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Decimo episodio

Il sergente Jeremiah Evans è il mio partner e mi sta osservando in attesa che io lo metta al corrente del caso a cui sto lavorando. E’ un omone nero di una cinquantina d’anni, alto oltre 1.90 e completamente calvo. Un tipo che mette paura solo a guardarlo, e sono contento che stia dalla mia parte perché anche uno con la mia stazza si ritroverebbe male contro di lui. E ne ho la certezza avendolo visto spesso all’opera.
“Allora, Brad? Ancora uno dei tuoi casi misteriosi? Non hai bisogno del tuo collega?” mi chiede con un po’ d’ironia. Anche lui, come tutti qui al distretto, si meraviglia per la precisione con la quale i miei presunti informatori mi danno le notizie. E di precisione ne avrei bisogno tantissima in questo momento, con una strage in arrivo.
“Per il momento no. Sai che quando ho queste informazioni ho bisogno di lavorare da solo”, gli rispondo, come al solito.
“Tu non me la racconti giusta. Io lavoro in polizia da quasi 25 anni e non ho mai avuto informazioni così dettagliate.”
“Dai, Jeremiah, non insistere, Lo sai che gli informatori sono segreti. Ogni investigatore ha le sue fonti e io sono stato fortunato a trovarle piuttosto attendibili. Tutto qui.”
“Sì, ma a te dicono nome, cognome e indirizzo dell’assassino. Lo sai che non è normale, vero? E poi perché le informazioni che ricevi sono sempre su omicidi e mai su altri crimini?”
Cerco di metterla sull’ironia e scoppio a ridere. “E chi lo sa? Mica dico loro di passarmi soltanto le informazioni che riguardano degli omicidi. Sarà un caso”, glisso. Evans scuote la testa. Anche lui, come tutti gli altri, ha capito che qualcosa non quadra riguardo i miei informatori, ma naturalmente non può nemmeno immaginare quale sia la verità.
L’arrivo di Gary O’Rourke mi fa sobbalzare. Gli avevo detto di cercare informazioni sui genitori di Jennifer ma, visto come stanno le cose, con i ricordi della ragazza sempre più concreti, la sua indagine è stata del tutto inutile. Non ho però intenzione di fargli sapere che ha lavorato invano.
“Allora, Gary, che cosa hai scoperto?“,gli dico, fingendo interesse.
“Penso che sia una pista che dovrai abbandonare. La madre è immacolata e il padre ha solo qualche multa non pagata. Un po’ poco per considerarlo uno che chiede un prestito alla malavita organizzata.” Annuisco e gli do una pacca sulle spalle. “ Ok Gary. Grazie lo stesso”, gli dico congedandolo.
Guardo poi l’orologio. Sono trascorse le 17 da pochi minuti e smanio dalla voglia di fare qualcosa, ma Jenny non si è fatta viva? Beh, strano termine per una che è morta. Comunque, non si è fatta vedere. Mi rigiro il telefonino tra le mani e devo possedere un altro dono speciale perché stavo pensando al mio amore proprio quando mi squilla il cellulare.
“Amore, sto con Madison al centro commerciale. Proprio quello accanto al ristorante dove abbiamo cenato qualche sera fa.”
“Ah, bene, non parlate male dei vostri uomini.”
Sento la sua risata. “Scemo. Anzi, sto proprio pensando di farti un regalo. Ho visto un bel maglioncino e volevo sapere che colore ti piacerebbe.”
“Ma no dai, non devi.”
“Io voglio farlo invece. Dai, rosso o azzurro?” insiste la mia adorata padrona.
“Un colore più tenue?”
“Guarda che te lo compro viola e ti obbligo a indossarlo. Dai, rosso o azzurro?”
“Te l’ho mai detto che ti amo?”
“Qualche volta, ma mi piace che tu me lo ripeta in continuazione.”
“Azzurro.”
“Perfetto! Così si abbinerà perfettamente ai jeans. Va beh, si abbinava pure il rosso, ma hai il cassetto pieno di camicie sul celeste e quindi meglio l’azzurro. A stasera amore.”
“A stasera”, la saluto, attaccando il telefonino. Niente, non ce la faccio a starmene fermo e buono. Devo andare da Jenny sperando che la mia presenza e alcune domande dirette la aiutino a tirar fuori dai cassetti della memoria quei piccoli particolari che mancano. Saluto i miei colleghi e scendo di corsa. Non la sento. Dove diavolo è andata Jennifer? Poi qualcosa inizio a percepire e mi faccio guidare da quell’istinto che sa di magico per individuarla. E’ seduta sulla scalinata di una chiesa cattolica che si trova alle spalle del mio distretto. E’ assorta e pensierosa e forse questo le ha impedito di sentirmi come io ho fatto con lei. Mi metto seduto a fianco a lei che mi fa un sorriso di circostanza. Le faccio segno di seguirmi fino all’angolo e ci ritroviamo da soli,
“Come va, Jenny?”
“Insomma.” Povera ragazza. Chissà quali sono i suoi pensieri. Non può vedere le persone che ha amato nella sua vita terrena, non può interagire con nessuno, a parte me, e il tempo deve passare lentissimo per lei. Le so una pacca sulla spalla per rincuorarla.
“Come mai stavi seduta sulla scalinata di quella chiesa? Sei cattolica osservante?”
“Sì, i miei sono di origine irlandese”, mi risponde, abbozzando un sorriso di circostanza.
“Ecco spiegato il motivo. Come ti ho detto altre volte, ogni cosa che fai ha una spiegazione logica. Oggi che è la vigilia di Pasqua per te dovrebbe essere un momento importante dal punto di vista religioso.”
Vedo che spalanca gli occhi. “ Che cosa hai detto?”
“Ho detto che Pasqua è una ricorrenza molto importante per la cristianità e…”
“No, hai detto che oggi è la vigilia di pasqua.”
“Sì, lo ripeto.”
Vedo che sgrana gli occhi. “Oh, mio Dio, Brad, è oggi. E’ il sabato di pasqua il giorno della strage. Adesso lo ricordo.”
Il mio cuore sembra smettere di battere per la tensione. Poi improvvisamente comincia invece a pulsare alla velocità della luce. La afferro per le spalle.
“Dove? Ti prego, Jenny, dimmi dove.”
Scuote la testa. “Non lo so, non lo so.”
“Seguimi”, le ordino. Non so cosa fare. Devo fare un giro in macchina per riordinare le idee, ma prima devo telefonare al capitano Harper. Digito il suo numero tremando per la tensione.
“Capitano, sono Kaplan. Ho saputo che il giorno è oggi.”
“Oh cazzo! Sei sicuro Brad?”
“Al 100%.”
“Dove?”
“Ancora non lo so. Sto aspettando notizie dal mio informatore.”
“Non c’è un minuto da perdere. Ora vedrò se oggi ci sono manifestazioni sportive o qualcosa del genere dove si raduna tanta gente, ma sarà come cercare un ago nel pagliaio. Brad, per l’amor di Dio, cerca di sapere dove quei bastardi hanno intenzione di agire.”
“Farò del mio meglio, capitano ma non dipende da me.”
Attacco e dopo alcuni minuti inizio a gironzolare in macchina. Guidare mi ha sempre aiutato a riflettere. Guardo accanto a me quella povera ragazza morta e cerco di pensare al suo comportamento. Dunque, ogni cosa che lei fa deve avere una spiegazione. Due o tre uomini hanno intenzione di fare una strage e… Ma certo, ecco perché lei si trovava in quel posto. E’ lì che vogliono agire. Non era un caso che si trovasse di fronte al ristorante a fianco al centro commerciale. Sentiva che doveva essere un luogo che aveva un significato. Tutto torna. Hanno intenzione di fare un attentato al centro commerciale che oggi, il sabato prima di pasqua, sarà gremito. Oh mio Dio, è il posto dove è andata Sarah. Innesco la sirena e vado a tutta velocità in quella direzione, ma contemporaneamente, devo avvertire la mia futura sposa. Mi risponde allegra, segno che ancora non è successo nulla.
“Tesoro, proprio non puoi fare a meno di me. Ti ho appena comprato un bel maglioncino e…"
“Sarah, non interrompermi. Scappa da lì. Stanno per compiere un attentato al centro commerciale. Sto arrivando. Amore scappa, ti prego.”
“Cosa?”
“ Hai capito ciò che ti ho detto? Vattene dal centro commerciale.”
“D’accordo, Brad. Farò quello che mi dici.” La voce è diventata improvvisamente seria. Sa che non scherzo su queste cose.
“Non perdere nemmeno un secondo. Comincia a correre e non ti fermare per nessun motivo.”
“Ok, amore.” Non ho tempo di dirle altro. Continuo a guidare a velocità folle, ma devo anche avvertire il mio capitano.
“Capitano Harper, l’attentato sarà al centro commerciale di Wichita nord.”
“Cazzo! Oggi è il sabato di Pasqua e saranno tutti in giro a fare acquisti.” Anche il capitano è notevolmente preoccupato, e non potrebbe essere altrimenti
“Faranno una strage se non li fermiamo.” Sento il cuore uscirmi dal petto e un tremore innaturale impossessarsi di tutto il mio corpo.
“Ok, Kaplan. Invio tutte le pattuglie disponibili.”
“Faccia presto, per l’amor di Dio. Io sto andando di corsa al centro commerciale, ma non ho idea di cosa mi si prospetterà”, concludo. La vita di centinaia e forse migliaia di persone dipende da me.
Continua...
scritto il
2026-08-03
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