La vita di Patty Capitolo 20
di
Davide Sebastiani
genere
dominazione
Quel potere che stavo provando in quel momento, con mio marito inginocchiato ai miei piedi che faceva entrare la sua lingua al mio interno, mi stava travolgendo, e ormai sapevo che mio marito non avrebbe fatto nulla per
fermarmi perché piaceva anche a lui, sempre ammesso che avrebbe potuto fermarmi.
Quando esplosi nell'orgasmo, Marco istintivamente scansò la sua faccia. Con
violenza gli presi la testa rimettendola nella stessa posizione di prima.
"Non ti ho detto di toglierti. Continua."
Mio marito obbedì docilmente. Che altro avrebbe potuto fare con la mia mano che martirizzava ancora il suo braccio? Non ero sazia, l’orgasmo precedente non mi bastava. Lui proseguì a leccarmela per altri interminabili minuti, fino a quando fui io stessa a scansarlo. Il secondo orgasmo era stato straordinario. Avevo avuto un piacere immenso, difficilmente spiegabile a parole. Non erano scesi semplicemente i miei umori, ma li avevo addirittura schizzati, sporcando il pavimento e la sua faccia. Rimasi esterrefatta. Non sapevo che ciò che mi era capitato aveva un nome ben preciso ed era “squirting”. Lo scoprii solo in seguito. Per me era solo un orgasmo eccezionale, senza sapere che lo squirting, la fuoriuscita di umori mista a urina, era considerato quasi un miraggio per le donne. Io lo avevo avuto proprio mentre gli creavo un dolore immenso con la mia torsione, a dimostrazione di quanto la mia dominazione con la forza mi creasse sconquassi ormonali. Gli lasciai il braccio, quasi impossibilitata a compiere un atto che comportasse la mia forza fisica, ma continuai a gustarmi la sensazione che quell'orgasmo mi aveva lasciato. Mio marito era ancora in ginocchio, con la faccia impiastricciata, aspettando che io gli ordinassi qualcosa, forse di alzarsi, forse di lavarsi. Capii in quel momento che lui avrebbe aspettato un mio ordine per fare qualunque cosa, fosse pure di andare al bagno, e questo mi fece sentire onnipotente. Era questo dunque il potere assoluto? Quello che avevo provato fino ad allora era una sciocchezza al confronto. Prima che scoprissi la vera natura di mio marito, avevo comunque delle remore, ora sapevo che tutto mi era possibile. Marco si toccava intanto il braccio dolorante, ma non sembrava esserci niente di rotto.
Alzai la mia gamba destra sollevandogli il mento.
"Vai a lavarti la faccia e poi torna immediatamente qui", gli intimai in modo
perentorio. Tornò subito e si mise in un angolo, aspettando di nuovo un mio
comando. Ancora una volta non potei fare a meno di osservare la sua erezione
che non accennava a sgonfiarsi. A ogni mio ordine si faceva sempre più
intensa, e questo riaccese immediatamente in me la voglia che si era appena
sopita. Non me lo spiegavo. Avevo avuto ben due orgasmi, uno dei quali travolgenti, e avevo di nuovo bisogno di sesso. Per un istante mi chiesi cosa fossi diventata, poi lasciai stare quei ragionamenti troppo complicati per me in quel momento e in quella situazione.
Sospirai, cercando di tornare a una respirazione normale e controllata, e mi avvicinai a lui sorridendo sensualmente.
"Dimmi, Marco, ti eccito di più io come donna o ti eccita quello che
rappresento per te in questo momento?"
" Tutte e due le cose", rispose con un filo di voce. Anche se dovevo ammettere
che, in fondo, non lo conoscevo bene e anzi, che non l'avevo mai conosciuto
realmente, su una cosa sarei stata pronta a scommettere qualsiasi cifra, ed era
quella di riconoscere quando mio marito aveva voglia di far l'amore. E questo
a prescindere dall'erezione, ma dal modo che aveva di parlare, di muoversi. E
quello era uno dei momenti in cui non capiva più niente. Era cotto, avrebbe
fatto qualunque cosa anche se non avesse avuto l'istinto del sottomesso. Vederlo in quello stato di pura sottomissione nei miei confronti, mi fece aumentare quel desiderio che avevo già percepito nel vederlo completamente sottomesso alla mia volontà. Sì, avevo avuto quel potentissimo orgasmo che mi aveva regalato con la sua lingua, ma volevo di più. Volevo il suo cazzo. Gli ordinai di togliersi sia pantaloni che boxer e, in effetti, il suo pene era arrivato a essere di dimensioni considerevoli. Non potevo fare paragoni, ripeto, era stato l'unico uomo che avessi mai avuto, ma quella situazione gli faceva senz'altro un gran bell'effetto dal punto di vista sessuale. Mi sedetti quindi sul bordo del tavolo della cucina e lo avvicinai prepotentemente a me, alzai ancora un po' il mio vestitino e lo spinsi dentro di me quasi con violenza.
"Prima voglio essere soddisfatta io, e poi forse ti darò il permesso di
venirtene", gli dissi, in preda a una vera e propria esaltazione. Lo sentivo
dentro di me e, in quel momento, pensai che non me ne sarebbe importato niente
che ci fosse lui o che ci fosse stato un altro. Il mio bisogno esulava
completamente da questo particolare. In quel momento Marco non era altro che
il mio giocattolo sessuale, non provavo amore, ma solo desiderio. Ancora una
volta il sesso fatto in quel modo risultava essere di gran lunga migliore di
quello normale. Non mi faceva quasi ragionare, la mia mente era offuscata, e
solo i sensi erano straordinariamente desti. Ormai dubbi non ce ne erano più.
Io volevo fare sesso in quella maniera, dopo averlo picchiato e dopo averlo
costretto a obbedirmi. Stavo quindi per raggiungere un nuovo orgasmo e diedi
il permesso a Marco di potersene venire. Volevo che lo facesse contemporaneamente a me. Non lo feci per lui, ma per il mio desiderio di
sentirlo sussultare dentro di me, per sentire la sua spinta poderosa dentro di
me, per poter vedere i suoi occhi roteare, per sentire quelle frasi smozzicate
piene di ardente desiderio, per sentire le sue mani calde entrarmi dentro il
vestito e toccarmi il seno, i capezzoli, i lobi delle orecchie. Io credo di
aver urlato, forse dissi qualcosa, sicuramente frasi che non mi appartenevano
abitualmente, ma che in quel momento erano necessarie per la mia esplosione,
per raggiungere quel nuovo orgasmo che mi diede quasi l'impressione di un
terremoto al mio interno. Ero esausta, appagata come non lo ero stata mai,
chiedendomi che razza di sesso avessi fatto fino a due anni prima. Il paragone
era improponibile. Tenevo ancora Marco saldamente per i fianchi per evitare
che facesse uscire il suo pene, che rimase per diversi secondi ancora
incredibilmente turgido al mio interno. Mio marito intanto, mi ringraziò
sommessamente per avergli dato l'opportunità di eiaculare, a rinforzare il
fatto che lui e i suoi bisogni dipendevano ora esclusivamente dai miei
voleri. Lo fece come se gli avessi donato la cosa più preziosa che esistesse
al mondo, e forse era proprio così. Gli stavo regalando un sogno, non solo
una serata di sesso sfrenato. Mi alzai dallo spigolo del tavolo, scansando
Marco con sufficienza. Ora dovevo fare la scena madre. Mi rassettai un po', mi
sistemai i capelli, e infine mi avvicinai di nuovo a lui che mi stava guardando con adorazione. Lo presi per il mento, come avevo visto fare in alcuni film di serie B e, spingendolo addosso al muro, strinsi forte sulla sua mascella.
"Ora mi aspetto che tu pulisca tutta la cucina. Compreso quel lago sul pavimento che ho creato coi miei umori. Adesso che abbiamo messo le carte in tavola, evita di fare lo stronzo. Quindi niente trucchetti per essere punito e stupidaggini del genere. Da adesso in poi esigo la massima diligenza da parte tua nel fare i lavori che ti competono. Io intanto vado nel salone a veder un po' di televisione."
"Si, amore, farò come tu mi ordini", mi rispose, e quindi mi recai nel salone.
Era passata l'una di notte, ma avevo gli occhi come due fanali. Quella serata
era stata interminabile e incredibile. Avevo voglia di fumare di nuovo e
stavo per alzarmi quando sorrisi e mi dissi "Perché farlo io?" Chiamai Marco
che accorse immediatamente. Gli diedi l'ordine che lui espletò in pochi
secondi, per ritornare poi alle faccende domestiche. Passarono solo alcuni minuti e lo richiamai di nuovo solo per farmi togliere le scarpe, e anche in questo caso mio marito mi obbedì all'istante. Mi fece anche un piccolo massaggio ai piedi che gradii particolarmente, ed era incredibile come facesse tutto con gioia. Trascorse circa una mezz'ora, durante la quale pensai a quanto fosse
incredibile quello che stavo vivendo. Marco, il ragazzo forte e sicuro di sé,
l'uomo sul quale mi ero appoggiata per gran parte della mia vita, non esisteva
più, e tutto quello che credevo di conoscere di lui era stata solo una finzione. Mio Dio, era vero tutto quanto o era solo un sogno? Fu lo stesso Marco a distogliermi dai miei pensieri.
"Ho fatto tutto quello che mi hai chiesto, amore. Spero di aver fatto le cose
per bene."
"Vedremo", risposi laconica, e mi alzai a piedi nudi per controllare. La cucina
era in effetti pulita come uno specchio, le mattonelle lucide e tutto era come
doveva essere. Marco mi guardò in cerca di una mia approvazione.
"Sono stato bravo? Non merito una punizione, vero?"
"No, nessuna punizione. Ora vai a letto che tra poco ti raggiungo." Andai in
bagno e mi struccai, mi lavai accuratamente le parti intime e, dopo essermi
messa una camicia da notte, raggiunsi mio marito a letto. Mi stava aspettando
ansioso, gli occhi pieni di amore e di ammirazione.
"Patty, amore mio, ti ringrazio di tutto. Non ci speravo che tu accettassi
una cosa simile, e farò di tutto per non fartene pentire mai. Sarò il tuo
umile servo devoto, vivrò solo per cercare di farti felice. A me basta poterti obbedire e, se dovessi sbagliare, tu hai il pieno diritto di punirmi come e quando vuoi. Malgrado quello che puoi pensare, io non amo essere picchiato pesantemente, ma se tu lo dovessi ritenere giusto, accetterò anche le tue botte. Hai dimostrato di essere più forte di me, e io non potrò far nulla per impedirtelo, anche se dovessi impegnarmi allo spasimo, come tu mi hai ordinato."
Lo guardai negli occhi costringendolo ad abbassare lo sguardo. Mio Dio, era
diventato pure timido. No, quello non era mio marito. Come avrei fatto ad amare un uomo del genere ora? Un uomo che mi serviva come uno schiavo? Ma c'era qualcosa che era più grande e potente dell'amore, una sensazione che mi faceva stare meglio, molto meglio di quanto avrei potuto immaginare. Questa sensazione era il potere. Avevo provato cosa vuol dire essere innamorata, l'avevo provato proprio con Marco. Il mio amore per lui era stato totale, talmente intenso che forse, inconsciamente, avevo cambiato anche il mio carattere per essergli compiacente. Ma non avrei voluto tornare indietro. Quella vita non era più la mia e questa mi piaceva immensamente di più. Continuai a osservarlo e poi accennai un sorriso cattivo che mio marito, per sua fortuna, non colse a causa del suo sguardo basso.
"Aspetta a ringraziarmi, Marco. Ora non sono più un elemento da plasmare a
tuo piacimento. Ho accettato questa situazione, ma adesso le regole le faccio io, e non è detto che possano piacerti tutte."
"Le adorerò tutte, vedrai, così come adorerò te come una dea, la mia dea.
Tu stai facendo di me l'uomo più felice della terra."
Sorrisi ancora una volta e, senza rispondergli, mi voltai per cercare di
addormentarmi, lasciandolo in preda alla sua felicità quasi incontrollabile.
Quella serata eterna, così densa di avvenimenti e di cambiamenti radicali
nella nostra vita, stava per terminare, e io ero ormai sicura più che mai di
aver preso la decisione giusta. Forse la più giusta della mia vita.
Continua...
fermarmi perché piaceva anche a lui, sempre ammesso che avrebbe potuto fermarmi.
Quando esplosi nell'orgasmo, Marco istintivamente scansò la sua faccia. Con
violenza gli presi la testa rimettendola nella stessa posizione di prima.
"Non ti ho detto di toglierti. Continua."
Mio marito obbedì docilmente. Che altro avrebbe potuto fare con la mia mano che martirizzava ancora il suo braccio? Non ero sazia, l’orgasmo precedente non mi bastava. Lui proseguì a leccarmela per altri interminabili minuti, fino a quando fui io stessa a scansarlo. Il secondo orgasmo era stato straordinario. Avevo avuto un piacere immenso, difficilmente spiegabile a parole. Non erano scesi semplicemente i miei umori, ma li avevo addirittura schizzati, sporcando il pavimento e la sua faccia. Rimasi esterrefatta. Non sapevo che ciò che mi era capitato aveva un nome ben preciso ed era “squirting”. Lo scoprii solo in seguito. Per me era solo un orgasmo eccezionale, senza sapere che lo squirting, la fuoriuscita di umori mista a urina, era considerato quasi un miraggio per le donne. Io lo avevo avuto proprio mentre gli creavo un dolore immenso con la mia torsione, a dimostrazione di quanto la mia dominazione con la forza mi creasse sconquassi ormonali. Gli lasciai il braccio, quasi impossibilitata a compiere un atto che comportasse la mia forza fisica, ma continuai a gustarmi la sensazione che quell'orgasmo mi aveva lasciato. Mio marito era ancora in ginocchio, con la faccia impiastricciata, aspettando che io gli ordinassi qualcosa, forse di alzarsi, forse di lavarsi. Capii in quel momento che lui avrebbe aspettato un mio ordine per fare qualunque cosa, fosse pure di andare al bagno, e questo mi fece sentire onnipotente. Era questo dunque il potere assoluto? Quello che avevo provato fino ad allora era una sciocchezza al confronto. Prima che scoprissi la vera natura di mio marito, avevo comunque delle remore, ora sapevo che tutto mi era possibile. Marco si toccava intanto il braccio dolorante, ma non sembrava esserci niente di rotto.
Alzai la mia gamba destra sollevandogli il mento.
"Vai a lavarti la faccia e poi torna immediatamente qui", gli intimai in modo
perentorio. Tornò subito e si mise in un angolo, aspettando di nuovo un mio
comando. Ancora una volta non potei fare a meno di osservare la sua erezione
che non accennava a sgonfiarsi. A ogni mio ordine si faceva sempre più
intensa, e questo riaccese immediatamente in me la voglia che si era appena
sopita. Non me lo spiegavo. Avevo avuto ben due orgasmi, uno dei quali travolgenti, e avevo di nuovo bisogno di sesso. Per un istante mi chiesi cosa fossi diventata, poi lasciai stare quei ragionamenti troppo complicati per me in quel momento e in quella situazione.
Sospirai, cercando di tornare a una respirazione normale e controllata, e mi avvicinai a lui sorridendo sensualmente.
"Dimmi, Marco, ti eccito di più io come donna o ti eccita quello che
rappresento per te in questo momento?"
" Tutte e due le cose", rispose con un filo di voce. Anche se dovevo ammettere
che, in fondo, non lo conoscevo bene e anzi, che non l'avevo mai conosciuto
realmente, su una cosa sarei stata pronta a scommettere qualsiasi cifra, ed era
quella di riconoscere quando mio marito aveva voglia di far l'amore. E questo
a prescindere dall'erezione, ma dal modo che aveva di parlare, di muoversi. E
quello era uno dei momenti in cui non capiva più niente. Era cotto, avrebbe
fatto qualunque cosa anche se non avesse avuto l'istinto del sottomesso. Vederlo in quello stato di pura sottomissione nei miei confronti, mi fece aumentare quel desiderio che avevo già percepito nel vederlo completamente sottomesso alla mia volontà. Sì, avevo avuto quel potentissimo orgasmo che mi aveva regalato con la sua lingua, ma volevo di più. Volevo il suo cazzo. Gli ordinai di togliersi sia pantaloni che boxer e, in effetti, il suo pene era arrivato a essere di dimensioni considerevoli. Non potevo fare paragoni, ripeto, era stato l'unico uomo che avessi mai avuto, ma quella situazione gli faceva senz'altro un gran bell'effetto dal punto di vista sessuale. Mi sedetti quindi sul bordo del tavolo della cucina e lo avvicinai prepotentemente a me, alzai ancora un po' il mio vestitino e lo spinsi dentro di me quasi con violenza.
"Prima voglio essere soddisfatta io, e poi forse ti darò il permesso di
venirtene", gli dissi, in preda a una vera e propria esaltazione. Lo sentivo
dentro di me e, in quel momento, pensai che non me ne sarebbe importato niente
che ci fosse lui o che ci fosse stato un altro. Il mio bisogno esulava
completamente da questo particolare. In quel momento Marco non era altro che
il mio giocattolo sessuale, non provavo amore, ma solo desiderio. Ancora una
volta il sesso fatto in quel modo risultava essere di gran lunga migliore di
quello normale. Non mi faceva quasi ragionare, la mia mente era offuscata, e
solo i sensi erano straordinariamente desti. Ormai dubbi non ce ne erano più.
Io volevo fare sesso in quella maniera, dopo averlo picchiato e dopo averlo
costretto a obbedirmi. Stavo quindi per raggiungere un nuovo orgasmo e diedi
il permesso a Marco di potersene venire. Volevo che lo facesse contemporaneamente a me. Non lo feci per lui, ma per il mio desiderio di
sentirlo sussultare dentro di me, per sentire la sua spinta poderosa dentro di
me, per poter vedere i suoi occhi roteare, per sentire quelle frasi smozzicate
piene di ardente desiderio, per sentire le sue mani calde entrarmi dentro il
vestito e toccarmi il seno, i capezzoli, i lobi delle orecchie. Io credo di
aver urlato, forse dissi qualcosa, sicuramente frasi che non mi appartenevano
abitualmente, ma che in quel momento erano necessarie per la mia esplosione,
per raggiungere quel nuovo orgasmo che mi diede quasi l'impressione di un
terremoto al mio interno. Ero esausta, appagata come non lo ero stata mai,
chiedendomi che razza di sesso avessi fatto fino a due anni prima. Il paragone
era improponibile. Tenevo ancora Marco saldamente per i fianchi per evitare
che facesse uscire il suo pene, che rimase per diversi secondi ancora
incredibilmente turgido al mio interno. Mio marito intanto, mi ringraziò
sommessamente per avergli dato l'opportunità di eiaculare, a rinforzare il
fatto che lui e i suoi bisogni dipendevano ora esclusivamente dai miei
voleri. Lo fece come se gli avessi donato la cosa più preziosa che esistesse
al mondo, e forse era proprio così. Gli stavo regalando un sogno, non solo
una serata di sesso sfrenato. Mi alzai dallo spigolo del tavolo, scansando
Marco con sufficienza. Ora dovevo fare la scena madre. Mi rassettai un po', mi
sistemai i capelli, e infine mi avvicinai di nuovo a lui che mi stava guardando con adorazione. Lo presi per il mento, come avevo visto fare in alcuni film di serie B e, spingendolo addosso al muro, strinsi forte sulla sua mascella.
"Ora mi aspetto che tu pulisca tutta la cucina. Compreso quel lago sul pavimento che ho creato coi miei umori. Adesso che abbiamo messo le carte in tavola, evita di fare lo stronzo. Quindi niente trucchetti per essere punito e stupidaggini del genere. Da adesso in poi esigo la massima diligenza da parte tua nel fare i lavori che ti competono. Io intanto vado nel salone a veder un po' di televisione."
"Si, amore, farò come tu mi ordini", mi rispose, e quindi mi recai nel salone.
Era passata l'una di notte, ma avevo gli occhi come due fanali. Quella serata
era stata interminabile e incredibile. Avevo voglia di fumare di nuovo e
stavo per alzarmi quando sorrisi e mi dissi "Perché farlo io?" Chiamai Marco
che accorse immediatamente. Gli diedi l'ordine che lui espletò in pochi
secondi, per ritornare poi alle faccende domestiche. Passarono solo alcuni minuti e lo richiamai di nuovo solo per farmi togliere le scarpe, e anche in questo caso mio marito mi obbedì all'istante. Mi fece anche un piccolo massaggio ai piedi che gradii particolarmente, ed era incredibile come facesse tutto con gioia. Trascorse circa una mezz'ora, durante la quale pensai a quanto fosse
incredibile quello che stavo vivendo. Marco, il ragazzo forte e sicuro di sé,
l'uomo sul quale mi ero appoggiata per gran parte della mia vita, non esisteva
più, e tutto quello che credevo di conoscere di lui era stata solo una finzione. Mio Dio, era vero tutto quanto o era solo un sogno? Fu lo stesso Marco a distogliermi dai miei pensieri.
"Ho fatto tutto quello che mi hai chiesto, amore. Spero di aver fatto le cose
per bene."
"Vedremo", risposi laconica, e mi alzai a piedi nudi per controllare. La cucina
era in effetti pulita come uno specchio, le mattonelle lucide e tutto era come
doveva essere. Marco mi guardò in cerca di una mia approvazione.
"Sono stato bravo? Non merito una punizione, vero?"
"No, nessuna punizione. Ora vai a letto che tra poco ti raggiungo." Andai in
bagno e mi struccai, mi lavai accuratamente le parti intime e, dopo essermi
messa una camicia da notte, raggiunsi mio marito a letto. Mi stava aspettando
ansioso, gli occhi pieni di amore e di ammirazione.
"Patty, amore mio, ti ringrazio di tutto. Non ci speravo che tu accettassi
una cosa simile, e farò di tutto per non fartene pentire mai. Sarò il tuo
umile servo devoto, vivrò solo per cercare di farti felice. A me basta poterti obbedire e, se dovessi sbagliare, tu hai il pieno diritto di punirmi come e quando vuoi. Malgrado quello che puoi pensare, io non amo essere picchiato pesantemente, ma se tu lo dovessi ritenere giusto, accetterò anche le tue botte. Hai dimostrato di essere più forte di me, e io non potrò far nulla per impedirtelo, anche se dovessi impegnarmi allo spasimo, come tu mi hai ordinato."
Lo guardai negli occhi costringendolo ad abbassare lo sguardo. Mio Dio, era
diventato pure timido. No, quello non era mio marito. Come avrei fatto ad amare un uomo del genere ora? Un uomo che mi serviva come uno schiavo? Ma c'era qualcosa che era più grande e potente dell'amore, una sensazione che mi faceva stare meglio, molto meglio di quanto avrei potuto immaginare. Questa sensazione era il potere. Avevo provato cosa vuol dire essere innamorata, l'avevo provato proprio con Marco. Il mio amore per lui era stato totale, talmente intenso che forse, inconsciamente, avevo cambiato anche il mio carattere per essergli compiacente. Ma non avrei voluto tornare indietro. Quella vita non era più la mia e questa mi piaceva immensamente di più. Continuai a osservarlo e poi accennai un sorriso cattivo che mio marito, per sua fortuna, non colse a causa del suo sguardo basso.
"Aspetta a ringraziarmi, Marco. Ora non sono più un elemento da plasmare a
tuo piacimento. Ho accettato questa situazione, ma adesso le regole le faccio io, e non è detto che possano piacerti tutte."
"Le adorerò tutte, vedrai, così come adorerò te come una dea, la mia dea.
Tu stai facendo di me l'uomo più felice della terra."
Sorrisi ancora una volta e, senza rispondergli, mi voltai per cercare di
addormentarmi, lasciandolo in preda alla sua felicità quasi incontrollabile.
Quella serata eterna, così densa di avvenimenti e di cambiamenti radicali
nella nostra vita, stava per terminare, e io ero ormai sicura più che mai di
aver preso la decisione giusta. Forse la più giusta della mia vita.
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