Il parco
di
Chris Rondinelli
genere
gay
Quella mattina decisi che il caldo non l'avrebbe avuta vinta su di me. Ero deciso a farmi una bella e lunga camminata dentro al Parco a Milano. La stagione estiva avanzata, mi consentiva zero disturbatori e zero gente attorno. La ghiaia scricchiola sotto i miei passi lenti. La luce del mattino tra le foglie mi scaldava la pelle nuda delle spalle. Le auto in lontananza e il canto degli uccelli accompagnavano i miei passi all'interno del parco deserto.
Feci una pausa sedendomi su una panchina e bevendo dalla borraccia dell'acqua fresca. Mi guardai attentamente attorno, notando più in là a qualche metro da me, quattro ragazzi di colore che mi fissano vicino a un'altra panchina in linea con quella dov'ero seduto. Gli unici che possono abitare una città deserta d'estate mi sono detto, rimettendo la borraccia nello zainetto. Il più grosso dei quattro mi sorrise. «Vestito così sei venuto a provocare?» mi disse.
Mi morsi il labbro, abbassando lo sguardo. «Forse hai ragione.» gli ho risposto a bassa voce.
Uno mi chiese se fossi un travestito. Scossi la testa in senso di negazione, mentre un altro mi invitava in un italiano distinto. «Vieni qui con noi fatti vedere bene.»
Mi alzai dalla panchina per raggiungere la loro e sedermi immezzo a due. Il più grosso allungò subito una mano e me la fece scorrere sulla coscia nuda. La presa è calda, ho un brivido lungo la schiena. «Hai pelle liscia, fisico molto femminile. "Ti piace scopare?" mi chiede in un italiano abbastanza buono.
«Mi piace quello che succederà.» gli rispondo provocandolo.
Divarico le gambe lasciando intravedere da sotto gli Shorts corti e strappati, i lembi del perizoma nero che indosso. Il grosso mi solleva il viso con una mano. «Allora vieni li dietro gli alberi.» dice indicando dietro la panca, mentre gli altri tre si guardano sorridendo tra loro.
Li seguo di mia volontà dietro la panchina dove c'è un grosso spiazzo d'erba con un paio di alberi a coprirci dai raggi del sole. Uno di loro mi strappa di dosso il top nero in modo abbastanza brusco. La luce del mattino tra le foglie mi cade addosso, calda sulla schiena nuda coperta solo dai miei lunghissimi capelli.
Il grosso nero mi spinge giù accucciata a terra. Il suo cazzo esce dai pantaloni, lucido duro e lungo, me lo infila in gola fino a farmi venire tossire. La saliva mi cola sul mento mentre lo prendo tutto, sa di urina ma il sapore di piscio mi inebria, nonostante qualche conato di vomito mi salga.
Uno dei tre mi afferra per i fianchi. Due dita bagnate mi forzano la figa anale già bagnata, si muovono in cerchi lenti, allargandomela. Il grosso mi tira per i capelli, e mi butta a faccia in giù sull'erba senza troppi complimenti, le ginocchia piantate nel prato e il culo alzato. Il suo cazzo entra d'un colpo solo, lungo e duro, mentre vengo spinta a terra dal sussulto. Gli altri tre fumano forse erba dall'odore, il grosso nero spinge sempre più infondo con ritmo costante. I colpi secchi mi fanno oscillare avanti e indietro, le mie unghie artigliano l'erba. Cerco di rilassare i muscoli delle natiche troppo contratte dallo sforzo. Uno dei tre nel frattempo si inginocchia davanti a me, mi afferra i lunghissimi capelli e mi infila il cazzo in bocca. Me lo spinge fino in fondo e soffoco con altri conati, la saliva schizza e mi bagna il mento. Il ritmo è abbastanza aggressivo, non vanno per il sottile, ogni tanto si scambiano qualche frase nella loro lingua e ridono. Mentre il grosso nero mi scopa a sangue da dietro.
Poi si sfila, e mi rovescia sulla schiena senza una parola. Mi solleva le gambe, le tiene larghe facendomi anche male, il suo cazzo mi penetra fino alla base, lento e profondo, sento ogni centimetro che mi riempie e cerco di esternare il mio piacere ansimando con quello dell'amico in gola. Ha gli occhi fissi nei miei come per dominarmi. Mi scopa con potenza lenta, ogni affondo mi sposta sull'erba, la terra mi graffia la schiena, la ghiaia che scricchiola sotto il mio corpo a ogni spinta.
Uno degli altri rimasti mi tira su facendomi uscire i cazzi dei loro amici, si parlano tra loro, non li capisco ma ridono ancora, forse ridono di me e di come mi stavano riducendo. Mi porta nuovamente sulla panchina, mi fa sedere a cavalcioni sul suo cazzo spingendomi in basso dalle spalle. Lo sento entrarmi duro lungo anche il suo, e comincio a rimbalzare su e giù, la pelle bagnata del mio culo che sbatte contro la sua, le sue mani sui miei fianchi mentre lo sento dentro fino in pancia.
«Muoviti troia.. così, sì.» mi dice , poche parole in italiano ma chiare. L'ultimo rimasto sale in piedi sulla panchina, mi afferra la testa e mi pompa il cazzo in gola, senza tregua, mentre l'altro mi scopa da sotto e gli altri compreso il grosso, mi tengono ferma per le braccia. Il mio cazzo non lo guardano nemmeno, per loro sono femmina da due buchi soltanto. Lo sperma di quello in bocca mi esce a gocce copiose e cola sul mento, denso.
Il grosso nero mi fa alzare nuovamente togliendomi dal cazzo dell'amico seduto sulla panca. Mi schiaccia contro l'albero, la corteccia ruvida sulla mia schiena. Mi solleva per le cosce e il suo cazzo mi pompa dentro con forza. Sospiro senza sosta mentre la figa anale inizia a bruciarmi terribilmente, cerco nuovamente di rilassare i muscoli. Il rumore della ghiaia scricchiola sotto i suoi piedi a ogni affondo. Il grosso grugnisce e mi riempie, lo sperma caldo dentro mi ingravida e cola sull'erba mentre mi lascia andare soddisfatto.
Mi accascio distrutto sull'erba, mentre gli altri tre si avvicinano, i cazzi in mano coprendomi il viso e il petto di sperma denso.
Seduto nudo sull'erba, lo sperma denso mi cola dall'ano dilatato e dal viso. Mi passo le dita sulle labbra sporche e le lecco, piano. La luce del mattino tra le foglie mi scalda. In un gesto di tenerezza fuori luogo, il grosso nero mi accarezza la testa. «Brava Puttana» mi ha detto. Mi rivesto lentamente con dolori da ogni parte, sento lo sperma ancora uscente scivolare tra le mie natiche indossando gli Shorts. L'erba tiepida sotto i miei piedi nudi, le scarpe raccolte nella mano destra. Qualcuno mi porge il Top che mi infilo con difficoltà senza dire nulla.
Due di loro sono già davanti al cancello, la voce bassa al telefonino che forse racconta ciò che hanno appena fatto ad altri loro amici. Gli altri due si muovono in silenzio, si rivestono con calma, fumano una sigaretta passandosela. Il grosso mi offre l'acqua della sua bottiglia. Bevo a lunghi sorsi, l'acqua fredda che lava il sapore della loro sperma in fondo alla gola.
Poi resta appoggiato al tronco, la camicia sbottonata, e mi guarda mentre passo con andatura incerta sulle gambe e sorride. Attraverso il cancello fino all'uscita al loro fianco senza dire una parola con la testa bassa e lo sguardo sul terreno. Il sole mattutino asciuga i miei capelli impastatati. Quando raggiungiamo la strada, le nostre strade si separano senza un saluto, senza un grazie. Ma con il loro sperma ancora addosso assorbito dalla mia pelle bianca.
Feci una pausa sedendomi su una panchina e bevendo dalla borraccia dell'acqua fresca. Mi guardai attentamente attorno, notando più in là a qualche metro da me, quattro ragazzi di colore che mi fissano vicino a un'altra panchina in linea con quella dov'ero seduto. Gli unici che possono abitare una città deserta d'estate mi sono detto, rimettendo la borraccia nello zainetto. Il più grosso dei quattro mi sorrise. «Vestito così sei venuto a provocare?» mi disse.
Mi morsi il labbro, abbassando lo sguardo. «Forse hai ragione.» gli ho risposto a bassa voce.
Uno mi chiese se fossi un travestito. Scossi la testa in senso di negazione, mentre un altro mi invitava in un italiano distinto. «Vieni qui con noi fatti vedere bene.»
Mi alzai dalla panchina per raggiungere la loro e sedermi immezzo a due. Il più grosso allungò subito una mano e me la fece scorrere sulla coscia nuda. La presa è calda, ho un brivido lungo la schiena. «Hai pelle liscia, fisico molto femminile. "Ti piace scopare?" mi chiede in un italiano abbastanza buono.
«Mi piace quello che succederà.» gli rispondo provocandolo.
Divarico le gambe lasciando intravedere da sotto gli Shorts corti e strappati, i lembi del perizoma nero che indosso. Il grosso mi solleva il viso con una mano. «Allora vieni li dietro gli alberi.» dice indicando dietro la panca, mentre gli altri tre si guardano sorridendo tra loro.
Li seguo di mia volontà dietro la panchina dove c'è un grosso spiazzo d'erba con un paio di alberi a coprirci dai raggi del sole. Uno di loro mi strappa di dosso il top nero in modo abbastanza brusco. La luce del mattino tra le foglie mi cade addosso, calda sulla schiena nuda coperta solo dai miei lunghissimi capelli.
Il grosso nero mi spinge giù accucciata a terra. Il suo cazzo esce dai pantaloni, lucido duro e lungo, me lo infila in gola fino a farmi venire tossire. La saliva mi cola sul mento mentre lo prendo tutto, sa di urina ma il sapore di piscio mi inebria, nonostante qualche conato di vomito mi salga.
Uno dei tre mi afferra per i fianchi. Due dita bagnate mi forzano la figa anale già bagnata, si muovono in cerchi lenti, allargandomela. Il grosso mi tira per i capelli, e mi butta a faccia in giù sull'erba senza troppi complimenti, le ginocchia piantate nel prato e il culo alzato. Il suo cazzo entra d'un colpo solo, lungo e duro, mentre vengo spinta a terra dal sussulto. Gli altri tre fumano forse erba dall'odore, il grosso nero spinge sempre più infondo con ritmo costante. I colpi secchi mi fanno oscillare avanti e indietro, le mie unghie artigliano l'erba. Cerco di rilassare i muscoli delle natiche troppo contratte dallo sforzo. Uno dei tre nel frattempo si inginocchia davanti a me, mi afferra i lunghissimi capelli e mi infila il cazzo in bocca. Me lo spinge fino in fondo e soffoco con altri conati, la saliva schizza e mi bagna il mento. Il ritmo è abbastanza aggressivo, non vanno per il sottile, ogni tanto si scambiano qualche frase nella loro lingua e ridono. Mentre il grosso nero mi scopa a sangue da dietro.
Poi si sfila, e mi rovescia sulla schiena senza una parola. Mi solleva le gambe, le tiene larghe facendomi anche male, il suo cazzo mi penetra fino alla base, lento e profondo, sento ogni centimetro che mi riempie e cerco di esternare il mio piacere ansimando con quello dell'amico in gola. Ha gli occhi fissi nei miei come per dominarmi. Mi scopa con potenza lenta, ogni affondo mi sposta sull'erba, la terra mi graffia la schiena, la ghiaia che scricchiola sotto il mio corpo a ogni spinta.
Uno degli altri rimasti mi tira su facendomi uscire i cazzi dei loro amici, si parlano tra loro, non li capisco ma ridono ancora, forse ridono di me e di come mi stavano riducendo. Mi porta nuovamente sulla panchina, mi fa sedere a cavalcioni sul suo cazzo spingendomi in basso dalle spalle. Lo sento entrarmi duro lungo anche il suo, e comincio a rimbalzare su e giù, la pelle bagnata del mio culo che sbatte contro la sua, le sue mani sui miei fianchi mentre lo sento dentro fino in pancia.
«Muoviti troia.. così, sì.» mi dice , poche parole in italiano ma chiare. L'ultimo rimasto sale in piedi sulla panchina, mi afferra la testa e mi pompa il cazzo in gola, senza tregua, mentre l'altro mi scopa da sotto e gli altri compreso il grosso, mi tengono ferma per le braccia. Il mio cazzo non lo guardano nemmeno, per loro sono femmina da due buchi soltanto. Lo sperma di quello in bocca mi esce a gocce copiose e cola sul mento, denso.
Il grosso nero mi fa alzare nuovamente togliendomi dal cazzo dell'amico seduto sulla panca. Mi schiaccia contro l'albero, la corteccia ruvida sulla mia schiena. Mi solleva per le cosce e il suo cazzo mi pompa dentro con forza. Sospiro senza sosta mentre la figa anale inizia a bruciarmi terribilmente, cerco nuovamente di rilassare i muscoli. Il rumore della ghiaia scricchiola sotto i suoi piedi a ogni affondo. Il grosso grugnisce e mi riempie, lo sperma caldo dentro mi ingravida e cola sull'erba mentre mi lascia andare soddisfatto.
Mi accascio distrutto sull'erba, mentre gli altri tre si avvicinano, i cazzi in mano coprendomi il viso e il petto di sperma denso.
Seduto nudo sull'erba, lo sperma denso mi cola dall'ano dilatato e dal viso. Mi passo le dita sulle labbra sporche e le lecco, piano. La luce del mattino tra le foglie mi scalda. In un gesto di tenerezza fuori luogo, il grosso nero mi accarezza la testa. «Brava Puttana» mi ha detto. Mi rivesto lentamente con dolori da ogni parte, sento lo sperma ancora uscente scivolare tra le mie natiche indossando gli Shorts. L'erba tiepida sotto i miei piedi nudi, le scarpe raccolte nella mano destra. Qualcuno mi porge il Top che mi infilo con difficoltà senza dire nulla.
Due di loro sono già davanti al cancello, la voce bassa al telefonino che forse racconta ciò che hanno appena fatto ad altri loro amici. Gli altri due si muovono in silenzio, si rivestono con calma, fumano una sigaretta passandosela. Il grosso mi offre l'acqua della sua bottiglia. Bevo a lunghi sorsi, l'acqua fredda che lava il sapore della loro sperma in fondo alla gola.
Poi resta appoggiato al tronco, la camicia sbottonata, e mi guarda mentre passo con andatura incerta sulle gambe e sorride. Attraverso il cancello fino all'uscita al loro fianco senza dire una parola con la testa bassa e lo sguardo sul terreno. Il sole mattutino asciuga i miei capelli impastatati. Quando raggiungiamo la strada, le nostre strade si separano senza un saluto, senza un grazie. Ma con il loro sperma ancora addosso assorbito dalla mia pelle bianca.
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