Sotto la Tua guida - Capitolo 16 - Parte 2
di
Baby_Ali
genere
dominazione
01 luglio 2026
Con l'inizio di luglio i corsi sportivi si erano ufficialmente conclusi e le mie giornate avevano improvvisamente cambiato ritmo. Per la prima volta dopo mesi non correvo più da un impegno all'altro. Quel giorno avevo lavorato soltanto la mattina e, una volta uscita dal negozio, il resto del pomeriggio era completamente libero. Libero per lui.
La sera precedente ci eravamo salutati davanti alla porta di casa sua. Eppure continuavo a ripensare a quel momento. Al modo in cui mi aveva guardata, a quel "Ci vediamo domani" sussurrato prima di lasciarmi andare, che suonava come una promessa.
E forse era proprio quello ad avermi accompagnata per tutta la notte.
Quando uscii dal lavoro guardai l'orologio. Era ancora presto, avevo ancora diverse ore prima di raggiungerlo. Passai da casa per una doccia veloce, poi mi fermai ad osservare i vestiti nell'armadio. Ripensai a ciò che era successo la sera prima, al modo in cui il suo sguardo si era posato su di me alla fine. A quel complimento arrivato senza aspettarlo 'credo che tu sapessi esattamente l'effetto che avrebbe fatto'
Un leggero sorriso mi sfiorò le labbra, mentre mi ritrovai a chiedermi quale gli sarebbe piaciuto vedermi addosso. Fu proprio in quell'istante che mi resi conto di quanto fosse cambiato qualcosa dentro di me. Non stavo più scegliendo semplicemente cosa indossare, stavo scegliendo ciò che speravo potesse piacere al mio Padrone.
Alla fine optai per un vestito semplice cioccolato con delle spalline sottili e del merletto sul bordo del triangolo che copriva il seno. Nulla di eccentrico per un pomeriggio, ma comunque sensuale.
Arrivai esattamente all'orario concordato, aprii la porta con la chiave e lo vidi vicino alla portafinestra del soggiorno, rivolto verso l'esterno. Quando si voltò, i suoi occhi si posarono su di me.
«Buon pomeriggio, Alice»
«Buon pomeriggio, Padrone»
Mentre si avvicinava, o sguardo cadde sulla tasca dei pantaloni da cui spuntava un lembo di stoffa rossa. La riconobbi subito, era velluto. Lo stesso materiale che avevo posato in un cassetto giorni prima.
Istintivamente mossi un passo per dirigermi verso il tappeto, come avevo imparato a fare ogni volta che arrivavo.
«Ferma lì»
Mi immobilizzai all'istante. «Sì, Padrone»
Marco continuò ad avanzare e più si avvicinava, più avevo la sensazione che stesse osservando ogni dettaglio. Il vestito, i capelli legati, il modo in cui tenevo le mani dietro la schiena e perfino il mio respiro. Ma non disse nulla. Mi girò lentamente attorno e quando si fermò alle mie spalle, il cuore iniziò a battermi più forte. Lo sguardo fisso davanti a me, le spalle dritte in attesa. Sentii un leggero fruscio, poi la stoffa scivolò sui miei occhi oscurandomi la visuale. Rimasi immobile, mentre la benda aderì delicatamente al viso mentre lui la sistemava dietro la mia testa.
«Molto meglio» mormorò.
Un attimo dopo percepii il suo respiro sfiorarmi la pelle della spalla, poi l'orecchio. «Sai...» sussurrò piano. «Ieri sera, per un attimo, ho pensato che mi avresti chiesto di non lasciarti andare»
Il cuore mancò un battito, perché era vero. Non l'avevo detto, non ne avevo avuto il coraggio, ma lo avevo pensato.
«E invece sei rimasta in silenzio» continuò.
Deglutii. Sentivo il calore salirmi fino alle guance. «Non sapevo se potevo farlo, Padrone» sussurrai più piano di lui.
«Lo immaginavo»
Sentii il suo braccio posarsi attorno al mio fianco e bastò a farmi irrigidire leggermente. Mi attirò appena verso di sé, quel tanto che bastava a farmi percepire con maggiore chiarezza la sua presenza. E potevo sentirla distintamente. Con l'altra mano mi sfiorò lentamente il braccio dalla spalla al gomito. Fu un contatto leggero, ma ogni volta che le sue dita mi sfioravano, il mio respiro cambiava. Marco se ne accorse, come si accorgeva sempre di tutto.
«Sei sempre più sensibile al mio tocco» osservò con calma.
Non risposi, ma sentii il calore salirmi alle guance.
Si allontanò quel tanto che bastava a farmi percepire immediatamente la mancanza del suo contatto. Pochi istanti dopo sentii le sue mani posarsi sulle caviglie, doveva essersi abbassato. Lentamente le sentii scorrere lungo i polpacci, le cosce, le sentii sfiorare il vestito e insinuarsi al suo interno, sino a raggiungere lo slip. Fece tutto lentamente e con la sicurezza di chi sa perfettamente quale effetto sta provocando. E infatti a me venne difficile nasconderlo. Inizia a sospirare piano, mentre lui spostava una mano sui glutei palpandone uno e l'altra sullo slip. Lo sfiorò, poi lo percepii spostarsi dalla pelle e insinuarsi all'interno due sue dita, che andarono direttamente a toccare le mie labbra lisce, morbide, calde.
E mentre io gemetti a quel contatto, lui probabilmente rialzatosi, mi sussurrò di nuovo all'orecchio: «Guarda come reagisci»
Deglutii perché capii a cosa si riferiva, le mie labbra iniziavano a bagnarsi. «Eppure non sto facendo quasi nulla»
Continuai a rimanere immobile e in silenzio. Lasciai che fossero il mio corpo e i miei sussulti a parlare per me.
«Stai desiderando ciò che immagino vero?»
Nonostante stessi desiderando che mi prendesse lì, in quel momento, non risposi. Allora lui mi diede una sculacciata sul sedere con la mano che aveva posato sul mio gluteo.
«Ah!» sussultai per la sorpresa.
«Dovresti rispondere al tuo Padrone» disse, dandomene una seconda. Stavolta riuscii a non gridare, limitandomi ad accogliere il colpo.
«Si Padrone, sto desiderando ciò che immagini» dissi col respiro corto.
«Voglio sentirtelo dire, Alice. Dimmi cosa stai desiderando, condividi il tuo pensiero»
«Io...sto...desiderando..» provai a dire, mentre le mie parole venivano distratte dal suo tocco sotto lo slip.
«Cosa, Alice» mi invitò a continuare.
Provai a concentrarmi, a non fare caso alle sue dita che sfioravano le mie labbra aprendole quel tanto che bastava per far scorrere le dita e far bagnare ulteriormente la mia fica. «Desidero che mi prendi ora, Padrone» dissi tutto d'un fiato.
«Qui?» disse «Vuoi che ti sbatta di nuovo contro quella porta e ti prenda qui?» mi disse rievocando il ricordo della sera precedente.
Quelle parole mi entrarono dritte dentro, ma non al cuore. No, colpirono decisamente il punto che dovevano colpire. Improvvisamente percepii un brivido su tutto il corpo e un fiotto di liquido fuoriuscire dalla fica, depositandosi sulle sue dita che non smettevano di torturarla, con un movimento lento e preciso.
Anche il mio cervello non capii molto, perché risposi senza pensare e pregandolo «Si Padrone, sbattimi e prendimi lì, ti prego»
Marco rise, lo percepii chiaramente. Allontanò le sue mani dalla mia pelle e, con un gesto rapido, mi tolse il vestito. Poi posò le mano sulle mie spalle e mi invitò ad abbassarmi. Mi ritrovai in ginocchio, lo sguardo rivolto verso il basso nonostante la benda. Sentii il rumore di una cintura che si slacciava e di un pantalone che cadeva a terra. Con una mano mi sollevò il mento e mi diede un ordine diretto. «Succhia»
Sentii il suo cazzo sbattere contro le labbra della mia bocca, che aprii subito non appena percepii il contatto. Inizia a leccare quel cazzo lentamente, ma fui ripresa. «Ho detto succhia, non lecca»
Portai le mani sul cazzo per afferrarlo e dirigerlo verso la mia bocca, ma ancora una volta sbagliai. «Ferma» Mi bloccò le mani dietro la schiena con una sua mano. A quel punto aprii la bocca e cercai, con un po' di difficoltà per via della benda, di avvicinarmi e prenderlo in bocca. Marco notò la difficoltà, allora con l'altra mano mi afferrò la coda e mi spinse la testa sul suo cazzo permettendomi di accoglierlo dentro. Per qualche minuto rimase con la mano tra i miei capelli, mentre io iniziavo a succhiarlo cercando di spingermi pian piano più dentro. Poi la lasciò e mi permise di muovermi secondo il mio ritmo. Lo succhiai per alcuni minuti, dimostrandogli i pochissimi risultati che avevo raggiunto con il mio esercizio quotidiano: riuscivo a non arretrare immediatamente non appena avvertivo il conato, ma a gestirlo qualche secondo in più. Non erano grossi progressi, ma almeno avevo imparato a controllare meglio il respiro e a resistere.
Marco lo notò e si complimentò con me «Brava. Hai ancora molta strada da fare, ma vedo dei piccoli progressi». Non risposi perché impegnata e non potendo neanche guardarlo negli occhi per confermare, continuai piuttosto a succhiarlo.
Pochi istanti dopo, mi allontanò uscendo il cazzo dalla bocca e mi lasciò il tempo di recuperare il respiro. Mi aiutò ad alzarmi e tenendomi con una mano dietro la schiena, mi guidò verso quello che immaginai essere il corridoio verso la camera da letto.
«Sei stupenda con questo completino, ma ora non ci serve» disse mentre mi tolse il reggiseno e lo slip. Poi mi gettò sul letto all'indietro e mi fece arretrare fino alla spalliera. Rimasi ferma cercando di immaginare il prossimo passo, ma fu difficile. Poteva essere qualsiasi.
Sentii il fruscio della stoffa seguito dal lieve tonfo di un indumento che cadeva sul pavimento. Non potevo sapere cosa avesse tolto, ma il solo fatto di non poter vedere rendeva tutto ancora più intenso. Poi il materasso si abbassò sotto il suo peso quando salì. Non potevo vederlo, ma il suo corpo sembrava riempire comunque lo spazio intorno a me. Ne percepivo gli spostamenti e il respiro, come se la benda avesse reso più acuti tutti gli altri sensi. Si fermò davanti a me e per un istante non fece nulla, mi lasciò soltanto lì, in attesa mentre mi osservava sicuramente. Mi divaricò le gambe piegate e si posizionò tra loro. Con la mano sinistra si mantenne sul materasso, lo capii perché percepii quel lato del materasso abbassarsi, la destra si posò sul mio viso. Le sue dita sfiorarono la guancia con una lentezza che mi fece trattenere il respiro.
«Sei bellissima così» sussurrò. «Nuda alla mia mercè»
Sentii il suo volto avvicinarsi, le sue labbra sfiorarono il mio collo, quel tanto che bastava per farmi fremere, lo baciò. «E quel collare...» continuò sfiorando con le labbra anche il colletto in velluto. «Ti sta divinamente»
Il cuore accelerò immediatamente. Sospirai.
«Ti piace indossarlo, vero?»
«Sì, Padrone» riuscii a sussurrare.
Lo sentii sorridere.
La sua bocca seguì il profilo del collare, spostandosi da sinistra a destra, mentre non smetteva di lasciarle dei baci anche sul collo.
«E quando lo togli...ti manca?»
Deglutii. «Sì, Padrone» sussurrai mugolando ancora una volta.
«Lo pensavo» E lo morse. Sentii i suoi denti scivolare sul mio collo prima di stringere il tessuto. Gemetti a quel gesto.
Le sua mano dal volto scese fino a sfiorarlo, con un dito lo tirò leggermente verso di se, mentre la sua bocca scese sul petto leccandolo. Ogni gesto sembrava studiato per farmi perdere la concentrazione. Il respiro accelerò insieme al battito, sollevando il petto in movimenti sempre più evidenti.
Sentii la bocca scendere verso il seno destro, ne leccò ogni centimetro a disposizione bagnandolo e sospirando anche lui «Mmm... hai una pelle liscia, morbida...» sussurra «Sembra fatta apposta per essere leccata»
Gemendo, chiusi istintivamente gli occhi, nonostante la benda mi impedisse già di vedere e aprii di più le spalle esponendo ulteriormente il petto. Sentii il cuore accelerare immediatamente. Ogni sua parola sembrava avere un effetto diretto su di me. Non era soltanto il modo in cui mi sfiorava, era il modo in cui mi osservava.
Ad un tratto si spostò verso il capezzolo, poggiandoci la punta della lingua. Sentii subito il capezzolo ergersi verso l'alto. Dalle nostre labbra sfuggì lo stesso sospiro nello stesso momento, mentre Marco chiuse il capezzolo tra le sue labbra e lo aspirò iniziando a succhiarlo. Quel gesto mi fece perdere la testa, e i mugolii che non riuscii a trattenere si trasformarono presto in versi «Ah!»
Sorrise. «Che c'è, Alice...ti stai eccitando?»
Non risposi. Lui continuò ancora per qualche istante, come se il mio silenzio fosse già una risposta sufficiente, poi si fermò. Sentii una sua mano, risalire fino al mio collo e stringerlo in modo fermo e controllato, mentre l'altra rimase posata sul seno appena torturato.
«Non hai ancora imparato che si risponde sempre al proprio Padrone quando fa una domanda?»
Un mugolio mi sfuggì dalle labbra. «Perdonami, Padrone» balbettai.
Marco non allentò la presa, anzi, lasciò trascorrere qualche secondo, come per assicurarsi che avessi compreso davvero il rimprovero, poi si spostò sull'altro seno, mordendo direttamente il capezzolo, senza preoccuparsi di essere gentile.
«Aah!» urlai.
«Allora, Alice?» insistette «Vuoi essere punita o mi dai una risposta?»
Sentivo il cuore battere forte nel petto, e mentre fremevo riuscii a confessare «Mi ecciti, Padrone»
Non disse nulla, ma sapevo che era soddisfatto, aveva ottenuto esattamente la risposta che stava aspettando. Poi si spostò dal mio corpo. Sentii il materasso muoversi mentre arretrava e per un istante temetti che fosse finita lì, che quel pomeriggio si sarebbe concluso così e non era ciò che desideravo. In realtà non si allontanò davvero, il suo corpo rimase vicino al mio, ma percepii che la sua attenzione si era spostata. Non potevo vederlo, la benda continuava a lasciarmi immersa nel buio, eppure sentivo il peso del suo sguardo addosso. Come se stesse osservando ogni mia reazione.
«Dio, Alice...il tuo corpo non è rimasto affatto indifferente alle mie carezze» mormorò all'improvviso. Non capii subito a cosa si riferisse, ma bastò un gesto per farmelo intuire. Le sue dita, infatti, sfiorarono appena il mio clitoride, eppure bastò a farmi sussultare. Lasciò passare qualche secondo, come se volesse assaporare quel momento, come se non avesse alcuna fretta di arrivare da qualche parte. Poi tornò col dito lì e iniziò a disegnare lentamente dei cerchi in senso orario. Avvertii subito il piacere del gesto, tanto che mi morsi il labbro inferiore con i denti e quando lui aggiunse un secondo dito a quel movimento, allargando l'ampiezza del movimento, le mie mani strinsero le lenzuola. In tutto ciò emisi solo qualche flebile mugolio di piacere.
Spostò le dita e avvertii un risucchio «Mmm» mugolò. A quel punto era chiaro a cosa si riferisse e conoscendomi non potevo che confermare. Avvertii un altro movimento del materasso, poi le mie labbra vaginali furono allargate dalle sue mani e un istante dopo sentii il suo respiro sulla mia fica e la sua lingua salire dall'apertura fino al clitoride. Era calda, delicata e andava sempre allo stesso ritmo lento.
«Aaaah» mugolai per la sorpresa non riuscendo a trattenermi.
Si staccò un solo secondo, poi riprese a leccarla su e giù, e più la leccava più percepivo chiaramente i miei liquidi uscire dalla fica e unirsi alla sua saliva. Ogni tanto si soffermava sul clitoride, lo leccava e ci giocava. E io mugolavo per il piacere che provavo.
Iniziai a stringere le lenzuola sempre più forte, mentre le mie gambe e il bacino ogni tanto venivano scossi dal piacere. In effetti desideravo vivere quel momento da quando ero diventata la sua sottomessa. Lo desideravo in un modo che non so neanche spiegare. E quel desiderio cresceva così tanto, che ora che lo stavo vivendo non riuscivo quasi a controllarlo.
Ogni tanto staccava la sua bocca, le sua lingua per sussurrarmi frasi come: «Non stai proprio riuscendo a controllarti, vero?» e sostituiva il trattamento con le dita sul clitoride. Ed aveva ragione, ero così tesa, eccitata, così fremente che facevo fatica a controllarmi. Potevo esplodere in qualsiasi momento, se solo me l'avesse ordinato. E forse lo notò, perché all'improvviso, si staccò lasciando un vuoto immediato. Un mugolio di disapprovazione mi fuggì dalle labbra.
«Ti stai lamentando o mi stai chiedendo di tornare?» chiese mentre lo sentii posizionarsi meglio tra le mie gambe.
«Io…» iniziai, senza riuscire subito a trovare le parole giuste. «Non lo so…» ammisi infine, con un filo di voce.
Lo senti poggiare le braccia ai lati del mio corpo sul materasso «Non lo sai?» disse con tono sorpreso riducendo un po' la distanza tra noi «Sei sicura Alice?»
Non risposi e il non rispondere mi costò uno schiaffo sulla figa, non appena arretrò. «Aah» urlai.
«Sei sicura di non saperlo, Alice?» ripeté.
«Io...» dissi.
«Tu..? E' la tua ultima possibilità, Alice»
«Io..ti voglio, Padrone» sussurrai.
«Mi vuoi?» rise e mi diede un altro schiaffo. Un altro gemito mi sfuggì. «E cosa vuoi del tuo Padrone?»
Stavolta non persi tempo e non farfugliai frasi inutili che avrebbero allungato la mia attesa. «Voglio averti dentro, Padrone»
«Mi vuoi dentro..» disse come a riflettere. Annuii col respiro corto, sperando che mi prendesse in quel momento. Avrei voluto guardarlo negli occhi per mostrargli la mia voglia, il mio desiderio. Ma quella benda me lo impediva «Ma la tua risposta non mi soddisfa» disse infine, mentre lo avvicinò quel tanto che bastava a farmi percepire la presenza del suo cazzo sulla mia fica. Fu un gesto lento, calcolato. Come se sapesse perfettamente quale effetto avrebbe avuto su di me. Infatti io trattenni il respiro. Marco lasciò passare qualche secondo di troppo. Abbastanza da farmi desiderare che smettesse di giocare con la mia pazienza.
Ebbi come l'impressione che si stesse prendendo gioco di me. Mi sentii frustata per quell'attesa, per il suo tenermi sulle spine. Poi senza che potessi rendermene conto si spinse col bacino in avanti e in un attimo me lo ritrovai tutto dentro.
Lasciai che dalle mie labbra uscisse un gemito di piacere, quando percepii la pelle del suo cazzo fondersi con gli umori interni della mia fica. In un attimo mi sentii piena.
«È questo che volevi, vero?» sussurrò. «Non volevi me dentro...volevi il mio cazzo» continuò. Io ero così presa da quel momento, dal suo cazzo che mi riempiva che non riuscii a fiatare, se non con dei gemiti. «Rispondi» mi ordinò.
Deglutii. «Sì» sussurrai.
«Sì cosa?» ogni domanda era una nuova spinta…e ogni spinta la sentivo tutta.
Chiusi gli occhi dietro il tessuto della benda, mi morsi il labbro. «Aah sì, Padrone. Volevo il tuo cazzo» grugnii gemendo più forte.
Non appena senti quelle parole mi strappò di colpo la benda dagli occhi e aumentò il ritmo. La luce naturale della stanza mi colpì all'improvviso. Istintivamente socchiusi le palpebre, cercando di riabituarmi. Per qualche istante vidi soltanto forme confuse e colori sfocati, poi, lentamente, lui e la stanza tornarono a mettersi a fuoco. I suoi occhi erano fissi nei miei, mentre mi scopava con colpi decisi senza mai uscire del tutto, come se avesse aspettato proprio quel momento per osservare ogni mia singola reazione e in pochi colpi mi fece esplodere. Urlai tutto il mio orgasmo, mentre il mio corpo tremava sotto i suoi colpi che non smettevano di rallentare. Almeno finché non lo sentii grugnire, poco dopo. In un attimo lo vidi spostarsi e indirizzare il suo cazzo sul mio corpo, mentre fiotti di sborra investirono il mio addome e il mio seno.
Rimasi ferma lì, cercando di ritrovare il fiato. Il mio respiro era ancora irregolare, spezzato da ciò che era appena successo. Lui si alzò senza dire altro. Lo vidi attraversare la stanza con calma, fino a sparire oltre la porta. Per qualche minuto rimasi sola, in quella stanza che raccontava ancora di noi. Quando tornò, si appoggiò allo stipite della porta e mi osservò senza dire nulla per un momento, poi fece un passo dentro.
«Come stai?» chiese con calma e dolcezza, direi quasi.
Inspirai lentamente «Bene, Padrone» risposi.
Mi osservò ancora per qualche secondo, come se stesse valutando la sincerità della mia risposta, poi annuì. «Bene»
Si avvicinò, mi aiutò ad alzarmi porgendomi la mano e mi accompagnò nel suo bagno.
«Fai con calma…ti aspetto in cucina» disse sfiorandomi il viso con una mano, trattenendomi appena la guancia. Poi uscì, chiudendosi la porta alle spalle.
Rimasi immobile per qualche secondo, ascoltando il silenzio tornare a riempire lo spazio. Mi appoggiai al lavandino e mi guardai allo specchio, il corpo ancora attraversato da quello che era accaduto e la mente stavo ancora cercando di mettere ordine nei pensieri. Non avevo del tutto realizzato tutto quello che era successo. Era come se una parte di me fosse ancora in quella stanza ferma a rielaborare ogni gesto, ogni parola. Eppure, dentro di me c’era una sensazione di soddisfazione. Sapevo che quello era solo l’inizio, che ciò che stavo costruendo con Marco non si sarebbe fermato lì. E, per la prima volta, questa consapevolezza non mi spaventava, anzi mi faceva sentire… nel posto giusto. O almeno, nel posto in cui avevo scelto di restare.
Con l'inizio di luglio i corsi sportivi si erano ufficialmente conclusi e le mie giornate avevano improvvisamente cambiato ritmo. Per la prima volta dopo mesi non correvo più da un impegno all'altro. Quel giorno avevo lavorato soltanto la mattina e, una volta uscita dal negozio, il resto del pomeriggio era completamente libero. Libero per lui.
La sera precedente ci eravamo salutati davanti alla porta di casa sua. Eppure continuavo a ripensare a quel momento. Al modo in cui mi aveva guardata, a quel "Ci vediamo domani" sussurrato prima di lasciarmi andare, che suonava come una promessa.
E forse era proprio quello ad avermi accompagnata per tutta la notte.
Quando uscii dal lavoro guardai l'orologio. Era ancora presto, avevo ancora diverse ore prima di raggiungerlo. Passai da casa per una doccia veloce, poi mi fermai ad osservare i vestiti nell'armadio. Ripensai a ciò che era successo la sera prima, al modo in cui il suo sguardo si era posato su di me alla fine. A quel complimento arrivato senza aspettarlo 'credo che tu sapessi esattamente l'effetto che avrebbe fatto'
Un leggero sorriso mi sfiorò le labbra, mentre mi ritrovai a chiedermi quale gli sarebbe piaciuto vedermi addosso. Fu proprio in quell'istante che mi resi conto di quanto fosse cambiato qualcosa dentro di me. Non stavo più scegliendo semplicemente cosa indossare, stavo scegliendo ciò che speravo potesse piacere al mio Padrone.
Alla fine optai per un vestito semplice cioccolato con delle spalline sottili e del merletto sul bordo del triangolo che copriva il seno. Nulla di eccentrico per un pomeriggio, ma comunque sensuale.
Arrivai esattamente all'orario concordato, aprii la porta con la chiave e lo vidi vicino alla portafinestra del soggiorno, rivolto verso l'esterno. Quando si voltò, i suoi occhi si posarono su di me.
«Buon pomeriggio, Alice»
«Buon pomeriggio, Padrone»
Mentre si avvicinava, o sguardo cadde sulla tasca dei pantaloni da cui spuntava un lembo di stoffa rossa. La riconobbi subito, era velluto. Lo stesso materiale che avevo posato in un cassetto giorni prima.
Istintivamente mossi un passo per dirigermi verso il tappeto, come avevo imparato a fare ogni volta che arrivavo.
«Ferma lì»
Mi immobilizzai all'istante. «Sì, Padrone»
Marco continuò ad avanzare e più si avvicinava, più avevo la sensazione che stesse osservando ogni dettaglio. Il vestito, i capelli legati, il modo in cui tenevo le mani dietro la schiena e perfino il mio respiro. Ma non disse nulla. Mi girò lentamente attorno e quando si fermò alle mie spalle, il cuore iniziò a battermi più forte. Lo sguardo fisso davanti a me, le spalle dritte in attesa. Sentii un leggero fruscio, poi la stoffa scivolò sui miei occhi oscurandomi la visuale. Rimasi immobile, mentre la benda aderì delicatamente al viso mentre lui la sistemava dietro la mia testa.
«Molto meglio» mormorò.
Un attimo dopo percepii il suo respiro sfiorarmi la pelle della spalla, poi l'orecchio. «Sai...» sussurrò piano. «Ieri sera, per un attimo, ho pensato che mi avresti chiesto di non lasciarti andare»
Il cuore mancò un battito, perché era vero. Non l'avevo detto, non ne avevo avuto il coraggio, ma lo avevo pensato.
«E invece sei rimasta in silenzio» continuò.
Deglutii. Sentivo il calore salirmi fino alle guance. «Non sapevo se potevo farlo, Padrone» sussurrai più piano di lui.
«Lo immaginavo»
Sentii il suo braccio posarsi attorno al mio fianco e bastò a farmi irrigidire leggermente. Mi attirò appena verso di sé, quel tanto che bastava a farmi percepire con maggiore chiarezza la sua presenza. E potevo sentirla distintamente. Con l'altra mano mi sfiorò lentamente il braccio dalla spalla al gomito. Fu un contatto leggero, ma ogni volta che le sue dita mi sfioravano, il mio respiro cambiava. Marco se ne accorse, come si accorgeva sempre di tutto.
«Sei sempre più sensibile al mio tocco» osservò con calma.
Non risposi, ma sentii il calore salirmi alle guance.
Si allontanò quel tanto che bastava a farmi percepire immediatamente la mancanza del suo contatto. Pochi istanti dopo sentii le sue mani posarsi sulle caviglie, doveva essersi abbassato. Lentamente le sentii scorrere lungo i polpacci, le cosce, le sentii sfiorare il vestito e insinuarsi al suo interno, sino a raggiungere lo slip. Fece tutto lentamente e con la sicurezza di chi sa perfettamente quale effetto sta provocando. E infatti a me venne difficile nasconderlo. Inizia a sospirare piano, mentre lui spostava una mano sui glutei palpandone uno e l'altra sullo slip. Lo sfiorò, poi lo percepii spostarsi dalla pelle e insinuarsi all'interno due sue dita, che andarono direttamente a toccare le mie labbra lisce, morbide, calde.
E mentre io gemetti a quel contatto, lui probabilmente rialzatosi, mi sussurrò di nuovo all'orecchio: «Guarda come reagisci»
Deglutii perché capii a cosa si riferiva, le mie labbra iniziavano a bagnarsi. «Eppure non sto facendo quasi nulla»
Continuai a rimanere immobile e in silenzio. Lasciai che fossero il mio corpo e i miei sussulti a parlare per me.
«Stai desiderando ciò che immagino vero?»
Nonostante stessi desiderando che mi prendesse lì, in quel momento, non risposi. Allora lui mi diede una sculacciata sul sedere con la mano che aveva posato sul mio gluteo.
«Ah!» sussultai per la sorpresa.
«Dovresti rispondere al tuo Padrone» disse, dandomene una seconda. Stavolta riuscii a non gridare, limitandomi ad accogliere il colpo.
«Si Padrone, sto desiderando ciò che immagini» dissi col respiro corto.
«Voglio sentirtelo dire, Alice. Dimmi cosa stai desiderando, condividi il tuo pensiero»
«Io...sto...desiderando..» provai a dire, mentre le mie parole venivano distratte dal suo tocco sotto lo slip.
«Cosa, Alice» mi invitò a continuare.
Provai a concentrarmi, a non fare caso alle sue dita che sfioravano le mie labbra aprendole quel tanto che bastava per far scorrere le dita e far bagnare ulteriormente la mia fica. «Desidero che mi prendi ora, Padrone» dissi tutto d'un fiato.
«Qui?» disse «Vuoi che ti sbatta di nuovo contro quella porta e ti prenda qui?» mi disse rievocando il ricordo della sera precedente.
Quelle parole mi entrarono dritte dentro, ma non al cuore. No, colpirono decisamente il punto che dovevano colpire. Improvvisamente percepii un brivido su tutto il corpo e un fiotto di liquido fuoriuscire dalla fica, depositandosi sulle sue dita che non smettevano di torturarla, con un movimento lento e preciso.
Anche il mio cervello non capii molto, perché risposi senza pensare e pregandolo «Si Padrone, sbattimi e prendimi lì, ti prego»
Marco rise, lo percepii chiaramente. Allontanò le sue mani dalla mia pelle e, con un gesto rapido, mi tolse il vestito. Poi posò le mano sulle mie spalle e mi invitò ad abbassarmi. Mi ritrovai in ginocchio, lo sguardo rivolto verso il basso nonostante la benda. Sentii il rumore di una cintura che si slacciava e di un pantalone che cadeva a terra. Con una mano mi sollevò il mento e mi diede un ordine diretto. «Succhia»
Sentii il suo cazzo sbattere contro le labbra della mia bocca, che aprii subito non appena percepii il contatto. Inizia a leccare quel cazzo lentamente, ma fui ripresa. «Ho detto succhia, non lecca»
Portai le mani sul cazzo per afferrarlo e dirigerlo verso la mia bocca, ma ancora una volta sbagliai. «Ferma» Mi bloccò le mani dietro la schiena con una sua mano. A quel punto aprii la bocca e cercai, con un po' di difficoltà per via della benda, di avvicinarmi e prenderlo in bocca. Marco notò la difficoltà, allora con l'altra mano mi afferrò la coda e mi spinse la testa sul suo cazzo permettendomi di accoglierlo dentro. Per qualche minuto rimase con la mano tra i miei capelli, mentre io iniziavo a succhiarlo cercando di spingermi pian piano più dentro. Poi la lasciò e mi permise di muovermi secondo il mio ritmo. Lo succhiai per alcuni minuti, dimostrandogli i pochissimi risultati che avevo raggiunto con il mio esercizio quotidiano: riuscivo a non arretrare immediatamente non appena avvertivo il conato, ma a gestirlo qualche secondo in più. Non erano grossi progressi, ma almeno avevo imparato a controllare meglio il respiro e a resistere.
Marco lo notò e si complimentò con me «Brava. Hai ancora molta strada da fare, ma vedo dei piccoli progressi». Non risposi perché impegnata e non potendo neanche guardarlo negli occhi per confermare, continuai piuttosto a succhiarlo.
Pochi istanti dopo, mi allontanò uscendo il cazzo dalla bocca e mi lasciò il tempo di recuperare il respiro. Mi aiutò ad alzarmi e tenendomi con una mano dietro la schiena, mi guidò verso quello che immaginai essere il corridoio verso la camera da letto.
«Sei stupenda con questo completino, ma ora non ci serve» disse mentre mi tolse il reggiseno e lo slip. Poi mi gettò sul letto all'indietro e mi fece arretrare fino alla spalliera. Rimasi ferma cercando di immaginare il prossimo passo, ma fu difficile. Poteva essere qualsiasi.
Sentii il fruscio della stoffa seguito dal lieve tonfo di un indumento che cadeva sul pavimento. Non potevo sapere cosa avesse tolto, ma il solo fatto di non poter vedere rendeva tutto ancora più intenso. Poi il materasso si abbassò sotto il suo peso quando salì. Non potevo vederlo, ma il suo corpo sembrava riempire comunque lo spazio intorno a me. Ne percepivo gli spostamenti e il respiro, come se la benda avesse reso più acuti tutti gli altri sensi. Si fermò davanti a me e per un istante non fece nulla, mi lasciò soltanto lì, in attesa mentre mi osservava sicuramente. Mi divaricò le gambe piegate e si posizionò tra loro. Con la mano sinistra si mantenne sul materasso, lo capii perché percepii quel lato del materasso abbassarsi, la destra si posò sul mio viso. Le sue dita sfiorarono la guancia con una lentezza che mi fece trattenere il respiro.
«Sei bellissima così» sussurrò. «Nuda alla mia mercè»
Sentii il suo volto avvicinarsi, le sue labbra sfiorarono il mio collo, quel tanto che bastava per farmi fremere, lo baciò. «E quel collare...» continuò sfiorando con le labbra anche il colletto in velluto. «Ti sta divinamente»
Il cuore accelerò immediatamente. Sospirai.
«Ti piace indossarlo, vero?»
«Sì, Padrone» riuscii a sussurrare.
Lo sentii sorridere.
La sua bocca seguì il profilo del collare, spostandosi da sinistra a destra, mentre non smetteva di lasciarle dei baci anche sul collo.
«E quando lo togli...ti manca?»
Deglutii. «Sì, Padrone» sussurrai mugolando ancora una volta.
«Lo pensavo» E lo morse. Sentii i suoi denti scivolare sul mio collo prima di stringere il tessuto. Gemetti a quel gesto.
Le sua mano dal volto scese fino a sfiorarlo, con un dito lo tirò leggermente verso di se, mentre la sua bocca scese sul petto leccandolo. Ogni gesto sembrava studiato per farmi perdere la concentrazione. Il respiro accelerò insieme al battito, sollevando il petto in movimenti sempre più evidenti.
Sentii la bocca scendere verso il seno destro, ne leccò ogni centimetro a disposizione bagnandolo e sospirando anche lui «Mmm... hai una pelle liscia, morbida...» sussurra «Sembra fatta apposta per essere leccata»
Gemendo, chiusi istintivamente gli occhi, nonostante la benda mi impedisse già di vedere e aprii di più le spalle esponendo ulteriormente il petto. Sentii il cuore accelerare immediatamente. Ogni sua parola sembrava avere un effetto diretto su di me. Non era soltanto il modo in cui mi sfiorava, era il modo in cui mi osservava.
Ad un tratto si spostò verso il capezzolo, poggiandoci la punta della lingua. Sentii subito il capezzolo ergersi verso l'alto. Dalle nostre labbra sfuggì lo stesso sospiro nello stesso momento, mentre Marco chiuse il capezzolo tra le sue labbra e lo aspirò iniziando a succhiarlo. Quel gesto mi fece perdere la testa, e i mugolii che non riuscii a trattenere si trasformarono presto in versi «Ah!»
Sorrise. «Che c'è, Alice...ti stai eccitando?»
Non risposi. Lui continuò ancora per qualche istante, come se il mio silenzio fosse già una risposta sufficiente, poi si fermò. Sentii una sua mano, risalire fino al mio collo e stringerlo in modo fermo e controllato, mentre l'altra rimase posata sul seno appena torturato.
«Non hai ancora imparato che si risponde sempre al proprio Padrone quando fa una domanda?»
Un mugolio mi sfuggì dalle labbra. «Perdonami, Padrone» balbettai.
Marco non allentò la presa, anzi, lasciò trascorrere qualche secondo, come per assicurarsi che avessi compreso davvero il rimprovero, poi si spostò sull'altro seno, mordendo direttamente il capezzolo, senza preoccuparsi di essere gentile.
«Aah!» urlai.
«Allora, Alice?» insistette «Vuoi essere punita o mi dai una risposta?»
Sentivo il cuore battere forte nel petto, e mentre fremevo riuscii a confessare «Mi ecciti, Padrone»
Non disse nulla, ma sapevo che era soddisfatto, aveva ottenuto esattamente la risposta che stava aspettando. Poi si spostò dal mio corpo. Sentii il materasso muoversi mentre arretrava e per un istante temetti che fosse finita lì, che quel pomeriggio si sarebbe concluso così e non era ciò che desideravo. In realtà non si allontanò davvero, il suo corpo rimase vicino al mio, ma percepii che la sua attenzione si era spostata. Non potevo vederlo, la benda continuava a lasciarmi immersa nel buio, eppure sentivo il peso del suo sguardo addosso. Come se stesse osservando ogni mia reazione.
«Dio, Alice...il tuo corpo non è rimasto affatto indifferente alle mie carezze» mormorò all'improvviso. Non capii subito a cosa si riferisse, ma bastò un gesto per farmelo intuire. Le sue dita, infatti, sfiorarono appena il mio clitoride, eppure bastò a farmi sussultare. Lasciò passare qualche secondo, come se volesse assaporare quel momento, come se non avesse alcuna fretta di arrivare da qualche parte. Poi tornò col dito lì e iniziò a disegnare lentamente dei cerchi in senso orario. Avvertii subito il piacere del gesto, tanto che mi morsi il labbro inferiore con i denti e quando lui aggiunse un secondo dito a quel movimento, allargando l'ampiezza del movimento, le mie mani strinsero le lenzuola. In tutto ciò emisi solo qualche flebile mugolio di piacere.
Spostò le dita e avvertii un risucchio «Mmm» mugolò. A quel punto era chiaro a cosa si riferisse e conoscendomi non potevo che confermare. Avvertii un altro movimento del materasso, poi le mie labbra vaginali furono allargate dalle sue mani e un istante dopo sentii il suo respiro sulla mia fica e la sua lingua salire dall'apertura fino al clitoride. Era calda, delicata e andava sempre allo stesso ritmo lento.
«Aaaah» mugolai per la sorpresa non riuscendo a trattenermi.
Si staccò un solo secondo, poi riprese a leccarla su e giù, e più la leccava più percepivo chiaramente i miei liquidi uscire dalla fica e unirsi alla sua saliva. Ogni tanto si soffermava sul clitoride, lo leccava e ci giocava. E io mugolavo per il piacere che provavo.
Iniziai a stringere le lenzuola sempre più forte, mentre le mie gambe e il bacino ogni tanto venivano scossi dal piacere. In effetti desideravo vivere quel momento da quando ero diventata la sua sottomessa. Lo desideravo in un modo che non so neanche spiegare. E quel desiderio cresceva così tanto, che ora che lo stavo vivendo non riuscivo quasi a controllarlo.
Ogni tanto staccava la sua bocca, le sua lingua per sussurrarmi frasi come: «Non stai proprio riuscendo a controllarti, vero?» e sostituiva il trattamento con le dita sul clitoride. Ed aveva ragione, ero così tesa, eccitata, così fremente che facevo fatica a controllarmi. Potevo esplodere in qualsiasi momento, se solo me l'avesse ordinato. E forse lo notò, perché all'improvviso, si staccò lasciando un vuoto immediato. Un mugolio di disapprovazione mi fuggì dalle labbra.
«Ti stai lamentando o mi stai chiedendo di tornare?» chiese mentre lo sentii posizionarsi meglio tra le mie gambe.
«Io…» iniziai, senza riuscire subito a trovare le parole giuste. «Non lo so…» ammisi infine, con un filo di voce.
Lo senti poggiare le braccia ai lati del mio corpo sul materasso «Non lo sai?» disse con tono sorpreso riducendo un po' la distanza tra noi «Sei sicura Alice?»
Non risposi e il non rispondere mi costò uno schiaffo sulla figa, non appena arretrò. «Aah» urlai.
«Sei sicura di non saperlo, Alice?» ripeté.
«Io...» dissi.
«Tu..? E' la tua ultima possibilità, Alice»
«Io..ti voglio, Padrone» sussurrai.
«Mi vuoi?» rise e mi diede un altro schiaffo. Un altro gemito mi sfuggì. «E cosa vuoi del tuo Padrone?»
Stavolta non persi tempo e non farfugliai frasi inutili che avrebbero allungato la mia attesa. «Voglio averti dentro, Padrone»
«Mi vuoi dentro..» disse come a riflettere. Annuii col respiro corto, sperando che mi prendesse in quel momento. Avrei voluto guardarlo negli occhi per mostrargli la mia voglia, il mio desiderio. Ma quella benda me lo impediva «Ma la tua risposta non mi soddisfa» disse infine, mentre lo avvicinò quel tanto che bastava a farmi percepire la presenza del suo cazzo sulla mia fica. Fu un gesto lento, calcolato. Come se sapesse perfettamente quale effetto avrebbe avuto su di me. Infatti io trattenni il respiro. Marco lasciò passare qualche secondo di troppo. Abbastanza da farmi desiderare che smettesse di giocare con la mia pazienza.
Ebbi come l'impressione che si stesse prendendo gioco di me. Mi sentii frustata per quell'attesa, per il suo tenermi sulle spine. Poi senza che potessi rendermene conto si spinse col bacino in avanti e in un attimo me lo ritrovai tutto dentro.
Lasciai che dalle mie labbra uscisse un gemito di piacere, quando percepii la pelle del suo cazzo fondersi con gli umori interni della mia fica. In un attimo mi sentii piena.
«È questo che volevi, vero?» sussurrò. «Non volevi me dentro...volevi il mio cazzo» continuò. Io ero così presa da quel momento, dal suo cazzo che mi riempiva che non riuscii a fiatare, se non con dei gemiti. «Rispondi» mi ordinò.
Deglutii. «Sì» sussurrai.
«Sì cosa?» ogni domanda era una nuova spinta…e ogni spinta la sentivo tutta.
Chiusi gli occhi dietro il tessuto della benda, mi morsi il labbro. «Aah sì, Padrone. Volevo il tuo cazzo» grugnii gemendo più forte.
Non appena senti quelle parole mi strappò di colpo la benda dagli occhi e aumentò il ritmo. La luce naturale della stanza mi colpì all'improvviso. Istintivamente socchiusi le palpebre, cercando di riabituarmi. Per qualche istante vidi soltanto forme confuse e colori sfocati, poi, lentamente, lui e la stanza tornarono a mettersi a fuoco. I suoi occhi erano fissi nei miei, mentre mi scopava con colpi decisi senza mai uscire del tutto, come se avesse aspettato proprio quel momento per osservare ogni mia singola reazione e in pochi colpi mi fece esplodere. Urlai tutto il mio orgasmo, mentre il mio corpo tremava sotto i suoi colpi che non smettevano di rallentare. Almeno finché non lo sentii grugnire, poco dopo. In un attimo lo vidi spostarsi e indirizzare il suo cazzo sul mio corpo, mentre fiotti di sborra investirono il mio addome e il mio seno.
Rimasi ferma lì, cercando di ritrovare il fiato. Il mio respiro era ancora irregolare, spezzato da ciò che era appena successo. Lui si alzò senza dire altro. Lo vidi attraversare la stanza con calma, fino a sparire oltre la porta. Per qualche minuto rimasi sola, in quella stanza che raccontava ancora di noi. Quando tornò, si appoggiò allo stipite della porta e mi osservò senza dire nulla per un momento, poi fece un passo dentro.
«Come stai?» chiese con calma e dolcezza, direi quasi.
Inspirai lentamente «Bene, Padrone» risposi.
Mi osservò ancora per qualche secondo, come se stesse valutando la sincerità della mia risposta, poi annuì. «Bene»
Si avvicinò, mi aiutò ad alzarmi porgendomi la mano e mi accompagnò nel suo bagno.
«Fai con calma…ti aspetto in cucina» disse sfiorandomi il viso con una mano, trattenendomi appena la guancia. Poi uscì, chiudendosi la porta alle spalle.
Rimasi immobile per qualche secondo, ascoltando il silenzio tornare a riempire lo spazio. Mi appoggiai al lavandino e mi guardai allo specchio, il corpo ancora attraversato da quello che era accaduto e la mente stavo ancora cercando di mettere ordine nei pensieri. Non avevo del tutto realizzato tutto quello che era successo. Era come se una parte di me fosse ancora in quella stanza ferma a rielaborare ogni gesto, ogni parola. Eppure, dentro di me c’era una sensazione di soddisfazione. Sapevo che quello era solo l’inizio, che ciò che stavo costruendo con Marco non si sarebbe fermato lì. E, per la prima volta, questa consapevolezza non mi spaventava, anzi mi faceva sentire… nel posto giusto. O almeno, nel posto in cui avevo scelto di restare.
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