Il toro di mia moglie le insegna a scopare
di
Qulottone
genere
confessioni
La Lezione del Toro: insegna a Luisa a fare un bocchino professionale
Il nastro isolante mi segava i polsi dietro la schiena, la plastica della sedia scricchiolava sotto il mio peso. Il dildo di metallo che Marco mi aveva infilato nel culo bruciava come una maledizione, freddo e implacabile, e ogni minimo movimento mi strappava un gemito. Le risate di lui e di Luisa echeggiavano nella stanza, mentre io mi contorcevo, umiliato, con quel coso che mi dilaniava dentro.
Marco era disteso sul nostro divano nuovo, nudo, le gambe aperte come se il mondo fosse suo. Il suo cazzo non era un cazzo: era un’arma. Ventidue centimetri di carne scura, venata, gonfia di sangue, spessa come il mio avambraccio. La cappella luccicava, umida di pre-sborra, le vene che pulsavano sotto la pelle come serpenti pronti a scattare. Le palle, due bocce di carne scura, pendevano pesanti, colme di seme che avrebbe riempito la bocca di mia moglie, la sua pancia, la sua fica.
"Cazzo, guarda questo vermiciattolo legato," ringhiò Marco, indicandomi con un cenno del mento. "Si dimena come un maiale con quel coso nel culo. Ti fa ridere, Luisa? Il tuo cornuto di marito che si lamenta come una puttana?"
Luisa rise, gli occhi incollati a quel mostro di carne che le oscillava davanti al viso. "Sì, mi fa impazzire, porca puttana..."
"Zitta, troia, non rompare i coglioni adesso!" La sua voce era una frustata. "Non ho chiesto la tua cazzo di opinione. Sei qui per imparare, prendi quel cazzo con entrambe le mani, cazzo! Una sopra l’altra. Vedi, cornuto? La tua troia non sapeva nemmeno come si impugna un vero cazzo. Tu la fai giocare con quel tuo cosino da ragazzino, due dita e un po’ di saliva. Patetico!"
Le mani di Luisa si chiusero intorno all’asta, le dita che non si toccavano neanche. Iniziò a muoversi, su e giù, seguendo il ritmo che lui le imponeva con una mano sulla nuca, come se fosse un animale da addestrare.
"Più saliva, troia di merda!" La sua voce era un ordine, non una richiesta. "Usa il pollice sulla vena dorsale, sì, così, cazzo! Strofina il frenulo con il palmo quando scendi. Questa è la tecnica del doppio passaggio. Tu, invece, cornuto, vieni in due secondi, vero? Porco frocio impotente!”
Annuii, il viso in fiamme, la gola secca. "S-sì..."
"Patetico, cazzo!" Spinse la testa di Luisa verso il basso, il cazzo che spariva tra le sue labbra tese. "Ora guarda e impara, frocetto di merda. Lingua fuori. Sulla cappella. Girala intorno al glande, sotto la corona. Lentamente, cazzo! Voglio che leccchi ogni goccia di pre-sborra come se fosse l’ultima cosa che ti resta da fare in questa vita di merda."
Luisa obbedì, la lingua rosa che si avvolgeva intorno alla punta lucida, raccogliendo il liquido denso che colava. Lo assaporò, gemendo, gli occhi che si arrotolavano all’indietro per il piacere.
"Non ingoiare, cazzo!" La fermò con un colpo secco sulla guancia. "Mostralo al tuo cornuto. Girati. Voglio che veda cosa sta per finire nella pancia di sua moglie, porca troia!"
Luisa si girò, la bocca semiaperta, la lingua che mostrava il liquido viscoso, filante. Poi lo ingoiò, lentamente, con un gemito, mentre i suoi occhi incontravano i miei, pieni di disprezzo e lussuria.
"Brava puttana. Ora torna a lavorare. Prendi in gola la metà. Non di più, cazzo! Respira dal naso, rilassa la faringe. Io decido quando vai fino in fondo, stronzetta!"
Guidò la sua testa verso il basso, il cazzo che spariva nella sua gola. Luisa sobbalzò, gli occhi che si riempivano di lacrime, la saliva che le colava dagli angoli della bocca. Lui la tenne lì, immobile, mentre il suo cazzo le ostruiva la trachea.
"Senti quel gorgoglio, cornuto di merda?" rise, affondando ancora un po’. "Questo è il suono di tua moglie che impara a prendere un cazzo in gola. Tu non sei neanche capace di farle venire il singhiozzo, vero? Frocio inutile!"
"No..." La mia voce era un sussurro rotto. "Non ci riesco, cazzo..."
"Lo so, culatello! E ora guarda come si fa a ingoiare tutto il cazzo, porco dio!"
Con una spinta brutale, affondò la testa di Luisa fino alle palle. Il naso le si schiacciò contro il suo pelo rasato, le labbra stirate come gomma intorno alla radice. Lei emise un gorgoglio soffocato, la gola che si stringeva intorno al suo cazzo come una morsa, le lacrime che le rigavano la faccia.
Lui la tenne lì, immobile, contando a voce alta: "Dieci, cazzo di Dio... nove... otto... Senti come ti riempie tutta, troia schifosa?!" Poi la tirò su di scatto, facendola ansimare come una cagna, tossire, con la bava che le colava dal mento.
"Ora la tecnica della boccuccia vuota, puttana!" ringhiò Marco, stringendo il suo cazzo zuppo di saliva. "Luisa, avvolgi le labbra intorno alla capella e succhia come se volessi tirarmi fuori le budella, cazzo! Fai il vuoto con la bocca, non solo con le labbra, stronzetta! Usa le guance, sì, così, brava troia! E intanto le mani girano una su e una giù, con pressione diversa. Voglio che senta ogni cazzo di centimetro, porco Dio!"
Il rumore di succhiamento riempì la stanza, umido, schifoso, da bestie. Luisa lavorava quel cazzo con una dedizione che non le avevo mai visto. Le guance incavate per il vuoto, le mani che si muovevano su e giù in una sega perfetta, coordinata, da professionista del cazzo.
"Sto per sburrare, porca troia!" annuncio lui, la voce roca, gli addominali che si contraevano come un mantice. "Preparati, cornuto di merda. Questo è il tuo momento, frocio schifoso!"
Si alzò in piedi sul divano, il cazzo che pulsava come un martello pneumatico davanti alla faccia di Luisa. Lei continuò a segarlo con entrambe le mani, la bocca spalancata, gli occhi sbarrati su di lui, in attesa di prendere tutto.
"Guarda, frocetto di merda," gridò Marco, la voce che echeggiava nella stanza. "Guarda come sborro sulla tua puttana di moglie, cazzo!"
La prima scarica la colpì in pieno viso, una striscia bianca e densa che le coprì la fronte, scendendo lungo il naso, gli occhi, le labbra. La seconda le riempì la bocca, la terza e la quarta le finirono sulle tette, gocciolando sui capezzoli duri, colando tra i seni. Luisa era inondata di seme, la bocca piena, il viso sfigurato da quella mascherata umiliante.
Ma lui non aveva finito.
"Ora tu, cornuto," disse Marco, avvicinandosi con il cazzo ancora gocciolante, mentre tagliava il nastro isolante liberandomi. "In ginocchio, veloce cazzo! Pulisci!"
Mi avvicinai tremando, caddi in ginocchio accanto a mia moglie. L’odore di sperma, sudore e sesso mi invase le narici, mi riempì la bocca prima ancora di aprire le labbra.
"Prima lei, cornuto!" ordinò lui. "Lecca tua moglie, puliscila come il cane che sei, cazzo!"
Iniziai dalla sua fronte, la lingua che raccoglieva la sborra fredda, appiccicosa, salata. Poi scesi lungo il naso, le guance, fino alle labbra. Luisa mi baciò, passandomi parte del seme con la lingua, e io ingoiai tutto, il sapore amaro che mi bruciava la gola. Poi scesi sulle sue tette, leccando i capezzoli coperti di sborra, raccogliendo ogni goccia con la lingua, come un affamato.
"Ora me, frocio!" disse Marco, porgendomi il cazzo ancora semi-eretto, sporco di saliva, residui di seme e umori di Luisa. "Pulisci tutto, dalle palle alla punta, cazzo! Usa la lingua, non solo le labbra. Voglio sentire quella bocca da cornuto che mi lava come si lava un pavimento, porco Dio!"
Presi il suo membro tra le labbra, il sapore misto di lui, di lei, del loro sesso, mi invase. Leccai le palle, raccogliendo ogni traccia di sborra, poi risalii lungo l’asta, succhiando ogni residuo, fino alla punta, dove raccolsi l’ultima goccia che stillava dal foro.
"Ingoia, cazzo!" mi ordinò. "Mostrami la gola, frocetto!"
Aprii la bocca, mostrandogli che avevo ingoiato tutto. Lui mi sputò in faccia, un getto caldo che mi colò sul mento, sul collo.
"Bravo frocetto," rise, risedendosi sul divano come un re sul suo trono. "Hai imparato il tuo posto, cazzo. La prossima volta ti insegnerò come pulire la figa di tua moglie dopo che l’ho riempita, porca troia. Ora via, vammi a preparare un caffè corretto. Ho finito con voi due,non valete un cazzo vi do un cinque meno meno!"
La Lezione del Toro 2: Il Culo di Luisa
Il divano era ancora sporco del nostro umiliante incontro precedente, ma oggi Marco aveva in mente un’altra lezione, su richiesta di Luisa. "Oggi ti insegno a prendere il cazzo nel culo senza piangere, troia," disse, sbattendo il suo cazzo semiduro sul viso di Luisa. "Così non ti rimani incinta e non serve neanche la camicia di gomma. E poi, cazzo, il buco sbagliato è molto più stretto… e a agli uomini piace sentirselo stringere come una morsa."
Luisa era in ginocchio, nuda, con le mani tremanti sulle cosce, tutta eccitata. Io, legato su una sedia di plastica, con un cetriolo bello grosso nel culo fissato con il nastro che mi solleticava la protatata, potevo solo guardare e gemere.
Marco non aveva fretta. "Prima ti allargo, troia! Non si butta dentro il cazzo come un animale." Prese un cazzo di gomma, sottile ma lungo, e lo mostrò a Luisa. "Questo è il tuo riscaldamento. Lo prendi tutto, senza lamentarti, altrimenti ti lego anche te e ti scopo come si deve."
Luisa aprì la bocca per protestare, ma lui le afferrò i capelli e le spinse la testa verso il dildo. "No, non con la bocca, stronzetta. Con il culo. In ginocchio, a quattro zampe, e spingilo dentro piano piano."
Luisa obbedì, tremando. Si mise carponi, il culo in aria, e iniziò a spingere il dildo dentro di sé. "Aah… fa male…" gemette.
"Zitta e spingi!" Marco le diede uno schiaffo sul culo. "Devi rilassare lo sfintere, troia. Respira profondamente, come se dovessi cacare. Sì, così. Piano piano… ora un po’ di più. Brava puttana."
Il dildo sparì dentro di lei, e Luisa ansimò, il viso contratto. "Dio… è grosso…"
"Questo è niente, troia. Il mio cazzo è il doppio, lo sai no?." Marco le tirò fuori il dildo e glielo mostrò, bagnato dei suoi umori. "Vedi? Ora lo infilo io. E tu stai zitta e prendi."
Marco si posizionò dietro di lei, il cazzo in mano, pronto. "Luisa, spingi fuori come se dovessi cacare. Così si allarga il buco. E non chiudere gli occhi, voglio che guardi tuo marito mentre ti scopo il culo."
Con una spinta lenta ma decisa, Marco iniziò a penetrarla. Luisa gemette, le unghie che affondavano nel divano. "Aah! Cazzo, fa male!"
"Zitta e respira, troia!" Marco le afferrò i fianchi e spinse ancora. "Devi abituarti. Il primo po’ brucia, ma poi diventa un paradiso. E poi, cazzo, non rimani incinta e non serve il preservativo. Solo il mio cazzo nudo nel tuo culo stretto."
Piano piano, il cazzo di Marco sparì dentro Luisa. "Ecco… brava… ora lo sento che si allarga. Cazzo, che caldo…" Marco iniziò a muoversi, lentamente all’inizio, poi sempre più forte. "Vedi, Luisa? Non fa male se lo prendi bene. Anzi, ti piace, vero?"
Luisa non rispose, ma il suo gemito era un misto di dolore e piacere. "S-sì…" ammise, con la voce rotta.
Marco non si fermò. "Ascolta bene, troia. Il segreto è rilassare il culo. Se ti irrigidisci, fa male. Se ti lasci andare, è un sogno. E poi, cazzo, io posso spingere forte, e tu non devi preoccuparti di nulla. Nessun figlio di puttana, nessuna malattia, solo il mio cazzo che ti riempie."
Iniziò a scoparla con ritmi sempre più veloci, le mani che le stringevano i fianchi. "Senti come ti entra tutto? Senti come ti riempie? Questo è il vero sesso, Luisa. Non come quel frocetto del tuo marito, che non sa neanche dove metterlo."
Luisa iniziò a gemere più forte, il corpo che si muoveva all’unisono con le spinte di Marco. "Dio… è… è bellissimo…" ammise, con gli occhi pieni di lacrime.
Marco accelerò, il respiro affannoso. "Sto per venire, troia. E lo faccio tutto dentro di te. Voglio che senta il mio sborra che ti riempie il culo."
Con un ultimo affondo, Marco si fermò, il cazzo sepolto fino alle palle dentro Luisa. "Ecco… cazzo…" gemette, mentre il suo seme caldo le inondava l’intestino.
Luisa ansimava, il corpo scosso dai brividi. "Dio… lo sento… è… è dentro di me…"
Marco si tirò fuori lentamente, il cazzo ancora duro, bagnato del suo seme e dei fluidi di Luisa. "Ecco, troia. Ora sai come si fa. La prossima volta lo prendi senza lamentarti, altrimenti ti lego e ti scopo fino a quando non impari."
Marco si girò verso di me, il cazzo ancora gocciolante e sporco di merda. "E tu, cornuto, hai visto? Ora tua moglie sa come si prende un vero cazzo. E non serve neanche il preservativo. La prossima volta la scopo in tutti e due i buchi, e tu guardi e impari."
Luisa, ancora in ginocchio, si girò verso di me con un sorriso malizioso. "Mi dispiace, tesoro… ma è troppo bello…"
Io non potei fare altro che gemere, il cetriolo nel culo e il cuore a pezzi. La lezione del Toro era finita. E io sapevo che non sarebbe stata l’ultima.
La Lezione del Toro 3; ingravidamento
La Lezione del Toro 3: Il Seme Fecondo
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### La Scena: Legato, Zitto e Violato
Ero disteso sul letto, le braccia ammanettate sopra la testa, le caviglie legate ai piedi del letto. La bocca mi bruciava, stretta intorno al mouth gag di gomma nera, un coso grosso come un pugno che mi riempiva la bocca fino a farmi lacrimare gli occhi. La saliva mi colava sul mento, e ogni volta che cercavo di deglutire, il congegnamo mi premeva contro la gola, facendomi tossire. Non potevo parlare, non potevo supplicare. Solo gemere, soffocato, mentre il butt plug mi dilaniava il culo.
E che butt plug. Un mostro di silicone nero, a forma di cazzo di toro, con le vene in rilievo che mi scavavano dentro. La base era larga, a forma di cuore, per impedire che scivolasse fuori, e la punta era così spessa che ogni movimento mi faceva sentire come se mi stessero squarciando. Pesava, cazzo. Pesava come se avessi un mattone piantato nel culo, e ogni volta che mi muovevo, la pressione mi faceva vedere le stelle.
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### La Lezione di Luisa: Imparare a Sottomettermi
Marco era seduto su una sedia, il cazzo in mano, mentre Luisa, in ginocchio ai suoi piedi, imparava l’arte di umiliarmi.
"Oggi, puttana, impari a preparare il tuo cornuto," ringhiò Marco, passandole il butt plug. "Vedi questo coso? Deve entrargli tutto, senza pietà. E tu glielo metti, perché è il tuo dovere di troia traditrice."
Luisa prese il plug, lo girò tra le mani, sentendone il peso. "Ma… e se gli fa male?" chiese, con un sorrisino malizioso.
"A quel frocio non frega un cazzo," rise Marco. "È un cornuto, la sua vita è soffrire. E poi, più gli fa male, più gli piace. Non è vero, culatello?" Mi diede uno schiaffo sul culo, facendomi sobbalzare. Il plug mi scosse dentro, e un gemito soffocato mi sfuggì dalla bocca imbavagliata.
Luisa si avvicinò, il plug in mano. "Dai, apri bene il culo, cornuto," mi disse, con voce dolce ma sadica. "Voglio vedere quanto riesci a prendere."
"No, no, troia," la fermò Marco. "Non essere gentile. Spingi forte, tutto in una volta. Voglio sentirlo urlare come la puttana che è."
Luisa obbedì. Con un movimento secco, mi affondò il plug dentro. Sentii il silicone che mi dilaniava, la base che mi schiacciava l’ano, e un dolore acuto mi attraversò la schiena. Gemetti, gli occhi pieni di lacrime, ma non potevo fare nulla. Ero alla loro mercé.
"Brava, puttana," disse Marco, dandomi uno schiaffo sul culo. "Ora le manette. Voglio che impari a legarlo bene, così non scappa mentre lo scopo e ti riempio di seme."
Luisa prese le manette, mi afferrò i polsi e li strinse intorno al letto. "Così va bene, Marco?" chiese, stringendo fino a farmi male.
"Più stretto, troia. Non deve potersi muovere. Voglio che senta ogni centimetro del mio cazzo che entra in te, mentre lui non può fare altro che guardare e piangere."
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### La Tecnica: Come Riempirla di Seme
Marco si sdraiò sul letto, il cazzo duro come la roccia. "Ora, Luisa, impari come si fa a rimanere incinta, porca troia. Il segreto è il momento giusto. Devi prendere il mio cazzo quando sei fertile, e io devo sborrare dentro di te. Nessun preservativo, nessuna interruzione. Solo il mio seme che ti riempie la pancia."
Luisa si mise a cavalcioni su di lui, il cazzo che le premeva contro l’entrata. "E come faccio a sapere quando sono fertile, Marco?" chiese, mentre si abbassava lentamente.
"Si usa il termometro, troia," rise Marco. "Oppure si conta. Ma io preferisco il metodo empirico: ti scopo tutti i giorni, così sono sicuro che prima o poi il mio seme attecchisce. E poi, cazzo, mi piace troppo riempirti di sborra."
Luisa iniziò a muoversi, il cazzo di Marco che spariva dentro di lei. "Dio… è così grosso…" gemette.
"E lo sarà ancora di più quando ti riempirò di seme, puttana," disse Marco, afferrandole i fianchi. "Devi prendere tutto, Luisa. Ogni goccia. E quando avrai la pancia gonfia, saprai che è opera mia. E quel frocio del tuo marito potrà solo guardare."
Marco iniziò a spingere dal basso, mentre Luisa si muoveva su di lui, il corpo che si contraeva intorno al suo cazzo. "Senti come ti riempie? Questo è il posto dove deve finire il mio seme. Non nella bocca, non nel culo. Nella pancia, troia. Dove nascerà il mio erede."
Luisa gemette, il piacere che le offuscava la mente. "S-sì… lo voglio… voglio il tuo bambino, Marco…"
Marco accelerò, il respiro affannoso. "Allora prendilo, troia. Prendilo tutto."
Con un ultimo affondo, Marco si fermò, il cazzo sepolto fino alle palle dentro Luisa. "Ecco… cazzo…" gemette, mentre il suo seme caldo le inondava l’utero. "Tutto dentro, Luisa. Ogni goccia. Voglio che ti scenda nelle ovaie e che cresca il mio figlio."
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### Il Test: La Conferma
Un mese dopo, ero di nuovo legato sul letto, il mouth gag in bocca, il butt plug nel culo. Luisa era in piedi davanti a me, il test di gravidanza in mano. Era una striscia di plastica bianca, con una finestrella dove sarebbe apparsa la risposta. Marco era seduto su una sedia, il cazzo in mano, pronto a godersi lo spettacolo.
"Allora, troia?" ringhiò Marco, gli occhi fissi sul test. "Che cazzo dice? Fai vedere a quel frocio del tuo marito."
Luisa guardò il test, il viso che si illuminava. "Marco… è positivo…" disse, con un sorriso trionfante. "Sono incinta. È tuo."
Marco rise, soddisfatto. "Lo sapevo, porca puttana. Il mio seme è troppo forte per non attecchire. Fai vedere a quel culatello del tuo marito."
Luisa si avvicinò a me, il test in mano. "Guarda, tesoro…" disse, con un sorrisino crudele. "Vedi questa striscia rosa? Vuol dire che sono incinta. Porto in grembo il figlio di Marco. Il tuo cornuto di marito non servirà più a nulla, se non a guardare mentre cresce il suo erede."
Io non potevo fare altro che gemere, il mouth gag che mi soffocava, il butt plug che mi torturava, e il cuore a pezzi. La lezione del Toro era completa. E io sapevo che non sarebbe finita qui.
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