Il ladro

di
genere
dominazione

Il ladro

Dopo una giornata impegnativa mi sto sistemando per andare a letto, ormai è sera e la voglia di buttarmici è alta. Comincio a sentire dei rumori strani che provengono da fuori, ma non me ne curo.
Credo sia solo il gatto dei vicini che gioca.

Mentre mi trovo in bagno a pettinare i capelli sento un ulteriore rumore; questo è forte e secco, proveniente dalla porta d'ingesso.
Immediatamente penso a mio marito che doveva uscire questo fine settimana, ho urlato: "Tesoro, sei tu? Hai dimenticato ancora le chiavi?".
Non sentendo alcuna risposta ripeto con maggiore fermezza "Sei tu amore?". Presumibilmente non avevo bloccato la porta, così scendo le scale per controllare, incurante del fatto che una figura si era appena nascosta in cucina.

Mi rassereno dopo aver realizzato che la porta sbatteva perché non l'avevo serrata bene. Ancora irrequieta, chiudo a chiave e inconsciamente porto il mazzo al piano superiore. Neanche il tempo di dire, a voce alta per tranquillizzare me stessa, che torno a dormire, vengo strattonata sulla parete e la mia bocca viene tappata.
Osservo con occhi spaventati il mio aggressore e tento di dimenarmi. Sento il suo fiato che mi colpisce le labbra e riesco a percepire il gusto della sua mano che preme contro la mia lingua. Fino a quel momento, infatti, stavo respirando con la bocca aperta, da un lato perché è il metodo più
silenzioso per respirare e dall'altro perché tenere aperta questa cavità mi permette di concentrarmi meglio.
Il suo è un odore pungente, metallico oserei dire.
Riesco a percepire la sua agitazione, anche se si mescolava fin troppo bene alla mia. L'uomo ha gli occhi coperti da un passamontagna, tagliato a metà, che mi permette di vedere il restante del suo viso. Serra la mascella, deglutisce e inizia a parlare: “Stai Tranquilla.» Ironico detto da lui, penso, “Adesso tu mi consegni tutto quello che hai. Hai capito?!”.

Faccio dei piccoli accenni con la testa, mentre lo fisso intensamente nei fori di quella specie di maschera.
Mi lascia andare, dandomi però una leggera spinta verso il basso. Una volta libera ho l'istinto di correre in camera per prendere il telefono e chiamare aiuto. La mia fuga è durata due miseri passi perché la mia testa era stata trascinata indietro. Mi aveva strattonato per i capelli e riportata tra le sue braccia. «Dove credi di andare?» sento pronunciare.
Questa volta mi domanda direttamente dove tengo gli oggetti preziosi e mi spiega che verrò con lui. «Li tieni in salotto? Oppure in camera?»
Rispondo a bassa voce: «Camera...» con sguardo basso ma infuriato.
Dopo aver visto un suo sogghigno, sento tirare leggermente la testa all'indietro, ancora. Ci starà prendendo gusto a strattonarmi.
Gli chiedo di lasciarmi andare ma dice che lo farà solo una volta che saremo in camera e ci avrà chiusi nella stanza. Al che lo minaccio, mentendo, affermando che tra poco sarebbe tornato. Quello che si è scoperto essere un ladro risponde «E chi arriverà? Sono curioso. Poi rilassati: sarò veloce se collabori».


Una volta in camera mi libera dandomi un mezzo strattone, gira la chiave nella serratura, la estrae e, per evitare che gliela possa rubare, la inserisce nelle mutande. Mi impone di cercare nei cassetti. Io eseguo.
Nel mentre penso a che scusa adoperare per uscire da quella situazione senza consegnargli nulla, lo vedo appoggiarsi alla parete e osservarmi cercare. Le sue mani sono dietro la schiena e tiene le gambe incrociate.
“Che atteggiamento arrogante”, penso.
«Apri quel cassetto in basso. Accucciati lentamente e non fare scherzi». Gli domando se posso andare in cucina a recuperare una borsa ma è come se lui non mi sentisse, anzi, come se mi stesse proprio ignorando. La sua voce bassa pronuncia queste esatte parole
«Certo che... sono belli quei pantaloncini che indossi. Hai proprio un bel culo lo sai? Tuo marito sa la fortuna che ha?».
«Stai zitto! E sbrigati ad andartene», replico infastidita.
Con uno scatto decisamente troppo rapido, si fionda sulla mia spalla, mi fa ruotare con il viso e tira uno schiaffo. Sento l'umiliazione e il dolore crescere. Tuttavia, mi zittisco io, a differenza di quello che avevo detto pochi attimi prima.

Percepisco dai suoi passi che si sta allontanando, ma non oso alzare lo sguardo per controllare. Mentre sono piegata a cercare, la sua ombra si ingrandisce dietro di me e lui tira un ulteriore schiaffo proprio su quella parte che aveva gradito.
Mi ricorda nuovamente che apprezza la visuale e afferma che "sarebbe un peccato non approfittarsene". Così mi stringe la vita e mi accarezza i fianchi. Non appena raggiunge il seno lo strattono all'indietro e lo intimo di stare lontano da me.
«Ah sì?! Il tuo corpo non è d’accordo con le tue parole. Si vede che hai i capezzoli turgidi! Fammi indovinare: ti piace la situazione, vero? Ti eccita essere scopata dal ladro!».
«Non scherzare!»
«Volevi trovare un accordo. Hai cambiato idea per caso?»
«Non intendevo questo tipo di accordi.» Pronuncio la frase ma dentro sono consapevole che ormai non posso risolvere la faccenda con le parole. Ormai mi ha in pugno.
Sento contorcere il mio braccio dietro la schiena e sul collo il suo fiato. «Se mi stringi così però...»
Mi afferra per i capelli con l'altra mano, mi strattona sul letto con la faccia rivolta verso il basso.
Mi toglie la parte inferiore del pigiama e comincia a slacciarsi la cintura. Le sue gambe bloccano le mie e constata
«Vedo che non porti le mutandine. Volevi proprio che qualcuno lo notasse».
Lo imploro di fermarsi, la mia schiena si piega per riuscire a guardarlo in faccia, cosicché possa essere più incisiva.
«Stai fermo, ti prego. Se ti fermi adesso ti posso ancora perdonare. Non ti denuncerò. Lo giuro.» Ormai non so più cosa dire per evitare l'inevitabile.
I suoi pantaloni ormai sono calati, la sua maglia è per terra e noto la protuberanza nascondersi sotto l'unico indumento che gli è rimasto addosso. Mi ordina di “trovare” la chiave che ha celato prima.
Gli tolgo i boxer con le mani tremanti e noto essere più grosso di quello che sembrava.
Il ladro -di cui è celato ancora il volto- nota il mio sguardo che, evidentemente, sta urlando con gli occhi una frase che non ammetterei mai ad alta voce: “è più lungo di quello di mio marito!"

Mi domanda se voglio succhiarlo. Dopo aver tentato di sottrarmi, sale su di me con tutto il suo peso e mi stringe le guance. Fatico a respirare se mi costringe il petto in quel modo. Appena le mie labbra si separano e la bocca si spalanca, entra con il cazzo! Non riesco a tenerlo tutto dentro la cavità ma lui spinge a forza dentro di me.
Sta violentando la mia gola!
Capisce che non riesco più a respirare e molla la mia testa, finalmente. Ripreso il primo respiro, me lo ricaccia in gola dicendo: “Se lo succhi autonomamente ti lascio respirare».
Trattandosi dell'unico modo per avere un briciolo di libertà devo eseguire. Insinua con aria saccente che i miei occhi si sono illuminati alla vista del suo membro. Lo toglie dalla bocca e si protrae. Adesso la mia lingua può gustare il sapore sudato delle sue palle.
Non devo fargli capire che il suo odore mi sta facendo eccitare, ma devo andarmene il prima possibile. Decido di fingere che mi stia piacendo e, osservando il suo lato narcisistico, scelgo di adularlo. Gli chiedo di posizionare le sue mani ruvide e forti sul mio collo. Tuttavia, anziché darmi tregua, l'uomo utilizza proprio questa parte del mio corpo per spingermi ancora più in basso la testa!
Caccia dentro di me le sue palle. Sono così grandi, così grinzose. In quell'esatto momento mi rendo conto di essermi bagnata, stavo salivando dalla figa...
Non se ne deve accorgere assolutamente. Penso che forse mi sarebbe utile vederlo in faccia per poterlo riconoscere e, unendo i miei due scopi, gli chiedi di togliere il passamontagna.
«Non ci penso nemmeno. Così mi vorresti denunciare?!». Ride. «Me lo toglierò solo a una condizione, ma non te lo dico adesso.»
Dico a gran voce «Ormai riconosco il tuo cazzo. Non mi serve la faccia, volevo solo vedere il viso di chi mi sta fottendo».
Per l'ennesima volta non risponde alle mie provocazioni ma mi parla come se non avessi detto nulla, continua: “Cosa dirà il tuo compagno che stai succhiando un altro cazzo?».
«Stai zitto! Non parlare di lui!».
Mi tira uno schiaffo sulla faccia, «Ti ho già detto di non dirmi di stare zitto, o sbaglio?». Questa volta sento più dolore. Credo che mi abbia lasciato il segno delle sue dita.
Non sono consapevole del motivo, ma quel pizzicore sul viso mi fa succhiare con ancora più foga. Continua a muoversi sempre più velocemente mentre io sono ancora bloccata.

Volta il suo sguardo e dice «Stai sgocciolando dalla figa. Vuoi che ti riempia anche lì?». La mia nuca è negativa, ma dalla mia bocca escono inspiegabilmente le parole "Hai un cazzo stupendo".
Rettifico all'istante ma il mio aggressore ha sentito benissimo e, non so come, indovina che mio marito non è altrettanto imponente. Vuole che lo dica a voce alta. Mi rifiuto di mancargli così di
rispetto.
Urlo: “è una reazione normale! Non sei solo tu che mi fa questo effetto». Lui replica con una strana calma: “Allora sarà normale quello che ti farò adesso”.
Si è stufato della mia saliva, mi afferra un braccio. Sento la sua mano affondare nella mia carne. Mi posiziona a novanta e comincia a passarmi il cazzo tra le mie parti intime. Si sta strusciando sulla mia figa.
Ho paura.
Voglio che se ne vada e voglio dimenticarmi di questa notte.

«Sai cosa sto per fare ora, vero?».

Sta cominciando a entrare dentro di me. Sono tanto bagnata ma fa comunque fatica a entrare. Percepisco la sua voce divertita e afferma: “Sei bella stretta vedo, si vede che non sei abituata a cazzi grossi”. Si fa spazio con forza, come è stato per la gola.
La mia schiena si inarca in automatico, le scapole si distendono e le mie mani tentano di afferrare la coperta ormai stropicciata sul letto.
Una scarica elettrica si espande per ogni parte del mio corpo nel momento in cui raggiunge la mia fine. Ormai sono inerme. Mi sto lasciando andare e dentro di me sale il desiderio di godere per questa lunga notte e di non pronunciare nulla di tutto questo al mio coniuge.

Quell'uomo mi sussurra all'orecchio, protendendosi sulla mia schiena nuda
«Lascerò qui i tuoi gioielli, lascerò stare la tua casa, ma devi godere adesso. Questo sarà il nostro piccolo segreto”.
A quel punto mi lascio andare completamente: “Signor ladro, amo il tuo cazzo”! Oltre i dodici centimetri ero ancora vergine!»
lo prego, anzi, lo imploro di sbattermi ancora fino in fondo e, a ogni colpo, il culo si alza sempre di più e la testa si abbassa. Lui afferra il mio braccio e lo ruota. Mi fa male. Vuole farmi sua.
Divento sempre più fradicia e la mia voce sempre più affannata. Ho voglia di sborra sul mio viso ma pare che l'uomo abbia altri piani... Inizia ad alludere al fatto che potrei rimanere incinta.
A tali parole lo sento gemere con ancora più impeto. Ha inciso su di me tante di quelle manate che ormai non ci sto facendo più caso, penso solo a fare cornuto mio marito in una notte di passione con uno sconosciuto feroce e violento.
Quando stavo per avere uno degli orgasmi più intensi mai provati, il mio partner esce dal mio corpo eccitato e rievoca la condizione di cui ha accennato prima:
“Se vuoi vedermi in faccia devi darmi il culo”.
Lo dice con così fermezza che mi spaventa.” No! Non se ne parla! Nessuno è mai entrato lì”.

Lo sento mentre utilizza il liquido della mia figa per lubrificare poco sopra e utilizza il cazzo come pennello. «Avanti. Fammi sentire come sei nell'ano».
Esclamo: «Mi farai male! Accontentati ti prego.». Cerco di scappare in avanti.
Mi apre: la carne si allarga. Prima sento una mano che tasta il terreno, poi un dito bagnato che mi tocca a piano. Al che ho paura e inizio a tremare.
Percepisco qualcosa di grosso che si strofina su di me.
La punta si fa largo. Mi impone di stare ferma e conficca le sue dita nelle mie curve. «Calmati!», non si era ancora agitato così tanto come in quel esatto momento.
Esce un urlo, piccolo. Il ladro scava ancora più in profondità.
Lo prego, lo imploro di fermarsi lì, ma sembra che lui abbia trovato il punto giusto.
Sta Infilando il cazzo a forza nel mio buco. Urlo, tanto forte stavolta. «Esci!!!». Tento di allontanarmi, di scappare. Mi afferra per i fianchi e mormora «Andrà tutto bene.». Allora resta, ma fa abituare.
Una volta calmata, inizia a martellarmi come se non fosse quello che sta facendo da tempo ormai.
Grido: «Ti odio!».
Quelle due parole hanno rimbombato nella stanza, come se fossero le prime che finalmente ascolta. Come se si fosse offeso, lui replica: «In realtà so che pensi altro.».
La mia bocca viene tappata, gli mordo leggermente il palmo della mano. Mi dimeno. «Fai male, cazzo!».
Per punirmi del morso, prende il mio collo e lo schiaccia sul letto. Lo sta comprimendo così bene con la sua mano, mentre l'altra è appoggiata sul materasso e riesco a vederla: ha le vene così visibili che vorrei poterle toccare.
Sta godendo del mio buco stretto mentre io ho perso le forze.
«Dimmi che mi ami» allora sto zitta.

Il collo questa volta viene afferrato con tutto il braccio. La gola si contrae e ho dei piccoli spasmi. Sto tremando e solo a quel punto si toglie il camuffamento e mi getta passamontagna davanti al viso.
«Voglio ingravidarti. Adesso!».
«Permettimi di vedere la faccia dell'uomo che mi sta per mettere incinta almeno.».

Mi porta in bagno con ancora il cazzo nel culo e mi scopa davanti allo specchio. Mi tira i capelli per l'ennesima volta e mi obbliga ad alzare lo sguardo.
«Guarda il tuo ladro, troia!».
Ora vuole che spalanchi volontariamente le gambe, così mi ributta nel letto e mi dice di aprirle. Le allargo, lo avvinghio a me appena si avvicina e gli domando di stuprare anche la mia lingua. Lui mi bacia.
Ha mantenuto il contatto visivo sulle mie labbra finché non ha unito le sue.
Mi schiaccia e mi blocca sotto il suo peso, «Ti piace essere mia.»
Dopo quell'affermazione lo stringo con le mie mani e la mia bocca si spalanca. Sento l'orgasmo avvicinarsi, lui mi spunta in bocca e i miei occhi si contorcono su loro stessi. Qualcuno bisbiglia:
«Vieni insieme a me.»

La mia mente si offusca, sento solo la mia voce urlare e il suo cazzo pulsare dentro la mia figa.
Non godevo da così tanto tempo...
Il mattino successivo mi sveglia un bacio sulla fronte.
Con gli occhi ancora socchiusi lo vedo andarsene dalla porta, non prima però di avermi promesso che sarebbe tornato.
di
scritto il
2026-07-21
8 0
visite
0
voti
valutazione
0
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.