Sotto la Tua guida - Capitolo 19 • I

di
genere
dominazione

Settimana dal 27 luglio al 28 luglio.

Il lunedì trascorse senza nulla di particolare. Lavorai e mi dedicai ad alcune commissioni, cercai di mantenere una normalità, ma la verità era che la mia mente tornava continuamente a sabato e alle sue parole. 'Da agosto cambieranno alcune cose'.
Avevo provato a immaginare cosa intendesse, ma ogni ipotesi finiva per sembrarmi inutile. Con Marco era impossibile prevedere qualcosa.

28 Luglio 2026
La mattina seguente raggiunsi casa sua all'orario stabilito precedentemente.
Appena aprii la porta fui accolta da un'aria fresca che contrastava con il caldo soffocante di fine luglio. L'aria condizionata era accesa e quello, ormai, era un dettaglio che conoscevo bene: significava che Marco era già in casa. Entrai senza fare rumore, richiusi la porta alle mie spalle e, come sempre, appoggiai borsa e chiavi all'ingresso. Poi, mi diressi verso la camera da letto e lui era lì, seduto sulla poltrona a un angolo, che mi osservava in silenzio.
«Buongiorno, Padrone» dissi entrando.
Ricevetti solo un leggero cenno del capo. Mi avvicinai all'armadio, sfilai lentamente il vestitino leggero che avevo indossato per contrastare il caldo torrido e lo riposi ordinatamente al suo posto. Rimasi in intimo e tacchi, inspirai profondamente e raggiunsi il tappeto, dove mi inginocchiai: ginocchia unite, schiena dritta, mani sulle cosce e sguardo rivolto verso il pavimento. Per qualche istante nella stanza si sentì soltanto il lieve rumore dell'aria condizionata, poi Marco parlò.
«Tra pochi giorni inizieremo l'ultimo mese del contratto»
Sapevo che quel momento sarebbe arrivato, eppure sentirglielo dire ad alta voce ebbe un effetto diverso. Quelle parole resero improvvisamente concreto ciò che fino a quel momento avevo solo percepito.
«In questi due mesi ti ho insegnato ad ascoltare, a rispettare delle regole e a comprendere che ogni mia richiesta ha uno scopo. Anche quando non ti è immediatamente chiaro»
«Sì, Padrone»
Lui incrociò lentamente le mani.
«Le prime settimane sono servite a costruire delle basi. Il primo mese è servito a conoscerci. Il secondo a trasformare quelle basi nella tua quotidianità» rimase in silenzio qualche attimo prima di continuare «Ma il mese che sta per iniziare sarà quello decisivo e alla fine capiremo se questo percorso avrà le basi per continuare oppure se si concluderà con la scadenza del contratto»
Sentire Marco pronunciare ad alta voce quelle parole e ricordarmi che, alla fine di quel mese, il nostro futuro sarebbe dipeso anche da me, mi provocò una stretta allo stomaco. Certo, sapevo che il contratto aveva una scadenza, ma non mi ero mai fermata a pensare davvero a cosa avrebbe significato arrivare a quel momento. Non si trattava della fine del nostro rapporto. Si trattava di capire se avessimo costruito abbastanza perché potesse continuare.
«Prima di arrivare a quel momento, però, dobbiamo correggere una cosa»
Tornai a concentrarmi sulle sue parole, visto che aveva ripreso a parlare.
«Ultimamente sei stata troppo indisciplinata» sentii il cuore accelerare. «Hai iniziato a prendere iniziative senza interfacciarti con me. L'estetista è soltanto l'esempio più evidente, ma non è l'unico. Ti sei concessa troppe libertà, e questo ti ha portata a meritare più punizioni di quante avrei voluto darti»
Rimasi in silenzio, non cercai giustificazioni. Ripensai agli ultimi giorni, alle decisioni che avevo preso con leggerezza, convinta che fossero dettagli di poco conto. Adesso iniziavo a vederli con gli occhi di Marco. Lui proseguì con la stessa calma.
«Le punizioni hanno il compito di correggere un errore. Ma se lo stesso errore continua a ripresentarsi, significa che non basta più correggerlo, è il metodo che deve cambiare»
Quelle parole mi fecero irrigidire.
«Per questo motivo, da oggi, non mi limiterò più a punirti quando sbaglierai, ma ti imporrò una disciplina diversa. Una disciplina continua»
Il mio respiro si fece più lento, ma lo osservai senza riuscire a nascondere la curiosità.
«Le prossime due settimane saranno diverse da tutto ciò che hai vissuto. Finora gran parte del nostro percorso è stato costruito intorno a te: ai tuoi limiti, alle tue reazioni, ai tuoi errori e ai tuoi progressi. Da oggi cambieremo prospettiva»
Aggrottai appena la fronte, senza interromperlo.
«Hai bisogno di ricordare, ogni giorno, che questo rapporto non esiste soltanto quando commetti un errore o quando ricevi una punizione. Esiste ogni volta che scegli di affidarti a me, per questo motivo continueremo a incontrarci il martedì e il mercoledì, ma non saranno più gli unici giorni in cui mi vedrai»
Sbarrai lo sguardo, cercando di capire meglio, ma lui mi anticipò.
«Da agosto ti presenterai qui ogni mattina e svolgerai una pratica precisa. Sempre la stessa, fino a quando non ti dirò che è il momento di cambiarla»
Inspirai lentamente.
«Lo scopo non è occupare il tuo tempo. È ricordarti, ogni giorno, il ruolo che hai scelto di avere in questo rapporto. In questo periodo riceverai molto meno di quanto sei abituata a ricevere. Perché voglio capire se sei capace di dedicarti a questo rapporto anche quando non sei tu al centro delle mie attenzioni»
Quelle parole mi colpirono profondamente.
Marco rimase in silenzio lasciandomi il tempo di assimilare tutto.
«È chiaro?» disse dopo un po'.
La domanda mi riportò alla realtà. Lo guardai per un momento, ancora intenta a mettere insieme tutte quelle nuove informazioni.
«Sì, Padrone» risposi, anche se dentro di me ero tutt'altro che tranquilla. Un pensiero continuava a tornarmi in mente.
Ogni mattina.
La cosa che più mi confondeva non era quello che mi stava chiedendo, ma come avrei potuto incastrarlo con la mia vita di tutti i giorni.
Marco sembrò intuire il mio dubbio. «Stai pensando al lavoro?»
Annuii «Non so come riuscirò a essere qui tutte le mattine, Padrone» ammisi.
Lui non sembrò sorpreso.
«Non ti sto chiedendo di passare la mattina intera qui. La pratica non richiederà molto tempo, un'ora sarà sufficiente. Ma dovrà essere rispettata tutti i giorni»
Rimasi in silenzio. Un'ora, era molto meno di quello che avevo immaginato, eppure cambiava completamente il significato delle mie giornate, perché da quel momento avrei dovuto organizzare ogni mattina partendo da quella scelta.
«Non voglio che tu viva questa cosa come un impegno da aggiungere alla tua agenda. Voglio che diventi una parte della tua routine»
Annuii.
«Ora ti spiegherò cosa faremo» il suo tono diventò più concentrato «Inizieremo da oggi e questa sarà la prima cosa che svolgerai ogni giorno, prima di dedicarti al resto»
Rimasi immobile sul tappeto, mentre la curiosità prendeva il posto della sorpresa.
Lui si alzò lentamente dalla poltrona e per un istante il suo movimento attirò tutta la mia attenzione. Fino a quel momento avevamo parlato. Mi aveva spiegato il cambiamento, le nuove regole, ciò che si aspettava da me. Ora, però, avevo la sensazione che volesse rendere concreto quello che aveva appena detto.
Si fermò davanti a me e mi osservò.
«Liberami dei pantaloni e onora il mio cazzo»
Un po' incerta mi avvicinai e iniziai a succhiarlo da sopra lo slip «Ho detto onoralo, non succhialo»
Confusa chiesi aiuto con lo sguardo.
«Bacialo» mi avvicinai e gli lasciai un bacio al centro.
«Così brava, da sopra gli slip. Ora estrai il mio cazzo»
Esegui. Afferrai il bordo degli slip e li abbassai fino a terra. In un attimo mi ritrovai il suo cazzo non ancora perfettamente duro davanti il mio sguardo. Rimasi ferma e aspettai la sua prossima mossa, perché ero certa sarebbe arrivata.
«Mani dietro la schiena, unite»
Le portai dietro e nello stesso istante lo vidi portare le sue davanti e notai che in una teneva i polsini che avevo indossato sabato. Li agganciò ai miei polsi, bloccandoli.
«Guardami e non perdere mai il contatto col mio sguardo» alzai lo sguardo fino a inchiodarlo al suo. Lo osservavo dal basso.
«Mostrami la tua lingua» aprii la bocca e la tirai fuori «Bene. Adesso inizia a passarla sul mio cazzo»
Mi abbassai leggermente e la portai vicino alle sue palle e mantenendola però sul cazzo, la feci scorrere con la giusta calma su tutta la lunghezza dell'asta fino al glande. La lingua formò un permetto angolo, che spari quando con la punta gli leccai il buchino.
«Lentamente» mi ordinò però lui. Allora rallentai e ripetei il gesto. Passai la lingua piatta tutta attorno al glande. Ogni tanto scendevo un po' lungo l'asta, leccavo le sue vene seguendone il percorso e poi risalivo. Il tutto con un ritmo lento ed estenuante. Marco, però, non fece trapelare nessuna emozione o gemito, ma vidi in suo sguardo intensificarsi mentre mi guardava. Dopo un po' di quel trattamento mi diede un altro ordine.
«Inizia a usare le boccuccia come sai fare tu»
Non aspettavo altro, quindi allargai le labbra e le posai sul glande, e lentamente inizia a scendere fino alla fine di quest'ultimo e poi risalii succhiandolo, e di nuovo giù. Per qualche minuto continuai così.
«Uhm» si lasciò scappare un gemito «Nonostante la tua indisciplina, sei proprio una brava ragazzina» mi disse «Ma guai a te se mi fai venire ora, devi adorarmi il cazzo per il momento»
Afferrai le sue parole e allargando la bocca scesi più giù, accogliendo dentro un po' della sua asta, finché non avvertii i primi conati. Mi allontanai un po', prendendo aria senza però uscire e tornai a spingermi dentro l'asta, fino al nuovo conato che cercai di trattenere qualche istante, prima di riprendere aria.
«Così, molto bene» mi incitò con voce roca. Mi spinsi contro un'altra volta a cercare un nuovo conato e poi risalii lentamente tornando a dedicarmi al glande. Alternai succhiate a colpi di lingua.
Marco in tutto ciò iniziava a manifestare il suo piacere, non solo attraverso le parole, ma anche ai gemiti e mugolii, anche se a volte cercava di trattenersi. Io, dal canto mio, cercavo di godermi quel cazzo che sapeva di buono, mentre la mia figa oramai si era riscaldata a tal punto da bagnare lo slip.
All'improvviso, mentre io mi dedicavo a lui, lo sentii grugnire. Mi allontanò velocemente dal suo cazzo e mi esplose in faccia. Feci in tempo a chiudere gli occhi, che sentii la sua sborra ricoprirmi anche le palpebre.
Marco si ricompose, mentre io rimasi ferma lì, in attesa, con gli occhi chiusi e la sborra che colava da ogni parte del viso. Dopo qualche minuto sentii un panno umido passare sulle palpebre, così che potessi riaprire gli occhi. E quando lo feci, mi ritrovai lui davanti.
«Ascolta con attenzione, ora, perché da domani questa sarà la tua routine» iniziò a dirmi. «Ogni mattina, alle sette e quindici, ti presenterai qui»
«Sì, Padrone»
«Entrerai in casa e non serve raggiungere questa stanza. Ti fermerai davanti il mobile d'ingresso, dove troverai un cuscino. Lì assumerai immediatamente la posizione di attesa e aspetterai il mio arrivo, poi mi saluterai come sempre»
Inspirai lentamente, cercando di memorizzare ogni dettaglio. Anche se quella variazione di luogo mi destabilizzò. Fino a quel momento, ogni volta che entravo in casa, il mio primo pensiero era raggiungere la camera da letto, il luogo in cui iniziava ogni nostro incontro. Ora, invece, mi stava chiedendo di fermarmi prima.
Non riuscivo a comprenderne il motivo, ma avevo la sensazione che anche quella scelta avesse un significato preciso. Marco sembrò accorgersi della mia espressione.
«Ti aspettavi la camera»
«Sì, Padrone» confermai.
«Non ci servirà, quel luogo appartiene a una fase diversa. Quello che faremo la mattina non avrà bisogno di altro e non deve diventare un incontro lungo, un'ora è più che sufficiente»
Annuii lentamente.
«Lo scopo non è aggiungere altro al nostro percorso, ma ricordarti qualcosa che, fuori da questa casa, tu dimentichi. Ovvero che io sono il tuo Padrone»
Avrei voluto controbattere a quell'osservazione, perché sapevo benissimo chi era lui per me. Avevo accettato consapevolmente i nostri ruoli. Ma non dissi nulla, perché se mi stava addestrando o punendo, ne aveva tutte le ragioni.
«Detto ciò...» continuò «...ti presenterai preparata seguendo le indicazioni che conosci già, ma resterai vestita, non mi servi nuda o in intimo. Porterai, però sempre con te, un cambio di vestiti per il dopo»
«Sì, Padrone» annui, chiedendomi cosa intendesse 'per il dopo'. Ma ero certa che l'avrei capito nei prossimi giorni.
«Prima di arrivare qui voglio che tu abbia già bevuto almeno mezzo litro d'acqua. Voglio che il tuo cavo orale sia ben lubrificato, ti servirà nell'atto»
Mi venne un dubbio.
«Padrone…devo considerarlo parte della quantità che devo bere ogni giorno o sarà qualcosa in più?»
«Idealmente sarebbe meglio considerarlo un'aggiunta. Ma se rientrerà comunque nel tuo obiettivo quotidiano, andrà bene. La cosa importante è che diventi un'abitudine costante, soprattutto per queste settimane»
«Va bene, Padrone» Anche una richiesta apparentemente semplice, ormai lo avevo capito, aveva sempre uno scopo. Non era solo il gesto in sé, ma il fatto d'imparare a prendermi cura di me stessa e ad arrivare preparata.
«Per il resto, sai il fatto tuo in fatto di pompini, seguirai solo le indicazioni iniziali che ti ho dato oggi. Ti sono chiare?»
Era vero, nonostante non ero brava nella gola profonda, sapevo bene come fare godere un uomo, per questo ero un po' confusa prima quando mi indicava ogni singola mossa. Ma ora avevo capito. «Sì, Padrone»
«Ora, visto che è il nostro giorno, sfilati quello slip e apriti quel culo. Il suo allenamento è l'unica cosa che continuerà»
Lo guardai sentendo nascermi dentro un leggero senso di smarrimento, ma annuii e lentamente eseguii. Mi sfilai lo slip, lo posai ai miei piedi e girandomi mi piegai sul letto, mentre con le mani allargai il culo.
Marco mi lasciò in quella posizione e si allontanò verso il comodino da cui tirò fuori il solito barattolo di lubrificante e poi andò verso un altro cassetto da cui prese dell'altro. Non vidi cosa, ma se si parlava di allenamento, l'oggetto in questione poteva essere solo uno.
«Mantieni l'apertura» mi ordinò, mentre il suono del barattolo che si apriva si diffondeva nella stanza. Giusto il tempo di recuperare la quantità che desiderava, che sentii un contrasto di temperatura sul buchino e poco dopo un suo dito spingersi dentro per lubrificare l'interno. Gemetti. Poi lo tolse «Spingi e mostrami quanto si apre per me».
Con un po' d'imbarazzo, spinsi permettendo all'ano di dilatarsi.
«Non male...ma come accennavo sabato, qui possiamo passare direttamente alla misura successiva»
Quel commento mi fece irrigidire e smisi istintivamente di spingere e allargare il culo.
«Padrone...» sussurrai, senza riuscire a nascondere l'apprensione che provavo.
«Alice non ci sarà nulla che il tuo corpo non abbia già imparato a sopportare»
Annuii convinta dalle sue parole. Poi si avvicinò alla bocca e mi porse il nuovo plug.
«Bagnalo» mi ordinò. Aprii la bocca e iniziai a leccarlo, ma subito lo spinse dentro e lo bloccai con le labbra «Non lasciarlo cadere»
Per un istante trattenni il respiro, convinta che il cambiamento sarebbe stato molto più evidente. Invece rimasi sorpresa. La differenza non mi sembrò poi così marcata come avevo immaginato. Forse era stata la paura a ingigantire tutto nella mia mente, ma alla fine mi rilassai.
Nel frattempo Marco si allontanò e tornò dietro. Mi afferrò le mani e le portò sulle natiche in un chiaro gesto di apertura. Eseguii e istintivamente tornai a spingere verso fuori non appena sentii due dita lubrificate farsi largo, invece, verso l'interno e ruotare in piccoli cerchi. Quel movimento delle dita mi provocò un senso di piacere che manifestai con un lungo sospiro, ma che si bloccò non appena uscì le dita.
Sfilandolo, recuperò dalla mia bocca il plug, lo portò sul buchino e spinse. La punta entrò senza difficoltà, ma dopo qualche secondo, quando la parte più larga incontrò la pelle, avvertii una resistenza che mi portò a contrarre maggiormente il muscolo, impedendogli l'ingresso. Marco tornò indietro e riprovò, ma ormai la tensione che sembrava essersi affievolita, era tornata.
«Stai anticipando con la mente qualcosa che non è ancora accaduto, Alice. Rilassa» mi disse riprovando per la terza volta, mentre cercai di seguire i suoi consigli e rilassare il muscolo. Non so perché ma appena lo sentivo avvicinarsi qualcosa dentro me scattava, aumentando la tensione e facendomi contrarre. Eppure non era la prima volta che praticavo l'allenamento anale, dovevo esserci abituata.
Marco mi lasciò una sonora sculacciata sul sedere, che mi fece mollare la presa dalle natiche.
«Allarga quel culo o te lo apro senza gentilezza» il suo tono diventò improvvisamente duro, perdendo la calma che l'aveva contraddistinto fino a pochi minuti prima.
Afferrai di nuovo il culo e lo allargai, mentre provai a spiegarmi «Padrone...scusami. Non so cosa mi stia prendendo. Forse perché non mi sono mai ritrovata a cambiare misura»
«Questo è un motivo in più per affrontare l'allenamento. Il resto è solo una scusa che ti racconti per convincerti a non proseguire. Ma sai che non è così»
«Ma Padrone...» tentai di nuovo.
«Basta, non discutere! Ho letto i tuoi vecchi racconti e conosco bene le porcherie che facevi col precedente padrone» mi riprese. «Ora dobbiamo tornare ad aprire questo buco, quindi mantieni l'apertura e rilassati»
Sospirai e provai a rilassarmi. Dietro di me, sentii la punta bagnata e fredda del plug. Cercai di non pensare che fosse una misura più generosa e provai a non contrarmi per evitare di provare dolore. Marco spinse la punta lentamente più dentro. Strinsi gli occhi, mentre creava dei cerchi e spingeva. Ogni tanto lasciai sfuggire qualche mugolio di dolore, ma dopo vari minuti di quel trattamento, e l'aggiunta di un altro po' di lubrificante sulla parte esterna del plug, riuscii ad accoglierlo tutto dentro.
«Così va meglio» commentò osservando il suo lavoro. «Vedi? Era la tua testa a ostacolarti, non il resto» e mi lasciò un'altra sculacciata.
«Si Padrone. Scusami se non ti ho facilitato il lavoro...ero tesa»
«Era tesa la tua mente, ma il tuo corpo reagiva. Guarda come ti sei bagnata, hai la figa fradicia» osservò «Scommetto che vorresti toccartela. O forse vorresti che fossi io a farlo»
Mi morsi il labbro inferiore. Non serviva l'osservazione di Marco per notare che nonostante tutto il mio corpo apprezzava quel trattamento. «Si, Padrone, vorrei toccarmi» sussurrai.
«Non avevo dubbi, ma non è ciò che succederà» venne davanti a me e mi sollevò il mento, portando il mio sguardo al suo «Ricorda mia cara e dolce Alice...io sono il tuo Padrone e prenderti cura di me significa riconoscere quel ruolo in ogni gesto, anche nel più semplice. Non perché io ne abbia bisogno, ma perché è così che tu impari a viverlo. Finora hai ricevuto molto, hai imparato, sei stata guidata, corretta, ascoltata. Adesso voglio vedere se sei capace d'invertire la prospettiva» fece una pausa «Per queste settimane non mi interesserà quello che riceverai tu. Mi interesserà vedere con quale presenza, attenzione e dedizione sceglierai di esserci. È questo che valuterò ogni mattina. Ti è chiaro?»
«Mi è chiaro, Padrone»
«Bene. Se riuscirai a dare il giusto valore a questo momento, allora avremo costruito qualcosa di solido. Tutto il resto potrà aspettare»
«Si, Padrone» confermai ancora.
Marco si allontanò e tornò dietro «Ora torniamo ad allenare questo culetto» e detto ciò, tornò a giocare col plug. Lo usciva, lo lubrificava insieme al mio ano e poi lo spingeva di nuovo dentro. Il tutto molto delicatamente, ma alternando lunghe spinte a piccoli movimenti circolari. Il tutto accompagnato dai miei gemiti e mugolii di sottofondo. Dopo un tempo indefinito di quel trattamento, lo tolse e mi allargò lui stesso le natiche.
«Guarda come cede bene, si vede che è stato già aperto, deve solo riabituarsi» mi disse «ma non temere, succederà presto»
Poi mi aiutò a sollevarmi e recuperando i miei slip mi accompagnò nel mio bagno.Mi fece entrare dentro la vasca, e mi ordinò di allargare le gambe. Eseguii chiedendomi il perché di quel gesto. Nel frattempo recuperò dal mobile un detergente, ne versò una piccola quantità sulla mano che bagnò sotto l'acqua e la strofinò sulla figa.
«Così evitiamo che tu commetta qualche gesto imprudente» Accennò un sorriso, come se sapesse già dove stavano andando i miei pensieri.
Sospirai e dovetti tenermi al bordo della vasca, cercando di non venire. Marco per fortuna, o sfortuna, non andò oltre un leggero massaggio, si occupò solo di eliminare le tracce di lubrificante e umori provenienti dalla mia intimità. Poi risciacquò tutto con abbondante acqua fresca, come a voler spegnere il fuoco che ardeva tra le mie gambe. Infine mi porse la spugna e mi ordinò di procedere col resto, senza però allontanarsi dal bagno. Come a voler controllare che non commettessi errori. Non appena finii, mi porse un telo e mi aiutò a uscire dalla vasca, tamponai il mio corpo, mi rivestì e mi diedi una sistemata.
Quando fui pronta mi porse ciò che aveva utilizzato durante l'incontro, ovvero il plug.
Lo presi in silenzio. Mentre Marco mi osservava. Sapevo già cosa dovevo fare.
Andai verso l'armadietto accanto il lavabo, presi il detergente per pulirlo e tornai davanti il rubinetto. Lo pulii accuratamente, mentre osservava attentamente ogni mio gesto e una volta pulito e asciugato lo riposi nello stesso posto in cui lo conservavo, in camera qualche settimana prima.
Marco seguii ogni mio movimento, poi annuì soddisfatto e insieme raggiungemmo il salotto, dove attesi che mi congedasse. Prima però mi disse una cosa che non mi aspettavo.
«Viste le alte temperature di queste settimane, oltre al continuare a bere come ti ho chiesto, voglio che tu faccia anche un ciclo di vitamine e sali minerali»
Lo guardai sorpresa.
«Se continui a lavorare e a venire qui ogni mattina, non voglio che il caldo ti metta in difficoltà» mi spiegò.
Annuii lentamente.
Quella richiesta era una di quelle attenzioni che continuavano a sorprendermi. Da fuori qualcuno avrebbe potuto pensare che Marco si limitasse a impormi regole e disciplina. In realtà, dietro ogni richiesta, c'era sempre un motivo concreto. Si assicurava che stessi bene, che il mio corpo fosse nelle condizioni migliori per affrontare le giornate e il percorso che avevamo intrapreso. Era un modo di prendersi cura di me molto diverso da quello a cui ero stata abituata, meno fatto di parole e più di piccoli gesti che, col tempo, avevo imparato a riconoscere.
«Passa in farmacia oggi stesso e fatti consigliare qualcosa. Non aspettare di sentirti stanca per intervenire»
«Provvederò ora stesso, Padrone, prima di tornare a casa»
«Ottimo. Puoi andare adesso, ci vediamo domani alle sette e venti»
«Sì, Padrone, buona giornata» dissi uscendo di casa.

La giornata sembrava essersi conclusa. Dopo il lavoro avevo cenato e, mentre sistemavo alcune cose prima di andare a dormire, il telefono vibrò.

M. Marco:
"Hai acquistato ciò che ti ho chiesto?"

Guardai lo schermo e risposi.

Alice:
"Sì, Padrone. Sono passata in farmacia prima del turno e ho preso ciò che hai richiesto, sotto consiglio del farmacista"

La risposta arrivò dopo poco.

M. Marco:
"Bene. Inizia già da domani. Voglio che tu sia costante, non che intervenga solo quando senti di averne bisogno"

Annuii quasi istintivamente, anche se lui non poteva vedermi.

M. Marco:
"Hai mangiato dopo il lavoro?"

Sorrisi appena leggendo quella domanda.

Alice:
"Sì, Padrone. Ho cenato appena sono tornata"

M. Marco:
"Brava. La sveglia è già impostata per domani?"

Osservai il simbolo dell'orologio sul display del telefono.

Alice:
"Sì, alle 6.15"

M. Marco:
"Perfetto. Domani mattina voglio trovarti puntuale"

Alice:
"Lo sarò, Padrone. Buonanotte"

Appoggiai il telefono sul comodino e guardai l'orario: le 23, era il caso di andare a dormire. Domani c'era una nuova routine che mi attendeva.

scritto il
2026-08-01
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