La trasgressione, bella cosa.
di
Valeria29
genere
dominazione
Sono Valeria 29 anni, separata da 3 anni con Marco di 3 anni più grande di me. Ci siamo separati per incompatibilità caratteriale e per un approccio dal punto di vista sessuale per nulla soddisfacente. Ma facciamo un passo indietro, a scrutare i trascorsi della mia adolescenza. Sono stata sempre una donna puritana, attenta a non mostrarmi come una donna di facile conquista. Questo mi ha creato non pochi problemi dal punto di vista caratteriale e sociale nei confronti dei miei coetanei. Spesso loro erano più interessati ad impossessarsi del mio corpo, e non ad instaurare un rapporto amoroso fatto di affetto e comprensione. Quelle poche volte che sono andata vicina ad avere il primo rapporto sessuale, mi sono lasciata prendere dal panico. Il mio pensiero ricorrente era:
"E se mi lascia dopo aver ottenuto la mia verginità, con che faccia mi posso presentare davanti ai miei amici o davanti ad un futuro pretendente".
Se da un lato mi presentavo come una persona integerrima, dall'altro lato mi sentivo discriminata, se non additata come "All'antica". Finalmente sembrava che avessi trovato la persona giusta, una persona con un lato caratteriale simile al mio. Una persona dolce, tranquilla senza troppo pretese, giusto come mi aspettavo di trovare. Dopo solo 2 anni di fidanzamento abbiamo avuto il primo rapporto sessuale. Non è stato un granché, lontano dalle mie aspettative. Mi aspettavo di qualcosa più gradevole, sentita. Attribuii tutto ciò allo stato d'ansia che si era creato e all'aspettativa della prima volta. Le cose con i passare dei mesi migliorarono, ma sentivo che mancava qualcosa, non riuscivo a tirar fuori la grinta, la passione che si richiede durante un rapporto a due, fatto anche di complicità. Giungemmo al matrimonio con la speranza e una quasi certezza che le cose sarebbero cambiate in meglio. Ma così non fu. Non riuscivo a liberarmi di questa maschera che portavo addosso, mi illudevo che le cose sarebbero migliorate fino a che mi accorsi che iniziai a recitare pur di far godere mio marito. Entrai in uno stato di depressione, non era questo il mio obiettivo di vita, non mi sentivo libera di esprimermi, di percepire emozioni. Vivevo in un mondo virtuale, con tante idee e buoni propositi, ma poi mi ritrovavo persa in me stessa. Non sentivo più battermi il cuore come nella prime volte, quando conobbi Marco. Era la prova che non avevo più una vita coniugale attiva. Anche lui si accorse di questa situazione. Ne parlammo a lungo senza trovare un punto comune , il nostro rapporto era ornai finito. Ci lasciammo di comune accordo, caricandoci di tutte le responsabilità sulle nostre spalle. Nessun tradimento, nessuna voglia di giustificare il vuoto che avevo dentro me stessa. Passarono mesi nel tentativo di trovare una giustificazione o di un qualcosa che potesse colmare questo vuoto. Mi ero immersa talmente tanto sul lavoro che non mi ero accorta del mondo che mi circondava, dalle attenzione dei miei colleghi che in qualche modo cercavano di instaurare un rapporto più solido e costante con me. Un pomeriggio, terminato il lavoro, mi diressi verso la mia auto per fare ritorno a casa. Con sorpresa mi accorsi che non voleva sapere niente di mettersi in moto. Mi guardai intorno, come per chiedere aiuto, e incrociati lo sguardo di un mio collega, Gianni. Scherzosamente mi disse: "Problemi? La macchina fa capricci?".
Allargando le braccia gli feci capire, che si, proprio non ne voleva sapere di mettersi in moto. Mi offrì gentilmente un passaggio, costretta anche dalla situazione, io che difficilmente accetto inviti simili. Fu l'occasione per scambiare due parole durante il tragitto, con la promessa che sarebbe passato il mattino seguente per riprendermi e dirigerci al lavoro. Intanto la mia auto fu caricata dal carro attrezzi e portata in officina. Restai 3 giorni senza, 3 giorni a carico del collega che mi accompagnava. In questi 3 giorni prendemmo confidenza al punto che alla smessa lavori dopo aver raggiunto la mia dimora, ci fermavamo quasi un ora in auto a chiacchierare. Ero sicura di potermi fidare di lui, ma non ero certa fino a quale punto. La nostra frequentazione continuò anche dopo aver riavuto l'auto dal meccanico. Un giorno mi colse di sorpresa invitandomi una sera a mangiare una pizza insieme. Ero molto indecisa se accettare, ma alla fine pur di ricambiare le cortesie fatte, accettai. Una serata tranquilla, di quelle che si fanno tra amici senza eccessive pretese. Trascorremmo circa 3 ore seduti in pizzeria a consumare e fare due chiacchiere, dopodiché Gianni si apprestò ad accompagnarmi a casa. Giunta a destinazione mi apprestai a scendere dall'auto quando improvvisamente Gianni allungò la mano e mi afferrò per il braccio. D'istinto risposi "Che c'è?", è lui "Non mi saluti?".
C'eravamo sempre salutati con un "ciao", capii che voleva qualcosina in più, magari un bacio sulla guancia. Mi avvicinai, convinta di ciò che pensavo, e lui con uno scatto improvviso mi baciò velocemente sulle labbra. Rimasi allibita, imperterrita, presa alla sprovvista, e con un gesto d'istinto posi la mia mano davanti la bocca. Quasi come per sfuggire da quel imbarazzo, lasciai velocemente l'auto per dirigermi verso il portone di casa. Quella notte non chiusi occhio, il cuore batteva forte, non so se per l'imbarazzo o per qualcosa di più interiore che mi aveva scosso . Nella mia mente rivivevo quell'attimo, alla ricerca di un senso, nella consapevolezza che non potevo ignorare quel gesto appena ci saremo rivisti al lavoro. Non che non mi fosse piaciuto, ma in quel momento, nei miei piani di vita, non avevo previsto legami. Il mattino seguente mi recai al lavoro nella consapevolezza che mi sarei imbarazzata molto nell'incrociare il suo sguardo. Ma, eccoli lì, camminare verso di me "Dormito bene?". Non potevo certo dire "No, non ho chiuso occhio", "Si bene, grazie" risposi. Una vampata percorse Il mio corpo e immaginai il rossore sulle mie guance. "Ci vediamo alla pausa pranzo" mi disse, accennando un sorriso. "D'accordo, a dopo" fu la mia risposta. In realtà l'imbarazzo era davvero tanto che avrei in quel momento, anche declinato l'invito. Ci ritrovammo al lounge bar a consumare il pasto, seduti allo stesso tavolino. Credevo che era l'occasione, per parlare di quello che era successo la sera prima. Invece niente di tutto ciò, nessun accenni. Discutemmo solo di cose generiche . Passata l'ansia trascorsero giorni tranquilli, finché mi giunse un nuovo invito. "Ti va di venire questa sera al cinema con me a vedere quel film di cui parlammo giorni fa?". Con una scusa declinai l'invito, nonostante mi sarebbe piaciuto. Tornata a casa non feci altro che pensare a quell'invito al cinema è di come bruscamente avevo declinato l'invito. Mi sentivo un po' in colpa, in fondo era sempre stato gentile con me, e nello stesso tempo sentivo l'esigenza di uscire un po' dalla solita routine. Così ripensandoci composi il suo numero di cellulare e alla sua risposta "È ancora valido l'invito? ". "Certo" mi rispose con tanto entusiasmo."
"Ok, passa tra un'ora e mi faccio trovare pronta."
Non so cosa sia scattato in me, forse non mi era proprio così indifferente, sempre carino ed educato con me. Fatto sta che dopo questa telefonata mi sentivo più libera, più leggera. Avevo un'ora per prepararmi, per rendermi più elegante e appariscente. Sembrava quasi dovessi incontrare il moroso, anche se in realtà ancora non lo era, o almeno così pensavo.
Un suono di clacson e lo vedo apparire con la sua auto a pochi metri dal portone di casa. Il tempo di uscire e dirigermi verso lui. Aprii la portiera è notai il suo sguardo incollato su di me. Gli chiesi: "Perché mi guardi così?"
"Sei stupenda, non ti ho mai vista così bella".
Arrossii, era da molto tempo che non ricevevo complimenti del genere. "Grazie, sei molto gentile Gianni" risposi.
Mi sentivo così bene sentirmi apprezzata.
Poco più di un'ora durò la visione del film. In quell'ora un pensiero occupava la mia mente, mi chiedevo se questa amicizia, poteva essere qualcosa di più di una semplice amicizia.
Al termine ci fermammo per una breve sosta in un locale a consumare qualcosina e a scambiare altre chiacchiere. Questa fu l'occasione in cui mi rivolse la fatidica domanda di cui temessi. "Cosa hai pensato del bacio che ti ho dato quella sera?"
"Bhe, davvero non me l'aspettavo, diciamo che sono rimasta un po' sorpresa e turbata!"
"Nel senso positivo?"
"Non saprei, diciamo che non ci ho dormito la notte".
"Posso interpretarlo positivamente?"
"Interpreta come più ti fa più piacere".
Nei nostri volti un sorriso solcava i nostri volti, tra l'imbarazzo e la curiosità di sapere qualcosina di più. Era ora di tornare a casa. Saliti in auto, notai che ad un certo punto intraprese un percorso diverso dal solito. D'istinto chiesi "Dove stiamo andando?"
"In un posto tranquillo, è ancora presto per per fare rientro."
Si fermò in un luogo appartato, immerso nel verde di un Boschetto, parzialmente al buio. Spense l'auto è si girò verso di me, scrutando la mia reazione.
"Le tue donne le porti sempre qui?" gli chiesi con voce incerta.
"No, solo quelle belle come te".
Allunga la mano sul mio viso e mi accarezza dolcemente. Cerco di capire le sue intenzioni, avvolta da un pensiero misto tra paura e aspettativa.
"Tranquilla, rilassati".
Mi prende per mano, e mentre le accarezza mi dice "Sai è da un po di tempo che non faccio altro che pensare a te. Sarebbe bello costruire una storia insieme".
Rimasi senza parole, non pensavo che sarei arrivata subito al punto di dover rispondere ad una domanda di questo tipo. Non ebbi neanche i tempo di riflettere che lui si avvicinò e mi baciò.
Quel bacio mi travolse come un uragano, accendendo dentro di me un fuoco che credevo spento da anni. Le mie difese, crollarono in un istante. Era solo un bacio, ma mi fece tremare, risvegliando un desiderio che non provavo da troppo tempo. Lo guardai negli occhi, il suo sguardo affamato mi fece capire che non ci saremmo fermati lì.
“Vuoi davvero qualcosa in più?” mi sussurrò con voce roca, mentre la sua mano già premeva sul pulsantino dello schienale.
“Non chiedermelo,” risposi, con il respiro già corto. Lo schienale si abbassò di colpo e mi ritrovai sdraiata, vulnerabile, ma con una voglia che mi bruciava dentro. Non c’era spazio per i pensieri, solo per i sensi che esplodevano uno dopo l’altro. Le sue mani scivolarono sui miei fianchi, poi si scivolarono sotto la maglia, esplorando la mia pelle con una fame che mi fece rabbrividire.
“Sei tutta un fuoco,” grugnì, mentre le sue dita sfioravano il bordo delle mie mutandine. Non risposi, gli afferrai il collo e lo tirai verso di me, mordendogli il labbro con forza. L’atmosfera in macchina era carica, elettrica, quasi irrespirabile. I vestiti? Ce li strappammo di dosso senza nemmeno pensarci, lasciando che i nostri corpi nudi si sfiorassero per la prima volta. Non mi importava che fossimo in un’auto, che fosse un posto “sbagliato”. Per una volta, volevo solo sentirmi viva, desiderata.
“Dio, quanto ti voglio,” mormorò lui, mentre il suo respiro caldo mi sfiorava il collo. Mi baciò con violenza, scendendo lungo il sentiero del petto, mordendo appena i miei capezzoli. Mi sfuggì un gemito, mentre il suo volto affondava sui seni. Mi aveva in pugno, e lo sapeva. Ero sempre stata restia a fare sesso in macchina, con il mio ex marito mi ero sempre tirata indietro per paura del buio, del rischio. Ma ora? Ora volevo solo essere sua, completamente.
Le sue mani scesero più in basso, sfiorando l’interno delle mie cosce. “Apri le gambe per me,” ordinò, e io obbedii senza pensarci due volte, sentendo il calore crescere tra di noi. Allungai una mano e mi ritrovai a stringere il suo pene tra le mani, duro come acciaio, pulsante di un desiderio feroce che sembrava vibrare sotto la mia pelle. Non c’era esitazione, solo un istinto profondo che mi guidava. Con un movimento lento, quasi rituale, lo accompagnai tra le mie gambe, lasciando che trovasse la strada verso il mio calore, verso quel luogo che lo reclamava con urgenza.
Quando entrò dentro di me, un sussulto mi attraversò da capo a piedi. Era intenso, quasi brutale, ma esattamente quello di cui avevo bisogno. “Oh Dio, più forte, ti prego,” ansimai, aggrappandomi alle sue spalle mentre lui spingeva con un ritmo che mi faceva perdere la testa. I nostri gemiti riempivano l’abitacolo, un mix di grugniti e respiri affannosi che rendevano l’aria ancora più pesante. I vetri erano appannati, il calore dei nostri corpi la trasformava in una sauna.
Facemmo l’amore con una dedizione che aveva il sapore della perdizione, ogni movimento era intenso, carico di una forza che mi faceva sentire viva, potente, invincibile.
Non so quanto tempo passammo così, persi l’uno nell’altro, ma ad un tratto lui cambiò posizione, tirandomi sopra di lui con un movimento rapido. “Cavalcami, fammi vedere quanto mi desideri,” disse, con un ghigno che mi fece impazzire. Mi mossi su di lui, sentendo ogni centimetro del suo pene dentro di me, spingendo con una ferocia che mi fece inarcare la schiena, mentre le sue mani mi stringevano i fianchi con forza.
Mi sollevò e cambiando posizione mi fece mettere a carponi, e un gemito profondo mi sfuggì quando tutto d'un colpo lo sentii profondare di nuovo dentro di me, una sensazione che sembrava accendere ogni nervo del mio essere. “Così, non fermarti,” lo implorai, e lui sorrise, un sorriso da predatore, prima di accelerare il ritmo, portandomi sull’orlo del precipizio.
Abbracciati, fusi in un unico corpo, eravamo un’entità sola, concentrati solo sulle sensazioni che ci travolgevano. L’atmosfera era magica, quasi mistica, con i vetri appannati dal nostro respiro affannoso, testimoni muti della nostra passione.
Per ultimo nella posizione del missionario, l'uno di fronte all'altro, le sue labbra che cercano le mie in un bacio disperato, come se temesse di perdermi anche solo per un istante. “Sei mia,” mormorò contro la mia bocca, e io annuii, incapace di parlare, sopraffatta dall’intensità di quel momento.
Poi, quando sentii il calore montare dentro di me, un’onda inarrestabile, gli strinsi le spalle con forza. “Ci sono, ci sono,” ansimai, e lui accelerò ancora, portandomi oltre il limite con una spinta finale che sembrava voler spezzare ogni barriera tra noi. Raggiungemmo l’orgasmo quasi all’unisono, i nostri corpi scossi da spasmi violenti, le nostre voci che si perdevano in un urlo condiviso di liberazione. Rimasi aggrappata a lui, il cuore che martellava come un tamburo di guerra, mentre il mondo intorno a noi svaniva, lasciandoci soli, vittoriosi, in quel momento di pura, indomabile passione.
Raggiungemmo l’orgasmo quasi insieme, i nostri corpi che tremavano all’unisono. Mi abbandonai su di lui, il cuore che batteva all’impazzata, la pelle unta di sudore. Restammo così, abbracciati, con il respiro ancora irregolare, mentre l’odore del sesso saturava l’aria intorno a noi. “Non ho mai scopato così,” gli confessai con un mezzo sorriso, e lui rise, stringendomi più forte.
“Beh, preparati, perché ci saranno altre occasioni,” sussurrò, e io sentii un’altra ondata di desiderio montare dentro di me. Non c’era spazio per la vergogna o i rimpianti. Solo per noi, per quella fame che non sembrava placarsi.
Con lo sguardo di chi è soddisfatto, recuperammo i vestiti sparsi un po' qua e un po' la, e ci ricomponemmo per riprendere la strada verso casa. Nel tragitto, un silenzio tombale fatto solo di sguardi che dicevano più delle parole. Giunti a destinazione, un ultimo scambio di baci e la buonanotte.
Un'altra notte insonne rivivendo quegli attimi di intensa passione. Il mio corpo sembrava aver preso vita, ero stata capace di dare un senso ad una vita piatta, quella di cui si era impadronita di me.
Già dal giorno dopo, tutto sembrava più bello, anche quelle poche nuvole che oscuravano il cielo, sembravano illuminare il giorno. Ecco Gianni arrivare in azienda, sono già lì ad aspettarlo da dieci minuti. Un caloroso abbraccio, un bacio, per poi prendere ognuno la propria postazione di lavoro. Da quel momento in poi le nostre vite intrapesero sentieri nuovi da esplorare. La nostra sfera sessuale si fece sempre più disinibita, ogni tabù era un ricordo lontano. Mi sentivo libera da ogni costrizione, ogni situazione, era come esplorare le reazioni del proprio corpo, quel corpo tenuto incatenato nel proprio pensiero pudico.
Ricordo quando per gioco, mi mostrò un sex toys, un semplice stimolatore clitorideo. Mi chiese di provarlo, di esplorare la masturbazione fai da te. Un minuscolo aggeggio elettronico da posizionare laggiù in basso. Ebbi un sussulto quando Gianni, con il telecomando, azionò la modalità vibrazione. All'inizio lo considerai come ostile, fino a che sentii un fuoco espandersi dentro di me. L'eccitazione iniziò a salire, al punto che afferrai il suo pene e iniziai a masturbarlo. Non contenta lo accolsi in bocca praticandogli un delizioso rapporto orale. Stringevo le gambe a quel continuo vibrare, Gianni aveva il volto compiaciuto nel guardare le mie espressioni di piacere. Ecco le prime contrazioni e poi a seguire le altre sempre più intense. Per un attimo cercai di liberarmi del stimolatore clitorideo, ma Gianni me lo impedì. Credo abbia raggiunto uno dei più alti picchi di orgasmo mai provato, quasi insopportabile per intensità. Gianni non resistette nel godersi di questa mia agonia e mi venne addosso, spargendo il suo seme lungo tutto il mio corpo.
La nostra frequentazione era costante, al lavoro e al di fuori dello stesso. Ogni volta che facevamo sesso era sempre come se fosse la prima volta, pieno di inventiva e imprevidibilità.
Un fine settimana ci concedemmo una piccola vacanza in Abruzzo, e mentre passeggiavamo per le strade di questo paese, alzando lo sguardo intravedemmo un cinema a luci rosse. Rivolgendomi a Gianni dissi "Ma c'è ancora gente che frequenta questi luoghi?
"Si vede di sì " rispose.
È senza pensarci due volte, mi prese per il braccio e mi trascinò dentro, nonostante non volessi e facendo forte resistenza. Tra l'imbarazzo e l'incredulità mi dovetti piegare alla sua volontà. Entrati dentro, uno sparuto numero di persone affollava la sala. Non passammo inosservati, un po' tutti ci guardavano con curiosità nella penombra, mentre sullo schermo scorrevano scene forti di sesso.
Ci sedemmo a debita distanza dagl'altri e nonostante tutto alcuni tentavano un avvicinamento, probabilmente per testare le nostri intenzioni. Impaurita, sottovoce mi rivolsi a Gianni "Ho paura, non vedi che poco alla volta si avvicinano?"
"Tranquilla, finché ci sarò io vicino a te, nessuno ti toccherà".
Intanto la sua mano scivolava tra le mie cosce, si insinuava sempre più nella mia intimità. Non potevo fare l'indifferente, il suo tocco era magico, sapeva bene dove e come toccarmi. L'eccitazione saliva, chiusi gli occhi cercando di concentrarmi su quelle sensazioni libidinose e trasgressive. Un ombra mi apparve in quel frangente, un uomo a poca distanza da me. Impaurita chiesi a Gianni di fare qualcosa, e rivolgendosi allo sconosciuto gli disse "Rimani seduto a due poltrone da noi. Guarda ma non toccare".
Obbidientemente lo sconosciuto abbassò in capo in segno di assenso.
Gianni si abbassò i pantaloni, tirando fuori il suo pene e mi chiese di masturbarlo. Non so, forse il senso di trasgressione che animava in me, non ebbi il coraggio di negarglielo, quindi allungai la mano e avvolsi il suo cazzo tra le mie dita. Compiaciuto, Gianni mi guardò negl'occhi e con un gesto del mento all'insù mi invitò a guardare intorno.
Si, proprio così, si erano avvicinate altre persone, e in buona parte ci stavano facendo compagnia masturbandosi. Le immagini che scorrevano sullo schermo erano passate in secondo piano, ed io mi sentivo protagonista di quella proiezione e dell'esigenza di ricompensarli con qualcosa di più forte.
Quasi come se fosse una missione, abbassai il capo sul pene di Gianni, prendendolo in bocca con lentezza, assaporando ogni istante il sapore del suo sesso. Sentire la loro attenzione su di me mi ha dato una scarica di adrenalina, e ho spinto più a fondo, facendo sobbalzare il mio compagno che ha soffocato un gemito con la mano. Presa sulla consapevolezza di mostrare di cosa ero capace, mi dedicai con tutta l'anima per dare il massimo piacere. Di tanto in tanto, alzavo lo sguardo per scrutare le sue espressioni e quelle degl'altri, ricevendo espressioni di conforto e incoraggiamento.
L'atmosfera calda e trasgressiva rendeva tutto più straordinariamente peccaminoso, quasi come se non volessi mai staccarmi da quell'oggetto del desiderio. Lo sentivo irrigidirsi e crescere in bocca, era prossimo a venire. Mi passò tra le mani alcuni fazzoletti “Non ce la faccio più, sto per venire” ha rantolato lui, la voce spezzata, mentre il suo corpo iniziava a tremare. “Continua, finisci,” ha aggiunto, quasi implorando. Io non ho rallentato, volevo procurargli il massimo del piacere, quando il suo corpo si è teso come una corda, e io ho sentito il risultato del mio lavoro, caldo e intenso nella mia bocca. Mi sono rialzata lentamente, pulendomi la bocca con il fazzoletto, mentre lui si mostrava soddisfatto.
Intorno a me percepivo un vocìo fatto di apprezzamenti. Ora non aveva più senso rimanere nel cinema, così decidemmo di andare via. Ero talmente sconvolta, ma anche, se si può dire divertita, al punto che usciti dalla sala, gli dissi "Ma come ti è venuto in mente di fare una cosa come questa?"
"Dimmi la verità, ti è piaciuto, vero?".
Risposi sorridendo! "Ma sì, diciamo che mi sono divertita" anche se una situazione così scabrosa, perversa è nello stesso tempo, in realtà non avevo mai provato in vita mia.
Mi posi una domanda "Ma non è che è proprio di questi stimoli che ho bisogno?".
"E se mi lascia dopo aver ottenuto la mia verginità, con che faccia mi posso presentare davanti ai miei amici o davanti ad un futuro pretendente".
Se da un lato mi presentavo come una persona integerrima, dall'altro lato mi sentivo discriminata, se non additata come "All'antica". Finalmente sembrava che avessi trovato la persona giusta, una persona con un lato caratteriale simile al mio. Una persona dolce, tranquilla senza troppo pretese, giusto come mi aspettavo di trovare. Dopo solo 2 anni di fidanzamento abbiamo avuto il primo rapporto sessuale. Non è stato un granché, lontano dalle mie aspettative. Mi aspettavo di qualcosa più gradevole, sentita. Attribuii tutto ciò allo stato d'ansia che si era creato e all'aspettativa della prima volta. Le cose con i passare dei mesi migliorarono, ma sentivo che mancava qualcosa, non riuscivo a tirar fuori la grinta, la passione che si richiede durante un rapporto a due, fatto anche di complicità. Giungemmo al matrimonio con la speranza e una quasi certezza che le cose sarebbero cambiate in meglio. Ma così non fu. Non riuscivo a liberarmi di questa maschera che portavo addosso, mi illudevo che le cose sarebbero migliorate fino a che mi accorsi che iniziai a recitare pur di far godere mio marito. Entrai in uno stato di depressione, non era questo il mio obiettivo di vita, non mi sentivo libera di esprimermi, di percepire emozioni. Vivevo in un mondo virtuale, con tante idee e buoni propositi, ma poi mi ritrovavo persa in me stessa. Non sentivo più battermi il cuore come nella prime volte, quando conobbi Marco. Era la prova che non avevo più una vita coniugale attiva. Anche lui si accorse di questa situazione. Ne parlammo a lungo senza trovare un punto comune , il nostro rapporto era ornai finito. Ci lasciammo di comune accordo, caricandoci di tutte le responsabilità sulle nostre spalle. Nessun tradimento, nessuna voglia di giustificare il vuoto che avevo dentro me stessa. Passarono mesi nel tentativo di trovare una giustificazione o di un qualcosa che potesse colmare questo vuoto. Mi ero immersa talmente tanto sul lavoro che non mi ero accorta del mondo che mi circondava, dalle attenzione dei miei colleghi che in qualche modo cercavano di instaurare un rapporto più solido e costante con me. Un pomeriggio, terminato il lavoro, mi diressi verso la mia auto per fare ritorno a casa. Con sorpresa mi accorsi che non voleva sapere niente di mettersi in moto. Mi guardai intorno, come per chiedere aiuto, e incrociati lo sguardo di un mio collega, Gianni. Scherzosamente mi disse: "Problemi? La macchina fa capricci?".
Allargando le braccia gli feci capire, che si, proprio non ne voleva sapere di mettersi in moto. Mi offrì gentilmente un passaggio, costretta anche dalla situazione, io che difficilmente accetto inviti simili. Fu l'occasione per scambiare due parole durante il tragitto, con la promessa che sarebbe passato il mattino seguente per riprendermi e dirigerci al lavoro. Intanto la mia auto fu caricata dal carro attrezzi e portata in officina. Restai 3 giorni senza, 3 giorni a carico del collega che mi accompagnava. In questi 3 giorni prendemmo confidenza al punto che alla smessa lavori dopo aver raggiunto la mia dimora, ci fermavamo quasi un ora in auto a chiacchierare. Ero sicura di potermi fidare di lui, ma non ero certa fino a quale punto. La nostra frequentazione continuò anche dopo aver riavuto l'auto dal meccanico. Un giorno mi colse di sorpresa invitandomi una sera a mangiare una pizza insieme. Ero molto indecisa se accettare, ma alla fine pur di ricambiare le cortesie fatte, accettai. Una serata tranquilla, di quelle che si fanno tra amici senza eccessive pretese. Trascorremmo circa 3 ore seduti in pizzeria a consumare e fare due chiacchiere, dopodiché Gianni si apprestò ad accompagnarmi a casa. Giunta a destinazione mi apprestai a scendere dall'auto quando improvvisamente Gianni allungò la mano e mi afferrò per il braccio. D'istinto risposi "Che c'è?", è lui "Non mi saluti?".
C'eravamo sempre salutati con un "ciao", capii che voleva qualcosina in più, magari un bacio sulla guancia. Mi avvicinai, convinta di ciò che pensavo, e lui con uno scatto improvviso mi baciò velocemente sulle labbra. Rimasi allibita, imperterrita, presa alla sprovvista, e con un gesto d'istinto posi la mia mano davanti la bocca. Quasi come per sfuggire da quel imbarazzo, lasciai velocemente l'auto per dirigermi verso il portone di casa. Quella notte non chiusi occhio, il cuore batteva forte, non so se per l'imbarazzo o per qualcosa di più interiore che mi aveva scosso . Nella mia mente rivivevo quell'attimo, alla ricerca di un senso, nella consapevolezza che non potevo ignorare quel gesto appena ci saremo rivisti al lavoro. Non che non mi fosse piaciuto, ma in quel momento, nei miei piani di vita, non avevo previsto legami. Il mattino seguente mi recai al lavoro nella consapevolezza che mi sarei imbarazzata molto nell'incrociare il suo sguardo. Ma, eccoli lì, camminare verso di me "Dormito bene?". Non potevo certo dire "No, non ho chiuso occhio", "Si bene, grazie" risposi. Una vampata percorse Il mio corpo e immaginai il rossore sulle mie guance. "Ci vediamo alla pausa pranzo" mi disse, accennando un sorriso. "D'accordo, a dopo" fu la mia risposta. In realtà l'imbarazzo era davvero tanto che avrei in quel momento, anche declinato l'invito. Ci ritrovammo al lounge bar a consumare il pasto, seduti allo stesso tavolino. Credevo che era l'occasione, per parlare di quello che era successo la sera prima. Invece niente di tutto ciò, nessun accenni. Discutemmo solo di cose generiche . Passata l'ansia trascorsero giorni tranquilli, finché mi giunse un nuovo invito. "Ti va di venire questa sera al cinema con me a vedere quel film di cui parlammo giorni fa?". Con una scusa declinai l'invito, nonostante mi sarebbe piaciuto. Tornata a casa non feci altro che pensare a quell'invito al cinema è di come bruscamente avevo declinato l'invito. Mi sentivo un po' in colpa, in fondo era sempre stato gentile con me, e nello stesso tempo sentivo l'esigenza di uscire un po' dalla solita routine. Così ripensandoci composi il suo numero di cellulare e alla sua risposta "È ancora valido l'invito? ". "Certo" mi rispose con tanto entusiasmo."
"Ok, passa tra un'ora e mi faccio trovare pronta."
Non so cosa sia scattato in me, forse non mi era proprio così indifferente, sempre carino ed educato con me. Fatto sta che dopo questa telefonata mi sentivo più libera, più leggera. Avevo un'ora per prepararmi, per rendermi più elegante e appariscente. Sembrava quasi dovessi incontrare il moroso, anche se in realtà ancora non lo era, o almeno così pensavo.
Un suono di clacson e lo vedo apparire con la sua auto a pochi metri dal portone di casa. Il tempo di uscire e dirigermi verso lui. Aprii la portiera è notai il suo sguardo incollato su di me. Gli chiesi: "Perché mi guardi così?"
"Sei stupenda, non ti ho mai vista così bella".
Arrossii, era da molto tempo che non ricevevo complimenti del genere. "Grazie, sei molto gentile Gianni" risposi.
Mi sentivo così bene sentirmi apprezzata.
Poco più di un'ora durò la visione del film. In quell'ora un pensiero occupava la mia mente, mi chiedevo se questa amicizia, poteva essere qualcosa di più di una semplice amicizia.
Al termine ci fermammo per una breve sosta in un locale a consumare qualcosina e a scambiare altre chiacchiere. Questa fu l'occasione in cui mi rivolse la fatidica domanda di cui temessi. "Cosa hai pensato del bacio che ti ho dato quella sera?"
"Bhe, davvero non me l'aspettavo, diciamo che sono rimasta un po' sorpresa e turbata!"
"Nel senso positivo?"
"Non saprei, diciamo che non ci ho dormito la notte".
"Posso interpretarlo positivamente?"
"Interpreta come più ti fa più piacere".
Nei nostri volti un sorriso solcava i nostri volti, tra l'imbarazzo e la curiosità di sapere qualcosina di più. Era ora di tornare a casa. Saliti in auto, notai che ad un certo punto intraprese un percorso diverso dal solito. D'istinto chiesi "Dove stiamo andando?"
"In un posto tranquillo, è ancora presto per per fare rientro."
Si fermò in un luogo appartato, immerso nel verde di un Boschetto, parzialmente al buio. Spense l'auto è si girò verso di me, scrutando la mia reazione.
"Le tue donne le porti sempre qui?" gli chiesi con voce incerta.
"No, solo quelle belle come te".
Allunga la mano sul mio viso e mi accarezza dolcemente. Cerco di capire le sue intenzioni, avvolta da un pensiero misto tra paura e aspettativa.
"Tranquilla, rilassati".
Mi prende per mano, e mentre le accarezza mi dice "Sai è da un po di tempo che non faccio altro che pensare a te. Sarebbe bello costruire una storia insieme".
Rimasi senza parole, non pensavo che sarei arrivata subito al punto di dover rispondere ad una domanda di questo tipo. Non ebbi neanche i tempo di riflettere che lui si avvicinò e mi baciò.
Quel bacio mi travolse come un uragano, accendendo dentro di me un fuoco che credevo spento da anni. Le mie difese, crollarono in un istante. Era solo un bacio, ma mi fece tremare, risvegliando un desiderio che non provavo da troppo tempo. Lo guardai negli occhi, il suo sguardo affamato mi fece capire che non ci saremmo fermati lì.
“Vuoi davvero qualcosa in più?” mi sussurrò con voce roca, mentre la sua mano già premeva sul pulsantino dello schienale.
“Non chiedermelo,” risposi, con il respiro già corto. Lo schienale si abbassò di colpo e mi ritrovai sdraiata, vulnerabile, ma con una voglia che mi bruciava dentro. Non c’era spazio per i pensieri, solo per i sensi che esplodevano uno dopo l’altro. Le sue mani scivolarono sui miei fianchi, poi si scivolarono sotto la maglia, esplorando la mia pelle con una fame che mi fece rabbrividire.
“Sei tutta un fuoco,” grugnì, mentre le sue dita sfioravano il bordo delle mie mutandine. Non risposi, gli afferrai il collo e lo tirai verso di me, mordendogli il labbro con forza. L’atmosfera in macchina era carica, elettrica, quasi irrespirabile. I vestiti? Ce li strappammo di dosso senza nemmeno pensarci, lasciando che i nostri corpi nudi si sfiorassero per la prima volta. Non mi importava che fossimo in un’auto, che fosse un posto “sbagliato”. Per una volta, volevo solo sentirmi viva, desiderata.
“Dio, quanto ti voglio,” mormorò lui, mentre il suo respiro caldo mi sfiorava il collo. Mi baciò con violenza, scendendo lungo il sentiero del petto, mordendo appena i miei capezzoli. Mi sfuggì un gemito, mentre il suo volto affondava sui seni. Mi aveva in pugno, e lo sapeva. Ero sempre stata restia a fare sesso in macchina, con il mio ex marito mi ero sempre tirata indietro per paura del buio, del rischio. Ma ora? Ora volevo solo essere sua, completamente.
Le sue mani scesero più in basso, sfiorando l’interno delle mie cosce. “Apri le gambe per me,” ordinò, e io obbedii senza pensarci due volte, sentendo il calore crescere tra di noi. Allungai una mano e mi ritrovai a stringere il suo pene tra le mani, duro come acciaio, pulsante di un desiderio feroce che sembrava vibrare sotto la mia pelle. Non c’era esitazione, solo un istinto profondo che mi guidava. Con un movimento lento, quasi rituale, lo accompagnai tra le mie gambe, lasciando che trovasse la strada verso il mio calore, verso quel luogo che lo reclamava con urgenza.
Quando entrò dentro di me, un sussulto mi attraversò da capo a piedi. Era intenso, quasi brutale, ma esattamente quello di cui avevo bisogno. “Oh Dio, più forte, ti prego,” ansimai, aggrappandomi alle sue spalle mentre lui spingeva con un ritmo che mi faceva perdere la testa. I nostri gemiti riempivano l’abitacolo, un mix di grugniti e respiri affannosi che rendevano l’aria ancora più pesante. I vetri erano appannati, il calore dei nostri corpi la trasformava in una sauna.
Facemmo l’amore con una dedizione che aveva il sapore della perdizione, ogni movimento era intenso, carico di una forza che mi faceva sentire viva, potente, invincibile.
Non so quanto tempo passammo così, persi l’uno nell’altro, ma ad un tratto lui cambiò posizione, tirandomi sopra di lui con un movimento rapido. “Cavalcami, fammi vedere quanto mi desideri,” disse, con un ghigno che mi fece impazzire. Mi mossi su di lui, sentendo ogni centimetro del suo pene dentro di me, spingendo con una ferocia che mi fece inarcare la schiena, mentre le sue mani mi stringevano i fianchi con forza.
Mi sollevò e cambiando posizione mi fece mettere a carponi, e un gemito profondo mi sfuggì quando tutto d'un colpo lo sentii profondare di nuovo dentro di me, una sensazione che sembrava accendere ogni nervo del mio essere. “Così, non fermarti,” lo implorai, e lui sorrise, un sorriso da predatore, prima di accelerare il ritmo, portandomi sull’orlo del precipizio.
Abbracciati, fusi in un unico corpo, eravamo un’entità sola, concentrati solo sulle sensazioni che ci travolgevano. L’atmosfera era magica, quasi mistica, con i vetri appannati dal nostro respiro affannoso, testimoni muti della nostra passione.
Per ultimo nella posizione del missionario, l'uno di fronte all'altro, le sue labbra che cercano le mie in un bacio disperato, come se temesse di perdermi anche solo per un istante. “Sei mia,” mormorò contro la mia bocca, e io annuii, incapace di parlare, sopraffatta dall’intensità di quel momento.
Poi, quando sentii il calore montare dentro di me, un’onda inarrestabile, gli strinsi le spalle con forza. “Ci sono, ci sono,” ansimai, e lui accelerò ancora, portandomi oltre il limite con una spinta finale che sembrava voler spezzare ogni barriera tra noi. Raggiungemmo l’orgasmo quasi all’unisono, i nostri corpi scossi da spasmi violenti, le nostre voci che si perdevano in un urlo condiviso di liberazione. Rimasi aggrappata a lui, il cuore che martellava come un tamburo di guerra, mentre il mondo intorno a noi svaniva, lasciandoci soli, vittoriosi, in quel momento di pura, indomabile passione.
Raggiungemmo l’orgasmo quasi insieme, i nostri corpi che tremavano all’unisono. Mi abbandonai su di lui, il cuore che batteva all’impazzata, la pelle unta di sudore. Restammo così, abbracciati, con il respiro ancora irregolare, mentre l’odore del sesso saturava l’aria intorno a noi. “Non ho mai scopato così,” gli confessai con un mezzo sorriso, e lui rise, stringendomi più forte.
“Beh, preparati, perché ci saranno altre occasioni,” sussurrò, e io sentii un’altra ondata di desiderio montare dentro di me. Non c’era spazio per la vergogna o i rimpianti. Solo per noi, per quella fame che non sembrava placarsi.
Con lo sguardo di chi è soddisfatto, recuperammo i vestiti sparsi un po' qua e un po' la, e ci ricomponemmo per riprendere la strada verso casa. Nel tragitto, un silenzio tombale fatto solo di sguardi che dicevano più delle parole. Giunti a destinazione, un ultimo scambio di baci e la buonanotte.
Un'altra notte insonne rivivendo quegli attimi di intensa passione. Il mio corpo sembrava aver preso vita, ero stata capace di dare un senso ad una vita piatta, quella di cui si era impadronita di me.
Già dal giorno dopo, tutto sembrava più bello, anche quelle poche nuvole che oscuravano il cielo, sembravano illuminare il giorno. Ecco Gianni arrivare in azienda, sono già lì ad aspettarlo da dieci minuti. Un caloroso abbraccio, un bacio, per poi prendere ognuno la propria postazione di lavoro. Da quel momento in poi le nostre vite intrapesero sentieri nuovi da esplorare. La nostra sfera sessuale si fece sempre più disinibita, ogni tabù era un ricordo lontano. Mi sentivo libera da ogni costrizione, ogni situazione, era come esplorare le reazioni del proprio corpo, quel corpo tenuto incatenato nel proprio pensiero pudico.
Ricordo quando per gioco, mi mostrò un sex toys, un semplice stimolatore clitorideo. Mi chiese di provarlo, di esplorare la masturbazione fai da te. Un minuscolo aggeggio elettronico da posizionare laggiù in basso. Ebbi un sussulto quando Gianni, con il telecomando, azionò la modalità vibrazione. All'inizio lo considerai come ostile, fino a che sentii un fuoco espandersi dentro di me. L'eccitazione iniziò a salire, al punto che afferrai il suo pene e iniziai a masturbarlo. Non contenta lo accolsi in bocca praticandogli un delizioso rapporto orale. Stringevo le gambe a quel continuo vibrare, Gianni aveva il volto compiaciuto nel guardare le mie espressioni di piacere. Ecco le prime contrazioni e poi a seguire le altre sempre più intense. Per un attimo cercai di liberarmi del stimolatore clitorideo, ma Gianni me lo impedì. Credo abbia raggiunto uno dei più alti picchi di orgasmo mai provato, quasi insopportabile per intensità. Gianni non resistette nel godersi di questa mia agonia e mi venne addosso, spargendo il suo seme lungo tutto il mio corpo.
La nostra frequentazione era costante, al lavoro e al di fuori dello stesso. Ogni volta che facevamo sesso era sempre come se fosse la prima volta, pieno di inventiva e imprevidibilità.
Un fine settimana ci concedemmo una piccola vacanza in Abruzzo, e mentre passeggiavamo per le strade di questo paese, alzando lo sguardo intravedemmo un cinema a luci rosse. Rivolgendomi a Gianni dissi "Ma c'è ancora gente che frequenta questi luoghi?
"Si vede di sì " rispose.
È senza pensarci due volte, mi prese per il braccio e mi trascinò dentro, nonostante non volessi e facendo forte resistenza. Tra l'imbarazzo e l'incredulità mi dovetti piegare alla sua volontà. Entrati dentro, uno sparuto numero di persone affollava la sala. Non passammo inosservati, un po' tutti ci guardavano con curiosità nella penombra, mentre sullo schermo scorrevano scene forti di sesso.
Ci sedemmo a debita distanza dagl'altri e nonostante tutto alcuni tentavano un avvicinamento, probabilmente per testare le nostri intenzioni. Impaurita, sottovoce mi rivolsi a Gianni "Ho paura, non vedi che poco alla volta si avvicinano?"
"Tranquilla, finché ci sarò io vicino a te, nessuno ti toccherà".
Intanto la sua mano scivolava tra le mie cosce, si insinuava sempre più nella mia intimità. Non potevo fare l'indifferente, il suo tocco era magico, sapeva bene dove e come toccarmi. L'eccitazione saliva, chiusi gli occhi cercando di concentrarmi su quelle sensazioni libidinose e trasgressive. Un ombra mi apparve in quel frangente, un uomo a poca distanza da me. Impaurita chiesi a Gianni di fare qualcosa, e rivolgendosi allo sconosciuto gli disse "Rimani seduto a due poltrone da noi. Guarda ma non toccare".
Obbidientemente lo sconosciuto abbassò in capo in segno di assenso.
Gianni si abbassò i pantaloni, tirando fuori il suo pene e mi chiese di masturbarlo. Non so, forse il senso di trasgressione che animava in me, non ebbi il coraggio di negarglielo, quindi allungai la mano e avvolsi il suo cazzo tra le mie dita. Compiaciuto, Gianni mi guardò negl'occhi e con un gesto del mento all'insù mi invitò a guardare intorno.
Si, proprio così, si erano avvicinate altre persone, e in buona parte ci stavano facendo compagnia masturbandosi. Le immagini che scorrevano sullo schermo erano passate in secondo piano, ed io mi sentivo protagonista di quella proiezione e dell'esigenza di ricompensarli con qualcosa di più forte.
Quasi come se fosse una missione, abbassai il capo sul pene di Gianni, prendendolo in bocca con lentezza, assaporando ogni istante il sapore del suo sesso. Sentire la loro attenzione su di me mi ha dato una scarica di adrenalina, e ho spinto più a fondo, facendo sobbalzare il mio compagno che ha soffocato un gemito con la mano. Presa sulla consapevolezza di mostrare di cosa ero capace, mi dedicai con tutta l'anima per dare il massimo piacere. Di tanto in tanto, alzavo lo sguardo per scrutare le sue espressioni e quelle degl'altri, ricevendo espressioni di conforto e incoraggiamento.
L'atmosfera calda e trasgressiva rendeva tutto più straordinariamente peccaminoso, quasi come se non volessi mai staccarmi da quell'oggetto del desiderio. Lo sentivo irrigidirsi e crescere in bocca, era prossimo a venire. Mi passò tra le mani alcuni fazzoletti “Non ce la faccio più, sto per venire” ha rantolato lui, la voce spezzata, mentre il suo corpo iniziava a tremare. “Continua, finisci,” ha aggiunto, quasi implorando. Io non ho rallentato, volevo procurargli il massimo del piacere, quando il suo corpo si è teso come una corda, e io ho sentito il risultato del mio lavoro, caldo e intenso nella mia bocca. Mi sono rialzata lentamente, pulendomi la bocca con il fazzoletto, mentre lui si mostrava soddisfatto.
Intorno a me percepivo un vocìo fatto di apprezzamenti. Ora non aveva più senso rimanere nel cinema, così decidemmo di andare via. Ero talmente sconvolta, ma anche, se si può dire divertita, al punto che usciti dalla sala, gli dissi "Ma come ti è venuto in mente di fare una cosa come questa?"
"Dimmi la verità, ti è piaciuto, vero?".
Risposi sorridendo! "Ma sì, diciamo che mi sono divertita" anche se una situazione così scabrosa, perversa è nello stesso tempo, in realtà non avevo mai provato in vita mia.
Mi posi una domanda "Ma non è che è proprio di questi stimoli che ho bisogno?".
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