Quartz-2. Capitolo 24. Una nuova consapevolezza.

di
genere
fantascienza

Capitolo 24

La riunione plenaria della mattina sembrava un lazzaretto piuttosto che una missione spaziale.
Pur cercando chiaramente di minimizzare la cosa, Yuko giunse camminando leggermente a gambe larghe, cosa che notò solo Morr. La possessione sessuale da parte dell'alieno, la piovra nera del giorno prima, doveva essere stata profonda e massiccia e non solo un piacevole diversivo. Il capo spedizione riconobbe in sé un moto di stizza, scagionando la dottoressa dal pensiero di un'esperienza cercata e goduta di lussuria interplanetaria.
Lo stesso responsabile della missione portava su di sé i segni della lotta, con rosse e brucianti striature sulle caviglie.
Sugiton, ancora debole, fu accompagnato a braccetto da Wolff, mentre Ochoa, benché molto migliorato, giunse ancora in stampelle, accudito da Krasnyj. I dolori muscolari erano ancora forti e lo spagnolo doveva continuare ad assumere farmaci antidolorifici.
-Ok-, prese la parola Nielsen, alzandosi in piedi, dopo aver passato in rassegna l'equipaggio e aver ricevuto un gesto di assenso da parte del responsabile in capo. -Facciamo un attimo il punto della situazione.-
Lo svedese fece un profondo sospiro fissando la sedia vuota in cui sarebbe dovuto essere stato Jason Vael.
-L'orbita di rientro è stata definita e approvata dalla base sulla Terra e ieri mattina, dopo la consueta pulizia dai cristalli, Jeremia e io abbiamo testato i motori dei due lander e sembra tutto a posto.-
-La partenza sarebbe stata fissata per la mattina di domani, riservando la giornata di oggi per chiudere gli ultimi esperimenti, sistemare i bagagli e i campionamenti da portare sulla Terra e terminare le ultime cose.- Proseguì il tedesco, prendendo la parola. -Ce la potete fare, tu e Yuko a completare gli esperimenti in corso?- Chiese poi, rivolgendosi a Krasnyj.
-Ci sarebbe ancora molto da fare, in realtà, no?- Rispose il russo, incrociando lo sguardo della esobiologa. -Ma con la nevicata di ieri pomeriggio non si riesce quasi a uscire dal laboratorio.-
-Vedremo di finire le ultime cose e il resto lo faremo a casa.- Confermò la scienziata con un sospiro.
-Il bollettino sanitario?- Le chiese Morr.
-Direi buono, capo. Io e te solo lesioni lievi. Sugiton dopo la notte di riposo è in rapido recupero e domani sarà perfettamente in grado di pilotare la Amethyst. Ochoa in lento, ma continuo miglioramento. Si è già offerto per dare una mano, a me e Andrei, insieme a Mauro, per catalogare e sistemare tutti i campioni da portare indietro.-
Lo spagnolo confermò con il pollice alzato e un sorriso.
-Blue, riesci a reimbarcare la Amy-3 sul modulo principale?-
-Sì, Morr, ce la posso fare.- Rispose il pilota.
-Vandal? Il tuo resoconto.- Interrogò lo svedese.
-Abbiamo ancora almeno una dose di acido fluoridrico e due radiopistole funzionanti. Blue mi darà una mano a costruirne una nuova, se occorre.-
-Non penso che serva-, disse Morr, -con questa copertura di sabbia non credo che faremo molta attività all'esterno.-
-Ma, a proposito-, intervenne Wolff, -com'è possibile che le sonde non abbiano mai rilevato fenomeni di questo genere nelle precedenti missioni esplorative?-
-In realtà, forse, un evento c'era stato, ma credo che non sia stato riconosciuto.- Rispose Andrei.
-Cioè?-
-È solo un'ipotesi. Vi ricordate la sonda Surveyor-3?- Continuò il chimico.
-Quella andata in avaria?- Chiese Sugiton.
-Quella. A un certo punto aveva segnalato una grossa perturbazione del campo magnetico e ha inviato immagini appannate e quasi indecifrabili. Poi ha interrotto ogni comunicazione.-
-Si pensava a un malfunzionamento. Pensi che sia stata investita da una tempesta di sabbia?-
-Ripeto, è solo una possibilità. Di fatto è stata ritrovata danneggiata, lontana dal punto di atterraggio.-
-Ah, sì, mi ricordo. Da quell'evento si era ipotizzata l'esistenza di qualche animale che avesse mosso e distrutto l'apparecchio.- Aggiunse la dottoressa Nikura.
-È possibile, in effetti, che si fosse trattato di una tempesta non riconosciuta.- Ammise Wolff.
-Si tratta in ogni caso di fenomeni molto rari. Forse legati all'attività della stella di Lalande.- Morr finalmente poteva sfoggiare le sue competenze di astrofisico.
-Ma com'è possibile che queste tempeste non abbiano lasciato traccia nelle missioni delle successive sonde?- Chiese lo scandinavo.
-Avete dato un'occhiata al mare di sabbia?- Disse invece Hodei, che, per fare due passi con le stampelle si era avvicinato a uno degli oblò.
Tutti si alzarono, avvicinandosi ai finestroni.
Quello che alla mattina sembrava un ambiente terrestre sommerso da una generosa nevicata, già dopo poco tempo si era trasformato.
Il candido tappeto di microcristalli di quarzo era stato in qualche modo riassorbito per la maggior parte. In prossimità delle piante di silicati erano comparse profonde depressioni a forma di imbuto in cui il manto siliceo si era vistosamente assottigliato, con altri avvallamenti minori intorno alle piante più minute; comunque la coltre sembrava uniformemente più sottile.
-Com'è possibile tutto questo?- Chiese Nielsen.
-Sono le piante.- Suggerì l'asiatica. -Sembra che stiano riassorbendo tutto il silicio. Probabilmente lo stanno metabolizzando, integrandolo nelle loro strutture.-
-Già-, concordò l'ex campione di scacchi, -forse si riuscirà a uscire per le ultime ricognizioni e gli ultimi lavori.-
-Scusate-, riprese la parola Yuko, riportando i colleghi al tavolo riunioni. -Io pensavo di portare Mei sulla Terra. Abbiamo un potenziale infinito di ricerca e moltissimi studi da eseguire ancora su un essere di eccezionale interesse.-
Il gelo calò sulla sala riunioni, mentre la maggior parte dei cosmonauti strabuzzava gli occhi per la sorpresa.
-Usti.- Disse solo Ochoa, riassumendo in una parola la sorpresa generale.
-Ma non si era deciso che questa opzione era da scartare?- Chiese Vandal.
-Veramente non mi sembra che se ne sia mai discusso.- Rispose la dottoressa.
-Sì, Yuko, quando la questione riguardava il presunto professor Vael. Si era deciso di vietare l'ingresso a quello che sembrava poter essere il biologo e gli avevamo anche spiegato che sarebbe stato impossibile riportarlo sulla Terra. Questioni di sicurezza.-
-Ma il contesto era del tutto differente.- Insistette la nipponica.
-Non mi sembra che lo fosse. Alieno era lui e aliena è lei. Non vedo la differenza.-
-Be', in effetti qualche differenza c'è.- Intervenne Morr in aiuto della donna. -Il presunto biologo pensava di essere Vael e voleva tornare in questa figura, riprendere un'identità, una residenza, una attività che in realtà non gli appartenevano. Nel caso di Mei è chiaro che lei è una aliena, anche se ibrida, e che verrebbe trasportata sulla Terra come tanti altri campioni di vita quartziana, per campionamenti e studi. La situazione è realmente differente.-
L'asiatica rivolse uno sguardo di gratitudine al comandante, mentre alcuni si strinsero nelle spalle, convinti dalle argomentazioni del teutonico.
-Io invece sconsiglierei vivamente questa mossa.- Intervenne Krasnyj a sorpresa.
-E perchè?- chiese Hodei, stupito.
Stavolta era la scienziata a sgranare gli occhi: -Andrei, cosa stai dicendo? Pensi che dal centro ricerche ce lo possano impedire? Prendendo tutte le dovute cautele, che difficoltà potrebbero sorgere?-
-Yuko, la questione è esattamente all'opposto. Dalla Terra sarebbero sicuramente d'accordo per portarla con noi.-
-E quindi? Che problema ci sarebbe?- Si informò Wolff, aggrottando la fronte per cercare di seguire il ragionamento del chimico.
-Yuko, prova a capirmi.- Il russo si alzò, invitando gli altri a sedersi. -Questa ragazza, questo essere ibrido di un pianeta lontano, sarebbe certamente un interessantissimo campione da sottoporre a studi e sperimentazioni scientifiche. Ma il nocciolo della questione è esattamente questo.- Lo studioso si prese un attimo di tempo, studiando le espressioni attente dei colleghi.
-Credi che la lascerebbero mai uscire dai laboratori? Passeggiare con te, mano nella mano, sulle strade di Osaka? Andare a condividere la cerimonia del te in un tempietto buddista?-
-Non ti seguo, Andrei. Non ti capisco.- L'asiatica faticava a comprendere. -Con tutto quello che ha fatto per noi. Ha sicuramente salvato la vita di Hodei. Probabilmente anche quella di Blue. Mei sta cercando di diventare come noi e qui, questo lo abbiamo appreso, gli esseri animali vivono una vita molto sacrificata, nascosti, in continuo rischio di attacco da parte delle piante, in fuga perenne, alla ricerca di un equilibrio di vita impossibile.-
Il resto dell'assemblea rimaneva in un silenzio carico di attesa, seguendo attentamente la discussione tra i due scienziati.
-La nostra amica aliena, la nostra benefattrice, sulla Terra non potrebbe vivere.- Cercò di chiarire Krasnyj, gettando ancora più scompiglio nella discussione.
-Pensaci bene, Yuko. Mei non potrebbe mai uscire dai laboratori. Sarebbe contesa dai centri di ricerca di tutto il mondo, passando da una nazione all'altra, in continue sperimentazioni scientifiche tra le quali non le sarebbe mai concesso un attimo di riposo, neanche uno spiraglio di libertà. Troppo elevato è il suo valore scientifico. Nessuno potrebbe accettare di perderla o danneggiarla, di concederle una vita da essere umano, con una dimora, relazioni sociali, insomma una vita di normalità.-
La ricercatrice sembrava cominciare a capire mentre annuiva lentamente, a ogni parola del collega.
-Ma ci sarebbe anche di peggio.- Rincarò la dose Andrei. -Pensa all'industria informatica, alla sperimentazione commerciale nel campo dell'elettronica.- La frase calò come un macigno.
-Per noi, qui, su questo pianeta, Mei, Japp-1, Japp-2, persino Rinko, sono equivalenti a persone. Esseri alla pari, con cui intessere relazioni, scambi di opinioni, informazioni scientifiche, ma con i costi di questa missione, gli sponsor e gli interessi economici e commerciali, sul nostro pianeta ogni esemplare di vita aliena rappresenta un patrimonio di ricerca che inchioderebbe qualunque essere vivente di Quartz-2 a una vita di schiavitù senza una possibile via di uscita. Mei, completati gli esperimenti puramente accademici, a scopo di ricerca e a servizio del sapere, diventerebbe preda dei laboratori industriali. Immagina anche solo la possibilità di sfruttare industrialmente la magnetoelettroforesi. Pensa all'opportunità di creare apparecchiature, robotica, circuiti elettronici potendo trasferire silicio su strutture naturali a base di carbonio, piante o anche animali. Spingendo la ricerca sulla MEF si potrebbero creare apparecchiature con un'accuratezza e una complessità inimmaginabile. Basterebbe qualche piccolo adattamento, una volta trasferito silicio, per creare senza limiti strumenti elettronici di una potenza impensabile. Mei sarebbe trattata alla stregua di una macchina industriale. Cercherebbero di clonarla, farla riprodurre per estendere ricerca e sintesi. Non te la restituirebbero mai. Finirebbe tra le apparecchiature di produzione, blindata e sigillata per evitare furti e manomissioni. Le impedirebbero la fuga, potrebbe finire nell'industria fisica, elettromedicale, anche bellica. No Yuko, meglio che Mei resti qui. Meglio piuttosto aiutarli a sviluppare vita ibrida qui, su Quartz-2. Abbiamo esperimenti solo iniziati che potrebbero proseguire loro, con le piante della Terra adattate a questo pianeta, cercando di sviluppare una nicchia di vita terrestre, a base di carbonio, qui; tecniche che loro possano studiare e utilizzare per migliorare le loro condizioni di vita. Ma assolutamente, per il bene di Mei, io non la porterei sulla Terra.-
Il discorso del chimico russo era stato intenso e accorato. Nessuno aveva mai sentito Krasnyj parlare così a lungo, né lo aveva mai visto così infervorato.
La biologa del Sol Levante si lasciò andare contro lo schienale della sua sedia: lo scacchista aveva maledettamente ragione. La loro piccola spedizione aveva l'obbligo, il dovere morale di salvaguardare gli esemplari di vita quartziana più evoluti, rinunciando all'anima scientifica, accademica e di ricerca pura, per proteggere esseri che ormai erano da considerare più simili a persone che a interessanti campioni animali di vita aliena.
Nel silenzio soffocante che si era creato intorno al tavolo riunioni, sembrò quasi di poter percepire il respiro profondo, affannoso e terrorizzato della dottoressa Nikura.
Il russo crollò sul proprio scranno, come distrutto, affranto dalla veemente arringa che aveva dovuto sostenere.
Morr cominciò ad annuire in movimenti sempre più accentuati. -Ok.- Disse, come in tono di resa, alzandosi in piedi. -Credo che il discorso, purtroppo, sia chiuso.- Disse, e tutti notarono la mano serrarsi in un pugno duro di una rabbia che non voleva cedere alla rassegnazione.
-Dai, sistemiamo le ultime cose, prepariamoci per gli ultimi saluti.- Riprese a bassa voce.
Tutti si alzarono dalla tavolata, tranne una donna abbattuta, sconfitta.
Anche Mauro andò dalla collega, appoggiandole una mano sulla spalla. -Mi dispiace, Yuko. Neanch'io, pur considerando le peggiori delle ipotesi, ero arrivato a concepire tutte le complicazioni cui ci ha fatto pensare Andrei.-
Mestamente, uno dopo l'altro tutti uscirono dalla stanza; solo il comandante si avvicinò alla giapponese, piegandosi sulle ginocchia di fronte a un viso che cominciava a rigarsi di amare lacrime. I due si guardarono in volto, lungamente, prima che la giovane si lasciasse andare in un pianto liberatorio tra le braccia dell'uomo.
-Coraggio, piccola-, riuscì poco dopo a sussurrare Jeremia, con la voce rotta dall'emozione, -dai, fammi capire che cosa sono gli esperimenti di biologia cui accennava Andrei.-

L'equipaggio si disperse tra le astronavi e i dintorni, all'aria aperta, ognuno dei membri impegnato nella propria attività.
Morr si fermò nello studio allestito nella propria camera ad analizzare i dati di rotta delle due stazioni orbitanti intorno a Qz-2 quando la porta si aprì.
La ricercatrice orientale si presentò con una cassetta in cui facevano bella figura alcuni grossi ceppi di verde lattuga, cresciuta in ambiente quartziano.
-Belli!- Esclamò il tedesco. -Mi sembra quasi di sentirne il profumo.-
L'esobiologa, però, appoggiò per terra i vegetali e si girò verso la porta, chiudendo a chiave la serratura.
Di fronte all'espressione incuriosita del direttore delle operazioni, la scienziata restò in in piedi, muta. Rispetto alla divisa di ordinanza la giapponese si era vestita con gli indumenti da riposo: una semplice T-shirt su cui spiccava un ideogramma kanji, calzoni corti e piedi nudi con le classiche infradito. Morr scannerizzò il corpo della dottoressa: la maglietta aderente evidenziava il seno pieno e tondo che il tedesco aveva più volte apprezzato anche senza veli, ma sempre attraverso il vetro di un monitor. Il petto, senza reggiseno, si mostrava quasi con orgoglio, con dettagli enfatizzati che delineavano le areole gonfie e polpose e i capezzoli decisamente induriti.
Le gambe erano una coreografia di linee perfette. Muscoli sodi e tonici di chi è abituata all'attività alpinistica armonizzavano con la pelle lievemente ambrata della razza orientale. I piedi, un campionario di dettagli irresistibili, dalle caviglie alle dita su cui spiccavano unghie smaltate di fucsia, denotavano una devozione della ricercatrice non sacrificata esclusivamente all'attività di ricerca sull'esopianeta.
La tensione erotica nella stanzetta era palpabile, tangibile.
Jeremia sognò quel singolo istante cristallizzato per l'eternità, mentre si convinceva di percepire realmente il profumo dei genitali della donna, forte e pregnante, sovrastare in sequenza quello della sua pelle vellutata e del cosmetico dalle sfumature di gelsomino e caprifoglio giapponese.
Yuko tolse la cuffietta con cui raccoglieva i capelli, appoggiando il cotone con la stampa del martin pescatore di Katsushika Hokusai alla maniglia della porta; scosse i capelli lasciandoli riposare sulle spalle, senza perdere il contatto visivo con l'uomo.
On un piccolo 'click', Morr spense la ricetrasmittente per le comunicazioni interne al modulo, senza staccare lo sguardo dagli occhi a mandorla che lo inchiodavano alla sedia. Occhi scuri e profondi, due abissi capaci di risucchiarlo come insondabili buchi neri.
Non un sussurro, né un sospiro, né un fruscio turbò la scena dell'asiatica che lentamente si sfilava la maglietta rimanendo a seno nudo.
Il germanico poté constatare che il colore dei capezzoli di Yuko, dal vivo e senza la filtratura dello schermo di un monitor, appariva più dolce e accattivante. Una tonalità bruno-rossastra, tra il lampone e la nocciola, una porosità soffice e attraente che invogliava l'assaggio, il contatto fisico con le labbra. Si indovinava la morbidezza, una consistenza che aveva bisogno di conferma.
Capezzoli grandi sulle areole tumide, scure e in rilievo, costellate sulla circonferenza da una corona di piccoli granuli del colore del melograno.
I seni erano tondi e perfetti, alti e staccati tra di loro; lievemente lucidi a causa di una leggera sudorazione che testimoniava un forte coinvolgimento emotivo, una pulsione sessuale controllata a fatica.
Yuko si slacciò i calzoncini rimanendo con un paio di mutandine molto succinte, sotto cui sporgeva con evidenza il profilo di un monte di Venere perentorio.
Lo sguardo del tedesco fu catturato per un attimo dal triangolo bianco del cotone che ancora resisteva a protezione della vulva della donna, ritornando, dopo una carezza visiva sul seno, negli occhi della giapponese.
La giovane, mantenendo un'espressione concentrata dello sguardo, senza neanche il minimo tentennamento delle palpebre, cominciò a sfilarsi le mutandine.
Morr scivolò nuovamente con la vista sul seno, si avviluppò sulla stretta vita che si concedeva a fianchi larghi e tondi, concentrandosi sui due pollici dell'orientale che, pinzato l'elastico dell'indumento, cominciarono ad abbassare il sipario bianco su un palco di peli neri e ordinati, un piccolo delta rovesciato di un giardino di selva oscura in cui il tedesco sentì che avrebbe smarrita la diritta via.
Quando la nipponica piegò appena il busto in avanti per accompagnare gli slip oltre le ginocchia, il seno le ballò leggermente, con forme e proporzioni accentuate.
Ora Yuko era completamente nuda davanti al suo comandante, in trepidante attesa di un gesto. Le gambe chiuse sotto il vello nero, le mani dietro la schiena, il seno ostentato, provocante.
Jeremia si alzò in piedi in tutta la sua altezza, paralizzato da una sorpresa e un lieve imbarazzo che sembravano avergli fatto ingoiare ogni parola, annodare la lingua.
Abortì una specie di fischio che doveva simulare ammirazione e sorpresa e protese leggermente le braccia verso la donna che gli si stava offrendo in dono.
E lei sublimò tra le sue braccia, come un petalo di ciliegio sospinto da una brezza delicata e gentile.
Il suo corpo nudo fu sorretto e avvolto dalle braccia dell'uomo.
Le loro bocche si unirono con un gemito, un cinguettio sottile della giovane orientale, le loro lingue si presentarono, toccandosi in punta nelle loro bocche unite, timidamente all'inizio, poi con più coraggio e decisione, scivolando una accanto all'altra in una danza esotica, in pennellate morbide e ossequiose, mentre l'aria dei loro respiri si confondeva in un unico profondo afflato.
Mani curiose e impazienti accolsero il seno della giovane, affondando le dita nel tessuto elastico, assaporando la consistenza soda e tonica. Sottili carezze concentriche sulle areole finivano inesorabilmente a pinzettare i capezzoli finchè il desiderio condiviso di baci bagnati sulle tette, di saliva calda e vischiosa sui seni ebbe il sopravvento sulla blanda e irrazionale resistenza dei due amanti.
La giovane cominciò a gemere tra morsi, baci, carezze di lingue e succhiotti fino ad accasciarsi, dirottata sul letto del comandante.
E quando Jeremia le accarezzò la vulva spingendole due dita in vagina e sentendola molle e bagnata, capì che la nipponica lo desiderava ed era pronta per accoglierlo.
Solo un attimo fu necessario al tedesco per sbarazzarsi dai vestiti e liberare un'erezione imperiosa e dolorosa, mentre la giapponese assaggiava la scena mordendosi un labbro.
Una carezza, le mani giunte della ragazza per tastare la consistenza carnosa del membro impennato, e già il corpo maschile si adagiava sulle morbide curve femminili, tra le cosce dell'orientale, aperte in un ancestrale gesto di accoglienza, dedizione, resa e devozione.
Un rantolo soffocato gemette tra le labbra della donna mentre il glande, dopo una breve incursione tra le labbra e il clitoride della figlia del fiore di loto, trovava la sua strada verso il vestibolo vaginale.
La 'ragazza gentile', la 'figlia della prosperità' trattenne il respiro mentre assaporava il membro avanzare all'interno del suo corpo, tra le strette pareti del suo antro bagnato, senza resistenza, scivolando nel piacere liquido del proprio apparato genitale.
Strinse ancora di più la vagina per aumentare il contatto, dilatandosi e accogliendo l'uomo nel profondo del proprio segreto.
Jeremia, le mani appoggiate sulle spalle dell'asiatica, la muscolatura contratta del petto e delle braccia, affondò in tutta la sua lunghezza nel corpo di Yuko, fermandosi nella sua parte più intima, nel nido caldo e avvolgente, sentendo la cappella pulsare nell'anelito di esplodere dentro quel ventre.
Sfilò la freccia dalla faretra riaffondandola lentamente, sotto lo sguardo curioso della nipponica che si era sporto oltre il suo seno per ammirare il cazzo che scompariva lento e bagnato tra i peli della propria figa, tra le grandi labbra dilatate, rinvigorendo la sensazione di penetrazione interna, i formicolii che dagli abissi vaginali le serpeggiavano lungo la schiena e sulla superficie dei seni, elettrizzandole la mente e spegnendole la ragione.
Morr le prese le tette nelle mani continuando a scoparla, lentamente, assaporando ogni centimetro, ogni secondo nel bollente abbraccio di quel corpo femminile fatto per amare, per essere custodito e venerato, di quell'anima in cerca di protezione e conforto.
Poi l'uomo abbracciò le spalle pallide, stringendo il corpo docile, affondando il volto nei capelli sciolti per abbandonarsi all'orgasmo e svuotare il proprio piacere nel grembo che lo accoglieva tenendolo stretto.
La sensazione dello sperma caldo che percolava nel suo interno diedero l'abbrivio finale e, spegnendo i propri gemiti nell'orecchio di Jeremia, anche la donna si sciolse in un orgasmo prolungato e pulsante, scuotendo il bacino incontro al membro che ancora la teneva infilzata al letto.
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2026-04-01
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