Ohayò, Yuko. Goedemorgen, Jos

Scritto da , il 2020-11-13, genere etero

“Ecco fatto!”
Jos si alza dal letto, dal corpo della ragazza che giace sotto di lui.
L'ha posseduta.
L'ha svegliata delicatamente sul finir della notte.
Con lentezza l'ha spogliata annusandone la pelle, insinuandosi in ogni anfratto, inseguendone il tepore.
L'ha baciata, l'ha esplorata con la sua lingua.
Si è dilungato nella sua bocca, si è soffermato sui suoi seni.
Si è spinto tra le sue cosce, inseguendo sentieri di intimità e di profumi esotici.
Con la lingua ne ha risvegliato i piaceri, facendola sussultare e gemere.
L'organo del gusto le è scivolato verso la culla della vita, tra i soffici contorni, nei punti di massima sensibilità.
L'ha accompagnata, il viso stretto tra le sue cosce, nel primo orgasmo clitorideo.
L'ha ascoltata mentre il respiro affannoso ritrovava il suo ritmo.
L'ha girata, il ventre sulle lenzuola, mentre lei sollevava il sedere invitandolo ad entrare.
L'ha penetrata, con dolcezza.
Ha alternato gli affondi nel morbido e bagnato, con il lento incedere nella parte stretta, traendone gemiti ritmati con le spinte.
Soffice ed umida resa di fronte al suo avanzare trionfante.
Avvolgimento stretto di fronte al suo osare orgoglioso.
L'ha presa per i fianchi sollevandole il sedere per penetrarla fino all'anima.
Ne ha raccolto l'orgasmo vaginale, sentendone spegnersi i gemiti nel secondo deliquio.
Per ritornare potente ed audace nell'intimità più stretta.
Nel segreto riservato solo a lui.
Il garofano dalla fine rugiada nascosto nella rotondità accogliente.
L'ha ridestata ad un nuovo piacere.
Il sottile dolore ha lasciato il posto alle sensazioni ottenebranti.
Ne ha accompagnato i sospiri.
L'ha tratta tutta a sé per entrarci con tutto sé stesso.
Insieme si sono sciolti in una nuova estasi.
L'uomo si è spento adagiandosi sulla donna.
La forte muscolatura sulle morbidi curve.
L'impeto virile accolto e appagato nel fiore accogliente e tiepido.
Ha riposato su di lei rimanendo celato al suo interno.
Per poi sollevarsi quando la coscienza si è risvegliata, ritrovandola sotto il suo corpo.

Ed ora lei è lì, addormentata, sacerdotessa della trimurti del sesso.
Gli occhi sottili e allungati, le labbra ancora socchiuse dopo l'ultimo gemito.
I capelli dalla schiena scivolano sulla spalla per dipanarsi sulle lenzuola di lino.
Il seno che emerge sotto l'ascella.
La schiena lucida di sudore si alza seguendo la curva del sedere.
I segni rossi sui fianchi dopo la stretta virile.
Una coscia flessa, lasciva, indirizza lo sguardo verso la vulva finemente villosa.
L'altra coscia distesa, il piede imprigionato nel lenzuolo.
La macchia bagnata del suo piacere sul lenzuolo dove convergono le cosce.
Tra i glutei il liquido lattescente sgorga dal garofano, ancora animato da fini contrazioni residue.

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