Casanova 4: intermezzo – perché il secolo galante era davvero galante?

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L’epoca galante, il XVIII secolo, nacque dopo il barocco, fiorì con il rococò e trovò la sua inevitabile fine nella Rivoluzione francese. Fu un periodo in cui, nelle corti europee, la virtù più apprezzata non era il lavoro, bensì la capacità di vivere con eleganza. I nobili disponevano di molto tempo libero e di ancora più denaro, e quel tempo doveva essere riempito con qualcosa. Nacque così una cultura intera nella quale il divertimento divenne quasi una professione.
La parola galante all’epoca non significava semplicemente educato o cavalleresco. Indicava la capacità di affascinare, flirtare, piacere e conquistare. Il perfetto uomo di corte doveva saper danzare il minuetto, scrivere lettere d’amore spiritose, improvvisare versi, conoscere l’ultima moda parigina ed essere capace di conversare tanto di filosofia quanto di biancheria femminile senza che nessuno dei due argomenti sembrasse fuori luogo.
La galanteria era soprattutto un gioco. Non un gioco casuale, ma una vera e propria arte sociale con regole precise. Un ventaglio non era semplicemente un ventaglio. Una dama poteva usarlo per nascondere il volto, segnalare un appuntamento o concludere una conversazione. Durante un ballo in maschera nessuno sapeva davvero chi fosse chi, ed era proprio questo il fascino. I carnevali veneziani potevano durare mesi: dietro una maschera un senatore poteva corteggiare una serva e una nobildonna poteva incontrare un uomo di cui ignorava il nome. Casanova utilizzava maschere, gioco d’azzardo e incontri segreti con la stessa abilità con cui altri impugnavano una spada.
Anche l’amore stesso era un gioco. I matrimoni venivano celebrati soprattutto per motivi economici, per unire patrimoni, terre o interessi politici. La passione cercava quindi il proprio spazio nelle relazioni extraconiugali. Alla corte di Luigi XV, le amanti ufficiali del re, Madame de Pompadour e più tardi Madame du Barry, divennero quasi figure di Stato. Pompadour non condivideva con il sovrano soltanto il letto: influenzava la nomina dei ministri, le arti, il teatro e perfino la politica estera. L’attrazione sessuale poteva trasformarsi in capitale politico.
Anche Casanova non fu un’eccezione del suo tempo, ma quasi la sua incarnazione perfetta. Non conquistava le donne soltanto con il corpo. Suonava il violino, parlava diverse lingue, conosceva l’alchimia, la filosofia e la matematica, scriveva poesie e possedeva il dono di far ridere. La sua arma più potente non era certo nei pantaloni, ma sulla lingua. Una donna doveva prima essere conquistata dalla sua mente, solo dopo poteva essere conquistata dal corpo. Per questo Casanova trascorreva spesso più tempo a conversare, a teatro o a cena che nella camera da letto.
Questo era il cuore della galanteria. L’erotismo non iniziava nel letto, ma nello sguardo. In una stretta di mano mantenuta un istante più del necessario. In un fazzoletto di pizzo lasciato cadere per caso. Nel movimento di un ventaglio. In una lettera profumata di essenza. O nel momento in cui una dama permetteva a un gentiluomo di allacciarle la giarrettiera. Il sesso stesso era spesso soltanto il finale; lo spettacolo iniziava ore, giorni o settimane prima.
La Rivoluzione francese rovesciò questo mondo. Gli ordini sociali crollarono, le corti persero il loro antico potere e al loro posto nacque la società borghese. I simboli della nuova epoca non erano più le sale degli specchi di Versailles o i balli in maschera veneziani, ma le ciminiere fumanti delle fabbriche, i quartieri operai sovraffollati, l’aumento della criminalità e la prostituzione come lato oscuro del libero mercato. Il Romanticismo cercò di reagire a questa realtà più fredda, creando un’immagine dell’amore più spirituale e ideale, ma il mondo galante era ormai scomparso.
Eppure una sua eredità rimase: la capacità di parlare di sesso trasformandolo in un raffinato gioco sociale.
Uno dei primi annunci personali conosciuti fu pubblicato da un gentiluomo inglese che cercava, attraverso un giornale, una donna alla quale prometteva di garantire il mantenimento per tutta la vita e di prendersene cura. Non c’era nulla di particolarmente erotico in quell’annuncio: la donna appariva più come un bene da acquisire che come un’amata.
Con il passare del tempo, però, negli annunci entrarono sempre più elementi erotici. Comparvero uomini che descrivevano con una certa precisione il tipo di donna desiderata: seni sodi, un bel fondoschiena e – soprattutto – una donna capace di «gridare forte nel momento della sua felicità».
Se dovessimo riassumere un moderno annuncio sessuale, non più galante ma puramente pragmatico, potrebbe suonare così: «Ho poco tempo, ma sono continuamente eccitata e insaziabile; quindi ho bisogno di un uomo – un vero uomo, non un giocattolo. Però niente romanticismo e niente sentimenti che mi leghino a qualcuno più a lungo. Dovresti avere un grosso pene capace di riempire tutti i miei tre orifizi e, quando il lavoro è finito, arrivederci! Età, razza e aspetto sono secondari».
Il XVIII secolo non sapeva dunque imprecare e non conosceva volgarità? Naturalmente sì. Anche le parti intime del corpo e l’atto sessuale possedevano un intero repertorio di termini. Nell’ambiente aristocratico si preferiva parlare di nature, parties secrètes, membre viril, plaisir, jouissance o faveurs, come se un’espressione francese potesse rendere più elegante il desiderio carnale. Quando l’etichetta veniva abbandonata, il linguaggio diventava diretto quanto quello popolare: comparivano parole come vit, con, cul, baiser e foutre, mentre tra gli italiani erano comuni termini come cazzo, fica, fottere, piacere e godere. La differenza non stava tanto nelle parole, quanto nel momento e nel pubblico davanti al quale venivano pronunciate. L’aristocrazia amava avvolgere la propria volgarità nella seta; il popolo non vedeva alcun motivo per farlo.
E forse proprio qui si trova la più grande differenza tra il secolo galante e il presente. Oggi si parla di sesso in modo diretto, ma si dedica sempre meno tempo all’arte della seduzione. Nel XVIII secolo potevano volerci settimane, persino mesi, prima di arrivare al letto. Era un rituale nel quale ogni sguardo, ogni lettera, ogni danza, ogni complimento e ogni tocco casuale facevano parte del gioco. Oggi spesso si desidera arrivare subito al finale. Nel secolo galante, invece, il piacere più grande.
scritto il
2026-07-16
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