Vacanza sullo yacht (parte 2)

Scritto da , il 2021-11-02, genere sadomaso

Lia entrò in una edicola per acquistare una rivista e, mentre il marito la aspettava all’ombra, la ragazza si era fermata esattamente dove si trovava quando Lia, la sua Padrona, era entrata nel negozio, cioè ancora sotto il sole cocente.
L’edicolante stava servendo il cliente successivo quando, con la coda dell’occhio, vide quella signora che, appena uscita, fece cadere la rivista a terra. Pensò di uscire per avvisarla che l’aveva persa quando si accorse della bella e giovane ragazza che la raccolse subito.
Mancavano ancora un paio di centinaia di metri allo yacht ormeggiato.
Enrico scartò un chewingum e ne offrì uno alla moglie che rifiutò. Gettò a terra la carta che venne anch’essa subito raccolta dalla schiava che li seguiva. L’avrebbe buttata nel prossimo cestino incontrato.
Giunti in prossimità dell’imbarcazione, Marta superò i coniugi per anticiparli.
Al termine della passerella di salita sull’imbarcazione, saltò il gradino e, posata la rivista su un tavolino, si inginocchiò subito con la fronte a terra per aspettare i Padroni che, nel frattempo, si erano fermati a parlare con un loro conoscente che aveva la sua barca ormeggiata lì vicino.
Le ampie protezioni la coprivano dalla vista degli estranei.
Restò in attesa in quella posizione per circa 10 minuti.
Davanti a Marta, steso sul gradino che lei aveva saltato e subito dopo il termine della passerella, c’era, nudo, suo marito Andrea, in funzione di zerbino per accogliere i Padroni al loro arrivo.
I due coniugi, entrambi schiavi di quella coppia più anziana di loro, si guardarono, entrambi eccitati per la sottomissione che stavano vivendo.
Andrea, appena vide la moglie, della quale era innamorato, cominciò ad eccitarsi lasciando vedere il membro che iniziava ad indurirsi.
Lo eccitava moltissimo essere calpestato, avere il peso dei Padroni sopra di sé e l’imminente prospettiva di fungere da zerbino produsse il suo effetto, oltre al pensiero di quello che sarebbe accaduto durante la vacanza, nel corso della quale lui e sua moglie sarebbero stati schiavi totali.
Nella rispettiva posizione attesero, in silenzio, l’arrivo dei Padroni che sentivano parlare ai piedi della passerella.
Marta sorrise tra sé per il contrasto pensando al loro interlocutore che chiacchierava amabilmente con quella coppia distinta, senza sapere che sull’imbarcazione avevano a disposizione ed in attesa due giovani schiavi, uno dei quali quale zerbino, in quella posizione da quando erano andati al ristorante, cioè oltre un’ora di attesa, al caldo.
A differenza della moglie, che aveva dovuto attendere i Padroni fuori dal ristorante sotto il sole, dove si trovava Andrea l’ombra era arrivata da circa mezz’ora.
Sentirono finalmente i passi avvicinarsi. Avendo l’una la fronte a terra e l’altro la vista chiusa dallo scalino e dalla passerella, non capirono chi era il primo fino a quando non videro i piedi ed i tacchi di Lia posarsi sul corpo di Andrea.
La Padrona stava sul ragazzo senza curarsi del peso sui tacchi, come se fosse su uno zerbino di cocco sul quale iniziò a sfregare le scarpe per pulire la suola.
La reazione dello schiavo non si fece attendere ed il suo pene iniziò ad indurirsi per il peso della Padrona su di sé.
Anche il dolore provocato dai tacchi aveva l’effetto di eccitarlo.
Lia se ne accorse ma in quel momento non era di suo interesse il sesso dello schiavo ma solo il suo corpo sul quale pulirsi le scarpe.

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