Sotto la Tua guida - Capitolo 15 - Parte 1

di
genere
dominazione

22 Giugno 2026
Era iniziata una nuova settimana. Quel lunedì mattina ero seduta ancora in pigiama al tavolo con mio fratello. Stavamo facendo colazione, entrambi con i nostri cornetti tra le mani. Parlavamo del suo ultimo anno di scuola, quando il telefono vibrò accanto alla mia tazzina. Bastò uno sguardo allo schermo per farmi gelare, il cuore accelerò all’improvviso. Mi alzai subito, cercando di non dare troppo nell’occhio.
«Torno subito» dissi, già girandomi. Non aspettai nemmeno una risposta. Mi allontanai, salendo le scale e chiudendomi la porta della mia stanza alle spalle.
Solo allora risposi. «Pronto…»
«Alice, buongiorno»
«Buongiorno, Padrone»
«Non ho belle notizie purtroppo. Questa settimana non ci vedremo»
Le sue parole mi colpirono, perché arrivavano senza preavviso.
«Come mai?» chiesi col tono sorpreso e leggermente malinconico.
«Devo partire per lavoro...starò via diversi giorni»
«Va bene» risposi sempre con lo stesso tono.
«Sei congedata da tutti i tuoi compiti» continuò.
Aggrottai la fronte, perché quelle parole suonavano quasi fuori posto.
«Congedata da tutto?»
«Quasi. Continuerai soltanto l’allenamento che ti ho assegnato l’ultima volta»
Istintivamente ripensai agli esercizi di respirazione e rilassamento che avevamo iniziato insieme.
«Dieci minuti al giorno, tutti i giorni»
Aggrottai leggermente la fronte.
«Ma, Padrone...era un esercizio per una settimana»
Marco non mostrò nessuna esitazione «Lo era. Ma non potrò verificare i risultati nei tempi previsti» si fermò un attimo. «Quindi da questo momento hai un nuovo ordine: continuerai fino a quando ti dirò di fermarti»
«E la verifica?» chiesi.
«Dovrà aspettare»
«Per quanto tempo?» chiesi subito.
«Fino a nuovo ordine»
Non era la risposta che speravo.
«Siamo d'accordo?»
«Sì, Padrone»
«Per il resto sei libera. Niente obblighi, niente orari e niente appuntamenti. Ma questo non significa che non mi farò sentire» aggiunse subito. «Potrei chiamarti, scriverti o darti indicazioni e tu dovrai essere pronta»
Deglutii piano.
«Lo sarò, Padrone»
«In qualsiasi momento, Alice» mi ricordò.
Quelle parole mi rimasero addosso più delle altre, perché significavano una cosa sola: non avrei avuto modo di prevederlo.
«Goditi la tua settimana» concluse prima di chiudere.
Mi presi qualche istante prima di tornare giù.
«Allora?» fece mio fratello dal tavolo. «Chi era?»
Lo guardai per un attimo, tornando a sedermi come se nulla fosse.
«Lavoro» risposi, prendendo la tazza tra le mani.
Mio fratello fece una smorfia, poco convinto, ma non insistette.
«Se vuoi ti do io un passaggio a scuola dopo» aggiunsi quasi subito, cambiando argomento. «Tanto devo andare in piscina»
«Ah, top» rispose lui, tornando a mangiare.
Il resto della mattina scivolò via tranquillo. Dopo aver accompagnato mio fratello a scuola, andai direttamente in piscina. Il corso di acqua-tonic mi aspettava e appena entrai in acqua, sentii il corpo rilassarsi quasi subito. Ogni esercizio mi costringeva a concentrarmi sul momento presente. Per un'oretta riuscii davvero a non pensare a nulla.
Quando uscii dalla piscina, con i capelli ancora umidi e la pelle bagnata controllai il telefono. C'erano soltanto i messaggi dei miei amici e qualche notifica senza importanza. Il pomeriggio trascorse a lavoro tra clienti, colleghi e le solite attività quotidiane. Una giornata normale, di quelle che finiscono quasi senza lasciare traccia.
La sera mi ritrovai sul divano con mio fratello. Una pizza condivisa, un film scelto senza troppo interesse e una coperta condivisa. Non succedeva da parecchio tempo. Quando il film terminò, rimanemmo seduti ancora qualche minuto.
«Dovremmo rifarlo più spesso» disse stiracchiandosi.
Sorrisi appena. «Già»
Mi alzai, gli diedi un bacio sulla guancia e gli augurai la buonanotte.

Quando entrai nella mia stanza, il silenzio mi accolse immediatamente. Il telefono era ancora sul comodino, dove lo avevo lasciato prima di cena. Lo avevo fatto apposta. Per tutta la serata non avevo voluto controllarlo. Non volevo distrazioni, né passare il tempo a fissare uno schermo aspettando qualcosa che forse non sarebbe arrivato, eppure sapevo anche un'altra cosa.
Se Marco mi avesse cercata e io non avessi risposto, avrei dovuto assumermene le conseguenze. Lo sapevo, ma avevo scelto comunque di correre il rischio.
Quando accesi lo schermo, però, non trovai nulla: nessun messaggio, nessuna chiamata. Per un istante provai una lieve delusione, una parte di me aveva comunque sperato di trovare il suo nome tra le notifiche.
Scacciai quel pensiero quasi subito, avevo ancora un compito da eseguire.
Mi sedetti sul tappeto vicino al letto. Per qualche secondo rimasi immobile, cercando di ricordare ogni indicazione che Marco mi aveva dato giorni prima.
Chiusi gli occhi, inspirare lentamente, espellere l'aria senza fretta, rilassare le spalle, lasciare andare la tensione.
Inizialmente trovandomi sola la mente continuava a vagare e ogni volta riportavo l'attenzione al respiro. Poi pian piano il corpo iniziò a rilassarsi. Quando sentii che il ritmo era diventato più regolare, schiusi appena le labbra come mi aveva insegnato. Cercai di mantenere la mascella morbida, la gola rilassata, concentrandomi soltanto sull'aria che entrava e usciva. Non era semplice senza la sua voce a guidarmi. Più di una volta mi accorsi d'irrigidirmi e dovetti ricominciare, ma continuai. Trascorsi i primi dieci minuti, passai alla seconda parte dell'esercizio. Ripetei per cinque minuti tutto ciò che Marco mi aveva spiegato, cercando di applicare le stesse sensazioni e lo stesso controllo che avevamo allenato insieme.
Per quella sera avevo eseguito il mio compito.

Il martedì fu pieno. La mattina lavorai in negozio come sempre. Ogni tanto lo sguardo cadeva sul telefono, nella speranza di trovare un suo messaggio, ma ancora niente.
Il pomeriggio lo trascorsi con mia madre, tra una commissione e l'altra. Andai finalmente anche in palestra con Luca. Un allenamento intenso come di consuetudine, alleggerito da qualche battuta tra una serie e l'altra. La fatica mi aiutava a scaricare, a sentire il corpo più della testa. E forse, in quel momento, era proprio quello di cui avevo bisogno.
Quando tornai a casa ero così stanca che non pensai a nulla. Mi lasciai cadere sul letto ancora con i vestiti della palestra, chiudendo gli occhi.
Rimasi così qualche minuto, immobile, assaporando quella stanchezza che sembrava aver spento ogni pensiero, poi mi ricordai del compito che Marco mi aveva lasciato. Con poca voglia e le gambe ancora pesanti per l'allenamento, mi costrinsi ad alzarmi. Eseguii gli esercizi come mi era stato ordinato, rispettando il tempo stabilito e cercando di mantenere la stessa concentrazione dei giorni precedenti, solo che lo feci con molta difficoltà. Solo dopo tornai a letto.
Quella sera mi addormentai quasi subito. Senza pensare a Marco, senza aspettare una sua chiamata, senza aspettare nulla. La stanchezza ebbe la meglio su tutto il resto.

24 Giugno 2026
Il mercoledì mattina iniziò con una bella doccia calda e poi con la lezione di pilates. Beatrice era accanto a me sul tappetino e il solo fatto che fosse lì con me mi fece sorridere. All'inizio era stata titubante, ma alla fine ero riuscita a convincerla.
Dopo andammo a fare colazione insieme. Cappuccino e brioche, sedute una di fronte all'altra, tra chiacchiere leggere e momenti di silenzio comodo. Per qualche ora fui semplicemente Alice, senza attese né pensieri.
Quel giorno avevo il turno che io chiamavo extra, che andava dalle undici alle diciassette. Stavo per uscire da casa quando il telefono vibrò. Mi fermai, il cuore accelerò ancora prima che guardassi lo schermo. Capii subito chi era.
I miei occhi iniziarono a scorrere lentamente su quelle parole e bastarono le prime righe per farmi trattenere il respiro.

Master M.
"È arrivato il momento che tu ti racconti, Alice.
Mi hai parlato delle tue esperienze, ma ora voglio saperne di più.
Voglio i dettagli e voglio conoscere cosa hai provato davvero.
Le tue emozioni, le tue paure"

Non appena vide che avevo visualizzato, lasciò trascorrere qualche secondo. Poi arrivò un secondo messaggio.

Master M.
"Racconta come hai vissuto la tua prima esperienza anale"

Il cuore sembrò fermarsi per un istante. Rimasi immobile, lo sguardo fisso sullo schermo. Sentii il bisogno di appoggiarmi con la schiena al muro quasi senza rendermene conto. Non era soltanto l'imbarazzo, era la consapevolezza di ciò che mi stava chiedendo davvero. Non voleva un semplice racconto, voleva che scavassi nei ricordi, che gli raccontassi cosa avevo provato.
Chiusi gli occhi per un istante e inspirai lentamente. Pochi secondi dopo arrivò un terzo messaggio.

Master M.
"Hai due giorni, Alice. Venerdì entro le 14 voglio ricevere la tua email"

Due giorni.
Così pochi e allo stesso tempo abbastanza da non lasciarmi alcuna scusa.
Mi staccai dal muro e raggiunsi la cucina. Riempì un bicchiere d'acqua e ne bevvi qualche sorso. Appoggiai il bicchiere sul piano e rimasi lì per qualche secondo, immobile.
«Ok...» sussurrai a me stessa.
Il lavoro mi avrebbe occupata per il resto della giornata, ma sapevo già che quel pensiero mi avrebbe accompagnata ovunque.
Perché il problema non era scrivere, il problema era ricordare.
Uscii di casa con qualche minuto di ritardo. Non abbastanza da preoccuparmi all'inizio, ma bastò poco perché tutto si complicasse. Un incidente poco più avanti bloccava la strada e non avevo altre vie di scampo.
Come se non bastasse già il resto, arrivai a lavoro in ritardo. Pochi minuti appena, ma sufficienti per meritarmi un richiamo. La responsabile aveva ragione: avrei dovuto avvisare. Ero stata così assorbita dal messaggio di Marco da non pensarci nemmeno.
Mi scusai e iniziai a lavorare. All'inizio ci riuscii, ma la mia attenzione continuava a sfuggirmi. Mi ritrovavo a rileggere le stesse cose, a commettere piccoli errori insoliti, a perdere il filo dei pensieri.
Non erano sbagli gravi, ma abbastanza evidenti da essere notati. A metà turno ricevetti anche un secondo richiamo per la mia distrazione.
Mi scusai di nuovo e cercai di rimettere la testa sul lavoro. Il problema era che, per quanto ci provassi, una parte della mia mente continuava a tornare sempre lì, a quell'email e a ciò che Marco mi aveva chiesto di raccontare.

La sera mi sedetti davanti al portatile con l'intenzione d'iniziare a scrivere. Aprii Word e digitai qualche parola, poi una frase incompleta, all'improvviso mi fermai. Rilessi ciò che avevo scritto e cancellai tutto. Lasciai uscire un respiro lento e mi appoggiai allo schienale della sedia. Non funzionava, non riuscivo a trovare il punto da cui cominciare. Rimasi qualche istante a fissare la pagina vuota, poi chiusi il portatile. Restai seduta alla scrivania ancora per qualche secondo, in silenzio.
«Domani...» sussurrai appena. Ci avrei riprovato il giorno dopo. Prima di andare a letto eseguii anche il compito che Marco mi aveva assegnato. Ormai era diventato parte della mia routine serale, qualcosa che non mettevo più in discussione. Solo dopo mi infilai sotto le coperte, lasciando che la stanchezza della giornata avesse la meglio sui pensieri.


25 Giugno 2026
Il giorno dopo, dopo cena, tornai davanti alla stessa pagina bianca della sera precedente. Provai a scrivere una frase, ma mi sembrò sbagliata. Allora ne scrissi un'altra, ma era peggio. Cancellai tutto e lasciai ricadere la testa tra le mani. Non era da me.
Scrivere era sempre stato il mio modo per capire, per mettere ordine nei pensieri, dare un senso alle cose, trovare un filo anche quando tutto sembrava confuso. Lo avevo fatto con le cose belle e con quelle più difficili, lo stavo facendo persino con Marco.
Avevo già scritto del nostro rapporto senza particolari problemi eppure, quella sera, non riuscivo nemmeno a costruire un paragrafo.
Rimasi immobile davanti allo schermo. Il cursore continuava a lampeggiare sulla pagina vuota, come se volesse ricordarmi che ero ancora ferma allo stesso punto. In quel momento il telefono vibrò accanto al computer. Distolsi lo sguardo e vidi il nome di Marco comparire sullo schermo.

Master M.
"Il tempo stringe, Alice"

Alice
"Ci sto provando, Padrone... ma non riesco a mettere giù nulla. Non stavolta"

La risposta arrivò quasi subito.

Master M.
"Allora fermati un attimo. Non è una questione di capacità, quelle le hai e lo sappiamo entrambi. Puoi farlo, oppure puoi decidere di non farlo. Ma qualunque scelta tu faccia, avrà delle conseguenze.
La scelta è tua, Alice"

Rimasi a fissare quelle parole. Non mi stava ordinando di scrivere, non mi stava nemmeno aiutando. Mi stava semplicemente ricordando che la decisione spettava a me e che, proprio per questo, non avrei potuto nascondermi dietro nessuna scusa.


Quella notte non fu una notte serena. Mi ero addormentata con la speranza che al risveglio tutto mi sarebbe sembrato più semplice. Invece mi ritrovai dentro quel ricordo, ma non come quando ci pensavo da sveglia, era come se lo stessi rivivendo. Le sensazioni erano vive, troppo vive per essere solo un sogno.
Mi svegliai di colpo, con il respiro corto e il cuore che batteva forte nel petto. Rimasi immobile per qualche secondo, cercando di capire dove fossi davvero. La pelle era accaldata e leggermente umida, le lenzuola mi davano fastidio addosso.
Mi misi seduta sul letto e cercai di rallentare il respiro. Era solo un sogno, mi ripetevo. Eppure non lo sembrava.
Nel silenzio della stanza, mentre tornavo lentamente al presente, una frase tornò a farsi strada nella mia mente.
"Qualunque scelta tu faccia, avrà delle conseguenze"
Fu allora che capii. Non era il ricordo a bloccarmi e non era nemmeno scriverlo. Era consegnarlo. Mettere tutto nero su bianco significava rendere reale qualcosa che fino a quel momento avevo sempre tenuto chiuso dentro di me.
Mi alzai dal letto quasi d'impulso e raggiunsi la scrivania. Erano le quattro e mezza del mattino, quando mi ritrovai quella pagina davanti gli occhi. Fino a poche ore prima mi era sembrata impossibile da riempire, stavolta, però, non esitai e iniziai a scrivere.
Le parole arrivarono subito, una dopo l'altra, come se fossero state lì ad aspettare soltanto che smettessi di scacciarle.
Quando mi fermai, rilessi tutto dall'inizio alla fine e fu allora che me ne resi conto.
Per due giorni avevo continuato a ripetermi che non riuscivo a scrivere quella storia, ma non era vero. L'avevo scritta in meno di un'ora. Il problema era sempre stato un altro. Inviarla. Deglutii e aprii l'email, poi cliccai su nuovo messaggio. Il cuore riprese ad accelerare. Allegai il file, scrissi soltanto "Come richiesto" e rimasi per un istante con il cursore fermo sul pulsante d'invio. Poi presi coraggio e cliccai. Non appena lo schermo tornò alla schermata iniziale, un brivido mi attraversò la schiena.
Non potevo più tornare indietro.
scritto il
2026-07-16
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