Il rito 2
di
minkanku91
genere
gay
Eravamo come sempre nella stanza di Vincenzo, seguendo il rito stabilito: prima Paolo, poi io, ci scopavamo Vincenzo. Paolo, di solito, andava via subito dopo, ma stavolta restò lì. Rimase a osservare il mio culo, quel bersaglio che desiderava da tempo, mentre si muoveva frenetico per pompare Vincenzo. Sentivo il suo sguardo bruciarmi la pelle, una pressione che rendeva ogni mia spinta più cattiva.
Quando finalmente venni nel culo di Vincenzo, Paolo non si era mosso di un millimetro. Il silenzio era elettrico. Di solito aspettavamo che se ne andasse per iniziare il nostro "segreto", ma Vincenzo, con un guizzo di sfida, ruppe le regole: "Facciamo finta che Paolo non ci sia", disse.
Senza dire una parola, mi girai. Mi misi alla pecorina sul bordo del letto, offrendo il mio culo ancora caldo proprio davanti alla faccia di Paolo. Lui non credeva ai suoi occhi: il "duro" si offriva con estrema facilità al suo amico, proprio sotto il suo naso. Vincenzo mi penetrò con una spinta secca, prendendomi con una voglia animalesca mentre Paolo restava pietrificato a guardare ogni dettaglio della penetrazione. Paolo era scosso, la voglia lo mangiava, ma era svuotato: "Io più di una non riesco a farla oggi... organizziamo per martedì. Ci sarà un nuovo rito".
Martedì arrivò senza preamboli. Il rito si capovolse: ero io il centro di tutto. Appena la porta si chiuse, Paolo mi afferrò e mi scaraventò sul letto.
L'impatto con il nuovo:
Quando Paolo è entrato, la sensazione è stata uno shock per il mio corpo. Per mesi ero stato abituato solo al cazzo di Vincenzo, alla sua misura, al suo modo di spingere. Il cazzo di Paolo era diverso: più massiccio, più ruvido. Sentire un'invasione estranea per la prima volta mi ha mozzato il fiato. Mi ha girato di schiena brutalmente, schiacciandomi la faccia contro il materasso. Mi possedeva con una foga rabbiosa, come se volesse marchiarmi per recuperare il tempo perso. Ogni suo colpo era una scarica violenta; sentivo il suo bacino battere contro il mio mentre lui si godeva finalmente quel "bel culetto". Quando è venuto, mi ha inondato completamente con un'ultima spinta profonda che mi ha lasciato tremante.
Ma il vero stravolgimento è arrivato subito dopo. Paolo si è scostato, ma è rimasto lì, in piedi sopra di noi, a guardare la mia apertura che ancora pulsava e colava del suo seme. Senza lasciarmi un secondo per riprendere fiato o per far abituare i muscoli, Vincenzo ha preso il suo posto.
Prendere il secondo cazzo subito dopo il primo è stata un'esperienza estrema. Il mio corpo era già stato stravolto da Paolo, ero aperto, vulnerabile e colmo del suo calore. Quando Vincenzo è affondato dentro di me, ho sentito la differenza di pressione e di ritmo. Ero diventato un territorio di conquista comune. Vincenzo mi pompava con una sicurezza nuova, guardando Paolo dritto negli occhi; io ero il tramite fisico tra i loro desideri, sentendo il seme di Paolo rimescolarsi a ogni spinta di Vincenzo. Non ero più solo un partner, ero il contenitore del loro piacere condiviso.
E alla fine, per riprendermi la mia natura, mi sono rialzato. Sotto lo sguardo ipnotizzato di Paolo, che non se n'era andato nemmeno stavolta, ho preso Vincenzo e l'ho riempito con una foga cieca. Paolo osservava il mio culo muoversi frenetico fino all'ultimo sussulto, vedendo con i suoi occhi come quel corpo che lui aveva appena marchiato fosse capace di tornare a dominare.
Mi sono alzato lentamente, sentendo il peso di entrambi ancora dentro di me, un calore misto che mi ricordava ogni secondo di quel martedì folle. Mi sono guardato allo specchio, poi ho incrociato lo sguardo di Paolo e quello di Vincenzo. Non c'era vergogna, solo una nuova, brutale consapevolezza.
Il rito non era più una staffetta, né un segreto da nascondere. Era diventato un patto di sangue e carne. Mentre mi rivestivo sotto i loro occhi, sapevo che la domanda non era più se sarebbe successo di nuovo, ma quando. Il mio culo non era più una promessa sospesa: era diventato il loro territorio comune, il centro di un triangolo di cui io detenevo le chiavi.
Uscendo dalla stanza, ho lanciato un’ultima occhiata a Paolo. Lui ha accennato un sorriso sporco, quello di chi sa che martedì prossimo non gli basterà più un solo giro. E mentre chiudevo la porta, un unico pensiero mi martellava in testa: il mio culo sarà offerto a entrambi, ogni volta che la stanza di Vincenzo chiamerà, finché non avranno consumato ogni briciola della mia resistenza. E il bello è che non vedevo l'ora.
Quando finalmente venni nel culo di Vincenzo, Paolo non si era mosso di un millimetro. Il silenzio era elettrico. Di solito aspettavamo che se ne andasse per iniziare il nostro "segreto", ma Vincenzo, con un guizzo di sfida, ruppe le regole: "Facciamo finta che Paolo non ci sia", disse.
Senza dire una parola, mi girai. Mi misi alla pecorina sul bordo del letto, offrendo il mio culo ancora caldo proprio davanti alla faccia di Paolo. Lui non credeva ai suoi occhi: il "duro" si offriva con estrema facilità al suo amico, proprio sotto il suo naso. Vincenzo mi penetrò con una spinta secca, prendendomi con una voglia animalesca mentre Paolo restava pietrificato a guardare ogni dettaglio della penetrazione. Paolo era scosso, la voglia lo mangiava, ma era svuotato: "Io più di una non riesco a farla oggi... organizziamo per martedì. Ci sarà un nuovo rito".
Martedì arrivò senza preamboli. Il rito si capovolse: ero io il centro di tutto. Appena la porta si chiuse, Paolo mi afferrò e mi scaraventò sul letto.
L'impatto con il nuovo:
Quando Paolo è entrato, la sensazione è stata uno shock per il mio corpo. Per mesi ero stato abituato solo al cazzo di Vincenzo, alla sua misura, al suo modo di spingere. Il cazzo di Paolo era diverso: più massiccio, più ruvido. Sentire un'invasione estranea per la prima volta mi ha mozzato il fiato. Mi ha girato di schiena brutalmente, schiacciandomi la faccia contro il materasso. Mi possedeva con una foga rabbiosa, come se volesse marchiarmi per recuperare il tempo perso. Ogni suo colpo era una scarica violenta; sentivo il suo bacino battere contro il mio mentre lui si godeva finalmente quel "bel culetto". Quando è venuto, mi ha inondato completamente con un'ultima spinta profonda che mi ha lasciato tremante.
Ma il vero stravolgimento è arrivato subito dopo. Paolo si è scostato, ma è rimasto lì, in piedi sopra di noi, a guardare la mia apertura che ancora pulsava e colava del suo seme. Senza lasciarmi un secondo per riprendere fiato o per far abituare i muscoli, Vincenzo ha preso il suo posto.
Prendere il secondo cazzo subito dopo il primo è stata un'esperienza estrema. Il mio corpo era già stato stravolto da Paolo, ero aperto, vulnerabile e colmo del suo calore. Quando Vincenzo è affondato dentro di me, ho sentito la differenza di pressione e di ritmo. Ero diventato un territorio di conquista comune. Vincenzo mi pompava con una sicurezza nuova, guardando Paolo dritto negli occhi; io ero il tramite fisico tra i loro desideri, sentendo il seme di Paolo rimescolarsi a ogni spinta di Vincenzo. Non ero più solo un partner, ero il contenitore del loro piacere condiviso.
E alla fine, per riprendermi la mia natura, mi sono rialzato. Sotto lo sguardo ipnotizzato di Paolo, che non se n'era andato nemmeno stavolta, ho preso Vincenzo e l'ho riempito con una foga cieca. Paolo osservava il mio culo muoversi frenetico fino all'ultimo sussulto, vedendo con i suoi occhi come quel corpo che lui aveva appena marchiato fosse capace di tornare a dominare.
Mi sono alzato lentamente, sentendo il peso di entrambi ancora dentro di me, un calore misto che mi ricordava ogni secondo di quel martedì folle. Mi sono guardato allo specchio, poi ho incrociato lo sguardo di Paolo e quello di Vincenzo. Non c'era vergogna, solo una nuova, brutale consapevolezza.
Il rito non era più una staffetta, né un segreto da nascondere. Era diventato un patto di sangue e carne. Mentre mi rivestivo sotto i loro occhi, sapevo che la domanda non era più se sarebbe successo di nuovo, ma quando. Il mio culo non era più una promessa sospesa: era diventato il loro territorio comune, il centro di un triangolo di cui io detenevo le chiavi.
Uscendo dalla stanza, ho lanciato un’ultima occhiata a Paolo. Lui ha accennato un sorriso sporco, quello di chi sa che martedì prossimo non gli basterà più un solo giro. E mentre chiudevo la porta, un unico pensiero mi martellava in testa: il mio culo sarà offerto a entrambi, ogni volta che la stanza di Vincenzo chiamerà, finché non avranno consumato ogni briciola della mia resistenza. E il bello è che non vedevo l'ora.
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