Il primo assaggio
di
OpenMinded35
genere
prime esperienze
La discoteca era un inferno di luci pulsanti, sudore collettivo e bassi che facevano vibrare il petto. Nael si muoveva tra la folla con quella camminata da padrone: vent’anni, centottanta centimetri di muscoli asciutti e nervosi, capelli neri ricci un po’ scompigliati, sguardo strafottente. Indossava una semplice t-shirt bianca che gli aderiva al torace e un paio di pantaloni di cotone leggeri, senza biancheria intima – come sempre, abitudine di famiglia. Non studiava, non lavorava, viveva di piccoli traffici e di quell’aura da bad boy immigrato di seconda generazione che lo rendeva irresistibile per certe ragazze.
Giulia lo individuò subito. Diciotto anni appena compiuti, alta centosettanta centimetri, fisico tonico da ore di palestra e danza, seno prorompente che tendeva il top di maglia color panna, minigonna nera cortissima e sandali con tacchi vertiginosi che slanciavano le gambe lunghe. Capelli neri mossi che le scendevano sulla schiena, occhi neri profondissimi, labbra carnose lucide di gloss trasparente. Era la classica brava ragazza: ottimo profitto al liceo, famiglia borghese solida, ancora vergine. Qualche bacio e palpata con coetanei timidi, niente di più. Eppure, da settimane, si sentiva irrimediabilmente attratta da Nael. I messaggi notturni, le chiamate, le foto che lui le mandava… lei rispondeva sempre, sempre più coinvolta. Sapeva che era sbagliato, che la sua famiglia ne sarebbe inorridita, ma proprio quel pericolo la bagnava.
Si avvicinarono quasi subito, lasciando i rispettivi gruppi. Pochi minuti di chiacchiere cariche di doppi sensi e due drink forti bastarono. L’alcol sciolse le inibizioni di Giulia come burro al sole. Le loro bocche si trovarono con urgenza: baci bagnati, lingue che si intrecciavano voraci, denti che si scontravano. Nael la stringeva contro di sé con forza possessiva. Giulia percepì chiaramente il gonfiore impressionante del suo cazzo premere contro il suo basso ventre. Era duro come marmo, caldo, e pulsava. Un brivido di paura ed eccitazione le attraversò la schiena.
Dentro di lei regnava il caos: vergogna per essere così bagnata dopo solo baci, eccitazione pura per quel ragazzo “proibito”, paura di non essere all’altezza e desiderio bruciante di compiacerlo. La sua fica vergine si stava inzuppando senza ritegno, il perizoma ormai fradicio.
Nael, dal canto suo, godeva di quel potere. Per lui era una preda perfetta: la brava ragazza di buona famiglia che si scioglieva per il maranza di periferia. Sentiva il proprio cazzo pulsare dolorosamente nei pantaloni leggeri e già pregustava di usarla.
«Andiamo fuori, non resisto più» le ringhiò all’orecchio, mordendole il lobo.
Nel parcheggio buio, tra file di auto, Nael aprì una Renault Clio con il telecomando. La fece salire dietro, spostò i sedili anteriori per guadagnare spazio e la raggiunse. Ricominciarono a baciarsi come indemoniati. Le mani di Nael si infilarono sotto il top, afferrando con forza quei seni pesanti e sodi. Li palpava energicamente, strizzando i capezzoli turgidi tra le dita.
«Cazzo, hai due tette pazzesche… sembrano fatte apposta per essere maneggiate. Mi sta scoppiando il cazzo, guarda che roba.»
Le sue parole volgari eccitavano Giulia ancora di più. Lui le prese una mano e se la premette sul pacco. Giulia sentì la dimensione mostruosa attraverso il tessuto: caldo, spesso, pulsante.
Poi arrivò l’ordine secco: «Voglio che me lo succhi. Voglio scoparti la bocca, adesso!»
Giulia arrossì violentemente, il cuore che batteva all’impazzata. Dentro di lei si scontravano emozioni opposte: la brava studentessa che urlava “non l’ho mai fatto”, il desiderio di essere la sua troia, la paura di deluderlo e di essere lasciata. L’alcol e l’eccitazione vinsero. Annuì timidamente.
Nael si liberò rapidamente di scarpe, pantaloni e boxer, spingendoli sul sedile anteriore ma tenendo a portata di mano cellulare e svapo. Il suo enorme uccello scattò fuori: ventidue centimetri di lunghezza dritta e perfetta, diciassette di circonferenza impressionante, circonciso, con una grossa cappella violacea lucida di pre-eiaculato. L’odore intenso, quasi animale – un mix di cazzo non lavato da ore, sudore maschile, testosterone e un vago sentore di urina residua – invase l’abitacolo ristretto come una nuvola afrodisiaca.
Giulia rimase paralizzata, ipnotizzata da quella verga imponente così vicina al suo viso. L’odore le entrò nelle narici, forte, muschiato, leggermente acre, ma incredibilmente eccitante. La sua mente era un turbine: “È troppo grosso… non ce la farò… ma lo voglio, voglio sentirlo, voglio essere sua”.
Nael si sistemò a gambe larghe, schiena contro la portiera, una gamba contro lo schienale, l’altra sul bracciolo anteriore, esponendo tutto. Le accarezzò la testa con finta dolcezza, poi la spinse giù.
«Dai, muoviti. Prendilo in bocca e succhiami il cazzo. Fammi sentire quanto sei brava, dimostrami quanto ci tieni a me.»
Giulia aprì le labbra carnose. La grossa cappella le entrò in bocca, calda, salata, con un sapore forte di pelle maschile, pre-sperma dolce-amaro e quel retrogusto muschiato tipico del cazzo. La lingua di Giulia lo esplorò timidamente, assaporando ogni centimetro. Iniziò a pompare dolcemente, impacciata ma piena di buona volontà.
Nael gemette di piacere e le afferrò la nuca, spingendo più a fondo. «Sì, brava troia… succhia bene, fino in gola.»
Il riflesso faringeo di Giulia scattò subito. Conati violenti la scossero, saliva copiosa le colava dal mento, ma lui non le dava tregua. Iniziò a scoparle la bocca con ritmo crescente. «Ti piace il cazzone marocchino, eh puttana? Succhialo forte!»
Giulia si sentiva umiliata, usata, ma anche stranamente libera e desiderata. Le lacrime le rigavano il viso, il trucco era già distrutto, eppure la sua fica grondava eccitazione. Ogni spinta in gola la faceva sentire sempre più sottomessa, sempre più sua.
Nael, con voce roca di eccitazione, alternava insulti a complimenti mentre dava boccate alla svapo. Ad un certo punto chiuse le gambe a tenaglia dietro la schiena di Giulia, intrappolandola completamente. Il cazzo le affondò fino alle palle in gola. Lei non respirava, gli occhi spalancati dal panico, forti conati che le scuotevano il corpo. L’odore di sudore maschile dalle cosce di Nael le riempiva le narici. Solo dopo lunghi secondi lui la lasciò respirare, solo per ricominciare.
Mentre continuava a usarle la bocca, Nael si sporse in avanti. Con la mano destra le alzò la minigonna e infilò le dita nel perizoma fradicio. Le labbra della fica di Giulia erano gonfie, calde, viscide di umori abbondanti.
«Senti come ti bagni… Cazzo che troia che sei. Mi fa impazzire sapere che sei ancora vergine. Ti sei conservata per me, per un vero uomo con un vero cazzo.»
Le dita di Nael accarezzarono la vulva, poi risalirono sul buchetto del culo bollente e sudato. Senza preavviso infilò prima il medio, poi anche l’indice, iniziando a masturbarla energicamente nell’ano stretto.
Giulia trasalì, lasciò uscire il cazzo dalla bocca e scoppiò a piangere. Un misto di dolore, shock e umiliazione profonda la invase. Psicologicamente si sentiva violata in un territorio nuovo e proibito, ma la voce dominante di Nael la zittì.
«Non ti ho detto di smettere di succhiarmi. Riprendi il cazzo in bocca e non fare la ragazzina. Sto solo prendendo possesso di quello che è mio. Se vuoi stare con me, mi appartieni. Sei la mia troia.»
Quelle parole possessive la colpirono nel profondo. La cotta, il desiderio di essere scelta da lui, furono più forti della paura. Giulia riprese a succhiarglielo con rinnovato impegno, mentre Nael le ditazzava il culo senza pietà per quasi un minuto. Poi tolse le dita, le annusò – odore terroso, sudato, con tracce evidenti di merda – e gliele infilò energicamente in bocca.
«Pulisci troia, puliscile per bene.»
Giulia sentì sulla lingua quel sapore amaro, terroso, sporco. Un conato fortissimo la scosse, ma ubbidì, leccando e succhiando le dita del ragazzo che la stava corrompendo.
Nael, eccitatissimo da quella sottomissione totale, le rimise il cazzo in gola e riprese a scoparla. «Voglio venire a casa tua. Voglio scoparti il culo prima ancora della fica. Ti voglio mettere a pecora davanti allo specchio del bagno dove ti fai i reel, e voglio spaccartelo mentre ti guardi e vedi quanto sei diventata puttana. Ti voglio scopare solo in culo finché non sarà così largo che per sentire ancora qualcosa dovrò sverginarti la fica. Ti farò diventare una troia perfetta, la mia troia personale.»
Le enormi palle di Nael risalirono. Il cazzo pulsò violentemente. La bloccò con forza e venne. Una sborrata lunghissima, copiosa, densa e bollente. Schizzi potenti le riempirono la bocca e la gola. Il sapore era intensissimo: salato, amaro, leggermente metallico, con un retrogusto cremoso e virile che le rimase impresso sulla lingua. Giulia tossì, gli occhi lacrimanti, ma ingoiò tutto, sentendo il carico caldo scenderle nello stomaco. Emotivamente si sentiva sporca, usata, ma anche stranamente orgogliosa e connessa a lui in un modo primordiale.
Nael sorrise soddisfatto, il respiro pesante. «Sei un gran puttana.»
Poi si appoggiò indietro, ritrasse le gambe verso il petto ed espose palle e culo sudati. «Leccami le palle, con calma e delicatezza. Mi piace dopo aver sborrato.»
Giulia, con il viso distrutto, obbedì. Leccò lentamente quelle palle pesanti, salate, sudate, assaporando il gusto salmastro del sudore maschile mentre lui le accarezzava i capelli con una possessività nuova.
Rimasero così per diversi minuti, immersi nell’odore denso di sesso che saturava l’abitacolo: cazzo, sborra, fica, culo, sudore.
Si ricomposero alla meglio – trucco rovinato di Giulia, capelli scompigliati, odore di sesso addosso evidente – e tornarono nel locale. Nael raggiunse i suoi amici con aria trionfante, raccontando con gesti espliciti e ricevendo pacche sulle spalle. Giulia tornò dalle sue amiche e si sedette sul divanetto. L’odore forte di sesso che emanava era un segnale chiarissimo. Le ragazze la guardavano tra curiosità, invidia e preoccupazione.
Giulia aveva il cuore in tumulto. La fica ancora bagnata, il sapore del cazzo e della sborra di Nael ancora in bocca, il culo che pulsava leggermente. Sapeva che quella notte era solo l’inizio. Nael l’aveva marchiata. E lei, nonostante tutto, non vedeva l’ora di dargli ancora di più.
Cosa sarebbe successo la prossima volta?
Giulia lo individuò subito. Diciotto anni appena compiuti, alta centosettanta centimetri, fisico tonico da ore di palestra e danza, seno prorompente che tendeva il top di maglia color panna, minigonna nera cortissima e sandali con tacchi vertiginosi che slanciavano le gambe lunghe. Capelli neri mossi che le scendevano sulla schiena, occhi neri profondissimi, labbra carnose lucide di gloss trasparente. Era la classica brava ragazza: ottimo profitto al liceo, famiglia borghese solida, ancora vergine. Qualche bacio e palpata con coetanei timidi, niente di più. Eppure, da settimane, si sentiva irrimediabilmente attratta da Nael. I messaggi notturni, le chiamate, le foto che lui le mandava… lei rispondeva sempre, sempre più coinvolta. Sapeva che era sbagliato, che la sua famiglia ne sarebbe inorridita, ma proprio quel pericolo la bagnava.
Si avvicinarono quasi subito, lasciando i rispettivi gruppi. Pochi minuti di chiacchiere cariche di doppi sensi e due drink forti bastarono. L’alcol sciolse le inibizioni di Giulia come burro al sole. Le loro bocche si trovarono con urgenza: baci bagnati, lingue che si intrecciavano voraci, denti che si scontravano. Nael la stringeva contro di sé con forza possessiva. Giulia percepì chiaramente il gonfiore impressionante del suo cazzo premere contro il suo basso ventre. Era duro come marmo, caldo, e pulsava. Un brivido di paura ed eccitazione le attraversò la schiena.
Dentro di lei regnava il caos: vergogna per essere così bagnata dopo solo baci, eccitazione pura per quel ragazzo “proibito”, paura di non essere all’altezza e desiderio bruciante di compiacerlo. La sua fica vergine si stava inzuppando senza ritegno, il perizoma ormai fradicio.
Nael, dal canto suo, godeva di quel potere. Per lui era una preda perfetta: la brava ragazza di buona famiglia che si scioglieva per il maranza di periferia. Sentiva il proprio cazzo pulsare dolorosamente nei pantaloni leggeri e già pregustava di usarla.
«Andiamo fuori, non resisto più» le ringhiò all’orecchio, mordendole il lobo.
Nel parcheggio buio, tra file di auto, Nael aprì una Renault Clio con il telecomando. La fece salire dietro, spostò i sedili anteriori per guadagnare spazio e la raggiunse. Ricominciarono a baciarsi come indemoniati. Le mani di Nael si infilarono sotto il top, afferrando con forza quei seni pesanti e sodi. Li palpava energicamente, strizzando i capezzoli turgidi tra le dita.
«Cazzo, hai due tette pazzesche… sembrano fatte apposta per essere maneggiate. Mi sta scoppiando il cazzo, guarda che roba.»
Le sue parole volgari eccitavano Giulia ancora di più. Lui le prese una mano e se la premette sul pacco. Giulia sentì la dimensione mostruosa attraverso il tessuto: caldo, spesso, pulsante.
Poi arrivò l’ordine secco: «Voglio che me lo succhi. Voglio scoparti la bocca, adesso!»
Giulia arrossì violentemente, il cuore che batteva all’impazzata. Dentro di lei si scontravano emozioni opposte: la brava studentessa che urlava “non l’ho mai fatto”, il desiderio di essere la sua troia, la paura di deluderlo e di essere lasciata. L’alcol e l’eccitazione vinsero. Annuì timidamente.
Nael si liberò rapidamente di scarpe, pantaloni e boxer, spingendoli sul sedile anteriore ma tenendo a portata di mano cellulare e svapo. Il suo enorme uccello scattò fuori: ventidue centimetri di lunghezza dritta e perfetta, diciassette di circonferenza impressionante, circonciso, con una grossa cappella violacea lucida di pre-eiaculato. L’odore intenso, quasi animale – un mix di cazzo non lavato da ore, sudore maschile, testosterone e un vago sentore di urina residua – invase l’abitacolo ristretto come una nuvola afrodisiaca.
Giulia rimase paralizzata, ipnotizzata da quella verga imponente così vicina al suo viso. L’odore le entrò nelle narici, forte, muschiato, leggermente acre, ma incredibilmente eccitante. La sua mente era un turbine: “È troppo grosso… non ce la farò… ma lo voglio, voglio sentirlo, voglio essere sua”.
Nael si sistemò a gambe larghe, schiena contro la portiera, una gamba contro lo schienale, l’altra sul bracciolo anteriore, esponendo tutto. Le accarezzò la testa con finta dolcezza, poi la spinse giù.
«Dai, muoviti. Prendilo in bocca e succhiami il cazzo. Fammi sentire quanto sei brava, dimostrami quanto ci tieni a me.»
Giulia aprì le labbra carnose. La grossa cappella le entrò in bocca, calda, salata, con un sapore forte di pelle maschile, pre-sperma dolce-amaro e quel retrogusto muschiato tipico del cazzo. La lingua di Giulia lo esplorò timidamente, assaporando ogni centimetro. Iniziò a pompare dolcemente, impacciata ma piena di buona volontà.
Nael gemette di piacere e le afferrò la nuca, spingendo più a fondo. «Sì, brava troia… succhia bene, fino in gola.»
Il riflesso faringeo di Giulia scattò subito. Conati violenti la scossero, saliva copiosa le colava dal mento, ma lui non le dava tregua. Iniziò a scoparle la bocca con ritmo crescente. «Ti piace il cazzone marocchino, eh puttana? Succhialo forte!»
Giulia si sentiva umiliata, usata, ma anche stranamente libera e desiderata. Le lacrime le rigavano il viso, il trucco era già distrutto, eppure la sua fica grondava eccitazione. Ogni spinta in gola la faceva sentire sempre più sottomessa, sempre più sua.
Nael, con voce roca di eccitazione, alternava insulti a complimenti mentre dava boccate alla svapo. Ad un certo punto chiuse le gambe a tenaglia dietro la schiena di Giulia, intrappolandola completamente. Il cazzo le affondò fino alle palle in gola. Lei non respirava, gli occhi spalancati dal panico, forti conati che le scuotevano il corpo. L’odore di sudore maschile dalle cosce di Nael le riempiva le narici. Solo dopo lunghi secondi lui la lasciò respirare, solo per ricominciare.
Mentre continuava a usarle la bocca, Nael si sporse in avanti. Con la mano destra le alzò la minigonna e infilò le dita nel perizoma fradicio. Le labbra della fica di Giulia erano gonfie, calde, viscide di umori abbondanti.
«Senti come ti bagni… Cazzo che troia che sei. Mi fa impazzire sapere che sei ancora vergine. Ti sei conservata per me, per un vero uomo con un vero cazzo.»
Le dita di Nael accarezzarono la vulva, poi risalirono sul buchetto del culo bollente e sudato. Senza preavviso infilò prima il medio, poi anche l’indice, iniziando a masturbarla energicamente nell’ano stretto.
Giulia trasalì, lasciò uscire il cazzo dalla bocca e scoppiò a piangere. Un misto di dolore, shock e umiliazione profonda la invase. Psicologicamente si sentiva violata in un territorio nuovo e proibito, ma la voce dominante di Nael la zittì.
«Non ti ho detto di smettere di succhiarmi. Riprendi il cazzo in bocca e non fare la ragazzina. Sto solo prendendo possesso di quello che è mio. Se vuoi stare con me, mi appartieni. Sei la mia troia.»
Quelle parole possessive la colpirono nel profondo. La cotta, il desiderio di essere scelta da lui, furono più forti della paura. Giulia riprese a succhiarglielo con rinnovato impegno, mentre Nael le ditazzava il culo senza pietà per quasi un minuto. Poi tolse le dita, le annusò – odore terroso, sudato, con tracce evidenti di merda – e gliele infilò energicamente in bocca.
«Pulisci troia, puliscile per bene.»
Giulia sentì sulla lingua quel sapore amaro, terroso, sporco. Un conato fortissimo la scosse, ma ubbidì, leccando e succhiando le dita del ragazzo che la stava corrompendo.
Nael, eccitatissimo da quella sottomissione totale, le rimise il cazzo in gola e riprese a scoparla. «Voglio venire a casa tua. Voglio scoparti il culo prima ancora della fica. Ti voglio mettere a pecora davanti allo specchio del bagno dove ti fai i reel, e voglio spaccartelo mentre ti guardi e vedi quanto sei diventata puttana. Ti voglio scopare solo in culo finché non sarà così largo che per sentire ancora qualcosa dovrò sverginarti la fica. Ti farò diventare una troia perfetta, la mia troia personale.»
Le enormi palle di Nael risalirono. Il cazzo pulsò violentemente. La bloccò con forza e venne. Una sborrata lunghissima, copiosa, densa e bollente. Schizzi potenti le riempirono la bocca e la gola. Il sapore era intensissimo: salato, amaro, leggermente metallico, con un retrogusto cremoso e virile che le rimase impresso sulla lingua. Giulia tossì, gli occhi lacrimanti, ma ingoiò tutto, sentendo il carico caldo scenderle nello stomaco. Emotivamente si sentiva sporca, usata, ma anche stranamente orgogliosa e connessa a lui in un modo primordiale.
Nael sorrise soddisfatto, il respiro pesante. «Sei un gran puttana.»
Poi si appoggiò indietro, ritrasse le gambe verso il petto ed espose palle e culo sudati. «Leccami le palle, con calma e delicatezza. Mi piace dopo aver sborrato.»
Giulia, con il viso distrutto, obbedì. Leccò lentamente quelle palle pesanti, salate, sudate, assaporando il gusto salmastro del sudore maschile mentre lui le accarezzava i capelli con una possessività nuova.
Rimasero così per diversi minuti, immersi nell’odore denso di sesso che saturava l’abitacolo: cazzo, sborra, fica, culo, sudore.
Si ricomposero alla meglio – trucco rovinato di Giulia, capelli scompigliati, odore di sesso addosso evidente – e tornarono nel locale. Nael raggiunse i suoi amici con aria trionfante, raccontando con gesti espliciti e ricevendo pacche sulle spalle. Giulia tornò dalle sue amiche e si sedette sul divanetto. L’odore forte di sesso che emanava era un segnale chiarissimo. Le ragazze la guardavano tra curiosità, invidia e preoccupazione.
Giulia aveva il cuore in tumulto. La fica ancora bagnata, il sapore del cazzo e della sborra di Nael ancora in bocca, il culo che pulsava leggermente. Sapeva che quella notte era solo l’inizio. Nael l’aveva marchiata. E lei, nonostante tutto, non vedeva l’ora di dargli ancora di più.
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