Da trio a duo
di
minkanku91
genere
gay
Tra me e Roby non c’era amore, romanticismo o una cotta passeggera: ci scopavamo a vicenda non perché ci piacciamo, solo perché avevamo ceduto al desiderio primordiale di trombare. Era iniziato tutto così, come un puro sfogo fisico, ma una volta aperto quel cancello non ci siamo più fermati. Se all'inizio era solo per usare il cazzo, spinti dalla voglia di penetrare, ben presto il gioco si era fatto più profondo e completo: avevamo abbattuto l'ultimo muro ed era stato ammettere che era bello pure prenderlo nel culo. Ci alternavamo senza tabù nel segreto del nostro privato.
Fuori da quella stanza, la vita scorreva normalmente. Uscivamo la sera, avevamo pochi amici e, nell'ultimo periodo, usciva spesso con noi Giò. Lui passava le serate a ridere e scherzare con noi, senza immaginare minimamente cosa facevamo io e Roby nel privato. Ma a forza di vederlo, la presenza di Giò ha acceso una nuova scintilla nella mia testa. Guardandolo, ho capito che volevo di più: così, un giorno, ho confidato a Roby che mi sarebbe piaciuto farmi scopare da Giò.
Roby non si mostrò affatto geloso, anzi: era interessato pure lui al cazzo di Giò. Decise così di fare il regista della situazione e organizzò la visione di un film che piaceva a tutti e tre a casa sua. Ma appena finiti i titoli di coda, fece partire la vera esca: un film porno gay dal titolo inequivocabile, Fuori i cazzi, in cui due ragazzi facevano un po' di tutto.
All'inizio del film Giò si mostrò un po' scandalizzato, preso alla sprovvista da quella svolta. Nessuno però si alzò dal divano. Guardammo il video della durata di circa un'ora, quasi in uno stato di ipnosi e sovrapensiero, lasciando che le immagini facessero il loro lavoro nella testa di Giò. Alla fine del film, Roby ruppe gli indugi e disse: «Ora fuori i cazzi». Io non me lo feci ripetere e lo tolsi fuori; Roby subito lo prese in mano.
La faccia di Giò in quel momento era un poema: non si capiva se accettava la situazione o no, diviso tra lo shock e l'eccitazione. Roby allora sferrò l'attacco decisivo: «Se non hai mai preso in mano un cazzo, Giò, lascia che sia io a prendere in mano il tuo». Quella frase sbloccò l'impasse, e Giò lo tolse fuori.
Il cazzo di Giò era finalmente visibile: lo teneva in mano fermo come se lo stava fieramente mostrando, ormai orgoglioso della sua virilità. Roby prese in mano pure il suo, e io non mi feci perdere l'occasione. Mi avventai sull'oggetto del mio desiderio: presi in mano il cazzo di Giò e incominciai a succhiare. La mia bocca andava su e giù sul suo membro caldo, mentre lui rimaneva immobile, paralizzato dal piacere improvviso.
Roby, rimasto senza niente in mano, non perse tempo: si posizionò dietro di me e incominciò a spingere dentro il mio culo. In un attimo la mia fantasia si era avverata: ora avevo due cazzi, uno in bocca e uno in culo. Giò è rimasto fermo per tutto il tempo, quasi ipnotizzato, godendosi il pompino mentre guardava Roby dettare il ritmo da dietro.
Il piacere ha portato Roby al limite: è venuto dentro di me e, subito dopo, si è sfilato e si è messo in posizione per farsi penetrare da Giò. Davanti al culo di Roby pronto ad accoglierlo, Giò ha perso ogni timidezza: sembrava che non aspettasse altro. È passato all'attacco e lo ha scopato con foga. Ho aspettato che Giò venisse giustamente, godendomi la scena, ma dopo una scopata del genere Giò era stremato e non ne aveva più. Poco male: intanto avevo succhiato il suo cazzo e sapevo che ci sarebbe stata una prossima volta.
Il destino, però, ha deciso di rimescolare le carte. Poco tempo dopo, Roby venne chiamato urgentemente per rientrare al suo paese: doveva iniziare un tirocinio presso un commercialista e, di punto in bianco, sparì dal nostro giro. Il problema era che io non avevo i contatti diretti con Giò; senza Roby a fare da tramite, temevo di aver perso quell'occasione per sempre.
Il colpo di scena è arrivato mesi dopo, in un contesto del tutto inaspettato: lo incontrai per caso a una presentazione di un libro. Vestiti di tutto punto, in mezzo alla folla, è bastato uno sguardo per far riaffiorare tutta l'elettricità di quella sera sul divano. Siamo usciti insieme dalla libreria senza meta, o forse la meta ce l'avevamo chiarissima in testa.
Ci siamo allontanati dalla folla e in breve tempo mi ritrovai nella sua macchina. Senza più filtri o terzi incomodi, mi sono avventato su di lui, succhiando il suo cazzo nell'abitacolo per scaldarlo a dovere. E poi, finalmente, ci siamo sistemati tra i sedili e lo presi nel culo. Sentire il suo cazzo spingere dentro di me, forte e deciso, è stata la conclusione perfetta di un cerchio rimasto aperto troppo a lungo. Il cazzo mi piaceva, e anche senza Roby, Giò era diventato mio.
"Dalla cultura di una libreria al sesso crudo sui sedili di una macchina. Giò pensava di essere un semplice amico d'uscita, ma alla fine ha capito che il posto perfetto per il suo cazzo era dentro di me."
Fuori da quella stanza, la vita scorreva normalmente. Uscivamo la sera, avevamo pochi amici e, nell'ultimo periodo, usciva spesso con noi Giò. Lui passava le serate a ridere e scherzare con noi, senza immaginare minimamente cosa facevamo io e Roby nel privato. Ma a forza di vederlo, la presenza di Giò ha acceso una nuova scintilla nella mia testa. Guardandolo, ho capito che volevo di più: così, un giorno, ho confidato a Roby che mi sarebbe piaciuto farmi scopare da Giò.
Roby non si mostrò affatto geloso, anzi: era interessato pure lui al cazzo di Giò. Decise così di fare il regista della situazione e organizzò la visione di un film che piaceva a tutti e tre a casa sua. Ma appena finiti i titoli di coda, fece partire la vera esca: un film porno gay dal titolo inequivocabile, Fuori i cazzi, in cui due ragazzi facevano un po' di tutto.
All'inizio del film Giò si mostrò un po' scandalizzato, preso alla sprovvista da quella svolta. Nessuno però si alzò dal divano. Guardammo il video della durata di circa un'ora, quasi in uno stato di ipnosi e sovrapensiero, lasciando che le immagini facessero il loro lavoro nella testa di Giò. Alla fine del film, Roby ruppe gli indugi e disse: «Ora fuori i cazzi». Io non me lo feci ripetere e lo tolsi fuori; Roby subito lo prese in mano.
La faccia di Giò in quel momento era un poema: non si capiva se accettava la situazione o no, diviso tra lo shock e l'eccitazione. Roby allora sferrò l'attacco decisivo: «Se non hai mai preso in mano un cazzo, Giò, lascia che sia io a prendere in mano il tuo». Quella frase sbloccò l'impasse, e Giò lo tolse fuori.
Il cazzo di Giò era finalmente visibile: lo teneva in mano fermo come se lo stava fieramente mostrando, ormai orgoglioso della sua virilità. Roby prese in mano pure il suo, e io non mi feci perdere l'occasione. Mi avventai sull'oggetto del mio desiderio: presi in mano il cazzo di Giò e incominciai a succhiare. La mia bocca andava su e giù sul suo membro caldo, mentre lui rimaneva immobile, paralizzato dal piacere improvviso.
Roby, rimasto senza niente in mano, non perse tempo: si posizionò dietro di me e incominciò a spingere dentro il mio culo. In un attimo la mia fantasia si era avverata: ora avevo due cazzi, uno in bocca e uno in culo. Giò è rimasto fermo per tutto il tempo, quasi ipnotizzato, godendosi il pompino mentre guardava Roby dettare il ritmo da dietro.
Il piacere ha portato Roby al limite: è venuto dentro di me e, subito dopo, si è sfilato e si è messo in posizione per farsi penetrare da Giò. Davanti al culo di Roby pronto ad accoglierlo, Giò ha perso ogni timidezza: sembrava che non aspettasse altro. È passato all'attacco e lo ha scopato con foga. Ho aspettato che Giò venisse giustamente, godendomi la scena, ma dopo una scopata del genere Giò era stremato e non ne aveva più. Poco male: intanto avevo succhiato il suo cazzo e sapevo che ci sarebbe stata una prossima volta.
Il destino, però, ha deciso di rimescolare le carte. Poco tempo dopo, Roby venne chiamato urgentemente per rientrare al suo paese: doveva iniziare un tirocinio presso un commercialista e, di punto in bianco, sparì dal nostro giro. Il problema era che io non avevo i contatti diretti con Giò; senza Roby a fare da tramite, temevo di aver perso quell'occasione per sempre.
Il colpo di scena è arrivato mesi dopo, in un contesto del tutto inaspettato: lo incontrai per caso a una presentazione di un libro. Vestiti di tutto punto, in mezzo alla folla, è bastato uno sguardo per far riaffiorare tutta l'elettricità di quella sera sul divano. Siamo usciti insieme dalla libreria senza meta, o forse la meta ce l'avevamo chiarissima in testa.
Ci siamo allontanati dalla folla e in breve tempo mi ritrovai nella sua macchina. Senza più filtri o terzi incomodi, mi sono avventato su di lui, succhiando il suo cazzo nell'abitacolo per scaldarlo a dovere. E poi, finalmente, ci siamo sistemati tra i sedili e lo presi nel culo. Sentire il suo cazzo spingere dentro di me, forte e deciso, è stata la conclusione perfetta di un cerchio rimasto aperto troppo a lungo. Il cazzo mi piaceva, e anche senza Roby, Giò era diventato mio.
"Dalla cultura di una libreria al sesso crudo sui sedili di una macchina. Giò pensava di essere un semplice amico d'uscita, ma alla fine ha capito che il posto perfetto per il suo cazzo era dentro di me."
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