A pesca di pesci

di
genere
gay

​Il ritorno di Pinello non era stato come quello di un vecchio amico qualsiasi. C’era qualcosa di magnetico e torbido nel suo modo di raccontare gli anni passati lontano. Quella sera, sulla spiaggia, l’aria era densa di salsedine e il buio era rotto solo dalla luce fioca delle lampade da testa. Le canne da pesca erano piantate nella sabbia, sentinelle silenziose di un’attesa che non riguardava i pesci.
​Seduti davanti alla tenda canadese, Pinello iniziò a parlare di sesso con una naturalezza disarmante. "Vedi," disse, osservando l'orizzonte, "la distinzione tra uomo e donna è un limite che ci imponiamo. Anche i ragazzi hanno un loro lato femminile."
Lo guardai, sentendo già la curiosità bruciarmi sotto la pelle. "Quale?" chiesi.
Lui sorrise nell'oscurità, un lampo bianco nei denti. "Il culo. È lì che risiede la femminilità di un uomo, se ha il coraggio di esplorarla."
​L’umidità della notte ci spinse dentro la tenda, un piccolo spazio di tela che sapeva di polvere e mare. Pinello continuava a tessere la sua trama: "Ai ragazzi piace essere toccati nel lato maschile... ma quelli che sanno godere davvero si fanno toccare anche in quello femminile."
Sentivo il sangue pulsarmi nelle tempie. La provocazione era lanciata.
"E tu," chiese lui a bassa voce, a pochi centimetri dal mio viso, "preferisci essere toccato dalla parte maschile o da quella femminile?"
"Quella maschile, ovviamente," risposi, cercando di mantenere un tono fermo mentre il cuore accelerava.
​Pinello non aggiunse altro. La sua mano si mosse nel buio, sicura, trovando la mia eccitazione. Iniziò a segarmi con una lentezza calcolata, quasi crudele. Voleva che ogni secondo durasse un’eternità. Chiusi gli occhi e mi abbandonai completamente; ero suo prigioniero. In quel momento, lui era il padrone del tempo.
"Ti piace?" sussurrava ogni tanto, fissandomi mentre cercavo di respirare. Non potevo venire finché lui non decideva di accelerare. Mi tenne in bilico sul baratro per minuti interminabili, finché non mi concesse di esplodere, lasciandomi svuotato e tremante sul telo della tenda.
​Dopo il piacere, ci fu un silenzio carico di elettricità. Pensavo fosse finita, ma Pinello aveva appena iniziato.
"Ora," disse con un tono che non ammetteva repliche, "toccherò la parte femminile."
Rimasi immobile, il fiato ancora corto. Poi, come guidato da una forza invisibile, capii cosa dovevo fare. Mi girai lentamente, appoggiando la pancia sul fondo della tenda, offrendogli la schiena. Lo sentii muoversi dietro di me.
​Le sue dita iniziarono a esplorarmi. Prima una, poi due. Era un ritmo metodico, profondo. Ogni volta che entrava, sentivo un sussulto che non avevo mai provato prima.
"Ti piace?" chiese ancora. Voleva sentirlo. Voleva che la mia voce confermasse la sua teoria.
"Sì," ammisi tra i denti, mentre la mia resistenza crollava.
Proprio in quel momento, udii il rumore secco del metallo: si stava sbottonando i pantaloni. Mi voltai appena, quanto bastava per intravedere nel buio il suo cazzo turgido, pronto. Tornai subito giù, con il viso schiacciato contro le braccia.
​Senza chiedere permesso, sentii la sua punta premere contro di me. Non cercai di fermarlo; la voglia di averlo dentro era diventata più forte di qualsiasi pudore. Entrò con una spinta decisa, riempiendomi completamente. Eravamo entrambi in silenzio, ma i nostri respiri affannosi riempivano la tenda come un tuono.
​Sentire il suo cazzo muoversi dentro di me era un’estasi violenta. La mia parte "femminile" ne godeva in un modo che non avrei mai immaginato. Poi, sentii il brivido: l'esplosione calda del suo sperma dentro di me. Un calore liquido che mi risalì lungo la schiena come una scossa elettrica. Pinello rimase sopra di me, pesante e soddisfatto, mentre il mondo fuori, con le sue canne da pesca e il suo mare, sembrava non esistere più.
​Quando finalmente si sfilò, lasciando un vuoto che quasi faceva male, si sdraiò al mio fianco.
"Quando vuoi," disse guardando il soffitto di tela, "la mia parte femminile è tua."
Era l'offerta finale. Mi riposai solo qualche minuto, sentendo la forza tornare nelle membra. Non potevo lasciare quella sfida in sospeso. Mi mossi sopra di lui, deciso a fargli provare quello che lui aveva fatto provare a me. Accettai la sua offerta e lo scopai lì, nel chiarore incerto dell'alba, chiudendo il cerchio di una notte in cui avevamo scoperto che, tra noi due, non esistevano più confini. L'unico pesce che avevo pescato era il suo e lui il mio.
scritto il
2026-04-20
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