Quartz-2. Capitolo 10. Le trame del mistero.
di
Yuko
genere
fantascienza
Capitolo 10
Il rover percorse rapidamente la distanza che separava i due moduli di ricerca, viaggiando lungo le linee di forza che avevano preservato un percorso quasi privo di vegetali quartziani.
Il mezzo fu arrestato a distanza di sicurezza, in un luogo nascosto, e l'equipaggio continuò a piedi cercando di non parlarsi alla radio per non farsi scoprire in anticipo, come già capitato alla Amy-1.
Non si vedeva alcun essere in movimento all'esterno e i tre, guardandosi in giro, si avvicinarono all'ingresso del laboratorio; Blue sbirciò da un oblò.
All'interno vide chiaramente un uomo nudo, di spalle, che stava possedendo una donna a gattoni, anche lei di spalle, alla pecorina.
Si allontanò di scatto dalla finestrella per evitare di fare ombre o riflessi che l'avrebbero tradito, ma fece cenno agli altri di avvicinarsi con cautela.
Wolff gli fece un cenno interrogativo e il pilota rispose con gesti espliciti e universali, mostrando due dita per segnalare le due persone, e mimando l'atto sessuale di prendere una donna da dietro e di trarne soddisfazione.
Sempre a braccia Vandal gli chiese se fosse matto, evitando di sporgersi al vetro.
Sugiton fece capire di seguirli. Poco lontano si slacciò il casco e spense l'apparecchiatura radio a corto raggio. Nielsen cercò di trattenerlo, ma il pilota lo rassicurò, indicando di spegnere le radio e di proseguire a bassa voce.
-Sei impazzito, Blue? Ci intossicheremo!- Lo rimproverò lo svedese con voce strozzata.
-Non preoccupatevi. L'aria è piena di ossigeno, ma a noi non fa male.- Li rassicurò il francese ricordando gli argomenti del biologo inglese. -D'altra parte-, proseguì ammiccando al modulo di ricerca, -ora è più importante non farsi scoprire.-
-Ok-, accettò il capo spedizione, -ma riduciamo al minimo l'esposizione a questa atmosfera. Cosa hai visto là dentro?-
-Ci sono due tizi che scopano, ma erano tutti e due di spalle.-
-A mo'? Ma è possibile che oggi tutti non facciano altro che sesso?- Si sorprese Mauro.
-Tutti tranne noi tre.- Disse il pilota con rammarico.
-Dai, ragazzi, manteniamo l'allerta. Hai riconosciuto qualche volto familiare?- Li richiamò Nielsen,
-Più che volti ho visto un paio di culi. Quello della donna non era affatto male. Sulle prime direi che si tratti di una copia della Nikura, se mi ricordo bene com'è fatta. L'altro poteva essere il finto Jason, anche se non gli ho mai visto le terga.-
-Va be'. E che facevano?-
-Te l'ho detto. Scopavano. E sembrava anche con impegno e soddisfazione.-
-Ma non pensano ad altro che al sesso questi alieni? Anche fra di loro, adesso. Ma che cazzo di pensieri gli abbiamo trasmesso?- Si lamentò il soldato.
-Che 'Jason' ha trasmesso loro.- Puntualizzò Blue. -Che facciamo, capo?- Continuò poi, diretto al comandante.
Nielsen stette a pensare. -Be', intanto possiamo aggiornare il censimento.- Cominciò. -Ci sono almeno quattro Yuko e un Jason, e tutti molto arrapati.-
-Dobbiamo cercare un contatto, Nielsen.- Insistette il militare. -Verificare le condizioni della capsula e la pericolosità dei quartziani.-
-Le tre troiette della Amy-1 non sembravano molto...- stava dicendo Blue, quando il loro colloquio fu interrotto da un fischio acuto.
Vandal sollevò il busto puntando le armi, mentre gli altri si giravano di scatto, chiudendo i caschi sulle tute: due persone li stavano scrutando dall'ingresso della navicella.
I due gruppi stettero a scrutarsi senza fare movimenti né proferire una sola parola.
Riconobbero la copia del biologo inglese, che si era messo un paio di calzoni rimanendo a torso nudo, e una ulteriore replica della dottoressa orientale, vestita solo di una maglietta bianca di ordinanza che le lasciava le cosce nude, e probabilmente non solo quelle.
-Finalmente siete venuti a prendermi.- Urlò loro il replicante di Vael, e fece cenno di avvicinarsi. La Yuko aliena intanto li accoglieva con un sorriso.
-A questo punto...- concluse Nielsen, slacciandosi il casco, ma riaccendendo la radio per cogliere eventuali comunicazioni aliene.
I tre si avvicinarono guardandosi intorno e puntando le armi.
-Ce n'è voluto di tempo.- Continuava il finto Jason.
-Che facciamo?- Chiese Sugiton.
-Facciamo tutti molta attenzione.- Rispose invece il guerriero.
Quando si avvicinarono fu a tutti evidente che la Yuko non portava mutandine.
-Notiamo, invece, che tu non ti stai per nulla annoiando, aspettandoci.- Rispose il pilota rivolto a Jason, per sdrammatizzare e riprendere una conversazione che non rivelasse le loro preoccupazioni.
-Be', tra una ricerca e l'altra, noi due da soli, che cos'altro dovevamo fare? Le comunicazioni con la Amethyst sono impossibili.- Rispose il finto prof, come se tutto fosse normale. -Ci riportate a casa?-
Tutti si rivolsero a Nielsen, che in realtà non aveva idea di cosa fare.
-Jason-, gli rispose cercando di prendere tempo per farsi venire uno spunto, -non possiamo.-
-E perché?-
-Lo sai.-
Jason e Yuko si guardarono senza capire.
-Che cosa dovremmo sapere?- Prese la parola la donna.
Vandal non abbassava le armi e Nielsen non sapeva cosa dire.
Prese la parola Blue: -Jason-, iniziò, facendo subito una pausa e schiarendosi la voce. -Abbiamo prelevato un tuo campione biologico e l'abbiamo analizzato.-
-Ah sì? E quando?-
-Abbiamo scoperto che tu non sei il vero Jason.- Continuò Sugiton, senza far caso alla domanda.
-Ma va! Sei impazzito? E cosa sarei, allora?-
-Sei un ibrido, Jason. Mi dispiace. La tua composizione è risultata solo al 25 % a base di carbonio, ma il restante è a base di silicio.- Il pilota concesse una pausa, per ponderare le reazioni dei due alieni. -Hanno manomesso la tua struttura questi alieni.-
-Ma siete impazziti? Yuko, dì qualcosa.- La copia dell'inglese non riusciva a capacitarsi, ma di fronte alla serietà del discorso del collega, stava perdendo la sua veemenza.
-Proprio Yuko, con Andrei e Hodei hanno fatto le analisi.- Proseguì Blue, mentre Nielsen annuiva.
-Ma che state dicendo?- Intervenne Yuko sbalordita.
-Ecco, neanche tu sei la vera Yuko.- Il pilota ostentava sicurezza e la sua espressione severa e concentrata gli dava credibilità. Soprattutto l'assenza di un atteggiamento ostile, che non era proprio del suo carattere, dava peso alle sue parole. -La dottoressa Nikura che ha fatto le analisi è nella Emerald. Anche tu, Yuko sei un ibrido.- E il francese rivolse alla copia dell'orientale uno sguardo che lasciava trasparire sincerità e rammarico.
-Ragazzi sto perdendo la pazienza. - Disse però l'ibrido del biologo, facendo un passo verso di loro e alzando un braccio.
-Fermo!- Gli intimò immediatamente Vandal, che aveva seguito il dialogo senza abbassare le armi.
L'altro si fermò alzando le braccia: -mi minacci?-
-Credi a noi, Jason.- Si inserì Nielsen. -I quartziani ti hanno risucchiato le molecole di carbonio e con una parte del tuo corpo terrestre hanno creato degli ibridi.- Spiegò, cercando di impiegare un lessico scientifico per risultare più credibile.
-Siete completamente rincretiniti.- Rispose invece l'inglese, rimanendo però a distanza dopo aver verificato di essere ancora sotto il tiro delle armi dell'italiano.
-Ascoltami, Vael-, provò a dire Blue, seguendo una propria intuizione, con uno sguardo amichevole che voleva edulcorare la minaccia delle armi, -tu dove abiti, sulla Terra?-
Il biologo stette immobile, pensieroso: -In questo momento non mi viene in mente. È da molto che siamo partiti.- Rispose confuso.
-Ma, almeno, in che nazione sei nato?-
-Non lo so.- Ammise l'alieno, ponendosi una mano sulla fronte, pensieroso.
-E tu, Yuko? Tu da dove vieni?- Proseguì il francese, impietoso.
-Dalla Terra.- Rispose la donna, semplicemente.
-Ma, di preciso, da che parte della Terra?-
Il piano del pilota stava rivelandosi al comandante Wolff che seguiva con attenzione le risposte, scrutando il volto dei due inconsapevoli ibridi.
-Dalla Terra e basta. C'è bisogno di specificare da che parte?-
Era chiaro che i due essere si trovavano in difficoltà, eppure tardavano ancora a rassegnarsi, ignari del peso delle loro argomentazioni in un discorso che a loro pareva futile.
-La Terra è divisa in continenti, nazioni, stati. Voi di che nazione siete?- Prese la parola Wolff per dare più peso alla questione.
I due si guardarono senza saper rispondere.
-Mi state stufando.- Sbottò infine il finto Vael. -Dov'è il rover?- Disse, muovendo alcuni passi con l'intento di superare i tre umani.
-Non ti muovere.- Intimò ancora Mauro, ma le sue parole non arrestarono il biologo che, alzando un braccio, lo mandò a quel paese.
Vandal gli sparò con la pistola a ultrasuoni, la quale non ottenne assolutamente alcun risultato. -Questa baracca è del tutto inutile.- Disse, abbandonando l'arma nelle mani di Blue. -Fermo!- Urlò ancora, ma il biologo prosegui senza neanche voltarsi. Fu allora il soldato gli sparò con la pistola laser, colpendolo a una coscia senza apparentemente fargli ancora nulla. Jason si fermò.
-Che cosa mi hai fatto?- Si girò verso l'italiano.
-Vedi, Jason?- rispose Mauro. -Ti ho colpito con un raggio laser e non ti ha fatto neanche il solletico.-
Il milite lanciò a Wolff uno sguardo non privo di preoccupazione, mentre Blue puntò l'arma a proiettili contro l'ibrido per essere pronto a un nuovo tentativo di assalto.
-Jason, la tua struttura è cambiata, sei diventato una roccia di silice.- Continuò Nielsen.
Il finto biologo si controllò l'arto, dove aveva percepito l'energia del laser, scoprendo una sottile escoriazione, abbastanza profonda, ma priva di sangue. -Prova ancora.- Chiese, rivolto al militare.
Per non rischiare, Vandal lo colpì sotto al ginocchio. Il raggio luminoso arrivò al bersaglio senza apparente danno, provocando solamente un rumore secco, con un piccolo batuffolo di fumo. Nessun dolore. Nel punto colpito, l'ibridò constato un taglietto profondo alcuni millimetri, ma nulla di più. -Ma di cosa sono fatto, allora?- Ammise con stupore. -Che mi sta succedendo?-
-E io?- Chiese Yuko alle loro spalle, incuriosita. -Sono anch'io ibrida?-
-Ne siamo quasi sicuri, Yuko. Purtroppo.- Rispose Wolff, colpito dal fatto che gli alieni sembrassero sinceri e realmente stupiti di non essere reali esseri umani.
-Tu-, disse la donna rivolta a Mauro, -prova a colpirmi con quel coso.-
I tre umani si guardarono stupefatti. Possibile che la esobiologa davvero non sapesse riconoscere un raggio laser?
Il soldato, con un po' di riluttanza, diresse l'arma contro il ventre della donna e azionò il raggio.
Come previsto, l'energia luminosa bucò solo la maglietta, senza ferire il ventre che vi si trovava celato.
Yuko alzò l'indumento per controllare la propria superficie, del tutto indifferente al fatto di trovarsi nuda al di sotto.
Lo sguardo dei tre astronauti fu calamitato per un attimo alla vulva della donna, che si mostrava sotto un sipario di seducenti peli neri.
-Guardate.- Disse Yuko, mostrando sul ventre un'incisione lunga due o tre centimetri. -Ma quel coso lì dovrebbe fare del male?- Disse poi, con uno sguardo scettico.
-Yuko, è un raggio laser.-
-E cioè?-
I tre ancora si guardarono, scambiandosi uno sguardo di intesa.
-È un'arma che dovrebbe tagliarti a metà.- Spiegò Mauro, in realtà deluso dell'inefficacia del proprio arsenale.
-A me sembra solo un innocuo raggio di luce. Prova su di lui.- Rispose l'asiatica, indicando, a caso, Blue.
-E no!- Si scansò subito il pilota.
-Ragazzi-, Jason interruppe gli esperimenti, -non ho idea di cosa non funzioni nella vostra arma, ma io sono assolutamente un essere umano. Su questo non ci piove. E voglio ritornare alla base.- Aggiunse, riprendendo con passo deciso l'intento di raggiungere il rover.
Blue allora gli sparò una breve raffica con la Skorpion che teneva in mano, passandola subito a Vandal, decisamente più esperto. I proiettili colpirono Jason a un fianco, scheggiandogli parte della sua superficie, ma nulla di più.
Il biologo si fermò ancora, guardandosi la regione scalfita. -Questa è proprio bella.- Disse ancora più stupito. -Ma non dovrei sentire dolore? Non dovrei perdere sangue?- Sussurrò come tra sé e sé, ritornando, finalmente, verso l'altra quartziana.
-Ma allora siamo ibridi?- Chiese ancora la finta dottoressa.
-Mi dispiace davvero, Yuko, ma temo proprio di sì.- Rispose Wolff.
-Sapete che me lo aspettavo?- Continuò, a sorpresa, la donna, lasciandosi cadere, seduta, sulla scaletta che dava accesso al modulo di ricerca.
I tre uomini si guardarono: la situazione con i quartziani forse stava progredendo.
-Per la verità non saprei neanche dire da quanto tempo sono qui, né come ci sono arrivata.- Confessò l'aliena, con un tono che tradiva una viscerale preoccupazione.
-Ogni tanto io comprendo di essere parte di questo pianeta-, ammise. -Jason, noi mangiamo queste piante di quarzo, no?- Disse rivolta al suo simile che la scrutava, ma sembrava non riuscire a seguirla nel ragionamento.
-Lui non ce la fa, non lo ammette.- Continuò la dottoressa, verso i tre umani, accennando al compagno di ricerca. Gli altri tre stavano in attesa. Si era di fronte a una svolta, una nuova consapevolezza.
-È per questo che io mi accoppio con lui. Per prendere da lui altre molecole di carbonio.- Spiegò.
-Lui non se ne fa nulla. Sono molecole sprecate.-
-Ma lo fai per aumentare il tuo carbonio?- Cercò di capire Wolff.
-Sì, certo. Poi, lo ammetto, mi piace anche, e piace anche a lui. Però, in questo modo, io guadagno altro carbonio, riesco a integrare nelle mie cellule altre strutture importanti che mi stanno cambiando.-
I tre umani seguivano questi discorsi con estrema attenzione. Questi esseri erano alla ricerca di un cambiamento. Eppure sembravano così aperti e sinceri, privi di malizia e sotterfugi. Era una questione interessantissima e da approfondire.
-Ma come fai, in questo momento, ad ammettere di essere... diversa?- Chiese il milite, senza però abbassare mai le armi.
-Sai, Mauro, non lo so. A volte mi sento umana, come se davvero fossi giunta qui dal vostro sistema, e mi sembra di sognare cose di questo pianeta. Le piante di silicati, i campi magnetici, le radiazioni di questa stella... altre volte mi sento aliena e sogno di cose terrestri, anche se, me ne rendo conto solo ora, non so assolutamente come sia fatta la Terra. Forse sogno cose inesistenti, pensieri astratti, proiezioni... ombre che ho ereditato insieme a questo poco di materia a base di carbonio, da colui che me l'ha donata.-
-Sentite-, si intromise Jason, -Io mi sento terrestre, anche se non riesco a capire come sia diventato così resistente a laser e proiettili, ma se dovessi davvero essere un ibrido, vi prego di uccidermi. Non lasciatemi qui, su Quartz-2, con questa consapevolezza di non essere più il biologo che ero sulla Terra. Potrei impazzire. Non abbandonatemi a un destino di esilio dal mio pianeta, dal mio corpo stesso, di cui non posso neanche immaginare un futuro. D'accordo? Fatelo per un amico, ok?-
-Ecco-, prese la parola lo scandinavo con un tono imbarazzato, -per noi questa situazione è una novità. Siamo usciti solo con ipotesi vaghe e visionarie, per vedere quanti eravate e se foste pericolosi. Non sappiamo, in realtà, dare risposte o indicazioni a questa situazione che si è creata. Voi: cosa volete esattamente? Di cosa avete bisogno? Cosa pensate di dover fare?-
-Dobbiamo evolvere, Nielsen- rispose Yuko, che sembrava l'aliena più evoluta, più razionale e consapevole, -e lo possiamo fare solo arricchendoci di altre molecole di carbonio. Noi non possiamo fissare il carbonio della nostra atmosfera, ma con il vostro aiuto possiamo aumentare il nostro carbonio, creare molecole più ricche e provare a sviluppare enzimi e meccanismi che ci consentano di utilizzare il carbonio che abbiamo, pur mantenendo una parte di silicio che ci consenta di nutrirci delle nostre piante e di restare adattati al nostro ambiente.-
-Ma noi, che aiuto possiamo darvi?- Si informò Sugiton.
-Potete darci il vostro carbonio, le molecole delle vostre cellule.- Rispose Jason che sembrava aver acquisito un barlume di obiettiva lucidità.
-Non basta che vi diamo cibi terrestri, sostanze organiche?-
-Non credo, abbiamo bisogno delle vostre strutture, non di molecole vegetali o di altri esseri del vostro mondo.- Continuò il professore.
-Ma così rischiate di ucciderci, lo capite?- Insistette Mauro.
-Non credo. Siamo già riusciti con uno di voi.- Spiegò Yuko.
-Ma lui è morto.- Ribatté Nielsen
-Non penso proprio.- Yuko e Jason si guardarono increduli, allargando le braccia.
-Ma sì, è privo di vita, l'avete ucciso.- Continuò il comandante, con una sfumatura di commozione. Gli alieni sembravano inconsapevoli dei risvolti delle loro azioni, compiute, forse, in buona fede.
-Questo non credo proprio.- Si scusò l'asiatica, che rimaneva comunque stupita e dispiaciuta. -Noi l'abbiamo trovato disteso per terra e abbiamo solamente preso i suoi atomi di carbonio. Non sappiamo neanche capire, in realtà, che cosa in voi definisca la vita e la morte. I suoi atomi sono stati sostituiti uno per uno.-
Il discorso oscillava tra biologia e chimica, ma stava deragliando verso questioni filosofiche, tutti argomenti su cui i tre umani non si sentivano competenti.
-Di questo dovremmo parlare con i nostri scienziati, ma non credo che a voi interessi un approfondimento.-
-Sì-, convenne la dottoressa, -almeno non in questo momento.- Gli ibridi fecero una pausa, sembrava che pensassero, o forse comunicavano qualcosa tra di loro. Alle apparecchiature delle loro radio i tre terrestri percepivano solo isolati crepitii di interferenza, come di una comunicazione sommessa e indecisa.
-Sentite-, riprese Yuko alzandosi in piedi. Il suo tono tradiva fervore, -aiutateci, dateci carbonio. Possiamo provare col metodo che sto utilizzando con Jason. Per voi sono sostanze inutili, ma, voi, rispetto a Vael, avete molto più carbonio.-
E, detto questo, Yuko si sollevò la maglietta scoprendosi il ventre e il seno. Il corpo della aliena ripeteva fedelmente quello della giapponese venuta con la Emerald, ma il seno era forse più grosso e tondo, oltre ai capelli lunghissimi e alla statura lievemente più bassa.
-Se vi unite a me, posso prendere un po' del vostro carbonio. Voi non ci rimetterete nulla e sono sicura che potrete provare molto piacere.-
-Su questo non c'è dubbio.- Si sentì un commento sottovoce.
-E allora?- Insisteva la donna, ostentando il proprio irresistibile corpo. I capezzoli erano eretti nelle scure e ampie areole e il seno ballava elastico a ogni movimento che accompagnava l'infervorato discorso. La stretta vita e la curva dei fianchi intorno al pelo curato, a delta invertito, al di sopra delle cosce tonde e chiuse, quelle gambe toniche e sinuose e i piedi con le unghie smaltate. Un'immagine seducente e irresistibile. Un corpo perfetto, reso tale dalle fantasie e dai sogni di umani che l'avevano creata e plasmata per piacere, per sedurre, per costituire una tentazione su cui perdere la ragione. Sicuramente questa macchina concepita per fare sesso avrebbe regalato impagabili emozioni, prolungate sedute di sesso e amore avvolgente.
Tutto questo passava nelle menti dei tre osservatori, mentre sudori e flussi di sangue si alternavano tra fronti aggrottate e corpi cavernosi sollecitati in tute diventate troppo strette e inadeguate.
-Ma credo che sarebbe troppo poco, dico, lo sperma; quello che ne potresti ricavare.- Trovò il coraggio di dire il pilota francese, con una voce tremolante che tradiva una accesa lotta interiore.
-Cominciamo con poco, no? Sicuramente ne avete molto di più di lui.- Incitò Yuko indicando il biologo.-
-Io un pensiero me lo farei.-
-Aspetta, Blue, non facciamo cazzate-, si intromise Vandal, dopo una pausa imbarazzata. -Questa ti risucchia anche l'anima, altro che una scopata.-
-Fidatevi.- Insisteva l'orientale con un piccolo inchino in cui la curvatura del seno si accentuò, obnubilando i sensi ai tre che sembravano soggiogati dalla visione di quel corpo nudo offerto a loro, spontaneamente, con una promessa insita di sesso inedito. L'aliena si sfilò la maglietta e si prese i seni stringendoseli tra le mani. Scosse la testa per portare i capelli su una spalla e su un seno, una posizione molto provocante. Aprì poi le gambe per mostrare la vulva, spostando una mano per infilarsi due dita dentro.
-Cazzo, Wolff, e chi può resistere?- Blue si era fatto rosso in vivo. Vandal senza accorgersene, si era portato una mano agli inguini.
-Un attimo, ferma lì.- Gracchiò con voce rotta Wolff che sentiva su di sé il peso di decisioni che coinvolgevano tutto il suo team esplorativo. -Ma come avete fatto a prendere il carbonio al vero Jason?- Più che una informazione di carattere scientifico, sembrava una necessaria spiegazione prima di abbandonarsi al sesso puro. Tre uomini con una donna rappresentava un'occasione imperdibile, dando per scontato che il finto Vael sarebbe stato escluso dall'orgia.
-Eseguiamo una specie di elettroforesi magnetica.- Rispose la donna, che confermava di essere, tra tutti, l'organismo extraterrestre più evoluto, forse anche grazie al carbonio sottratto al finto ricercatore inglese in chissà quanti incontri di sesso.
-Cioè?-
-Uno di noi, ibrido o alieno puro, si distende su uno di voi, lo abbraccia e lo avvolge, convoglia le onde magnetiche dal campo planetario attraverso il proprio corpo, come se fosse un'antenna, verso il vostro. Agendo sulle cariche elettriche degli atomi quaternari sposta il carbonio e lo sostituisce con il silicio.-
-Non riesco a capire, non sono un fisico né un chimico.-
-Una volta spostato, il carbonio può essere integrato nella persona che ha eseguito l'elettromagnetoforesi, oppure impiegato per produrre un nuovo ibrido. È difficile da spiegare, ma te lo posso fare vedere.- E la donna si alzò, allungando un braccio e muovendosi verso il capo della missione.
-Ferma!- Intervenne ancora Vandal che non abbassava il livello di guardia. -Fermi tutti e due!-
I tre astronauti si accorsero tutti insieme che, in realtà, con le loro armi avrebbero fatto ben poco. La loro strumentazione era assolutamente inadeguata, quasi ridicola, ma per il momento i due ibridi non sembravano per nulla ostili e ubbidivano ai loro comandi senza opporsi.
-Hai detto che ci sono alieni puri. Dove sono? Non li abbiamo mai visti.- Continuò Wolff che cercava di carpire più informazioni possibili da questa persona socievole. Fin troppo collaborante.
-Loro sono sotto la superficie di quarzo.- Vael indicò il suolo sotto ai suoi piedi.
-E come sono fatti?-
-Difficile da spiegare, sono come dei miceli.- Disse la aliena che, oltre all'aspetto fisico, aveva ereditato solide conoscenze biologiche e scientifiche.
-Cioè?-
-Filamenti, come funghi sotterranei; si diramano, si spingono dappertutto. Sono già arrivati alla vostra astronave, ma si sono fermati ai supporti.-
Al pilota vennero in mente i piccoli cristalli di quarzo comparsi sui supporti della Amethyst già dai primi giorni dal loro sbarco. Quei simpatici, puri e graziosi cristalli vetrosi che erano stati oggetto di superficiali ricerche da parte del chimico e del biologo.
-E sono pericolosi?- Insistette lo svedese, preoccupato. Solo adesso scopriva che probabilmente ogni loro azione era già da tempo sotto lo stretto controllo degli animali di Qz-2, senza che loro se ne fossero minimamente accorti. Gli alieni erano ovunque e i terrestri quasi nulla sapevano di questi animali se non per quanto ora veniva comunicato attraverso queste forme umanoidi.
-Ma no.- Sembrò voler tranquillizzare l'orientale ibrida. -Abbiamo però visto che con il vostro carbonio possiamo costruire ibridi e aumentando le percentuali possiamo costituire una nuova specie che possa prendere il sopravvento sulle piante e cambiare l'ordine delle cose su questo pianeta.-
-Che ordine?- Si interessò Mauro.
-Sentite-, tagliò corto la donna, che si stava spazientendo, -abbiamo bisogno di carbonio.-
E, detto questo, si girò di schiena porgendo il sedere; le gambe aperte e il busto piegato in avanti mostravano un bellissimo culo tondo e alto, da cui occhieggiava lo scuro sfintere dell'ano e, più sotto, sporgeva una vulva polposa color prugna, impreziosita da una rada corona di peli neri. -Non vi piace? Davvero non volete unirvi a me?-
-Figa, è davvero difficile resistere.- Ammise Vandal.
-Senti, ne parliamo. Dobbiamo tornare alla base.- Intervenne Nielsen che voleva interrompere quella situazione di cui stava perdendo il controllo. Fece cenno agli altri di seguirlo sul rover. Ne avrebbero parlato con il resto della spedizione.
-Portateci con voi, ne discutiamo anche con gli altri.- Implorò la copia dell'asiatica
-No, non possiamo. Non ci stiamo.-
-Va bene, veniamo noi da voi, ma aspettateci e poi ci farete entrare.- Disse ancora Jason.
-Aspetta Nielsen, devo controllare le condizioni della capsula.- Disse di colpo Blue, ricordandosi del suo incarico. Come pilota e ingegnere spettava a lui la verifica dei due moduli di ricerca.
-Lascia stare, troppo pericoloso.- Rispose il comandante senza girarsi.
-Be', per ora non mi sembrano molto pericolosi. Fanno tutto quello che diciamo loro, pur sapendo che le nostre armi sono del tutto innocue.- Ammise Mauro.
-Ci metto dieci minuti, forse cinque!- Disse allora Blue, che stava già ritornando alla capsula.
-Uff-, dovette cedere il comandante, -cerca di fare in fretta, io scaldo il rover. Mauro, vai a controllare che non saltino fuori casini improvvisi. Stai pronto con le armi. Non si sa mai. Meglio non fidarsi troppo.-
-Obbedisco.- Rispose immediatamente il militare, correndo dietro al pilota francese, forse intuendo un secondo fine, e non volendo perdere l'occasione.
Il rover percorse rapidamente la distanza che separava i due moduli di ricerca, viaggiando lungo le linee di forza che avevano preservato un percorso quasi privo di vegetali quartziani.
Il mezzo fu arrestato a distanza di sicurezza, in un luogo nascosto, e l'equipaggio continuò a piedi cercando di non parlarsi alla radio per non farsi scoprire in anticipo, come già capitato alla Amy-1.
Non si vedeva alcun essere in movimento all'esterno e i tre, guardandosi in giro, si avvicinarono all'ingresso del laboratorio; Blue sbirciò da un oblò.
All'interno vide chiaramente un uomo nudo, di spalle, che stava possedendo una donna a gattoni, anche lei di spalle, alla pecorina.
Si allontanò di scatto dalla finestrella per evitare di fare ombre o riflessi che l'avrebbero tradito, ma fece cenno agli altri di avvicinarsi con cautela.
Wolff gli fece un cenno interrogativo e il pilota rispose con gesti espliciti e universali, mostrando due dita per segnalare le due persone, e mimando l'atto sessuale di prendere una donna da dietro e di trarne soddisfazione.
Sempre a braccia Vandal gli chiese se fosse matto, evitando di sporgersi al vetro.
Sugiton fece capire di seguirli. Poco lontano si slacciò il casco e spense l'apparecchiatura radio a corto raggio. Nielsen cercò di trattenerlo, ma il pilota lo rassicurò, indicando di spegnere le radio e di proseguire a bassa voce.
-Sei impazzito, Blue? Ci intossicheremo!- Lo rimproverò lo svedese con voce strozzata.
-Non preoccupatevi. L'aria è piena di ossigeno, ma a noi non fa male.- Li rassicurò il francese ricordando gli argomenti del biologo inglese. -D'altra parte-, proseguì ammiccando al modulo di ricerca, -ora è più importante non farsi scoprire.-
-Ok-, accettò il capo spedizione, -ma riduciamo al minimo l'esposizione a questa atmosfera. Cosa hai visto là dentro?-
-Ci sono due tizi che scopano, ma erano tutti e due di spalle.-
-A mo'? Ma è possibile che oggi tutti non facciano altro che sesso?- Si sorprese Mauro.
-Tutti tranne noi tre.- Disse il pilota con rammarico.
-Dai, ragazzi, manteniamo l'allerta. Hai riconosciuto qualche volto familiare?- Li richiamò Nielsen,
-Più che volti ho visto un paio di culi. Quello della donna non era affatto male. Sulle prime direi che si tratti di una copia della Nikura, se mi ricordo bene com'è fatta. L'altro poteva essere il finto Jason, anche se non gli ho mai visto le terga.-
-Va be'. E che facevano?-
-Te l'ho detto. Scopavano. E sembrava anche con impegno e soddisfazione.-
-Ma non pensano ad altro che al sesso questi alieni? Anche fra di loro, adesso. Ma che cazzo di pensieri gli abbiamo trasmesso?- Si lamentò il soldato.
-Che 'Jason' ha trasmesso loro.- Puntualizzò Blue. -Che facciamo, capo?- Continuò poi, diretto al comandante.
Nielsen stette a pensare. -Be', intanto possiamo aggiornare il censimento.- Cominciò. -Ci sono almeno quattro Yuko e un Jason, e tutti molto arrapati.-
-Dobbiamo cercare un contatto, Nielsen.- Insistette il militare. -Verificare le condizioni della capsula e la pericolosità dei quartziani.-
-Le tre troiette della Amy-1 non sembravano molto...- stava dicendo Blue, quando il loro colloquio fu interrotto da un fischio acuto.
Vandal sollevò il busto puntando le armi, mentre gli altri si giravano di scatto, chiudendo i caschi sulle tute: due persone li stavano scrutando dall'ingresso della navicella.
I due gruppi stettero a scrutarsi senza fare movimenti né proferire una sola parola.
Riconobbero la copia del biologo inglese, che si era messo un paio di calzoni rimanendo a torso nudo, e una ulteriore replica della dottoressa orientale, vestita solo di una maglietta bianca di ordinanza che le lasciava le cosce nude, e probabilmente non solo quelle.
-Finalmente siete venuti a prendermi.- Urlò loro il replicante di Vael, e fece cenno di avvicinarsi. La Yuko aliena intanto li accoglieva con un sorriso.
-A questo punto...- concluse Nielsen, slacciandosi il casco, ma riaccendendo la radio per cogliere eventuali comunicazioni aliene.
I tre si avvicinarono guardandosi intorno e puntando le armi.
-Ce n'è voluto di tempo.- Continuava il finto Jason.
-Che facciamo?- Chiese Sugiton.
-Facciamo tutti molta attenzione.- Rispose invece il guerriero.
Quando si avvicinarono fu a tutti evidente che la Yuko non portava mutandine.
-Notiamo, invece, che tu non ti stai per nulla annoiando, aspettandoci.- Rispose il pilota rivolto a Jason, per sdrammatizzare e riprendere una conversazione che non rivelasse le loro preoccupazioni.
-Be', tra una ricerca e l'altra, noi due da soli, che cos'altro dovevamo fare? Le comunicazioni con la Amethyst sono impossibili.- Rispose il finto prof, come se tutto fosse normale. -Ci riportate a casa?-
Tutti si rivolsero a Nielsen, che in realtà non aveva idea di cosa fare.
-Jason-, gli rispose cercando di prendere tempo per farsi venire uno spunto, -non possiamo.-
-E perché?-
-Lo sai.-
Jason e Yuko si guardarono senza capire.
-Che cosa dovremmo sapere?- Prese la parola la donna.
Vandal non abbassava le armi e Nielsen non sapeva cosa dire.
Prese la parola Blue: -Jason-, iniziò, facendo subito una pausa e schiarendosi la voce. -Abbiamo prelevato un tuo campione biologico e l'abbiamo analizzato.-
-Ah sì? E quando?-
-Abbiamo scoperto che tu non sei il vero Jason.- Continuò Sugiton, senza far caso alla domanda.
-Ma va! Sei impazzito? E cosa sarei, allora?-
-Sei un ibrido, Jason. Mi dispiace. La tua composizione è risultata solo al 25 % a base di carbonio, ma il restante è a base di silicio.- Il pilota concesse una pausa, per ponderare le reazioni dei due alieni. -Hanno manomesso la tua struttura questi alieni.-
-Ma siete impazziti? Yuko, dì qualcosa.- La copia dell'inglese non riusciva a capacitarsi, ma di fronte alla serietà del discorso del collega, stava perdendo la sua veemenza.
-Proprio Yuko, con Andrei e Hodei hanno fatto le analisi.- Proseguì Blue, mentre Nielsen annuiva.
-Ma che state dicendo?- Intervenne Yuko sbalordita.
-Ecco, neanche tu sei la vera Yuko.- Il pilota ostentava sicurezza e la sua espressione severa e concentrata gli dava credibilità. Soprattutto l'assenza di un atteggiamento ostile, che non era proprio del suo carattere, dava peso alle sue parole. -La dottoressa Nikura che ha fatto le analisi è nella Emerald. Anche tu, Yuko sei un ibrido.- E il francese rivolse alla copia dell'orientale uno sguardo che lasciava trasparire sincerità e rammarico.
-Ragazzi sto perdendo la pazienza. - Disse però l'ibrido del biologo, facendo un passo verso di loro e alzando un braccio.
-Fermo!- Gli intimò immediatamente Vandal, che aveva seguito il dialogo senza abbassare le armi.
L'altro si fermò alzando le braccia: -mi minacci?-
-Credi a noi, Jason.- Si inserì Nielsen. -I quartziani ti hanno risucchiato le molecole di carbonio e con una parte del tuo corpo terrestre hanno creato degli ibridi.- Spiegò, cercando di impiegare un lessico scientifico per risultare più credibile.
-Siete completamente rincretiniti.- Rispose invece l'inglese, rimanendo però a distanza dopo aver verificato di essere ancora sotto il tiro delle armi dell'italiano.
-Ascoltami, Vael-, provò a dire Blue, seguendo una propria intuizione, con uno sguardo amichevole che voleva edulcorare la minaccia delle armi, -tu dove abiti, sulla Terra?-
Il biologo stette immobile, pensieroso: -In questo momento non mi viene in mente. È da molto che siamo partiti.- Rispose confuso.
-Ma, almeno, in che nazione sei nato?-
-Non lo so.- Ammise l'alieno, ponendosi una mano sulla fronte, pensieroso.
-E tu, Yuko? Tu da dove vieni?- Proseguì il francese, impietoso.
-Dalla Terra.- Rispose la donna, semplicemente.
-Ma, di preciso, da che parte della Terra?-
Il piano del pilota stava rivelandosi al comandante Wolff che seguiva con attenzione le risposte, scrutando il volto dei due inconsapevoli ibridi.
-Dalla Terra e basta. C'è bisogno di specificare da che parte?-
Era chiaro che i due essere si trovavano in difficoltà, eppure tardavano ancora a rassegnarsi, ignari del peso delle loro argomentazioni in un discorso che a loro pareva futile.
-La Terra è divisa in continenti, nazioni, stati. Voi di che nazione siete?- Prese la parola Wolff per dare più peso alla questione.
I due si guardarono senza saper rispondere.
-Mi state stufando.- Sbottò infine il finto Vael. -Dov'è il rover?- Disse, muovendo alcuni passi con l'intento di superare i tre umani.
-Non ti muovere.- Intimò ancora Mauro, ma le sue parole non arrestarono il biologo che, alzando un braccio, lo mandò a quel paese.
Vandal gli sparò con la pistola a ultrasuoni, la quale non ottenne assolutamente alcun risultato. -Questa baracca è del tutto inutile.- Disse, abbandonando l'arma nelle mani di Blue. -Fermo!- Urlò ancora, ma il biologo prosegui senza neanche voltarsi. Fu allora il soldato gli sparò con la pistola laser, colpendolo a una coscia senza apparentemente fargli ancora nulla. Jason si fermò.
-Che cosa mi hai fatto?- Si girò verso l'italiano.
-Vedi, Jason?- rispose Mauro. -Ti ho colpito con un raggio laser e non ti ha fatto neanche il solletico.-
Il milite lanciò a Wolff uno sguardo non privo di preoccupazione, mentre Blue puntò l'arma a proiettili contro l'ibrido per essere pronto a un nuovo tentativo di assalto.
-Jason, la tua struttura è cambiata, sei diventato una roccia di silice.- Continuò Nielsen.
Il finto biologo si controllò l'arto, dove aveva percepito l'energia del laser, scoprendo una sottile escoriazione, abbastanza profonda, ma priva di sangue. -Prova ancora.- Chiese, rivolto al militare.
Per non rischiare, Vandal lo colpì sotto al ginocchio. Il raggio luminoso arrivò al bersaglio senza apparente danno, provocando solamente un rumore secco, con un piccolo batuffolo di fumo. Nessun dolore. Nel punto colpito, l'ibridò constato un taglietto profondo alcuni millimetri, ma nulla di più. -Ma di cosa sono fatto, allora?- Ammise con stupore. -Che mi sta succedendo?-
-E io?- Chiese Yuko alle loro spalle, incuriosita. -Sono anch'io ibrida?-
-Ne siamo quasi sicuri, Yuko. Purtroppo.- Rispose Wolff, colpito dal fatto che gli alieni sembrassero sinceri e realmente stupiti di non essere reali esseri umani.
-Tu-, disse la donna rivolta a Mauro, -prova a colpirmi con quel coso.-
I tre umani si guardarono stupefatti. Possibile che la esobiologa davvero non sapesse riconoscere un raggio laser?
Il soldato, con un po' di riluttanza, diresse l'arma contro il ventre della donna e azionò il raggio.
Come previsto, l'energia luminosa bucò solo la maglietta, senza ferire il ventre che vi si trovava celato.
Yuko alzò l'indumento per controllare la propria superficie, del tutto indifferente al fatto di trovarsi nuda al di sotto.
Lo sguardo dei tre astronauti fu calamitato per un attimo alla vulva della donna, che si mostrava sotto un sipario di seducenti peli neri.
-Guardate.- Disse Yuko, mostrando sul ventre un'incisione lunga due o tre centimetri. -Ma quel coso lì dovrebbe fare del male?- Disse poi, con uno sguardo scettico.
-Yuko, è un raggio laser.-
-E cioè?-
I tre ancora si guardarono, scambiandosi uno sguardo di intesa.
-È un'arma che dovrebbe tagliarti a metà.- Spiegò Mauro, in realtà deluso dell'inefficacia del proprio arsenale.
-A me sembra solo un innocuo raggio di luce. Prova su di lui.- Rispose l'asiatica, indicando, a caso, Blue.
-E no!- Si scansò subito il pilota.
-Ragazzi-, Jason interruppe gli esperimenti, -non ho idea di cosa non funzioni nella vostra arma, ma io sono assolutamente un essere umano. Su questo non ci piove. E voglio ritornare alla base.- Aggiunse, riprendendo con passo deciso l'intento di raggiungere il rover.
Blue allora gli sparò una breve raffica con la Skorpion che teneva in mano, passandola subito a Vandal, decisamente più esperto. I proiettili colpirono Jason a un fianco, scheggiandogli parte della sua superficie, ma nulla di più.
Il biologo si fermò ancora, guardandosi la regione scalfita. -Questa è proprio bella.- Disse ancora più stupito. -Ma non dovrei sentire dolore? Non dovrei perdere sangue?- Sussurrò come tra sé e sé, ritornando, finalmente, verso l'altra quartziana.
-Ma allora siamo ibridi?- Chiese ancora la finta dottoressa.
-Mi dispiace davvero, Yuko, ma temo proprio di sì.- Rispose Wolff.
-Sapete che me lo aspettavo?- Continuò, a sorpresa, la donna, lasciandosi cadere, seduta, sulla scaletta che dava accesso al modulo di ricerca.
I tre uomini si guardarono: la situazione con i quartziani forse stava progredendo.
-Per la verità non saprei neanche dire da quanto tempo sono qui, né come ci sono arrivata.- Confessò l'aliena, con un tono che tradiva una viscerale preoccupazione.
-Ogni tanto io comprendo di essere parte di questo pianeta-, ammise. -Jason, noi mangiamo queste piante di quarzo, no?- Disse rivolta al suo simile che la scrutava, ma sembrava non riuscire a seguirla nel ragionamento.
-Lui non ce la fa, non lo ammette.- Continuò la dottoressa, verso i tre umani, accennando al compagno di ricerca. Gli altri tre stavano in attesa. Si era di fronte a una svolta, una nuova consapevolezza.
-È per questo che io mi accoppio con lui. Per prendere da lui altre molecole di carbonio.- Spiegò.
-Lui non se ne fa nulla. Sono molecole sprecate.-
-Ma lo fai per aumentare il tuo carbonio?- Cercò di capire Wolff.
-Sì, certo. Poi, lo ammetto, mi piace anche, e piace anche a lui. Però, in questo modo, io guadagno altro carbonio, riesco a integrare nelle mie cellule altre strutture importanti che mi stanno cambiando.-
I tre umani seguivano questi discorsi con estrema attenzione. Questi esseri erano alla ricerca di un cambiamento. Eppure sembravano così aperti e sinceri, privi di malizia e sotterfugi. Era una questione interessantissima e da approfondire.
-Ma come fai, in questo momento, ad ammettere di essere... diversa?- Chiese il milite, senza però abbassare mai le armi.
-Sai, Mauro, non lo so. A volte mi sento umana, come se davvero fossi giunta qui dal vostro sistema, e mi sembra di sognare cose di questo pianeta. Le piante di silicati, i campi magnetici, le radiazioni di questa stella... altre volte mi sento aliena e sogno di cose terrestri, anche se, me ne rendo conto solo ora, non so assolutamente come sia fatta la Terra. Forse sogno cose inesistenti, pensieri astratti, proiezioni... ombre che ho ereditato insieme a questo poco di materia a base di carbonio, da colui che me l'ha donata.-
-Sentite-, si intromise Jason, -Io mi sento terrestre, anche se non riesco a capire come sia diventato così resistente a laser e proiettili, ma se dovessi davvero essere un ibrido, vi prego di uccidermi. Non lasciatemi qui, su Quartz-2, con questa consapevolezza di non essere più il biologo che ero sulla Terra. Potrei impazzire. Non abbandonatemi a un destino di esilio dal mio pianeta, dal mio corpo stesso, di cui non posso neanche immaginare un futuro. D'accordo? Fatelo per un amico, ok?-
-Ecco-, prese la parola lo scandinavo con un tono imbarazzato, -per noi questa situazione è una novità. Siamo usciti solo con ipotesi vaghe e visionarie, per vedere quanti eravate e se foste pericolosi. Non sappiamo, in realtà, dare risposte o indicazioni a questa situazione che si è creata. Voi: cosa volete esattamente? Di cosa avete bisogno? Cosa pensate di dover fare?-
-Dobbiamo evolvere, Nielsen- rispose Yuko, che sembrava l'aliena più evoluta, più razionale e consapevole, -e lo possiamo fare solo arricchendoci di altre molecole di carbonio. Noi non possiamo fissare il carbonio della nostra atmosfera, ma con il vostro aiuto possiamo aumentare il nostro carbonio, creare molecole più ricche e provare a sviluppare enzimi e meccanismi che ci consentano di utilizzare il carbonio che abbiamo, pur mantenendo una parte di silicio che ci consenta di nutrirci delle nostre piante e di restare adattati al nostro ambiente.-
-Ma noi, che aiuto possiamo darvi?- Si informò Sugiton.
-Potete darci il vostro carbonio, le molecole delle vostre cellule.- Rispose Jason che sembrava aver acquisito un barlume di obiettiva lucidità.
-Non basta che vi diamo cibi terrestri, sostanze organiche?-
-Non credo, abbiamo bisogno delle vostre strutture, non di molecole vegetali o di altri esseri del vostro mondo.- Continuò il professore.
-Ma così rischiate di ucciderci, lo capite?- Insistette Mauro.
-Non credo. Siamo già riusciti con uno di voi.- Spiegò Yuko.
-Ma lui è morto.- Ribatté Nielsen
-Non penso proprio.- Yuko e Jason si guardarono increduli, allargando le braccia.
-Ma sì, è privo di vita, l'avete ucciso.- Continuò il comandante, con una sfumatura di commozione. Gli alieni sembravano inconsapevoli dei risvolti delle loro azioni, compiute, forse, in buona fede.
-Questo non credo proprio.- Si scusò l'asiatica, che rimaneva comunque stupita e dispiaciuta. -Noi l'abbiamo trovato disteso per terra e abbiamo solamente preso i suoi atomi di carbonio. Non sappiamo neanche capire, in realtà, che cosa in voi definisca la vita e la morte. I suoi atomi sono stati sostituiti uno per uno.-
Il discorso oscillava tra biologia e chimica, ma stava deragliando verso questioni filosofiche, tutti argomenti su cui i tre umani non si sentivano competenti.
-Di questo dovremmo parlare con i nostri scienziati, ma non credo che a voi interessi un approfondimento.-
-Sì-, convenne la dottoressa, -almeno non in questo momento.- Gli ibridi fecero una pausa, sembrava che pensassero, o forse comunicavano qualcosa tra di loro. Alle apparecchiature delle loro radio i tre terrestri percepivano solo isolati crepitii di interferenza, come di una comunicazione sommessa e indecisa.
-Sentite-, riprese Yuko alzandosi in piedi. Il suo tono tradiva fervore, -aiutateci, dateci carbonio. Possiamo provare col metodo che sto utilizzando con Jason. Per voi sono sostanze inutili, ma, voi, rispetto a Vael, avete molto più carbonio.-
E, detto questo, Yuko si sollevò la maglietta scoprendosi il ventre e il seno. Il corpo della aliena ripeteva fedelmente quello della giapponese venuta con la Emerald, ma il seno era forse più grosso e tondo, oltre ai capelli lunghissimi e alla statura lievemente più bassa.
-Se vi unite a me, posso prendere un po' del vostro carbonio. Voi non ci rimetterete nulla e sono sicura che potrete provare molto piacere.-
-Su questo non c'è dubbio.- Si sentì un commento sottovoce.
-E allora?- Insisteva la donna, ostentando il proprio irresistibile corpo. I capezzoli erano eretti nelle scure e ampie areole e il seno ballava elastico a ogni movimento che accompagnava l'infervorato discorso. La stretta vita e la curva dei fianchi intorno al pelo curato, a delta invertito, al di sopra delle cosce tonde e chiuse, quelle gambe toniche e sinuose e i piedi con le unghie smaltate. Un'immagine seducente e irresistibile. Un corpo perfetto, reso tale dalle fantasie e dai sogni di umani che l'avevano creata e plasmata per piacere, per sedurre, per costituire una tentazione su cui perdere la ragione. Sicuramente questa macchina concepita per fare sesso avrebbe regalato impagabili emozioni, prolungate sedute di sesso e amore avvolgente.
Tutto questo passava nelle menti dei tre osservatori, mentre sudori e flussi di sangue si alternavano tra fronti aggrottate e corpi cavernosi sollecitati in tute diventate troppo strette e inadeguate.
-Ma credo che sarebbe troppo poco, dico, lo sperma; quello che ne potresti ricavare.- Trovò il coraggio di dire il pilota francese, con una voce tremolante che tradiva una accesa lotta interiore.
-Cominciamo con poco, no? Sicuramente ne avete molto di più di lui.- Incitò Yuko indicando il biologo.-
-Io un pensiero me lo farei.-
-Aspetta, Blue, non facciamo cazzate-, si intromise Vandal, dopo una pausa imbarazzata. -Questa ti risucchia anche l'anima, altro che una scopata.-
-Fidatevi.- Insisteva l'orientale con un piccolo inchino in cui la curvatura del seno si accentuò, obnubilando i sensi ai tre che sembravano soggiogati dalla visione di quel corpo nudo offerto a loro, spontaneamente, con una promessa insita di sesso inedito. L'aliena si sfilò la maglietta e si prese i seni stringendoseli tra le mani. Scosse la testa per portare i capelli su una spalla e su un seno, una posizione molto provocante. Aprì poi le gambe per mostrare la vulva, spostando una mano per infilarsi due dita dentro.
-Cazzo, Wolff, e chi può resistere?- Blue si era fatto rosso in vivo. Vandal senza accorgersene, si era portato una mano agli inguini.
-Un attimo, ferma lì.- Gracchiò con voce rotta Wolff che sentiva su di sé il peso di decisioni che coinvolgevano tutto il suo team esplorativo. -Ma come avete fatto a prendere il carbonio al vero Jason?- Più che una informazione di carattere scientifico, sembrava una necessaria spiegazione prima di abbandonarsi al sesso puro. Tre uomini con una donna rappresentava un'occasione imperdibile, dando per scontato che il finto Vael sarebbe stato escluso dall'orgia.
-Eseguiamo una specie di elettroforesi magnetica.- Rispose la donna, che confermava di essere, tra tutti, l'organismo extraterrestre più evoluto, forse anche grazie al carbonio sottratto al finto ricercatore inglese in chissà quanti incontri di sesso.
-Cioè?-
-Uno di noi, ibrido o alieno puro, si distende su uno di voi, lo abbraccia e lo avvolge, convoglia le onde magnetiche dal campo planetario attraverso il proprio corpo, come se fosse un'antenna, verso il vostro. Agendo sulle cariche elettriche degli atomi quaternari sposta il carbonio e lo sostituisce con il silicio.-
-Non riesco a capire, non sono un fisico né un chimico.-
-Una volta spostato, il carbonio può essere integrato nella persona che ha eseguito l'elettromagnetoforesi, oppure impiegato per produrre un nuovo ibrido. È difficile da spiegare, ma te lo posso fare vedere.- E la donna si alzò, allungando un braccio e muovendosi verso il capo della missione.
-Ferma!- Intervenne ancora Vandal che non abbassava il livello di guardia. -Fermi tutti e due!-
I tre astronauti si accorsero tutti insieme che, in realtà, con le loro armi avrebbero fatto ben poco. La loro strumentazione era assolutamente inadeguata, quasi ridicola, ma per il momento i due ibridi non sembravano per nulla ostili e ubbidivano ai loro comandi senza opporsi.
-Hai detto che ci sono alieni puri. Dove sono? Non li abbiamo mai visti.- Continuò Wolff che cercava di carpire più informazioni possibili da questa persona socievole. Fin troppo collaborante.
-Loro sono sotto la superficie di quarzo.- Vael indicò il suolo sotto ai suoi piedi.
-E come sono fatti?-
-Difficile da spiegare, sono come dei miceli.- Disse la aliena che, oltre all'aspetto fisico, aveva ereditato solide conoscenze biologiche e scientifiche.
-Cioè?-
-Filamenti, come funghi sotterranei; si diramano, si spingono dappertutto. Sono già arrivati alla vostra astronave, ma si sono fermati ai supporti.-
Al pilota vennero in mente i piccoli cristalli di quarzo comparsi sui supporti della Amethyst già dai primi giorni dal loro sbarco. Quei simpatici, puri e graziosi cristalli vetrosi che erano stati oggetto di superficiali ricerche da parte del chimico e del biologo.
-E sono pericolosi?- Insistette lo svedese, preoccupato. Solo adesso scopriva che probabilmente ogni loro azione era già da tempo sotto lo stretto controllo degli animali di Qz-2, senza che loro se ne fossero minimamente accorti. Gli alieni erano ovunque e i terrestri quasi nulla sapevano di questi animali se non per quanto ora veniva comunicato attraverso queste forme umanoidi.
-Ma no.- Sembrò voler tranquillizzare l'orientale ibrida. -Abbiamo però visto che con il vostro carbonio possiamo costruire ibridi e aumentando le percentuali possiamo costituire una nuova specie che possa prendere il sopravvento sulle piante e cambiare l'ordine delle cose su questo pianeta.-
-Che ordine?- Si interessò Mauro.
-Sentite-, tagliò corto la donna, che si stava spazientendo, -abbiamo bisogno di carbonio.-
E, detto questo, si girò di schiena porgendo il sedere; le gambe aperte e il busto piegato in avanti mostravano un bellissimo culo tondo e alto, da cui occhieggiava lo scuro sfintere dell'ano e, più sotto, sporgeva una vulva polposa color prugna, impreziosita da una rada corona di peli neri. -Non vi piace? Davvero non volete unirvi a me?-
-Figa, è davvero difficile resistere.- Ammise Vandal.
-Senti, ne parliamo. Dobbiamo tornare alla base.- Intervenne Nielsen che voleva interrompere quella situazione di cui stava perdendo il controllo. Fece cenno agli altri di seguirlo sul rover. Ne avrebbero parlato con il resto della spedizione.
-Portateci con voi, ne discutiamo anche con gli altri.- Implorò la copia dell'asiatica
-No, non possiamo. Non ci stiamo.-
-Va bene, veniamo noi da voi, ma aspettateci e poi ci farete entrare.- Disse ancora Jason.
-Aspetta Nielsen, devo controllare le condizioni della capsula.- Disse di colpo Blue, ricordandosi del suo incarico. Come pilota e ingegnere spettava a lui la verifica dei due moduli di ricerca.
-Lascia stare, troppo pericoloso.- Rispose il comandante senza girarsi.
-Be', per ora non mi sembrano molto pericolosi. Fanno tutto quello che diciamo loro, pur sapendo che le nostre armi sono del tutto innocue.- Ammise Mauro.
-Ci metto dieci minuti, forse cinque!- Disse allora Blue, che stava già ritornando alla capsula.
-Uff-, dovette cedere il comandante, -cerca di fare in fretta, io scaldo il rover. Mauro, vai a controllare che non saltino fuori casini improvvisi. Stai pronto con le armi. Non si sa mai. Meglio non fidarsi troppo.-
-Obbedisco.- Rispose immediatamente il militare, correndo dietro al pilota francese, forse intuendo un secondo fine, e non volendo perdere l'occasione.
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