Quartz-2. Capitolo 1. Nuove forme di vita
di
Yuko
genere
fantascienza
Capitolo 1
Il modulo di atterraggio, finalmente, dopo il lungo viaggio si posò di nuovo su una superficie solida.
L'umanità stava per visitare un nuovo pianeta.
Una vergine terra di studio, analisi, scoperta e sperimentazione.
Un inedito luogo di conquista e affermazione.
Gli anni di studio sulle anomalie della curvatura dello spazio-tempo e i nuovi motori ionici che avevano imbrigliato l'enorme energia imprigionata nell'interazione forte, avevano reso possibile il miracolo.
Dopo varie scoperte e smentite, era stata confermata la presenza di un pianeta abitabile intorno a Lalande 21185, una stella nana rossa, a 8.3 anni luce, nella costellazione dell'Orsa Maggiore.
Un viaggio così lungo era diventato possibile in poche settimane solo a causa di una clamorosa scorciatoia nello spazio tempo; così era stata inviata la prima sonda, oltre la fascia degli asteroidi, tra Marte e Giove, e il risultato era stato al di là delle più ottimistiche attese.
Intorno alla stella c'era un pianeta composto per buona parte di silicio, oltre la zona abitabile, ma la sonda ne aveva scoperto un secondo, più piccolo, che non era mai stato individuato dalla Terra, proprio nella fascia in cui temperature e dati orbitali rendevano possibile, in teoria, lo sviluppo di forme di vita.
Questo globo era forse nato da una remota collisione tra il primo pianeta e un altro corpo celeste e, più leggero e molto più ricco di silicio, si era assestato su un'orbita più interna intorno alla stella rossa.
I dati delle sonde avevano evidenziato un'atmosfera ricca di ossigeno, un eccezionale campo magnetico, ma, soprattutto, probabili forme di vita, forse anche solo vegetale: ipotetici esseri viventi con una composizione a base di silicio quaternario. Gli esperimenti di biologia, testati per reazioni a base di carbonio organico, si erano bloccati trovandosi di fronte e strutture a base di silicio, ma era stato documentato il consumo di ossigeno e la produzione di quarzo e quarziti, composti, appunto, a base di silicio e ossigeno, che si evolvevano e crescevano, modificando l'ambiente; le piante muovevano alcune delle loro strutture, indirizzandole verso la luce. Certamente non erano ancora rispettati i classici pilastri PICERAS, ma analisi su campioni riportati sulla Terra avevano individuato possibili strutture cellulari, e un'analisi sul posto, con nuovi esperimenti e la presenza di umani, era diventata necessaria per confermare l'esistenza di una vita aliena.
Per la loro composizione e una straordinaria copertura di limpidi e regolari cristalli, i due pianeti erano stati chiamati Quartz-1, il principale, e Quartz-2 quello minore, nome poi abbreviato in Qz-2, per rendere più agevole la scrittura.
Fondi di ricerca e attenzioni internazionali erano stati dirottati verso le nuove forme di vita del pianeta, approfittando della persistente anomalia dello spazio-tempo, ma, non bastando ormai più le sonde, era stata allestita la spedizione con esseri umani a bordo. L'astronave con i motori per il viaggio interstellare era stata chiamata Quartz, analogamente al sistema planetario oggetto di studio, mentre il modulo di atterraggio, o, più propriamente 'di aqquarzaggio' aveva ricevuto il romantico nome di Amethyst.
L'emozione fu fortissima per i quattro membri dell'equipaggio, appena i motori si fermarono e il pilota, Blue, mise in stand-by le attrezzature di volo del modulo planetario. L'atterraggio era stato soffice e delicato.
-Bravo!- Si complimentò Jeremia Morr, il capo spedizione, ponendogli una mano sulla spalla.
I due si conoscevano da tempo: anni di voli e missioni insieme avevano cementato un'amicizia e una reciproca fiducia che andava ben oltre i confini del sistema solare, dopo che il programma Artemis era stato preso in mano dai tecnici dell'ESA, in seguito al definitivo ritiro della NASA e degli Stati Uniti da ogni missione spaziale.
La gravità del pianeta, all'incirca la metà di quella terrestre, non era facile da indovinare, combinata con i dati di viscosità dell'atmosfera, e mesi di addestramento sui simulatori di volo non garantivano affatto il successo di questo passo iniziale della spedizione, la prima vera incognita da affrontare.
I quattro astronauti slacciarono le cinture di sicurezza e si misero all'opera, attivando ognuno le strumentazioni di cui erano responsabili.
Le antenne e i sensori, i campionatori e le sonde cominciarono a perlustrare il nuovo ambiente con cui, per la prima volta, reali esseri umani venivano in contatto, sfoderando centinaia di dati.
Occorreva innanzitutto confermare i dati delle esplorazioni automatizzate, prima di autorizzare l'uscita all'esterno della Amethyst.
Nonostante l'enorme impazienza, dopo settimane di immobilità lungo l'orbita di trasferimento, occorreva, adesso, aspettare ancora.
L'equipaggio era costituito da quattro membri:
Jeremia Morr, tedesco, era il capo spedizione e secondo pilota, laureato in fisica;
Blue Sugiton, francese, aveva l'incarico di primo pilota, il più esperto di navigazione spaziale del gruppo, ingegnere e responsabile dei motori;
Andrei Krasnyj, russo, un genio, ex campione di scacchi, tipo solitario e taciturno, chimico e biochimico; dopo essersi allontanato dal paese natio per divergenze politiche aveva iniziato a cooperare con le ricerche dell'Agenzia Spaziale Europea;
e infine il professor Jason Vael, inglese, esobiologo, il più anziano del gruppo, un fumatore agguerrito, accanito bevitore di whisky e donnaiolo, un personaggio discusso, ma espertissimo nel suo campo.
La scelta di nazionalità così diverse non era solo dovuta alla volontà di rappresentare più paesi. I quattro erano veramente i più esperti a livello mondiale, ognuno nella propria materia, anche se il chimico e il biologo erano alla loro prima missione su un altro pianeta.
Sulla Terra altri laureati seguivano i dettagli dell'inizio della nuova esplorazione. Un'ampia equipe con tecnici pronti a subentrare in caso di bisogno, con ruoli simili o complementari.
Una seconda spedizione era già stata predisposta a pochi mesi dal primo gruppo di pionieri, per rimpiazzare e reintegrare soggetti che, esausti, dovevano rientrare nel sistema solare o per ampliare il personale in caso di ricerche aggiuntive. Tra di essi anche italiani, spagnoli, cinesi e una giapponese, unica donna selezionata per il viaggio sul nuovo pianeta.
-Bisognerebbe festeggiare con un brindisi!- Propose Jason, appena si spense il frastuono dei motori e l'equipaggio si ritrovò in un silenzio irreale.
Morr, dopo aver fulminato il biologo con lo sguardo, si aprì a un sorriso conciliante: -Non ti sarai per caso portato dietro degli alcoolici, spero.-
-Magari! Purtroppo solo il ricordo.- Scosse la testa il professor Vael.
Morr non si fidava dell'inglese, lo considerava un debole e un vizioso, dipendente dal fumo e dall'alcool, ma, un po' per anzianità e un po' per la maggior esperienza, nonostante le sue obiezioni, i direttori della prima spedizione avevano imposto il professor Vael, preferendolo alla dottoressa Nikura, la donna giapponese e seconda esobiologa, oltrechè medico, che però avrebbe raggiunto il primo equipaggio con la seconda spedizione già programmata a ridosso della prima.
Gli strumenti cominciarono a dettare dati sensibili: un'atmosfera composta per il 48% da ossigeno, 38% di azoto, 8% di elio, 4% di anidride carbonica con il 2% di vapore acqueo; una pressione atmosferica pari a circa una volta e mezzo quella terrestre; temperatura di 22-25° alla luce stellare, gravità circa 2/3 di quella terrestre.
Furono escluse molecole tossiche nell'aria e confermata la presenza di acqua allo stato liquido.
Sì, un posto in cui si sarebbe potuto respirare e vivere, anche se ai quattro esploratori fu tassativamente proibito di uscire all'esterno della navicella senza indossare le loro tute spaziali, dotate di sistemi di riciclaggio, per evitare qualunque tipo di contaminazione tra l'ambiente terrestre e umano con il nuovo pianeta.
L'anomalia più consistente era il fortissimo campo magnetico in cui era immerso Quartz-2, un costante flusso di energia proveniente dalla stella di Lalande intorno a cui orbitavano, e dirottato in potenti linee di forza tra i due poli del pianeta di silicio. La navicella schermava gli strumenti, ma all'esterno dell'involucro molte apparecchiature rischiavano di non poter funzionare correttamente, soprattutto la strumentazione radio con cui comunicare.
Gli stessi organismi viventi di Quartz-2 erano tutti orientati lungo le potenti linee di forza provocate dall'imponente magnetismo e una delle prime questioni di studio era proprio come il campo magnetico avesse influenzato lo sviluppo delle forme di vita nell'ambiente che i quattro scienziati si apprestavano ad analizzare.
I periodi di rotazione e rivoluzione furono confermati: un giorno, su Qz-2, durata circa 13 ore e un anno all'incirca 11 giorni. L'alternanza tra il buio e la rossastra luce stellare avrebbe garantito giornate di circa 6 o 7 ore. Era evidente che gli esploratori si sarebbero dovuti adeguare ai ritmi del pianeta.
Presto erano iniziate le escursioni all'esterno della navicella, con passeggiate e campionamenti gradualmente sempre più lontani dalla base operativa, ma, almeno inizialmente, ritornando a dormire e analizzare i campioni e i dati sempre alla Amethyst.
L'ambiente del pianeta era spettacolare, quasi completamente ricoperto da cristalli di quarzo anche di notevoli dimensioni, con colorazioni variabili in base alla presenza di altri elementi minori nel terreno. Il quarzo, con una composizione di un atomo di silicio e due di ossigeno (SiO2), rappresentava il diretto analogo dell'anidride carbonica sulla Terra, un composto di scarto delle pante di Qz-2, riciclato per rientrare nei cicli vitali e produrre molecole più complesse.
La luce rossa proveniente dalla stella Lalande 21185 dava la sensazioni di un eterno crepuscolo, anche se l'intensità della luce poteva anche essere forte, nelle ore diurne. L'atmosfera e la rapida rotazione del pianeta garantiva temperature accettabili anche di notte, intorno ai 15-18°.
I suoni erano un po' mascherati dal continuo ronzio del campo magnetico, un po' come trovarsi dentro un'apparecchiatura per risonanza magnetica nucleare di 7 tesla, mentre gli odori erano inaccessibili, attraverso le tute spaziali.
Gli esperimenti all'interno della Amethyst confermarono strutture cellulari e organelli intracellulari in grado di trasformare energia, acqua e quarzo in strutture più complesse, una specie di analoghi di zuccheri, proteine e acidi nucleici, in cui partecipava anche idrogeno e azoto. La presenza di vita poteva quindi essere, con buona approssimazione, confermata, anche se allo stato delle ricerche, sembrava trattarsi solo di piante, senza ancora aver evidenziato organismi equipollenti a esseri animali, in grado di muoversi autonomamente e imprevedibilmente in ogni direzione.
-Con tutto questo ossigeno, potremmo tranquillamente respirare togliendoci i caschi, senza consumare quello che abbiamo nelle bombole.- Disse, una sera, Vael durante una delle loro mezze cene, quegli spuntini serali che si concedevano al tramonto della stella, dopo sei ore di luce.
-Stai scherzando, Jason?- Lo aggredì un po' bruscamente Jeremia. -Lo sai benissimo che non dobbiamo contaminare l'ambiente di Quartz-2. Proprio tu che sei biologo lo dovresti sapere: rilasceremmo un sacco di anidride carbonica nell'ambiente!-
-Quello sarebbe il meno-, rispose il biologo, senza apparentemente far caso al tono un po' sostenuto del comandante, -con tutta l'anidride carbonica che c'è già nell'atmosfera, il nostro impatto sarebbe ininfluente.-
-In ogni caso, comunque, l'ossigeno lo stiamo già prelevando, per ricaricare più facilmente le bombole-, si intromise Blue, anche per stemperare la tensione, -ovviamente filtrandolo.-
-Pensa Jeremia-, continuò Jason, -col 48% di ossigeno, più del doppio che sulla Terra, ogni sforzo ti costerebbe la metà del consumo di ossigeno. Si farebbe la metà della fatica. Un bel vantaggio, se poi ci aggiungi che è anche a pressione maggiore. Un pensiero ce lo farei.-
-Senti-, sbottò il capo della spedizione, -il biologo sei tu, ma io mi atterrei alle disposizioni da Terra e ora non starei a intasare le comunicazioni con strane iniziative. Poi, magari, in futuro, se ne volete riparlare tra voi esobiologi... Ma non sarei sicuro di affermare che qualche molecola organica non rischi di contaminare l'ambiente di Quartz-2.-
-Certamente qualche sostanza volatile e qualche gocciolina di saliva la perderemmo nell'ambiente-, si intromise Andrei, il chimico russo, -ma quello che è sicuro è che il 48% di ossigeno è sufficiente a provocare euforia ed eccitazione, riduzione del senso critico e, alla lunga, anche qualche danno ossidativo al cervello. Io eviterei.-
Morr approvò annuendo.
-Quale sostanza volatile?- Rispose invece Jason, in tono di sfida.
-Ormoni, odori, sudore?- Disse il russo eludendo lo sguardo del britannico.
-In effetti, quattro uomini in età riproduttiva, separati da settimane dalle loro compagne...- proseguì Jason.
-Ecco, meglio non toccare questo argomento.- Blue cercava sempre di stemperare le tensioni. -A proposito, Jason, non è che ci tieni a stare all'aria aperta per fumarti qualche sigaretta? Te ne sei portata qualcuna?-
Jeremia Morr seguiva con attenzione l'evoluzione della discussione.
-Aaaah! Lascia stare!- e Jason allontanò l'argomento con un gesto della mano. -Questo è proprio vietatissimo. Mi sono riempito il bagaglio di cerotti di nicotina, piuttosto, ma mi sogno una sigaretta ogni volta che mi addormento, ben più di un sorso di whisky!-
-Direi allora che, per il momento, l'idea di muoversi a contatto con l'ambiente esterno è definitivamente proscritta. Ok?- Concluse Blue con una distensiva risata.
Jason annuì rassegnato, e Jeremia archiviò il consenso generale con soddisfazione.
Il modulo di atterraggio, finalmente, dopo il lungo viaggio si posò di nuovo su una superficie solida.
L'umanità stava per visitare un nuovo pianeta.
Una vergine terra di studio, analisi, scoperta e sperimentazione.
Un inedito luogo di conquista e affermazione.
Gli anni di studio sulle anomalie della curvatura dello spazio-tempo e i nuovi motori ionici che avevano imbrigliato l'enorme energia imprigionata nell'interazione forte, avevano reso possibile il miracolo.
Dopo varie scoperte e smentite, era stata confermata la presenza di un pianeta abitabile intorno a Lalande 21185, una stella nana rossa, a 8.3 anni luce, nella costellazione dell'Orsa Maggiore.
Un viaggio così lungo era diventato possibile in poche settimane solo a causa di una clamorosa scorciatoia nello spazio tempo; così era stata inviata la prima sonda, oltre la fascia degli asteroidi, tra Marte e Giove, e il risultato era stato al di là delle più ottimistiche attese.
Intorno alla stella c'era un pianeta composto per buona parte di silicio, oltre la zona abitabile, ma la sonda ne aveva scoperto un secondo, più piccolo, che non era mai stato individuato dalla Terra, proprio nella fascia in cui temperature e dati orbitali rendevano possibile, in teoria, lo sviluppo di forme di vita.
Questo globo era forse nato da una remota collisione tra il primo pianeta e un altro corpo celeste e, più leggero e molto più ricco di silicio, si era assestato su un'orbita più interna intorno alla stella rossa.
I dati delle sonde avevano evidenziato un'atmosfera ricca di ossigeno, un eccezionale campo magnetico, ma, soprattutto, probabili forme di vita, forse anche solo vegetale: ipotetici esseri viventi con una composizione a base di silicio quaternario. Gli esperimenti di biologia, testati per reazioni a base di carbonio organico, si erano bloccati trovandosi di fronte e strutture a base di silicio, ma era stato documentato il consumo di ossigeno e la produzione di quarzo e quarziti, composti, appunto, a base di silicio e ossigeno, che si evolvevano e crescevano, modificando l'ambiente; le piante muovevano alcune delle loro strutture, indirizzandole verso la luce. Certamente non erano ancora rispettati i classici pilastri PICERAS, ma analisi su campioni riportati sulla Terra avevano individuato possibili strutture cellulari, e un'analisi sul posto, con nuovi esperimenti e la presenza di umani, era diventata necessaria per confermare l'esistenza di una vita aliena.
Per la loro composizione e una straordinaria copertura di limpidi e regolari cristalli, i due pianeti erano stati chiamati Quartz-1, il principale, e Quartz-2 quello minore, nome poi abbreviato in Qz-2, per rendere più agevole la scrittura.
Fondi di ricerca e attenzioni internazionali erano stati dirottati verso le nuove forme di vita del pianeta, approfittando della persistente anomalia dello spazio-tempo, ma, non bastando ormai più le sonde, era stata allestita la spedizione con esseri umani a bordo. L'astronave con i motori per il viaggio interstellare era stata chiamata Quartz, analogamente al sistema planetario oggetto di studio, mentre il modulo di atterraggio, o, più propriamente 'di aqquarzaggio' aveva ricevuto il romantico nome di Amethyst.
L'emozione fu fortissima per i quattro membri dell'equipaggio, appena i motori si fermarono e il pilota, Blue, mise in stand-by le attrezzature di volo del modulo planetario. L'atterraggio era stato soffice e delicato.
-Bravo!- Si complimentò Jeremia Morr, il capo spedizione, ponendogli una mano sulla spalla.
I due si conoscevano da tempo: anni di voli e missioni insieme avevano cementato un'amicizia e una reciproca fiducia che andava ben oltre i confini del sistema solare, dopo che il programma Artemis era stato preso in mano dai tecnici dell'ESA, in seguito al definitivo ritiro della NASA e degli Stati Uniti da ogni missione spaziale.
La gravità del pianeta, all'incirca la metà di quella terrestre, non era facile da indovinare, combinata con i dati di viscosità dell'atmosfera, e mesi di addestramento sui simulatori di volo non garantivano affatto il successo di questo passo iniziale della spedizione, la prima vera incognita da affrontare.
I quattro astronauti slacciarono le cinture di sicurezza e si misero all'opera, attivando ognuno le strumentazioni di cui erano responsabili.
Le antenne e i sensori, i campionatori e le sonde cominciarono a perlustrare il nuovo ambiente con cui, per la prima volta, reali esseri umani venivano in contatto, sfoderando centinaia di dati.
Occorreva innanzitutto confermare i dati delle esplorazioni automatizzate, prima di autorizzare l'uscita all'esterno della Amethyst.
Nonostante l'enorme impazienza, dopo settimane di immobilità lungo l'orbita di trasferimento, occorreva, adesso, aspettare ancora.
L'equipaggio era costituito da quattro membri:
Jeremia Morr, tedesco, era il capo spedizione e secondo pilota, laureato in fisica;
Blue Sugiton, francese, aveva l'incarico di primo pilota, il più esperto di navigazione spaziale del gruppo, ingegnere e responsabile dei motori;
Andrei Krasnyj, russo, un genio, ex campione di scacchi, tipo solitario e taciturno, chimico e biochimico; dopo essersi allontanato dal paese natio per divergenze politiche aveva iniziato a cooperare con le ricerche dell'Agenzia Spaziale Europea;
e infine il professor Jason Vael, inglese, esobiologo, il più anziano del gruppo, un fumatore agguerrito, accanito bevitore di whisky e donnaiolo, un personaggio discusso, ma espertissimo nel suo campo.
La scelta di nazionalità così diverse non era solo dovuta alla volontà di rappresentare più paesi. I quattro erano veramente i più esperti a livello mondiale, ognuno nella propria materia, anche se il chimico e il biologo erano alla loro prima missione su un altro pianeta.
Sulla Terra altri laureati seguivano i dettagli dell'inizio della nuova esplorazione. Un'ampia equipe con tecnici pronti a subentrare in caso di bisogno, con ruoli simili o complementari.
Una seconda spedizione era già stata predisposta a pochi mesi dal primo gruppo di pionieri, per rimpiazzare e reintegrare soggetti che, esausti, dovevano rientrare nel sistema solare o per ampliare il personale in caso di ricerche aggiuntive. Tra di essi anche italiani, spagnoli, cinesi e una giapponese, unica donna selezionata per il viaggio sul nuovo pianeta.
-Bisognerebbe festeggiare con un brindisi!- Propose Jason, appena si spense il frastuono dei motori e l'equipaggio si ritrovò in un silenzio irreale.
Morr, dopo aver fulminato il biologo con lo sguardo, si aprì a un sorriso conciliante: -Non ti sarai per caso portato dietro degli alcoolici, spero.-
-Magari! Purtroppo solo il ricordo.- Scosse la testa il professor Vael.
Morr non si fidava dell'inglese, lo considerava un debole e un vizioso, dipendente dal fumo e dall'alcool, ma, un po' per anzianità e un po' per la maggior esperienza, nonostante le sue obiezioni, i direttori della prima spedizione avevano imposto il professor Vael, preferendolo alla dottoressa Nikura, la donna giapponese e seconda esobiologa, oltrechè medico, che però avrebbe raggiunto il primo equipaggio con la seconda spedizione già programmata a ridosso della prima.
Gli strumenti cominciarono a dettare dati sensibili: un'atmosfera composta per il 48% da ossigeno, 38% di azoto, 8% di elio, 4% di anidride carbonica con il 2% di vapore acqueo; una pressione atmosferica pari a circa una volta e mezzo quella terrestre; temperatura di 22-25° alla luce stellare, gravità circa 2/3 di quella terrestre.
Furono escluse molecole tossiche nell'aria e confermata la presenza di acqua allo stato liquido.
Sì, un posto in cui si sarebbe potuto respirare e vivere, anche se ai quattro esploratori fu tassativamente proibito di uscire all'esterno della navicella senza indossare le loro tute spaziali, dotate di sistemi di riciclaggio, per evitare qualunque tipo di contaminazione tra l'ambiente terrestre e umano con il nuovo pianeta.
L'anomalia più consistente era il fortissimo campo magnetico in cui era immerso Quartz-2, un costante flusso di energia proveniente dalla stella di Lalande intorno a cui orbitavano, e dirottato in potenti linee di forza tra i due poli del pianeta di silicio. La navicella schermava gli strumenti, ma all'esterno dell'involucro molte apparecchiature rischiavano di non poter funzionare correttamente, soprattutto la strumentazione radio con cui comunicare.
Gli stessi organismi viventi di Quartz-2 erano tutti orientati lungo le potenti linee di forza provocate dall'imponente magnetismo e una delle prime questioni di studio era proprio come il campo magnetico avesse influenzato lo sviluppo delle forme di vita nell'ambiente che i quattro scienziati si apprestavano ad analizzare.
I periodi di rotazione e rivoluzione furono confermati: un giorno, su Qz-2, durata circa 13 ore e un anno all'incirca 11 giorni. L'alternanza tra il buio e la rossastra luce stellare avrebbe garantito giornate di circa 6 o 7 ore. Era evidente che gli esploratori si sarebbero dovuti adeguare ai ritmi del pianeta.
Presto erano iniziate le escursioni all'esterno della navicella, con passeggiate e campionamenti gradualmente sempre più lontani dalla base operativa, ma, almeno inizialmente, ritornando a dormire e analizzare i campioni e i dati sempre alla Amethyst.
L'ambiente del pianeta era spettacolare, quasi completamente ricoperto da cristalli di quarzo anche di notevoli dimensioni, con colorazioni variabili in base alla presenza di altri elementi minori nel terreno. Il quarzo, con una composizione di un atomo di silicio e due di ossigeno (SiO2), rappresentava il diretto analogo dell'anidride carbonica sulla Terra, un composto di scarto delle pante di Qz-2, riciclato per rientrare nei cicli vitali e produrre molecole più complesse.
La luce rossa proveniente dalla stella Lalande 21185 dava la sensazioni di un eterno crepuscolo, anche se l'intensità della luce poteva anche essere forte, nelle ore diurne. L'atmosfera e la rapida rotazione del pianeta garantiva temperature accettabili anche di notte, intorno ai 15-18°.
I suoni erano un po' mascherati dal continuo ronzio del campo magnetico, un po' come trovarsi dentro un'apparecchiatura per risonanza magnetica nucleare di 7 tesla, mentre gli odori erano inaccessibili, attraverso le tute spaziali.
Gli esperimenti all'interno della Amethyst confermarono strutture cellulari e organelli intracellulari in grado di trasformare energia, acqua e quarzo in strutture più complesse, una specie di analoghi di zuccheri, proteine e acidi nucleici, in cui partecipava anche idrogeno e azoto. La presenza di vita poteva quindi essere, con buona approssimazione, confermata, anche se allo stato delle ricerche, sembrava trattarsi solo di piante, senza ancora aver evidenziato organismi equipollenti a esseri animali, in grado di muoversi autonomamente e imprevedibilmente in ogni direzione.
-Con tutto questo ossigeno, potremmo tranquillamente respirare togliendoci i caschi, senza consumare quello che abbiamo nelle bombole.- Disse, una sera, Vael durante una delle loro mezze cene, quegli spuntini serali che si concedevano al tramonto della stella, dopo sei ore di luce.
-Stai scherzando, Jason?- Lo aggredì un po' bruscamente Jeremia. -Lo sai benissimo che non dobbiamo contaminare l'ambiente di Quartz-2. Proprio tu che sei biologo lo dovresti sapere: rilasceremmo un sacco di anidride carbonica nell'ambiente!-
-Quello sarebbe il meno-, rispose il biologo, senza apparentemente far caso al tono un po' sostenuto del comandante, -con tutta l'anidride carbonica che c'è già nell'atmosfera, il nostro impatto sarebbe ininfluente.-
-In ogni caso, comunque, l'ossigeno lo stiamo già prelevando, per ricaricare più facilmente le bombole-, si intromise Blue, anche per stemperare la tensione, -ovviamente filtrandolo.-
-Pensa Jeremia-, continuò Jason, -col 48% di ossigeno, più del doppio che sulla Terra, ogni sforzo ti costerebbe la metà del consumo di ossigeno. Si farebbe la metà della fatica. Un bel vantaggio, se poi ci aggiungi che è anche a pressione maggiore. Un pensiero ce lo farei.-
-Senti-, sbottò il capo della spedizione, -il biologo sei tu, ma io mi atterrei alle disposizioni da Terra e ora non starei a intasare le comunicazioni con strane iniziative. Poi, magari, in futuro, se ne volete riparlare tra voi esobiologi... Ma non sarei sicuro di affermare che qualche molecola organica non rischi di contaminare l'ambiente di Quartz-2.-
-Certamente qualche sostanza volatile e qualche gocciolina di saliva la perderemmo nell'ambiente-, si intromise Andrei, il chimico russo, -ma quello che è sicuro è che il 48% di ossigeno è sufficiente a provocare euforia ed eccitazione, riduzione del senso critico e, alla lunga, anche qualche danno ossidativo al cervello. Io eviterei.-
Morr approvò annuendo.
-Quale sostanza volatile?- Rispose invece Jason, in tono di sfida.
-Ormoni, odori, sudore?- Disse il russo eludendo lo sguardo del britannico.
-In effetti, quattro uomini in età riproduttiva, separati da settimane dalle loro compagne...- proseguì Jason.
-Ecco, meglio non toccare questo argomento.- Blue cercava sempre di stemperare le tensioni. -A proposito, Jason, non è che ci tieni a stare all'aria aperta per fumarti qualche sigaretta? Te ne sei portata qualcuna?-
Jeremia Morr seguiva con attenzione l'evoluzione della discussione.
-Aaaah! Lascia stare!- e Jason allontanò l'argomento con un gesto della mano. -Questo è proprio vietatissimo. Mi sono riempito il bagaglio di cerotti di nicotina, piuttosto, ma mi sogno una sigaretta ogni volta che mi addormento, ben più di un sorso di whisky!-
-Direi allora che, per il momento, l'idea di muoversi a contatto con l'ambiente esterno è definitivamente proscritta. Ok?- Concluse Blue con una distensiva risata.
Jason annuì rassegnato, e Jeremia archiviò il consenso generale con soddisfazione.
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