La setta (parte 28)

di
genere
sadomaso

Mattia ci aveva messo qualche mese, ma finalmente era riuscito a convincere Simona ad iscriversi all’università di lettere on line. Quell’operazione gli avrebbe consentito di impostare la mente della ragazza a stare con loro per lungo tempo, in quanto mai i genitori avrebbero appoggiato quella sua scelta e, se avesse voluto studiare, non avrebbe avuto altra alternativa alla sua permanenza in quel campo.
Avevano lavorato bene su di lei. Quella iniziativa la faceva sentire accolta, finalmente una nuova famiglia che la capiva e non la giudicava per i suoi errori, per la sua ex bella vita a spese dei genitori.
Le avevano dato altra possibilità, facendole capire cosa veramente importa e dandole la possibilità di realizzarlo.
Nel frattempo Mattia ed Ilaria l’avrebbe sempre più schiavizzata, fino ad allontanarla anche dagli studi e, infine, venderla. Stavano pensando anche al mercato Americano. Tra i multimilionari era diventato di moda avere schiave o schiavi veri per casa.
Mattia era andato a cercare Simona nella casa che condivideva con altre 3 persone e si era fatto seguire fino al suo studio.
Appena entrata, si era spogliata e messa in ginocchio. Le ragazze destinate ad essere schiave avevano sempre al collo il collare, per abituare tutti i mebri e loro stesse all’esistenza della schiavitù, come fosse cosa normale che, anzi, consentiva ad alcune e alcuni di loro di vivere appieno la loro personalità.
Mattia le diede l’attestato di iscrizione.
Ti ho chiamata anche per dirti che tua madre vuole vederti. Viene oggi con una persona.
“Mio padre?”
“No, non so chi sia”.
A Mattia parve di vedere una sorta di delusione nella ragazza quando aveva capito che il padre non sarebbe venuto.
L’uomo percepì la pericolosità di questo residuo di attaccamento ai genitori che, evidentemente, ancora non era riuscito a sradicare.
“Non ti devi preoccupare se a tuo padre di te non interessa più nulla. Hai una nuova famiglia. Noi ti amiamo e vogliamo il tuo bene”
“E cosa vuole mia madre?”
“Forse farti andare a casa. Sai, Nell’ambiente in cui sei sempre stata non è onorevole avere una figlia che ha fallito negli studi e vive in una comunità. I tuoi si vergognano”.
Negli occhi muti della ragazza vide l’odio. Da tempo le dicevano quanto i suoi si vergognassero di lei, oltre a non averla capita ed abbandonata a sé stessa, pensando che i soli soldi fossero sufficienti.
“Qui non abbiamo molti soldi, ma abbiamo tanta attenzione e tanto affetto”.
“Quella stronza puttana”.
La frase, pronunciata più a sé stessa che a beneficio del Padrone, tranquillizzò Mattia sul lavoro che avevano fatto su di lei.
Era comunque sempre pericoloso il momento del contatto coi genitori.
Cercava di evitarlo e quasi sempre ci riusciva. Quella volta però dovette consentire.
L’arrivo della madre era stato annunciato da un Colonnello dei Carabinieri che aveva minacciato una perquisizione a tappeto se non avesse fatto vedere la figlia alla madre.
L’unico modo era dimostrare a quella puttana e al coglione che sarebbe venuto con lei, che la figlia era lì con il suo consenso e non trattenuta con la forza. A quel punto avrebbe dovuto andarsene e nulla potevano fare le forze dell’ordine che li conoscevano ma, senza denunce, erano disarmati.
A quella puttana di madre, però, l’avrebbe fatta pagare. Le avrebbe fatto assistere ad uno spettacolo che l’avrebbe convinta a sparire e a non farsi più vedere.
Doveva, anche per Simona, far sì che i parenti sparissero del tutto così da poter, poi, convincere l’adepta che era stata nuovamente abbandonata.
“Vestiti e siediti in poltrona. Li faccio entrare”.
“Perchè vestita? Volevo che mi vedesse ai tuoi piedi, così soffrirebbe di più”.
Mattia non poteva accettare che i suoi ordini venissero discussi. L’educazione delle schiave non prevedeva questa possibilità.
Le prese i capelli e glieli tirò indietro, fino a guardarla negli occhi.
“Apri la bocca”.
Mattia vide la docilità negli occhi della ragazza che ubbidì.
Fece colare un po’ della sua saliva sulla lingua della schiava. Poi strinse forte il capezzolo.
La ragazza capì l’errore.
“Scusa”.
“Verrai punita, dopo che se ne saranno andati”.
“Sì”.
di
scritto il
2026-08-10
4 5
visite
0
voti
valutazione
0
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

La setta (parte 27)

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.