Peppino e le lezioni di chitarra
di
minkanku91
genere
gay
In quei giorni, mentre continuavo a frequentare la casa abbandonata con Luca e Paolo, stavo seguendo un corso di chitarra. Lì mi imbattei in Peppino. Tra una chiacchiera e l'altra, finii per confidargli — senza scendere troppo nei particolari — che con alcuni amici ci facevamo le seghe in un posto isolato. Peppino, però, si dimostrò scettico: non credeva alla storia del gioco solitario di gruppo e voleva per forza sentirmi dire che facevo la sega a qualcun altro. Per farlo stare zitto e chiudere l'insistenza, gli lanciai una mezza verità sminuita: «Sega no, l'ho solo preso in mano una volta». Quell'ammissione accese subito la sua audacia. Mi propose immediatamente di andare in bagno per fargli vedere cosa sapevo fare.
L'idea del bagno mi sembrò subito un passo falso troppo rischioso. Se ci avessero visto entrare o uscire in due maschi da quel bagno, minimo avrebbero pensato che stavamo scopando o masturbandoci. Ero già riuscito nell'impresa titanica di non far sapere a nessuno che nella casa abbandonata prendevo due cazzi uno dopo l'altro; non potevo certo farmi scoprire al corso per colpa di Peppino. Ci mancava solo lui.
Tuttavia, il rifiuto e il brivido del proibito mi avevano eccitato. Così aspettai il momento in cui non se lo aspettava più. Durante la lezione, mentre il professore spiegava e la classe era distratta, allungai la mano sotto il banco. Glielo presi in mano e, sfidando il rischio di essere scoperti da un momento all'altro, gli feci una sega completa lì in aula. Sentii il suo cazzo eccitarsi e diventare duro sotto le mie dita. In quel momento non potevamo spingerci oltre, ma il seme ormai era stato piantato: sapevo che non mi avrebbe più lasciato in pace finché non avremmo organizzato un incontro privato per consumare con calma.
L'occasione privata non tardò ad arrivare. La scusa perfetta per i genitori e per il mondo esterno era vedersi a casa sua per suonare la chitarra insieme. Ma dietro la porta chiusa della sua camera, la musica era solo un paravento. Avevo una strategia precisa in testa: non volevo dargli il mio culo subito. Volevo che pensasse che fossi disposto soltanto a usare le mani, in modo da farlo legare ancora di più e tenerlo sulle spine. Il mio piano era concedermi del tutto solo in seguito, fingendo di non averlo mai fatto prima in vita mia per lasciargli l'illusione di essere il primo.
Gli incontri presero un ritmo fisso, a giorni alterni: una vera e propria routine in cui la chitarra serviva da copertura e la mia mano restava costantemente allenata sul suo cazzo. Lo masturbavo bene, a lui piaceva moltissimo ed era ormai completamente preso dal gioco.
Fino a quel momento Peppino non mi aveva mai visto nudo. Il giorno in cui decisi di spogliarmi e mostrarmi senza veli, la sua resistenza crollò definitivamente: davanti al mio corpo nudo insistette per andare fino in fondo. Io, seguendo il mio piano calcolato, cedetti.
Quando passò alla penetrazione, misi in atto il mio capolavoro di recitazione: feci finta che il suo cazzo dentro di me mi facesse male, simulando il dolore e l'inesperienza della prima volta. Peppino si godette il momento, fiero di essere il mio "iniziatore", senza immaginare minimamente che il mio culo conosceva già i rapporti a tre, le spinte consecutive di Luca e Paolo e i passaggi del vibratore. Da quel giorno, la nostra routine divenne una certezza: una sonatina di facciata e la scopatina finale sul letto. Il cazzo mi piaceva e, muovendomi da stratega tra due mondi completamente separati, mi ritrovai a gestire tre amanti contemporaneamente, tutti alle mie regole.
"Sotto il banco della scuola o nella stanza con le chitarre, ogni mossa era programmata. Peppino credeva di avermi preso l'innocenza, mentre io avevo semplicemente aggiunto un terzo amante alla mia collezione segreta."
L'idea del bagno mi sembrò subito un passo falso troppo rischioso. Se ci avessero visto entrare o uscire in due maschi da quel bagno, minimo avrebbero pensato che stavamo scopando o masturbandoci. Ero già riuscito nell'impresa titanica di non far sapere a nessuno che nella casa abbandonata prendevo due cazzi uno dopo l'altro; non potevo certo farmi scoprire al corso per colpa di Peppino. Ci mancava solo lui.
Tuttavia, il rifiuto e il brivido del proibito mi avevano eccitato. Così aspettai il momento in cui non se lo aspettava più. Durante la lezione, mentre il professore spiegava e la classe era distratta, allungai la mano sotto il banco. Glielo presi in mano e, sfidando il rischio di essere scoperti da un momento all'altro, gli feci una sega completa lì in aula. Sentii il suo cazzo eccitarsi e diventare duro sotto le mie dita. In quel momento non potevamo spingerci oltre, ma il seme ormai era stato piantato: sapevo che non mi avrebbe più lasciato in pace finché non avremmo organizzato un incontro privato per consumare con calma.
L'occasione privata non tardò ad arrivare. La scusa perfetta per i genitori e per il mondo esterno era vedersi a casa sua per suonare la chitarra insieme. Ma dietro la porta chiusa della sua camera, la musica era solo un paravento. Avevo una strategia precisa in testa: non volevo dargli il mio culo subito. Volevo che pensasse che fossi disposto soltanto a usare le mani, in modo da farlo legare ancora di più e tenerlo sulle spine. Il mio piano era concedermi del tutto solo in seguito, fingendo di non averlo mai fatto prima in vita mia per lasciargli l'illusione di essere il primo.
Gli incontri presero un ritmo fisso, a giorni alterni: una vera e propria routine in cui la chitarra serviva da copertura e la mia mano restava costantemente allenata sul suo cazzo. Lo masturbavo bene, a lui piaceva moltissimo ed era ormai completamente preso dal gioco.
Fino a quel momento Peppino non mi aveva mai visto nudo. Il giorno in cui decisi di spogliarmi e mostrarmi senza veli, la sua resistenza crollò definitivamente: davanti al mio corpo nudo insistette per andare fino in fondo. Io, seguendo il mio piano calcolato, cedetti.
Quando passò alla penetrazione, misi in atto il mio capolavoro di recitazione: feci finta che il suo cazzo dentro di me mi facesse male, simulando il dolore e l'inesperienza della prima volta. Peppino si godette il momento, fiero di essere il mio "iniziatore", senza immaginare minimamente che il mio culo conosceva già i rapporti a tre, le spinte consecutive di Luca e Paolo e i passaggi del vibratore. Da quel giorno, la nostra routine divenne una certezza: una sonatina di facciata e la scopatina finale sul letto. Il cazzo mi piaceva e, muovendomi da stratega tra due mondi completamente separati, mi ritrovai a gestire tre amanti contemporaneamente, tutti alle mie regole.
"Sotto il banco della scuola o nella stanza con le chitarre, ogni mossa era programmata. Peppino credeva di avermi preso l'innocenza, mentre io avevo semplicemente aggiunto un terzo amante alla mia collezione segreta."
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