La magistrata, la professoressa universtiaria e la primaria rapite per la tratta delle bianche
di
BANANA JOE
genere
orge
Quell’estate, per una fortunata serie di combinazioni, Mariella, Magistrata presso il Tribunale di Marnopoli, Arianna, docente universitaria di architettura e Barbara, primaria di ortopedia all’Ospedale civico erano riuscite a far coincidere in buona parte i periodi di ferie estive. Erano tre migliori amiche dai tempi del Liceo classico ed avevano sempre primeggiato diplomandosi e poi laureandosi con il massimo dei voti. La loro amicizia era basata su molti interessi comuni, la musica classica (tutte e tre erano da molti anni abbonate alla stazione dell’Opera del Teatro di Marnopoli), le mostre d’arte e il cinema d’autore. Purtroppo il loro grande cruccio erano però gli uomini. Nessuna delle tre era riuscita a mettere su famiglia perché tutti gli uomini che avevano frequentato si sentivano inferiori come classe sociale e preferivano cercare donne alla loro portata. Fino a quel momento le loro relazioni sentimentali erano state brevi e effimere. Ma quella mattina di Ferragosto cambiò tutto. Le tre amiche si ritrovarono di buon’ora alla stazione degli autobus per l’aeroporto. Da lì avrebbero preso un volo per Mykonos, dove contavano di fare due settimane di mare e relax in un villaggio esclusivo. Erano le sei e mezza e agli stalli degli autobus non c’erano mezzi e nemmeno altri viaggiatori. Iniziarono a chiacchierare e scherzare tra loro: “MA MARI QUELLO STUPRATORE BASTARDO LO HAI POI CONDANNATO?” chiese Arianna curiosa di sapere come fosse finita una vicenda che l’aveva molto coinvolta come donna. “BEH ASSOLUTAMENTE SI! GLI HO DATO 12 ANNI, IL MASSIMO DELLA PENA PURTROPPO” annuì Mariella con una smorfia. “NO 12 ANNI NON HANNO SENSO! – intervenne Barbara – LE PENE DEVONO ESSERE INASPRITE E POI IO SONO FAVOREVOLE ALLA CASTRAZIONE CHIMICA NON SOLO DEGLI STUPRATORI, MA DI TUTTI GLI UOMINI CHE ABBIANO ANCHE SOLO UNA DENUNCIA PER MOLESTIA A LORO CARICO!”. Mariella annuì convinta “GUARDA PER ME BISOGNEREBBE PRELEVARE IL SEME AGLI UOMINI APPENA RAGGIUNGONO LA MAGGIORE ETA’ E POI CASTRARLI TUTTI. TANTO TUTTI SONO POTENZIALI STUPRATORI!”. Il discorso si fece sempre più acceso e le tre donne non si accorsero che, alle loro spalle, otto uomini alti e muscolosi in canottiera e con il corpo ricoperto di tatuaggi le stavano per afferrare con violenza. In un attimo Mariella, Arianna e Barbara furono anestetizzate con pezze intrise di cloroformio e caricate su un furgone nero con i vetri oscutati. In stato di incoscienza furono condotte su una pista secondaria dell’aeroporto dove era pronto ad aspettarle un jet privato con le insegne del Califfato di Kambiz. Gli uomini le presero di peso e le gettarono come sacchi di spazzatura sull’aereo che, in pochi minuti decollò. In volo Arianna rinvenne per prima e, capita subito la situazione, si mise ad urlare come una pazza svegliando le due compagne di sventura. “GIRLS CI HANNO RAPITE! ODDIO COME FACCIAMO?” ansimò scuotendo Mariella che, in quanto Magistrata, poteva sapere come cavarle da quel brutto guaio. “CALMA ARI URLARE NON SERVE A NIENTE. CHIEDO LORO DI PARLARGLI SPIEGANDO A COSA VANNO INCONTRO”. La fiducia nella giustizia era la stella polare della vita della giovane Magistrata che contava sulle armi del suo sapere per risolvere la terribile situazione. “SIGNORI! SIGNORI! POSSO AVERE PER FAVORE LA VOSTRA ATTENZIONE?”. Sei energumeni raggiunsero le tre prede stropicciandosi le mani e dandosi il cinque ridendo. “SIGNORI SE NON CI LIBERATE AL PRIMO SCALO UTILE ANDRETE IN CARCERE! E LA PENA SARA’ DI ALMENO 8 ANNI!”. In realtà Mariella da buona stratega aveva citato la pena massima, perché sarebbe stato possibile per i rapitori cavarsela, tra sconti di pena e eventuali riduzioni per buona condotta, con soli 3 anni di carcere. L’unico degli energumeni che capiva un po’ di italiano prese la parola facendo un gesto imperioso che intimava l’assoluto silenzio. Guardò una ad una le tre rapite e sorridendo compiaciuto disse: “BELLE DONNE BIANCHE ITALIANE COME PIACE A CALIFFO RAZMAT. VOI PORTATE IN KAMBIZ E MESSE IN BORDELLO PRIVATO CALIFFO”. A quelle parole alle tre amiche si gelò il sangue. Sgranarono gli occhi incapaci di reagire. “NO NO NON E’ POSSIBILE. E’ UNA VIOLAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE MOLTO GRAVE! VERY SERIOUS VIOLATION OF INTERNATIONAL LAW!” urlò Mariella ormai fuori controllo. Arianna e Barbara scoppiarono in un pianto dirotto. “CONTATTEREMO L’AMBASCIATA ITALIANA E VERREMO PROTETTE!” disse Arianna con poca convinzione. L’uomo scosse il capo con espressione contrariata: “BENE ORA NOI INSEGNARE COME COMPORTARSI DONNE IN BORDELLO CALIFFATO”. Chiamò sette degli otto energumeni e spiegò loro qualcosa in arabo. Tutti si mostrarono entusiasti. Afferrarono le tre prigioniere e strapparono loro di dosso con violenza i vestiti e lacerando la biancheria intima lasciandole completamente nude a terra alla loro mercè. “NOI DARE CAZZO COSI’ CAPIRE” rise il capo. Le tre amiche iniziarono ad agitarsi come forsennate cercando con ogni forza di liberarsi ed urlando in modo straziante. I sette uomini si aprirono la patta dei pantaloni ed estratti i cazzi già in erezione li avvicinarono alle bocche delle donne. “AVANTI VOI SPOMPINA CAZZI BRAVE TROIE BIANCHE!”. Le donne tentarono in ogni modo di scostarsi e di graffiare i loro aguzzini, ma non ottennero altro che violenti ceffoni che le costrinsero a desistere. Per prima, con le lacrime agli occhi, Barbara socchiuse la bocca e accolse il pisello a lei più vicino. “BRAVA PUTTANA! FARE ANCHE VOI!”. Tirandole violentemente per i capelli gli uomini costrinsero le tre vittime ad aprire le bocche e rapidi infilarono i loro cazzi fino in gola. “POMPARE PUTTANE! FEMMINE BUONE SOLO PER CAZZI!”. Ansimando e piangendo Mariella, Arianna e Barbara iniziarono a fare pompini come meglio riusciva loro. La più brava era senza dubbio Mariella che leccava l’asta dalle palle alla punta, solleticava la cappella e poi prendeva tutto quanto il membro in gola. “BRAVA PUTTANA! VOI FARE COME LEI BRAVE POMPINARE!”. Lo stupro orale andò avanti per una buona mezz’ora. Gli energumeni sembravano avere una resistenza eccezionale e spingevano per la nuca le tre donne forzandole a prendere i loro uccelli in gola fino ai coglioni. Alla fine vennero in bocca e in faccia alle povere vittime riempiendole di sperma. Le donne si sentivano umiliate e ferite, ma capirono di non avere scampo. I loro aguzzini le costrinsero a mettersi a pecorina una accanto all’altra e le montarono in figa come animali scopandole forsennatamente. Arianna, che aveva il fisico più minuto, d’un tratto svenne. Gli uomini la presero a calci costringendola a risvegliarsi tra gli atroci dolori delle botte e dello stupro. Dopo che ebbero scaricato grossi carichi di sborra nelle tre fighe gli energumeni, non paghi, forzarono l’ano delle malcapitate mettendo le loro grosse nerchie fino in fondo al culetto. “AH NO BASTAAAA!” urlò Arianna. Mariella si fece scopare in culo passivamente, mentre Barbara in qualche modo sembrava quasi assecondare gli stupratori. La violenza durò oltre un’ora. Le donne avevano figa e culi sfondati e grondanti seme e i visi ricoperti interamente di sborra. Non paghi, per umiliarle definitivamente, gli uomini pisciarono loro in testa e in bocca lasciandole in uno stato di prostrazione e umiliazione assolute.
0
voti
voti
valutazione
0
0
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Stefania, la vita di una studentessa fuorisede
Commenti dei lettori al racconto erotico