Sotto la Tua guida - Capitolo 14 - Parte 2
di
Baby_Ali
genere
dominazione
17 giugno 2026
Rimasi qualche secondo ferma davanti alla porta, con le chiavi strette tra le dita e quella solita tensione che ormai accompagnava ogni incontro con Marco. Non sapevo mai davvero cosa aspettarmi.
Il giorno prima mi aveva lasciata andare con il corpo ancora attraversato dai brividi e la testa piena dei suoi sguardi, delle sue parole, del modo in cui era riuscito a controllarmi senza mai perdere la calma. E forse proprio per questo, mentre entravo, sentivo lo stomaco stringersi dall’agitazione.
In casa c’era silenzio, richiusi la porta dietro di me e mi guardai attorno istintivamente, provai a chiamarlo ma non rispose, così avanzai verso la camera, ma appena arrivai sulla soglia mi bloccai.
Lui era lì, seduto sulla poltrona con una gamba accavallata e lo sguardo fermo su di me. Mi osservava soltanto mentre io rimanevo immobile vicino alla porta. Mi irrigidii.
«Vieni qui» obbedii, mentre continuò a seguirmi con gli occhi finché non mi fermai davanti a lui. «Sei agitata?»
Deglutii appena. «Un po’, Padrone»
Un angolo della sua bocca si sollevò appena, quasi divertito da quella risposta.
«Bene» quelle quattro lettere bastarono a farmi aumentare il battito «Hai un limite che il tuo corpo non riesce ancora ad accettare»
Abbassai appena lo sguardo, perché capii subito di cosa stesse parlando. «Oggi lavoreremo su quello»
Marco notò il gesto, ma questa volta non mi ordinò di guardarlo.
«Non devi vergognartene» disse con calma. «Quello che hai non è un problema strano o raro»
Rimasi in silenzio ad ascoltarlo.
Lui continuò, mantenendo quel tono tranquillo.
«Il tuo riflesso faringeo è molto sensibile. La parte posteriore della gola reagisce prima ancora che tu riesca davvero a controllarla»
Deglutii piano. Sentire quelle parole dette così, senza giudizio, rese tutto improvvisamente meno pesante. Marco si alzò lentamente dalla poltrona e si fermò davanti a me.
«E più senti di stare perdendo il controllo, più il tuo corpo si irrigidisce»
Annuii appena. «È vero, Padrone»
«Questo però non significa che tu non possa migliorare» Il suo sguardo rimase sul mio. «Significa solo che dovremo lavorarci con calma»
Quelle parole mi fecero tirare inconsapevolmente un piccolo respiro.
«Non sarà una cosa veloce, Alice» continuò. «Ci saranno giorni in cui penserai di non stare facendo progressi. Altri in cui il tuo corpo reagirà meglio. È normale»
Una parte di me aveva davvero paura di deluderlo.
«E soprattutto...non voglio che tu viva ogni difficoltà come un fallimento. Hai capito?»
«Sì, Padrone»
Fece un piccolo cenno verso il letto. «Vieni. Oggi iniziamo semplicemente a capire come reagisce il tuo corpo»
Si sedette sul bordo del letto, io mi accomodai accanto a lui. Lasciai comunque qualche centimetro di distanza tra noi quasi senza rendermene conto. Incrociai le gambe e posizionai le mani una nell’altra sopra le cosce. Mi sentivo stranamente in soggezione.
Marco lo notò. Eliminò la distanza avvicinandosi e allentò la tensione dalle gambe. «Alice»
Sollevai lo sguardo verso di lui.
«Tu vuoi davvero superare questo limite?»
La domanda fu diretta.
Esitai un attimo, prendendomi il tempo di riflettere. «Sì, Padrone»
Lui continuò a guardarmi in silenzio.
«Non per me» precisò subito. «Non perché io lo voglia. Voglio sapere se è qualcosa che desideri davvero tu»
Quelle parole mi colpirono, perché era vero. Quel limite esisteva da molto prima di Marco.
Inspirai lentamente. «Sì» confermai questa volta con più sicurezza. «È una cosa che voglio imparare da tempo»
Marco accennò appena un cenno del capo.
«Bene. Allora c’è una seconda cosa che devo sapere»
Sentii di nuovo il cuore accelerare.
«Ti fidi davvero di me?»
Lo guardai negli occhi, cercando dentro di me una risposta sincera ed era strano quanto mi venisse naturale ammetterlo. «Sì, Padrone»
Mantenne lo sguardo sul mio ancora qualche secondo, per capire se ci fosse anche solo un minimo di esitazione. «Perfetto. Perché queste sono le due cose fondamentali. Volontà tua e fiducia nella persona che ti guida. Se manca anche solo una delle due, il corpo si irrigidisce ancora di più e inizia a difendersi invece d'imparare»
Abbassai appena lo sguardo. Lui mi sfiorò il ginocchio.
«E per questo oggi non faremo nulla di estremo. Per ora ci concentreremo soltanto sulle basi iniziali»
Annuii.
«Da questo momento non devi pensare a niente. Né a cosa potrebbe succedere, né a cosa ti aspetti da te stessa. Concentrati solo sulla mia voce»
Annuii appena.
«Respira lentamente» Provai a fare come diceva. Inspirai dal naso ed espirai piano, cercando di seguire il ritmo che mi stava indicando. All’inizio però non era semplice, sentivo il corpo ancora rigido, le spalle tese e la mente troppo attenta a ogni minima sensazione.
Marco continuò a guidarmi con calma, senza fretta, correggendomi ogni volta che acceleravo inconsapevolmente il respiro e ogni tanto mi ricordava di lasciare andare la tensione.
Poco alla volta iniziò a farmi rilassare tutto il corpo: le spalle, il collo, le braccia. Ogni tanto mi fermava soltanto per farmi notare tensioni che nemmeno mi rendevo conto di avere. «Non stringere la mandibola» Mi accorsi solo in quel momento di avere i denti serrati, li rilassai lentamente.
Continuammo ancora. Il tempo sembrava essersi fermato completamente. Forse passarono venti minuti, forse di più. Non saprei neanche dirlo. Marco parlava poco, ma ogni volta che lo faceva dandomi indicazioni mirate riusciva a riportarmi esattamente dove voleva lui. Pian piano iniziai davvero a calmarmi. Le spalle si abbassarono da sole e il respiro smise di essere corto.
«Molto meglio»
Sentii quasi una piccola soddisfazione dentro di me.
«Adesso rifacciamo tutto, ma questa volta tieni la bocca leggermente aperta»
Obbedii, ma quasi immediatamente il mio corpo tornò a irrigidirsi, il respiro perse ritmo e la gola si contrasse senza che riuscissi davvero a impedirlo.
Marco se ne accorse subito. Mi richiamò con voce calma, mentre poggiò una mano sul mio ginocchio.
«Tranquilla, non stiamo correndo da nessuna parte» mi sussurrò. «Rilassa la gola, Alice. Non devi difenderti da niente adesso»
Marco continuò a guidarmi con calma, senza mai forzarmi e poco alla volta riuscii a raggiungere le sue indicazioni.
Quando si assicurò che tutto stava procedendo come doveva, mi avvicinò l'indice davanti alla bocca, ordinandomi di aprirla.
«Adesso concentrati solo su questo. Voglio che tu smetta di vivere questa cosa come una prova da superare» sfiorò appena il mio labbro inferiore con il dito, poi me lo lasciò davanti. «Giocaci normalmente»
Lo sfiorai con la lingua lentamente leccandolo e girandoci attorno, poi lo accolsi tra le labbra e immaginando che fosse il suo cazzo, iniziai a succhiarlo. Lo feci lentamente, senza distogliere lo sguardo dal suo. Lo sentii sospirare, poi ritirò l'indice solo per un momento, prima di ripropormelo davanti.
«Ricordati quello che abbiamo fatto prima» mi disse come per prepararmi. «Lascia la bocca leggermente aperta e resta ferma»
Sentii l'indice scivolare lentamente sulla mia lingua «Respira, non prepararti al fastidio»
Inspirai lentamente dal naso, cercando davvero di seguire le sue indicazioni. «Lascia morbida la gola». Lo fermò a metà bocca, proprio nel punto antecedente al riflesso. Aspettò qualche secondo, poi lo uscì del tutto. Tornai a respirare normalmente per qualche secondo, almeno finché non lo rividi davanti alla mia bocca. Non servì nessun ordine stavolta, automaticamente aprii la bocca e aspettai che fosse lui a proseguire. Mi sussurrò un brava, mentre lo guidò lentamente dentro. Non c’era fretta nei suoi gesti, mi lasciava il tempo di respirare, di adattarmi, di non irrigidirmi subito. Si fermò di nuovo in quel punto, mi guardò più intensamente e mentre mi guidava con calma nel ritmo del respiro, continuando a ricordarmi quanto tempo impiegare per inspirare e quanto per espirare, lasciò che l'indice entrasse sempre più dentro.
All’inizio riuscii a restare tranquilla, ma appena sentii quel punto, il corpo reagì immediatamente. Un piccolo conato mi attraversò la gola e le spalle si contrassero istintivamente.
Se ne accorse subito. «Non combatterlo. È solo una reazione del tuo corpo» lo allontanò leggermente, ritornando al punto di sicurezza per me. Cercai di concentrarmi sulle sue parole, ma la prima sensazione fu comunque quella di aver sbagliato.
«Alice, guardami. Questo è esattamente il motivo per cui siamo qui. Non devi riuscirci oggi, non devi dimostrarmi niente»
Deglutii.
«Hai passato anni a interpretare questa reazione come un fallimento. Invece è soltanto un segnale. Il tuo corpo sta dicendo che qui si sente a disagio e noi gli insegneremo, con il tempo, che non c'è alcun pericolo»
Quelle parole mi colpirono molto, perché era vero. Ogni volta che succedeva, la mia mente arrivava sempre alla stessa conclusione: non ero capace.
«Non voglio che tu vinca contro il tuo corpo. Voglio che impari ad ascoltarlo»
Tornai subito a inspirai lentamente dal naso, seguendo il ritmo che mi aveva insegnato.
«Brava, così. Respira e basta, nessuna fretta» mi disse mentre riprese lentamente a spingerlo. Quando sentii tornare quella sensazione familiare, il corpo reagì ancora. Il riflesso arrivò immediato, come aveva sempre fatto. Per un istante ebbi la tentazione di sottrarmi, ma ricordai le parole di marco. Inspirai lentamente dal naso ed espirai. E invece di combattere quella sensazione, provai semplicemente a lasciarla andare, con le spalle che si rilassarono un poco e la gola che smise d'irrigidirsi. Rimasi concentrata sul ritmo che avevamo costruito insieme, un secondo, poi un altro e un altro ancora.
«Brava...» sussurrò Marco.
Dentro di me sorrisi. Poco dopo lui arretrò lentamente, fino a interrompere il tutto. Rimase a osservarmi mentre recuperavo il respiro.
«Hai sentito la differenza?»
«Sì, Padrone»
«All'inizio il riflesso è arrivato come sempre, ma questa volta non hai ceduto immediatamente. Hai continuato a respirare e per qualche istante sei riuscita a gestirlo invece di subirlo»
Annuii.
«È così che si costruiscono i progressi, Alice. Non con salti improvvisi. Oggi sono stati pochi secondi, la prossima volta potrebbero essere qualcuno in più e poi ancora»
Per la prima volta riuscii a credergli davvero.
«Ora vieni qui» disse indicandomi davanti a se. Mi inginocchiai tra le sue gambe e rimasi in attesa, lo sguardo abbassato. «Per oggi abbiamo finito con l'allenamento, adesso voglio che ti occupi di me»
Non servirono altre spiegazioni. Sentii il cuore accelerare leggermente. Ormai avevo imparato a riconoscere quella sensazione, era l'emozione che provavo ogni volta che mi affidava qualcosa che per lui aveva valore. Mi avvicinai lentamente, gli slacciai cintura e pantaloni, mi aiutò ad abbassarli insieme agli slip e prendendo il cazzo tra le mani, iniziai a masturbarlo con le mani e con la lingua inizia a leccarlo lentamente come sapevo fare e come mi piaceva fare. In poco tempo lo sentii diventare duro sotto il mio tocco. Più volte ci sputai sopra permettendo alla mano di scivolare senza difficoltà sul suo cazzo. Poi lo feci scivolare tra le labbra e inizia a pomparlo alternando un ritmo lento-veloce. Reduce dei suoi insegnamenti provai a spingerlo anche oltre, ma fallii subito. Lui mi disse di non correre, che il progresso di prima non significava che ero ancora pronta. Quindi annuii e continuai ad alternare i due gesti, senza mai smettere di guardarlo negli occhi. Ogni tanto lo sentivo gemere e nel suo sguardo leggevo la soddisfazione e il piacere che stava provando in quel momento. A un tratto lo vidi irrigidirsi e lì capii che stava per venire. Istintivamente lo presi in bocca e muovendo la lingua all'interno lo eccitai finché pochi istanti dopo non mi sborrò in bocca e mandai giù il suo piacere, per poi staccarmi quando sentii il cazzo perdere le forze.
Marco si prese il suo tempo per ricomporsi. Non c'era fretta nei suoi gesti, fece tutto con la stessa calma che aveva mantenuto per tutto il pomeriggio. Io rimasi dove ero, in silenzio, aspettando. Quando ebbe finito, il suo sguardo tornò su di me.
«Hai lavorato bene oggi, ma il lavoro vero inizia adesso»
Lo guardai, attenta.
«Quello che abbiamo fatto qui non servirà a niente se lo fai soltanto quando sei con me. Da domani voglio che ti alleni ogni giorno. Dieci minuti, sempre alla stessa ora, se possibile. Respirazione, rilassamento e concentrazione. Niente fretta e nessun obiettivo da raggiungere»
Annuii.
«Fatto questo, dedicherai altri 5 minuti al passaggio successivo»
«Quale Padrone?»
«Inserirai i tuo indice in bocca e ripeterai ciò che abbiamo fatto qui oggi. Quando arriverai al punto in cui senti il disagio, ti fermerai e respirerai, non lo combatterai. Tra una settimana vedremo dove sei arrivata»
«Va bene, Padrone»
Per anni avevo considerato quel limite qualcosa che mi definiva, qualcosa contro cui scontrarmi ogni volta. Adesso, invece, avevo un percorso e per la prima volta non vedevo l'ora d'iniziare a percorrerlo.
Rimasi qualche secondo ferma davanti alla porta, con le chiavi strette tra le dita e quella solita tensione che ormai accompagnava ogni incontro con Marco. Non sapevo mai davvero cosa aspettarmi.
Il giorno prima mi aveva lasciata andare con il corpo ancora attraversato dai brividi e la testa piena dei suoi sguardi, delle sue parole, del modo in cui era riuscito a controllarmi senza mai perdere la calma. E forse proprio per questo, mentre entravo, sentivo lo stomaco stringersi dall’agitazione.
In casa c’era silenzio, richiusi la porta dietro di me e mi guardai attorno istintivamente, provai a chiamarlo ma non rispose, così avanzai verso la camera, ma appena arrivai sulla soglia mi bloccai.
Lui era lì, seduto sulla poltrona con una gamba accavallata e lo sguardo fermo su di me. Mi osservava soltanto mentre io rimanevo immobile vicino alla porta. Mi irrigidii.
«Vieni qui» obbedii, mentre continuò a seguirmi con gli occhi finché non mi fermai davanti a lui. «Sei agitata?»
Deglutii appena. «Un po’, Padrone»
Un angolo della sua bocca si sollevò appena, quasi divertito da quella risposta.
«Bene» quelle quattro lettere bastarono a farmi aumentare il battito «Hai un limite che il tuo corpo non riesce ancora ad accettare»
Abbassai appena lo sguardo, perché capii subito di cosa stesse parlando. «Oggi lavoreremo su quello»
Marco notò il gesto, ma questa volta non mi ordinò di guardarlo.
«Non devi vergognartene» disse con calma. «Quello che hai non è un problema strano o raro»
Rimasi in silenzio ad ascoltarlo.
Lui continuò, mantenendo quel tono tranquillo.
«Il tuo riflesso faringeo è molto sensibile. La parte posteriore della gola reagisce prima ancora che tu riesca davvero a controllarla»
Deglutii piano. Sentire quelle parole dette così, senza giudizio, rese tutto improvvisamente meno pesante. Marco si alzò lentamente dalla poltrona e si fermò davanti a me.
«E più senti di stare perdendo il controllo, più il tuo corpo si irrigidisce»
Annuii appena. «È vero, Padrone»
«Questo però non significa che tu non possa migliorare» Il suo sguardo rimase sul mio. «Significa solo che dovremo lavorarci con calma»
Quelle parole mi fecero tirare inconsapevolmente un piccolo respiro.
«Non sarà una cosa veloce, Alice» continuò. «Ci saranno giorni in cui penserai di non stare facendo progressi. Altri in cui il tuo corpo reagirà meglio. È normale»
Una parte di me aveva davvero paura di deluderlo.
«E soprattutto...non voglio che tu viva ogni difficoltà come un fallimento. Hai capito?»
«Sì, Padrone»
Fece un piccolo cenno verso il letto. «Vieni. Oggi iniziamo semplicemente a capire come reagisce il tuo corpo»
Si sedette sul bordo del letto, io mi accomodai accanto a lui. Lasciai comunque qualche centimetro di distanza tra noi quasi senza rendermene conto. Incrociai le gambe e posizionai le mani una nell’altra sopra le cosce. Mi sentivo stranamente in soggezione.
Marco lo notò. Eliminò la distanza avvicinandosi e allentò la tensione dalle gambe. «Alice»
Sollevai lo sguardo verso di lui.
«Tu vuoi davvero superare questo limite?»
La domanda fu diretta.
Esitai un attimo, prendendomi il tempo di riflettere. «Sì, Padrone»
Lui continuò a guardarmi in silenzio.
«Non per me» precisò subito. «Non perché io lo voglia. Voglio sapere se è qualcosa che desideri davvero tu»
Quelle parole mi colpirono, perché era vero. Quel limite esisteva da molto prima di Marco.
Inspirai lentamente. «Sì» confermai questa volta con più sicurezza. «È una cosa che voglio imparare da tempo»
Marco accennò appena un cenno del capo.
«Bene. Allora c’è una seconda cosa che devo sapere»
Sentii di nuovo il cuore accelerare.
«Ti fidi davvero di me?»
Lo guardai negli occhi, cercando dentro di me una risposta sincera ed era strano quanto mi venisse naturale ammetterlo. «Sì, Padrone»
Mantenne lo sguardo sul mio ancora qualche secondo, per capire se ci fosse anche solo un minimo di esitazione. «Perfetto. Perché queste sono le due cose fondamentali. Volontà tua e fiducia nella persona che ti guida. Se manca anche solo una delle due, il corpo si irrigidisce ancora di più e inizia a difendersi invece d'imparare»
Abbassai appena lo sguardo. Lui mi sfiorò il ginocchio.
«E per questo oggi non faremo nulla di estremo. Per ora ci concentreremo soltanto sulle basi iniziali»
Annuii.
«Da questo momento non devi pensare a niente. Né a cosa potrebbe succedere, né a cosa ti aspetti da te stessa. Concentrati solo sulla mia voce»
Annuii appena.
«Respira lentamente» Provai a fare come diceva. Inspirai dal naso ed espirai piano, cercando di seguire il ritmo che mi stava indicando. All’inizio però non era semplice, sentivo il corpo ancora rigido, le spalle tese e la mente troppo attenta a ogni minima sensazione.
Marco continuò a guidarmi con calma, senza fretta, correggendomi ogni volta che acceleravo inconsapevolmente il respiro e ogni tanto mi ricordava di lasciare andare la tensione.
Poco alla volta iniziò a farmi rilassare tutto il corpo: le spalle, il collo, le braccia. Ogni tanto mi fermava soltanto per farmi notare tensioni che nemmeno mi rendevo conto di avere. «Non stringere la mandibola» Mi accorsi solo in quel momento di avere i denti serrati, li rilassai lentamente.
Continuammo ancora. Il tempo sembrava essersi fermato completamente. Forse passarono venti minuti, forse di più. Non saprei neanche dirlo. Marco parlava poco, ma ogni volta che lo faceva dandomi indicazioni mirate riusciva a riportarmi esattamente dove voleva lui. Pian piano iniziai davvero a calmarmi. Le spalle si abbassarono da sole e il respiro smise di essere corto.
«Molto meglio»
Sentii quasi una piccola soddisfazione dentro di me.
«Adesso rifacciamo tutto, ma questa volta tieni la bocca leggermente aperta»
Obbedii, ma quasi immediatamente il mio corpo tornò a irrigidirsi, il respiro perse ritmo e la gola si contrasse senza che riuscissi davvero a impedirlo.
Marco se ne accorse subito. Mi richiamò con voce calma, mentre poggiò una mano sul mio ginocchio.
«Tranquilla, non stiamo correndo da nessuna parte» mi sussurrò. «Rilassa la gola, Alice. Non devi difenderti da niente adesso»
Marco continuò a guidarmi con calma, senza mai forzarmi e poco alla volta riuscii a raggiungere le sue indicazioni.
Quando si assicurò che tutto stava procedendo come doveva, mi avvicinò l'indice davanti alla bocca, ordinandomi di aprirla.
«Adesso concentrati solo su questo. Voglio che tu smetta di vivere questa cosa come una prova da superare» sfiorò appena il mio labbro inferiore con il dito, poi me lo lasciò davanti. «Giocaci normalmente»
Lo sfiorai con la lingua lentamente leccandolo e girandoci attorno, poi lo accolsi tra le labbra e immaginando che fosse il suo cazzo, iniziai a succhiarlo. Lo feci lentamente, senza distogliere lo sguardo dal suo. Lo sentii sospirare, poi ritirò l'indice solo per un momento, prima di ripropormelo davanti.
«Ricordati quello che abbiamo fatto prima» mi disse come per prepararmi. «Lascia la bocca leggermente aperta e resta ferma»
Sentii l'indice scivolare lentamente sulla mia lingua «Respira, non prepararti al fastidio»
Inspirai lentamente dal naso, cercando davvero di seguire le sue indicazioni. «Lascia morbida la gola». Lo fermò a metà bocca, proprio nel punto antecedente al riflesso. Aspettò qualche secondo, poi lo uscì del tutto. Tornai a respirare normalmente per qualche secondo, almeno finché non lo rividi davanti alla mia bocca. Non servì nessun ordine stavolta, automaticamente aprii la bocca e aspettai che fosse lui a proseguire. Mi sussurrò un brava, mentre lo guidò lentamente dentro. Non c’era fretta nei suoi gesti, mi lasciava il tempo di respirare, di adattarmi, di non irrigidirmi subito. Si fermò di nuovo in quel punto, mi guardò più intensamente e mentre mi guidava con calma nel ritmo del respiro, continuando a ricordarmi quanto tempo impiegare per inspirare e quanto per espirare, lasciò che l'indice entrasse sempre più dentro.
All’inizio riuscii a restare tranquilla, ma appena sentii quel punto, il corpo reagì immediatamente. Un piccolo conato mi attraversò la gola e le spalle si contrassero istintivamente.
Se ne accorse subito. «Non combatterlo. È solo una reazione del tuo corpo» lo allontanò leggermente, ritornando al punto di sicurezza per me. Cercai di concentrarmi sulle sue parole, ma la prima sensazione fu comunque quella di aver sbagliato.
«Alice, guardami. Questo è esattamente il motivo per cui siamo qui. Non devi riuscirci oggi, non devi dimostrarmi niente»
Deglutii.
«Hai passato anni a interpretare questa reazione come un fallimento. Invece è soltanto un segnale. Il tuo corpo sta dicendo che qui si sente a disagio e noi gli insegneremo, con il tempo, che non c'è alcun pericolo»
Quelle parole mi colpirono molto, perché era vero. Ogni volta che succedeva, la mia mente arrivava sempre alla stessa conclusione: non ero capace.
«Non voglio che tu vinca contro il tuo corpo. Voglio che impari ad ascoltarlo»
Tornai subito a inspirai lentamente dal naso, seguendo il ritmo che mi aveva insegnato.
«Brava, così. Respira e basta, nessuna fretta» mi disse mentre riprese lentamente a spingerlo. Quando sentii tornare quella sensazione familiare, il corpo reagì ancora. Il riflesso arrivò immediato, come aveva sempre fatto. Per un istante ebbi la tentazione di sottrarmi, ma ricordai le parole di marco. Inspirai lentamente dal naso ed espirai. E invece di combattere quella sensazione, provai semplicemente a lasciarla andare, con le spalle che si rilassarono un poco e la gola che smise d'irrigidirsi. Rimasi concentrata sul ritmo che avevamo costruito insieme, un secondo, poi un altro e un altro ancora.
«Brava...» sussurrò Marco.
Dentro di me sorrisi. Poco dopo lui arretrò lentamente, fino a interrompere il tutto. Rimase a osservarmi mentre recuperavo il respiro.
«Hai sentito la differenza?»
«Sì, Padrone»
«All'inizio il riflesso è arrivato come sempre, ma questa volta non hai ceduto immediatamente. Hai continuato a respirare e per qualche istante sei riuscita a gestirlo invece di subirlo»
Annuii.
«È così che si costruiscono i progressi, Alice. Non con salti improvvisi. Oggi sono stati pochi secondi, la prossima volta potrebbero essere qualcuno in più e poi ancora»
Per la prima volta riuscii a credergli davvero.
«Ora vieni qui» disse indicandomi davanti a se. Mi inginocchiai tra le sue gambe e rimasi in attesa, lo sguardo abbassato. «Per oggi abbiamo finito con l'allenamento, adesso voglio che ti occupi di me»
Non servirono altre spiegazioni. Sentii il cuore accelerare leggermente. Ormai avevo imparato a riconoscere quella sensazione, era l'emozione che provavo ogni volta che mi affidava qualcosa che per lui aveva valore. Mi avvicinai lentamente, gli slacciai cintura e pantaloni, mi aiutò ad abbassarli insieme agli slip e prendendo il cazzo tra le mani, iniziai a masturbarlo con le mani e con la lingua inizia a leccarlo lentamente come sapevo fare e come mi piaceva fare. In poco tempo lo sentii diventare duro sotto il mio tocco. Più volte ci sputai sopra permettendo alla mano di scivolare senza difficoltà sul suo cazzo. Poi lo feci scivolare tra le labbra e inizia a pomparlo alternando un ritmo lento-veloce. Reduce dei suoi insegnamenti provai a spingerlo anche oltre, ma fallii subito. Lui mi disse di non correre, che il progresso di prima non significava che ero ancora pronta. Quindi annuii e continuai ad alternare i due gesti, senza mai smettere di guardarlo negli occhi. Ogni tanto lo sentivo gemere e nel suo sguardo leggevo la soddisfazione e il piacere che stava provando in quel momento. A un tratto lo vidi irrigidirsi e lì capii che stava per venire. Istintivamente lo presi in bocca e muovendo la lingua all'interno lo eccitai finché pochi istanti dopo non mi sborrò in bocca e mandai giù il suo piacere, per poi staccarmi quando sentii il cazzo perdere le forze.
Marco si prese il suo tempo per ricomporsi. Non c'era fretta nei suoi gesti, fece tutto con la stessa calma che aveva mantenuto per tutto il pomeriggio. Io rimasi dove ero, in silenzio, aspettando. Quando ebbe finito, il suo sguardo tornò su di me.
«Hai lavorato bene oggi, ma il lavoro vero inizia adesso»
Lo guardai, attenta.
«Quello che abbiamo fatto qui non servirà a niente se lo fai soltanto quando sei con me. Da domani voglio che ti alleni ogni giorno. Dieci minuti, sempre alla stessa ora, se possibile. Respirazione, rilassamento e concentrazione. Niente fretta e nessun obiettivo da raggiungere»
Annuii.
«Fatto questo, dedicherai altri 5 minuti al passaggio successivo»
«Quale Padrone?»
«Inserirai i tuo indice in bocca e ripeterai ciò che abbiamo fatto qui oggi. Quando arriverai al punto in cui senti il disagio, ti fermerai e respirerai, non lo combatterai. Tra una settimana vedremo dove sei arrivata»
«Va bene, Padrone»
Per anni avevo considerato quel limite qualcosa che mi definiva, qualcosa contro cui scontrarmi ogni volta. Adesso, invece, avevo un percorso e per la prima volta non vedevo l'ora d'iniziare a percorrerlo.
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