secondo.”
“Ok, per oggi è inutile insistere. Domani ci riproveremo.”
“Adesso ricordo chi sono. La mia vita, mia madre, mia sorella, Peter.”
“E’ sempre così. Molto spesso basta un nome e i ricordi pian piano affluiscono nella mente. Adesso devi solo ricordare che cosa hai sentito e cosa hai visto nel capannone, e io potrò mettere quei bastardi dietro le sbarre per tutta la loro maledetta vita.”
“Come sta mia madre? E Peter?”
“Ho incontrato entrambi poche ore fa. Peter è molto affranto. Ti amava, Jenny. E tua madre… Lo puoi immaginare da sola. La sua sofferenza è enorme.”
“Puoi dir loro che li amavo? E che li amerò per sempre?”
“Lo farò. Ma adesso tu dovrai concentrarti sul momento dell’omicidio. Stai ricordando tutta la tua vita, ma hai ancora un blocco per quanto riguarda ciò che è accaduto in questa vecchia fabbrica abbandonata.”
“Ci proverò. Voglio riuscirci anche se ho ancora la mente confusa. Non mi ricordo nemmeno come ti chiami.”
“Mi chiamo Bradford Kaplan, ma puoi chiamarmi Brad.”
“Ok, Brad, proverò a concentrarmi su quei momenti. Fino a poco tempo fa mi sembrava di impazzire col fatto che non ricordavo nemmeno chi fossi, ma adesso che ho fatto luce nei miei ricordi mi sembra di star meglio.”
“Perfetto. Se ti può consolare sappi che succede sempre così. Adesso ti riaccompagno nel punto dove ci siamo incontrati. Per stare lì, quel posto deve avere qualche significato. Forse il centro commerciale che sta lì vicino. Può avere un significato per te quel posto?”
“Non credo. Non ricordo di esserci mai stata.”
“Eppure quel posto deve avere un significato. E’ lontano sia da dove abitavi che dalla scuola che frequentavi.”
“Conosco la zona, ci sono passata diverse volte.”
“Wichita non è Los Angeles. La nostra è una piccola città, e mi pare abbastanza normale che tu ci sia passata alcune volte. Devi però sapere che i morti… Insomma, niente è lasciato al caso, e se tu dopo la tua morte hai scelto di stare qui significa che vuoi lanciare un messaggio. Dovremo scoprire di cosa si tratta”, concludo, afferrandole la mano per stringergliela dolcemente. Un lieve sorriso si forma sulla sua bocca. Un sorriso che mi fa stare meglio. Ma per star veramente bene, devo comprendere cosa c'è sotto l'omicidio di questa giovane ragazza.
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