Quartz-2. Capitolo 7. Sesso a bordo della Amy-3.

di
genere
fantascienza

Capitolo 7

Cominciava a essere buio all'esterno delle astronavi, quando Yuko uscì dal portellone posteriore della Emerald. Camminando china raggiunse l'entrata di servizio della Amy-3, all'interno della quale, sotto una fioca luce, riconobbe da un oblò la figura di Jason Vael.
Nella sala di comando della Amethyst Morr, Wolff e Vandal seguivano attentamente la scena, selezionata di volta in volta per un maxi schermo da uno dei tanti monitor, ognuno collegato con una telecamera. Gli ambienti interni della Amy-3 in cui si trovava il biologo inglese erano dettagliatamente monitorati da numerose telecamere nascoste.
I tre indossavano già la tuta spaziale, qualora avessero dovuto intervenire tempestivamente.
Gli altri erano stati congedati con l'ordine di tenersi pronti in caso di allarme nelle loro stanze, ma Blue era riuscito a collegarsi con i monitor della sala comando per riprodurre le scene delle telecamere anche sul maxi schermo della Emerald, dove, poi, infine, si erano riuniti lui e Hodei. Inizialmente Morr si era opposto per cercare di salvaguardare almeno in parte la privacy di Yuko, ma alla fine aveva lasciato perdere. In fondo era importante che tutti fossero pronti a intervenire, senza aspettare una chiamata. E poi, insomma, riconosceva che tutto l'equipaggio era da mesi in una forzata clausura che imponeva una castità dura da sostenere e che forse avrebbe trovato in questa occasione una valvola di sfogo. Alla giapponese non sarebbe stata comunicata questa risoluzione.
Krasnyj fu l'unico a sottostare all'ordine del comandante, rimanendo, pronto, nella sua stanza.

L'immagine della donna in tuta spaziale all'esterno dei moduli di atterraggio scorreva sui monitor dell'equipaggio.
La cosmonauta bussò delicatamente all'oblò della Amy-3.
All'interno il professor Vael sobbalzò spaventato, si avvicino con circospezione all'oblò e lanciò un'esclamazione di sorpresa quando riconobbe la collega orientale.
Questa gli fece cenno di aprire il portellone di servizio ponendosi l'indice di fronte al casco, per raccomandare il silenzio.
Tutto sembrava procedere per il meglio. Sugli schermi nelle due stazioni di comando, si vide l'inglese guardarsi intorno con sospetto, abbassare l'intensità delle luci, chiudere le coperture degli oblò esterni e aprire il portellone, facendo entrare l'esobiologa.
Il cavallo di Troia era entrato tra le mura nemiche.
-Yuko, che ci fai qui?- Chiese subito Vael con la voce strozzata, mentre la giapponese si slacciava il casco della tuta.
-Parla pure tranquillamente, Jason. Qui non ci sentirà né vedrà nessuno.- Rispose l'asiatica, tirando un bel respiro, appoggiando il casco su un ripiano.
-Ma va! Avranno messo decine di telecamere e microfoni.-
-Non preoccuparti-, lo rassicurò la nipponica, -controllano solo il perimetro esterno. I collegamenti saltano tutti, lo sai, con questo campo magnetico, e ho mascherato temporaneamente le telecamere esterne del settore posteriore con due dei miei collant.-
-Ma perché fai tutto questo? Sei venuta a prendermi?-
-No Jason, per ora ti è vietato l'ingresso nei moduli di atterraggio, sono venuta qui di nascosto, volevo vederti.-
-Mio dio, Yuko, ti ringrazio.- Il biologo si avvicinò alla donna, abbracciandola attraverso la tuta spaziale, -non hai idea di come sto, di come posso stare. Sono isolato da giorni, abbandonato. Non mi fanno entrare. Non ho neanche cibo, solo acqua.-
-Lo so Jason, mi dispiace un sacco. Per questo ho disubbidito alle regole e sono venuta a trovarti. Non ce la facevo a tollerare la situazione che si è creata.-
-Quel Morr è un coglione, un despota. Non capisce nulla, ma impone tutto quello che gli passa per la testa. Non lo sopporto.-
-Jason, lui si comporta da capo spedizione, lo sai. Sono successe cose difficili da spiegare, è stato trovato un corpo identico al tuo, fuori dalla Amy-1. C'è il timore che i quartziani stiano riproducendo delle forme umane, la tua, e forse anche la mia.- La giapponese provava a sondare il terreno per carpire qualche notizia.
Davanti agli schermi, nei moduli di controllo, l'attenzione ai dialoghi era massima. Vandal continuava a tormentare con la mano, nervosamente, una specie di pistola LASER che teneva in un'apposita fondina.
-Sì, Yuko, sta succedendo un gran casino e non ci capisco più niente nemmeno io. Per questo è importante che io venga riammesso nella Amethyst per proseguire insieme a te e ai due chimici le ricerche. Qualcosa sta cambiando molto velocemente, qui.-
-Ma hai visto altre copie di me in giro?-
A questa domanda tutti si avvicinarono agli schermi.
-Guarda, Yuko. Non si capisce più nulla su questo pianeta negli ultimi giorni. Faccio anch'io fatica a orientarmi.- La dottoressa decise che per il momento era meglio lasciar perdere questo argomento, per non insospettire il biologo e perdere l'obiettivo primario. Bisognava procedere.
-Dai, aiutami a togliere un poco questa dannata tuta. -Ricominciò l'asiatica perseguendo il suo obiettivo. -Che fastidio. Ma come avete fatto voi a lavorare per settimane con questo sarcofago addosso?-
-Non ti dico, Yuko. Per fortuna che almeno tu mi capisci. Dopo i primi giorni, quando ho cominciato a lavorare da solo, me ne sono fregato e sono andato in giro senza.-
La giapponese intanto si stava spogliando. Non era una donna in canottiera e tanga, quella che apparve, però, al professor Vael, questa volta, ma una giovane in calzoni corti e una T-shirt attillata in tessuto sottile sotto il quale appariva evidente un reggiseno in raso rosso, riconoscibile anche da una spallina visibile su una spalla rimasta mezza nuda per lo spostamento della maglietta.
-Sei in ottima forma, Yuko.- Apprezzò l'inglese, con soddisfazione della donna che poteva verificare il rinnovato interesse del collega verso il proprio corpo. -Ti sei portata la biancheria di capodanno?-
Il biologo aveva notato l'intimo in rosso.
-Ho portato qualcosa che mi faceva piacere indossare di tanto in tanto, Jason-, rispose Yuko, distrattamente. -Staremo qui ancora parecchio tempo e non volevo rinunciare a essere attraente, anche solo per me stessa.-
-Hai intenzione di sedurre qualcuno, dottoressa?- Jason stava portando l'argomento sul sesso, spontaneamente. Il compito della nipponica risultava agevolato.
Yuko gli sorrise, deliziosamente, prendendogli una mano fra le sue. Poi lo additò con il mento: -Dì la verità, ti piacerebbe vederlo?-
-E certo che mi piacerebbe vederlo. È da anni che vorrei vederti in biancheria intima.-
Il vecchio prof non era cambiato per nulla, pensò la dottoressa.
Yuko si tolse la cuffietta che teneva in testa. Il campo magnetico le sollevò la chioma, come previsto, ma molto meno di quanto la donna avesse temuto.
-Hai tagliato i capelli, Yuko! Me li ricordavo lunghi fino al sedere. Quei bellissimi capelli, quel crine da puledra indomita.-
La giapponese sorrise, ravvivandosi la capigliatura con le mani, -Sì, Jason. Per la spedizione ho dovuto farlo. Spero che ti piaccia la mia nuova pettinatura.-
-Sei stupenda, come sei sempre stata.-
Yuko sorrise, ma poi, di colpo si fece seria e professionale. -Senti, Jason. Sei proprio sicuro di non volerti sottoporre a un prelievo di sangue? Te lo faccio io, ok? Così controllo se stai bene dopo tanto tempo che vaghi disperso su questo pianeta.-
Il biologo sorrise, scuotendo la testa: -direi che proprio non se ne parla. Non ne ho alcuna intenzione. Ma spero che tu non sia venuta qui solo per questo.- Il tono della voce si era fatto freddo e distaccato; l'inglese si era alzato in piedi. Nei due centri di controllo, sulla Amethyst e sulla Emerald, tutti si misero in piedi.
-Lo immaginavo. Sei un testone, Jason, lo sei sempre stato.- Rispose la scienziata. Poi gli si riavvicinò, prendendogli una mano e appoggiandogli la fronte sul mento. -E non sono venuta per questo.- Sussurrò avvicinandosi al suo corpo.
-E per che cosa sei venuta, allora?- Bisbigliò Vael, cingendole la sottile vita con un braccio e baciandole la fronte.
Lei non rispose nulla. Alzò il volto e le sue labbra si accostarono a quelle di lui. I due si baciarono, gli occhi chiusi; le braccia dell'uomo la strinsero a sé e lei si lasciò avvolgere, morbida e flessuosa come un giunco, con un solo gemito di desiderio e di passione.
Cinque astronauti, tre sulla Amethyst e due sulla Emerald, videro sui maxi schermi un uomo intento a tempestare di baci una donna orientale che si abbandonava alle sue appassionate attenzioni.
Baci sul collo, sulla spalla rimasta nuda sotto una maglietta che, spostata, esibiva ancora l'orlo di seta rossa di un reggiseno creato per sedurre. Mani che si aggrappavano alla schiena della giovane astronauta, che si infilavano sotto alla maglietta in cerca del contatto con una pelle nuda, tiepida e sensibile, che le tastavano il sedere, scivolando sulle cosce nude.
Morr provò una stretta al cuore, ma si morse un labbro e strinse i pugni, continuando a scrutare la scena. Dalle casse acustiche si percepivano, netti, i lamenti di piacere della donna che si immolava all'esperimento scientifico per salvare tutto l'equipaggio.
Presto una mano di Vael cercò di infilarsi nei calzoncini della giapponese, mentre l'altra, sotto la maglietta, le palpava il seno.
Yuko stringeva al collo il collega, quasi aggrappata, gli occhi chiusi e la testa abbandonata indietro, in un'espressione di piacere e di desiderio, gemente e sospirante a ogni approccio del biologo.
Come una vittima appesa a un palo della tortura, un agnello da immolare per una festa di paese.
-Aspetta.- Gemette la astronauta sentendo la mano del collega incastrata nei propri calzoncini.
Si distaccò un attimo da lui che ancora fremeva, continuando a guardarla, con le mani inconsciamente tese verso il suo corpo, per riaverla, possederla, farla sua.
Lei si slacciò i calzoncini, lentamente, guardandolo negli occhi, come una professionista.
Il bottone, poi la cerniera, lentamente, agevolando lo sguardo sulle sue mutandine rosse, che, molto trasparenti, mostravano già il pelo nero del suo pube incorniciato di seta rossa.
I calzoncini scivolarono su due cosce toniche e abbronzate, lasciando uno slip molto succinto a effimera guardia dell'ultimo baluardo. Si sfilò la maglietta esibendo un forte seno, pieno, che implorava di essere liberato dal reggiseno che lo racchiudeva ingiustamente. I capezzoli, grandi e scuri si stagliavano attraverso il tessuto trasparente. L'insostenibile contrasto della lucida seta rossa con la pelle setosa e abbronzata di una carnagione orientale del sud dell'arcipelago del Giappone.
Al di là dei monitor, nelle sale di controllo, l'imbarazzo duellava contro un'eccitazione incontrollabile. Blue si era preso l'uccello in mano, attraverso i calzoni della tuta; gli altri soffrivano per un'erezione che non poteva trovare sfogo. Solo Andrei era impegnato in una difficile partita a scacchi.
-Porca miseria.- Sussurrò Vandal, e Morr lo guardò con stizza, senza però dire nulla.
Vael, nella Amy-3, si era avventato su quel corpo come un selvaggio. Con la lingua ne percorreva le curve, sul collo fino alle ascelle, fra i seni e dietro alle orecchie.
L'odore della donna lo obnubilava. Odore di pelle, estrogeni, profumo, sudore. Odore di desiderio sessuale, sentore di figa bagnata.
Con le mani abbracciava quell'esile corpo, le dita scorrevano sulla schiena nuda, infilandosi nell'elastico delle mutandine, nel solco tra le natiche, tra le sode rotondità dei glutei, fino al punto di convergenza delle cosce, dove un pertugio bagnato lasciò scivolare le dita al suo interno, accolto da un gemito della donna e da una scossa di piacere.
Come una furia Vael si liberò dei vestiti. Un'erezione bollente si impose sullo schermo dei monitor, urtando contro il corpo della donna, pulsando dolorosamente.
L'anziano professore si sporse oltre la spalla della giovane dottoressa per slacciarle il reggiseno.
Lei se lo sfilò, mostrandosi in tutta la sua bellezza. Un seno alto, sodo ed elastico, staccato e provocante. Le areole scure e lucide, i capezzoli gonfi e appuntiti, diretti lievemente verso l'alto, due lamponi morbidi e vellutati.
In silenzio si sfilò le mutandine rimanendo completamente nuda davanti agli occhi del biologo e alle telecamere nascoste. Un ciuffo di corti peli neri, ordinati e curati, a forma di delta rovesciato, sembrava indicare, come un cartello stradale, la successiva tappa di un sentiero di dissoluzione.
Tra le cosce pudicamente chiuse, si intravedeva la scura mole della vulva che sporgeva sotto il pube.
-Prendimi, Jason, lo desidero, adesso!- Implorò lei, mentre in sala comando gli astronauti sgranavano gli occhi davanti al maxi schermo.
Lui le prese i seni fra le mani, strizzandoli. Se li fece scivolare tra le palme pinzando i capezzoli tra le dita. Poi li avvicinò fino a farli toccare tra loro, compiaciuto della consistenza del tessuto. Li strinse di nuovo assaporando la visione delle proprie falangi che affondavano nelle ghiandole e queste che riprendevano forma quando lasciate andare. Diede una piccola sberla a un seno, che vibrò sensuale ed elastico. Poi ci si buttò sopra prendendoseli in bocca, succhiandoli e mordendoli, mentre Yuko gemeva di piacere, le sue dita tra i capelli dell'inglese a sorreggerlo contro il proprio petto.
Lui le allargò i seni affondandoci in mezzo la faccia e stringendoseli sulle gote, caldi e sodi. Poi ancora succhiò i capezzoli, mordendoli, pizzicandoli, finchè Yuko, sopraffatta dal piacere, piegò le ginocchia stendendosi sul lettino e tirandosi l'uomo sopra di sé.
Lui si mise in ginocchio alla base della branda, prese le gambe della donna e le aprì, contemplando la vulva bagnata di eccitazione. Le baciò l'interno delle cosce, alternando morsi e baci a lunghe leccate che si infrangevano sugli inguini, sfiorando le grandi labbra e accrescendo il desiderio della donna senza mai placarlo.
-Quanto deve durare questa tortura?- Bofonchiò Jeremia che si accorgeva di desiderare quella donna al di sopra della propria anima e scopriva un senso di protezione nei suoi confronti e di ribellione davanti alle immagini del biologo che ora la stava possedendo e la faceva, forse, anche godere.
Qualcuno, nella penombra, faceva andare la mano sulla verga, davanti a quelle scene irresistibili, a quella femmina stupenda che si spogliava e si faceva baciare, leccare, palpare, possedere. Quella donna che ora fremeva di desiderio e gemeva di piacere, e che poco prima era stata davanti a loro, a portata di mano, con tutto quel potenziale che nascondeva sotto ai vestiti, quella passione, quelle capacità seduttive che ora emergevano, insospettabili, e che da ora in poi avrebbero condizionato i loro pensieri e i loro desideri, i loro sogni notturni e le loro successive masturbazioni. Lei che sarebbe ritornata in mezzo a loro, tangibile, concreta e tremendamente desiderabile quanto inaccessibile.
Jason allargò ancora di più le cosce della giapponese, si avvicinò a quella vulva scura come una prugna, bagnata come una spugna, e annusò voluttuosamente l'odore di figa eccitata.
Una goccia di muco gemeva tra le piccole labbra, scure e grinzose, gonfie di sangue, e colava verso il sedere dell'asiatica.
-Allora, sono meglio io o le altre Yuko di Quartz-2?- Ebbe la lucidità di chiedere la scienziata.
-Tu sei imbattibile, sei la migliore, l'unica vera!- Confessò l'inglese.
-Ma quante sono, quante te ne sei fatte, eh, Jason, mentre aspettavi l'originale?-
-Guarda, non le ho contate, non me lo ricordo neanche, ma nessuna è come te, te lo giuro!- E, detto questo, il professore si avvicinò di nuovo a quella vulva beante, che si contraeva ritmicamente, chiamandolo a penetrarla, a entrarci dentro. Succhiò a una a una le piccole labbra, lasciandosele scivolare fra i denti, mentre Yuko si abbandonò a lunghi sospiri non trattenuti. Poi, con una pazienza infinita, l'anziano donnaiolo allargò le due ancelle scure con le dita, sul vestibolo vaginale che gli si apriva di fronte, rosso come il fuoco, bagnato e lucido coma una ciliegia matura.
Scoprì il clitoride, piccola perla grigio-rosa, che pulsava e si contraeva, e lo sfiorò con la punta della lingua, bagnata di abbondante saliva.
-Aaaaahhh!- Gemette la giapponese, sopraffatta dalle sensazioni, incapace di ragionare, soggiogata completamente dalla passione e dal desiderio.
Lui le succhiò il germoglio, facendole contrarre il bacino in una spinta che chiedeva imperiosamente di penetrarla, di entrarle dentro. Poi ancora, delicate carezze con la lingua, timide suzioni che facevano gemere la donna che ormai non riusciva più a trattenersi e cominciava a emettere piccole urla incontrollate.
-Coraggio Yuko-, sussurrava Jeremia, e intanto si accorse di piangere.
-Non dimenticare i preservativi-, gli fece eco Nielsen, preoccupato che la donna perdesse ogni controllo.
Poco più indietro Vandal fu costretto a darsi piacere, non potendo più resistere all'erezione; lo stesso avveniva nella Emerald, dove, due uomini soli, si abbandonavano a un desiderio rimandato, represso per troppo tempo.
-Entrami dentro, Jason-, sussurrò Yuko, con la voce rotta dai sussulti del corpo, -scopami, non ce la faccio più.-
Lui le diede ancora due leccate, dal sedere fino al clitoride, lente e profonde, che ancora fecero urlare la giapponese per sensazioni ormai incontrollabili.
Lui si alzò, trionfante e padrone.
Si avvicinò al volto della donna porgendole la verga. Lei la prese in bocca, tenendola stretta e muovendosi lentamente avanti e indietro, lambendola con la lingua e con le guance, mentre l'inglese emetteva rochi vocalizzi di piacere.
-Aspetta Jason, non venirmi in bocca.- Si tirò un attimo indietro la dottoressa.
-E perché? Cosa ci sarebbe di male?- Rispose lui stupito, forse anche un po' seccato.
-Ti voglio dentro di me, voglio sentire che mi penetri, tenerti al mio interno, sentire il tuo calore, la tua forza nel mio ventre.-
-Penso di poterti accontentare.- Rispose lui, spostandosi verso le cosce, ancora aperte, della donna.
Le prese le gambe tra le mani e le aprì, ammirando la vulva che si apriva sotto l'ordinato pelo del pube.
-Aspetta.- Disse lei.
-Che c'è ancora?-
Lei si sporse verso la tuta spaziale e ne trasse un preservativo color viola.
-Ma Yuko, ti sei portata i goldoni?-
-Se non ci pensa una donna, a queste cose! Se dovessimo aspettare voi uomini! Non voglio continuare la missione mentre sono incinta. Mi farebbero rientrare.-
-Giustissimo.-
L'asiatica sistemò di persona il sacchettino sul pene dell'uomo, dopo averlo ravvivato riprendendoselo in bocca per una rapida lucidata.
-E ora sbattimi, Jason!- Disse infine la nipponica spalancando le cosce.
Davanti ai monitor tirarono un sospiro di sollievo, mentre Morr si mise una mano sul petto sentendo un dolore profondo.
Vael fu gentile. Si appoggiò delicatamente tra le cosce della giovane orientale, vi entrò dentro lentamente per uscirne subito. Il contatto della cappella contro le labbra molli e sature di muco della vulva era stato ottenebrante. Rientrò delicatamente, la seconda volta, progredendo lentamente, fino in fondo.
Yuko esalò un gemito strozzato, lungo come era stata la penetrazione, dal primo centimetro fin quasi contro l'utero. Quella sensazione di dilatazione, di riempimento, di penetrazione senza ostacoli, quel contatto interno e intimo, caldo e duro, le spensero gli ultimi bagliori della coscienza.
Sì, soprattutto duro e tenace, fu quel contatto.
La donna abbandonò la ragione. Ora era solo una femmina, un mammifero che agognava l'accoppiamento, la possessione, il dominio maschile. Atavici riti di fertilizzazione, istinti riproduttivi evoluti in milioni di anni. Piacere profondo e interno.
Strinse le cosce attorno al lombi del biologo, stringendolo nella morsa delle sue gambe, per tenerselo dentro, più dentro, interno al suo ventre e non lasciarlo più andare.
Lui spingeva e sbuffava, lei porgeva il bacino incontro al cazzo che la penetrava, gemendo, urlando ogni volta più forte, graffiandolo sulla schiena, tirandogli i capelli, posseduta dal demonio del piacere, obnubilata dai sensi e dal desiderio.
Ebbe lei un primo orgasmo, focoso, agitato, vaginale, poi il rilassamento mentre ancora lui spingeva e quando lo sentì sciogliersi al culmine del piacere, anche lei si lasciò andare a un secondo orgasmo, strizzandosi una tetta, stringendo i denti, urlando e scuotendo il bacino contro la forza virile che la penetrava ancora.
Poi il deliquio.
-Attenta Yuko.- Ringhiò sottovoce Nielsen, che temeva di perdere tutto lo scopo della difficile strategia.
Jason si era lasciato andare sul corpo sudato dell'asiatica. I loro respiri scossi dall'orgasmo recente, le loro menti obnubilate. Una pausa che agli spettatori a distanza apparve infinita.
Poi un piccolo movimento.
Una mano comparve tra le cosce di Yuko.
La giapponese scostò prudentemente il corpo che l'aveva penetrata, reggendo il sacchetto viola alla base del pene.
Adagiò il corpo dell'uomo sulla branda, sempre tenendogli la base del pene. Gli sfilò il condom, lo legò e lo nascose nel marsupio della tuta spaziale.
-Cosa stai facendo?- Sbadigliò l'inglese, vedendola armeggiare.
-Ti ho tolto il preservativo, Jason, prima che mi si svuotasse tutto in vagina. Sai com'è.-
-È stato magnifico.-
Lei sorrise, chiudendo rapidamente la cerniera del marsupio.
Lui la vide di schiena. -Hai un bellissimo sedere, sai Yuko?-
-Faccio molto sport in montagna, lo sai Jason, no?-
-Non ci siamo più visti per tanto tempo.- Rispose lui, allungando le braccia e prendendola per i fianchi per tirarla a sé, di nuovo sulla branda.
Lei si lasciò trasportare e poco dopo era sdraiata di ventre sul lettino. Lui si sdraiò su di lei, da dietro, baciandola sul collo, sotto il mento, mentre montava una nuova erezione, strofinandogli il pene tra i glutei.
-Ne hai ancora, Jason? Non ti facevo così forte.-
-Mi sottovaluti, ragazza.-
Il biologo le si mise a cavalcioni, sollevando il busto. Sotto di lui giaceva la giapponese, nuda. La sua schiena sinuosa si risollevava verso il bacino, sporgendo due glutei formosi, forti e sodi.
Lui con le mani le sollevò le anche e cominciò a leccarle il sedere aprendole le natiche.
L'asiatica capì che la missione non era ancora finita e rinunciò a opporsi.
Jason le teneva il sedere sollevato. Con due dita le entrò ancora in vagina, massaggiandole il clitoride, e con la lingua cominciò a stimolarle il buco del culo.
Yuko ricominciò ad ansimare, ondeggiando il sedere verso la lingua che cercava di penetrarla.
Jason si spostò, infilandole un dito nel sedere, mentre la donna accoglieva la nuova introspezione con un sospiro di piacere.
-Vuoi scoparmi di nuovo? Sei uno stallone, altrochè anziano professore.-
-Grazie, collega. Ma questa volta vorrei conoscerti da un altro punto di vista.-
Yuko sorrise, accondiscendente. -Vorrà dire che consumerò un altro preservativo della mia piccola collezione.- Si limitò a dire.
-Be', qui non dovresti rimanere incinta, dottoressa, o no?-
-Dimentichi le malattie, professore. Chissà quante donnine ti sei portato a letto in questi anni, per non contare le Yuko di silicio che ti sei scopato qui.-
-Le Yuko di silicio non dovrebbero avere alcuna malattia, almeno lo spero.-
-E che ne sappiamo noi? Comunque bastano le tue studentesse di Cambridge, che non mi risulta sia esattamente un convento per suore di clausura.-
Jason si mise a ridere, sconfitto dalla logica inoppugnabile della dottoressa del Sol Levante.
Fu lei stessa a sistemare il nuovo preservativo, di un bel giallo limone.
-E adesso fammi vedere quanto è stretto il tuo culetto.- Riprese lui, sollevando il bacino della collega per farle sporgere bene il sedere in fuori.
Con delicatezza le appoggiò il glande sull'orifizio anale, spinse leggermente fino a entrare. Yuko tratteneva intanto un gemito di dolore.
Quando fu dentro, l'inglese si spinse più in profondità.
-Aspetta- Disse ancora Yuko.
-Che c'è ancora?-
-Voglio vederti mentre mi scopi nel culo, voglio guardarti in faccia mentre mi vieni da dietro e voglio farti vedere come godo quando mi inculi.-
-Ti piace prenderlo nel culo? Sei una maialina, Yuko, non pensavo.-
-Tu mi conosci così poco, Jason. E quando sono molto eccitata, nel culo mi piace un sacco.-
-E allora, che aspettiamo?- Vael uscì e lei si girò mostrandogli i seni e la vulva, tra le cosce aperte.
Lui le diede ancora alcune leccate sul clitoride per riattivare la circolazione. Alcuni colpi in vagina, poi sollevò Yuko per le caviglie evidenziandone il buco del sedere che, scuro e stretto, aspettava il suo destino. Ci sputò sopra della saliva e riaprì le cosce della donna che si sporgeva, tenendo alzato il bacino. Con circospezione Jason presentò nuovamente la cappella all'ingresso dello stretto pertugio. Fece forza e lentamente entrò per la seconda volta, mentre Yuko dissimulava una smorfia di dolore.
Non soddisfatto il professore uscì dal buco.
-Un attimo.- Disse allora la giapponese. Si mise due dita nella vagina tirandole fuori coperte di muco filante. Si mise allora prima uno e poi tutte e due le dita nel sedere, lubrificando l'orifizio. Poi ripetè l'operazione sul pene dell'astronauta.
-Ok, riprova ora.-
Il secondo tentativo andò meglio. Il cazzo dell'inglese si innestò nello sfintere anale dell'orientale.
Lui iniziò a spingere lentamente, mentre progressivamente il pene entrava nel sedere della donna.
Dopo alcune escursioni, il membro iniziò a muoversi più agevolmente.
-Ecco-, disse anche la giovane, -ora comincia a essere piacevole.-
Lui lentamente affondò tutta la lunghezza del suo pene, mentre la nipponica iniziava a sospirare.
-Quanto sei stretta, Yuko.- Mormorava il biologo, con evidente soddisfazione.
Presto il ritmo accelerò, insieme agli sbuffi del britannico e ai rinnovati gemiti della sua temporanea concubina.
Lui la inculava e intanto le succhiava i capezzoli, mentre lei cominciò a massaggiarsi il clitoride per rendere più piacevole l'amplesso.
Sugli schermi, con una precisione impietosa, appariva una donna posseduta analmente, le cosce aperte rivolte al cielo, la vulva beante al di sopra del pene che la penetrava a stantuffo e le dita con le unghie smaltate che si strofinavano il clitoride. Due tette che ballottavano a ogni colpo che l'inglese affondava nello stretto ingresso.
-Posso venirti in faccia, Yuko?- Chiese Vael quando ormai si sentiva prossimo al collasso.
-No, Jason. Ti voglio sentire nel culo, quando vieni, voglio vederti in faccia mentre mi inculi e godi.-
-E allora sia!- E con gli ultimi colpi l'inglese ottenne l'agognato trofeo, mentre la donna lo accompagnava con il suo orgasmo anale e gli ultimi selvaggi urli di piacere misto a dolore.
Ancora i due si abbandonarono al sonno dell'oblio.
Nelle postazioni davanti ai maxi schermi, Morr tamburellava le dita, impaziente che la giapponese tornasse sotto la sua protezione.
Nella semioscurità, Yuko si estrasse il pene dallo sfintere anale, reggendo il sacchetto. Rimosse il lattice annodandolo e assicurandolo nel marsupio.
Si rivestì sotto gli occhi attenti dei membri dell'equipaggio che, senza confessarselo, volevano godersi quella che forse sarebbe stata l'ultima visione del corpo nudo della giapponese.
Jason dormiva profondamente quando la nipponica gli diede un bacio sulla fronte. -Buona notte Jason.-
-Buona notte piccola peste gialla.- Bofonchiò l'inglese senza aprire gli occhi.
Pochi minuti dopo la dottoressa Nikura si trovava sotto la doccia dei servizi comuni della Emerald. Due sacchettini di campioni biologici erano depositati nel frigorifero del laboratorio.
-Missione compiuta.- Disse Morr, seccamente, e tutto l'equipaggio, escluso chi era di guardia, andò a dormire.
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2026-01-19
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