La vita di Patty Capitolo 19
di
Davide Sebastiani
genere
dominazione
Arrivai sul pianerottolo della mia abitazione e sospirai profondamente. Ero
ovviamente molto nervosa e ancora molto incerta sul da fare. Di sicuro sapevo
che, fino a quel momento, avevamo giocato al gioco di Marco, ma che era arrivato
il momento di giocare al mio. Ancora non avevo le idee chiare su quale
potesse essere esattamente il mio gioco, non avevo idea di come comportarmi in futuro, ma sapevo come avrei iniziato. Aprii la mia borsa, presi le chiavi di casa e aprii il mio appartamento. Marco era ancora sulla sedia nell'ingresso, con gli occhi chiusi e il viso gonfio. Si era lavato, ma i segni che gli avevo lasciato erano evidentissimi. Sia il naso che la bocca erano diventati di proporzioni enormi, quasi deformati. Chiusi la mia mano in un pugno e me l'osservai sorridendo. Ero stata io a procurargli quei danni e, invece di esserne dispiaciuta, provai un sadico brivido di piacere. Pensai anche che se avessi voluto, e se non mi fossi fermata, i danni avrebbero potuto essere molto più accentuati. Marco intanto, appena sentì la porta richiudersi, sussultò, si destò completamente e si alzò.
"Oh, Dio, ti ringrazio. Dimmi che sei tornata per rimanere. Ti prego, amore,
quello che hai di fronte adesso è un uomo nuovo. Lo so, ho sbagliato, e se
potessi tornare indietro io ti parlerei, ti direi tutto. Ho avuto una terribile paura di perderti se ti avessi confidato quelle che erano le mie fissazioni. Io ora voglio essere semplicemente quello che tu vuoi che io sia. Se in questi due anni hai provato qualcosa, hai goduto della situazione che si è instaurata tra di noi, tornerò a essere docile, a fare quello che vorrai e a servirti come una dea. Se invece vuoi che torni ad essere il Marco che hai conosciuto, quello autoritario ma nello stesso tempo dolce, ebbene sarò quello. L'importante che a fianco a me ci sia tu."
Lo osservai da capo a piedi, poi senza parlare presi una sedia dalla camera da
pranzo, la portai all'ingresso e la misi di fronte a lui. Mi sedetti e
accavallai le gambe in maniera studiata. Osservai che me le guardava e mi tirai ancora più su il vestitino facendo finta di sistemarlo meglio. Poi lo riguardai in faccia.
"Siediti, Marco, di fronte a me."
Mio marito obbedì in silenzio, preoccupato perché dalla mia faccia non traspariva nulla. Ero serissima, e assaporavo la visione della sua preoccupazione sul risultato che sarebbe uscito fuori dal mio discorso.
"Ci sono alcune cose che ancora non sono riuscita a capire, e vorrei che tu mi
dessi una spiegazione in merito." Feci una lunga pausa e poi ricominciai. "Ad
esempio non ho capito la manfrina di stasera. Se eri riuscito ad avere quello
che volevi, per quale motivo hai voluto esagerare?"
"Perché avevo intenzione di forzarti la mano. Volevo che tu fossi ancora più dura nei miei confronti. Negli ultimi tempi ti eri molto addolcita, e temevo che, prima o poi, ti saresti stancata di essere autoritaria con me. Anzi, temevo che un po’ ti fossi già stancata. Speravo che, in questa maniera, ti saresti resa conto di essere veramente invincibile, e che poi ti saresti comportata di conseguenza, punendomi per il mio comportamento. Col senno di poi mi rendo conto che ho fatto una cazzata. Potessi tornare indietro non agirei in quel modo."
"Non hai pensato che correvi il rischio opposto? Al di la di quello che ho
poi scoperto, il modo che hai avuto stasera è stato inqualificabile. Darmi
della puttana avrebbe anche potuto farmi venire la voglia di andarmene da
casa. Senza lotta e senza punizioni."
"Lo so, ma era un rischio che dovevo correre. Mi mancava pochissimo e poi
saresti diventata una perfetta moglie dominante, il sogno di tutta la mia vita. Ho sempre desiderato avere una donna accanto a me che mi faccia fare tutto quello che vuole, non per finta o per gioco, ma perché mi è veramente superiore fisicamente, e quindi me lo può imporre veramente. Non so se tu puoi riuscire a comprendere esattamente. In questi due anni ti ho visto crescere, diventare man mano sempre più brava e più forte. Non mi sembrava vero. Tu, mia moglie, che cominciavi a darmi degli ordini, che cominciavi a battermi sempre più facilmente. Mi sembrava di vivere un sogno. E' vero che, soprattutto all'inizio, ti ho dato una mano, ti ho aiutato a vincere, e che non ho mai combattuto al limite delle mie possibilità, ma era necessario per infonderti sicurezza, per aiutarti a credere che tu potessi fare qualunque cosa con me, che ti potessi permettere tutto."
"E se non avessi accettato una cosa del genere? Io sono una femmina e mi sono
sempre piaciuti gli uomini che si fanno rispettare. Avrei potuto trovare insulso un marito che invece se la fa sotto di fronte a una moglie, non credi?"
"In quel caso avrei subito cambiato rotta, e sarei tornato a essere quello di
prima. La mia priorità era quella di stare insieme a te. Ma poi ho visto che anche a te piaceva. Patty, non negarlo, tu adoravi questa situazione che si era
instaurata tra di noi, non sono uno stupido, me ne sono accorto da subito. Anche sessualmente, il tuo comportamento era cambiato. Eri più sicura, prendevi le redini in mano, addirittura mi dicevi se e quando me ne potevo venire. Quando facevamo la lotta, ti eccitavi, non puoi negarlo.”
Negarlo non avrebbe avuto senso, vista l’evidenza, ma preferii non dargli troppe spiegazioni. Non ero io a dovermi giustificare, ma doveva essere lui. “Prosegui, voglio sapere tutto.”
“C’è poco da aggiungere. Se tu non ti fossi accorta della mia eccitazione, probabilmente adesso non staremmo qui a parlare ma a fare altro. E tu sai a cosa mi riferisco."
Lo sapevo benissimo a cosa si riferiva. Saremmo avvinghiati per terra a lottare, e dopo avrei voluto fare sesso. Su quello aveva perfettamente ragione, mi era sempre piaciuta quella situazione. Ma questo non cambiava i sentimenti che provavo per lui in questo momento, che erano di rancore e di voglia di vendetta. Ero ancora dell'opinione che, se me ne avesse parlato, avremmo trovato insieme il modo di affrontare la cosa. Lui non si era fidato di me, del mio amore, e aveva aggirato l'ostacolo. Ma non feci trapelare alcun sentimento e continuavo a essere serissima e a tenerlo sulle corde.
"E per quanto riguarda tutti i complimenti che mi facevi? Gli abiti
provocanti che m'invogliavi a indossare? Che scopo avevano nel tuo piano?"
"I complimenti erano veri, anzi verissimi. Quando ti ho conosciuta eri uno
schianto. C'era la fila di ragazzi che si volevano mettere insieme a te, e io
non pensavo minimamente di poterti interessare. Mi sembravi di un altro pianeta rispetto a me. Sono diventato il ragazzo più felice della terra quando mi hai scelto. Poi, dopo esserci sposati, non so cosa ti è preso. Sei diventata un'altra donna, nel fisico e nel carattere. Mi piaceva tanto quel tuo caratterino che voleva avere sempre ragione, la tua forza di volontà, la
bravura nello sport, ero così orgoglioso di te. E poi mi ritrovo una donna che
pensa solo a fare la madre e la mogliettina perfetta, anzi, la mogliettona,
considerando ciò che eri diventata, dimenticandosi di essere una femmina,
senza più tenere alla sua linea, alla sua femminilità. Non ti riconoscevo
più. Quando ti sei messa a dieta e hai cominciato a fare sport, non mi
sembrava vero. Dopo pochi mesi eri diventata di nuovo la Patty che conoscevo.
Anzi, più bella, più affascinante. Con i miei complimenti assillanti volevo
solo che tu diventassi ancora più sicura di te stessa. Se proprio non fossi
riuscita a diventare una moglie dominante con la fisicità e con la forza, saresti potuta diventarlo solo sotto il profilo caratteriale. Approfittandoti dell'amore totale che io nutrivo per te potevi diventare comunque l'elemento dominante della nostra coppia. Sarebbe stato meglio di niente."
"Quindi, anche in questo caso mi hai manipolata. Ma cosa c'entrano i vestiti
provocanti?"
"Oh, quelli un po' fanno parte delle mie fissazioni, e un po' si rifanno alla
domanda precedente. Vestire nel modo in cui vesti adesso ti fa sentire più
sicura, e infatti il tuo approccio con me è cambiato anche sotto questo punto
di vista."
"Insomma, non te ne fregava niente che andassi in giro vestita in modo
appariscente e che gli altri uomini mi guardassero e mi desiderassero."
"Ti ricordi quando ti feci l'esempio della Ferrari? Lo pensavo veramente.
Così come pensavo e come penso tuttora, che te lo potessi permettere. Sei veramente bellissima. Lo penso e ne sono sicuro. Ho forse esagerato con l’enfasi, ma sono sempre stato sincero quando decantavo la tua bellezza."
"Immagino che invece erano falsi tutti quegli errori che commettevi. Le
dimenticanze, anche le piccole disobbedienze. Tutte cose che commettevi per
darmi lo spunto per lottare contro di te. Magari avresti voluto anche essere
punito per quello che commettevi, non è vero?
"Si, è così," ammise Marco, abbassando lo sguardo. "volevo essere punito. Lo so che non è concepibile una cosa del genere, ma ce l'ho dentro di me da sempre. Sono malato? Non lo so. So solo che questa è la vita che avrei voluto sempre vivere. Obbedire alla mia bellissima moglie ed essere battuto sul piano della forza fisica, è qualcosa che avevo solo sognato e che pensavo non si sarebbe mai potuta realizzare. Qualunque sia la tua scelta stasera, io ti ringrazierò per tutta la vita per avermi fatto provare queste sensazioni."
"Erano false anche le tue sconfitte quando correvamo? Hai finto anche su
quello? Anche quello serviva per infondermi sicurezza?"
"Si, la mia idea era proprio quella. Le prime volte ti ho fatto vincere, ma
poi non ce la facevo veramente a starti dietro. I tuoi miglioramenti sul piano
fisico sono stati incredibili, e quindi non c'era più bisogno di fingere."
"Che scema che sono stata. Dentro di me sapevo che non era possibile tutto
questo, ma mi dicevo che, in fondo, tu non ci guadagnavi nulla, e che pertanto
ero diventata veramente una sorta di Wonder Woman. E ora cosa ti aspetti da
me? Che ti perdoni? Che faccia finta che non mi hai presa in giro per due
lunghi anni?"
"Lo spero con tutto il cuore. Non era mia intenzione prenderti in giro, io
volevo solo vivere un sogno. La verità è che io non posso vivere senza di
te. Che tu sia mia moglie o la mia padrona, fai tu, decidi tu, ma ti prego,
dammi il modo di farmi perdonare."
Lo guardai. Sembrava un cane bastonato. Era anche evidente dai suoi occhi che
durante la mia assenza aveva pianto, ma continuava a non farmi pena per niente, malgrado adesso avessi quasi la certezza che fosse sincero. Ma era troppo tardi.
"Bene, Marco, abbiamo chiarito tutto o c'è qualche altra cosa che dovrei sapere?"
"Ti ho detto tutto. Ora conosci la mia anima, i miei desideri, tutto. Mentre
invece non riesco a capire quello che provi tu di tutta questa faccenda,
percepisco qualcosa ma non ne ho la certezza."
"Pian piano scoprirai quello che provo esattamente." Il viso di Marco si
illuminò completamente. La mia ultima frase gli aveva fatto capire molte cose
riguardo la mia decisione di restare o meno.
"Amore mio, questo significa che mi accetti per quello che sono, che resterai
accanto a me?"
Sorrisi in modo enigmatico. Era da quando avevamo iniziato il dialogo che stavo riflettendo su come avrei dovuto comportarmi, e in quel momento avevo trovato la soluzione ideale.
"Questo dipenderà da tanti fattori," risposi infine. Poi cambiai tono improvvisamente. "Intanto adesso vai a prepararmi un caffè."
"Come scusa?" fece mio marito, sorpreso per quel cambiamento improvviso.
"Sei sordo per caso? Ti ho ordinato di farmi un caffè, e non mi piace
ripetere le cose due volte."
Marco si alzò di scatto dalla sedia sospirando profondamente, mentre sul suo viso si dipinse un'espressione di felicità e di gioia immensa, un'espressione quasi di estasi che non gli avevo mai notato in tutti questi anni che lo conoscevo.
"Perdonami, amore, vado subito a prepararti quello che desideri", mi rispose,
usando di nuovo quel tono sottomesso e appena accennato che aveva usato
spesso durante quei due anni. Ma la cosa che mi colpì quando si alzò fu notargli un'erezione considerevole che il pantalone della tuta non riusciva a nascondere. Dunque, bastava dargli un ordine per farlo eccitare. E a me bastava darglielo per sentire un fremito di piacere per tutto il corpo. Era assurdo, ma noi due ci completavamo alla perfezione. Ambedue provavamo un piacere sessuale nel fare la stessa cosa, in maniera diametralmente opposta, ovviamente. Mi spostai intanto anch'io in cucina per vederlo mentre obbediva al mio ordine. Eravamo tutti e due in silenzio mentre Marco metteva la moka sul fuoco. La mia mente era in ebollizione. Dovevo continuare su quella linea? Cosa avrei dovuto fare esattamente? Avevo una mezza idea, ma non sapevo se era attuabile o meno.
Anche mio marito stava probabilmente provando la stessa sensazione. Con
quell'ordine gli avevo fatto capire che ero disposta a proseguire sulla strada
da lui tracciata in precedenza, ma ora toccava a me prendere in mano le redini
della situazione. Il caffè intanto, era finalmente pronto, e Marco preparò
una tazzina per me e una per lui. Lo bevvi e lui fece altrettanto, rimanendo
sempre in piedi, mentre io ero seduta a guardarlo.
"Dentro la mia borsa ci sono le sigarette. Vai a prendermele", gli ordinai seccamente.
"Subito, amore", rispose pronto mio marito, scattando al mio comando. Si, era
eccitante, e io sembravo essere nata per fare questo, per dare ordini. Dopo
pochi secondi Marco tornò in cucina con le mie sigarette e con l'accendino e
le posò sul tavolo.
"Accendimela, idiota", lo apostrofai.
"Oh, mio Dio, scusami, Patty. Sono veramente un idiota", mi rispose. Era felice,
non gli sembrava vero. Stava vivendo quello che aveva sempre desiderato:
obbedirmi in tutto e per tutto. Lo osservai all’altezza del suo cazzo. la sua erezione, sempre più visibile, non accennava minimamente a scendere, provocando dentro di me sconquassi ormonali. Mi accese la sigaretta e dopo aver aspirato le prime boccate, mi venne in mente una frase di mia madre quando scoprì che fumavo di nascosto. Potevo avere una quindicina di anni. "Vedi, Patty, quello che stai facendo è una delle cose più stupide che potrai mai fare. Ci rimetterai in soldi e in salute, ma so anche che vietartelo sarebbe inutile, perché comunque continueresti a farlo di nascosto. Ma se proprio hai deciso di fare questa scemenza, ricordati che ci sono due modi per farlo. Il primo è fumare come farebbe una casalinga sciatta, che è una delle cose più volgari e disgustose da vedere, mentre il secondo è farlo come farebbe Rita Hayworth. Non sai chi è? Guardati il film Gilda. Non cambierebbe il mio giudizio sulla stupidità del fumo, ma almeno ne acquisteresti in sensualità, che a una donna non guasta mai." Lo guardai quel film, e osservai la Hayworth. Aveva ragione mia madre. Quella donna era di una sensualità estrema, e quando purtroppo ripresi a fumare durante la mia dieta a causa del nervoso, mi venne in mente quella frase di tanti anni prima. Anche il gesto di fumare poteva diventare eccitante e provocante. Ed era quello che feci in quel momento, attingendo a tutta la femminilità che possedevo, accavallando le gambe e tirandomi ancor più su il vestito. Capii subito di aver colpito nel segno. Marco deglutiva nervosamente, mentre le sue mani si agitavano e s'intrecciavano tra loro, e il suo pene sembrava quasi dover bucare i pantaloni. Stavo seducendo mio marito con le mie movenze e con un semplice abitino corto. Era straordinario. Intanto, aspettavo qualcosa che mi desse lo spunto per agire, ma Marco continuava a rimanere in silenzio, aspettando qualche mia decisione. Continuai a osservarlo mentre proseguivo a fumare. Si era eccitato a un mio comando, ma era anche molto attratto da me, e io continuavo a stuzzicarlo. A forza di tirar su il vestito erano diventate ben visibili le mie microscopiche mutandine che temevo potessero cominciare a bagnarsi da un momento all'altro, considerando la crescita del mio desiderio. Ma sapevo che c'era un modo per far crescere ancora di più la mia voglia. Avevo atteso diversi minuti, la sigaretta stava ormai per terminare, e decisi di muovermi senza attendere oltre. In fondo ero io a detenere il comando, e non avevo più bisogno di nessuna scusa. Gettai la sigaretta per terra,
schiacciandola con la mia scarpa, sotto lo sguardo esterrefatto di mio marito
che ben conosceva la mia pulizia e la mia precisione quasi maniacale, ma che
comunque non si azzardò a farmi notare la cosa. Poi mi alzai e andai di
fronte a lui. Con le mie scarpe lo sovrastavo di oltre una ventina di centimetri, e questo mi dava un'ulteriore sensazione di superiorità nei suoi confronti.
Fui rapida e letale. Presi il suo polso destro con la mia mano sinistra e glielo torsi, mentre posizionai il mio braccio destro sotto la sua gola, immobilizzandolo
"Oh, Dio, il braccio. Patty, mi stai spezzando il braccio. Non riesco neanche a
respirare", urlò mio marito.
"Che c'è? Non ti piace? Non ti eccita una cosa del genere? Non è quello che
hai sempre voluto?"
"Si, No. Non riesco a pensare. Non così. Così fai male. Patty, il braccio. Mi sento svenire dal dolore. Per favore."
"In fondo, come vedi non ho tutto questo bisogno del tuo aiuto per farti fare quello che io voglio," replicai con una calma olimpica. "posso farne anche a meno. Non ti pare?"
"Si, certo. Te l'avevo detto che eri forte davvero. Ma ora lasciami, per favore. Non respiro più."
Gli tolsi il braccio dalla gola, ma amplificai ancor di più la torsione. Era semplicissimo, e lui non poteva fare niente per difendersi. E stavolta non fingeva, ne ero sicura. Il dolore che gli stavo procurando doveva essere enorme. Ma volevo infierire, ne sentivo quasi un bisogno fisico. Alzai la mano libera e lo colpii con due tremendi schiaffi che gli riaprirono la ferita sul labbro che cominciò di nuovo a sanguinare.
Intanto, grazie alla torsione che gli stavo effettuando, lui stava scivolando
sempre più ai miei piedi, fino a essere costretto a inginocchiarsi.
"Ora proseguiamo a fare quattro chiacchiere in questa posizione. Lo sai che
ti si addice perfettamente?" ironizzai. "Per prima cosa non provare più a
prendermi per il culo. Faremo ancora le nostre lotte, stai tranquillo, ma
voglio che tu le faccia sul serio. Devi impegnarti al massimo, anche a costo
di potermi battere. Se ci riesci, naturalmente, anche se questa ipotesi la vedo
alquanto improbabile. La seconda cosa che voglio è che tu prosegua a fare quello che hai fatto negli ultimi tempi. Dovrai essere il mio domestico tuttofare. Avevi ragione sai? Mi piace questa situazione. Eviteremo di farlo davanti agli altri e, soprattutto, davanti alle bambine. Non voglio che la gente possa pensare che mio marito sia una femminuccia che se la fa sotto davanti a sua moglie, e che le bambine possano vedere il loro papà picchiato dalla mamma. Siamo d'accordo vero?"
"Si, d'accordo. Tutto quello che vuoi, ma lasciami il braccio. Non ce la
faccio più a resistere."
"Io te le spezzerei il braccio, e se ripenso a quello che mi hai fatto va a
finire che lo faccio davvero. E poi non lamentarti. Non è solo quello che
voglio io, è anche quello che vuoi tu."
Stavolta non rispose. La faccia di mio marito, già devastata dai miei pugni e dai miei schiaffi, adesso sembrava stravolta. Ma questo, anziché farmi desistere, mi eccitava ancora maggiormente. Sentivo il bisogno di essere toccata, mi sentivo ormai bagnata dall'eccitazione. Mi avvicinai in modo da mettere la mia figa all'altezza della sua bocca.
"Tirami giù le mutandine e leccala", gli ordinai, in preda a un'esaltazione
sessuale senza precedenti. Allentai un pochino la torsione per permettergli di
fare quello che desideravo, e finalmente sentii la sua lingua sul mio
clitoride, il tutto mentre ero ancora vestita e con le scarpe ai piedi. Sapevo
che quello che stavo facendo non era normale, quello non era sesso tra moglie
e marito, e non era più nemmeno un gioco, ormai. Forse neanche Marco se ne
rendeva conto perfettamente, ma aveva creato un'altra donna davvero. Era
riuscito a tirare fuori il mio lato oscuro, anzi, il mio lato nero di seppia. Proprio come stava diventando la mia anima: nera.
Continua...
ovviamente molto nervosa e ancora molto incerta sul da fare. Di sicuro sapevo
che, fino a quel momento, avevamo giocato al gioco di Marco, ma che era arrivato
il momento di giocare al mio. Ancora non avevo le idee chiare su quale
potesse essere esattamente il mio gioco, non avevo idea di come comportarmi in futuro, ma sapevo come avrei iniziato. Aprii la mia borsa, presi le chiavi di casa e aprii il mio appartamento. Marco era ancora sulla sedia nell'ingresso, con gli occhi chiusi e il viso gonfio. Si era lavato, ma i segni che gli avevo lasciato erano evidentissimi. Sia il naso che la bocca erano diventati di proporzioni enormi, quasi deformati. Chiusi la mia mano in un pugno e me l'osservai sorridendo. Ero stata io a procurargli quei danni e, invece di esserne dispiaciuta, provai un sadico brivido di piacere. Pensai anche che se avessi voluto, e se non mi fossi fermata, i danni avrebbero potuto essere molto più accentuati. Marco intanto, appena sentì la porta richiudersi, sussultò, si destò completamente e si alzò.
"Oh, Dio, ti ringrazio. Dimmi che sei tornata per rimanere. Ti prego, amore,
quello che hai di fronte adesso è un uomo nuovo. Lo so, ho sbagliato, e se
potessi tornare indietro io ti parlerei, ti direi tutto. Ho avuto una terribile paura di perderti se ti avessi confidato quelle che erano le mie fissazioni. Io ora voglio essere semplicemente quello che tu vuoi che io sia. Se in questi due anni hai provato qualcosa, hai goduto della situazione che si è instaurata tra di noi, tornerò a essere docile, a fare quello che vorrai e a servirti come una dea. Se invece vuoi che torni ad essere il Marco che hai conosciuto, quello autoritario ma nello stesso tempo dolce, ebbene sarò quello. L'importante che a fianco a me ci sia tu."
Lo osservai da capo a piedi, poi senza parlare presi una sedia dalla camera da
pranzo, la portai all'ingresso e la misi di fronte a lui. Mi sedetti e
accavallai le gambe in maniera studiata. Osservai che me le guardava e mi tirai ancora più su il vestitino facendo finta di sistemarlo meglio. Poi lo riguardai in faccia.
"Siediti, Marco, di fronte a me."
Mio marito obbedì in silenzio, preoccupato perché dalla mia faccia non traspariva nulla. Ero serissima, e assaporavo la visione della sua preoccupazione sul risultato che sarebbe uscito fuori dal mio discorso.
"Ci sono alcune cose che ancora non sono riuscita a capire, e vorrei che tu mi
dessi una spiegazione in merito." Feci una lunga pausa e poi ricominciai. "Ad
esempio non ho capito la manfrina di stasera. Se eri riuscito ad avere quello
che volevi, per quale motivo hai voluto esagerare?"
"Perché avevo intenzione di forzarti la mano. Volevo che tu fossi ancora più dura nei miei confronti. Negli ultimi tempi ti eri molto addolcita, e temevo che, prima o poi, ti saresti stancata di essere autoritaria con me. Anzi, temevo che un po’ ti fossi già stancata. Speravo che, in questa maniera, ti saresti resa conto di essere veramente invincibile, e che poi ti saresti comportata di conseguenza, punendomi per il mio comportamento. Col senno di poi mi rendo conto che ho fatto una cazzata. Potessi tornare indietro non agirei in quel modo."
"Non hai pensato che correvi il rischio opposto? Al di la di quello che ho
poi scoperto, il modo che hai avuto stasera è stato inqualificabile. Darmi
della puttana avrebbe anche potuto farmi venire la voglia di andarmene da
casa. Senza lotta e senza punizioni."
"Lo so, ma era un rischio che dovevo correre. Mi mancava pochissimo e poi
saresti diventata una perfetta moglie dominante, il sogno di tutta la mia vita. Ho sempre desiderato avere una donna accanto a me che mi faccia fare tutto quello che vuole, non per finta o per gioco, ma perché mi è veramente superiore fisicamente, e quindi me lo può imporre veramente. Non so se tu puoi riuscire a comprendere esattamente. In questi due anni ti ho visto crescere, diventare man mano sempre più brava e più forte. Non mi sembrava vero. Tu, mia moglie, che cominciavi a darmi degli ordini, che cominciavi a battermi sempre più facilmente. Mi sembrava di vivere un sogno. E' vero che, soprattutto all'inizio, ti ho dato una mano, ti ho aiutato a vincere, e che non ho mai combattuto al limite delle mie possibilità, ma era necessario per infonderti sicurezza, per aiutarti a credere che tu potessi fare qualunque cosa con me, che ti potessi permettere tutto."
"E se non avessi accettato una cosa del genere? Io sono una femmina e mi sono
sempre piaciuti gli uomini che si fanno rispettare. Avrei potuto trovare insulso un marito che invece se la fa sotto di fronte a una moglie, non credi?"
"In quel caso avrei subito cambiato rotta, e sarei tornato a essere quello di
prima. La mia priorità era quella di stare insieme a te. Ma poi ho visto che anche a te piaceva. Patty, non negarlo, tu adoravi questa situazione che si era
instaurata tra di noi, non sono uno stupido, me ne sono accorto da subito. Anche sessualmente, il tuo comportamento era cambiato. Eri più sicura, prendevi le redini in mano, addirittura mi dicevi se e quando me ne potevo venire. Quando facevamo la lotta, ti eccitavi, non puoi negarlo.”
Negarlo non avrebbe avuto senso, vista l’evidenza, ma preferii non dargli troppe spiegazioni. Non ero io a dovermi giustificare, ma doveva essere lui. “Prosegui, voglio sapere tutto.”
“C’è poco da aggiungere. Se tu non ti fossi accorta della mia eccitazione, probabilmente adesso non staremmo qui a parlare ma a fare altro. E tu sai a cosa mi riferisco."
Lo sapevo benissimo a cosa si riferiva. Saremmo avvinghiati per terra a lottare, e dopo avrei voluto fare sesso. Su quello aveva perfettamente ragione, mi era sempre piaciuta quella situazione. Ma questo non cambiava i sentimenti che provavo per lui in questo momento, che erano di rancore e di voglia di vendetta. Ero ancora dell'opinione che, se me ne avesse parlato, avremmo trovato insieme il modo di affrontare la cosa. Lui non si era fidato di me, del mio amore, e aveva aggirato l'ostacolo. Ma non feci trapelare alcun sentimento e continuavo a essere serissima e a tenerlo sulle corde.
"E per quanto riguarda tutti i complimenti che mi facevi? Gli abiti
provocanti che m'invogliavi a indossare? Che scopo avevano nel tuo piano?"
"I complimenti erano veri, anzi verissimi. Quando ti ho conosciuta eri uno
schianto. C'era la fila di ragazzi che si volevano mettere insieme a te, e io
non pensavo minimamente di poterti interessare. Mi sembravi di un altro pianeta rispetto a me. Sono diventato il ragazzo più felice della terra quando mi hai scelto. Poi, dopo esserci sposati, non so cosa ti è preso. Sei diventata un'altra donna, nel fisico e nel carattere. Mi piaceva tanto quel tuo caratterino che voleva avere sempre ragione, la tua forza di volontà, la
bravura nello sport, ero così orgoglioso di te. E poi mi ritrovo una donna che
pensa solo a fare la madre e la mogliettina perfetta, anzi, la mogliettona,
considerando ciò che eri diventata, dimenticandosi di essere una femmina,
senza più tenere alla sua linea, alla sua femminilità. Non ti riconoscevo
più. Quando ti sei messa a dieta e hai cominciato a fare sport, non mi
sembrava vero. Dopo pochi mesi eri diventata di nuovo la Patty che conoscevo.
Anzi, più bella, più affascinante. Con i miei complimenti assillanti volevo
solo che tu diventassi ancora più sicura di te stessa. Se proprio non fossi
riuscita a diventare una moglie dominante con la fisicità e con la forza, saresti potuta diventarlo solo sotto il profilo caratteriale. Approfittandoti dell'amore totale che io nutrivo per te potevi diventare comunque l'elemento dominante della nostra coppia. Sarebbe stato meglio di niente."
"Quindi, anche in questo caso mi hai manipolata. Ma cosa c'entrano i vestiti
provocanti?"
"Oh, quelli un po' fanno parte delle mie fissazioni, e un po' si rifanno alla
domanda precedente. Vestire nel modo in cui vesti adesso ti fa sentire più
sicura, e infatti il tuo approccio con me è cambiato anche sotto questo punto
di vista."
"Insomma, non te ne fregava niente che andassi in giro vestita in modo
appariscente e che gli altri uomini mi guardassero e mi desiderassero."
"Ti ricordi quando ti feci l'esempio della Ferrari? Lo pensavo veramente.
Così come pensavo e come penso tuttora, che te lo potessi permettere. Sei veramente bellissima. Lo penso e ne sono sicuro. Ho forse esagerato con l’enfasi, ma sono sempre stato sincero quando decantavo la tua bellezza."
"Immagino che invece erano falsi tutti quegli errori che commettevi. Le
dimenticanze, anche le piccole disobbedienze. Tutte cose che commettevi per
darmi lo spunto per lottare contro di te. Magari avresti voluto anche essere
punito per quello che commettevi, non è vero?
"Si, è così," ammise Marco, abbassando lo sguardo. "volevo essere punito. Lo so che non è concepibile una cosa del genere, ma ce l'ho dentro di me da sempre. Sono malato? Non lo so. So solo che questa è la vita che avrei voluto sempre vivere. Obbedire alla mia bellissima moglie ed essere battuto sul piano della forza fisica, è qualcosa che avevo solo sognato e che pensavo non si sarebbe mai potuta realizzare. Qualunque sia la tua scelta stasera, io ti ringrazierò per tutta la vita per avermi fatto provare queste sensazioni."
"Erano false anche le tue sconfitte quando correvamo? Hai finto anche su
quello? Anche quello serviva per infondermi sicurezza?"
"Si, la mia idea era proprio quella. Le prime volte ti ho fatto vincere, ma
poi non ce la facevo veramente a starti dietro. I tuoi miglioramenti sul piano
fisico sono stati incredibili, e quindi non c'era più bisogno di fingere."
"Che scema che sono stata. Dentro di me sapevo che non era possibile tutto
questo, ma mi dicevo che, in fondo, tu non ci guadagnavi nulla, e che pertanto
ero diventata veramente una sorta di Wonder Woman. E ora cosa ti aspetti da
me? Che ti perdoni? Che faccia finta che non mi hai presa in giro per due
lunghi anni?"
"Lo spero con tutto il cuore. Non era mia intenzione prenderti in giro, io
volevo solo vivere un sogno. La verità è che io non posso vivere senza di
te. Che tu sia mia moglie o la mia padrona, fai tu, decidi tu, ma ti prego,
dammi il modo di farmi perdonare."
Lo guardai. Sembrava un cane bastonato. Era anche evidente dai suoi occhi che
durante la mia assenza aveva pianto, ma continuava a non farmi pena per niente, malgrado adesso avessi quasi la certezza che fosse sincero. Ma era troppo tardi.
"Bene, Marco, abbiamo chiarito tutto o c'è qualche altra cosa che dovrei sapere?"
"Ti ho detto tutto. Ora conosci la mia anima, i miei desideri, tutto. Mentre
invece non riesco a capire quello che provi tu di tutta questa faccenda,
percepisco qualcosa ma non ne ho la certezza."
"Pian piano scoprirai quello che provo esattamente." Il viso di Marco si
illuminò completamente. La mia ultima frase gli aveva fatto capire molte cose
riguardo la mia decisione di restare o meno.
"Amore mio, questo significa che mi accetti per quello che sono, che resterai
accanto a me?"
Sorrisi in modo enigmatico. Era da quando avevamo iniziato il dialogo che stavo riflettendo su come avrei dovuto comportarmi, e in quel momento avevo trovato la soluzione ideale.
"Questo dipenderà da tanti fattori," risposi infine. Poi cambiai tono improvvisamente. "Intanto adesso vai a prepararmi un caffè."
"Come scusa?" fece mio marito, sorpreso per quel cambiamento improvviso.
"Sei sordo per caso? Ti ho ordinato di farmi un caffè, e non mi piace
ripetere le cose due volte."
Marco si alzò di scatto dalla sedia sospirando profondamente, mentre sul suo viso si dipinse un'espressione di felicità e di gioia immensa, un'espressione quasi di estasi che non gli avevo mai notato in tutti questi anni che lo conoscevo.
"Perdonami, amore, vado subito a prepararti quello che desideri", mi rispose,
usando di nuovo quel tono sottomesso e appena accennato che aveva usato
spesso durante quei due anni. Ma la cosa che mi colpì quando si alzò fu notargli un'erezione considerevole che il pantalone della tuta non riusciva a nascondere. Dunque, bastava dargli un ordine per farlo eccitare. E a me bastava darglielo per sentire un fremito di piacere per tutto il corpo. Era assurdo, ma noi due ci completavamo alla perfezione. Ambedue provavamo un piacere sessuale nel fare la stessa cosa, in maniera diametralmente opposta, ovviamente. Mi spostai intanto anch'io in cucina per vederlo mentre obbediva al mio ordine. Eravamo tutti e due in silenzio mentre Marco metteva la moka sul fuoco. La mia mente era in ebollizione. Dovevo continuare su quella linea? Cosa avrei dovuto fare esattamente? Avevo una mezza idea, ma non sapevo se era attuabile o meno.
Anche mio marito stava probabilmente provando la stessa sensazione. Con
quell'ordine gli avevo fatto capire che ero disposta a proseguire sulla strada
da lui tracciata in precedenza, ma ora toccava a me prendere in mano le redini
della situazione. Il caffè intanto, era finalmente pronto, e Marco preparò
una tazzina per me e una per lui. Lo bevvi e lui fece altrettanto, rimanendo
sempre in piedi, mentre io ero seduta a guardarlo.
"Dentro la mia borsa ci sono le sigarette. Vai a prendermele", gli ordinai seccamente.
"Subito, amore", rispose pronto mio marito, scattando al mio comando. Si, era
eccitante, e io sembravo essere nata per fare questo, per dare ordini. Dopo
pochi secondi Marco tornò in cucina con le mie sigarette e con l'accendino e
le posò sul tavolo.
"Accendimela, idiota", lo apostrofai.
"Oh, mio Dio, scusami, Patty. Sono veramente un idiota", mi rispose. Era felice,
non gli sembrava vero. Stava vivendo quello che aveva sempre desiderato:
obbedirmi in tutto e per tutto. Lo osservai all’altezza del suo cazzo. la sua erezione, sempre più visibile, non accennava minimamente a scendere, provocando dentro di me sconquassi ormonali. Mi accese la sigaretta e dopo aver aspirato le prime boccate, mi venne in mente una frase di mia madre quando scoprì che fumavo di nascosto. Potevo avere una quindicina di anni. "Vedi, Patty, quello che stai facendo è una delle cose più stupide che potrai mai fare. Ci rimetterai in soldi e in salute, ma so anche che vietartelo sarebbe inutile, perché comunque continueresti a farlo di nascosto. Ma se proprio hai deciso di fare questa scemenza, ricordati che ci sono due modi per farlo. Il primo è fumare come farebbe una casalinga sciatta, che è una delle cose più volgari e disgustose da vedere, mentre il secondo è farlo come farebbe Rita Hayworth. Non sai chi è? Guardati il film Gilda. Non cambierebbe il mio giudizio sulla stupidità del fumo, ma almeno ne acquisteresti in sensualità, che a una donna non guasta mai." Lo guardai quel film, e osservai la Hayworth. Aveva ragione mia madre. Quella donna era di una sensualità estrema, e quando purtroppo ripresi a fumare durante la mia dieta a causa del nervoso, mi venne in mente quella frase di tanti anni prima. Anche il gesto di fumare poteva diventare eccitante e provocante. Ed era quello che feci in quel momento, attingendo a tutta la femminilità che possedevo, accavallando le gambe e tirandomi ancor più su il vestito. Capii subito di aver colpito nel segno. Marco deglutiva nervosamente, mentre le sue mani si agitavano e s'intrecciavano tra loro, e il suo pene sembrava quasi dover bucare i pantaloni. Stavo seducendo mio marito con le mie movenze e con un semplice abitino corto. Era straordinario. Intanto, aspettavo qualcosa che mi desse lo spunto per agire, ma Marco continuava a rimanere in silenzio, aspettando qualche mia decisione. Continuai a osservarlo mentre proseguivo a fumare. Si era eccitato a un mio comando, ma era anche molto attratto da me, e io continuavo a stuzzicarlo. A forza di tirar su il vestito erano diventate ben visibili le mie microscopiche mutandine che temevo potessero cominciare a bagnarsi da un momento all'altro, considerando la crescita del mio desiderio. Ma sapevo che c'era un modo per far crescere ancora di più la mia voglia. Avevo atteso diversi minuti, la sigaretta stava ormai per terminare, e decisi di muovermi senza attendere oltre. In fondo ero io a detenere il comando, e non avevo più bisogno di nessuna scusa. Gettai la sigaretta per terra,
schiacciandola con la mia scarpa, sotto lo sguardo esterrefatto di mio marito
che ben conosceva la mia pulizia e la mia precisione quasi maniacale, ma che
comunque non si azzardò a farmi notare la cosa. Poi mi alzai e andai di
fronte a lui. Con le mie scarpe lo sovrastavo di oltre una ventina di centimetri, e questo mi dava un'ulteriore sensazione di superiorità nei suoi confronti.
Fui rapida e letale. Presi il suo polso destro con la mia mano sinistra e glielo torsi, mentre posizionai il mio braccio destro sotto la sua gola, immobilizzandolo
"Oh, Dio, il braccio. Patty, mi stai spezzando il braccio. Non riesco neanche a
respirare", urlò mio marito.
"Che c'è? Non ti piace? Non ti eccita una cosa del genere? Non è quello che
hai sempre voluto?"
"Si, No. Non riesco a pensare. Non così. Così fai male. Patty, il braccio. Mi sento svenire dal dolore. Per favore."
"In fondo, come vedi non ho tutto questo bisogno del tuo aiuto per farti fare quello che io voglio," replicai con una calma olimpica. "posso farne anche a meno. Non ti pare?"
"Si, certo. Te l'avevo detto che eri forte davvero. Ma ora lasciami, per favore. Non respiro più."
Gli tolsi il braccio dalla gola, ma amplificai ancor di più la torsione. Era semplicissimo, e lui non poteva fare niente per difendersi. E stavolta non fingeva, ne ero sicura. Il dolore che gli stavo procurando doveva essere enorme. Ma volevo infierire, ne sentivo quasi un bisogno fisico. Alzai la mano libera e lo colpii con due tremendi schiaffi che gli riaprirono la ferita sul labbro che cominciò di nuovo a sanguinare.
Intanto, grazie alla torsione che gli stavo effettuando, lui stava scivolando
sempre più ai miei piedi, fino a essere costretto a inginocchiarsi.
"Ora proseguiamo a fare quattro chiacchiere in questa posizione. Lo sai che
ti si addice perfettamente?" ironizzai. "Per prima cosa non provare più a
prendermi per il culo. Faremo ancora le nostre lotte, stai tranquillo, ma
voglio che tu le faccia sul serio. Devi impegnarti al massimo, anche a costo
di potermi battere. Se ci riesci, naturalmente, anche se questa ipotesi la vedo
alquanto improbabile. La seconda cosa che voglio è che tu prosegua a fare quello che hai fatto negli ultimi tempi. Dovrai essere il mio domestico tuttofare. Avevi ragione sai? Mi piace questa situazione. Eviteremo di farlo davanti agli altri e, soprattutto, davanti alle bambine. Non voglio che la gente possa pensare che mio marito sia una femminuccia che se la fa sotto davanti a sua moglie, e che le bambine possano vedere il loro papà picchiato dalla mamma. Siamo d'accordo vero?"
"Si, d'accordo. Tutto quello che vuoi, ma lasciami il braccio. Non ce la
faccio più a resistere."
"Io te le spezzerei il braccio, e se ripenso a quello che mi hai fatto va a
finire che lo faccio davvero. E poi non lamentarti. Non è solo quello che
voglio io, è anche quello che vuoi tu."
Stavolta non rispose. La faccia di mio marito, già devastata dai miei pugni e dai miei schiaffi, adesso sembrava stravolta. Ma questo, anziché farmi desistere, mi eccitava ancora maggiormente. Sentivo il bisogno di essere toccata, mi sentivo ormai bagnata dall'eccitazione. Mi avvicinai in modo da mettere la mia figa all'altezza della sua bocca.
"Tirami giù le mutandine e leccala", gli ordinai, in preda a un'esaltazione
sessuale senza precedenti. Allentai un pochino la torsione per permettergli di
fare quello che desideravo, e finalmente sentii la sua lingua sul mio
clitoride, il tutto mentre ero ancora vestita e con le scarpe ai piedi. Sapevo
che quello che stavo facendo non era normale, quello non era sesso tra moglie
e marito, e non era più nemmeno un gioco, ormai. Forse neanche Marco se ne
rendeva conto perfettamente, ma aveva creato un'altra donna davvero. Era
riuscito a tirare fuori il mio lato oscuro, anzi, il mio lato nero di seppia. Proprio come stava diventando la mia anima: nera.
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