In tre è meglio (?)

di
genere
trio

“Ti presento mia moglie, Stella” dice il mio collega. Sorride un sorriso imbecille.
“Paolo, piacere”.
Le nostre mani si stringono. Avverto una scossa elettrica attraversarmi tutto il corpo.
Studio con più attenzione la donna che ho davanti. Veste quel casual con cui si cercano di nascondere le forme del corpo. Viso lungo, occhiali, capigliatura senza particolari segni di abitudine per il coiffeur. Forte somiglianza con mia moglie. Il mio sorriso si allarga.
Cerco di capire dallo sguardo se il flusso sia bidirezionale. Lei sostiene la mia fissità maleducata, poi reclina il capo. “Potevi invitarlo a prendere il caffè con noi”, rimbrotta suo marito, il sorriso di lui sempre imbecille.
Mia moglie anche se con benedetto ritardo è andata in menopausa. Mentre la sua voglia di fare l’amore si affievolisce io sono sempre più ossessionato. Scoperei dalla mattina alla sera. Mi sveglio in l’erezione, vado a letto in l’erezione. Se l’astinenza dura troppo a lungo soddisfo la bramosia con la masturbazione. Prendo delle foto di lei (una bellissima e sincera nella sua povertà è quella del citypass, mi eccita da morire appena la vedo) e fingo di fare l'amore con lei. La immagino mentre gode, le cosce tornite strette intorno a me, i seni che battono il ritmo dei miei colpi, le guance che si imporporano, le labbra che si gonfiano… fantastico il suo viso durante l’orgasmo: la donna più bella del mondo.
Si somigliano.
L’attrazione è un fattore di sguardi. La presa di coscienza delle apparenze esteriori è il primo input per accedere alla dimensione del desiderio. Ma certe prerogative si ripetono, gli stereotipi hanno un fondamento nella natura umana. La donna che poco si cura di apparire aspira ad un livello diverso della comunione con l’altro. Cerca empatia, complicità, affinità. Non si accontenta semplicemente di ciò che può ricevere ma dello scambio, del dono tra dare e avere.
È un genere di donne che amano e basta. È un genere di donne a cui appartiene mia moglie e che io amo da impazzire. E anche se sono rimasto per sempre fedele a mia moglie inizio a nutrire il desiderio di rimettermi in gioco. E decido che quella donna con cui non ho neppure preso il caffè sarà mia.

Indago con discrezione. Con l'imbecille scambiamo ogni genere di informazioni sulle rispettive moglie, niente escluso, neppure i particolari più piccanti. Io memorizzo. Non ricordo dove ho lasciato le chiavi ma certe cose rimangono impresse in modo indelebile.
Ho scoperto dove fa colazione. È sotto il suo ufficio. Nel bar c’è una bolgia scoraggiante. Ma sopporto la promiscuità e mi faccio largo. La noto, mi faccio notare. “Ciao”, mi saluta con un tono squillante. Le splendono gli occhi. Sospetto una disaffezione del marito – la auspico. “Sono ancora in tempo per offrirti la colazione?” Ardito. Mi compiaccio. “Sediamoci”.
“Veramente…” Sembra titubante. Osserva l’ora. “Va bene”.
Rompiamo subito il ghiaccio. È più pudica e ritenuta di mia moglie, ma poi si scioglie, chiacchiera e sorride. Io già la sogno mentre scopiamo. Voglio scoprire le forme nascoste del corpo, com’è bella quando gode. Sì, c'è somiglianza tra lei e mia moglie. Esistono differenze ma le somiglianze sono di più. E questo non fa che aumentare la voglia.
“Io sono qui in zona oggi”, buttò con nonchalance. “Ci vediamo per pranzo”. Non è una domanda.
Abbiamo finito di parlare, ci studiamo attendendo il caffè. “Sono fortunato ad avere una donna come mia moglie”, confesso con trasporto. “Anche tuo marito lo è”.
La fisso con uno sguardo da cui lascio fluire il desiderio. I miei occhi dicono “ti voglio”. Le nostre gambe allungate sotto il tavolo si sfiorano. Un contatto casuale e innocente. Ma ad un certo livello di confidenza non c'è più innocenza. Capisco che a quel livello tra un uomo e una donna il percorso che li separa dal letto si è già annullata. Siamo seduti al tavolino ma è come se fossimo nudi sotto le coperte ad intrecciare i nostri corpi.
E lei non dice nulla. Le guance le si colorano appena, china il capo per distogliere lo sguardo. Ma sorride.

E così ci ritroviamo insieme a casa di mio fratello. È scapolo, trasfertista. Lavora fuori nove mesi l’anno. In quei nove mesi la casa è vuota, negli altri si riempie di zoccole. È uno scannatoio.
Stella si stringe nelle spalle. Sembra quasi avere paura. Capisco: non ha mai tradito suo marito. L’ho lavorata ai fianchi a lungo prima di farla cadere ai miei piedi. Mi sono dimostrato un seduttore lungimirante. Molto mi ha ispirato il corteggiamento con cui conquistai mia moglie.
Le faccio scivolare la camicetta di dosso denudando le spalle. Le bacio. Sto impazzendo. Andiamo a letto. Lei tira fuori un preservativo. Non serve. Anche lei è in menopausa. Ma non servirebbe lo stesso: pretendo di farlo nudi. Gliela mangio e assaporo le differenze al tatto e al gusto di questa fica con quella di mia moglie. Sono piatti prelibati. Quando è ben lubrificata la penetro: il paradiso. Resto fermo così per un minuto. Anche lei è paralizzata. Ha preso coscienza del fatto compiuto. A tratti traspare lo sconcerto e la delusione. Ma quando inizio a muovermi dentro di lei tutto scompare per lasciar posto alle sensazioni che la fica invia al cervello irradiando di benessere tutto il corpo. Punta i piedi per contrastare la mia foga, e così facendo i colpi che sferro sono più violenti. Si lamenta, respira con affanno. Dio com’è bella! Bella come mia moglie. Tutte le donne sono bellissime quando fanno l’amore e quando godono. Punto anch'io i piedi e la martello come se dovessi buttare giù un muro. Alla fine libera gli ormeggi e si aggrappa a me come se stesse annegando. Sono una bestia scatenata. Ogni colpo la spingo di una spanna contro la testiera. Viene trattenendo un urlo. Mentre cerca di riprendere fiato la giro e la prendo da dietro. La riempio di me. Anch'io trattengo un gemito di piacere. Gli occhi mi schizzano via dalla testa. Ho rischiato l’infarto.

Le faccio conoscere, lei e mia moglie.
Invitiamo la coppia. Le due si intendono subito e si integrano alla perfezione. Capisco anche – e non me lo sarei aspettato – che l’altra sopporta senza troppe remore il ruolo di amante davanti alla rivale consacrata e al proprio legittimo marito.
Ci siamo incontrati altre volte. Altre scopate. “Cosa pensi di Barbara?” le domando a bruciapelo.
Silenzio. Esita. Riflette. Mi guarda fisso negli occhi. “È una gran tipa. Stupenda. Mi piace moltissimo”.
“Vorrei fare l’amore con tutte e due insieme”. Fatboy è stato sganciato.
Silenzio. Esita. Riflette. Mi guarda fisso negli occhi. “Anch'io”.
Organizzo. Lo faccio in modo che le alternative rimangano solo due: o realizzo il sogno oppure la bomba manda all’aria tutto.
Mia moglie non è del tutto sorpresa quando porto Stella al suo cospetto in casa di mio fratello dove l’ho fatta arrivare in anticipo con una scusa qualunque. “Oh! Ciao. Che succede?”
“Stella, ti presento mia moglie”, recito. “Barbara, ti presento la mia amante”.
Non capisco se l’ha presa male. “E quindi?”
Io e Stella ci spogliamo. “Quindi vogliamo fare l’amore con te”.
Mia moglie con mio grande stupore e meraviglia si spoglia. Le due donne si avvicinano e si baciano a lungo, si accarezzano, sorridono sdolcinate sussurrando dolci scemenze. Poi si sdraiano. Io le raggiungo.
Entrambe mi deliziano prendendolo a turno in bocca. Eseguono in sincronia un pompino da favola. Vengo in gola a mia moglie. Mentre mi riprendo le ammiro concedersi un lauto sessantanove. Dopo l’orgasmo si mettono alla missionaria per strusciare i bacini. Si baciano con una voluttà incredibile, come se dovessero suicidarsi rubandosi il respiro a vicenda. E poi…
E poi accade di tutto, tutto ciò che un uomo possa mai desiderare nei sogni più sfrenati.
Scopo una e slinguo l’altra. Mangio la fica ad una e l’altra le succhia i capezzoli. Quella che prendo da dietro mangia la fica all’altra. Steso sul letto mi faccio spompinare mentre l’altra me la getta in faccia per farsela leccare. A 54 anni raggiungo il limite di sei orgasmi. L’ultimo le palle sono così vuote che le contrazioni muscolari non finiscono più. E loro ne hanno il doppio, se non il triplo. È un’orgia infinita e fantastica. Alla fine ci addormentiamo mentre il buio stende la sua coperta dentro la camera da letto che sa di una lunga giornata di amplessi. Le cingo alle spalle, una per braccio. È una sensazione così bella che tremo dalla paura che sia stato tutto un sogno.
E in quello stato di ipnosi che ci circonda formulo le più bizzarre riflessioni. Onoro le religioni che consacrano la poligamia. Penso a quanto è accaduto e mi rammarica che non possa ripetersi con il consenso delle istituzioni. Penso a due donne bardate di bianco condotte all’altare. E il giuramento ripetuto due volte dalla mia voce. Le vedo mentre congiurano in segreti conciliaboli a mio danno. Stanno benissimo insieme e preparano la cena nude in cucina. Ogni tanto si leccano, ogni tanto aprono le gambe sul tavolo per accogliermi. E poi vedo due ventri gonfi, due tette da urlo piene di latte. Le chiavo incinte trovandole più sensuali che mai.
Ma poi, mentre l’onda lunga delle sensazioni erotiche si allontana, altri pensieri, altre immagini fanno capolino.
Vedo la gelosia nell’harem.
Per ripicca e spirito di rivalità le matrone si superano nelle gravidanze. Ogni figlio è un punto in più sull’altra. Due, quattro, sei rampolli da crescere, sfamare, cui soddisfare esigenze. E a ogni nuovo nato dispari la rincorsa dell’altra: otto figli? dieci? ma siamo matti?
Giornate di 24 ore che non bastano più, lavorare fino a sfinirsi per star dietro ai conti. E poi litigi, ripicche, tra loro oppure coalizzate contro di me. A mettermi contro i figli. A mettere quelli di una contro quelli dell’altra. Tremare davanti alla porta al pensiero di entrarci, e fuggire e cercare il bar più di merda per annegare nell’alcol…
E poi la separazione. LE – separazioni. Gli alimenti, la casa data a una, comprarne una seconda per l’altra, finire in mezzo alla strada avvolto nelle coperte, in inverno a un passo dalla morte, in estate braccato dai naziskin…
Mi levo dal letto, un bagno di sudore. “Ehi, ma che hai!”, si lamentano le stronze, gemelle anche in quello. Piccine, si sono appena svegliate.
“Okay okay okay” riesco appena a balbettare. Mi rivesto in tutta fretta. Prendo Stella, le gettò addosso i suoi vestiti, la spingo verso la porta. “Tuo marito ti ama. Non puoi rovinare un matrimonio per qualche scopata in più”.
“Ma io…”
Prima che abbia finito di dire qualsiasi cosa è già fuori. Mi giro verso mia moglie, mi avvicino. Sembra sollevata. Le do un ceffone. “Tu, non ti vergogni a fare la troietta? Avanti, avanti, si va a casa, che lì ti sistemo”. E rido amaro. “Cazzo, se ti sistemo”.
Ah, queste donne: troppa libertà di costumi, troppi fronzoli nelle fantasie sessuali.
Eppoi, perdio, erano entrambe in menopausa!
scritto il
2026-02-08
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