Sotto la Tua guida - Capitolo 5

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genere
dominazione

30 Aprile 2026
Il giorno dopo, ricevetti da Marco un messaggio con un file in allegato. Non serviva aprirlo per sapere cosa fosse, ma lo feci comunque. Il pdf era ordinato. Mi sedetti sul letto con il computer sulle gambe e iniziai a leggerlo. Conteneva la data, i nostri nomi, i ruoli, punti sulla riservatezza del rapporto, sulla responsabilità, sul suo ruolo e sul fatto che avrebbe guidato, deciso, corretto quando necessario. E poi c’erano quelle parti su di me, sull'affidarmi, sul fatto che alcune scelte non sarebbero state più completamente nelle mie mani. E infine c'era tutto quello che avevamo stabilito la sera precedente. Quando arrivai alla parte finale, mi fermai. “Oggetto personale trattenuto per l’intera durata dell’accordo come simbolo di affidamento”
Istintivamente abbassai lo sguardo verso la caviglia e la sentii improvvisamente nuda. Ed è lì che capii davvero che non era più solo una decisione presa a parole, era già iniziato tutto.

4 Maggio 2026.
Il lunedì arrivò quasi senza che me ne rendessi conto. Ricordo di aver passato la mattinata fuori per commissioni. In sottofondo però c’era quella mezzanotte che si avvicinava. Fu proprio mentre ero in giro che ricevetti il suo messaggio.
Mi scrisse che voleva fare un controllo abiti quel giorno e che voleva sapere l'orario in cui presentarsi a casa mia. Ricordo che quel messaggio mi fece bloccare. Non ne avevo mai avuto uno, non sapevo cosa aspettarmi e non sapevo nemmeno cosa avrebbe guardato davvero. Gli risposi che purtroppo quel pomeriggio lavoravo e se era un problema rimandare alla mattina successiva, quando in casa non ci sarebbe stato più nessuno. Lui accettò.
Quella notte dormii poco, un po' per l'ansia e un po' la curiosità di quel gesto. E poi c'era quella sensazione, sempre più familiare, di non sapere esattamente cosa sarebbe successo… ma di volerlo comunque scoprire. Al risveglio scelsi qualcosa di semplice e casual da indossare, anche se non ricordo bene cos'era. Volevo essere normale o almeno, provarci.
Eppure, mentre mi guardavo allo specchio prima che arrivasse, sapevo che quella non era davvero una mattina come le altre. Non lo era più da giorni, in realtà.
Quando si presentò alla mia porta, la prima cosa che fece fu scrutarmi. Mentre io sentivo il corpo leggermente teso e lo stomaco contrarsi. Ci salutammo come sempre, come due 'amici' che si incontrano per un caffè. Poi quell'ordine diretto «Mostrami l’armadio»
Lo accompagnai al piano superiore e gli mostrai l'armadio aprendolo, poi mi feci da parte. Lui si avvicinò e in silenzio, osservò. Parlò quando mi diede l'ordine d'inginocchiarmi. In quel momento il cuore accelerò. Non me lo aspettavo così presto e non in quel modo. Una volta giù, iniziò a dettarmi una serie di azioni da eseguire. «Seduta sui talloni, schiena dritta, mani sulle gambe e palmi in giù» ogni volta che eseguivo lui aggiungeva un altro passaggio.
Mi osservò per un secondo, poi tornò all’armadio. Ricordo il rumore ripetitivo delle grucce che riempì la stanza. Faceva scorrere i vestiti uno a uno, li prendeva, li valutava, li rimetteva al loro posto. Senza fretta e senza spiegazioni. Io restavo immobile fuori, ma dentro ogni movimento diventava un giudizio silenzioso. E mi accorsi che stavo aspettando di capire cosa stesse pensando. «Durante i due giorni non ti vestirai per comodità. Ti vestirai per rappresentare una posizione»
Continuò a scorrere e nulla sembrava sfuggirgli. Jeans, pantaloni, felpe, maglie, vestiti. Persino i completi che usavo per la palestra. Quando finì si voltò verso di me.
«Dove tieni l’intimo?»
La domanda, così diretta, mi colpì più di quanto avrei voluto. Sentii il calore salire sul viso. «Nel… comò» risposi, indicando il mobile accanto al letto.
«Aprilo» osservai la mia posizione non sapendo come muovermi per eseguire il suo ordine, probabilmente lo capì perché mi invito ad alzarmi eseguirlo, per poi tornare in quella posizione, che conoscevo bene perché non era la prima volta che la praticavo.

All'interno di quel comò il mio intimo era suddiviso in 5 organizer, ognuno conteneva una categoria diversa. C'era quello delle calze, dei reggiseni, degli slip. Tutto intimo sportivo e basic. E poi c'erano gli ultimi due organizer che erano un livello pro. Ricordo che li osservò tutti, ma che si concentrò e soffermò molto sugli ultimi due. Il primo conteneva i completini quelli più sexy, quelli per le occasioni speciali. Ne estrasse qualcuno e lo osservò chiedendomi qualcosa come se l'avessi scelti io. La maggior parte erano completini in pizzo e tulle. Man mano che si osservava e toccava il mio voltò iniziò a colorarsi di rosa sempre più intenso…e ricordo che raggiunse il massimo, come se stesse prendendo a fuoco quando passò all'ultimo. Ricordo che anche lui sembrò notare la differenza dai precedenti, lo capii dal suo sguardo attento e aggiungerei sorpreso. Quell'organizer non conteneva solo completini formati da slip e reggiseni, ma anche autoreggenti, reggicalze, babydoll…tutto rigorosamente in pizzo, velato e trasparente, e alcuni erano anche aperti nei punti fondamentali. In quel momento, avrei voluto che sotto di me si aprisse una voragine per sparire. Il fatto che lui ci mettesse le mani e che osservasse mi imbarazzava troppo. Ricordo ancora le sue parole, quando li aprì per osservarli.
«Questi non li compri per caso» la sua voce era bassa, profonda «Per chi li hai indossati?»
E lì il cuore iniziò a battere più forte. Avrei potuto mentire, ma non lo feci.
«Per…il mio primo padrone»
E poi quel gesto successivo, che mi pietrificò. Dalla tasca dei suoi pantaloni estrasse un sacchetto. All'iniziò non capii quel gesto, ma mi bastò poco per avere tutto chiaro. Mi ordinò di alzarmi e di mettere dentro tutto ciò che lui mi avrebbe indicato. In quel momento sentii lo stomaco stringersi e per un attimo non riuscii a muovermi, ma il suo richiamo mi impose di eseguire. Ricordo che vidi sparire all'interno di quel sacchetto tutto il contenuto dell'ultimo organizer, ogni singolo capo passò dalle mie mani per finire lì dentro. E non fu facile eseguirlo quell'ordine, assolutamente. Era come vedere un pezzo di Alice sparire. Quando tutto sparì all'interno, mi fece una domanda che se possibile mi pietrificò più di quel gesto. «Questo è tutto?» chiese con calma. E io confermai, ma probabilmente non ero credibile, non saprei.
Mi osservò attentamente. «Con un guardaroba così…non mi convincerai che finisce qui» e lì iniziai a tremare, non fisicamente, mentre il respirò mi si fermò in gola. «C’è altro?» Domandò di nuovo. Quel mio esitare un secondo di troppo, fu già una risposta per lui e infatti disse «Dove».
Capii subito che non fosse una domanda, ma un ordine. Così dal comodino di sinistra estrassi due pochette. All'interno erano contenuti tutti i miei toys che lui rovesciò sul letto, osservandoli. Un plug diamantino, amico di qualche uscita esterna. Il dildo compagno di pompini e allargamenti. Le palline anali complici d'innumerevoli orgasmi. Le pinze per i capezzoli, intime amiche di torture. E ancora, i due vibratori fidati complici di lunghi orgasmi in solitaria prima di conoscere il mio primo padrone e per finire il frustino, responsabile di lunghe e dolorose frustate. «Interessante» La voce non tradiva emozioni. «Hai costruito un piccolo arsenale» Vedere quei piccoli oggetti tra le sue grandi mani mi fece sentire, non so perché, piccola e colpevole.
«Quando mi veniva concesso» sussurrai, dopo che mi chiese quando li usassi.
Ricordo che il suo sguardo si fece leggermente più duro «Quindi hanno servito»
Non mi servì risponde perché era chiaro che fosse così. A quel punto lui riprese il sacchetto e lo aprii ordinandomi in tono secco di gettarli all'interno, tutti.
Avvertii una stretta improvvisa al petto e allo stomaco. Non potevo gettarli, erano comunque soldi miei e ricordi personali. Provai a obiettare.
«Marco» Il suo nome mi uscii con esitazione.
«Hai qualcosa da dire Alice?»
«Li ho comprati io» dissi prendendo coraggio.
«E li hai usati per chi?» continuò.
Rimasi in silenzio ancora una volta. Era inutile rispondere, quando la risposta era chiaro a tutti e due. Le parole che mi disse subito dopo, le ricordo ancora ora.
«Sono disonorati e io non voglio oggetti che hanno servito altri» Il petto mi si contrasse. «Saranno buttati nel sacchetto. Ora»
«Ma…» Tentai un ultima volta, prima di cedere definitivamente.
«Non osare contraddirmi, Alice. Questi non ti serviranno più. Io non uso attrezzi sporchi»
«Si» sussurrai abbassando lo sguardo al pavimento. Mi sentii così mortificata in quel momento.
«Quello che è stato usato da altri non entrerà nel mio controllo» Poi si avvicinò a un centimetro dal mio viso, afferrò il mento e alzò il mio volto finché i nostri sguardi non si unirono. «Se voglio qualcosa per te, lo sceglierò io. Sarà nuovo. Sarà mio» sussurrò.
Quel gesto scatenò la solita reazione. Poi richiuse tutto, armadio, cassetti e sacchetto e mi informò che lì avrebbe portati giù quando sarebbe andato via. In quel momento sentii qualcosa spezzarsi dentro me, pensavo che me li avrebbe fatti mettere da qualche parte, non mi aspettavo certo che sarebbero andati persi per sempre. Questo mi fece capire quanto Marco sapesse essere dominante.
Successivamente si sedette sul bordo del letto, e afferrandomi il polso con un gesto fermo, mi tirò verso le sue gambe e con un movimento lento, come se volesse farmi sentire tutto il momento, mi abbassò quanto bastava i jeans, fino a scopre la pelle del sedere.
«Sai cosa succederà ora?» chiese.
«Sì» sussurrai.
«E sai perché succederà?»
Esitai, perché in realtà non lo sapevo davvero. «No»
«Ci penso io a rinfrescarti la memoria, non preoccuparti. Verrai punita perché hai osato contraddirmi prima e non ne hai il diritto» il cuore accelerò ancora. «La punizione serve a correggere il tuo comportamento»
Non feci in tempo ad assimilare le sue parole che sentii il primo colpo scagliarsi contro uno dei glutei. La stanza si riempì del suono e del mio urlo di sorpresa, più che del dolore. Mi ordinò di contare e io iniziai subito per evitare che la punizione peggiorasse. Il ritmo era costante e disciplinare, e a ogni colpo che subivo aggiungeva un comando
«Conterai ogni singolo colpo»
«Senza lamentarti»
«E mi ringrazierai per la correzione»
Ricordo che i miei occhi iniziarono a bagnarsi per il bruciore che avvertivo sui glutei e il respiro diventava più profondo.
Quando mi diede l'ultimo, il silenzio che ne seguì fu quasi più forte dei colpi. Il mio petto si sollevava velocemente contro le sue gambe, ma non mi mossi. E neanche la sua mano che rimase appoggiata per un momento, non per accarezzare, ma per segnare la fine.
«Perché sei stata punita Alice?» mi chiese.
La domanda era calma e stavolta sapevo la risposta ora.
«Perché ho osato contraddirti»
«E?»
«Non ne avevo il diritto»
Lui annuì. «La punizione non è per ferirti, è per correggerti. Ora ringraziami» Lo feci, mentre recuperavo il respiro.
Ciò che successe dopo, mi spiazzò. Mi aiutò a sollevarmi e a sdraiarmi a pancia in giù sul letto, poi sparì dalla stanza e qualche secondo dopo tornò con un panno fresco, che mi poggiò delicatamente sulla pelle arrossata. Il contatto mi fece gemere. Non me lo aspettavo. Ero preparata al controllo, alla fermezza, ma non a quel modo di prendersi cura di me. Ed è forse lì che qualcosa cambiò davvero. Non in quello che mi aveva fatto, ma in come era rimasto dopo.
«Come ti senti?» mi chiese. Anche quello mi colpì.
Era la prima volta che qualcuno mi correggeva così e per la prima volta non ero io a guidare il gesto. Non ero io a decidere l’intensità. «È diverso. Sono un po’ scossa…ma sto bene»
Ricordo che valutò non le parole, ma il modo in cui lo dissi. Poi rimase accanto a me, mentre il panno restava sulla pelle, finché il ritmo del mio respiro tornò normale e il battito si calmò.

Dopo un tempo che non saprei definire, mi aiutò a sistemarmi e nel mentre, mi spiegò che i miei vestiti andavano bene per il mio quotidiano, che non aveva nulla da ridire su quello. Ma che nei due giorni stabiliti, quando sarei stata con lui, sarebbe stato diverso, in quei momenti sarebbe stato lui a decidere come mi sarei vestita. Ricordo il cuore che accelerò, quando aggiunse che ci sarebbe stato un controllo costante. Ogni mattina avrebbe verificato cosa indossassi e, al rientro, se necessario, lo avrebbe fatto di nuovo. Si fermò più volte mentre parlava, osservandomi con attenzione, come per assicurarsi che stessi comprendendo davvero.
Non lo presentò come un capriccio, ma lo definì come disciplina e presenza. Disse che tutto ciò che avrebbe fatto non sarebbe stato per togliermi qualcosa, ma per guidarmi.
Ricordo di essere rimasta immobile ad ascoltare. Quando finì sentii il bisogno di chiarire un punto, ovvero il lavoro e il fatto che non potevo permettermi rischi, che dovevo continuare a vestirmi e comportarmi come sempre. Non conclusi nemmeno la frase, ma lui aveva già capito. Ricordo il modo in cui mi guardò e mi rassicurò subito. Nei momenti in cui sarei stata a lavoro non sarebbe intervenuto. Sarei rimasta libera di fare ciò che era necessario, senza interferenze. Quel tipo di rapporto non avrebbe mai compromesso le mie responsabilità. Sentii il sollievo arrivare immediato.
Poi mi chiese dei miei impegni del giorno dopo. Non avevo grandi impegni, se non lavorare di mattina, così riferii. Lui annuì e mi diede appuntamento alla casa a mare subito dopo, non ricordo l'orario preciso che mi indicò e aggiunse che voleva un piano dettagliato: allenamenti, turni di lavoro, eventuali impegni. Una visione chiara della mia settimana, o del mese.
Capii che quella richiesta era organizzazione e controllo. E, cosa che mi colpì più di tutte, una parte di me non lo rifiutò affatto.
Quando lasciò casa mia, lo fece con in mano il sacchetto. Passarono pochi minuti, non saprei più dire quando a oggi, ma ricordo che il telefono vibrò. Era un suo messaggio con allegata una foto. Il sacchetto, appoggiato accanto a un cassonetto, ancora chiuso e sotto, un messaggio.
"Chissà che qualcuno si diverta a immaginare cosa contiene.
- Master Marco"

Ricordo perfettamente la reazione. Il cuore che saltò un battito e un brivido caldo lungo la schiena. Chiusi gli occhi per un istante e quando li riaprii, mi accorsi di star sorridendo nonostante tutto.
scritto il
2026-07-02
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