Frammenti 2: tra le gambe di Eros? ...

di
genere
sentimentali


Nel corso del tempo ho fatto di te diversi album pieni di fotografie: per lo più sono ritratti, momenti della vita quotidiana nelle situazioni più diverse — ma nemmeno un nudo, nel senso classico. Eppure le mie orecchie sentono spesso la tua frase: voglio essere nuda con te. Ma né io né te abbiamo mai sentito la minima mancanza della loro assenza in quegli album. Perché il nudo, per me, non è l’esposizione del corpo, bensì uno stato dell’animo in cui qualcuno è deliberatamente visibile per qualcun altro, nel proprio desiderio non nascosto.
Perché mi piacciono i tuoi ritratti? Il volto non mente allo stesso modo in cui il corpo può essere messo in scena. E nella fase iniziale della nostra conoscenza quella fame era così evidente e trasparente che a volte sembrava ci fossimo fusi l’uno nell’altra, dove ogni tocco casuale portava in sé l’invito al successivo unirsi. Eravamo, nel senso più letterale, arrivati a scoparci fino a perdere il senno; forse addirittura a scoparci fuori dal mondo, dove tutto intorno a noi sembrava essersi ridotto a un letto, un pavimento, un angolo della doccia, un albero qualsiasi, una panchina in qualche boschetto appartato…Era quella fase in cui il corpo non era più un oggetto timido, ma un linguaggio naturale…E i tuoi ritratti di quel tempo portano questo segno- negli occhi c’è la consapevolezza che stai parlando a voce piena anche quando le labbra sono premute tranquille… temporaneamente chiuse… sia quelle superiori che quelle inferiori.Il tuo volto fa ciò che fa il corpo di qualcun altro-si apre, concede, attira più vicino. Nei tuoi occhi c’è più rivelazione che nelle spalle nude di chiunque altro. Non ti ho mai detto: ora togliti i vestiti, perché ti vedo comunque attraverso i vestiti, nella postura, nel modo in cui stai in piedi, siedi o mi guardi.
…E qui quella foto di montagna- che suona come un parallelo involontario al discorso della montagna di Mosè- dagli inizi della nostra conoscenza. Una delle poche che non ho scattato io, ma che nacque dal clic casuale di un compagno di escursione e si perse tra le altre vedute: due persone di spalle alla camera, i gomiti appoggiati a una ringhiera metallica, sotto il burrone, davanti una dorsale montuosa blu profondo, gli sguardi rivolti verso la lontananza. Per un occhio estraneo una composizione vuota e priva di significato; per noi invece il momento in cui non guardavamo il paesaggio, ma il futuro. Eravamo rimasti un po’ indietro rispetto al grande gruppo, perché probabilmente in quell’istante cercavamo un po’ più di privacy e di silenzio dal gruppo rumoroso. Così quella foto “affondò” tra le altre vedute e le foto di gruppo; nessuno probabilmente si soffermerebbe su di essa per più di un secondo, perché a uno sguardo superficiale non c’è semplicemente nulla di interessante da vedere… ma non per noi. E dunque la domanda qui è un’altra: perché il nostro momento intimo è finito davanti alla macchina fotografica di uno sconosciuto?
In quella foto io indosso una normale maglietta da trekking con jeans blu. Tu una camicetta, una gonna corta nera e collant neri, perché faceva fresco. Ma stavo accanto a te così vicino come eravamo abituati a stare in quei mesi- fianco contro fianco, come se cercassimo l’uno nell’altra calore e una prossimità supplementare. All’inizio la mia mano si appoggiò semplicemente sul tuo fianco per tirarti più vicino…Ma poi il vento che soffiava dalle montagne cominciò a sollevarti la gonna… e invece di impedirlo, lasciai che le mie dita assecondassero quel movimento- la sola domanda era: in quale direzione? Così, per uno sguardo estraneo, rimase l’impressione che io volessi tirarla ostinatamente verso l’alto- come se desiderassi esporre il tuo sedere allo sguardo altrui- mentre la tua mano la tirava con naturalezza verso il basso. Nessuno, oltre a noi, percepiva il vero gioco del nostro linguaggio corporeo: come una piccola lotta invisibile di mani, che però non era una lotta, ma un accordo.
Ormai sapevi esattamente quanto mi eccitasse il tuo sedere sodo: anche solo guardarlo attraverso la trama tesa di nylon dei collant, per non parlare dell’accarezzare quelle semisfere. E viceversa: sapevo esattamente quanto ti eccitava toccare quella zona, per non parlare di dargli uno schiaffo. Come ti scorrono i brividi lungo la schiena al solo pensiero che io ti stia stroffindo con il mio duro cazzo contro il tuo culo da dietro, come se aspettassi il permesso di penetrarti… finché tu allarghi le gambe. È curioso che l’Onnipotente abbia scelto proprio il tuo culo come la zona più sensibile ed erotica del tuo corpo, fondendola con maestria alle altre parti perfette del tuo corpo nel nostro mondo erotico…E poi arrivò quel momento, o meglio — l’occasione!
L’atto non è là dove il corpo si scopre, ma dove la volontà e il desiderio diventano visibili all’occhio: così suona il mio credo.E in quella foto in montagna siamo vestiti, certo, ma da essa si riflette la nostra storia intima, le nostre notti precedenti, la nostra follia giocosa che non si era ancora raffreddata. Il movimento della mia mano non era casuale: in realtà accarezzava di nascosto il tuo sedere, portando con sé il ricordo di tutte le volte in cui ti avevo già toccata così; e il tuo contro-movimento portava la consapevolezza che tu sapevi esattamente dove questo poteva condurre. Era come una continuazione silenziosa del dialogo iniziato nel nostro letto, solo che ora si svolgeva in uno spazio pubblico. Il mio pacco nei jeans è completamente duro per l’eccitazione, ma non entra nell’inquadratura. E anche tu lo sai, perché sei allo stesso modo eccitata, era come un piacevole surf insieme sulla cresta alta dell’onda, una tensione fisica prolungata a cui nessuno dei due voleva rinunciare…Anche se i nostri sguardi sono rivolti verso un panorama che si apre in lontananza, come se vivessimo contemporaneamente in due mondi diversi. Come sai anche qui, con assoluta certezza, che se tu solo una volta avessi sfiorato la tua mano anche solo una volta sopra i miei pantaloni - quasi per verificare la correttezza della tua ipotesi iniziale - allora sarebbe una sfida chiara che mi direbbe di abbassarti i collant proprio qui sul corrimano e di penetrarti da dietro con il mio cazzo... letteralmente di scoparti in un luogo pubblico...
Ma naturalmente lo sapevamo benissimo che non è possibile né permesso farlo, anche se eravamo relativamente distanti dagli altri. E, come si vede nella foto, la tua mano spinge delicatamente la gonna verso il basso, non verso l’alto, in totale contrasto con i desideri del tuo corpo … È quasi sorprendente quanto sereni e impassibili apparissimo in quella foto. Stavamo lì come due viaggiatori consapevoli, sospesi nell’ammirazione del panorama che si apriva davanti a noi, mentre la realtà ci avvolgeva con un desiderio dolce ma contenuto. Per il compagno di viaggio e per il gruppo, quella era soltanto un’immagine romantica di due persone tra le montagne. Per noi, invece, era erotismo concentrato, racchiuso in gesti di mani quasi impercettibili. Questo è il ritratto di una coppia come di un nudo vestito –un desiderio che traspare attraverso il tessuto.
scritto il
2026-02-21
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