Sotto la Tua guida - Capitolo 14 - Parte 1

di
genere
dominazione

16 Giugno 2026

Nel corso della mattinata, Marco mi aveva avvisata che avremmo avuto soltanto un’ora per vederci. Prima aveva alcuni impegni di lavoro, quindi mi aveva ordinato di farmi trovare alle 17:30 alla casa al mare.
Quando uscii dal lavoro, mi resi conto che non sarei riuscita ad andare in palestra. Quel giorno, per motivi di gestione del centro commerciale, il negozio aveva aperto più tardi del solito e il mio turno si era allungato fino alle 15 invece che terminare alle 14.
In sostanza, avevo ancora circa due ore e mezza prima dell’appuntamento con Marco, ma non abbastanza tempo per allenarmi e tornare a casa a prepararmi con calma.
Fuori però c’era una splendida giornata di estiva e decisi di concedermi una passeggiata sul lungomare. Tanto sarei dovuta andare lì comunque. Mi presi anche un gelato. Camminavo lentamente sulla battigia con la mia coppetta nocciola e cioccolato quando il telefono squillò: era Lorenzo.
Risposi con un sorriso. «Ciao»
«Ciao stellina. Come stai?» mi chiese con quella voce allegra e familiare.
Parlammo un po’, poi iniziò a raccontarmi che Luca si lamentava perché ultimamente lo lasciavo sempre solo in palestra.
A un certo punto si fermò. «Aspetta…ma sei al mare?»
Il cuore sussultò, mi affrettai a spiegare: «Ho accompagnato una collega a casa, abita da queste parti. Poi ho approfittato per fare due passi e prendere un gelato»
«E io niente gelato?» rispose fingendosi offeso.
Risi piano e la conversazione scivolò altrove, su quanto ogni tanto fosse bello concedersi un po’ di tempo da soli. Poco dopo dovette tornare a lezione.
Quando chiudemmo la chiamata, rimasi ancora qualche minuto sulla sabbia. Il sole scaldava la pelle e il rumore delle onde riusciva quasi a svuotarmi la testa. Quasi.
Alle 17 mi avviai verso la casa al mare, con quella tensione sottile che compariva ogni volta prima di vedere Marco. Entrai usando le chiavi che mi aveva dato e richiusi lentamente la porta alle mie spalle. In casa c’era silenzio.
Mi avviai direttamente verso la camera e iniziai a spogliarmi, lasciando nell’armadio i vestiti comodi che avevo usato per il lavoro. Era stato lui a ordinarmi di non cambiarmi prima di arrivare, perché non sarebbe servito.
Rimasi con il completino rosso che avevo scelto quella mattina: un reggiseno leggero e trasparente decorato con piccoli fiori e il perizoma abbinato. Sistemai i capelli davanti allo specchio, poi raggiunsi il tappeto ai piedi del letto e mi posizionai lì, in attesa.
Il silenzio della stanza era rotto soltanto dal ticchettio dell’orologio e proprio quell’orologio diventò il mio unico punto di riferimento.
17:30.
17:40.
I minuti continuarono ad aggiungersi lentamente e mi annunciavano che Marco era in ritardo.
Non sapevo se fosse voluto oppure no, ma il mio corpo iniziava a risentirne. Le gambe si stavano intorpidendo leggermente e la mente cercava continuamente di vagare altrove. Nonostante questo, rimasi immobile, esattamente come mi era stato ordinato.
Quando finalmente sentii la porta d’ingresso aprirsi, un brivido mi attraversò la schiena. I suoi passi percorsero il corridoio con calma, poi apparve sulla porta della camera.
«Alzati» La sua voce era calma, ma bastò a farmi irrigidire immediatamente.
Obbedii, sollevandomi lentamente dalla posizione in cui ero rimasta per tutto quel tempo. Sentivo le gambe leggermente rigide, ma mi misi comunque in piedi davanti a lui, con lo sguardo basso e il corpo teso.
«Guardami e mostrati al tuo Padrone» ordinò, mentre lo vidi sedersi sulla poltrona.
Alzai lentamente lo sguardo, lasciando che mi osservasse davvero. Con un piccolo cenno della mano mi invitò a voltarmi, gli diedi le spalle. Ci furono alcuni secondi di silenzio, abbastanza lunghi da farmi percepire ogni battito del cuore.
«Spogliati»
Portai le mani dietro la schiena e sganciai il reggiseno, lasciandolo scivolare via lentamente, poi abbassai anche gli slip, sentendo immediatamente il peso del suo sguardo su di me, sul mio culo.
«Resta così e sfiorati quei glutei»
Obbedii con esitazione, portando le mani dietro di me e accarezzando lentamente i glutei. Sentivo il mio stesso tocco incerto, quasi timido.
«Più piano, non avere fretta»
Rallentai subito il movimento.
«Adesso apriti e mostrami com'è l'interno»
Il cuore ebbe un piccolo sussulto perché aveva capito esattamente cosa chiedeva. Esitai appena un istante, più per l’imbarazzo di essere osservata in quel modo che per il gesto stesso, poi obbedii.
Marco rimase in silenzio per qualche secondo, poi sentii una mano poggiarsi sulla mia schiena piegandola verso il basso.
«Chi è stato?»
Deglutii appena. «Il mio ex padrone»
«Chiudi»
Obbedii immediatamente.
«Sul letto, seduta»
Mi mossi come indicato e mi sedetti sul materasso, cercando di mantenere il respiro stabile.
«Toccati»
Portai lentamente le dita tra le gambe, sfiorandomi con cautela. Iniziai con indice e medio a V sulle grandi labbra ancora lisce e morbide, le allargai un minimo, osservai ogni movimento che facevo, poi ritirai le dita su fino a incontrarsi sul clitoride.
«Guardami mentre lo fai»
Sollevai lo sguardo verso di lui. I suoi occhi erano fermi su di me, attenti a ogni minima reazione, mentre sfioravo il clitoride con un tocco leggero. Continuai lentamente, sentendo il corpo rispondere sempre di più a quella situazione.
«Così, non correre»
Le sue parole mi costrinsero a rallentare ancora. Era quasi frustrante, ma proprio quella lentezza rendeva tutto più intenso. Le palpebre si abbassarono per un istante.
«No… guardami»
Le riaprii subito, incontrando di nuovo i suoi occhi. Restarci era difficile, sentivo il viso caldo, il respiro spezzarsi leggermente mentre continuavo a muovermi sotto il suo sguardo.
«Non fermarti»
Le dita continuarono lentamente, ne aggiunsi un terzo e li lascia scivolare su e giù sulle labbra più volte, mentre con quel gesto spalmavo gli umori che fuoriuscivano. Il corpo iniziava a reagire. Le spalle si tendevano appena, la schiena si arcuava a tratti senza che riuscissi davvero a controllarlo.
«Più lentamente… voglio vedere tutto»
Rallentai ancora e il ritmo diventò quasi esasperante. Aprii le labbra permettendogli di vedere il buco nascosto all'interno. Lo vidi mordersi il labbro a quella visione, allora inserii un primo dito dentro che scivolò senza indugi.
«Brava, così» mi incitò soddisfatto.
Lo muovevo dentro e fuori, senza realmente farlo uscire tutto. Poco dopo ne inserii un secondo. Iniziai a mordermi anche io il labbro tradendo un piacere che cresceva nonostante il controllo di Marco. Quel movimento di dita iniziò a produrre sempre più umori, tanto da farsi evidenti non solo alla vista di Marco e al mio tatto, ma anche ai nostri uditi.
«Continua, ma non accelerare»
Continuai a muovermi seguendo il ritmo che mi stava imponendo, mentre il respiro diventava sempre più irregolare. Ogni volta che pensavo di lasciarmi andare davvero, la sua voce arrivava a trattenermi ancora lì, sospesa.
Fu allora che lo vidi alzarsi dalla poltrona. Si avvicinò con calma, fermandosi davanti a me. Il cuore accelerò immediatamente, mentre le dita stavano per fermarsi.
«Non fermarti»
Obbedii senza discutere, anche se ormai ogni movimento mi sembrava difficile da controllare. Il suo sguardo scivolava dai miei occhi alle mie mani, seguendo ogni minimo movimento. Le gambe si tendevano leggermente e la schiena si inarcò appena. Sentivo di non potermi nascondere da nulla. Marco si chinò leggermente verso di me, le sue dita sfiorarono il mio viso con lentezza, fermandosi vicino alle labbra.
«Apri»
Lo feci subito. Due dita si poggiarono sulla lingua, gli occhi che si fissarono nei miei.
«Così, brava»
Sentivo il corpo sempre più teso, il respiro corto, la mente confusa da tutto quello che stava succedendo. Ero al limite, pronta a cedere da un momento all’altro. Mugolavo con le sue dita in bocca.
«Non ancora» mormorò piano. «Resta qui»
Cercai di obbedire, anche se ogni parte di me chiedeva il contrario. Le mie mani si fermarono per un istante, poi ripresero, più incerte, mentre lui continuava a tenermi sospesa tra controllo e abbandono. Le dita scivolarono sulla lingua più a fondo e sussultai quando sentii un conato, istintivamente cercai di sottrarmi.
«Ferma!» mi ordinò, ritirandole per un attimo e permettendomi di riprendere aria, mentre le mie continuavano a muoversi dentro la figa. Le spinse di nuovo dentro lentamente senza fermarsi e il mio corpo reagì di nuovo, un riflesso immediato, incontrollabile.
Marco non si fermò subito. «Resisti» Sentii le sue dita restare lì quel tanto che bastava a farmi affrontare quella sensazione, il respiro diventava corto, irregolare e i conati sempre più vicini. «Non combatterlo, accettalo»
Cercai di seguire le sue parole, ma non era facile. Il corpo reagiva da solo, ma cercai di non oppormi.
«Respira» Inspirai come potevo. Le sue dita si ritirarono pochi istanti dopo, lasciandomi il tempo di riprendere fiato. Il petto si alzava e abbassava velocemente, ancora scosso da quella prova.
Le mie dita, invece, avevano rallentato quasi senza che me ne accorgessi, distratte da tutto quello che il mio corpo aveva appena provato. Marco lo notò subito.
«Concentrati» disse con calma. «Toccati il clitoride»
Obbedii, riprendendo a sfiorarmi lentamente, quasi incerta dopo quel momento. Il respiro era ancora irregolare.
«Così… non fermarti»
Chiusi gli occhi per un istante, lasciando che quella sensazione tornasse lentamente a crescere dentro di me. Era come se tutto fosse amplificato: ogni movimento, ogni respiro, ogni minima reazione del mio corpo. Marco continuava a osservare in silenzio, senza distogliere lo sguardo da me. Una mia mano stringeva il lenzuolo, mentre la schiena iniziava ad arcuarsi appena.
«Brava…continua»
Le sue parole mi raggiungevano basse, controllate, e proprio quel tono riusciva a tenermi sospesa tra tensione e abbandono. Sentivo il piacere crescere lentamente, sempre di più, mentre cercavo disperatamente di restare lucida sotto il suo sguardo.
Le sue dita tornarono davanti alle mie labbra per la terza volta.
«Succhia» disse inserendo solo l'inizio, stavolta. Lo feci gustandomi quelle dita, immaginando che fosse il suo membro. Poi la sua voce arrivò di nuovo. «Adesso lasciati andare»
Quelle parole bastarono. Il corpo cedette tutto insieme, il respiro si spezzò e ogni tensione accumulata mi attraversò da cima a fondo. Rimasi lì, tremante, con il battito impazzito e gli occhi chiusi per qualche secondo. Non era la prima volta che venivo seguendo degli ordini, con il mio ex padrone succedeva spesso. Ma lì era diverso, lui era distante. Marco invece era davanti a me. Mi guardava, mi parlava, mi toccava mentre perdevo il controllo e fu proprio questo a spaventarmi davvero.
Perché il mio corpo stava iniziando a reagire a lui in un modo molto più profondo di quanto volessi ammettere.
scritto il
2026-07-14
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