Quartz-2. Capitolo 9. Contatto con gli alieni.
di
Yuko
genere
fantascienza
Capitolo 9
Nel pomeriggio l'equipaggio si riunì ancora.
Dalla Terra consigliavano prudenza. La missione era a rischio di una conclusione precoce per motivi di sicurezza, ma non essendo ancora chiaro se Vael fosse morto per cause naturali piuttosto che fosse stato ucciso, l'ipotesi di un attacco da parte dei quartziani era solo teorica.
A fronte dei costi e della complessità della doppia missione, era ancora prematuro pensare di organizzare il rientro.
Blue e Mauro aggiornarono gli altri sul fatto che dalle due capsule Amy arrivavano segnali dai sensori di movimento. I quartziani si aggiravano intorno alle due cellule, ma ultimamente si era interrotta ogni comunicazione dalla Amy-1.
C'era bisogno di più informazioni, anche correndo qualche relativo rischio.
Sarebbe stata organizzata una breve missione alle due stazioni cui avrebbero partecipato Wolff, Sugiton e Vandal, portando le armi, con l'intento di verificare l'ipotetica pericolosità degli alieni, quartziani puri o ibridi, e magari cominciare a recuperare una struttura.
I ricercatori sarebbero rimasti nei lander, ora era il momento delle forze dell'ordine.
Si cercò di coordinare i tempi in modo che i moduli orbitanti facessero da ponte radio per le comunicazioni, ma era chiaro che la missione dei tre astronauti non avrebbe potuto contare su una copertura radio affidabile.
Vandal si portò le armi di cui disponeva: una pistola mitragliatrice VZ 61 Skorpion, molto maneggevole, una pistola a frequenza sonora e una pistola laser, lasciando sulla Emerald un fucile mitragliatore Beretta ARX 160, consegnato a Morr.
Se a un certo orario stabilito la prima missione non avesse fatto ritorno, senza comunicazioni specifiche, sarebbe partita una missione di salvataggio con Morr e Ochoa. Krasnyj e Nikura sarebbero rimasti nei moduli di atterraggio.
Alla mattina i tre astronauti partirono sul rover in perfetto orario.
In poco tempo giunsero nei pressi della Amy-1, fermandosi a distanza.
La struttura appariva quasi interamente ricoperta da cristalli di quarzo e una parte, circa la metà, era letteralmente inglobata in una massa amorfa di quarzo affumicato vetroso. Il sistema di trasmissione sembrava danneggiato.
I tre si fermarono a distanza esplorando l'ambiente con i binocoli.
-A sinistra.- Indicò Vandal parlando nella radio a corto raggio. -Una persona in una tuta spaziale uguale alle nostre.-
Gli altri individuarono il soggetto. Una figura di spalle, inginocchiata verso alcune strutture cristalline.
Mentre ancora stavano controllando i movimenti dell'alieno, l'essere si alzò, mostrando più particolari: un volto orientale, molto simile alla dottoressa Nikura, sporgeva, senza casco, da una tuta spaziale di ordinanza. La ragazza reggeva delle complesse strutture cristalline di vari colori e sfumature, muovendosi verso l'ingresso della Amy-1.
-Che facciamo?- Chiese Blue.
-Che ci fossero altre Yuko lo sapevamo già. Questa è solo una conferma.- Rispose Nielsen, che comandava la missione.
A parte l'incontro sessuale tra la scienziata del Sol Levante e il finto professore, questo era il primo vero contatto cosciente, all'aria aperta, con un quartziano. Probabilmente anche il vero Vael aveva già avuto un contatto, ma senza sapere realmente di trovarsi di fronte a un extraterrestre, mentre Yuko si era illusa fino alla fine che quello che sembrava Jason fosse veramente lui.
L'emozione era forte.
-La nostra missione-, proseguì Wolff, -consiste nel valutare lo stato delle due capsule Amy ed eventualmente prelevarne una per riportarla alla Amethyst, cercare di capire quanti alieni e ibridi sono riconoscibili e come sono fatti e, soprattutto, accertarsi della loro pericolosità.-
-Se restiamo qui fermi, al massimo riusciremo a contarli e identificarli, ma nulla di più.- Disse Vandal, ma nessuno aveva idea di come proseguire o di come stabilire un contatto.
Intanto già da tempo non ricevevano più alcun segnale radio dalle due basi di comando. Il terzetto era isolato.
-Dobbiamo avvicinarci.- Concluse Nielsen. -Stai all'occhio, Vandal.-
I tre si rialzarono e, molto guardinghi, cominciarono ad avvicinarsi alla capsula esplorativa, tenendo controllati i movimenti dell'aliena in tuta dell'ESA. Blue stringeva la Skorpion in una mano, mentre Mauro aveva tenuto per sé la pistola laser e l'arma a frequenze sonore. Nielsen era disarmato.
La finta Yuko si diresse verso l'ingresso del modulo di ricerca, fermandosi di fronte a uno degli oblò.
Tutti e tre gli astronauti percepirono un secco rumore come di una motosega nei loro caschi, assordante e, successivamente, un altro volto apparve alla finestrella.
-Probabilmente comunicano tra di loro con frequenze radio piuttosto che con la voce.- Ipotizzò Blue. -Ma noi riceviamo solo questo fastidioso segnale di interferenza.-
Si avvicinarono ancora quando il portellone della Amy si aprì di colpo, facendo fermare l'avanzata.
Alla scaletta di uscita apparve una ragazza vestita di una aderente maglietta e calzoni simili a quelli del sottotuta dell'equipaggio terrestre. Anche questa era una copia fedele della dottoressa orientale.
Mentre anche la donna in tuta spaziale si girava verso di loro, la figura all'entrata della capsula agitò un braccio al loro indirizzo, richiamando la loro attenzione, tutto ciò con assoluta naturalezza, come se stesse chiamando dall'entrata di una roulotte in un campeggio estivo annunciando che la pasta era scolata.
-Ci hanno già beccato.- Concluse Nielsen.
-C'era da aspettarselo-, rispose Blue, -tra comunicazioni radio e i nostri pensieri intensi, di certo abbiamo lasciato tracce magnetiche più che evidenti.-
-In tutto ciò non vedo ancora minacce o pericoli. Non sembrano francamente ostili.- Osservò Vandal che comunque teneva le canne puntate verso gli sconosciuti.
La persona che si era affacciata scese all'esterno, avvicinandosi alla donna in tuta spaziale. Prese dalle sue mani l'oggetto cristallino che reggeva, rimirandolo da vicino e restituendoglielo, dopo averle dato un bacio sulle labbra.
-Buongiorno!- Urlò verso di loro la donna in maglietta, facendo segno di entrare nella capsula.
I tre percepirono altri segnali radio, segno che i quartziani stavano comunicando tra di loro qualcosa a loro incomprensibile, e la donna in tuta spaziale mosse alcuni passi nella loro direzione avvicinandosi al gruppo. Nessuno commentò il bacio tra le due donne.
-Un bel casino. Queste sanno perfettamente la nostra lingua, ci leggono i pensieri e forse decodificano anche i nostri messaggi radio.- Commentò Wolff guardandosi intorno per non incombere in qualche agguato.
-Be', se non altro, almeno potremo tentare di comunicare con loro.- Corresse il tiro Blue Sugiton.
-Io non mi fido. Ci sarà sotto una fregatura.- Vandal, in qualità di unico militare, manteneva un atteggiamento di massima allerta. Stavano per entrare in contatto ravvicinato con delle aliene.
Quando furono vicini quella in tuta fece un bellissimo sorriso e porse loro l'oggetto che teneva in mano: una struttura in cristalli di quarzo ialini, rosa e viola, una specie di rosa del deserto trasparente, come una pianta di orchidee, ma tutta composta di colorati cristalli dalle forme precise. Una vera meraviglia.
Vandal fu però colto di sorpresa dal movimento inatteso e, in preda al nervosismo, fece partire un colpo con la pistola laser che raggiunse una mano dell'aliena tagliandole un paio di falangi.
-Merda!- Esclamò, temendo di aver innescato un combattimento, ma la donna non emise alcun grido; semplicemente si fermò un attimo, con un'espressione di stupore. Controllò se il suo fiore avesse subito danni, e riprese a sorridere incoraggiante. Anche la donna in maglietta non aveva mostrato alcuna reazione. Alle loro apparecchiature radio, però, il terzetto registrò un altro periodo di rumore.
-Che facciamo, Nielsen?- L'indecisione regnava sovrana. Le due aliene si comportavano in modo non prevedibile. Vandal si guardò intorno, temendo in ogni momento una imboscata.
-Dai, venite!- Li chiamò la donna in maglietta, con un sorriso incoraggiante.
-Nielsen, dobbiamo evitare di entrare nella struttura, d'accordo? Ci stanno invitando a entrare, ma è troppo pericoloso.- Consigliò il guerriero.
-Certo.- Rispose il responsabile della piccola missione a cui tremava la voce. Non capita tutti i giorni un contatto fisico con alieni.
L'aliena in tuta riprese ad avvicinarsi, porgendo il fiore di quarzo, come se fosse un dono, con un meraviglioso sorriso, per nulla turbata dal colpo di pistola appena ricevuto. Con stupore i tre terrestri notarono che le falangi recise si stavano riformano.
-Aspetta, non ti avvicinare.- Le intimò Vandal puntandole l'arma che sembrava fosse in grado di ledere la struttura aliena. La ragazza si fermò, senza perdere il sorriso.
-Di cosa avete paura?- Intervenne la donna alla scaletta della capsula. -È solo un fiore. Un bellissimo fiore.-
I tre si guardarono indecisi sul da farsi.
-Ma voi chi siete?- Prese la parola Wolff.
Ormai era palese che le due donne capivano la loro lingua anche attraverso il casco.
La donna in maglietta sorrise, portandosi la mano alla bocca. -Io sono Yuko, non mi hai riconosciuta?-
-E tu? Allora tu chi sei?- Chiese Blue alla donna in tuta.
-Sono Yuko, Blue.- Rispose quella, con un piccolo inchino.
-Come fai a sapere come mi chiamo?-
-Perché ti conosco.-
-Ma io non ti ho mai vista prima d'ora.-
L'aliena non rispose nulla, limitandosi a sorridere.
L'altra scese dalla rampa avvicinandosi al gruppo. -Che cosa c'è?- Chiese senza perdere l'espressione amichevole. -Dai, abbassate le armi e venite dentro.- Li invitò ancora.
-Ferma, non ti avvicinare.- La incalzò invece Vandal indirizzandole la pistola.
-Tu-, disse rivolto alla ragazza in tuta, -Valle vicina, voglio tenervi d'occhio tutte e due.- Proseguì il militare, indicando l'entrata della capsula. La donna ubbidì, mentre alle apparecchiature radio percepirono che le aliene probabilmente stavano comunicando, così, senza emettere un suono, senza cambiare espressione del volto.
Gli umani si avvicinarono ulteriormente al modulo di ricerca. Blue scambiò un rapido sguardo con il capo missione e raccolse i due pezzetti di falangi recisi dalla mano dell'aliena, mettendoseli in un marsupio.
La tizia in maglietta sembrava voler consolare l'altra, per il regalo rifiutato e per essere stata colpita dal laser. Le si mise di fianco, ubbidendo agli ordini e le portò un braccio intorno alla vita. La donna in tuta appoggiò dolcemente il capo sulla spalla dell'altra, mentre i tre terrestri si avvicinavano scrutandole.
-La vera Yuko è un essere umano che si trova nella nostra base-, riprese il discorso, più pacificamente, Nielsen, -voi non sappiamo chi siate, né da dove veniate.-
-Ti sembriamo tanto brutte?- Rispose l'aliena in maglietta, eludendo le vere questioni.
-Non ho detto questo.-
Le ragazze in effetti erano carine. Soprattutto quella in maglietta, esibiva delle forme veramente ben fatte, che si potevano apprezzare sotto i vestiti sottili. I tre uomini si presero qualche secondo per farsi un'idea delle reali fattezze, ora che erano più vicini.
Le due extraterrestri ricalcavano quasi perfettamente le sembianze dell'originale, anche se la ragazza in maglietta aveva i capelli lunghi fino al sedere. Forse il seno era anche più generoso di quello della dottoressa.
La ragazza in tuta, dopo un'interferenza magnetica nelle radio dei terrestri, come rispondendo a un segnale, cominciò a slacciarsi la tuta, aiutata dall'altra. Dopo qualche manovra apparve una giovane in corta canottiera, molto aderente e trasparente, e minute mutandine che le lasciavano scoperte ampie regioni dei glutei e degli inguini. Anche lei aveva capelli molto lunghi e nerissimi. Le cosce nude erano snelle e sensuali. Sotto la canottiera si vedeva che la giovane non portava reggiseno e le mammelle erano piene e gonfie, con due ampie areole scure che si stagliavano nettamente attraverso il tessuto, e due capezzoli decisamente eccitati.
Il terzetto guardava imbarazzato senza sapere se soffermarsi sui dettagli anatomici della donna che si stava spogliando, e che concedeva generose visioni sui suoi glutei e sui seni, oppure se concentrarsi sulle loro future azioni.
-Mi sembra che queste due non si preoccupino troppo di rispondere alle domande che abbiamo posto.- Disse Nielsen interrompendo un silenzio nelle comunicazioni che stava diventando significativo.
-Sono fatte veramente molto, molto bene.- Si limitò ad aggiungere Mauro, che non staccava gli occhi dal petto della ragazza più discinta.
-A parte i capelli lunghi e forse un seno più grosso, assomiglia veramente tantissimo a Yuko. Ecco, forse dovrei vederla senza canottiera.- Aggiunse Blue, denotando di aver prestato molta attenzione alla prestazione della dottoressa, la sera prima. Nessuno obiettò nulla sul confronto appena esplicitato.
La donna in maglietta aveva passato un braccio intorno alla vita dell'altra, un contorno sinuoso che si allargava come un violoncello nelle curve delle anche, sopra un sedere tondo e sporgente; le insinuò l'altra mano tra i capelli e le due donne cominciarono a baciarsi con delicatezza sotto gli occhi attoniti dei tre terrestri.
-La situazione, qui, si sta scaldando.- Commentò Blue che aveva abbassato l'arma.
Senza che nessuno dei tre osasse comunicarlo, avevano cominciato a sudare dentro alle tute diventate di colpo goffe e ingombranti. Erezioni pulsanti e dolorose aumentavano il disagio.
Le due non sembravano farsi troppi problemi a causa dei visitatori. Si erano lentamente sfilate le rispettive magliette rimanendo a seno nudo. Le loro mani vagavano sui loro corpi, palpandosi le mammelle e infilandosi tra le cosce mentre i baci continuavano impetuosi e convincenti, interrotti da significativi gemiti. I calzoni erano scivolati sulle cosce della ragazza in maglietta e le due continuavano a baciarsi e a toccarsi infilandosi dentro le mutandine.
-Qui non veniamo a capo di nulla.- Nielsen tentò di riportare l'attenzione sulle questioni principali.
-Certo che sono proprio brave a risvegliare certe voglie.- Rispose Vandal.
-Scusate se vi interrompiamo, ragazze.- Il capo spedizione cercò di inserirsi tra le due amanti.
Quelle si staccarono da un ennesimo lungo bacio.
-Perchè invece non venite dentro?- Suggerì quella che era uscita dalla capsula.
-No.- Si intromise Mauro. -Dentro non ci veniamo proprio.-
-Lo facciamo qua fuori?- Rispose l'aliena, iniziando a sfilarsi le mutandine, senza aspettare la risposta.
Ma non venne nessuna risposta. I tre astronauti restarono pietrificati a guardare quell'indumento che si abbassava con una lentezza che obnubilava ogni pensiero.
Dalle mutandine spuntarono neri peli che convergevano indirizzando lo sguardo su una vulva scura e gonfia. Gli slip scivolarono fino alle caviglie e la donna li scalciò teatralmente da un lato. Si mise poi a guardare negli occhi i tre uomini che stavano sudando, aprendo le cosce e infilandosi una mano tra gli inguini, con uno sguardo provocante cui era difficile recedere.
Le dita si massaggiarono il clitoride, infilandosi poi tra le grandi labbra e affondando all'interno, accompagnate da un gemito che si spense in un sospiro.
-Porca troia.- Esclamò sottovoce Blue.
-Certo che queste due sono veramente delle grandissime porcone. Difficile resistere.- Gli fece eco Mauro.
Prima che Wolff potesse integrare anche il proprio commento, la ragazza nuda si inginocchiò di fronte all'altra, abbassandole le mutande e, senza perdersi in commenti, iniziò a sporgere il mento e a leccarle la vulva, al di sotto di una cornice di lunghi peli neri.
Quella che un tempo era stata vestita della tuta spaziale piegò le ginocchia allargando le cosce per permettere all'altra di entrarle dentro con la lingua, ma, sopraffatta da un piacere incontenibile, si dovette presto sdraiare, tenendosi allargate le cosce con le mani, per lasciare la massima libertà all'amica di proseguire la sua opera.
-Direi che abbiamo visto abbastanza.- Disse Nielsen cercando di voltarsi per andarsene, toccandosi la verga indurita senza pensarci.
-Noooo...- si sentì sussurrare nelle radio.
Dopo aver tutti assistito, solo due sere prima, alle scene di sesso della dottoressa della missione, essere invitati a partecipare a un incontro lesbico da due copie fedeli all'originale, così reali e accessibili, metteva l'equipaggio in una dura sfida.
-In realtà non abbiamo ancora raccolto nessun dato significativo, Wolff.- Fece notare Blue.
-Che vuoi dire?-
-Dico che non sappiamo se sono pericolose, non sappiamo quante siano, né sappiamo in che condizioni è la capsula.-
-Allora-, rispose il vice comandante, in tono un po' seccato, -La Amy-1 mi sembra inservibile e queste due stanno cercando di adescarci con il probabile tentativo di farci fuori. Quante siano, in realtà non lo so, ma non mi interessa neanche saperlo.-
-Invece dobbiamo sapere quante sono.- Si intromise Vandal. -Insomma, Nielsen. Da questa spedizione dobbiamo decidere se la missione va avanti oppure se c'è troppo pericolo. Abbiamo poche notizie e troppo imprecise.-
-Secondo me non sono pericolose, queste due.- Disse Blue che non staccava lo sguardo dalle ragazze che intanto continuavano a coccolarsi, come se nulla fosse. Una aveva già dato segni di aver avuto un orgasmo e ora si apprestava a restituire il favore, mentre l'altra l'accoglieva a cosce aperte. La vulva scura sembrava luccicare da tanto era bagnata. -Un colpetto glielo darei.-
-Ma sei impazzito, Blue?- Lo richiamò il responsabile. -Vuoi fare la fine di Vael?-
-Per quanto ne so-, obiettò il pilota, -il professore potrebbe essere morto per cause naturali, intossicato da anidride carbonica.-
-E queste due, per quale motivo pensi che stiano cercando di attirarci, allora?-
-Probabilmente perchè sono fatte come Jason le ha immaginate, sognate, idealizzate. Solo strumenti di sesso, senza pericoli. E anche molto molto porche.-
Le ragazze intanto proseguivano la loro devastante rappresentazione erotica.
-Se volete darci dentro, ragazzi, ce n'è per tutte.-
I tre furono distolti da una nuova voce, ben percepibile nei loro caschi, che si era intromessa nella loro comunicazione.
Sulla porta del laboratorio un'altra Yuko stava osservando le prime due; visibilmente compiaciuta si era infilata una mano sotto alla maglietta e si stava accarezzando una tetta.
-Nielsen, c'è un'altra Yuko. Siamo a tre.- Constatò Blue, che non voleva rinunciare all'idea di rinunciare tre donne orientali pronte per fare sesso.
Gli uomini, a corto di sesso da settimane, erano sottoposti a una prova impegnativa.
-Ce n'è una a testa.- Sottolineò la terza arrivata. -A meno che non vogliate fare una bella orgia.-Vandal e Sugiton rimanevano indecisi.
-Senti-, disse invece Wolff alla terza, -ma quante Yuko ci sono ancora, lì dentro?-
-Qui siamo solo noi tre.- Confessò quella, sollevandosi la maglietta e mettendo in mostra il seno che continuava a toccarsi, eccitandosi alla visione delle altre due che si erano messe a 69 continuando a darsi piacere. Anche lei con i capelli lunghi, riproduceva un'ulteriore copia quasi perfetta della dottoressa giapponese.
-Perché? In qualche posto ce ne sono altre?- Provò a indagare lo svedese.
-Sì, nell'altra capsula.-
-Quante?-
Ma quella non rispose. Tolta la maglietta stava armeggiando sulla cerniera dei calzoni per unirsi alle prime due. -Proprio non ne avete voglia?- Rispose invece, passando i tre in rassegna con lo sguardo.
-Voglia sì, ce ne sarebbe eccome.- Confessò Blue.
-Ragazzi!- Richiamò all'ordine il responsabile. -Dai-, insistette rivolto alla donna, -quante ce ne sono nella Amy-2?-
-Andate a vedere.- Consigliò lei, ma nel frattempo si era denudata unendosi alle compagne, chiudendo la conversazione.
-Ok. Mauro, Blue, smettetela di guardare e andiamo. Abbiamo le informazioni che ci servono.-
-Ma Nielsen, dobbiamo verificare se sono pericolose.- Obiettò il pilota.
-A me sembrano solo infoiate.- Suggerì il soldato.
-E come vorreste verificarlo? Scopandovele tutte e tre?-
-Be'... sarebbe una possibilità.-
-Non ora. Ne dobbiamo parlare con Morr. Ora andiamo alla Amy-2. Tanto questa capsula è inutilizzabile.-
A malincuore gli astronauti ritornarono al rover, mettendosi in viaggio verso l'altra stazione scientifica. Approfittando del passaggio del modulo orbitante riuscirono a comunicare alla base il loro spostamento verso la nuova destinazione.
-Hai notato, Nielsen, che sono molto sincere? Sembrano prive di malizia, di cattiveria, di sentimenti negativi.- Iniziò a commentare Blue mentre, lungo i corridoi lasciati liberi dai vegetali dal campo magnetico, conduceva il rover verso l'altra meta.
-Forse non hanno ereditato gli aspetti peggiori del genere umano.- Aggiunse Mauro. -Magari gli unici atteggiamenti che hanno acquisito, oltre a un corpo molto attraente, sono quelli legati alla voglia di sesso e di soddisfare gli appetiti erotici.-
-Non so. Difficile potersi fidare completamente. Sarebbe bello. Eppure si sono impossessate delle molecole di Jason, qualunque sia la causa della sua morte, e credo che ne abbiano ancora bisogno.- Rispose Wolff.
-Io invece ho notato che la prima donna, chiamiamola così, quella con la tuta, era molto più primitiva delle altre due, quelle più spigliate. Parlava poco, si muoveva più lentamente, meccanicamente, ubbidiva e non prendeva iniziative. Sembrava anche più ingenua e naif delle altre.- Disse ancora il militare.
-È vero.- Convenne lo scandinavo. -Se fosse lei la Yuko di silicio?-
-Questo, allora, forse spiega lo scopo di arricchirsi di molecole di carbonio. Gli esseri ibridi sembrano molto più evoluti, almeno nel senso della somiglianza, non solo fisica, ma anche di carattere, con il genere umano.-
-Intuizioni interessanti, Mauro. Dobbiamo parlarne con gli altri.-
-E io ho qui ancora i pezzi di dita della prima, che potremmo analizzare.- Ricordò Blue.
-Avete notato? Non un grido di dolore, neanche un'espressione di spavento o disappunto.- Aggiunse Vandal.
-Neanche rabbia. Forse sono esseri trasparenti, che non provano sentimenti ostili.-
-Probabilmente non nel senso dei comportamenti umani.- Concluse il capo spedizione.
Nel pomeriggio l'equipaggio si riunì ancora.
Dalla Terra consigliavano prudenza. La missione era a rischio di una conclusione precoce per motivi di sicurezza, ma non essendo ancora chiaro se Vael fosse morto per cause naturali piuttosto che fosse stato ucciso, l'ipotesi di un attacco da parte dei quartziani era solo teorica.
A fronte dei costi e della complessità della doppia missione, era ancora prematuro pensare di organizzare il rientro.
Blue e Mauro aggiornarono gli altri sul fatto che dalle due capsule Amy arrivavano segnali dai sensori di movimento. I quartziani si aggiravano intorno alle due cellule, ma ultimamente si era interrotta ogni comunicazione dalla Amy-1.
C'era bisogno di più informazioni, anche correndo qualche relativo rischio.
Sarebbe stata organizzata una breve missione alle due stazioni cui avrebbero partecipato Wolff, Sugiton e Vandal, portando le armi, con l'intento di verificare l'ipotetica pericolosità degli alieni, quartziani puri o ibridi, e magari cominciare a recuperare una struttura.
I ricercatori sarebbero rimasti nei lander, ora era il momento delle forze dell'ordine.
Si cercò di coordinare i tempi in modo che i moduli orbitanti facessero da ponte radio per le comunicazioni, ma era chiaro che la missione dei tre astronauti non avrebbe potuto contare su una copertura radio affidabile.
Vandal si portò le armi di cui disponeva: una pistola mitragliatrice VZ 61 Skorpion, molto maneggevole, una pistola a frequenza sonora e una pistola laser, lasciando sulla Emerald un fucile mitragliatore Beretta ARX 160, consegnato a Morr.
Se a un certo orario stabilito la prima missione non avesse fatto ritorno, senza comunicazioni specifiche, sarebbe partita una missione di salvataggio con Morr e Ochoa. Krasnyj e Nikura sarebbero rimasti nei moduli di atterraggio.
Alla mattina i tre astronauti partirono sul rover in perfetto orario.
In poco tempo giunsero nei pressi della Amy-1, fermandosi a distanza.
La struttura appariva quasi interamente ricoperta da cristalli di quarzo e una parte, circa la metà, era letteralmente inglobata in una massa amorfa di quarzo affumicato vetroso. Il sistema di trasmissione sembrava danneggiato.
I tre si fermarono a distanza esplorando l'ambiente con i binocoli.
-A sinistra.- Indicò Vandal parlando nella radio a corto raggio. -Una persona in una tuta spaziale uguale alle nostre.-
Gli altri individuarono il soggetto. Una figura di spalle, inginocchiata verso alcune strutture cristalline.
Mentre ancora stavano controllando i movimenti dell'alieno, l'essere si alzò, mostrando più particolari: un volto orientale, molto simile alla dottoressa Nikura, sporgeva, senza casco, da una tuta spaziale di ordinanza. La ragazza reggeva delle complesse strutture cristalline di vari colori e sfumature, muovendosi verso l'ingresso della Amy-1.
-Che facciamo?- Chiese Blue.
-Che ci fossero altre Yuko lo sapevamo già. Questa è solo una conferma.- Rispose Nielsen, che comandava la missione.
A parte l'incontro sessuale tra la scienziata del Sol Levante e il finto professore, questo era il primo vero contatto cosciente, all'aria aperta, con un quartziano. Probabilmente anche il vero Vael aveva già avuto un contatto, ma senza sapere realmente di trovarsi di fronte a un extraterrestre, mentre Yuko si era illusa fino alla fine che quello che sembrava Jason fosse veramente lui.
L'emozione era forte.
-La nostra missione-, proseguì Wolff, -consiste nel valutare lo stato delle due capsule Amy ed eventualmente prelevarne una per riportarla alla Amethyst, cercare di capire quanti alieni e ibridi sono riconoscibili e come sono fatti e, soprattutto, accertarsi della loro pericolosità.-
-Se restiamo qui fermi, al massimo riusciremo a contarli e identificarli, ma nulla di più.- Disse Vandal, ma nessuno aveva idea di come proseguire o di come stabilire un contatto.
Intanto già da tempo non ricevevano più alcun segnale radio dalle due basi di comando. Il terzetto era isolato.
-Dobbiamo avvicinarci.- Concluse Nielsen. -Stai all'occhio, Vandal.-
I tre si rialzarono e, molto guardinghi, cominciarono ad avvicinarsi alla capsula esplorativa, tenendo controllati i movimenti dell'aliena in tuta dell'ESA. Blue stringeva la Skorpion in una mano, mentre Mauro aveva tenuto per sé la pistola laser e l'arma a frequenze sonore. Nielsen era disarmato.
La finta Yuko si diresse verso l'ingresso del modulo di ricerca, fermandosi di fronte a uno degli oblò.
Tutti e tre gli astronauti percepirono un secco rumore come di una motosega nei loro caschi, assordante e, successivamente, un altro volto apparve alla finestrella.
-Probabilmente comunicano tra di loro con frequenze radio piuttosto che con la voce.- Ipotizzò Blue. -Ma noi riceviamo solo questo fastidioso segnale di interferenza.-
Si avvicinarono ancora quando il portellone della Amy si aprì di colpo, facendo fermare l'avanzata.
Alla scaletta di uscita apparve una ragazza vestita di una aderente maglietta e calzoni simili a quelli del sottotuta dell'equipaggio terrestre. Anche questa era una copia fedele della dottoressa orientale.
Mentre anche la donna in tuta spaziale si girava verso di loro, la figura all'entrata della capsula agitò un braccio al loro indirizzo, richiamando la loro attenzione, tutto ciò con assoluta naturalezza, come se stesse chiamando dall'entrata di una roulotte in un campeggio estivo annunciando che la pasta era scolata.
-Ci hanno già beccato.- Concluse Nielsen.
-C'era da aspettarselo-, rispose Blue, -tra comunicazioni radio e i nostri pensieri intensi, di certo abbiamo lasciato tracce magnetiche più che evidenti.-
-In tutto ciò non vedo ancora minacce o pericoli. Non sembrano francamente ostili.- Osservò Vandal che comunque teneva le canne puntate verso gli sconosciuti.
La persona che si era affacciata scese all'esterno, avvicinandosi alla donna in tuta spaziale. Prese dalle sue mani l'oggetto cristallino che reggeva, rimirandolo da vicino e restituendoglielo, dopo averle dato un bacio sulle labbra.
-Buongiorno!- Urlò verso di loro la donna in maglietta, facendo segno di entrare nella capsula.
I tre percepirono altri segnali radio, segno che i quartziani stavano comunicando tra di loro qualcosa a loro incomprensibile, e la donna in tuta spaziale mosse alcuni passi nella loro direzione avvicinandosi al gruppo. Nessuno commentò il bacio tra le due donne.
-Un bel casino. Queste sanno perfettamente la nostra lingua, ci leggono i pensieri e forse decodificano anche i nostri messaggi radio.- Commentò Wolff guardandosi intorno per non incombere in qualche agguato.
-Be', se non altro, almeno potremo tentare di comunicare con loro.- Corresse il tiro Blue Sugiton.
-Io non mi fido. Ci sarà sotto una fregatura.- Vandal, in qualità di unico militare, manteneva un atteggiamento di massima allerta. Stavano per entrare in contatto ravvicinato con delle aliene.
Quando furono vicini quella in tuta fece un bellissimo sorriso e porse loro l'oggetto che teneva in mano: una struttura in cristalli di quarzo ialini, rosa e viola, una specie di rosa del deserto trasparente, come una pianta di orchidee, ma tutta composta di colorati cristalli dalle forme precise. Una vera meraviglia.
Vandal fu però colto di sorpresa dal movimento inatteso e, in preda al nervosismo, fece partire un colpo con la pistola laser che raggiunse una mano dell'aliena tagliandole un paio di falangi.
-Merda!- Esclamò, temendo di aver innescato un combattimento, ma la donna non emise alcun grido; semplicemente si fermò un attimo, con un'espressione di stupore. Controllò se il suo fiore avesse subito danni, e riprese a sorridere incoraggiante. Anche la donna in maglietta non aveva mostrato alcuna reazione. Alle loro apparecchiature radio, però, il terzetto registrò un altro periodo di rumore.
-Che facciamo, Nielsen?- L'indecisione regnava sovrana. Le due aliene si comportavano in modo non prevedibile. Vandal si guardò intorno, temendo in ogni momento una imboscata.
-Dai, venite!- Li chiamò la donna in maglietta, con un sorriso incoraggiante.
-Nielsen, dobbiamo evitare di entrare nella struttura, d'accordo? Ci stanno invitando a entrare, ma è troppo pericoloso.- Consigliò il guerriero.
-Certo.- Rispose il responsabile della piccola missione a cui tremava la voce. Non capita tutti i giorni un contatto fisico con alieni.
L'aliena in tuta riprese ad avvicinarsi, porgendo il fiore di quarzo, come se fosse un dono, con un meraviglioso sorriso, per nulla turbata dal colpo di pistola appena ricevuto. Con stupore i tre terrestri notarono che le falangi recise si stavano riformano.
-Aspetta, non ti avvicinare.- Le intimò Vandal puntandole l'arma che sembrava fosse in grado di ledere la struttura aliena. La ragazza si fermò, senza perdere il sorriso.
-Di cosa avete paura?- Intervenne la donna alla scaletta della capsula. -È solo un fiore. Un bellissimo fiore.-
I tre si guardarono indecisi sul da farsi.
-Ma voi chi siete?- Prese la parola Wolff.
Ormai era palese che le due donne capivano la loro lingua anche attraverso il casco.
La donna in maglietta sorrise, portandosi la mano alla bocca. -Io sono Yuko, non mi hai riconosciuta?-
-E tu? Allora tu chi sei?- Chiese Blue alla donna in tuta.
-Sono Yuko, Blue.- Rispose quella, con un piccolo inchino.
-Come fai a sapere come mi chiamo?-
-Perché ti conosco.-
-Ma io non ti ho mai vista prima d'ora.-
L'aliena non rispose nulla, limitandosi a sorridere.
L'altra scese dalla rampa avvicinandosi al gruppo. -Che cosa c'è?- Chiese senza perdere l'espressione amichevole. -Dai, abbassate le armi e venite dentro.- Li invitò ancora.
-Ferma, non ti avvicinare.- La incalzò invece Vandal indirizzandole la pistola.
-Tu-, disse rivolto alla ragazza in tuta, -Valle vicina, voglio tenervi d'occhio tutte e due.- Proseguì il militare, indicando l'entrata della capsula. La donna ubbidì, mentre alle apparecchiature radio percepirono che le aliene probabilmente stavano comunicando, così, senza emettere un suono, senza cambiare espressione del volto.
Gli umani si avvicinarono ulteriormente al modulo di ricerca. Blue scambiò un rapido sguardo con il capo missione e raccolse i due pezzetti di falangi recisi dalla mano dell'aliena, mettendoseli in un marsupio.
La tizia in maglietta sembrava voler consolare l'altra, per il regalo rifiutato e per essere stata colpita dal laser. Le si mise di fianco, ubbidendo agli ordini e le portò un braccio intorno alla vita. La donna in tuta appoggiò dolcemente il capo sulla spalla dell'altra, mentre i tre terrestri si avvicinavano scrutandole.
-La vera Yuko è un essere umano che si trova nella nostra base-, riprese il discorso, più pacificamente, Nielsen, -voi non sappiamo chi siate, né da dove veniate.-
-Ti sembriamo tanto brutte?- Rispose l'aliena in maglietta, eludendo le vere questioni.
-Non ho detto questo.-
Le ragazze in effetti erano carine. Soprattutto quella in maglietta, esibiva delle forme veramente ben fatte, che si potevano apprezzare sotto i vestiti sottili. I tre uomini si presero qualche secondo per farsi un'idea delle reali fattezze, ora che erano più vicini.
Le due extraterrestri ricalcavano quasi perfettamente le sembianze dell'originale, anche se la ragazza in maglietta aveva i capelli lunghi fino al sedere. Forse il seno era anche più generoso di quello della dottoressa.
La ragazza in tuta, dopo un'interferenza magnetica nelle radio dei terrestri, come rispondendo a un segnale, cominciò a slacciarsi la tuta, aiutata dall'altra. Dopo qualche manovra apparve una giovane in corta canottiera, molto aderente e trasparente, e minute mutandine che le lasciavano scoperte ampie regioni dei glutei e degli inguini. Anche lei aveva capelli molto lunghi e nerissimi. Le cosce nude erano snelle e sensuali. Sotto la canottiera si vedeva che la giovane non portava reggiseno e le mammelle erano piene e gonfie, con due ampie areole scure che si stagliavano nettamente attraverso il tessuto, e due capezzoli decisamente eccitati.
Il terzetto guardava imbarazzato senza sapere se soffermarsi sui dettagli anatomici della donna che si stava spogliando, e che concedeva generose visioni sui suoi glutei e sui seni, oppure se concentrarsi sulle loro future azioni.
-Mi sembra che queste due non si preoccupino troppo di rispondere alle domande che abbiamo posto.- Disse Nielsen interrompendo un silenzio nelle comunicazioni che stava diventando significativo.
-Sono fatte veramente molto, molto bene.- Si limitò ad aggiungere Mauro, che non staccava gli occhi dal petto della ragazza più discinta.
-A parte i capelli lunghi e forse un seno più grosso, assomiglia veramente tantissimo a Yuko. Ecco, forse dovrei vederla senza canottiera.- Aggiunse Blue, denotando di aver prestato molta attenzione alla prestazione della dottoressa, la sera prima. Nessuno obiettò nulla sul confronto appena esplicitato.
La donna in maglietta aveva passato un braccio intorno alla vita dell'altra, un contorno sinuoso che si allargava come un violoncello nelle curve delle anche, sopra un sedere tondo e sporgente; le insinuò l'altra mano tra i capelli e le due donne cominciarono a baciarsi con delicatezza sotto gli occhi attoniti dei tre terrestri.
-La situazione, qui, si sta scaldando.- Commentò Blue che aveva abbassato l'arma.
Senza che nessuno dei tre osasse comunicarlo, avevano cominciato a sudare dentro alle tute diventate di colpo goffe e ingombranti. Erezioni pulsanti e dolorose aumentavano il disagio.
Le due non sembravano farsi troppi problemi a causa dei visitatori. Si erano lentamente sfilate le rispettive magliette rimanendo a seno nudo. Le loro mani vagavano sui loro corpi, palpandosi le mammelle e infilandosi tra le cosce mentre i baci continuavano impetuosi e convincenti, interrotti da significativi gemiti. I calzoni erano scivolati sulle cosce della ragazza in maglietta e le due continuavano a baciarsi e a toccarsi infilandosi dentro le mutandine.
-Qui non veniamo a capo di nulla.- Nielsen tentò di riportare l'attenzione sulle questioni principali.
-Certo che sono proprio brave a risvegliare certe voglie.- Rispose Vandal.
-Scusate se vi interrompiamo, ragazze.- Il capo spedizione cercò di inserirsi tra le due amanti.
Quelle si staccarono da un ennesimo lungo bacio.
-Perchè invece non venite dentro?- Suggerì quella che era uscita dalla capsula.
-No.- Si intromise Mauro. -Dentro non ci veniamo proprio.-
-Lo facciamo qua fuori?- Rispose l'aliena, iniziando a sfilarsi le mutandine, senza aspettare la risposta.
Ma non venne nessuna risposta. I tre astronauti restarono pietrificati a guardare quell'indumento che si abbassava con una lentezza che obnubilava ogni pensiero.
Dalle mutandine spuntarono neri peli che convergevano indirizzando lo sguardo su una vulva scura e gonfia. Gli slip scivolarono fino alle caviglie e la donna li scalciò teatralmente da un lato. Si mise poi a guardare negli occhi i tre uomini che stavano sudando, aprendo le cosce e infilandosi una mano tra gli inguini, con uno sguardo provocante cui era difficile recedere.
Le dita si massaggiarono il clitoride, infilandosi poi tra le grandi labbra e affondando all'interno, accompagnate da un gemito che si spense in un sospiro.
-Porca troia.- Esclamò sottovoce Blue.
-Certo che queste due sono veramente delle grandissime porcone. Difficile resistere.- Gli fece eco Mauro.
Prima che Wolff potesse integrare anche il proprio commento, la ragazza nuda si inginocchiò di fronte all'altra, abbassandole le mutande e, senza perdersi in commenti, iniziò a sporgere il mento e a leccarle la vulva, al di sotto di una cornice di lunghi peli neri.
Quella che un tempo era stata vestita della tuta spaziale piegò le ginocchia allargando le cosce per permettere all'altra di entrarle dentro con la lingua, ma, sopraffatta da un piacere incontenibile, si dovette presto sdraiare, tenendosi allargate le cosce con le mani, per lasciare la massima libertà all'amica di proseguire la sua opera.
-Direi che abbiamo visto abbastanza.- Disse Nielsen cercando di voltarsi per andarsene, toccandosi la verga indurita senza pensarci.
-Noooo...- si sentì sussurrare nelle radio.
Dopo aver tutti assistito, solo due sere prima, alle scene di sesso della dottoressa della missione, essere invitati a partecipare a un incontro lesbico da due copie fedeli all'originale, così reali e accessibili, metteva l'equipaggio in una dura sfida.
-In realtà non abbiamo ancora raccolto nessun dato significativo, Wolff.- Fece notare Blue.
-Che vuoi dire?-
-Dico che non sappiamo se sono pericolose, non sappiamo quante siano, né sappiamo in che condizioni è la capsula.-
-Allora-, rispose il vice comandante, in tono un po' seccato, -La Amy-1 mi sembra inservibile e queste due stanno cercando di adescarci con il probabile tentativo di farci fuori. Quante siano, in realtà non lo so, ma non mi interessa neanche saperlo.-
-Invece dobbiamo sapere quante sono.- Si intromise Vandal. -Insomma, Nielsen. Da questa spedizione dobbiamo decidere se la missione va avanti oppure se c'è troppo pericolo. Abbiamo poche notizie e troppo imprecise.-
-Secondo me non sono pericolose, queste due.- Disse Blue che non staccava lo sguardo dalle ragazze che intanto continuavano a coccolarsi, come se nulla fosse. Una aveva già dato segni di aver avuto un orgasmo e ora si apprestava a restituire il favore, mentre l'altra l'accoglieva a cosce aperte. La vulva scura sembrava luccicare da tanto era bagnata. -Un colpetto glielo darei.-
-Ma sei impazzito, Blue?- Lo richiamò il responsabile. -Vuoi fare la fine di Vael?-
-Per quanto ne so-, obiettò il pilota, -il professore potrebbe essere morto per cause naturali, intossicato da anidride carbonica.-
-E queste due, per quale motivo pensi che stiano cercando di attirarci, allora?-
-Probabilmente perchè sono fatte come Jason le ha immaginate, sognate, idealizzate. Solo strumenti di sesso, senza pericoli. E anche molto molto porche.-
Le ragazze intanto proseguivano la loro devastante rappresentazione erotica.
-Se volete darci dentro, ragazzi, ce n'è per tutte.-
I tre furono distolti da una nuova voce, ben percepibile nei loro caschi, che si era intromessa nella loro comunicazione.
Sulla porta del laboratorio un'altra Yuko stava osservando le prime due; visibilmente compiaciuta si era infilata una mano sotto alla maglietta e si stava accarezzando una tetta.
-Nielsen, c'è un'altra Yuko. Siamo a tre.- Constatò Blue, che non voleva rinunciare all'idea di rinunciare tre donne orientali pronte per fare sesso.
Gli uomini, a corto di sesso da settimane, erano sottoposti a una prova impegnativa.
-Ce n'è una a testa.- Sottolineò la terza arrivata. -A meno che non vogliate fare una bella orgia.-Vandal e Sugiton rimanevano indecisi.
-Senti-, disse invece Wolff alla terza, -ma quante Yuko ci sono ancora, lì dentro?-
-Qui siamo solo noi tre.- Confessò quella, sollevandosi la maglietta e mettendo in mostra il seno che continuava a toccarsi, eccitandosi alla visione delle altre due che si erano messe a 69 continuando a darsi piacere. Anche lei con i capelli lunghi, riproduceva un'ulteriore copia quasi perfetta della dottoressa giapponese.
-Perché? In qualche posto ce ne sono altre?- Provò a indagare lo svedese.
-Sì, nell'altra capsula.-
-Quante?-
Ma quella non rispose. Tolta la maglietta stava armeggiando sulla cerniera dei calzoni per unirsi alle prime due. -Proprio non ne avete voglia?- Rispose invece, passando i tre in rassegna con lo sguardo.
-Voglia sì, ce ne sarebbe eccome.- Confessò Blue.
-Ragazzi!- Richiamò all'ordine il responsabile. -Dai-, insistette rivolto alla donna, -quante ce ne sono nella Amy-2?-
-Andate a vedere.- Consigliò lei, ma nel frattempo si era denudata unendosi alle compagne, chiudendo la conversazione.
-Ok. Mauro, Blue, smettetela di guardare e andiamo. Abbiamo le informazioni che ci servono.-
-Ma Nielsen, dobbiamo verificare se sono pericolose.- Obiettò il pilota.
-A me sembrano solo infoiate.- Suggerì il soldato.
-E come vorreste verificarlo? Scopandovele tutte e tre?-
-Be'... sarebbe una possibilità.-
-Non ora. Ne dobbiamo parlare con Morr. Ora andiamo alla Amy-2. Tanto questa capsula è inutilizzabile.-
A malincuore gli astronauti ritornarono al rover, mettendosi in viaggio verso l'altra stazione scientifica. Approfittando del passaggio del modulo orbitante riuscirono a comunicare alla base il loro spostamento verso la nuova destinazione.
-Hai notato, Nielsen, che sono molto sincere? Sembrano prive di malizia, di cattiveria, di sentimenti negativi.- Iniziò a commentare Blue mentre, lungo i corridoi lasciati liberi dai vegetali dal campo magnetico, conduceva il rover verso l'altra meta.
-Forse non hanno ereditato gli aspetti peggiori del genere umano.- Aggiunse Mauro. -Magari gli unici atteggiamenti che hanno acquisito, oltre a un corpo molto attraente, sono quelli legati alla voglia di sesso e di soddisfare gli appetiti erotici.-
-Non so. Difficile potersi fidare completamente. Sarebbe bello. Eppure si sono impossessate delle molecole di Jason, qualunque sia la causa della sua morte, e credo che ne abbiano ancora bisogno.- Rispose Wolff.
-Io invece ho notato che la prima donna, chiamiamola così, quella con la tuta, era molto più primitiva delle altre due, quelle più spigliate. Parlava poco, si muoveva più lentamente, meccanicamente, ubbidiva e non prendeva iniziative. Sembrava anche più ingenua e naif delle altre.- Disse ancora il militare.
-È vero.- Convenne lo scandinavo. -Se fosse lei la Yuko di silicio?-
-Questo, allora, forse spiega lo scopo di arricchirsi di molecole di carbonio. Gli esseri ibridi sembrano molto più evoluti, almeno nel senso della somiglianza, non solo fisica, ma anche di carattere, con il genere umano.-
-Intuizioni interessanti, Mauro. Dobbiamo parlarne con gli altri.-
-E io ho qui ancora i pezzi di dita della prima, che potremmo analizzare.- Ricordò Blue.
-Avete notato? Non un grido di dolore, neanche un'espressione di spavento o disappunto.- Aggiunse Vandal.
-Neanche rabbia. Forse sono esseri trasparenti, che non provano sentimenti ostili.-
-Probabilmente non nel senso dei comportamenti umani.- Concluse il capo spedizione.
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