Scopato da camionisti turchi
di
Qulottone
genere
dominazione
AL BAR
Il sole del tardo pomeriggio batte forte sul piazzale del parcheggio dei camion. Demir e Mehmet sono seduti ai tavoli all'aperto del bar della stazione di servizio, con le magliette leggermente sbottonate e i vetri dei bicchieri di raki e birra che trasudano condensa. Mustafa tira una lunga boccata dalla sua sigaretta, soffia il fumo verso l'alto e si gira verso di loro.
Mustafa: Oh Demir, com'è andato viaggio in Italia? Tutto bene con camion?
Demir (ride grosso, beve un sorso e sputa per terra): Ma che camion, Mustafa! Ascolta me... questa volta io e Mehmet abbiamo fatto grande festa, porco dio! Trovato uno in piazzola, un italiano ricchione di quarant'anni.
Mustafa: Ma che dici? E che ci avete fatto?
Demir (accende un'altra sigaretta e fa un tiro profondo): Io guardo questo e dico subito, schietto: "Ascolta me, a noi serve una troia a bordo che fa tutto. Ti sta bene o no?". E questo, cazzo, dice di sì! Carica roba e sale con noi! Dieci giorni sul camion!
Mustafa (ride e sbatte il pugno sul tavolo in plastica): Ma va vaffanculo Demir! Non ci credo!
Mehmet (versa un goccio d'acqua nel suo raki, facendolo diventare bianco): Ti giuro su mia madre, Mustafa! Tutti i pomeriggi, stop dalle due. Mangiamo tanto a autogrill con soldi di ditta, un bel bicchiere di vino e poi dritti in cabina con aria fresca. Questo si spoglia nudo come una puttana e aspetta. Io e Demir ci sediamo e questo viene subito a succhiare cazzo con bocca, forte forte, finché non diventa di pietra. Poi ci mette preservativo con labbra e si mette subito a pecora.
Demir: Cazzo sì! Io prendo mio cazzo, un po' di crema su suo buco del culo e glielo sbatto dentro forte fino in fondo! Questo zitto, allarga le cosce e incassa tutto! Quando sborro felice, me ne vado a riposare. Poi sale Mehmet e gli fa stesso lavoro!
Mustafa (ride, ma poi si ferma un attimo, alza un sopracciglio e li guarda storto): Aspetta un attimo però, Demir... ma che cazzo dite? Vi siete fatti un uomo? Non è che siete diventati froci pure voi due in Italia?
Demir (dà un colpo sul tavolo e fa un gesto secco con la mano): Ma che froci e froci, Mustafa! Ma sei scemo?! Ma che cazzo dici! Frocio è quello che lo prende nel culo, mica chi glielo sbatte dentro! Io e Mehmet gli abbiamo solo piantato il cazzo duro in gola e nel buco per sborrare, come si fa con una puttana!
Mehmet (prende un sorso dal bicchiere e scuote la testa): Ma infatti! Zero roba da finocchi, Mustafa! Nessuna coccola, niente baci in bocca, niente cazzate sentimentali. Noi eravamo i padroni, noi eravamo i maschi. Questo qua era solo un buco caldo a disposizione per non doversi fare le seghe da soli dopo dodici ore di guida.
Mustafa (lascia cadere la cenere della sigaretta, ci pensa un secondo e scoppia di nuovo a ridere): Ah, beh... vista così! In pratica vi siete trovati un servo gratis per fare pompini e farsi sfondare il culo! E questo non voleva neanche soldi?
Mehmet: Ma che soldi, dio cane! Ogni tanto pagava pure lui caffè! Finito di farsi chiavare da tutti e due, lui si rimette i pantaloni e va a sedersi davanti sul sedile. E noi due dietro nelle cuccette a dormire come due pascià!
Demir (soffia il fumo della sigaretta ridacchiando): Una troietta perfetta, credimi! Ci ha fatto godere come cani per dieci giorni senza rompere cazzo. La prossima volta che torno in Italia lo chiamo subito e glielo infilo di nuovo in bocca!
UN GIORNO DI VIAGGIO
Il sole delle tre di pomeriggio picchia forte sull'asfalto dell'autogrill. Al tavolo da quattro, coperto di piatti vuoti e tre bicchieri sporchi di vino rosso, il caldo si fa sentire. Demir si sporge all'indietro sulla sedia in plastica, stuzzicandosi i denti, mentre Mehmet finisce l'ultimo sorso.
Demir (ti fissa con un sorriso storto, parlando ad alta voce con il suo accento turco duro): Allora, guaglione... mangiato bene? Ti sei riempito la pancia con soldi di ditta, eh?
Tu (abbassi lo sguardo, sentendo le guance che scottano): Sì... grazie, era buono.
Mehmet (ridacchia, dando una gomitata a Demir con il suo tono marcato): Guarda come arrossisce subito questo! Gli basta una parola e diventa rosso come pomodoro!
Demir (si piega verso di te sul tavolo, a voce bassa e cruda): Arrossisce sì... perché sa già cosa succede adesso. Vero? Adesso basta fare il signorino al ristorante. Pranzo finito, vino sceso... e ora tu lavora.
Tu (con il viso in fiamme e la gola secca): ...sì, lo so.
Mehmet (si alza sbattendo le mani sulle cosce): Bravo. Niente storie. Dai, muovi il culo che in cabina c'è aria fresca e i nostri cazzi non si gonfiano da soli.
Uscite nel piazzale arroventato e salite sul camion. Dentro, il refrigerio dell'aria condizionata vi avvolge. Tu ti sfili subito i vestiti, restando nudo al buio delle tende tirate.
Demir (chiude bene la tenda, restando in piedi sopra di te mentre si sbottona i pantaloni): Ecco, così mi piaci. Subito pronto, senza fare il difficile.
Tu (in ginocchio davanti a lui): Chi sale per primo oggi?
Demir (ti afferra i capelli dietro la nuca con mano pesante, spingendoti verso la patta): Inizia tu a lavorare con bocca, poi vediamo. Succhia forte, fammelo diventare di ferro che oggi ho poca pazienza.
(Inizi a usare bocca e mani. Quando è duro, srotoli il preservativo con le labbra).
Demir (dà una pacca secca sul tuo sedere nudo): Bravo. Ora girati a pecora e allarga bene quelle cosce.
(Ti giri, appoggi i gomiti sul sedile e alzi il bacino. Demir spalma un po' di crema ed entra con un colpo secco).
Demir: Cazzo... stringi bene, troia.
(Dopo qualche minuto di spinta profonda, rilascia un gemito grosso, sborra nel preservativo ed esce).
Demir: Ahhh... dio cane, così si fa. Pulisciti e spostati. Mehmet! Tocca a te, vieni a prenderti tua quota!
Demir va verso il sedile davanti. Mehmet sale subito in cabina, spingendoti sul letto senza perdere tempo.
Mehmet (con voce ancora più profonda e accento pesante): Dai, muoviti, che tocca a me ora. Su, metti in bocca.
(Lavori subito con le labbra finché non è completamente duro, poi gli calzi il preservativo sempre con la bocca).
Mehmet: Bravo servo. Adesso mettiti subito a pecora come prima.
(Ti metti in posizione. Mehmet si spalma un po' di lubrificante e parte subito forte, spingendo senza pietà. A metà dell'opera, mentre batte forte contro di te, si sente un piccolo "pop" d'aria).
Mehmet (continua a spingere ancora più forte, senza fermarsi): Cazzo, si è rotto gomma... ma me ne fotto! Tu incassa!
(Spinge fino in fondo e sborra abbondantemente dentro di te, a pelle. Poi si sfila, si gira a guardare il preservativo strappato e scoppia in una risata grossa).
Mehmet (ridendo a crepapelle e dandosi una patta sulla pancia): Ha ha ha! Guarda te! Sborrato tutto dentro dritto al naturale! Ti ho riempito il buco come si deve oggi! Dai, pulisci tutto con straccio, rivestiti e va' a sederti davanti che noi dobbiamo dormire.
ADESCAMENTO
Il bagno dell'autogrill è sporco, puzza di disinfettante economico e il caldo è soffocante. Sei ancora sulle ginocchia, con la faccia a pochi centimetri dalla patta sbottonata di Demir. Lui ha le mani pesanti piantate sui tuoi capelli e ti spinge la testa con forza, senza il minimo riguardo, finché non rilascia un gemito sordo e ti sborra dritto in gola.
Demir (si pulisce al volo con un pezzo di carta igienica, ti spinge via con un ginocchio e si allaccia la cintura): Ahhh... dio cane, per succhiare succhi bene, ma hai la solita faccia da frocetto timido. Ascolta me, italiano.
Tu (ti alzi piano, con le ginocchia rosse per il pavimento duro e le guance che ti bruciano dalla vergogna): ...dimmi.
Demir (ti squadra dall'alto in basso con totale disprezzo, tirando fuori un pacchetto di sigarette): Io e mio collega Mehmet abbiamo il camion qua fuori. Dieci giorni di viaggio. A noi serve una troietta a bordo per fare tutto: pulire, stare zitta e allargare le cosce ogni volta che abbiamo il cazzo duro. Ora, io non ho tempo da perdere a pregarti.
Tu (abbassi lo sguardo, sistemandoti la maglietta con le mani che ti tremano leggermente): ...dieci giorni?
Demir (ti afferra il mento con due dita, stringendo forte per costringerti a guardarlo): Sì, dieci giorni. Noi alle due di pomeriggio facciamo la sosta nel piazzale qui dietro. Se ti va di fare la nostra servetta e farti sfondare il culo gratis, ti presenti al camion alle due in punto. Se non ti presenti, me ne fotto, trovo un altro buco in un'altra piazzola. Dipende solo da te, se hai abbastanza fame di cazzo o se preferisci fare il vergognoso. Capito?
Tu (con il viso in fiamme, incapace di sostenere il suo sguardo): ...sì, ho capito.
Demir (ti dà uno schiaffetto umiliante sulla guancia e ti spinge verso la porta): Bravo. Ora sparisci.
Passi due ore al bar dell'autogrill da solo, tormentandoti le mani, divorato dalla vergogna per come ti ha trattato ma del tutto incapace di rinunciare a quella situazione. Alle 13:58 cammini verso la zona dei mezzi pesanti. Il loro TIR è lì, imponente. Demir e Mehmet sono seduti sui gradini del camion, con due lattine di birra in mano.
Quando ti vedono spuntare da dietro il rimorchio con la tua borsa in spalla, Mehmet si blocca, guarda Demir e scoppia in una risata fragorosa e sguaiata.
Mehmet (sputa la birra ridendo e sbatte una mano sulla spalla di Demir): Ha ha ha! Ma vaffanculo Demir! Avevi ragione tu! Guardalo qua il frocetto! È venuto davvero!
Demir (ti fissa con un sorriso di pura superiorità, tirando un sorso di birra): Te l'avevo detto io, Mehmet! Gli italiani sono tutti uguali: gli parli duro, li tratti come spazzatura e loro strisciano ai tuoi piedi per un po' di cazzo!
Tu (arrivi davanti a loro a testa bassa, rosso come un pomodoro, stringendo la cinghia della borsa): ...sono qui.
Mehmet (ti squadra da capo a piedi come si guarda un pezzo di ferro vecchio): Guarda come si vergogna, ha la faccia che va in fuoco! Ma sente la fame tra le gambe, eh? Non ha resistito!
Demir (si alza con calma dal gradino, ti si avvicina e ti dà un colpo secco con il palmo sulla nuca, spingendoti la testa verso il basso): Bravo il nostro servo. Hai fatto la scelta giusta. Ma ricorda come funziona da adesso: tu qua non conti un cazzo. Sei solo un buco a disposizione. Ora sali sopra, spogliati nudo e mettiti a pecora sul letto. Io e Mehmet finiamo la birra e veniamo a collaudare la merce.
Tu (con la voce soffocata per l'umiliazione, ma muovendoti subito verso la scaletta): ...vado subito.
Mehmet (ridacchiando mentre ti guarda salire): Visto come ubbidisce bene? Dieci giorni di pace ci facciamo, Demir! Dieci giorni!
LEZIONI
Il caldo del primo pomeriggio rende l'aria pesante nel piazzale dell'autogrill. Un autista campano sui cinquant'anni, fisico imponente, canottiera scura e braccia segnate dal sole e dai chilometri, si appoggia alla ruota del suo mezzo. Si sta accendendo una sigaretta dopo che ti sei rivestito e sei sceso dalla cabina. Ti guarda dall'alto in basso, esalando il fumo con un sorriso sornione e cantiere, vedendoti visibilmente agitato per le voci che girano.
L'autista (fa un tiro lungo, ti fissa ridacchiando e sputa per terra): Uè, frà... ma che cazzo ti stai tremando tutta 'a maglietta? Ma che fai, me piangi pure appresso adesso?
Tu (sistemandoti i vestiti con le mani che tremano, senza guardarlo negli occhi): ...è che dicono che nei piazzali e sulle frequenze si parla solo di me... di quello che ho fatto con Demir e Mehmet...
L'autista (scoppia in una risata sgraziata, calatissima, sbattendosi una mano sulla pancia): Ma capisc' a me! Ma tu overo fai o ce fai?! Ma secondo te due turchi 'e merda si tenevano 'o segreto che si sono trovati 'a servetta italiana 'e quaranta anni che per dieci giorni gli ha fatto 'e pompini, pulito 'a cabina e allargato 'e cosce gratis?! Ma addò vivi, 'ncopp' 'a luna?!
Tu (con il viso in fiamme per l'umiliazione): ...pensavo che... insomma, che avessero un po' di rispetto, che restasse tra noi...
L'autista (si piega verso di te con un sorrisetto malefico, piantandoti l'indice sul petto): "O rispetto"?! Uè, guagliò, m'hai fatto venì 'o crampo 'a 'o stomaco p' 'e risate! Ma che rispetto e rispetto! Tu sei salito 'ncopp' 'a 'u camion e hai fatto 'a buchina accondiscente dal primo all'ultimo secondo. Ti sei preso 'e cazzi 'n gola e 'int' 'o culo per mezza Europa senza dicere 'a, e mo ti vieni a fa' 'a verginella offesa perché al baracchiere ci facciamo 'e risate 'ncopp' 'a te?
Tu (abbassi la testa, incassando la sua ironia volgare): ...non è bello che mi prendano tutti in giro così...
L'autista (fa un altro tiro e ti soffia il fumo dritto in faccia, sghignazzando): Ma qua "bello", frà! Se ti piace 'a munnezza, te la devi mangiare tutta quanta! Ti è piaciuto fa' 'a troietta di bordo? Ti è piaciuto farti sfondare 'o buco del culo per dieci giorni? E allora mo ti pigli pure 'e pernacchie e i vaffanculo al bar! Per noi camionisti tu questo sei: un buco caldo per sborrare gratis quando le palle diventano pesanti, punto e basta.
Tu (con la voce soffocata e le guance in fiamme): ...ho capito.
L'autista (butta la sigaretta per terra, la schiaccia forte con lo stivale e ti dà una pacca secca e sdegnosa sulla spalla): E bravo 'o guaglione! La prossima volta che sali 'ncopp' a un camion, invece 'e piangere, tieni 'a bocca occupata a succhiare che ti riesce meglio. Mo levati 'a mezzo che devo ingranare 'a prima!
MASCHI
Il caldo del pomeriggio sul Grande Raccordo Anulare picchia forte sull'asfalto. L'autista è appoggiato alla portiera della motrice, con la canottiera scura, la pancia sporgente e uno sguardo che non concede spazio a repliche. Ti fissa con un sorriso sfacciato mentre ti avvicini.
L'autista (sputa per terra e ti fissa con le braccia conserte): Uè, frà! E allora? Quanto ci volevi fa' aspetta'? Ma che fa, per messaggio fai 'o difficile e mo stai qua?
Tu (a disagio, con le mani nelle tasche e lo sguardo basso): Sono venuto solo per chiarire... Quelle cose che ti hanno raccontato quelli non sono vere. Si sono inventati tutto per fare i fenomeni con gli altri colleghi.
L'autista (scoppia a ridere, scuotendo la testa con fare sdegnoso): Ma quale inventato, guagliò! Ma chi ti crede?! Quelli mi hanno spiegato per filo e per segno come funziona con te: che ti piace fare 'o servetto, che basta che uno alza la voce e tu ti metti subito a disposizione per qualsiasi cosa! E mo vieni qua a fa' 'a parte di quello serio?
Tu (scuotendo la testa, con la voce che tradisce l'agitazione): Ti sto dicendo che hanno esagerato. Non è andata così e io non ho intenzione di fare quello che credi.
L'autista (fa un passo verso di te, piantandoti gli occhi addosso con totale sicurezza): Ascoltami bene. Tu ti sei fatto tutti quei chilometri fino a qua. Se davvero non volevi, te ne stavi a casa tua. La verità è che aspetti solo che qualcuno ti metta le mani addosso e ti dica esattamente cosa devi fare.
Tu (messo alle strette, senza argomenti per ribattere al suo tono): ...non è così.
L'autista (con tono secco, facendoti segno verso la cabina): È così invece. Quelli ti hanno inquadrato bene e io non me ne vado a mani vuote. Ormai 'a voce gira per tutta la linea, inutile che fai il vergognoso con me. Sali qua sopra e muoviti, che non devo perdere tempo.
Tu (esiti un istante, incapace di sostenere la sua pressione, finché non cedi e ti avvii verso la scaletta): ...va bene.
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AL BAR – "IL RACCONTO DELLA TROIA UFFICIALE"
(Tardo pomeriggio al bar della stazione di servizio. L’aria puzza di birra stantia e sudore. Demir e Mehmet sono seduti con i bicchieri di raki che gocciolano condensa. Mustafa accende una sigaretta, butta il fumo in faccia al cielo e sputa per terra con disprezzo.)
Mustafa: (grattandosi le palle) Allora, Demir, che cazzo combini in Italia? Il camion va o ti sei fermato a scopare come al solito?
Demir: (ride, sbatte il bicchiere sul tavolo, spruzza birra dappertutto) Ma che cazzo di camion, Mustafa! Abbiamo trovato un italiano di quarant’anni, grasso come un maiale e frocio come un prete!
Mustafa: (alza un sopracciglio, scettico) E che, ve lo siete comprato?
Demir: (accende una sigaretta, tossisce, ride) Meglio! Gli abbiamo detto: "Ascolta, a noi serve una troia a bordo che pulisce, sta zitta e si fa sfondare quando abbiamo voglia. Ti va o no?" E il frocetto, porco Dio, ha detto di sì! Dieci giorni sul camion, gratis!
Mustafa: (sbatte il pugno sul tavolo, fa tremare i bicchieri) Ma va’ a cagare, Demir! Non ci credo! Un italiano che si fa usare come una puttana?
Mehmet: (versa acqua nel raki, lo fa diventare lattiginoso, ride) Giuro su mia madre,
Mustafa! Ogni pomeriggio, alle due in punto, fermata all’autogrill. Mangiamo con i soldi della ditta, un bicchiere di vino… e poi dritti in cabina! Questo si spoglia nudo come una puttana in vetrina, si mette a quattro zampe e aspetta. Io e Demir ci sediamo, e lui subito a succhiarci il cazzo come se fosse l’ultimo pasto della sua vita!
Demir: (ride, si aggiusta i pantaloni) Cazzo, Mehmet! Io gli ho spalmato un po’ di crema sul buco e glielo ho piantato dentro come un chiodo! Lui zitto, allarga le cosce e incassa tutto! Quando ho sborrato, mi sono addormentato come un sultano. Poi è salito Mehmet e gli ha fatto lo stesso!
Mustafa: (ride, ma poi si blocca, accende una sigaretta, lo guarda storto) Aspetta… ma non vi siete fatti un uomo? Non è che vi piacciono i cazzi anche a voi due?
Demir: (dà un pugno sul tavolo, quasi lo rompe) Ma che froci e froci, Mustafa! Sei più scemo di un cipresso! Noi non siamo froci, noi siamo maschi! Frocio è quello che lo prende nel culo, non chi glielo mette! Noi gli abbiamo solo piantato il cazzo in gola e nel buco, come si fa con una puttana di strada! E poi, guardalo: gli piace! È un cane in calore che non vede l’ora di essere usato!
Mehmet: (beve un sorso, si pulisce la bocca con il dorso della mano, ride) Esatto! Nessun bacio, nessuna coccola! Lui era solo un buco caldo per non doverci segare dopo dodici ore di guida! E poi, dai, Mustafa… lo sai anche tu che questi italiani amano il cazzo! Gli basta un po’ di attenzione e si sciolgono come burro al sole!
Mustafa: (ride, butta la cenere a terra) Ah, porca puttana… Quindi vi siete trovati un servo gratis per pompini e sborrate?
Mehmet: (ride, sbatte il bicchiere) Ma che soldi, Mustafa! Ogni tanto pagava lui il caffè! Finito di farsi chiavare da tutti e due, lui si rimetteva i pantaloni e andava a sedersi davanti. Noi due dietro, nelle cuccette, a dormire come pascià!
Demir: (soffia il fumo, ridacchia) Una troietta perfetta, cazzo! Dieci giorni senza rompere i coglioni! La prossima volta che torno in Italia, lo chiamo e glielo infilo di nuovo in bocca! E poi, dai, Mustafa… lo sai che gli piace! È un frocio nato, solo che non lo ammetterà mai!
UN GIORNO DI VIAGGIO – "IL PRANZO E IL DOPO"
(Autogrill, ore 15. Tavolo con piatti sporchi e bicchieri di vino. Demir si stuzzica i denti con uno stecchino, Mehmet finisce l’ultimo sorso e ride.)
Demir: (sorride storto, voce tonante) Allora, guaglione… mangiato bene? Ti sei riempito la pancia con i soldi della ditta, eh? O sei troppo occupato a pensare al cazzo che ti aspetta?
Tu: (abbassa lo sguardo, arrossisce, balbetta) Sì… grazie.
Mehmet: (ride, dà una gomitata a Demir) Guarda come arrossisce! Gli basta una parola e diventa rosso come un peperone! Lo sai che ti piace, eh? Non fare il vergognoso!
Demir: (si piega in avanti, voce bassa e minacciosa) Arrossisce perché sa già cosa succede ora. Vero? Adesso basta fare il signorino. Pranzo finito, vino sceso… e ora tu lavora. Sappiamo tutti che ti piace, quindi non fare la puttana schizzinosa!
Tu: (voce tremante, guance in fiamme) …sì, lo so.
Mehmet: (si alza, sbatte le mani sulle cosce, ride) Bravo. Niente storie. Dai, muovi il culo che in cabina c’è l’aria condizionata e i nostri cazzi non si gonfiano da soli. Sappiamo che sei qui solo per quello!
(Salgono sul camion. Tu ti spogli in fretta, resti nudo. Demir chiude la tenda, si sbottona i pantaloni e ride.)
Demir: (voce rude, beffarda) Ecco, così mi piaci. Subito pronto, senza fare il difficile. Sappiamo che non vedi l’ora!
Tu: (in ginocchio, tremando, voce soffocata) Chi sale per primo oggi?
Demir: (ti afferra i capelli, ti spinge verso la patta, ride) Io, troia. Inizia tu a lavorare con la bocca, poi vediamo. Succhia forte, fammelo diventare di ferro che oggi ho poca pazienza. E non fare la timida, che sappiamo tutti che ti piace!
(Inizi a succhiare. Quando è duro, srotoli il preservativo con le labbra. Demir ride.)
Demir: (ti dà una pacca secca sul sedere) Bravo. Ora girati a pecora e allarga bene quelle cosce. Sappiamo che sei bravo a prendere!
(Ti giri, appoggi i gomiti sul sedile. Demir spalma un po’ di crema ed entra con un colpo secco.)
Demir: (grugnisce, ride) Cazzo… stringi bene, troia. Sappiamo che ti piace così!
(Dopo qualche minuto di spinte violente, gemito grosso, sborra nel preservativo ed esce. Ride.)
Demir: Ahhh… dio cane, così si fa. Pulisciti e spostati. Mehmet! Tocca a te, vieni a prenderti la tua quota! Che questo frocio non si fermerebbe neanche se gli dessimo i soldi!
(Demir va davanti. Mehmet sale in cabina, ti spinge sul letto senza perdere tempo.)
Mehmet: (voce pesante, beffarda) Dai, muoviti, che tocca a me ora. Su, mettilo in bocca. Sappiamo che sei bravo!
(Lavori con le labbra finché non è completamente duro, poi gli calzi il preservativo sempre con la bocca.)
Mehmet: Bravo servo. Adesso mettiti a pecora come prima. Sappiamo che non vedi l’ora!
(Ti metti in posizione. Mehmet si spalma un po’ di lubrificante e parte forte, spingendo senza pietà. A metà, si sente un "pop" d’aria.)
Mehmet: (ride, continua a spingere) Cazzo, si è rotto il preservativo… ma me ne fotto! Tu incassa, sappiamo che ti piace così!
(Spinge fino in fondo, sborra abbondantemente dentro di te. Poi si sfila, guarda il preservativo strappato e scoppia a ridere.)
Mehmet: (ride a crepapelle, si dà una pacca sulla pancia) HA HA HA! Guarda te! Sborrato tutto dritto al naturale! Ti ho riempito il buco come si deve! Sappiamo che non ti dispiacerà! Dai, pulisciti con lo straccio, rivestiti e va’ a sederti davanti che noi dobbiamo dormire. Tu sei solo un buco, ricordalo!
ADESCAMENTO – "L’OFFERTA IRRIFIUTABILE"
(Bagno dell’autogrill, puzzolente e umido. Sei in ginocchio, Demir ti tiene la testa spinta sul suo cazzo. Dopo aver sborrato in gola, si pulisce con un pezzo di carta igienica e ti spinge via con un ginocchio, ridendo.)
Demir: (si allaccia la cintura, tira fuori un pacchetto di sigarette, ride) Ahhh… dio cane, succhi bene, ma hai sempre quella faccia da frocetto timido. Ma sappiamo tutti che ti piace, italiano!
Tu: (ti alzi piano, ginocchia rosse, guance in fiamme, balbetta) …dimmi.
Demir: (ti squadra dall’alto in basso, con disprezzo, ride) Io e il mio collega Mehmet abbiamo il camion lì fuori. Dieci giorni di viaggio. A noi serve una troietta a bordo che pulisce, sta zitta e allarga le cosce ogni volta che abbiamo il cazzo duro. E sappiamo che tu sei perfetto per questo lavoro!
Tu: (abbassi lo sguardo, mani che tremano) …dieci giorni?
Demir: (ti afferra il mento, stringe forte, ride) Sì, dieci giorni. Noi alle due del pomeriggio facciamo sosta nel piazzale qui dietro. Se ti va di fare la nostra servetta e farti sfondare il culo gratis, ti presenti al camion alle due in punto. Sappiamo che non resisterai! Se non vieni, me ne fotto, trovo un altro buco in un’altra piazzola. Ma sappiamo che verrai!
Tu: (voce soffocata, umiliato) …ho capito.
Demir: (ti dà uno schiaffetto umiliante sulla guancia, ti spinge verso la porta, ride) Bravo. Ora sparisci. Ma sappiamo che tornerai!
(Passi due ore al bar dell’autogrill da solo, tormentandoti le mani, divorato dalla vergogna. Alle 13:58 cammini verso la zona dei mezzi pesanti. Il loro TIR è lì, imponente. Demir e Mehmet sono seduti sui gradini del camion, con due lattine di birra in mano, ridendo.)
Mehmet: (ti vede, sputa la birra ridendo, sbatte una mano sulla spalla di Demir) HA HA HA! Ma va’ a cagare, Demir! Avevi ragione tu! Guarda il frocetto! È venuto davvero! Sappiamo che non potevi resistere!
Demir: (ti fissa con un sorriso di pura superiorità, beve un sorso di birra, ride) Te l’avevo detto io, Mehmet! Gli italiani sono tutti uguali: gli parli duro, li tratti come merda e loro strisciano ai tuoi piedi per un po’ di cazzo! E sappiamo che a questo qui il cazzo piace più del mangiare!
Tu: (testa bassa, rosso come un pomodoro, stringi la cinghia della borsa, balbetta) …sono qui.
Mehmet: (ti guarda da capo a piedi, ride) Guarda come si vergogna! Ha la faccia che va in fuoco! Ma sente la fame tra le gambe, eh? Non ha resistito! Sappiamo che ti piace troppo!
Demir: (si alza con calma dal gradino, ti si avvicina, ti dà un colpo secco sulla nuca, ride) Bravo il nostro servo. Hai fatto la scelta giusta. Ma ricorda: qui non conti un cazzo. Sei solo un buco a disposizione. E sappiamo che ti piace così! Ora sali sopra, spogliati nudo e mettiti a pecora sul letto. Io e Mehmet finiamo la birra e veniamo a collaudare la merce. Che sappiamo che sei bravo!
Tu: (voce soffocata, ma obbedisci, balbetta) …vado subito.
Mehmet: (ride, guardandoti salire) Visto come ubbidisce bene? Dieci giorni di pace, Demir! Dieci giorni! E sappiamo che non ti lamenti!
LEZIONI – "LA DURA REALTÀ"
(Piazzale dell’autogrill. Un autista campano, fisico imponente, canottiera scura, si appoggia alla ruota del suo mezzo. Ti fissa mentre ti rivesti, accendendosi una sigaretta e ridendo.)
Autista: (fa un tiro lungo, ride, sputa per terra) Uè, frà… ma che cazzo ti tremi tutta ‘a maglietta? Ma che fai, me piangi pure appresso adesso? O ti vergogni che ti è piaciuto?
Tu: (sistemandoti i vestiti, mani che tremano, balbetta) …è che dicono che nei piazzali e sulle frequenze si parla solo di me… di quello che ho fatto con Demir e Mehmet…
Autista: (scoppia in una risata sgraziata, si sbatte una mano sulla pancia) Ma capisc’ a me! Ma tu overo fai o ce fai?! Ma secondo te due turchi ‘e merda si tenevano ‘o segreto che si sono trovati ‘a servetta italiana ‘e quaranta anni che per dieci giorni gli ha fatto ‘e pompini, pulito ‘a cabina e allargato ‘e cosce gratis?! Ma se lo sanno tutti che ti piace! Addò vivi, ‘ncopp’ ‘a luna?!
Tu: (voce tremante, balbetta) …pensavo che… insomma, che avessero un po’ di rispetto…
Autista: (si piega verso di te, sorrisetto malefico, ti pianta l’indice sul petto) ‘O rispetto?! Uè, guagliò, m’hai fatto venì ‘o crampo ‘a ‘o stomaco p’ ‘e risate! Ma che rispetto e rispetto! Tu sei salito ‘ncopp’ ‘a ‘u camion e hai fatto ‘a buchina accondiscente dal primo all’ultimo secondo. Ti sei preso ‘e cazzi ‘n gola e ‘int’ ‘o culo per mezza Europa senza dire ‘a, e mo ti vieni a fa’ ‘a verginella offesa perché al baracchiere ci facciamo ‘e risate ‘ncopp’ ‘a te? Ma se lo sanno tutti che sei un frocio!
Tu: (abbassi la testa, balbetta) …non è bello che mi prendano tutti in giro così…
Autista: (fa un altro tiro, ti soffia il fumo in faccia, sghignazzando) Ma qua bello, frà! Se ti piace ‘a munnezza, te la devi mangiare tutta quanta! Ti è piaciuto fa’ ‘a troietta di bordo? Ti è piaciuto farti sfondare ‘o buco del culo per dieci giorni? E allora mo ti pigli pure ‘e pernacchie e i vaffanculo al bar! Per noi camionisti tu questo sei: un buco caldo per sborrare gratis quando le palle diventano pesanti. E lo sappiamo tutti che ti piace!
Tu: (voce soffocata, guance in fiamme, balbetta) …ho capito.
Autista: (butta la sigaretta per terra, la schiaccia forte con lo stivale, ti dà una pacca secca sulla spalla, ride) E bravo ‘o guaglione! La prossima volta che sali ‘ncopp’ a un camion, invece ‘e piangere, tieni ‘a bocca occupata a succhiare che ti riesce meglio. E non fare la timida, che sappiamo che ti piace! Mo levati ‘a mezzo che devo ingranare ‘a prima!
MASCHI – "IL MIO POSTO"
(Grande Raccordo Anulare, pomeriggio afoso. L’asfalto brucia sotto i piedi. Due autisti, con le canottiere sudaticce incollate alla pelle e le pance che traboccano sui pantaloni, sono appoggiati alla motrice. Ti fissano con sorrisi sporchi, ma tu non provi rabbia. Sai che per loro, dopo ore di guida e una vita di merda, questo è il loro premio. E tu sei lì per darglielo.)
Autista 1: (sputa per terra, si gratta le palle, ride con voce rauca) Uè, frà! Finalmente ti sei deciso! Pensavamo che ti fossi perso o che avessi avuto paura!
Autista 2: (beve un sorso di birra, si pulisce la bocca con il dorso della mano, ride) Ma che paura e paura! Sappiamo tutti che sei venuto per il cazzo. Non fare il timido, che sappiamo che non vedi l’ora di essere riempito come una troia, lo sanno tutti qui.
Tu: (abbassi lo sguardo, le mani che tremano. Non è eccitazione, è accettazione. Non è desiderio, è dovere. Loro hanno bisogno di te. Tu sei il loro sfogo.)
...Sono qui per chiarire.
Autista 1: (scoppia a ridere, si batte una mano sulla pancia gonfia) Ma chiarire cosa, frocetto? Che ti piace prendere il cazzo o che sei qui per farci godere come si deve?
Tu: (scuoti la testa, ma non per negare. Solo per evitare di ammettere ad alta voce quello che già sanno tutti. Tra te e te, però, sai che è giusto così. Loro sudano come bestie, vivono come cani. Tu sei il loro regalo.)
E’ che…
Autista 2: (si avvicina, ti punta un dito contro, la voce bassa e minacciosa) Ascolta, puttana: tu ti sei fatto tutti questi chilometri per venire qui. Non perdiamo tempo. Sappiamo che sei fatto per essere usato.
Tu: (non rispondi. Non ti difendi. In fondo, non c’è nulla da difendere. Loro hanno bisogno di te. Tu hai bisogno di loro. È un patto non detto.)
Autista 1: (ti afferra per il colletto, non con violenza, ma con falsa rudezza) Basta con le stronzate. Sali qua sopra, spogliati e mettiti a quattro zampe sul letto.
Tu: (non esiti. Non perché sei costretto, ma perché sai che è il tuo compito. Sali sul camion, tremando non per paura, ma per l’aspettativa di adempiere al tuo ruolo. Ti spogli lentamente, resti nudo. Ti metti a quattro zampe sul letto, la testa bassa, il culo in aria. Non è sottomissione. È generosità.)
(I due autisti salgono, chiudono la porta con un tonfo. Si sbottonano i pantaloni e tirano fuori i cazzi già duri come pietra. L’Autista 1, con il cazzo grosso e venato, si avvicina, ti afferra per i capelli e ti spinge la testa verso la sua asticella. L’Autista 2, con il cazzo più sottile ma lungo, si posiziona dietro di te, spalma un po’ di lubrificante e ti spinge il glande contro il buco.)
Autista 1: (voce rude, eccitato) Apri bene quella bocca, troia. Sappiamo che sei bravo a succhiare. E non chiudere gli occhi, che vogliamo vederti godere mentre ti riempiamo.
(Apri la bocca, senza resistenza. In fondo, è per il loro bene. L’Autista 1 ti spinge il cazzo in bocca, e tu lo accogli tutto, sentendo il suo sapore salato e il suo peso sulla lingua. Intanto, l’Autista 2 ti entra dentro con un colpo secco, spingendo fino in fondo. Ora sei pieno in entrambi i buchi: uno in gola e uno nel culo. I due autisti iniziano a spingere, gemendo di piacere.)
Autista 2: (spinge forte, ansimando) Cazzo, che buco stretto! Stringi bene, puttana. Mi fai godere come una troia di lusso!
(L’Autista 2 inizia a spingere sempre più forte, afferrandoti per i fianchi, le sue palle che sbattono contro il tuo culo ad ogni botta. L’Autista 1, invece, ti tiene la testa ferma e spinge il suo cazzo in gola, sentendo la tua lingua che lavora attivamente intorno al suo glande. Entrambi gemono, sudano, e si godono ogni secondo.)
Autista 1: (grugnisce, le mani che ti stringono i capelli) Cazzo… così va bene. Succhia forte, che mi fai impazzire... Sento che sto per veni—
(L’Autista 1 spinge un'ultima volta in fondo alla tua gola, il suo cazzo pulsa forte, e sborra dritto in bocca. Tu senti il suo sperma caldo e denso che ti riempie la bocca, e lo ingoi tutto, senza sprecarne una goccia. Intanto, l’Autista 2 accelera le spinte, il suo respiro diventa affannoso, e sente il piacere montare.)
Autista 2: (ansima, spinge sempre più forte) Porca puttana… che buco caldo! Mi stai facendo veni— AAAH!
(L’Autista 2 spinge un'ultima volta, il suo cazzo pulsa violentemente dentro di te, e sborra abbondantemente nel preservativo. Poi esce, ansimando, e si sfila il preservativo, guardando lo sperma che cola. Ti dà una pacca sul culo, soddisfatto.)
Autista 2: (ride, si pulisce con un fazzoletto) Bravo cane. Hai preso tutto senza lamentarti. Mi hai fatto godere come una puttana di prima classe!
Autista 1: (si allaccia i pantaloni, ti guarda con un senso di gratitudine) Mo’ pulisciti, rivestiti e sparisci. Ma ricordati: la prossima volta che passi di qui, sappiamo che tornerai. Perché, in fondo, anche noi abbiamo bisogno di te. E tu… (fa una pausa, quasi commosso) tu sei bravo a farci stare bene. Nessuna puttana ci ha mai fatto godere così.
Il sole del tardo pomeriggio batte forte sul piazzale del parcheggio dei camion. Demir e Mehmet sono seduti ai tavoli all'aperto del bar della stazione di servizio, con le magliette leggermente sbottonate e i vetri dei bicchieri di raki e birra che trasudano condensa. Mustafa tira una lunga boccata dalla sua sigaretta, soffia il fumo verso l'alto e si gira verso di loro.
Mustafa: Oh Demir, com'è andato viaggio in Italia? Tutto bene con camion?
Demir (ride grosso, beve un sorso e sputa per terra): Ma che camion, Mustafa! Ascolta me... questa volta io e Mehmet abbiamo fatto grande festa, porco dio! Trovato uno in piazzola, un italiano ricchione di quarant'anni.
Mustafa: Ma che dici? E che ci avete fatto?
Demir (accende un'altra sigaretta e fa un tiro profondo): Io guardo questo e dico subito, schietto: "Ascolta me, a noi serve una troia a bordo che fa tutto. Ti sta bene o no?". E questo, cazzo, dice di sì! Carica roba e sale con noi! Dieci giorni sul camion!
Mustafa (ride e sbatte il pugno sul tavolo in plastica): Ma va vaffanculo Demir! Non ci credo!
Mehmet (versa un goccio d'acqua nel suo raki, facendolo diventare bianco): Ti giuro su mia madre, Mustafa! Tutti i pomeriggi, stop dalle due. Mangiamo tanto a autogrill con soldi di ditta, un bel bicchiere di vino e poi dritti in cabina con aria fresca. Questo si spoglia nudo come una puttana e aspetta. Io e Demir ci sediamo e questo viene subito a succhiare cazzo con bocca, forte forte, finché non diventa di pietra. Poi ci mette preservativo con labbra e si mette subito a pecora.
Demir: Cazzo sì! Io prendo mio cazzo, un po' di crema su suo buco del culo e glielo sbatto dentro forte fino in fondo! Questo zitto, allarga le cosce e incassa tutto! Quando sborro felice, me ne vado a riposare. Poi sale Mehmet e gli fa stesso lavoro!
Mustafa (ride, ma poi si ferma un attimo, alza un sopracciglio e li guarda storto): Aspetta un attimo però, Demir... ma che cazzo dite? Vi siete fatti un uomo? Non è che siete diventati froci pure voi due in Italia?
Demir (dà un colpo sul tavolo e fa un gesto secco con la mano): Ma che froci e froci, Mustafa! Ma sei scemo?! Ma che cazzo dici! Frocio è quello che lo prende nel culo, mica chi glielo sbatte dentro! Io e Mehmet gli abbiamo solo piantato il cazzo duro in gola e nel buco per sborrare, come si fa con una puttana!
Mehmet (prende un sorso dal bicchiere e scuote la testa): Ma infatti! Zero roba da finocchi, Mustafa! Nessuna coccola, niente baci in bocca, niente cazzate sentimentali. Noi eravamo i padroni, noi eravamo i maschi. Questo qua era solo un buco caldo a disposizione per non doversi fare le seghe da soli dopo dodici ore di guida.
Mustafa (lascia cadere la cenere della sigaretta, ci pensa un secondo e scoppia di nuovo a ridere): Ah, beh... vista così! In pratica vi siete trovati un servo gratis per fare pompini e farsi sfondare il culo! E questo non voleva neanche soldi?
Mehmet: Ma che soldi, dio cane! Ogni tanto pagava pure lui caffè! Finito di farsi chiavare da tutti e due, lui si rimette i pantaloni e va a sedersi davanti sul sedile. E noi due dietro nelle cuccette a dormire come due pascià!
Demir (soffia il fumo della sigaretta ridacchiando): Una troietta perfetta, credimi! Ci ha fatto godere come cani per dieci giorni senza rompere cazzo. La prossima volta che torno in Italia lo chiamo subito e glielo infilo di nuovo in bocca!
UN GIORNO DI VIAGGIO
Il sole delle tre di pomeriggio picchia forte sull'asfalto dell'autogrill. Al tavolo da quattro, coperto di piatti vuoti e tre bicchieri sporchi di vino rosso, il caldo si fa sentire. Demir si sporge all'indietro sulla sedia in plastica, stuzzicandosi i denti, mentre Mehmet finisce l'ultimo sorso.
Demir (ti fissa con un sorriso storto, parlando ad alta voce con il suo accento turco duro): Allora, guaglione... mangiato bene? Ti sei riempito la pancia con soldi di ditta, eh?
Tu (abbassi lo sguardo, sentendo le guance che scottano): Sì... grazie, era buono.
Mehmet (ridacchia, dando una gomitata a Demir con il suo tono marcato): Guarda come arrossisce subito questo! Gli basta una parola e diventa rosso come pomodoro!
Demir (si piega verso di te sul tavolo, a voce bassa e cruda): Arrossisce sì... perché sa già cosa succede adesso. Vero? Adesso basta fare il signorino al ristorante. Pranzo finito, vino sceso... e ora tu lavora.
Tu (con il viso in fiamme e la gola secca): ...sì, lo so.
Mehmet (si alza sbattendo le mani sulle cosce): Bravo. Niente storie. Dai, muovi il culo che in cabina c'è aria fresca e i nostri cazzi non si gonfiano da soli.
Uscite nel piazzale arroventato e salite sul camion. Dentro, il refrigerio dell'aria condizionata vi avvolge. Tu ti sfili subito i vestiti, restando nudo al buio delle tende tirate.
Demir (chiude bene la tenda, restando in piedi sopra di te mentre si sbottona i pantaloni): Ecco, così mi piaci. Subito pronto, senza fare il difficile.
Tu (in ginocchio davanti a lui): Chi sale per primo oggi?
Demir (ti afferra i capelli dietro la nuca con mano pesante, spingendoti verso la patta): Inizia tu a lavorare con bocca, poi vediamo. Succhia forte, fammelo diventare di ferro che oggi ho poca pazienza.
(Inizi a usare bocca e mani. Quando è duro, srotoli il preservativo con le labbra).
Demir (dà una pacca secca sul tuo sedere nudo): Bravo. Ora girati a pecora e allarga bene quelle cosce.
(Ti giri, appoggi i gomiti sul sedile e alzi il bacino. Demir spalma un po' di crema ed entra con un colpo secco).
Demir: Cazzo... stringi bene, troia.
(Dopo qualche minuto di spinta profonda, rilascia un gemito grosso, sborra nel preservativo ed esce).
Demir: Ahhh... dio cane, così si fa. Pulisciti e spostati. Mehmet! Tocca a te, vieni a prenderti tua quota!
Demir va verso il sedile davanti. Mehmet sale subito in cabina, spingendoti sul letto senza perdere tempo.
Mehmet (con voce ancora più profonda e accento pesante): Dai, muoviti, che tocca a me ora. Su, metti in bocca.
(Lavori subito con le labbra finché non è completamente duro, poi gli calzi il preservativo sempre con la bocca).
Mehmet: Bravo servo. Adesso mettiti subito a pecora come prima.
(Ti metti in posizione. Mehmet si spalma un po' di lubrificante e parte subito forte, spingendo senza pietà. A metà dell'opera, mentre batte forte contro di te, si sente un piccolo "pop" d'aria).
Mehmet (continua a spingere ancora più forte, senza fermarsi): Cazzo, si è rotto gomma... ma me ne fotto! Tu incassa!
(Spinge fino in fondo e sborra abbondantemente dentro di te, a pelle. Poi si sfila, si gira a guardare il preservativo strappato e scoppia in una risata grossa).
Mehmet (ridendo a crepapelle e dandosi una patta sulla pancia): Ha ha ha! Guarda te! Sborrato tutto dentro dritto al naturale! Ti ho riempito il buco come si deve oggi! Dai, pulisci tutto con straccio, rivestiti e va' a sederti davanti che noi dobbiamo dormire.
ADESCAMENTO
Il bagno dell'autogrill è sporco, puzza di disinfettante economico e il caldo è soffocante. Sei ancora sulle ginocchia, con la faccia a pochi centimetri dalla patta sbottonata di Demir. Lui ha le mani pesanti piantate sui tuoi capelli e ti spinge la testa con forza, senza il minimo riguardo, finché non rilascia un gemito sordo e ti sborra dritto in gola.
Demir (si pulisce al volo con un pezzo di carta igienica, ti spinge via con un ginocchio e si allaccia la cintura): Ahhh... dio cane, per succhiare succhi bene, ma hai la solita faccia da frocetto timido. Ascolta me, italiano.
Tu (ti alzi piano, con le ginocchia rosse per il pavimento duro e le guance che ti bruciano dalla vergogna): ...dimmi.
Demir (ti squadra dall'alto in basso con totale disprezzo, tirando fuori un pacchetto di sigarette): Io e mio collega Mehmet abbiamo il camion qua fuori. Dieci giorni di viaggio. A noi serve una troietta a bordo per fare tutto: pulire, stare zitta e allargare le cosce ogni volta che abbiamo il cazzo duro. Ora, io non ho tempo da perdere a pregarti.
Tu (abbassi lo sguardo, sistemandoti la maglietta con le mani che ti tremano leggermente): ...dieci giorni?
Demir (ti afferra il mento con due dita, stringendo forte per costringerti a guardarlo): Sì, dieci giorni. Noi alle due di pomeriggio facciamo la sosta nel piazzale qui dietro. Se ti va di fare la nostra servetta e farti sfondare il culo gratis, ti presenti al camion alle due in punto. Se non ti presenti, me ne fotto, trovo un altro buco in un'altra piazzola. Dipende solo da te, se hai abbastanza fame di cazzo o se preferisci fare il vergognoso. Capito?
Tu (con il viso in fiamme, incapace di sostenere il suo sguardo): ...sì, ho capito.
Demir (ti dà uno schiaffetto umiliante sulla guancia e ti spinge verso la porta): Bravo. Ora sparisci.
Passi due ore al bar dell'autogrill da solo, tormentandoti le mani, divorato dalla vergogna per come ti ha trattato ma del tutto incapace di rinunciare a quella situazione. Alle 13:58 cammini verso la zona dei mezzi pesanti. Il loro TIR è lì, imponente. Demir e Mehmet sono seduti sui gradini del camion, con due lattine di birra in mano.
Quando ti vedono spuntare da dietro il rimorchio con la tua borsa in spalla, Mehmet si blocca, guarda Demir e scoppia in una risata fragorosa e sguaiata.
Mehmet (sputa la birra ridendo e sbatte una mano sulla spalla di Demir): Ha ha ha! Ma vaffanculo Demir! Avevi ragione tu! Guardalo qua il frocetto! È venuto davvero!
Demir (ti fissa con un sorriso di pura superiorità, tirando un sorso di birra): Te l'avevo detto io, Mehmet! Gli italiani sono tutti uguali: gli parli duro, li tratti come spazzatura e loro strisciano ai tuoi piedi per un po' di cazzo!
Tu (arrivi davanti a loro a testa bassa, rosso come un pomodoro, stringendo la cinghia della borsa): ...sono qui.
Mehmet (ti squadra da capo a piedi come si guarda un pezzo di ferro vecchio): Guarda come si vergogna, ha la faccia che va in fuoco! Ma sente la fame tra le gambe, eh? Non ha resistito!
Demir (si alza con calma dal gradino, ti si avvicina e ti dà un colpo secco con il palmo sulla nuca, spingendoti la testa verso il basso): Bravo il nostro servo. Hai fatto la scelta giusta. Ma ricorda come funziona da adesso: tu qua non conti un cazzo. Sei solo un buco a disposizione. Ora sali sopra, spogliati nudo e mettiti a pecora sul letto. Io e Mehmet finiamo la birra e veniamo a collaudare la merce.
Tu (con la voce soffocata per l'umiliazione, ma muovendoti subito verso la scaletta): ...vado subito.
Mehmet (ridacchiando mentre ti guarda salire): Visto come ubbidisce bene? Dieci giorni di pace ci facciamo, Demir! Dieci giorni!
LEZIONI
Il caldo del primo pomeriggio rende l'aria pesante nel piazzale dell'autogrill. Un autista campano sui cinquant'anni, fisico imponente, canottiera scura e braccia segnate dal sole e dai chilometri, si appoggia alla ruota del suo mezzo. Si sta accendendo una sigaretta dopo che ti sei rivestito e sei sceso dalla cabina. Ti guarda dall'alto in basso, esalando il fumo con un sorriso sornione e cantiere, vedendoti visibilmente agitato per le voci che girano.
L'autista (fa un tiro lungo, ti fissa ridacchiando e sputa per terra): Uè, frà... ma che cazzo ti stai tremando tutta 'a maglietta? Ma che fai, me piangi pure appresso adesso?
Tu (sistemandoti i vestiti con le mani che tremano, senza guardarlo negli occhi): ...è che dicono che nei piazzali e sulle frequenze si parla solo di me... di quello che ho fatto con Demir e Mehmet...
L'autista (scoppia in una risata sgraziata, calatissima, sbattendosi una mano sulla pancia): Ma capisc' a me! Ma tu overo fai o ce fai?! Ma secondo te due turchi 'e merda si tenevano 'o segreto che si sono trovati 'a servetta italiana 'e quaranta anni che per dieci giorni gli ha fatto 'e pompini, pulito 'a cabina e allargato 'e cosce gratis?! Ma addò vivi, 'ncopp' 'a luna?!
Tu (con il viso in fiamme per l'umiliazione): ...pensavo che... insomma, che avessero un po' di rispetto, che restasse tra noi...
L'autista (si piega verso di te con un sorrisetto malefico, piantandoti l'indice sul petto): "O rispetto"?! Uè, guagliò, m'hai fatto venì 'o crampo 'a 'o stomaco p' 'e risate! Ma che rispetto e rispetto! Tu sei salito 'ncopp' 'a 'u camion e hai fatto 'a buchina accondiscente dal primo all'ultimo secondo. Ti sei preso 'e cazzi 'n gola e 'int' 'o culo per mezza Europa senza dicere 'a, e mo ti vieni a fa' 'a verginella offesa perché al baracchiere ci facciamo 'e risate 'ncopp' 'a te?
Tu (abbassi la testa, incassando la sua ironia volgare): ...non è bello che mi prendano tutti in giro così...
L'autista (fa un altro tiro e ti soffia il fumo dritto in faccia, sghignazzando): Ma qua "bello", frà! Se ti piace 'a munnezza, te la devi mangiare tutta quanta! Ti è piaciuto fa' 'a troietta di bordo? Ti è piaciuto farti sfondare 'o buco del culo per dieci giorni? E allora mo ti pigli pure 'e pernacchie e i vaffanculo al bar! Per noi camionisti tu questo sei: un buco caldo per sborrare gratis quando le palle diventano pesanti, punto e basta.
Tu (con la voce soffocata e le guance in fiamme): ...ho capito.
L'autista (butta la sigaretta per terra, la schiaccia forte con lo stivale e ti dà una pacca secca e sdegnosa sulla spalla): E bravo 'o guaglione! La prossima volta che sali 'ncopp' a un camion, invece 'e piangere, tieni 'a bocca occupata a succhiare che ti riesce meglio. Mo levati 'a mezzo che devo ingranare 'a prima!
MASCHI
Il caldo del pomeriggio sul Grande Raccordo Anulare picchia forte sull'asfalto. L'autista è appoggiato alla portiera della motrice, con la canottiera scura, la pancia sporgente e uno sguardo che non concede spazio a repliche. Ti fissa con un sorriso sfacciato mentre ti avvicini.
L'autista (sputa per terra e ti fissa con le braccia conserte): Uè, frà! E allora? Quanto ci volevi fa' aspetta'? Ma che fa, per messaggio fai 'o difficile e mo stai qua?
Tu (a disagio, con le mani nelle tasche e lo sguardo basso): Sono venuto solo per chiarire... Quelle cose che ti hanno raccontato quelli non sono vere. Si sono inventati tutto per fare i fenomeni con gli altri colleghi.
L'autista (scoppia a ridere, scuotendo la testa con fare sdegnoso): Ma quale inventato, guagliò! Ma chi ti crede?! Quelli mi hanno spiegato per filo e per segno come funziona con te: che ti piace fare 'o servetto, che basta che uno alza la voce e tu ti metti subito a disposizione per qualsiasi cosa! E mo vieni qua a fa' 'a parte di quello serio?
Tu (scuotendo la testa, con la voce che tradisce l'agitazione): Ti sto dicendo che hanno esagerato. Non è andata così e io non ho intenzione di fare quello che credi.
L'autista (fa un passo verso di te, piantandoti gli occhi addosso con totale sicurezza): Ascoltami bene. Tu ti sei fatto tutti quei chilometri fino a qua. Se davvero non volevi, te ne stavi a casa tua. La verità è che aspetti solo che qualcuno ti metta le mani addosso e ti dica esattamente cosa devi fare.
Tu (messo alle strette, senza argomenti per ribattere al suo tono): ...non è così.
L'autista (con tono secco, facendoti segno verso la cabina): È così invece. Quelli ti hanno inquadrato bene e io non me ne vado a mani vuote. Ormai 'a voce gira per tutta la linea, inutile che fai il vergognoso con me. Sali qua sopra e muoviti, che non devo perdere tempo.
Tu (esiti un istante, incapace di sostenere la sua pressione, finché non cedi e ti avvii verso la scaletta): ...va bene.
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AL BAR – "IL RACCONTO DELLA TROIA UFFICIALE"
(Tardo pomeriggio al bar della stazione di servizio. L’aria puzza di birra stantia e sudore. Demir e Mehmet sono seduti con i bicchieri di raki che gocciolano condensa. Mustafa accende una sigaretta, butta il fumo in faccia al cielo e sputa per terra con disprezzo.)
Mustafa: (grattandosi le palle) Allora, Demir, che cazzo combini in Italia? Il camion va o ti sei fermato a scopare come al solito?
Demir: (ride, sbatte il bicchiere sul tavolo, spruzza birra dappertutto) Ma che cazzo di camion, Mustafa! Abbiamo trovato un italiano di quarant’anni, grasso come un maiale e frocio come un prete!
Mustafa: (alza un sopracciglio, scettico) E che, ve lo siete comprato?
Demir: (accende una sigaretta, tossisce, ride) Meglio! Gli abbiamo detto: "Ascolta, a noi serve una troia a bordo che pulisce, sta zitta e si fa sfondare quando abbiamo voglia. Ti va o no?" E il frocetto, porco Dio, ha detto di sì! Dieci giorni sul camion, gratis!
Mustafa: (sbatte il pugno sul tavolo, fa tremare i bicchieri) Ma va’ a cagare, Demir! Non ci credo! Un italiano che si fa usare come una puttana?
Mehmet: (versa acqua nel raki, lo fa diventare lattiginoso, ride) Giuro su mia madre,
Mustafa! Ogni pomeriggio, alle due in punto, fermata all’autogrill. Mangiamo con i soldi della ditta, un bicchiere di vino… e poi dritti in cabina! Questo si spoglia nudo come una puttana in vetrina, si mette a quattro zampe e aspetta. Io e Demir ci sediamo, e lui subito a succhiarci il cazzo come se fosse l’ultimo pasto della sua vita!
Demir: (ride, si aggiusta i pantaloni) Cazzo, Mehmet! Io gli ho spalmato un po’ di crema sul buco e glielo ho piantato dentro come un chiodo! Lui zitto, allarga le cosce e incassa tutto! Quando ho sborrato, mi sono addormentato come un sultano. Poi è salito Mehmet e gli ha fatto lo stesso!
Mustafa: (ride, ma poi si blocca, accende una sigaretta, lo guarda storto) Aspetta… ma non vi siete fatti un uomo? Non è che vi piacciono i cazzi anche a voi due?
Demir: (dà un pugno sul tavolo, quasi lo rompe) Ma che froci e froci, Mustafa! Sei più scemo di un cipresso! Noi non siamo froci, noi siamo maschi! Frocio è quello che lo prende nel culo, non chi glielo mette! Noi gli abbiamo solo piantato il cazzo in gola e nel buco, come si fa con una puttana di strada! E poi, guardalo: gli piace! È un cane in calore che non vede l’ora di essere usato!
Mehmet: (beve un sorso, si pulisce la bocca con il dorso della mano, ride) Esatto! Nessun bacio, nessuna coccola! Lui era solo un buco caldo per non doverci segare dopo dodici ore di guida! E poi, dai, Mustafa… lo sai anche tu che questi italiani amano il cazzo! Gli basta un po’ di attenzione e si sciolgono come burro al sole!
Mustafa: (ride, butta la cenere a terra) Ah, porca puttana… Quindi vi siete trovati un servo gratis per pompini e sborrate?
Mehmet: (ride, sbatte il bicchiere) Ma che soldi, Mustafa! Ogni tanto pagava lui il caffè! Finito di farsi chiavare da tutti e due, lui si rimetteva i pantaloni e andava a sedersi davanti. Noi due dietro, nelle cuccette, a dormire come pascià!
Demir: (soffia il fumo, ridacchia) Una troietta perfetta, cazzo! Dieci giorni senza rompere i coglioni! La prossima volta che torno in Italia, lo chiamo e glielo infilo di nuovo in bocca! E poi, dai, Mustafa… lo sai che gli piace! È un frocio nato, solo che non lo ammetterà mai!
UN GIORNO DI VIAGGIO – "IL PRANZO E IL DOPO"
(Autogrill, ore 15. Tavolo con piatti sporchi e bicchieri di vino. Demir si stuzzica i denti con uno stecchino, Mehmet finisce l’ultimo sorso e ride.)
Demir: (sorride storto, voce tonante) Allora, guaglione… mangiato bene? Ti sei riempito la pancia con i soldi della ditta, eh? O sei troppo occupato a pensare al cazzo che ti aspetta?
Tu: (abbassa lo sguardo, arrossisce, balbetta) Sì… grazie.
Mehmet: (ride, dà una gomitata a Demir) Guarda come arrossisce! Gli basta una parola e diventa rosso come un peperone! Lo sai che ti piace, eh? Non fare il vergognoso!
Demir: (si piega in avanti, voce bassa e minacciosa) Arrossisce perché sa già cosa succede ora. Vero? Adesso basta fare il signorino. Pranzo finito, vino sceso… e ora tu lavora. Sappiamo tutti che ti piace, quindi non fare la puttana schizzinosa!
Tu: (voce tremante, guance in fiamme) …sì, lo so.
Mehmet: (si alza, sbatte le mani sulle cosce, ride) Bravo. Niente storie. Dai, muovi il culo che in cabina c’è l’aria condizionata e i nostri cazzi non si gonfiano da soli. Sappiamo che sei qui solo per quello!
(Salgono sul camion. Tu ti spogli in fretta, resti nudo. Demir chiude la tenda, si sbottona i pantaloni e ride.)
Demir: (voce rude, beffarda) Ecco, così mi piaci. Subito pronto, senza fare il difficile. Sappiamo che non vedi l’ora!
Tu: (in ginocchio, tremando, voce soffocata) Chi sale per primo oggi?
Demir: (ti afferra i capelli, ti spinge verso la patta, ride) Io, troia. Inizia tu a lavorare con la bocca, poi vediamo. Succhia forte, fammelo diventare di ferro che oggi ho poca pazienza. E non fare la timida, che sappiamo tutti che ti piace!
(Inizi a succhiare. Quando è duro, srotoli il preservativo con le labbra. Demir ride.)
Demir: (ti dà una pacca secca sul sedere) Bravo. Ora girati a pecora e allarga bene quelle cosce. Sappiamo che sei bravo a prendere!
(Ti giri, appoggi i gomiti sul sedile. Demir spalma un po’ di crema ed entra con un colpo secco.)
Demir: (grugnisce, ride) Cazzo… stringi bene, troia. Sappiamo che ti piace così!
(Dopo qualche minuto di spinte violente, gemito grosso, sborra nel preservativo ed esce. Ride.)
Demir: Ahhh… dio cane, così si fa. Pulisciti e spostati. Mehmet! Tocca a te, vieni a prenderti la tua quota! Che questo frocio non si fermerebbe neanche se gli dessimo i soldi!
(Demir va davanti. Mehmet sale in cabina, ti spinge sul letto senza perdere tempo.)
Mehmet: (voce pesante, beffarda) Dai, muoviti, che tocca a me ora. Su, mettilo in bocca. Sappiamo che sei bravo!
(Lavori con le labbra finché non è completamente duro, poi gli calzi il preservativo sempre con la bocca.)
Mehmet: Bravo servo. Adesso mettiti a pecora come prima. Sappiamo che non vedi l’ora!
(Ti metti in posizione. Mehmet si spalma un po’ di lubrificante e parte forte, spingendo senza pietà. A metà, si sente un "pop" d’aria.)
Mehmet: (ride, continua a spingere) Cazzo, si è rotto il preservativo… ma me ne fotto! Tu incassa, sappiamo che ti piace così!
(Spinge fino in fondo, sborra abbondantemente dentro di te. Poi si sfila, guarda il preservativo strappato e scoppia a ridere.)
Mehmet: (ride a crepapelle, si dà una pacca sulla pancia) HA HA HA! Guarda te! Sborrato tutto dritto al naturale! Ti ho riempito il buco come si deve! Sappiamo che non ti dispiacerà! Dai, pulisciti con lo straccio, rivestiti e va’ a sederti davanti che noi dobbiamo dormire. Tu sei solo un buco, ricordalo!
ADESCAMENTO – "L’OFFERTA IRRIFIUTABILE"
(Bagno dell’autogrill, puzzolente e umido. Sei in ginocchio, Demir ti tiene la testa spinta sul suo cazzo. Dopo aver sborrato in gola, si pulisce con un pezzo di carta igienica e ti spinge via con un ginocchio, ridendo.)
Demir: (si allaccia la cintura, tira fuori un pacchetto di sigarette, ride) Ahhh… dio cane, succhi bene, ma hai sempre quella faccia da frocetto timido. Ma sappiamo tutti che ti piace, italiano!
Tu: (ti alzi piano, ginocchia rosse, guance in fiamme, balbetta) …dimmi.
Demir: (ti squadra dall’alto in basso, con disprezzo, ride) Io e il mio collega Mehmet abbiamo il camion lì fuori. Dieci giorni di viaggio. A noi serve una troietta a bordo che pulisce, sta zitta e allarga le cosce ogni volta che abbiamo il cazzo duro. E sappiamo che tu sei perfetto per questo lavoro!
Tu: (abbassi lo sguardo, mani che tremano) …dieci giorni?
Demir: (ti afferra il mento, stringe forte, ride) Sì, dieci giorni. Noi alle due del pomeriggio facciamo sosta nel piazzale qui dietro. Se ti va di fare la nostra servetta e farti sfondare il culo gratis, ti presenti al camion alle due in punto. Sappiamo che non resisterai! Se non vieni, me ne fotto, trovo un altro buco in un’altra piazzola. Ma sappiamo che verrai!
Tu: (voce soffocata, umiliato) …ho capito.
Demir: (ti dà uno schiaffetto umiliante sulla guancia, ti spinge verso la porta, ride) Bravo. Ora sparisci. Ma sappiamo che tornerai!
(Passi due ore al bar dell’autogrill da solo, tormentandoti le mani, divorato dalla vergogna. Alle 13:58 cammini verso la zona dei mezzi pesanti. Il loro TIR è lì, imponente. Demir e Mehmet sono seduti sui gradini del camion, con due lattine di birra in mano, ridendo.)
Mehmet: (ti vede, sputa la birra ridendo, sbatte una mano sulla spalla di Demir) HA HA HA! Ma va’ a cagare, Demir! Avevi ragione tu! Guarda il frocetto! È venuto davvero! Sappiamo che non potevi resistere!
Demir: (ti fissa con un sorriso di pura superiorità, beve un sorso di birra, ride) Te l’avevo detto io, Mehmet! Gli italiani sono tutti uguali: gli parli duro, li tratti come merda e loro strisciano ai tuoi piedi per un po’ di cazzo! E sappiamo che a questo qui il cazzo piace più del mangiare!
Tu: (testa bassa, rosso come un pomodoro, stringi la cinghia della borsa, balbetta) …sono qui.
Mehmet: (ti guarda da capo a piedi, ride) Guarda come si vergogna! Ha la faccia che va in fuoco! Ma sente la fame tra le gambe, eh? Non ha resistito! Sappiamo che ti piace troppo!
Demir: (si alza con calma dal gradino, ti si avvicina, ti dà un colpo secco sulla nuca, ride) Bravo il nostro servo. Hai fatto la scelta giusta. Ma ricorda: qui non conti un cazzo. Sei solo un buco a disposizione. E sappiamo che ti piace così! Ora sali sopra, spogliati nudo e mettiti a pecora sul letto. Io e Mehmet finiamo la birra e veniamo a collaudare la merce. Che sappiamo che sei bravo!
Tu: (voce soffocata, ma obbedisci, balbetta) …vado subito.
Mehmet: (ride, guardandoti salire) Visto come ubbidisce bene? Dieci giorni di pace, Demir! Dieci giorni! E sappiamo che non ti lamenti!
LEZIONI – "LA DURA REALTÀ"
(Piazzale dell’autogrill. Un autista campano, fisico imponente, canottiera scura, si appoggia alla ruota del suo mezzo. Ti fissa mentre ti rivesti, accendendosi una sigaretta e ridendo.)
Autista: (fa un tiro lungo, ride, sputa per terra) Uè, frà… ma che cazzo ti tremi tutta ‘a maglietta? Ma che fai, me piangi pure appresso adesso? O ti vergogni che ti è piaciuto?
Tu: (sistemandoti i vestiti, mani che tremano, balbetta) …è che dicono che nei piazzali e sulle frequenze si parla solo di me… di quello che ho fatto con Demir e Mehmet…
Autista: (scoppia in una risata sgraziata, si sbatte una mano sulla pancia) Ma capisc’ a me! Ma tu overo fai o ce fai?! Ma secondo te due turchi ‘e merda si tenevano ‘o segreto che si sono trovati ‘a servetta italiana ‘e quaranta anni che per dieci giorni gli ha fatto ‘e pompini, pulito ‘a cabina e allargato ‘e cosce gratis?! Ma se lo sanno tutti che ti piace! Addò vivi, ‘ncopp’ ‘a luna?!
Tu: (voce tremante, balbetta) …pensavo che… insomma, che avessero un po’ di rispetto…
Autista: (si piega verso di te, sorrisetto malefico, ti pianta l’indice sul petto) ‘O rispetto?! Uè, guagliò, m’hai fatto venì ‘o crampo ‘a ‘o stomaco p’ ‘e risate! Ma che rispetto e rispetto! Tu sei salito ‘ncopp’ ‘a ‘u camion e hai fatto ‘a buchina accondiscente dal primo all’ultimo secondo. Ti sei preso ‘e cazzi ‘n gola e ‘int’ ‘o culo per mezza Europa senza dire ‘a, e mo ti vieni a fa’ ‘a verginella offesa perché al baracchiere ci facciamo ‘e risate ‘ncopp’ ‘a te? Ma se lo sanno tutti che sei un frocio!
Tu: (abbassi la testa, balbetta) …non è bello che mi prendano tutti in giro così…
Autista: (fa un altro tiro, ti soffia il fumo in faccia, sghignazzando) Ma qua bello, frà! Se ti piace ‘a munnezza, te la devi mangiare tutta quanta! Ti è piaciuto fa’ ‘a troietta di bordo? Ti è piaciuto farti sfondare ‘o buco del culo per dieci giorni? E allora mo ti pigli pure ‘e pernacchie e i vaffanculo al bar! Per noi camionisti tu questo sei: un buco caldo per sborrare gratis quando le palle diventano pesanti. E lo sappiamo tutti che ti piace!
Tu: (voce soffocata, guance in fiamme, balbetta) …ho capito.
Autista: (butta la sigaretta per terra, la schiaccia forte con lo stivale, ti dà una pacca secca sulla spalla, ride) E bravo ‘o guaglione! La prossima volta che sali ‘ncopp’ a un camion, invece ‘e piangere, tieni ‘a bocca occupata a succhiare che ti riesce meglio. E non fare la timida, che sappiamo che ti piace! Mo levati ‘a mezzo che devo ingranare ‘a prima!
MASCHI – "IL MIO POSTO"
(Grande Raccordo Anulare, pomeriggio afoso. L’asfalto brucia sotto i piedi. Due autisti, con le canottiere sudaticce incollate alla pelle e le pance che traboccano sui pantaloni, sono appoggiati alla motrice. Ti fissano con sorrisi sporchi, ma tu non provi rabbia. Sai che per loro, dopo ore di guida e una vita di merda, questo è il loro premio. E tu sei lì per darglielo.)
Autista 1: (sputa per terra, si gratta le palle, ride con voce rauca) Uè, frà! Finalmente ti sei deciso! Pensavamo che ti fossi perso o che avessi avuto paura!
Autista 2: (beve un sorso di birra, si pulisce la bocca con il dorso della mano, ride) Ma che paura e paura! Sappiamo tutti che sei venuto per il cazzo. Non fare il timido, che sappiamo che non vedi l’ora di essere riempito come una troia, lo sanno tutti qui.
Tu: (abbassi lo sguardo, le mani che tremano. Non è eccitazione, è accettazione. Non è desiderio, è dovere. Loro hanno bisogno di te. Tu sei il loro sfogo.)
...Sono qui per chiarire.
Autista 1: (scoppia a ridere, si batte una mano sulla pancia gonfia) Ma chiarire cosa, frocetto? Che ti piace prendere il cazzo o che sei qui per farci godere come si deve?
Tu: (scuoti la testa, ma non per negare. Solo per evitare di ammettere ad alta voce quello che già sanno tutti. Tra te e te, però, sai che è giusto così. Loro sudano come bestie, vivono come cani. Tu sei il loro regalo.)
E’ che…
Autista 2: (si avvicina, ti punta un dito contro, la voce bassa e minacciosa) Ascolta, puttana: tu ti sei fatto tutti questi chilometri per venire qui. Non perdiamo tempo. Sappiamo che sei fatto per essere usato.
Tu: (non rispondi. Non ti difendi. In fondo, non c’è nulla da difendere. Loro hanno bisogno di te. Tu hai bisogno di loro. È un patto non detto.)
Autista 1: (ti afferra per il colletto, non con violenza, ma con falsa rudezza) Basta con le stronzate. Sali qua sopra, spogliati e mettiti a quattro zampe sul letto.
Tu: (non esiti. Non perché sei costretto, ma perché sai che è il tuo compito. Sali sul camion, tremando non per paura, ma per l’aspettativa di adempiere al tuo ruolo. Ti spogli lentamente, resti nudo. Ti metti a quattro zampe sul letto, la testa bassa, il culo in aria. Non è sottomissione. È generosità.)
(I due autisti salgono, chiudono la porta con un tonfo. Si sbottonano i pantaloni e tirano fuori i cazzi già duri come pietra. L’Autista 1, con il cazzo grosso e venato, si avvicina, ti afferra per i capelli e ti spinge la testa verso la sua asticella. L’Autista 2, con il cazzo più sottile ma lungo, si posiziona dietro di te, spalma un po’ di lubrificante e ti spinge il glande contro il buco.)
Autista 1: (voce rude, eccitato) Apri bene quella bocca, troia. Sappiamo che sei bravo a succhiare. E non chiudere gli occhi, che vogliamo vederti godere mentre ti riempiamo.
(Apri la bocca, senza resistenza. In fondo, è per il loro bene. L’Autista 1 ti spinge il cazzo in bocca, e tu lo accogli tutto, sentendo il suo sapore salato e il suo peso sulla lingua. Intanto, l’Autista 2 ti entra dentro con un colpo secco, spingendo fino in fondo. Ora sei pieno in entrambi i buchi: uno in gola e uno nel culo. I due autisti iniziano a spingere, gemendo di piacere.)
Autista 2: (spinge forte, ansimando) Cazzo, che buco stretto! Stringi bene, puttana. Mi fai godere come una troia di lusso!
(L’Autista 2 inizia a spingere sempre più forte, afferrandoti per i fianchi, le sue palle che sbattono contro il tuo culo ad ogni botta. L’Autista 1, invece, ti tiene la testa ferma e spinge il suo cazzo in gola, sentendo la tua lingua che lavora attivamente intorno al suo glande. Entrambi gemono, sudano, e si godono ogni secondo.)
Autista 1: (grugnisce, le mani che ti stringono i capelli) Cazzo… così va bene. Succhia forte, che mi fai impazzire... Sento che sto per veni—
(L’Autista 1 spinge un'ultima volta in fondo alla tua gola, il suo cazzo pulsa forte, e sborra dritto in bocca. Tu senti il suo sperma caldo e denso che ti riempie la bocca, e lo ingoi tutto, senza sprecarne una goccia. Intanto, l’Autista 2 accelera le spinte, il suo respiro diventa affannoso, e sente il piacere montare.)
Autista 2: (ansima, spinge sempre più forte) Porca puttana… che buco caldo! Mi stai facendo veni— AAAH!
(L’Autista 2 spinge un'ultima volta, il suo cazzo pulsa violentemente dentro di te, e sborra abbondantemente nel preservativo. Poi esce, ansimando, e si sfila il preservativo, guardando lo sperma che cola. Ti dà una pacca sul culo, soddisfatto.)
Autista 2: (ride, si pulisce con un fazzoletto) Bravo cane. Hai preso tutto senza lamentarti. Mi hai fatto godere come una puttana di prima classe!
Autista 1: (si allaccia i pantaloni, ti guarda con un senso di gratitudine) Mo’ pulisciti, rivestiti e sparisci. Ma ricordati: la prossima volta che passi di qui, sappiamo che tornerai. Perché, in fondo, anche noi abbiamo bisogno di te. E tu… (fa una pausa, quasi commosso) tu sei bravo a farci stare bene. Nessuna puttana ci ha mai fatto godere così.
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