Luisa e il suo amante. Una sega per mia moglie

di
genere
tradimenti


"La vergogna che mi pulisce"
Stasera Luisa è da lui. Di nuovo.
E io sono qui, al buio, con il cuore che batte forte contro le costole come se volesse scappare. Non immagino il sesso — quello lo conosco, lo vivo, è ruvido, veloce, pratico. No. Immagino lei. Immagino la sua fica aperta.
Mi chiudo gli occhi e la vedo. Nuda, davvero nuda. Senza il guscio della donna sposata, della donna ragionevole. La vedo lì, nel letto di lui, con le cosce aperte, con quel suo corpo che trema non solo per il piacere, ma per la vergogna di essere posseduta.
E quella vergogna è la cosa più bella del mondo.
Mi masturbo lentamente, sentendo il sudore freddo sulla schiena. Lei è nuda per lui. E io lo so. Lo immagino mentre le tocca la pelle, mentre lei si copre il viso con le mani, arrossendo, vergognandosi di quanto le piaccia. Quella vergogna è mia. È il mio possesso. Perché so che quella vergogna ce l’ha solo con me. È il segreto che tengo tra le mani.
Mi strozzo più forte, il respiro corto.
Mi vergogno di lei. Mi vergogno che sia così aperta, così disposta a lasciarsi usare, a lasciarsi riempire. Mi vergogno che quel cazzo grosso — più del mio, come dice lei — le stia facendo fare quei versi che solo a me dovrebbe riservare. E mentre penso a lei nuda, sotto il suo sguardo, la vergogna si trasforma in desiderio puro.
È colpa mia se la lascio andare?
Sì. È colpa mia. Sono io che l’ho lasciata lì, nuda e indifesa, a essere toccata da un altro. E mentre mi masturbo, immagino che ogni suo brivido, ogni suo sospiro di vergogna, cada su di me. La sua troiaggine è il mio specchio. Più lei si vergogna per lui, più diventa mia.
E godo di questa umiliazione.
Il mio pene pulsa, duro, dolorante, mentre penso a lei che si copre il viso, che piange di piacere e di vergogna. Lei è sua, ma la sua anima è mia. E io, da qui, la tocco con la mano, la tengo con lo sguardo, la possiedo con la mente.
Allora spingo fino all’ultimo.
Mi strozzo forte, dimenticando il mondo. Immagino lei che si arrende, che si lascia colpire dal dolore e dal piacere.E in quel momento, mentre il mio seme sale verso l’alto, io sborro.
Sembro un bambino che ha fatto qualcosa di sbagliato.
Mi asciugho la faccia con il dorso della mano. Sono sporco di sperma e di lacrime immaginarie. Ho sborrato pensando alla vergogna di lei. E mi sento vuoto. Ma è un vuoto dolce. Perché so che, quando tornerà, non sarà più nuda solo per lui. Sarò io a toccarle la pelle, a sentirmi il padrone di quella vergogna che le ho dato.
Lei torna. Nuda. Di nuovo.
E io sorrido. Perché so che quella vergogna è la cosa più vera che abbia mai posseduto.

scritto il
2026-09-04
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