Quartz-2. Capitolo 12. Condanna a morte.

di
genere
fantascienza

Capitolo 12

Quando gli astronauti raggiunsero la loro dimora, la stella rossa stava tramontando. Blue sistemò il rover all'interno della Amethyst e presto l'equipaggio fu tutto riunito. C'era una certa agitazione nei lander: erano successe cose mentre i tre erano in spedizione.
Durante la cena, tutti insieme, furono scambiate le informazioni relative ai due gruppi.
Morr e Ochoa avevano eseguito un'ispezione dei moduli, rilevando formazioni di quarzo sui supporti che reggevano le due strutture. Questi cristalli erano già stati trovati e studiati sugli appoggi della Amethyst ed esami un po' sommari avevano concluso per innocui materiali di scarto della respirazione vegetale, che si erano limitati come estensione solo alla base.
Nella nuova verifica era stato scoperto che in realtà i cristalli si erano estesi fino agli ugelli della Amethyst e si erano depositati copiosamente anche sui supporti della Emerald.
Le nuove forme rischiavano di interferire con il funzionamento dei motori se si fossero estese ulteriormente. Nuovi campionamenti ed esami, eseguiti dai due chimici e dalla esobiologa, compresi nuovi esperimenti portati dalla Terra sulla Emerald, avevano invece concluso, a sorpresa, per probabili animali. Tutto ciò poteva costituire un serio problema. Si temeva infatti che i quartziani si fossero deliberatamente mossi per cercare di controllare e forse anche manomettere le strumentazioni dei terrestri.
L'equipaggio si era adoperato per una pulizia delle due astronavi dalle strutture di silicio, ma era cresciuto il timore che la cosa avrebbe potuto ripetersi senza conoscere a priori i tempi e l'estensione della nuova colonizzazione.
Morr aveva poi eseguito una verifica dei motori delle due astronavi, trovandoli in ordine, ma la preoccupazione rimaneva.
Nielsen relazionò i risultati della loro spedizione con i contatti ravvicinati con gli alieni.
Grande interesse fu dedicato ai frammenti di dita della prima extraterrestre e alle teorie sull'elettromagnetoforesi, la tecnica usata dagli autoctoni per mobilizzare gli atomi di carbonio sostituendoli con quelli di silicio, come pure alla possibilità di trasferire e integrare altri atomi di carbonio mediante iniezione di piccole quantità di sostanza, come era stato descritto per gli incontri sessuali tra i due alieni sulla Amy-2.
Sull'esperienza sessuale a tre, il militare e il pilota si guardarono bene dal riferire alcunché.
Il soldato invece fu chiamato a relazionare sulla pressoché totale inefficacia delle armi a disposizione, il ché costituiva motivo di profonda preoccupazione. Sarebbe stato necessario studiare nuovi strumenti di difesa.
La cosa positiva era data dall'atteggiamento tutto sommato pacifico degli ibridi, almeno apparentemente, dalla loro sincerità e genuinità, ma occorreva anche tener conto della loro reiterata e insistente richiesta di carbonio. Altra questione riguardava l'ibrido che aveva sostituito Jason Vael, che poteva rappresentare un ulteriore rischio, una mina vagante e incontrollata soprattutto se, come sembrava, cominciava a essere emarginato anche dagli stessi alieni.
Tornando nelle rispettive cuccette, Blue restò indietro per incrociare Mauro.
-È successo anche a te?- Lo interrogò il francese, in modo allusivo.
-L'uccello ancora duro?- Rispose l'altro, che aveva intuito il motivo della domanda, posta in segreto.
-Già. Che ne pensi?-
-Be', diciamo che l'eccitazione è stata molto intensa, considerando anche la lunga astinenza, ma che mi rimanga un'erezione marmorea a distanza di oltre due ore mi sembra abbastanza insolito.-
-Sì, lo stesso per me-, confermò Sugiton. -Pensi che la Yuko ibrida ci abbia trasferito atomi di silicio?-
-Aveva detto che non lo avrebbe fatto, ma forse almeno in parte, è successo, anche senza un'azione deliberata e consapevole.-
-A te fa male?- Si informò ancora il pilota.
-Per nulla. Anzi, è quasi piacevole, e poi, insomma, fa una certa figura.- Rispose l'italiano, che non sembrava troppo preoccupato.
-Sì, neanche a me. Direi di monitorare la cosa e per ora acqua in bocca con la dottoressa della spedizione.-
-Perchè? Temi che le vengano certe voglie?-
-Eeeh, magari. No, piuttosto vorrei evitare un richiamo dai capi.-
I due colleghi si aggiustarono i pacchi mettendoseli di traverso per evitare imbarazzanti evidenze e tutti tornarono alle loro postazioni, incominciando i turni di guardia.
Nella notte si succedettero i controlli, rilevando solo occasionali interferenze magnetiche alle strumentazioni radio mantenute attive per sorveglianza, e, solo in un'occasione, il movimento di una grossa massa, prima dell'alba.

La mattina dopo metà del team si dedicò alle analisi dei campioni di extraterrestri, comprese altre ricerche sulle infiorescenze cristalline rimosse dai supporti delle astronavi.
Vandal, in qualità di tecnico di laboratorio oltreché di militare, terminò l'allestimento dei preparati, e fu poi convocato dai due comandanti per studiare nuove armi.
-Che ne pensi, Mauro?- Lo interrogò Jeremia, preoccupato.
-Penso che allo stato attuale delle cose, siamo completamente disarmati, inermi. Se volessero in qualche modo attaccarci, non potremmo in alcun modo difenderci.-
-Poi c'è anche la questione dei contatti tra i nostri e i loro corpi-, aggiunse Nielsen, -che, mi sembra di aver capito, potrebbe scatenare quella roba, il trasferimento e la sostituzione dei nostri atomi di carbonio con quelli di silicio.-
-La magnetoelettroforesi.- Specificò il tedesco.
-Sì. Con quella tecnica, se anche arrivassimo a una lotta a corpo a corpo, potrebbero forse farci fuori facilmente.- Confermò il militare.
-E in più si arricchirebbero enormemente di carbonio, creando altri ibridi o, forse, facendo evolvere quelli già esistenti.-
-Già-, aggiunse lo svedese, -e più carbonio incamerano e più sembrano evoluti, spigliati ed efficienti.-
-A loro discolpa, devo dire che non sembrano per nulla aggressivi. Almeno le donne. Paiono anzi socievoli.- Disse Vandal, ripensando all'incontro sessuale a tre del giorno prima.
-Io non mi fiderei troppo.- Il comandante Morr era tenuto a prevedere gli scenari peggiori.
-A parte Vael.- Puntualizzò Wolff. -Quello comincia a essere un problema.-
-Ok, ci dobbiamo pensare. Per il discorso armi, Mauro, hai qualche idea?-
-Nessuna, Jeremia. Anche se sono morbidi e flessibili, sono resistenti come rocce, impenetrabili. Come sparare a un blocco di granito.-
-E tu come fai a sapere che sono morbidi e flessibili?- Chiese il secondo comandante.
-Be'. Almeno sembrano così, no?- Cercò di difendersi il soldato che rischiava di cacciarsi nei guai. -Non hai notato le tette delle ragazze? Come trasmettevano i movimenti, le vibrazioni-, continuò l'italiano, che intanto, sotto il tavolo, percepiva la verga che, già dura, si stava gonfiando ulteriormente.
-Ma tu hai avuto il tempo di notare questo?-
-E cazzo, Morr! Come fai a non notarlo? Te le sbattono sotto il naso, quelle tette, in continuazione! È difficilissimo resistere.-
-Confermo.- Aggiunse lo scandinavo e la questione sembrava archiviata.
-Torniamo alle armi.- Richiamò il tedesco.
In quel momento si sentì un colpo violento, metallico, che dall'esterno, rimbombò nella hall della Amethyst dove i tre si trovavano.
Andarono subito alla piccola finestra, facendo in tempo a vedere Jason che tirava un secondo grosso sasso proprio verso di loro.
-Presto, Mauro, il fucile!-
Il sasso si infranse di fianco alla finestrella senza colpire lo strato trasparente.
-Ooh! Sei impazzito?- Urlò Morr precipitandosi fuori dall'ingresso, senza neanche preoccuparsi della tuta. -Jason, ma che fai?-
-Voglio ritornare a bordo, ne ho diritto, Jeremia!-
-Ma così ci danneggi l'astronave!- Insistette il comandante mentre cercava di individuare le zone di impatto dei sassi.
-Non me ne frega nulla.- Continuò Vael. -Se non fate entrare anche me, allora non potrete usare le navicelle neanche per voi.-
-Ma Jason, te lo hanno spiegato, non sei più tu, sei un ibrido fatto quasi solo di silicio.- Rispose Morr mentre constatava solo una piccola deformità delle lamiere dove la Amethyst era stata colpita.
-Se sono malato, voglio essere curato, no? Avete una dottoressa, esami, strumenti. Qualcosa dovete fare per i membri dell'equipaggio, no? Io voglio tornare sulla Terra.-
In effetti il biologo, o quello che restava di lui, poneva questioni che potevano essere ridiscusse.
Nel frattempo era arrivato anche Wolff, vestito nella tuta spaziale, accompagnato da Vandal, con il fucile Beretta.
-Non mi sembra che tu sia poi così malato, Jason.- Intervenne il secondo comandante. -Da qualche giorno, ormai, ti nutri di piante di quarzo, vivi lontano dai lander e ti accoppi anche con le aliene, senza che la tua condizione fisica ne risenta assolutamente.-
L'ibrido stette a pensare alle valide argomentazioni, mentre Mauro lo teneva sotto il tiro del fucile.
-Non so cosa mi sia successo, Nielsen, a maggior ragione mi dovete curare.- Insistette la copia dell'inglese.
-Ti prometto che ne parleremo con Yuko, va bene? Ma ora allontanati e butta quei sassi. Se ci danneggi le strutture siamo tutti nei guai, anche tu.- Continuò Jeremia.
L'alieno sembrava quasi convinto, ma fu poi preso da un moto di stizza: -Non ci credo. Ormai non vi credo più. Mi state imbrogliando.- E tirò un altro grosso sasso che colpì un'antenna, piegandola.
Vandal aprì il fuoco con una corta raffica che colpì in pieno l'ibrido. Vael cadde per terra, guardandosi il petto che però mostrava solo qualche scalfitura. Si rialzò raccogliendo a due mani un'altra grossa pietra.
-Vandal, colpiscilo!-
Partì un'altra raffica che ancora abbattè l'alieno, senza tuttavia danneggiarlo. Fu però abbastanza per il replicante, che si allontanò sfogando la sua ira contro alcune piante.
-Questo ormai è diventato veramente un grosso problema.- Concluse il germanico, ritornando all'ingresso della navicella.
-Vandal, dobbiamo trovare un modo per eliminarlo. Ormai è stato scaricato anche dagli alieni e può solo fare casini, anche molto gravi.- Aggiunse Wolff.
Avendo sentito i colpi di fucile, tutto l'equipaggio era accorso nella Amethyst, dove Morr spiegò l'accaduto, mentre Nielsen e Vandal ne approfittarono per un'ispezione ai piedistalli delle due strutture.
-Jeremia, abbiamo i risultati delle analisi.- Avvisò succintamente Yuko, che teneva in mano alcuni stampati.
-Bene-, approvò il tedesco, -riunione immediata.-

Mentre Mauro, con il fucile in mano, controllava l'ambiente esterno sui monitor, il gruppo si ritrovò nella sala riunioni della Emerald.
-Innanzitutto-, iniziò il capo spedizione, -abbiamo un grosso problema.- Disse, indicando con un cenno del capo l'ambiente all'esterno delle astronavi.
-Jason è diventato veramente molto nocivo, pericoloso. Ogni giorno che passa la situazione degenera sempre di più. Oggi ha cominciato a lanciarci sassi e ha danneggiato un'antenna e stortato alcune lamiere. Col passare del tempo diventa più aggressivo e rischia di fare grossi danni. O lo si guarisce, in qualche modo-, e, dicendo questo il comandante si voltò verso la dottoressa Nikura, -oppure è chiaro che va eliminato: ibrido o alieno che sia. Ok?-
Tutti sembrarono approvare, scambiandosi sguardi preoccupati.
-Ma, guarire come?- Chiese invece la giapponese.
-Questo ce lo devi dire tu.-
-Non possiamo ripristinargli gli atomi di carbonio?- Chiese Hodei.
-E come?- Rispose Krasnyj. -Non conosciamo i meccanismi della magnetoelettroforesi; eppure se anche gli rimettessimo gli atomi a posto, non sarebbe assolutamente più lui, ma il risultato di una molteplice manipolazione molecolare.-
-Sono d'accordo.- Approvò la esobiologa. -Non dobbiamo considerare il professor Vael alla stregua di un semplice aggregato di atomi. Lui, il vero Vael, il suo corpo, è morto. È quella roccia di silicati che ancora conserviamo. Ma i suoi pensieri, le sue idee, persino i suoi ricordi e i suoi progetti sono svaniti insieme a lui. Non avrebbe senso riportarlo sulla terra, né ibrido né ricostituito di molecole organiche.-
-Di lui sono rimasti solo alcuni suoi pensieri devianti, alcune sue fisse a fondo, diciamo così, sessuale, e qualche ombra di ragionamento scientifico.- Aggiunse il chimico russo, che stava meditando.
-Ok.- Concluse Morr, passando in rassegna tutto il team seduto di fronte a lui. -Tutti d'accordo che va eliminato?-
La dottoressa dell'estremo oriente fece un lungo sospiro: -Purtroppo sì. Non è più lui. È irrecuperabile. E per di più sta diventando molto pericoloso-
-Già-, aggiunse Blue, -e pare che anche i quartziani l'abbiano scaricato, isolandolo, utilizzandolo solo per fregargli poche manciate di atomi di carbonio.-
-In fondo, lui stesso, in un barlume di ragionamento umano, ha chiesto di eliminarlo piuttosto che essere abbandonato su Quartz-2 con questa doppia composizione.-
-Direi che per una decisione di questo tipo-, suggerì Nielsen, -sarà necessaria un nulla osta dalla Terra. Se non lo consideriamo umano, almeno dobbiamo constatare che è un atto ostile verso gli alieni. Non vorrei che si innescasse un conflitto. Ne avremo solo da perdere.-
Gli altri approvarono la sofferta decisione: un silenzio sepolcrale avvolse le Emerald.
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2026-02-02
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