Sotto la Tua guida - Capitolo 4
di
Baby_Ali
genere
dominazione
29 Aprile 2026.
Tre giorni dopo tornai davanti a quel cancelletto. Ricordo perfettamente il momento in cui lo varcai di nuovo. Non era come la prima volta, non c’era più l’incertezza di chi non sa cosa aspettarsi. Stavolta sapevo esattamente perché ero lì e forse era proprio questo a rendere tutto più difficile. I giorni dopo quell'incontro tornai al mio lavoro di sempre e lì trovai i miei collegi, le mie abitudini. Nonostante la bella esperienza vissuta, ero felice di essere tornata, almeno all'apparenza. Ma dentro di me sentivo il peso di quei tre giorni che mi erano stati concessi per riflettere e scegliere. Ogni momento era buono per pensare alle sue parole. Ogni volta che provavo a razionalizzare, a convincermi che fosse qualcosa di troppo, qualcosa da lasciare lì… tornava quella sensazione.
In quei tre giorni avevo provato davvero a mettere ordine, a valutare, a pesare i pro e i contro di quella scelta, come se bastasse affrontarla in modo razionale per ridimensionarla. E in alcuni momenti quasi riuscivo a convincermi che fosse troppo, che non fosse quello a cui ero abituata, che non sarebbe stato come prima. Ma durava poco, perché, puntualmente, qualcosa mi riportava a lui. Ogni volta che ripensavo alle sue parole, al modo in cui mi aveva guardata, a come era arrivato a dire certe cose… quella sensazione tornava e ogni volta era più forte.
All’inizio avevo pensato fosse semplice attrazione, qualcosa di fisico, perché comunque era un bell'uomo, ma non lo era. Quella era un’attrazione diversa, molto più scomoda, perché non riguardava solo lui. Riguardava quello che tirava fuori da me ed era proprio questo a rendere impossibile ignorarla. Quindi eccomi lì, ad avanzare verso di lui che mi aspettava serio davanti la porta. Mi fece entrare e ricordo che mi osservò bene, prima di allontanarsi, come la volta precedente, per prendere due bicchieri di vino che doveva aver preparato poco prima.
Ricordo che per l'occasione avevo scelto un abito semplice, aderente sul busto, ma non provocante. Maniche corte, scollo appena accennato e una gonna leggermente svasata. Sotto una lingerie coordinata nera, formata da un reggiseno a triangolo, con trama coprente in pizzo. Mi piaceva quella forma perché rivestiva il mio seno in modo sensuale e un tanga sempre in pizzo e sui fianchi un elastico sottile. Ai piedi decolteé lucide, con un tacco a spillo non troppo alti, un 7cm e i capelli sciolti. Per completare il tutto avevo indossato una giacca leggera che tenni addosso poco.
Non mi ero vestita così per sedurre Marco, ma per presentarmi a lui. Inoltre non sapevo come si sarebbe svolta la serata e non volevo farmi trovare impreparata.
Quella volta non prese posto accanto a me, ma si posizionò su una poltrona di fronte e attese che iniziassi a parlare. In effetti, ero io quella che doveva scegliere, anche se la mia presenza lì era già una risposta.
«La prima volta» iniziai a parlare con un po' di ansia «non è stata una scelta come questa. Volevo capire cosa si provava. Conoscere quel mondo. Per me era quasi un gioco quello» rivelai. Lui continuò a guardarmi in silenzio, ma non toglieva mai lo sguardo dal mio. Questo mi mise a disagio come sempre, ma cercai di non pensarci e continuai il mio discorso.
«Adesso so cosa significa essere una sottomessa e se sono qui…è perché sto scegliendo in modo diverso»
«Scegliere è la parte facile, restare quando diventa scomodo è un’altra cosa» disse. «Con me non sarà solo intenso, Alice. Sarà strutturato…a volte faticoso»
«Che vuoi dire?» sussurrai.
«Che non ci vedremo solo quando ne avrai voglia o quando sarai nel giusto stato d’animo» Mi ricordo che parlava lentamente e con un tono di voce calmo. «Se scegli questo, ci sarà continuità. Non sarò una parentesi nella tua settimana. Non improvviserò ogni volta, ma ci saranno rituali»
Mentre scandiva ogni singola frase, sentii il cuore accelerare, il respiro accorciarsi, dei brividi percorrermi il corpo.
«Saprai cosa aspettarti… e allo stesso tempo non saprai fino a dove ti porterò. Ti guiderò anche quando significherà metterti davanti a te stessa e quando ti irrigidirai, non farò finta di non vederlo, ma ti chiederò perché»
Io lo ascoltavo attentamente. «Se scegli questo, scegli di essere coinvolta nel corpo e nella mente» Mi diede il tempo di assimilare e questa era una cosa che iniziava a piacermi. «Domande?» chiese infine.
«Se mi lascio andare…potrò contare su di te? Mi proteggerai… da tutto?»
«Da tutto no. Dai tuoi pensieri, dai tuoi dubbi, dalle tue paure...no. Ma dentro questo spazio, dentro questo mondo...sarai al sicuro sempre. Non permetterò che ti venga fatto male e non ti lascerò sola quando l’intensità aumenterà. Questo posso prometterlo»
Annuii. A quel punto Marco mi disse una cosa, che sembrò quasi un ordine. O forse lo era davvero.
«Se sei sicura della tua scelta, dillo, Alice. A voce alta»
Sentii il cuore accelerare così forte, che sembrò quasi che volesse uscire dal petto. Ricordo che lo guardai negli occhi prima di parlare. Ero consapevole di ciò che stavo per dire e lo dissi senza timore, ne dubbi. «Desidero essere la tua sottomessa, Marco»
A quel punto mi invitò a seguirlo al tavolo, dove ci accomodammo entrambi uno di fronte all'altro. Davanti a noi c'erano due fogli bianchi con due penne. Non capii subito a cosa servissero, quindi fu lui a spiegarmi.
«Iniziamo da una cosa fondamentale» disse. «Scriviamo un contratto»
«Io… non ne ho mai scritto uno» ammisi.
«Mai?» ricordò ancora ora il suo sguardo incredulo.
«No, abbiamo sempre parlato, stabilito dei limiti, delle parole di sicurezza… ma niente di scritto»
«Capisco. Un contratto è una formalità, non ha valore legale. Però serve a definire e a chiarire limiti, regole e altre cose. Serve a mettere nero su bianco cosa siamo… e cosa non siamo. Ci tutelare entrambi. Te, prima di tutto, ma anche me»
Per la prima volta, notai la differenza che emergeva tra quello che avevo vissuto prima e quello che stava iniziando lì. Non stavo entrando solo in una dinamica dom/sub, stavo entrando in qualcosa di molto più definito.
«Ti obbliga a pensare davvero a quello che stai scegliendo e obbliga me a rispettarlo» quando fu certo che avessi compreso il significato di quel gesto, continuò «Ora lo costruiamo insieme»
«Cominciamo dallo stabilire la durata. Tre mesi da oggi + uno di addestramento. Alla fine ci confronteremo e decideremo se continuare… e fino a dove spingerci»
«Mi piace che abbia una scadenza. Così so che non sto entrando in qualcosa d'indefinito»
Annuì. «Direi due volte a settimana è un buon inizio. Dimmi tu la tua disponibilità»
«Durante la settimana o nel week end?» chiesi.
«Come preferisci»
Ripensai ai miei impegni settimanali, che comunque non erano minimi e cercai di trovare il giusto compromesso.
«Martedì e mercoledì?»
«Bene. Dalle 00.00 del martedì alle 23:59 del mercoledì. Non un minuto in meno»
Quel dettaglio di precisione mi fece sollevare lo sguardo. «D’accordo»
«Ci saranno eccezioni solo per motivi personali e importanti, tra questi il ciclo e potremo eventualmente recuperare nel week end»
Annuii. «Se avrò bisogno di spazio, lo dirò»
«Lo dirai» confermò lui, annotando. E io facevo lo stesso.
«Il luogo principale sarà questo» disse.
«Non è… rischioso?» mi venne spontaneo chiedere. «Hai una famiglia e se qualcuno venisse qui?»
Mi rispose senza esitazione. «Questa non è casa mia o meglio… non è quella in cui vivo adesso»
Lo guardai senza capire subito.
«È la casa dove vivevo prima di sposarmi, l’ho solo rimodernata. Nessuno della mia famiglia viene qui. Mia moglie non ama questa zona, non le piace il mare, non le è mai piaciuta questa casa»
Quelle parole mi colpirono più del previsto.
«E i miei figli… non ci hanno mai messo piede. Puoi stare serena Alice, qui ci sono sempre venuto solo io della famiglia» concluse.
Annui sentendomi più serena. Poi lui riprese il discorso che io avevo interrotto. «In quei due giorni potrei darti indicazioni anche quando non saremo qui»
Sentii la tensione nello stomaco.
«Anche fuori?» chiesi.
«Solo se lo vuoi»
Ci pensai. «Solo cose leggere, niente che mi esponga o mi metta in difficoltà»
«Safeword?» mi chiese. E capii che non intendeva sapere se ero d'accordo, ma quali volessi usare.
«Fuoco…per quando raggiungo il limite. E casa…se non riesco ad andare oltre»
«Le userai senza paura, non sono una sconfitta» mi disse guardandomi negli occhi. Come a volermi rassicurare.
«Lo so»
Ci fermammo qualche istante. Ricordo il silenzio, il suono leggero dei due bicchieri di acqua poggiati sul tavolo da Max, il tempo che sembrava rallentare.
«C’è un’altra cosa importante» riprese. «Voglio sapere cosa conosci e cosa no. E voglio sapere quali sono i tuoi limiti»
Annuii. «Questi sono i miei assoluti: giochi con il fuoco, corrente elettrica, aghi, coltelli, piercing o sangue. Giochi con bambini e animali. Dimmi se vuoi aggiungere qualcosa»
Lo ascoltai e riflettei che quelli lo erano anche per me…ma che ne avevo qualcun altro. «Urine e defecare. E non voglio segni permanenti sulla pelle»
Trascrisse tutto sul foglio, senza esitazioni.
«Riguardo a pratiche come: masturbazione, cunnilingus, fellatio, ingoio sperma, penetrazione e fisting vaginale e anale?»
«Va bene tutto»
«Riguardo l'uso di vibratori, dilatatori anali, plug, dildi, fruste, pinze per capezzoli, ghiaccio, altro…acconsenti? Hai già provato a usarli?»
«Si, ho avuto modo di provarli e si possiamo usarli»
«Bene. Acconsenti a essere legata e bendata?»
Annuii «Si»
«In tutte le parti del corpo?» Lo guardai pensierosa, così iniziò a elencarmi qualche esempio.
«Va bene»
«Riguardo all'essere imbavagliata?»
«Non ho mai provato» ammisi.
«Vuoi provare?»
Accettai, perché anche se non lo conoscevo in quel ruolo, qualcosa mi diceva che potevo fidarmi di Marco. «Si…basta che non comprometta la respirazione. Nessun rischio fisico» dissi.
«Assolutamente. Durante il fellatio?»
«Non so, non ho molta esperienza su questo» ammisi timidamente.
«Ci lavoreremo, non preoccuparti e decideremo in seguito per la respirazione qui»
«Mi sta bene» dissi «Voglio esplorare, ma non voglio imprudenza»
«Stai tranquilla Alice. Posso introdurre attrezzature nuove nel tempo. Ma, mai senza avertelo spiegato prima e mai senza un tuo consenso chiaro»
Annuii.
«Acconsenti a essere umiliata verbalmente?»
A quella domanda non mi servii pensarci perché mi eccitava molto «Si»
Scrisse. «Andremo per gradi, niente verrà imposto senza che tu sappia esattamente cosa stai accettando. E se qualcosa non ti è chiaro, lo diremo prima. Sempre»
Annuii ancora un volta. «Il contratto è quasi completo. Metterò tutto insieme e te lo manderò a breve via email. Lo leggerai con calma e poi lo firmeremo insieme. Ma prima di arrivare a quello...voglio qualcosa»
Cercai di capire cosa intendesse e intuii che forse era il momento di prendermi. Mi alzai e tolsi la giacca poggiandola sulla sedia. Ricordo che osservò il gesto, poi rimasi in attesa di un suo ordine. Quello che mi disse però, non era quello che avevo immaginato.
«Togliti un oggetto che hai addosso. Qualcosa che ti appartiene»
Riflettei su cosa potessi donargli in quel momento, che non fosse il mio corpo. Pensai a un indumento, ma forse era troppo. Forse un accessorio. Abbassai lo sguardo sul mio corpo e lo individuai subito. Tornai a sedermi e accavallando le gambe sganciai l'oggetto. Sulla caviglia destra c’era la cavigliera che indossavo sempre. Era con me da anni, non me ne separavo mai. Per questo pensai che quello potesse essere qualcosa da donargli. Glielo dissi mentre gliela porgevo.
«Portamela» mi ordinò diretto.
Mi alzai e lo raggiunsi con passo lento. Una volta davanti a lui, allungai la mano, ma non la prese. Pensai di aver sbagliato il dono. Feci per scusarmi e cambiare oggetto, quando lui mi bloccò.
«No, inginocchiati»
A quell'altro ordine, ancora più diretto del primo, sentii il sangue pulsare nelle tempie. In quel momento capii che aveva appena iniziato a guidarmi.
Le ginocchia toccarono il pavimento quasi senza rendermene conto e la gonna si piegò sulle cosce. Ricordo il calore che salì lungo l’interno coscia. Gliela porsi a palmo aperto e in quel momento il mio respiro si fece più profondo.
Marco la prese e quando le sue dita sfiorarono le mie, il ventre si contrasse, le cosce si serrarono involontariamente. «Questa» disse osservandola «rimarrà con me fino alla fine dei tre mesi» Un brivido mi attraversò la schiena. «È il primo pezzo di te che mi affidi» Poi lo conservò nella sua tasca dei pantaloni.
«Per stasera basta, puoi andare a casa, Alice» mi porse la mano per aiutarmi ad alzare. Rimasi sorpresa sia per il congedo, che per il gesto.
Tre giorni dopo tornai davanti a quel cancelletto. Ricordo perfettamente il momento in cui lo varcai di nuovo. Non era come la prima volta, non c’era più l’incertezza di chi non sa cosa aspettarsi. Stavolta sapevo esattamente perché ero lì e forse era proprio questo a rendere tutto più difficile. I giorni dopo quell'incontro tornai al mio lavoro di sempre e lì trovai i miei collegi, le mie abitudini. Nonostante la bella esperienza vissuta, ero felice di essere tornata, almeno all'apparenza. Ma dentro di me sentivo il peso di quei tre giorni che mi erano stati concessi per riflettere e scegliere. Ogni momento era buono per pensare alle sue parole. Ogni volta che provavo a razionalizzare, a convincermi che fosse qualcosa di troppo, qualcosa da lasciare lì… tornava quella sensazione.
In quei tre giorni avevo provato davvero a mettere ordine, a valutare, a pesare i pro e i contro di quella scelta, come se bastasse affrontarla in modo razionale per ridimensionarla. E in alcuni momenti quasi riuscivo a convincermi che fosse troppo, che non fosse quello a cui ero abituata, che non sarebbe stato come prima. Ma durava poco, perché, puntualmente, qualcosa mi riportava a lui. Ogni volta che ripensavo alle sue parole, al modo in cui mi aveva guardata, a come era arrivato a dire certe cose… quella sensazione tornava e ogni volta era più forte.
All’inizio avevo pensato fosse semplice attrazione, qualcosa di fisico, perché comunque era un bell'uomo, ma non lo era. Quella era un’attrazione diversa, molto più scomoda, perché non riguardava solo lui. Riguardava quello che tirava fuori da me ed era proprio questo a rendere impossibile ignorarla. Quindi eccomi lì, ad avanzare verso di lui che mi aspettava serio davanti la porta. Mi fece entrare e ricordo che mi osservò bene, prima di allontanarsi, come la volta precedente, per prendere due bicchieri di vino che doveva aver preparato poco prima.
Ricordo che per l'occasione avevo scelto un abito semplice, aderente sul busto, ma non provocante. Maniche corte, scollo appena accennato e una gonna leggermente svasata. Sotto una lingerie coordinata nera, formata da un reggiseno a triangolo, con trama coprente in pizzo. Mi piaceva quella forma perché rivestiva il mio seno in modo sensuale e un tanga sempre in pizzo e sui fianchi un elastico sottile. Ai piedi decolteé lucide, con un tacco a spillo non troppo alti, un 7cm e i capelli sciolti. Per completare il tutto avevo indossato una giacca leggera che tenni addosso poco.
Non mi ero vestita così per sedurre Marco, ma per presentarmi a lui. Inoltre non sapevo come si sarebbe svolta la serata e non volevo farmi trovare impreparata.
Quella volta non prese posto accanto a me, ma si posizionò su una poltrona di fronte e attese che iniziassi a parlare. In effetti, ero io quella che doveva scegliere, anche se la mia presenza lì era già una risposta.
«La prima volta» iniziai a parlare con un po' di ansia «non è stata una scelta come questa. Volevo capire cosa si provava. Conoscere quel mondo. Per me era quasi un gioco quello» rivelai. Lui continuò a guardarmi in silenzio, ma non toglieva mai lo sguardo dal mio. Questo mi mise a disagio come sempre, ma cercai di non pensarci e continuai il mio discorso.
«Adesso so cosa significa essere una sottomessa e se sono qui…è perché sto scegliendo in modo diverso»
«Scegliere è la parte facile, restare quando diventa scomodo è un’altra cosa» disse. «Con me non sarà solo intenso, Alice. Sarà strutturato…a volte faticoso»
«Che vuoi dire?» sussurrai.
«Che non ci vedremo solo quando ne avrai voglia o quando sarai nel giusto stato d’animo» Mi ricordo che parlava lentamente e con un tono di voce calmo. «Se scegli questo, ci sarà continuità. Non sarò una parentesi nella tua settimana. Non improvviserò ogni volta, ma ci saranno rituali»
Mentre scandiva ogni singola frase, sentii il cuore accelerare, il respiro accorciarsi, dei brividi percorrermi il corpo.
«Saprai cosa aspettarti… e allo stesso tempo non saprai fino a dove ti porterò. Ti guiderò anche quando significherà metterti davanti a te stessa e quando ti irrigidirai, non farò finta di non vederlo, ma ti chiederò perché»
Io lo ascoltavo attentamente. «Se scegli questo, scegli di essere coinvolta nel corpo e nella mente» Mi diede il tempo di assimilare e questa era una cosa che iniziava a piacermi. «Domande?» chiese infine.
«Se mi lascio andare…potrò contare su di te? Mi proteggerai… da tutto?»
«Da tutto no. Dai tuoi pensieri, dai tuoi dubbi, dalle tue paure...no. Ma dentro questo spazio, dentro questo mondo...sarai al sicuro sempre. Non permetterò che ti venga fatto male e non ti lascerò sola quando l’intensità aumenterà. Questo posso prometterlo»
Annuii. A quel punto Marco mi disse una cosa, che sembrò quasi un ordine. O forse lo era davvero.
«Se sei sicura della tua scelta, dillo, Alice. A voce alta»
Sentii il cuore accelerare così forte, che sembrò quasi che volesse uscire dal petto. Ricordo che lo guardai negli occhi prima di parlare. Ero consapevole di ciò che stavo per dire e lo dissi senza timore, ne dubbi. «Desidero essere la tua sottomessa, Marco»
A quel punto mi invitò a seguirlo al tavolo, dove ci accomodammo entrambi uno di fronte all'altro. Davanti a noi c'erano due fogli bianchi con due penne. Non capii subito a cosa servissero, quindi fu lui a spiegarmi.
«Iniziamo da una cosa fondamentale» disse. «Scriviamo un contratto»
«Io… non ne ho mai scritto uno» ammisi.
«Mai?» ricordò ancora ora il suo sguardo incredulo.
«No, abbiamo sempre parlato, stabilito dei limiti, delle parole di sicurezza… ma niente di scritto»
«Capisco. Un contratto è una formalità, non ha valore legale. Però serve a definire e a chiarire limiti, regole e altre cose. Serve a mettere nero su bianco cosa siamo… e cosa non siamo. Ci tutelare entrambi. Te, prima di tutto, ma anche me»
Per la prima volta, notai la differenza che emergeva tra quello che avevo vissuto prima e quello che stava iniziando lì. Non stavo entrando solo in una dinamica dom/sub, stavo entrando in qualcosa di molto più definito.
«Ti obbliga a pensare davvero a quello che stai scegliendo e obbliga me a rispettarlo» quando fu certo che avessi compreso il significato di quel gesto, continuò «Ora lo costruiamo insieme»
«Cominciamo dallo stabilire la durata. Tre mesi da oggi + uno di addestramento. Alla fine ci confronteremo e decideremo se continuare… e fino a dove spingerci»
«Mi piace che abbia una scadenza. Così so che non sto entrando in qualcosa d'indefinito»
Annuì. «Direi due volte a settimana è un buon inizio. Dimmi tu la tua disponibilità»
«Durante la settimana o nel week end?» chiesi.
«Come preferisci»
Ripensai ai miei impegni settimanali, che comunque non erano minimi e cercai di trovare il giusto compromesso.
«Martedì e mercoledì?»
«Bene. Dalle 00.00 del martedì alle 23:59 del mercoledì. Non un minuto in meno»
Quel dettaglio di precisione mi fece sollevare lo sguardo. «D’accordo»
«Ci saranno eccezioni solo per motivi personali e importanti, tra questi il ciclo e potremo eventualmente recuperare nel week end»
Annuii. «Se avrò bisogno di spazio, lo dirò»
«Lo dirai» confermò lui, annotando. E io facevo lo stesso.
«Il luogo principale sarà questo» disse.
«Non è… rischioso?» mi venne spontaneo chiedere. «Hai una famiglia e se qualcuno venisse qui?»
Mi rispose senza esitazione. «Questa non è casa mia o meglio… non è quella in cui vivo adesso»
Lo guardai senza capire subito.
«È la casa dove vivevo prima di sposarmi, l’ho solo rimodernata. Nessuno della mia famiglia viene qui. Mia moglie non ama questa zona, non le piace il mare, non le è mai piaciuta questa casa»
Quelle parole mi colpirono più del previsto.
«E i miei figli… non ci hanno mai messo piede. Puoi stare serena Alice, qui ci sono sempre venuto solo io della famiglia» concluse.
Annui sentendomi più serena. Poi lui riprese il discorso che io avevo interrotto. «In quei due giorni potrei darti indicazioni anche quando non saremo qui»
Sentii la tensione nello stomaco.
«Anche fuori?» chiesi.
«Solo se lo vuoi»
Ci pensai. «Solo cose leggere, niente che mi esponga o mi metta in difficoltà»
«Safeword?» mi chiese. E capii che non intendeva sapere se ero d'accordo, ma quali volessi usare.
«Fuoco…per quando raggiungo il limite. E casa…se non riesco ad andare oltre»
«Le userai senza paura, non sono una sconfitta» mi disse guardandomi negli occhi. Come a volermi rassicurare.
«Lo so»
Ci fermammo qualche istante. Ricordo il silenzio, il suono leggero dei due bicchieri di acqua poggiati sul tavolo da Max, il tempo che sembrava rallentare.
«C’è un’altra cosa importante» riprese. «Voglio sapere cosa conosci e cosa no. E voglio sapere quali sono i tuoi limiti»
Annuii. «Questi sono i miei assoluti: giochi con il fuoco, corrente elettrica, aghi, coltelli, piercing o sangue. Giochi con bambini e animali. Dimmi se vuoi aggiungere qualcosa»
Lo ascoltai e riflettei che quelli lo erano anche per me…ma che ne avevo qualcun altro. «Urine e defecare. E non voglio segni permanenti sulla pelle»
Trascrisse tutto sul foglio, senza esitazioni.
«Riguardo a pratiche come: masturbazione, cunnilingus, fellatio, ingoio sperma, penetrazione e fisting vaginale e anale?»
«Va bene tutto»
«Riguardo l'uso di vibratori, dilatatori anali, plug, dildi, fruste, pinze per capezzoli, ghiaccio, altro…acconsenti? Hai già provato a usarli?»
«Si, ho avuto modo di provarli e si possiamo usarli»
«Bene. Acconsenti a essere legata e bendata?»
Annuii «Si»
«In tutte le parti del corpo?» Lo guardai pensierosa, così iniziò a elencarmi qualche esempio.
«Va bene»
«Riguardo all'essere imbavagliata?»
«Non ho mai provato» ammisi.
«Vuoi provare?»
Accettai, perché anche se non lo conoscevo in quel ruolo, qualcosa mi diceva che potevo fidarmi di Marco. «Si…basta che non comprometta la respirazione. Nessun rischio fisico» dissi.
«Assolutamente. Durante il fellatio?»
«Non so, non ho molta esperienza su questo» ammisi timidamente.
«Ci lavoreremo, non preoccuparti e decideremo in seguito per la respirazione qui»
«Mi sta bene» dissi «Voglio esplorare, ma non voglio imprudenza»
«Stai tranquilla Alice. Posso introdurre attrezzature nuove nel tempo. Ma, mai senza avertelo spiegato prima e mai senza un tuo consenso chiaro»
Annuii.
«Acconsenti a essere umiliata verbalmente?»
A quella domanda non mi servii pensarci perché mi eccitava molto «Si»
Scrisse. «Andremo per gradi, niente verrà imposto senza che tu sappia esattamente cosa stai accettando. E se qualcosa non ti è chiaro, lo diremo prima. Sempre»
Annuii ancora un volta. «Il contratto è quasi completo. Metterò tutto insieme e te lo manderò a breve via email. Lo leggerai con calma e poi lo firmeremo insieme. Ma prima di arrivare a quello...voglio qualcosa»
Cercai di capire cosa intendesse e intuii che forse era il momento di prendermi. Mi alzai e tolsi la giacca poggiandola sulla sedia. Ricordo che osservò il gesto, poi rimasi in attesa di un suo ordine. Quello che mi disse però, non era quello che avevo immaginato.
«Togliti un oggetto che hai addosso. Qualcosa che ti appartiene»
Riflettei su cosa potessi donargli in quel momento, che non fosse il mio corpo. Pensai a un indumento, ma forse era troppo. Forse un accessorio. Abbassai lo sguardo sul mio corpo e lo individuai subito. Tornai a sedermi e accavallando le gambe sganciai l'oggetto. Sulla caviglia destra c’era la cavigliera che indossavo sempre. Era con me da anni, non me ne separavo mai. Per questo pensai che quello potesse essere qualcosa da donargli. Glielo dissi mentre gliela porgevo.
«Portamela» mi ordinò diretto.
Mi alzai e lo raggiunsi con passo lento. Una volta davanti a lui, allungai la mano, ma non la prese. Pensai di aver sbagliato il dono. Feci per scusarmi e cambiare oggetto, quando lui mi bloccò.
«No, inginocchiati»
A quell'altro ordine, ancora più diretto del primo, sentii il sangue pulsare nelle tempie. In quel momento capii che aveva appena iniziato a guidarmi.
Le ginocchia toccarono il pavimento quasi senza rendermene conto e la gonna si piegò sulle cosce. Ricordo il calore che salì lungo l’interno coscia. Gliela porsi a palmo aperto e in quel momento il mio respiro si fece più profondo.
Marco la prese e quando le sue dita sfiorarono le mie, il ventre si contrasse, le cosce si serrarono involontariamente. «Questa» disse osservandola «rimarrà con me fino alla fine dei tre mesi» Un brivido mi attraversò la schiena. «È il primo pezzo di te che mi affidi» Poi lo conservò nella sua tasca dei pantaloni.
«Per stasera basta, puoi andare a casa, Alice» mi porse la mano per aiutarmi ad alzare. Rimasi sorpresa sia per il congedo, che per il gesto.
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