Sotto la Tua guida - Capitolo 17 - Parte 2

di
genere
dominazione

I giorni passarono più in fretta di quanto avessi immaginato.
La vacanza aveva il ritmo tipico dell'estate: ci si svegliava tardi, si faceva colazione senza guardare l'orologio e nel giro di mezz'ora eravamo già tutti in spiaggia.
Con Lorenzo, Tommaso, Emma e gli altri le giornate scorrevano leggere. Passavamo ore tra il mare e la sabbia, improvvisando partite di beach-volley che finivano sempre nello stesso modo. Ridevamo molto però e più di quanto mi succedesse da tempo.

Eppure, anche in quella leggerezza, c'erano alcune cose che ormai facevano parte delle mie giornate. Appena sveglia il primo pensiero era indossare il collare, così come ormai ero abituata a fare, il secondo, invece era quasi sempre il costume.
Aprivo la valigia, sceglievo cosa indossare e, prima ancora di uscire dalla stanza, gli mandavo la foto come mi aveva chiesto.
Non aspettavo una sua approvazione. I costumi erano già stati scelti e valutati prima della partenza. Quella foto serviva semplicemente a permettergli di sapere quale avrei indossato durante la giornata, mantenendo quel filo tra noi anche a distanza.

Durante la giornata, invece, prestavo attenzione al bere abbastanza, al non saltare i pasti e proteggere la pelle dal sole. Erano indicazioni che, all'inizio, avevo considerato quasi banali, ma che in quei giorni avevo iniziato a vedere diversamente.
Anche il romanzo continuava a seguire il suo corso. Avevo portato con me il tablet e, quasi ogni pomeriggio, dopo pranzo, mentre tutti si concedevano un momento di riposo, ne approfittavo per rileggere i capitoli già scritti e mandarli in revisione, così da mantenere regolare la pubblicazione. Prima di richiuderlo, annotavo sempre avvenimenti o qualche sensazione vissuta durante la giornata. Non scrivevo davvero, ma raccoglievo piccoli appunti che mi sarebbero tornati utili una volta rientrata a casa.

La sera, invece, cambiava tutto. La città si trasformava, le strade si riempivano di musica, i locali si animavano e noi ci lasciavamo trascinare da quell'energia fatta di cocktail, beach party, passeggiate sul lungomare e rientri quando ormai stava quasi sorgendo il sole.
Per qualche ora riuscivo persino a dimenticare tutto il resto, ero semplicemente Alice: una ragazza di vent'anni in vacanza con i suoi amici. Ma durava sempre poco, perché bastava una vibrazione del telefono per ricordarmi che, anche a chilometri di distanza, il mio Padrone continuava a far parte delle mie giornate.
Non scriveva spesso, anzi, a volte passava anche un giorno senza alcun messaggio. Poi, all'improvviso, il telefono vibrava. Poche parole, a volte solo un ordine, ma era sufficiente...perché la mia attenzione tornasse immediatamente a lui. Fu proprio durante una di quelle mattine che arrivò uno dei suoi messaggi.

M. Marco:
"Dove sei?"

Alice:
"In spiaggia, con i miei amici, al sole"

La risposta arrivò quasi subito.

M. Marco:
"Slaccia il sopra del costume e lascialo appoggiato. Non sistemarlo"

Non era una richiesta complicata. Lo facevo spesso per evitare il segno del costume. Mi voltai appena verso i miei amici, poi eseguii, sentendo il tessuto allentarsi.
Dopo una mezz'oretta i ragazzi iniziarono a chiamarci dalla riva. Ci invitavano a entrare in acqua, ridendo e facendoci cenno di raggiungerli. Le mie amiche non ci pensarono nemmeno un secondo. Si alzarono e iniziarono ad avviarsi verso il mare.
Io rimasi seduta, non perché non volessi andare. Avevo voglia di entrare in acqua anche io, ma prima dovevo sistemare una cosa. Le invitai a precedermi, informandole che avrei sistemato il costume e arrivavo. In realtà presi il telefono e informai Marco che i ragazzi ci avevano chiamate e che dovevo entrare in mare, gli chiesi il permesso di riallacciare il costume.
Mentre aspettavo la sua risposta guardai le mie amiche che erano già in acqua, senza pensarci, come sarebbe stato normale per chiunque.
Quando arrivò la sua autorizzazione, sistemai il costume e raggiunsi gli altri, cercando di vivere quel momento per quello che era: una giornata al mare, con gli amici. Eppure dentro di me sapevo che anche quel gesto apparentemente insignificante aveva un significato diverso.
Per il resto della giornata non arrivò altro. Tornai a ridere con gli altri, giocai a beach-volley, entrai e uscii dal mare decine di volte e, pian piano, quell'ordine finì quasi per sembrarmi una semplice conferma che, anche da lontano, lui continuava a osservare il mio modo di comportarmi.

Il giorno successivo trascorse senza sorprese e anche quello dopo. Almeno fino al pomeriggio, quando mi arrivò un altro messaggio di Marco.

M. Marco:
"Entra in acqua, poi metti una mano dentro lo slip e accarezzati lentamente cinque volte"

Lo lessi più volte esitando. Guardai intorno a me: le mie amiche erano sulle loro sdraio e i ragazzi si destreggiavano tra tuffi.

Alice:
"Padrone…sono con loro"

Non rispose, solo visualizzato. Aspettai qualche minuto, ma quel silenzio era già una risposta. Nello stesso istante, per pura coincidenza veniamo chiamati dai ragazzi in acqua. Rimasi immobile per qualche istante, con il telefono ancora in mano. Alla fine scrissi velocemente un «Entro, Padrone» e raggiunsi il gruppo.
Inizialmente titubai, poi provai una prima volta senza riuscirci. Scherzavo con il gruppo e portai una mano dentro l'acqua, cercando di far apparire il gesto normale. Appena la mano sfiorò il bordo del costume, però, mi bloccai e tornai indietro. Poco dopo riprovai. Anche la seconda volta fu impossibile completare il gesto, il massimo che feci fu lasciare una sola carezza sulla figa liscia. Mi sentivo troppo esposta e per un momento mi sentii quasi sporca per il semplice tentativo.
Dopo un po’ mi allontanai leggermente con la scusa di una nuotata. Diedi le spalle al gruppo, mentre il mare mi copriva abbastanza da isolarmi, ma non del tutto. Quella volta non mi fermai, eseguii il compito. Una volta, poi ancora un'altra, fino a raggiungere le 5 carezze che mi erano state ordinate. L’acqua mi copriva mentre cercavo di restare immobile, controllando ogni movimento. In quel momento tutto sembrava amplificato: il contatto con la pelle bagnata, il cuore che batteva più velocemente del normale e le mani mi sembravano più “consapevoli” del solito. Inoltre non mi servii molto a notare che quelle poche carezze avevano bagnato la figa di una sostanza che non era certo acqua del mare.
All'ultima carezza sentii un movimento dietro di me, non feci in tempo a girarmi che Lorenzo mi saltò addosso ridendo.
«Che fai, dolcezza?»
Sobbalzai di colpo, togliendo la mano dall’acqua e dal costume.
«Ero… mi stavo solo facendo una nuotata»
Lui mi guardò, incuriosito.
«Da ferma?»
Sorrisi in fretta, cercando di minimizzare.
«Mi sono fermata un attimo a guardarvi»
«Di spalle» affermò. Lo fulminai con lo sguardo non sapendo cosa dire, alche lui non insistette. Tornammo insieme verso il gruppo come se nulla fosse. Poco dopo dissi alle ragazze che sarei uscita dall’acqua per asciugarmi al sole. Mi sdraiai sul lettino, ancora leggermente tesa e presi il telefono. Un messaggio di Marco era arrivato poco prima.

Master M.
"Eseguito?"

Esitai qualche secondo prima di rispondere. Gli raccontai brevemente quello che avevo fatto, senza aggiungere nulla di più.
Non arrivò nessuna risposta, solo il segno di lettura. Rimasi a fissare lo schermo per qualche istante più del dovuto e per la prima volta in quella vacanza, sentii una piccola inquietudine restarmi addosso più a lungo del solito.

Durante la serata provai più volte a convincermi che non ci fosse nulla di strano in quel silenzio, eppure continuavo a controllare il telefono. Quando vibrò nel cuore della notte, erano le 2, capii immediatamente chi fosse.

Master M.
"Datti cinque sculacciate per aver esitato a eseguire il mio ordine del pomeriggio"

Sbarrai gli occhi quando lo lessi, ma subito ne arrivò un altro.

"E altre cinque per esserti omaggiata di una carezza in più"

Sentii lo stomaco stringersi. Guardai le mie amiche rilassate sui loro letti accanto a me. Ci eravamo sdraiate da poco, probabilmente si erano appena appisolate o forse non ancora.
Scrissi subito.

Alice.
"Padrone… non sono sola in camera"

La risposta arrivò quasi immediata.

Master M.
"Poco mi importa. Esegui"

Digitai un nuovo messaggio con le dita appena tremanti.

Alice.
"Padrone, le mie amiche stanno dormendo accanto a me. Non posso"

Master M.
"Vai in bagno ed esegui subito. Voglio il video entro pochi minuti. O lo farai sul letto, davanti a loro, sapendo che potrebbero svegliarsi e trovarti a sculacciarti"

Mi mancò l’aria per un istante. Non stava scherzando, ne ero certa. Mi alzai senza più rispondere ed entrai in bagno chiudendo piano la porta. Il cuore mi batteva forte, troppo forte. Posizionai il telefono sul ripiano sotto il lavabo, permettendo a degli asciugamani dietro di sostenerlo e avviai la registrazione. Sfilai il pantaloncino beige che indossavo e gli slip, e mi appoggiai al bordo della vasca dietro di me, allargando le gambe quanto bastava per mostrare alla videocamera la mia figa. Poi eseguii l'ordine di Marco iniziando a colpirla le prime cinque volte. Ogni schiaffo era controllato, quasi soffocato. Cercai, infatti, di fare il meno rumore possibile. Poi lo inviai e rimasi lì, in silenzio e in attesa di un permesso per tornare al mio letto.
Passarono diversi minuti di silenzio, quando il telefono vibrò. Era una video chiamata. Per fortuna avevo avuto la decenza di metterlo silenzioso, così non svegliai le mie amiche.
Quando il suo sguardo apparve sullo schermo era calmo. Mi osservò un istante prima di parlare.
«Potevi fare meglio»
Abbassai gli occhi e sussurrai «Scusami Padrone»
Lui non si scompose, anzi mi ordinò di continuare «Altre cinque, più decise e subito» Il tono era cambiato, era più duro.
Esitai un istante, ma alla fine eseguii. Col telefono in mano stavolta, mi diedi altre cinque sculacciate più forti, sperando che le mie amiche fossero in pieno sonno e che non si accorgessero di nulla. Neanche del suono che mi sfuggì dalle labbra senza che riuscissi a trattenerlo. Marco sorrise soddisfatto e chiuse la chiamata senza dirmi nulla.
Subito dopo arrivò un altro messaggio.

Master M.
"Foto"

Sapevo si riferisse a una foto ravvicinata, perché in fondo da lontano l'aveva già vista. Scattai mostrandogli il rossore che la ricopriva, insieme agli umori che la bagnavano e inviai.

Master M.
"Non toccarti. Dormirai solo con gli slip e una canotta. Impregnali del tuo piacere"

Rimasi qualche secondo a fissare lo schermo. Quelle parole mi provocarono una sensazione difficile da spiegare. Da una parte sentii un'immediata tensione, quasi un nodo allo stomaco. Mi sembrava ancora incredibile quanto poche parole di Marco riuscissero a cambiare il mio stato d'animo.
Sentii imbarazzo, ma anche quella familiarità che ormai riconoscevo. Non era più la sorpresa dei primi tempi. Era la consapevolezza di trovarmi davanti a qualcosa che faceva parte del percorso che avevamo scelto.
Avrei potuto sentirmi arrabbiata, avrei potuto chiedermi perché proprio in quel momento, proprio durante una vacanza con le mie amiche. E una parte di me lo fece, ma insieme a quella resistenza arrivò anche un'altra sensazione: quella di essere ancora legata a lui, nonostante la distanza.

Alice.
"Come ordini, Padrone"

E tornai nella stanza, in silenzio, come se nulla fosse accaduto.


L'ultima sera decidemmo di tornare in spiaggia, per un ultimo beach party. La musica riempiva la spiaggia, le luci si riflettevano sul mare e per qualche ora sembrava che quella vacanza non dovesse finire mai.
Ballammo tutti insieme, ridendo e prendendoci in giro come avevamo fatto in quei giorni. Avevo bevuto qualcosa in più del solito e mi sentivo leggera, lontana dai pensieri che normalmente mi accompagnavano.
Lorenzo era vicino a me, lo conoscevo abbastanza da capire che quella sera aveva qualcosa di diverso nello sguardo. Forse era l'atmosfera, forse l'alcol, forse il fatto che la vacanza stesse finendo.
Non mi accorsi subito che Beatrice ci stava osservando. Lei aveva sempre avuto un debole per Lorenzo, non lo aveva mai detto apertamente, ma bastava guardarla quando lui era vicino per capire che per lei non era solo un amico.
Quando lui si avvicinò e mi baciò, per un istante non mi tirai indietro, mi lasciai trascinare da quel momento, dalla musica, dalla leggerezza di quella sera. Poi qualcosa cambiò, nel momento in cui sentii che quella situazione stava andando oltre, mi bloccai.
Per un istante vidi Marco davanti a me. Non era davvero lì, non poteva esserlo, era solo la mia mente che lo aveva riportato in quel momento.
Mi allontanai da Lorenzo quasi d'istinto, lui mi guardò sorpreso, senza capire. Poco distante vidi Beatrice distogliere lo sguardo. Per un attimo incrociai i suoi occhi e mi sembrò di leggere qualcosa che non riuscivo a decifrare. Delusione, forse, o sorpresa. O addirittura entrambe. Aveva visto Lorenzo avvicinarsi a me, ma aveva visto anche il modo in cui mi ero fermata.
Io invece capii una cosa diversa. Non era solo il ricordo delle regole che Marco mi aveva dato prima di partire, non era solo il pensiero del contratto o la paura di sbagliare. Era il fatto che, per la prima volta, mi ero fermata da sola. Senza che Marco fosse lì, senza che arrivasse un messaggio.
Guardai il mare davanti a me e mi resi conto che qualcosa era cambiato. La vacanza era stata fatta di libertà, risate e momenti in cui avevo cercato di dimenticare tutto, ma Marco era rimasto presente anche quando non c'era.
E forse quella era la cosa che mi spaventava di più.


La settimana successiva a Cipro, l'ho trascorsa con i miei genitori, in un contesto completamente diverso. Niente beach party, niente amici, niente giornate organizzate all'ultimo momento. Era una vacanza più tranquilla. Le giornate erano fatte di colazioni lente, passeggiate, mare e serate in famiglia.
All'inizio pensai che sarebbe stato più semplice, invece fu proprio il silenzio di Marco a rendere tutto più strano.
Dopo Cipro mi ero abituata alla sua presenza improvvisa: un messaggio poteva arrivare in qualsiasi momento e cambiare completamente il modo in cui vivevo una giornata, ora invece non arrivava nulla.
Il primo giorno controllai il telefono più volte del necessario.
Il secondo cercai di convincermi che fosse normale.
Marco mi aveva detto che non sarebbe stato sempre presente. Aveva una sua vita, la sua vacanza, i suoi impegni, eppure una parte di me aspettava ancora quel nome sullo schermo.
Nonostante questo, continuai con quello che mi aveva chiesto. Ogni mattina sceglievo il costume, gli mandavo la foto e continuavo a prendermi cura di me come mi aveva indicato. Ma non arrivavano risposte, solo visualizzazioni.
All'inizio quella cosa mi dava quasi più fastidio del silenzio, era come sapere che c'era, ma senza riuscire a capire cosa pensasse. Poi, lentamente, iniziai a rendermi conto di una cosa: a Cipro avevo imparato cosa significava sentirlo vicino anche attraverso poche parole, ora dovevo imparare cosa significava continuare anche quando quelle parole non arrivavano.
Così continuai, perché anche quelle abitudini ormai erano diventate parte del mio modo di vivere quel percorso.
scritto il
2026-07-23
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