Qualcosa di serio

di
genere
gay

Tutto ebbe inizio in un corridoio semibuio, un gioco di tensioni tra i vestiti. Lo bloccai contro il muro e, nonostante la sua resistenza sui boxer, il suo cazzo uscì, turgido e pulsante. Iniziai a segarlo con foga, mentre lo sfregamento dei nostri corpi creava un’elettricità insopportabile. Fummo interrotti dai passi di un addetto alle pulizie, lasciandoci con il desiderio strozzato a metà.
​Circa dieci giorni dopo, un acquazzone ci portò a casa mia. Mentre i vestiti erano in lavasciuga, lo trovai nudo sul mio letto. Iniziai a leccargli la cappella; il sapore era salato, intenso. Ma quando cercai di toccargli il sedere, lui urlò: "No lì no, per favore no!". Mi fermai e continuai a succhiargli il cazzo finché non venne, scostandosi all'ultimo perché non voleva venirmi in bocca. In quel silenzio capii che il ruolo di attivo mi sarebbe stato negato.
​Dopo una pausa dovuta a una gita scolastica, un altro pomeriggio di pioggia lo riportò da me. Thomas era di nuovo nudo, pronto a farsi servire, ma stavolta avevo deciso di mettere le cose in chiaro. Quando mi ordinò di mettermi in posizione perché voleva prendermi, lo guardai fisso negli occhi e lanciai il mio ultimatum:
"Quando mi dai il tuo, io ti do il mio."
​Lui ebbe un sussulto di incertezza. Temendo di perdere il piacere che gli davo, rispose quasi implorando: "Spero che continuerai a farmi pompini allora... o non vuoi farmi nemmeno quelli?". Senza dire una parola, mi chinai e presi a succhiarglielo con una dedizione assoluta, portandolo di nuovo all'orgasmo. Volevo dimostrargli cosa rischiava di perdere se continuava a dire di no.
​LA SVOLTA AL PUB E LA VITTORIA FINALE
​Qualche giorno dopo, davanti a una birra al pub, Thomas mi chiese se avessi cambiato idea. A quel punto la voglia aveva superato ogni strategia. Gli risposi chiaramente:
​"Ti faccio i pompini non ti piacciono?"
​Seguirono dei pomeriggi in cui facevsmo solo sesso orale, ormai avevo imparato bene a farli e lo facevo impazzire, una sera dopo l'ennesimo pompino provai a baciarlo ma si scostò.
Un sabato siamo usciti insieme.
​Eravamo al terzo giro di birre. Il locale per soli gay era pieno, l'atmosfera carica di sguardi e musica. Thomas sollevò il boccale per un brindisi, quasi a voler celebrare quella strana amicizia fatta di pioggia e segreti. Ma quando posò il boccale sul tavolo, i suoi occhi erano diversi, più lucidi e provocatori.
​"In questo locale siamo gli unici che non facciamo sesso anale", mi disse, guardandosi intorno con una punta di frustrazione.
​Fu in quel momento che decisi di giocare l'ultima carta, quella del "dentro o fuori". Non potevo più aspettare e volevo vedere fino a che punto era disposto a spingersi per quel desiderio che ormai gli leggevo in faccia.
​"Ti sfido", risposi fissandolo. "Se mi dai un bacio qui, davanti a tutti, quando andiamo via lo facciamo. In macchina o a casa mia, come vuoi tu."
​Thomas rimase immobile per un istante, col boccale ancora tra le mani. Il rumore del locale sembrò sparire. Poi, senza dire una parola, si sporse verso di me. Mi prese il viso e mi baciò. Non fu un bacio timido: fu il segno che il muro era crollato. Davanti a tutti, aveva dichiarato da che parte voleva stare.
​Siamo usciti da lì che tremavamo. Non c'è stata nemmeno la discussione sulla macchina; siamo corsi a casa mia perché l'urgenza era troppa.
​Arrivati in camera, non ci fu bisogno di parlare. Glielo succhiai un pò perché ormai era la prassi, assaporando quel sapore salato che ormai era il preludio del mio piacere. Poi mi girai, mettendomi in posizione. Thomas entrò con una forza brutale, come se dovesse recuperare tutti i pomeriggi passati a dire di no. Mi artigliava i fianchi, spingendo finché non si è svuotato dentro di me con un ruggito.
​Ho vinto io. Volevo il suo cazzo e, dopo averlo sfidato davanti a tutti, me lo sono preso.
Mentre lui giaceva esausto dopo essersi svuotato dentro di me, io iniziai a farmi una sega davanti ai suoi occhi. Thomas rimase a guardare, immobile e appagato, mentre io rivendicavo il mio finale. Sapevo che non mi avrebbe aiutato, ma vederlo lì, "conquistato" dal mio piacere dopo che mi aveva preso, era il sigillo di cui avevo bisogno. Ci rivestimmo consapevoli che quel gioco era ormai diventato un non gioco ma qualcosa di serio.
scritto il
2026-04-15
8 0 7
visite
1 3
voti
valutazione
6.1
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.