Una calda accoglienza
di
Giovanni Lucchetto
genere
trio
Fa un caldo porco.
Finestre chiuse per non far entrare l’afa d’Agosto, tapparelle abbassate giusto per un filo di luce, ventilatore a manetta e pornazzo sullo schermo; ma niente, non riesco a sborrare: da mezz’ora c’ho il cazzone duro che me lo stantuffo a due mani, ma questa calura è insopportabile e rende tutto più difficile -- sono madido di sudore, senza fiato e con la vista più appannata che altro.
«Vaffanculo!» grido, spegnendo il porno lesbo e gettando il cellulare a lato del letto. Mi corico sconfitto, con il cazzo che mi rimane retto e dolorante. Ci riproverò stasera -- mi dico -- quando l’afa sarà calata un po’...
Nella quiete pomeridiana una macchina frena di colpo di fronte a casa mia e spegne il motore. Mi avvicino alla finestra e spio dalle tapparelle: c’è una vecchia Fiat parcheggiata all’altro lato della strada, talmente carica di pacchi che il bagagliaio non si chiude e si sono dovuti ingegnare con tiranti elastici.
Ah, già, i nuovi vicini dovevano arrivare oggi. Chissà che tipi sono?
Da dentro il finestrino del guidatore vedo solo una mora che avrà forse quarant'anni con lunghi capelli mossi, quelli non raccolti in un chignon sono appiccicati alla fronte per il caldo. Quando scende dal veicolo vedo il resto del suo corpo: è grassa, molto grassa, e indossa solo una canotta bianca che, già stretta di suo contro i rotoloni di carne, si è fatta aderente per il sudore, e dei pantaloncini jeans che paiono sul punto di scoppiare per il culone che trattengono a fatica; due coscone con le vene che si vedono lontane un chilometro, braccia grasse e molli e poi le tette. Dio mio quelle tette! Anzi, tettone!
Vado matto per i seni grossi e quei sacchi di carne superano “grosso” di un bel po’ di taglie: la canotta è tesa al massimo per trattenerle e comunque strabordano dai lati, con i capezzoloni bene in evidenza a causa del sudore.
Il cazzone già in tiro mi freme ruggendo a quella vista. So che a molti le tettone piacciono solo se sode e attaccate a un corpo snello, ma per me questa cernita è uno spreco. E poi, mammelle così non ne ho mai viste.
Non faccio in tempo a razionalizzare questa cosa che una seconda portiera si apre ed esce una ragazza a completo opposto della prima: una biondina dal corpo asciutto e rifinito, sicuramente dalla palestra a giudicare dai pantaloncini da ginnastica per mostrare le gambe toniche e da un toppino a tubo per nascondere due tette a malapena visibili in favore degli addominali.
È chiaro che il suo punto forte sia il culo; già me lo immagino, piccolo, tondo e sodo, spinto in fuori mentre lei solleva pesi col bilanciere, i pantaloncini che ne abbracciano le curve e l’insenatura come una seconda pelle…
Il cazzo mi tira sempre di più. Ormai l’ho già ripreso in mano e ricominciato a segarmi, gli occhi persi su quella dicotomia di corpi.
Non appena scesa la bionda si accende una sigaretta e gira attorno alla Fiat per parlare con la mora. Saranno amiche? Parenti? Lesbiche?
Le vedo parlare. La grassa apre la porta di casa e insieme cominciano a scaricare la Fiat stracolma per portare dentro tutto, una scatola alla volta.
“È la mia occasione”, mi dico. Rinfodero a fatica la bestia nelle mutande e indosso al volo la prima maglietta che trovo e i pantaloni. Il membro lascia un notevole gonfiore nell'entro coscia, ma non ci posso fare niente.
Aprire la porta è come aprire un forno: l’afa mi taglia il respiro e il sole mi schiaccia la testa, ma persisto, il desiderio alimentato da quell’erotiche visioni che ora stanno sudando il doppio a sollevare cartoni.
«Salve! Siete le nuove vicine, eh? Piacere!»
La mora si volta sul vialetto d’ingresso con ancora una scatola in mano, mentre la biondina si stacca dalla macchina e, schiacciata la sigaretta a terra, mi porge la mano.
«Sì, salve. Sono Alessia, e lei è Deborah»
Le stringo la mano mentre le osservo meglio. Da vicino sembrano più giovani, e Alessia a discapito di un petto minuto è davvero molto carina. E, lo ammetto, sexy.
Mi offro di aiutarle, ignoro le loro cordiali dissuasioni e afferro subito un paio di scatole. Pesano, e io non sono certo un palestrato; la mia è più una voglia di mettermi in mostra come uomo, una disperata ostentazione di virilità alimentata dalla libido.
Nel mentre le bombardo di domande. Vengo così a sapere che sono amiche di lunga data, trasferite per lavoro. Hanno 35 (Ale) e 37 (Deb) anni. E ovviamente non smetto di rubare sguardi al culo di Alessia e ai capezzoloni di Deborah, sempre più sudati e sempre più esposti.
Sento il gonfiore nei pantaloni crescere, e credo Alessia l’abbia notato, ma ancora non dico niente e non faccio mosse.
Finita l’ultima scatola chiudiamo la porta per avere una tregua dal caldo. Deborah mi offre dell’acqua fresca per sdebitarsi, ma il contatore della corrente è ancora spento.
«Ci penso io -- dico -- Queste case sono tutte uguali, so dove trovarlo»
Vado e attacco la corrente, approfittando della solitudine per aggiustarmi il cazzo nelle mutande che ormai stava per farmi davvero male.
Quando torno nella cucina sono travolto da un’ondata d’aria fredda: avevano acceso il condizionatore. L’aria gelida, in contrasto col sudore bollente, inturgidisce i capezzoli di Deborah, che diventano ancora più in evidenza.
A questo punto il cazzo mi sta letteralmente per esplodere, non riesco nemmeno più a fingere disinteresse o educazione. I miei occhi sono incollati su quelle bombe di grasso come la stessa canottiera che (non) le cela, uno spettacolo osceno e deliziosamente lascivio e Deborah, che oltre all’aria condizionata si sventaglia con una rivista a occhi chiusi, nemmeno se ne accorge.
Ma Alessia sì:
con un risolino malizioso si avvicina all’amica e le pizzica leggermente una tetta.
«Deb, guarda che stai dando spettacolo!»
Deborah pare come svegliarsi di colpo e accortasi della trasparenza della canottiera cerca di coprirsi il seno, ancora più rossa in viso per la vergogna. Alessia la tranquillizza, spostandosi verso di me:
«Non credo che al nostro amico sia dispiaciuto troppo: ci ha mangiate con lo sguardo per tutto il tempo!»
Anche io ora paonazzo, mentre Alessia prende le redini e mi si struscia contro, scivolando la mano verso il pacco teso, sorrido di un ghigno che vuole essere flirtoso, ma forse è solo sfacciato.
«Be’, che devo dire, signorine? Siete entrambe due belle donne, e vestite così… è normale che cada un po’ l’occhio…»
Alessia sogghigna, forse divertita dalla mia inettitudine; la sua mano è sempre più vicina al mio pacco e ora gioca con l’orlo dei miei pantaloni.
«Ah sì? E sai il mio occhio invece dov’è caduto?». Si inginocchia e infila i pollici nell’orlo prendendo sia i pantaloncini che le mutande, guardandomi con un sorriso da troia per dire: «Su questo bel cazzo!»
Alla vista del mio membro le due donne rimangono sbigottite; Deborah, già silenziosa per tutta la situazione, sgrana gli occhi e perde il fiato; Alessia, a pochi centimetri dalla bestia, inspira per la sorpresa che le rimbalza davanti a pochi centimetri.
«Ommioddio, ma è enorme!»
Alessia mi prende il cazzone alla base, circondandolo con le dita a fatica, e comincia a giocarci come fosse la cloche di un aereo, esaminandolo da ogni parte. Deborah pure la vedo alzarsi e venire verso di me, gli occhi incollati al mio bel pezzo di virilità.
La bionda mi riempie di osanne e complimenti: «Dio santo quanto è grosso, non riesco a tenerlo in mano! Così lungo, e duro… Senti ma… quanto ce lo hai grosso?»
Sogghigno divertito e orgoglioso del dono fattomi da Madre Natura. Nel frattempo che rispondo Deborah si è accovacciata a fianco della biondina. Ora ho entrambe letteralmente ai miei piedi.
«Da duro ce l’ho di 23 centimetri!»
Le ragazze rimangono attonite ma eccitate da questa mia dichiarazione. Perfino Deborah si scioglie, sostituendo la sua mano a quella di Alessia in una lenta sega.
«Davvero? È proprio un tronco… E dimmi, che cosa avresti intenzione di fare con questi 23 centimetri?»
«Be’, mi piacerebbe scoparmi quelle belle tettone!»
Deborah sorride e si rimuove la canottiera sudata, liberando quelle grasse mammelle. I seni le ricadono sulla pancia rotonda, creando un invitante ondeggiamento che mi fa palpitare il cazzo.
Prima che la mora possa esaudire il mio desiderio Alessia le si sposta dietro e le scioglie il chignon. Una cascata di crini mossi le ricade addosso, tendeggiandone l’accaldato volto paffutello.
È più carina, sciolta.
«Aspetta, Deb» Alessia la interrompe ricollocandosi al mio fianco, e allargando l’elastico con le dita me lo fa scivolare sul membro duro, giù fino alla base; «Ecco: così durerà per entrambe!»
L’elastico mi stringe il pene fino a farmi male ma sopporto ben volentieri, anche perchè le palle piene mi danno molto più fastidio. Ci pensa Deborah, comunque, a darmi un po’ di sollievo: mi fa sedere sulla sedia e solleva le enormi mammelle per sbattermele sul grembo, inglobandomi il cazzone in quella insenatura calda e umida di sudore. Il cazzo mi è completamente avvolto dal suo seno come nessun altro paio di tette è mai riuscito prima; nemmeno la cappella riesce ad uscire, cosa che mi fa eccitare come non mai…
«Ti piacciono? -- mi dice Deborah mentre procede a strofinare quei suoi meloni in moto alternato -- Le mie belle tettone? La mia decima di seno?»
Decima?!? A momenti vengo solo per aver sentito la sua taglia -- non fosse per l’elastico avrei già sborrato in mezzo a quell’oceano di tette. Nondimeno Deborah si accorge della mia eccitazione con un risolino:
«Il tuo cazzo ha sussultato. Sei proprio un maniaco delle tette perverso se a momenti sborri solo a sentire un numero»
Sento delle mani piccole ma salde che mi scivolano giù dalle spalle a strofinarmi il petto e due chiodi morbidi che puntano la nuca -- dietro di me Alessia si è spogliata del tutto e ora mi tormenta:
«Le mie sono piccole -- dice con un tono che finge un pianto -- Vuol dire che non ti piaccio?»
«Vuoi scherzare?! -- le grido addosso, voltandomi per guardarla in volto -- Le tette sono sempre belle, anche se piccole! E poi tu hai un fisico scolpito e un culo da sogno, sei bellissima!»
Ride, soddisfatta della mia risposta. Si sposta dalle mie spalle e si porta al tavolo che ho di fronte, inginocchiandocisi sopra completamente nuda, ginocchia divaricate per esporre il suo culo e comincia a twerkare per me!
«Ti piace il mio culetto, eh? Guardalo allora, è tutto tuo!»
L’eccitazione si trasforma in tormento: non so più dove guardare tra Alessia che muove le chiappe a ritmo ipnotico sul tavolo, le mega tette di Deborah che mi spagnolano il cazzo oppure le sue labbra, allargate per prendere in bocca la mia cappella. L’elastico tira sempre di più, mi sento che sto per scoppiare. Voglio venire. Voglio venire! Ma la sborra è bloccata se non per poche gocce di pre-sperma che inumidiscono il décolleté a Deborah.
«Questo sta per esplodere» commenta lei divertita. Mi concede un ultimo deepthroat, con la cappella che le preme l'ugola e riempie la gola mentre lei gorgoglia divertita, prima che rompa il pompino rimuovendo insieme le tettone dal membro -- un filo di saliva collega cappella a labbra. Si solleva da terra e si unisce ad Alessia al tavolo rimuovendosi gli shorts; se la bionda mi dà le spalle per mostrarmi il culo, Deborah sale sul tavolo supina e, allargando le grasse gambe quanto più possibile, spalanca la fica carnosa e bagnata.
«Su, non farci aspettare oltre»
«Era questo il tuo piano, no? L’avrai un preservativo»
«Scegli chi scopare per prima, ma cerca di non finire subito!»
Due richieste impossibili. Per come sono messo mi sento come un verginello che non resisterà che pochi secondi, e comunque -- chi dovrei scegliere?? La tonica Alessia con il suo bel culetto sodo? O la tonda e abbondante Deborah con tutta quella invitante morbidezza?
Non resisto e non ragiono; prendo il preservativo dal portafoglio e lo srotolo veloce, poi lascio scegliere al mio cazzo:
in un lampo sono dietro ad Alessia, la mano sinistra che strizza la chiappa e la cappellona che già preme alla vulva. Forse troppo piccola, ma una lieve pressione basta per far penetrare la larga punta.
Alessia emette un gemito mentre poco alla volta viene riempita come mai prima, le pareti della sua figa allargate a nuovi limiti.
«ODDIO! CAZZO SÌ! Mi stai sfondando la figa! È così fottutamente grosso -- DAMMELO TUTTO!! SÌÌÌ!!!»
Provo ad accontentarla, ma una volta dentro poco più di metà comincio a sentire una certa resistenza e i suoi gemiti di piacere si contorcono in dolore. Mi fermo, allora, e comincio a muovere i fianchi a ritmo contenuto. La mano sinistra vola ad afferrare i capelli biondi e a tirare la testa di Alessia in indietro, la destra saltuariamente lancia qualche sculacciata a lei, o si allunga per palpare la panciona di Deborah -- che nel mentre ha cominciato a masturbarsi -- o strizzarle i seni enormi.
«Ti piace così, eh?! Ti piace quando ti monto da dietro e ti sculaccio come una cavalla??»
«Oooh, SÌÌÌ!! Montami tutta! Dammi quel tuo bel cazzo da cavallo!» A queste parole Alessia comincia a dare del suo, spostando una mano per masturbarsi il clitoride mentre accompagna la mia penetrazione con dei movimenti dei fianchi che le fanno accogliere poco alla volta sempre più cazzo finché le sue chiappe non vanno sbattere prepotentemente contro il mio bacino, tutti e 23 i miei centimetri ora completamente affondati dentro la sua fica stretta.
Questo riempimento toglie il fiato ad Alessia, che arcua la schiena schiacciando il volto contro il tavolo. Solo temporaneamente: non ci vuole molto prima che riprenda a muovere i fianchi, e ancora meno perché sopraggiunga l’orgasmo, un urlo gutturale sommesso dalla posizione prona contro il legno.
Rimuovo il cazzone da Alessia, sempre più rosso e sempre più pulsante, lasciandole la figa spalancata e gocciolante un fiume di umori. E se la bionda si accascia al tavolo, godendo del suo post-coito, la mora cicciona si prepara al suo turno: con le mani si tira indietro e trattiene le gambe, mostrando la passera libera e grondante, già bella calda e pronta per essere trapanata a fondo.
«Dai sbrigati, dammi quel cazzo!»
Non me lo faccio ripetere due volte: sollevo Deborah dalle coscone e la spingo un po’ più in là sul tavolo per farmi spazio, poi monto anche io sul legno. Allineo il cazzone al buco della vulva e quando sono ben ancorato coi primi centimetri mi lascio cadere su di Deborah, affondando corpo e mani in tutto quel sudato grasso e distendendole la vagina al massimo in un unico affondo.
Il suo grido è dolorante e disperato, ma la sua espressione si fa presto di voglioso piacere.
«Va’ piano, ti prego va’ piano, Dio santo… È troppo grosso, mi fai male…»
Cerco di controllarmi, ma ormai sono al limite ed è difficile trattenere la libido. Comincio a muovere i fianchi, lenti ma potenti affondi che le rimodellano la vagina, un ariete che mira a sfondare l’utero; ogni colpo fa vibrare il tavolo, ondeggiare la pancia grassa e ballonzare le tettone. Le afferro con le mani, affondando le dita in tutto quel ben di Dio e stringendo con gusto mentre mi porto uno dei capezzoloni in bocca e prendo a succhiare, leccare e mordicchiare quel chiodino di carne.
Alessia ha la stessa idea e offre il medesimo servizio all’altra poppa. Insieme portiamo Deborah ad un crescendo di piacere che esplode in un potente orgasmo che rimbomba nella stanza vuota.
Non resisto più.
In un attimo mi stacco le labbra dalla tettona e smonto dal tavolo, getto via il preservativo fradicio di umori e rimuovo l’elastico. L’improvvisa sensazione di libertà è l’ultimo sollievo che mi serviva: prendo il cazzone a due mani e comincio a pomparlo; le due donne, rapidissime, si portano supine all’orlo del tavolo, con le teste a penzoloni all’indietro e le lingue fuori. Una visione troppo erotica che innesca l’esplosione.
Finalmente!
Finalmente sborro!
Grido di liberazione e piacere mentre un’eruzione di bianco mi esplode dalla cappella rossa, un fiume di sborra che colpisce in faccia le due amiche, provocando loro risatine isteriche. Quattro, sei, otto getti potenti, quattro e quattro per ciascun volto, tutto il seme caricato dopo quasi due ore di erezione; due ore di tormento, che ora giunge a un degno sollievo.
Con le palle svuotate e senza fiato, mi abbandono sulla sedia e lascio che il cazzo finalmente si deflosci soddisfatto.
Deborah e Alessia si rimettono sedute. Meravigliate della quantità, si raccolgono il seme dal volto con le dita per pulirsi o assaggiarlo.
«Sai, io ero contraria a trasferirmi -- dice Alessia mentre si succhia il dito colmo di sborra calda -- ma se le cose stanno così, credo mi divertirò in questo vicinato!»
Ridiamo tutti. Esausto, la guardo voglioso e le faccio l’okay col pollice.
«Quando vuoi!»
Finestre chiuse per non far entrare l’afa d’Agosto, tapparelle abbassate giusto per un filo di luce, ventilatore a manetta e pornazzo sullo schermo; ma niente, non riesco a sborrare: da mezz’ora c’ho il cazzone duro che me lo stantuffo a due mani, ma questa calura è insopportabile e rende tutto più difficile -- sono madido di sudore, senza fiato e con la vista più appannata che altro.
«Vaffanculo!» grido, spegnendo il porno lesbo e gettando il cellulare a lato del letto. Mi corico sconfitto, con il cazzo che mi rimane retto e dolorante. Ci riproverò stasera -- mi dico -- quando l’afa sarà calata un po’...
Nella quiete pomeridiana una macchina frena di colpo di fronte a casa mia e spegne il motore. Mi avvicino alla finestra e spio dalle tapparelle: c’è una vecchia Fiat parcheggiata all’altro lato della strada, talmente carica di pacchi che il bagagliaio non si chiude e si sono dovuti ingegnare con tiranti elastici.
Ah, già, i nuovi vicini dovevano arrivare oggi. Chissà che tipi sono?
Da dentro il finestrino del guidatore vedo solo una mora che avrà forse quarant'anni con lunghi capelli mossi, quelli non raccolti in un chignon sono appiccicati alla fronte per il caldo. Quando scende dal veicolo vedo il resto del suo corpo: è grassa, molto grassa, e indossa solo una canotta bianca che, già stretta di suo contro i rotoloni di carne, si è fatta aderente per il sudore, e dei pantaloncini jeans che paiono sul punto di scoppiare per il culone che trattengono a fatica; due coscone con le vene che si vedono lontane un chilometro, braccia grasse e molli e poi le tette. Dio mio quelle tette! Anzi, tettone!
Vado matto per i seni grossi e quei sacchi di carne superano “grosso” di un bel po’ di taglie: la canotta è tesa al massimo per trattenerle e comunque strabordano dai lati, con i capezzoloni bene in evidenza a causa del sudore.
Il cazzone già in tiro mi freme ruggendo a quella vista. So che a molti le tettone piacciono solo se sode e attaccate a un corpo snello, ma per me questa cernita è uno spreco. E poi, mammelle così non ne ho mai viste.
Non faccio in tempo a razionalizzare questa cosa che una seconda portiera si apre ed esce una ragazza a completo opposto della prima: una biondina dal corpo asciutto e rifinito, sicuramente dalla palestra a giudicare dai pantaloncini da ginnastica per mostrare le gambe toniche e da un toppino a tubo per nascondere due tette a malapena visibili in favore degli addominali.
È chiaro che il suo punto forte sia il culo; già me lo immagino, piccolo, tondo e sodo, spinto in fuori mentre lei solleva pesi col bilanciere, i pantaloncini che ne abbracciano le curve e l’insenatura come una seconda pelle…
Il cazzo mi tira sempre di più. Ormai l’ho già ripreso in mano e ricominciato a segarmi, gli occhi persi su quella dicotomia di corpi.
Non appena scesa la bionda si accende una sigaretta e gira attorno alla Fiat per parlare con la mora. Saranno amiche? Parenti? Lesbiche?
Le vedo parlare. La grassa apre la porta di casa e insieme cominciano a scaricare la Fiat stracolma per portare dentro tutto, una scatola alla volta.
“È la mia occasione”, mi dico. Rinfodero a fatica la bestia nelle mutande e indosso al volo la prima maglietta che trovo e i pantaloni. Il membro lascia un notevole gonfiore nell'entro coscia, ma non ci posso fare niente.
Aprire la porta è come aprire un forno: l’afa mi taglia il respiro e il sole mi schiaccia la testa, ma persisto, il desiderio alimentato da quell’erotiche visioni che ora stanno sudando il doppio a sollevare cartoni.
«Salve! Siete le nuove vicine, eh? Piacere!»
La mora si volta sul vialetto d’ingresso con ancora una scatola in mano, mentre la biondina si stacca dalla macchina e, schiacciata la sigaretta a terra, mi porge la mano.
«Sì, salve. Sono Alessia, e lei è Deborah»
Le stringo la mano mentre le osservo meglio. Da vicino sembrano più giovani, e Alessia a discapito di un petto minuto è davvero molto carina. E, lo ammetto, sexy.
Mi offro di aiutarle, ignoro le loro cordiali dissuasioni e afferro subito un paio di scatole. Pesano, e io non sono certo un palestrato; la mia è più una voglia di mettermi in mostra come uomo, una disperata ostentazione di virilità alimentata dalla libido.
Nel mentre le bombardo di domande. Vengo così a sapere che sono amiche di lunga data, trasferite per lavoro. Hanno 35 (Ale) e 37 (Deb) anni. E ovviamente non smetto di rubare sguardi al culo di Alessia e ai capezzoloni di Deborah, sempre più sudati e sempre più esposti.
Sento il gonfiore nei pantaloni crescere, e credo Alessia l’abbia notato, ma ancora non dico niente e non faccio mosse.
Finita l’ultima scatola chiudiamo la porta per avere una tregua dal caldo. Deborah mi offre dell’acqua fresca per sdebitarsi, ma il contatore della corrente è ancora spento.
«Ci penso io -- dico -- Queste case sono tutte uguali, so dove trovarlo»
Vado e attacco la corrente, approfittando della solitudine per aggiustarmi il cazzo nelle mutande che ormai stava per farmi davvero male.
Quando torno nella cucina sono travolto da un’ondata d’aria fredda: avevano acceso il condizionatore. L’aria gelida, in contrasto col sudore bollente, inturgidisce i capezzoli di Deborah, che diventano ancora più in evidenza.
A questo punto il cazzo mi sta letteralmente per esplodere, non riesco nemmeno più a fingere disinteresse o educazione. I miei occhi sono incollati su quelle bombe di grasso come la stessa canottiera che (non) le cela, uno spettacolo osceno e deliziosamente lascivio e Deborah, che oltre all’aria condizionata si sventaglia con una rivista a occhi chiusi, nemmeno se ne accorge.
Ma Alessia sì:
con un risolino malizioso si avvicina all’amica e le pizzica leggermente una tetta.
«Deb, guarda che stai dando spettacolo!»
Deborah pare come svegliarsi di colpo e accortasi della trasparenza della canottiera cerca di coprirsi il seno, ancora più rossa in viso per la vergogna. Alessia la tranquillizza, spostandosi verso di me:
«Non credo che al nostro amico sia dispiaciuto troppo: ci ha mangiate con lo sguardo per tutto il tempo!»
Anche io ora paonazzo, mentre Alessia prende le redini e mi si struscia contro, scivolando la mano verso il pacco teso, sorrido di un ghigno che vuole essere flirtoso, ma forse è solo sfacciato.
«Be’, che devo dire, signorine? Siete entrambe due belle donne, e vestite così… è normale che cada un po’ l’occhio…»
Alessia sogghigna, forse divertita dalla mia inettitudine; la sua mano è sempre più vicina al mio pacco e ora gioca con l’orlo dei miei pantaloni.
«Ah sì? E sai il mio occhio invece dov’è caduto?». Si inginocchia e infila i pollici nell’orlo prendendo sia i pantaloncini che le mutande, guardandomi con un sorriso da troia per dire: «Su questo bel cazzo!»
Alla vista del mio membro le due donne rimangono sbigottite; Deborah, già silenziosa per tutta la situazione, sgrana gli occhi e perde il fiato; Alessia, a pochi centimetri dalla bestia, inspira per la sorpresa che le rimbalza davanti a pochi centimetri.
«Ommioddio, ma è enorme!»
Alessia mi prende il cazzone alla base, circondandolo con le dita a fatica, e comincia a giocarci come fosse la cloche di un aereo, esaminandolo da ogni parte. Deborah pure la vedo alzarsi e venire verso di me, gli occhi incollati al mio bel pezzo di virilità.
La bionda mi riempie di osanne e complimenti: «Dio santo quanto è grosso, non riesco a tenerlo in mano! Così lungo, e duro… Senti ma… quanto ce lo hai grosso?»
Sogghigno divertito e orgoglioso del dono fattomi da Madre Natura. Nel frattempo che rispondo Deborah si è accovacciata a fianco della biondina. Ora ho entrambe letteralmente ai miei piedi.
«Da duro ce l’ho di 23 centimetri!»
Le ragazze rimangono attonite ma eccitate da questa mia dichiarazione. Perfino Deborah si scioglie, sostituendo la sua mano a quella di Alessia in una lenta sega.
«Davvero? È proprio un tronco… E dimmi, che cosa avresti intenzione di fare con questi 23 centimetri?»
«Be’, mi piacerebbe scoparmi quelle belle tettone!»
Deborah sorride e si rimuove la canottiera sudata, liberando quelle grasse mammelle. I seni le ricadono sulla pancia rotonda, creando un invitante ondeggiamento che mi fa palpitare il cazzo.
Prima che la mora possa esaudire il mio desiderio Alessia le si sposta dietro e le scioglie il chignon. Una cascata di crini mossi le ricade addosso, tendeggiandone l’accaldato volto paffutello.
È più carina, sciolta.
«Aspetta, Deb» Alessia la interrompe ricollocandosi al mio fianco, e allargando l’elastico con le dita me lo fa scivolare sul membro duro, giù fino alla base; «Ecco: così durerà per entrambe!»
L’elastico mi stringe il pene fino a farmi male ma sopporto ben volentieri, anche perchè le palle piene mi danno molto più fastidio. Ci pensa Deborah, comunque, a darmi un po’ di sollievo: mi fa sedere sulla sedia e solleva le enormi mammelle per sbattermele sul grembo, inglobandomi il cazzone in quella insenatura calda e umida di sudore. Il cazzo mi è completamente avvolto dal suo seno come nessun altro paio di tette è mai riuscito prima; nemmeno la cappella riesce ad uscire, cosa che mi fa eccitare come non mai…
«Ti piacciono? -- mi dice Deborah mentre procede a strofinare quei suoi meloni in moto alternato -- Le mie belle tettone? La mia decima di seno?»
Decima?!? A momenti vengo solo per aver sentito la sua taglia -- non fosse per l’elastico avrei già sborrato in mezzo a quell’oceano di tette. Nondimeno Deborah si accorge della mia eccitazione con un risolino:
«Il tuo cazzo ha sussultato. Sei proprio un maniaco delle tette perverso se a momenti sborri solo a sentire un numero»
Sento delle mani piccole ma salde che mi scivolano giù dalle spalle a strofinarmi il petto e due chiodi morbidi che puntano la nuca -- dietro di me Alessia si è spogliata del tutto e ora mi tormenta:
«Le mie sono piccole -- dice con un tono che finge un pianto -- Vuol dire che non ti piaccio?»
«Vuoi scherzare?! -- le grido addosso, voltandomi per guardarla in volto -- Le tette sono sempre belle, anche se piccole! E poi tu hai un fisico scolpito e un culo da sogno, sei bellissima!»
Ride, soddisfatta della mia risposta. Si sposta dalle mie spalle e si porta al tavolo che ho di fronte, inginocchiandocisi sopra completamente nuda, ginocchia divaricate per esporre il suo culo e comincia a twerkare per me!
«Ti piace il mio culetto, eh? Guardalo allora, è tutto tuo!»
L’eccitazione si trasforma in tormento: non so più dove guardare tra Alessia che muove le chiappe a ritmo ipnotico sul tavolo, le mega tette di Deborah che mi spagnolano il cazzo oppure le sue labbra, allargate per prendere in bocca la mia cappella. L’elastico tira sempre di più, mi sento che sto per scoppiare. Voglio venire. Voglio venire! Ma la sborra è bloccata se non per poche gocce di pre-sperma che inumidiscono il décolleté a Deborah.
«Questo sta per esplodere» commenta lei divertita. Mi concede un ultimo deepthroat, con la cappella che le preme l'ugola e riempie la gola mentre lei gorgoglia divertita, prima che rompa il pompino rimuovendo insieme le tettone dal membro -- un filo di saliva collega cappella a labbra. Si solleva da terra e si unisce ad Alessia al tavolo rimuovendosi gli shorts; se la bionda mi dà le spalle per mostrarmi il culo, Deborah sale sul tavolo supina e, allargando le grasse gambe quanto più possibile, spalanca la fica carnosa e bagnata.
«Su, non farci aspettare oltre»
«Era questo il tuo piano, no? L’avrai un preservativo»
«Scegli chi scopare per prima, ma cerca di non finire subito!»
Due richieste impossibili. Per come sono messo mi sento come un verginello che non resisterà che pochi secondi, e comunque -- chi dovrei scegliere?? La tonica Alessia con il suo bel culetto sodo? O la tonda e abbondante Deborah con tutta quella invitante morbidezza?
Non resisto e non ragiono; prendo il preservativo dal portafoglio e lo srotolo veloce, poi lascio scegliere al mio cazzo:
in un lampo sono dietro ad Alessia, la mano sinistra che strizza la chiappa e la cappellona che già preme alla vulva. Forse troppo piccola, ma una lieve pressione basta per far penetrare la larga punta.
Alessia emette un gemito mentre poco alla volta viene riempita come mai prima, le pareti della sua figa allargate a nuovi limiti.
«ODDIO! CAZZO SÌ! Mi stai sfondando la figa! È così fottutamente grosso -- DAMMELO TUTTO!! SÌÌÌ!!!»
Provo ad accontentarla, ma una volta dentro poco più di metà comincio a sentire una certa resistenza e i suoi gemiti di piacere si contorcono in dolore. Mi fermo, allora, e comincio a muovere i fianchi a ritmo contenuto. La mano sinistra vola ad afferrare i capelli biondi e a tirare la testa di Alessia in indietro, la destra saltuariamente lancia qualche sculacciata a lei, o si allunga per palpare la panciona di Deborah -- che nel mentre ha cominciato a masturbarsi -- o strizzarle i seni enormi.
«Ti piace così, eh?! Ti piace quando ti monto da dietro e ti sculaccio come una cavalla??»
«Oooh, SÌÌÌ!! Montami tutta! Dammi quel tuo bel cazzo da cavallo!» A queste parole Alessia comincia a dare del suo, spostando una mano per masturbarsi il clitoride mentre accompagna la mia penetrazione con dei movimenti dei fianchi che le fanno accogliere poco alla volta sempre più cazzo finché le sue chiappe non vanno sbattere prepotentemente contro il mio bacino, tutti e 23 i miei centimetri ora completamente affondati dentro la sua fica stretta.
Questo riempimento toglie il fiato ad Alessia, che arcua la schiena schiacciando il volto contro il tavolo. Solo temporaneamente: non ci vuole molto prima che riprenda a muovere i fianchi, e ancora meno perché sopraggiunga l’orgasmo, un urlo gutturale sommesso dalla posizione prona contro il legno.
Rimuovo il cazzone da Alessia, sempre più rosso e sempre più pulsante, lasciandole la figa spalancata e gocciolante un fiume di umori. E se la bionda si accascia al tavolo, godendo del suo post-coito, la mora cicciona si prepara al suo turno: con le mani si tira indietro e trattiene le gambe, mostrando la passera libera e grondante, già bella calda e pronta per essere trapanata a fondo.
«Dai sbrigati, dammi quel cazzo!»
Non me lo faccio ripetere due volte: sollevo Deborah dalle coscone e la spingo un po’ più in là sul tavolo per farmi spazio, poi monto anche io sul legno. Allineo il cazzone al buco della vulva e quando sono ben ancorato coi primi centimetri mi lascio cadere su di Deborah, affondando corpo e mani in tutto quel sudato grasso e distendendole la vagina al massimo in un unico affondo.
Il suo grido è dolorante e disperato, ma la sua espressione si fa presto di voglioso piacere.
«Va’ piano, ti prego va’ piano, Dio santo… È troppo grosso, mi fai male…»
Cerco di controllarmi, ma ormai sono al limite ed è difficile trattenere la libido. Comincio a muovere i fianchi, lenti ma potenti affondi che le rimodellano la vagina, un ariete che mira a sfondare l’utero; ogni colpo fa vibrare il tavolo, ondeggiare la pancia grassa e ballonzare le tettone. Le afferro con le mani, affondando le dita in tutto quel ben di Dio e stringendo con gusto mentre mi porto uno dei capezzoloni in bocca e prendo a succhiare, leccare e mordicchiare quel chiodino di carne.
Alessia ha la stessa idea e offre il medesimo servizio all’altra poppa. Insieme portiamo Deborah ad un crescendo di piacere che esplode in un potente orgasmo che rimbomba nella stanza vuota.
Non resisto più.
In un attimo mi stacco le labbra dalla tettona e smonto dal tavolo, getto via il preservativo fradicio di umori e rimuovo l’elastico. L’improvvisa sensazione di libertà è l’ultimo sollievo che mi serviva: prendo il cazzone a due mani e comincio a pomparlo; le due donne, rapidissime, si portano supine all’orlo del tavolo, con le teste a penzoloni all’indietro e le lingue fuori. Una visione troppo erotica che innesca l’esplosione.
Finalmente!
Finalmente sborro!
Grido di liberazione e piacere mentre un’eruzione di bianco mi esplode dalla cappella rossa, un fiume di sborra che colpisce in faccia le due amiche, provocando loro risatine isteriche. Quattro, sei, otto getti potenti, quattro e quattro per ciascun volto, tutto il seme caricato dopo quasi due ore di erezione; due ore di tormento, che ora giunge a un degno sollievo.
Con le palle svuotate e senza fiato, mi abbandono sulla sedia e lascio che il cazzo finalmente si deflosci soddisfatto.
Deborah e Alessia si rimettono sedute. Meravigliate della quantità, si raccolgono il seme dal volto con le dita per pulirsi o assaggiarlo.
«Sai, io ero contraria a trasferirmi -- dice Alessia mentre si succhia il dito colmo di sborra calda -- ma se le cose stanno così, credo mi divertirò in questo vicinato!»
Ridiamo tutti. Esausto, la guardo voglioso e le faccio l’okay col pollice.
«Quando vuoi!»
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