Sguardo famelico

di
genere
gay

Tutto è iniziato con un ritorno che sapeva di sfida. Era il secondo giorno consecutivo che ci ritrovavamo da soli, e l'aria tra noi era già satura di quello che era successo il giorno prima. Ma stavolta non volevo solo guardare. Le mie dita si sono chiuse intorno al suo cazzo, sentendo subito quanto fosse reattivo al mio tocco. Ho iniziato a fargli una sega decisa, con un ritmo che seguiva il suo respiro che si faceva via via più corto. Sentivo il calore pulsante della sua pelle, la consistenza del suo desiderio che cresceva sotto il mio palmo.
​Mentre lo segavo, però, la mano non mi bastava più. Volevo sentire quel calore altrove. Con il cuore che martellava contro le costole, mi sono abbassato lentamente, senza smettere di muovere la mano, finché il mio respiro non ha appannato la sua carne tesa. Con un movimento fluido, ho abbandonato la presa delle dita e, per la prima volta, ho baciato la sua stecca. Un bacio morbido, umido, lungo tutta la lunghezza. In quel momento ho sentito il suo bacino dare un colpo verso l'alto e ho capito che quel confine, una volta varcato, avrebbe cambiato tutto tra noi.
La volta dopo, la stanza sembrava bruciare ancora prima che entrassi. Massimo mi ha accolto senza più maschere: era completamente nudo, in piedi al centro della stanza, con il cazzo già marmoreo e in tiro che puntava dritto verso di me. La visione di lui così esposto, così pronto, mi ha tolto ogni esitazione.
​Mi sono inginocchiato ai suoi piedi come se non esistesse altro posto al mondo. Ho iniziato a baciare la sua stecca con una fame nuova, risalendo con la lingua lungo le vene gonfie fino a raggiungere la cappella. L’ho leccata con insistenza, assaporando ogni goccia del suo eccitazione. Volevo dimostrargli cosa potevo fare: ho aperto la bocca e l’ho accolto tutto, iniziando a fare un pompino completo, profondo, andando su e giù ininterrottamente proprio come avevo studiato nei film porno. Sentivo la gola che si stringeva intorno a lui e le sue mani che si affondavano tra i miei capelli, guidando il mio ritmo con una foga quasi violenta.
Mentre lavoravo con la bocca, ho sentito le sue mani scendere lungo la mia schiena, cercando con insistenza il mio culo. In quel momento, ho deciso di eliminare l'ultima barriera: mi sono denudato, lasciando cadere i vestiti sul pavimento per restare pelle contro pelle.
​Sono tornato su di lui, ma il gioco era cambiato. Mentre continuavo a spompinare con foga, sentivo le sue dita che iniziavano a stuzzicarmi il buchino, spingendo prima piano e poi con decisione per aprirmi la strada. La sua voce è arrivata come un ringhio basso, carica di un bisogno che non riusciva più a contenere: "Non riesco a venire così... voglio provare con la penetrazione". Quelle parole mi hanno fatto vibrare fin dentro le ossa. Ho cambiato punto di appoggio, spostando le braccia dalle sue gambe al materasso, alzando il bacino e offrendogli la parte più intima di me.
Lui mi è venuto dietro, massiccio e caldo. Mi ha afferrato i fianchi con una morsa d’acciaio e ha iniziato a spingere. Sentire il suo cazzo che entrava tutto in un colpo solo è stata una sensazione bellissima, una pienezza totale che mi ha mozzato il fiato. In quel momento sono rimasto fermo, immobile in estasi. Non volevo muovermi, volevo solo sentire ogni millimetro di lui che mi riempiva, il calore immenso che si irradiava dal punto in cui eravamo uniti. In quel silenzio assoluto, interrotto solo dal rumore sordo dei suoi affondi e dai nostri respiri spezzati, un solo pensiero dominava la mia mente: "Mi sono fatto scopare da lui ed è stato bellissimo". Mi sentivo posseduto, svuotato di ogni pensiero e riempito solo della sua presenza.
Quando la tensione è esplosa e lui si è sfilato, il vuoto che ha lasciato è stato quasi doloroso. Massimo si è sdraiato sul letto, completamente esausto, con il petto che sobbalzava per la fatica e il cazzo ancora incredibilmente in tiro, lucido e pulsante. Sarei rimasto ore a leccarlo di nuovo, a sentire ancora il suo sapore, ma la stanchezza e l'intensità del momento ci hanno avvolti entrambi.
​Non ci siamo detti "a domani". Non abbiamo fatto promesse a voce. È bastato lo sguardo famelico che ci siamo scambiati prima che me ne andassi: un patto silenzioso tra due cacciatori che hanno scoperto la loro preda preferita. Sapevo che l’indomani sarebbe stato ancora più bello. Sapevo che sarei tornato a leccarlo finché non avesse tremato, per poi sentire di nuovo quel peso e quella spinta profonda che ora erano diventati la mia unica ossessione.
scritto il
2026-04-30
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